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il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Da circa tre anni seguo una psicoterapia e "inesorabilmente" sono stata "travolta" da un forte transfert verso il mio analista. All'inizio senza rendermene conto...era come se tutta la mia vita fosse concentrata sul teraputa e la terapia.
Le regole del setting molto rigide (anche se è junghiano), la sua impenetrabilità, i silenzi me lo facevano odiare, però poi arrivavo puntualmente alla seduta successiva.
Per fortuna non è mai stato un transfert nevrotico, nè erotico, ma positivo ed empatico, però ammetto che per un certo periodo è stato alquanto invalidante.
Adesso insieme al mio psi ne discutiamo tanto per decodificarlo.
Se avete vissuto o state vivendo lo stesso tipo di esperienza, vi va di parlarne?
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"Per fortuna non è mai stato un transfert nevrotico, nè erotico, ma positivo ed empatico, però ammetto che per un certo periodo è stato alquanto invalidante.":zott:
peccato... sta proprio là il bello, non so come renderlo a parole ma i buoni sentimenti sono sempre molto accettabili ed esprimibili, tutto il resto meno... e il setting psicoterapeutico è lo spazio in cui si può vedere, vivere e dire ciò che non è stato possibile... forse è un pò riduttivo dire solo questo dell'esperienza di psicoterapia.. c'è anche molto altro... dacci dentro...:approved:
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Ciao francesca,
anche io sto seguendo una psicoterapia..e devo dire che fin da subito mi sono affezionata da morire alla mia psico. Dopo poche sedute mi sono accorta di amarla. Ma davvero tanto. E' cresciuto sempre + questo amore. E adesso al solo pensarla mi vengono le lacrime agli occhi, perchè so che non potrà mai essere mia. E poi questo suo distacco professionale mi logora. Ci rimango male, perchè vorrei sentirmi dire che ci tiene a me...sento che si è affezionata, ma non può dirlo. E questo mi fa alquanto incazzare e allo stesso tempo dispiacere.
Lei ovvio l'ha capito subito che mi piace (anche perchè le ho scritto diverse lettere, una delle quali per dichiararmi ihihihihi) e mi ha sempre detto che la classica terapia è quando il paziente si innamora del terapeuta. Succede spessissimo!!
Sai, io non so se sia tanto produttiva la cosa...come dici tu può essere invalidante (secondo me, per quello che sperimento).
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rosamund
"Per fortuna non è mai stato un transfert nevrotico, nè erotico, ma positivo ed empatico, però ammetto che per un certo periodo è stato alquanto invalidante.":zott:
peccato... sta proprio là il bello, non so come renderlo a parole ma i buoni sentimenti sono sempre molto accettabili ed esprimibili, tutto il resto meno... e il setting psicoterapeutico è lo spazio in cui si può vedere, vivere e dire ciò che non è stato possibile... forse è un pò riduttivo dire solo questo dell'esperienza di psicoterapia.. c'è anche molto altro... dacci dentro...:approved:
Ciao Rosamund, grazie per l'incoraggiamento ad andare avanti.Onestamente non mi è molto chiaro quello che vuoi dire; a cosa ti riferisci parlando di buoni sentimenti?Bacio
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rosamund
peccato... sta proprio là il bello, non so come renderlo a parole ma i buoni sentimenti sono sempre molto accettabili ed esprimibili, tutto il resto meno... e il setting psicoterapeutico è lo spazio in cui si può vedere, vivere e dire ciò che non è stato possibile... forse è un pò riduttivo dire solo questo dell'esperienza di psicoterapia.. c'è anche molto altro... dacci dentro...:approved:
L'osservazione di Rosamund è molto pertinente perchè sottolinea la complessità del transfert e l'importanza anche del cosiddetto transfert negativo. Proprio per questo trovo estremamente difficile parlare delle proprie esperienze analitiche, soprattutto se in corso. Tutt'al più si può discuterne da un punto di vista teorico.
Saluti
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mi trovo pienamente d'accordo con gieko e rosamund...non vorrei sminuire però le sensazioni di estrema positività e giovamento che si vivono nel campo analitico...ma è anche vero che il tranfert è ''drammatico'' nel senso che non è mai fermo in un punto,è in un moto perpetuo come un mare agitato che inevitabilmente travolge...per dirla con Nietzsche è una condizione ''dionisiaca'' e forse proprio in forza di questo potere è il primo responsabile di una ''guarigione''...
Saluti,
Luigi
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gieko
L'osservazione di Rosamund è molto pertinente perchè sottolinea la complessità del transfert e l'importanza anche del cosiddetto transfert negativo. Proprio per questo trovo estremamente difficile parlare delle proprie esperienze analitiche, soprattutto se in corso. Tutt'al più si può discuterne da un punto di vista teorico.
Saluti
Se non se ne può parlare dal punto di vista emozionale, non vedo poi perchè....ci si potrebbe anche provare, parliamone da quello teorico.
Secondo te il vedere nella figura del teraoeuta, il padre o comunque un'immagine che ci riporta ad esperienze rimosse è ancora attuale o è soltanto materiale archeologico?
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luigi '84
mi trovo pienamente d'accordo con gieko e rosamund...non vorrei sminuire però le sensazioni di estrema positività e giovamento che si vivono nel campo analitico...ma è anche vero che il tranfert è ''drammatico'' nel senso che non è mai fermo in un punto,è in un moto perpetuo come un mare agitato che inevitabilmente travolge...per dirla con Nietzsche è una condizione ''dionisiaca'' e forse proprio in forza di questo potere è il primo responsabile di una ''guarigione''...
Saluti,
Luigi
Hai dato una definizione di transfert ineccepipile. Mi piacerebbe sapere se lo hai vissuto sulla tua pelle.
Mi potresti spiegare quali sono i meccanismi per cui il transfert è il primo responsabile della guarigione?
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peste1987
Ciao francesca,
anche io sto seguendo una psicoterapia..e devo dire che fin da subito mi sono affezionata da morire alla mia psico. Dopo poche sedute mi sono accorta di amarla. Ma davvero tanto. E' cresciuto sempre + questo amore. E adesso al solo pensarla mi vengono le lacrime agli occhi, perchè so che non potrà mai essere mia. E poi questo suo distacco professionale mi logora. Ci rimango male, perchè vorrei sentirmi dire che ci tiene a me...sento che si è affezionata, ma non può dirlo. E questo mi fa alquanto incazzare e allo stesso tempo dispiacere.
Lei ovvio l'ha capito subito che mi piace (anche perchè le ho scritto diverse lettere, una delle quali per dichiararmi ihihihihi) e mi ha sempre detto che la classica terapia è quando il paziente si innamora del terapeuta. Succede spessissimo!!
Sai, io non so se sia tanto produttiva la cosa...come dici tu può essere invalidante (secondo me, per quello che sperimento).
Ciao Peste, non so da quanto fai psicoterapia. Purtroppo il transfert è una trappola in cui cadiamo inesorabilmente.Il loro distacco e il sembrare a volte poco partecipi è un must della categoria...
Col tempo però vedrai che aumenterà la fiducia reciproca e l'affettività e anche il tuo transfert si evolverà. Ma sono consapevolezze che devi acquisire tu da sola. Un bacio
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peste1987
mi ha sempre detto che la classica terapia è quando il paziente si innamora del terapeuta.
Ti offendi se ti dico che:
1- Non è vero ciò che ho quotato.
2- Non la ami.
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francesca63
Se non se ne può parlare dal punto di vista emozionale, non vedo poi perchè....ci si potrebbe anche provare, parliamone da quello teorico.
Proprio per la natura complessa e coinvolta parlare della propria esperienza analitica sembra, almeno a me, tanto delicato e difficile che forse è bene non imbaracarsi nell'impresa. Più volte ho sentito interventi, interpretazioni o commenti assolutamente inadeguati da parte di interlocutori esterni...
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francesca63
Secondo te il vedere nella figura del teraoeuta, il padre o comunque un'immagine che ci riporta ad esperienze rimosse è ancora attuale o è soltanto materiale archeologico?
Diciamo che il concetto di transfert si è molto evoluto negli ultimi decenni. Conosco l'ambito freudiano e autori come Winnicott o Bion, nonchè le recenti teorie del campo psicoanalitico o della psicoanalisi relazionale hanno rivisitato in profondità il concetto di transfert, complessificandolo rispetto alla visione classica (figura genitoriale rivissuta per falso nesso su cui proiettare parti rimosse). Discorso decisamente complesso, comunque, perchè altri concetti sono stati rivisiti (pulsione, rimozione, difesa, cambiamento, guarigione...).
Saluti
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Vedo adesso gli ultimi due interventi. Appunto...
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secondo me qualsiasi commento facciamo sulla situazione di Francesca63 è sbagliato, perchè da un forum non possiamo sapere quello che succede tra lei e il/la suo/a terapeuta, al limite possiamo parlare del transfert positivo in senso generico.
E già difficile analizzare il transfert in seduta, figuraiamoci da qua.
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francesca63
Hai dato una definizione di transfert ineccepipile. Mi piacerebbe sapere se lo hai vissuto sulla tua pelle.
Mi potresti spiegare quali sono i meccanismi per cui il transfert è il primo responsabile della guarigione?
si...ho vissuto i sentimenti di cui prima...per quanto riguarda la 'guarigione' non credo sia possibile sviscerare le cause in modo chiaro proprio in forza del fatto che la dimensione dell'incontro analitico è magmatica e imprevedibile...sono cmq convinto che ciò che chiamiamo guarigione in analisi è in realtà qualcosa di altro...strettamente legato alla translazione ma qualcosa di altro...il concetto di guarigione in ambito medico è legato al concetto di sintomo...le cose stanno diversamente per la psicologia del profondo:in effetti il sintomo può anche sparire subito ma non la dimensione di chiarificazione dell'esistenza attraverso la sofferta indagine di sè e di tutte quelle meschinità e zone d'ombra che ci contraddistinguono come uomini non ancora 'differenziati'...non è forse questo il senso dell'avventura freudiana?junghiana?Il colpo più duro sferrato contro la nostra vanità...
Saluti,
Luigi
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gieko
Proprio per la natura complessa e coinvolta parlare della propria esperienza analitica sembra, almeno a me, tanto delicato e difficile che forse è bene non imbaracarsi nell'impresa. Più volte ho sentito interventi, interpretazioni o commenti assolutamente inadeguati da parte di interlocutori esterni...
Diciamo che il concetto di transfert si è molto evoluto negli ultimi decenni. Conosco l'ambito freudiano e autori come Winnicott o Bion, nonchè le recenti teorie del campo psicoanalitico o della psicoanalisi relazionale hanno rivisitato in profondità il concetto di transfert, complessificandolo rispetto alla visione classica (figura genitoriale rivissuta per falso nesso su cui proiettare parti rimosse). Discorso decisamente complesso, comunque, perchè altri concetti sono stati rivisiti (pulsione, rimozione, difesa, cambiamento, guarigione...).
Saluti
Ma tu non sei il tipo di fare commenti inadeguati...sei così, diciamo, professionale!
Ma se non si toccano questi aspetti in una discussione di psicoterapia, di che si parla? Per la teoria ci sono i libri.
Per quanto riguarda la decodificazine del transfert, anche se ci sono tante interpretazioni, gradirei, se ti va,sapere la tua opinione.
Mille grazie e saluti.
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luigi '84
si...ho vissuto i sentimenti di cui prima...per quanto riguarda la 'guarigione' non credo sia possibile sviscerare le cause in modo chiaro proprio in forza del fatto che la dimensione dell'incontro analitico è magmatica e imprevedibile...sono cmq convinto che ciò che chiamiamo guarigione in analisi è in realtà qualcosa di altro...strettamente legato alla translazione ma qualcosa di altro...il concetto di guarigione in ambito medico è legato al concetto di sintomo...le cose stanno diversamente per la psicologia del profondo:in effetti il sintomo può anche sparire subito ma non la dimensione di chiarificazione dell'esistenza attraverso la sofferta indagine di sè e di tutte quelle meschinità e zone d'ombra che ci contraddistinguono come uomini non ancora 'differenziati'...non è forse questo il senso dell'avventura freudiana?junghiana?Il colpo più duro sferrato contro la nostra vanità...
Saluti,
Luigi
A parte il tuo avatar, si intuisce il tuo amore per Jung da come ti esprimi...
Hai perfettamente ragione, parlare di guarigione è troppo ambizoso oltre che
inesatto. Non si finisce mai di trasformarsi in base alle nostre esigenze evolutive,ai nostri progetti vitali e anche se la terapia si conclude con successo, non è detto che i sintomi di malessere, anche se attenuati, non possano persistere; ma l'obiettivo, come dici bene tu, non è quello.
L'obiettivo è un'armonica integrazione che si deve avvalere dell'apporto decisivo del paziente con la guida dall'analista.
Saluti
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peste1987
mi ha sempre detto che la classica terapia è quando il paziente si innamora del terapeuta.
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Cercatore
Ti offendi se ti dico che:
1- Non è vero ciò che ho quotato.
2- Non la ami.
Non mi offendo, anzi, mi fa piacere che hai detto ciò che pensi :)
Vorrei andare più a fondo, perchè detto così è buttata lì
Da cosa deduci questo ma soprattutto perchè? :P
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francesca63
Ma se non si toccano questi aspetti in una discussione di psicoterapia, di che si parla? Per la teoria ci sono i libri.
Credo che in un forum di psicoterapia si possa parlare di confronto tra teorie, discutere concetti, scambiare conoscenze in merito a questioni di teoria della tecnica.
Entrare sull'emotivo rischia fortemente di creare situazioni assolutamente ingestibili e, penso, potenzialmente dannose perchè, come ricordato, la relazione terapeutica è fatta di emozioni e vissuti che cambiano, sono intensi, che riguardano molto profondamente chi li vive. Si possono toccare questioni estremamente delicate e personali, colludere pesantemente senza che nessuno, dallo studente del primo anno allo specializzato in psicoterapia, sia in realtà autorizzato ad esprimersi su situazioni di cui non sa nè può sapere niente.
Ritengo che l'invito a non parlare di casi o esperienze personali riguardi anche questo, proprio a tutela degli utenti e per evitare di "buttare lì" opinioni su temi tanto importanti.
Citazione:
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francesca63
Per quanto riguarda la decodificazine del transfert, anche se ci sono tante interpretazioni, gradirei, se ti va,sapere la tua opinione.
Dipende che cosa intendi per decodificazione del transfert: ti riferisci forse all'interpretazione del transfert? Come dicevo è un argomento tremendamente complesso, appena ho un po' di tempo provo a rispondere.
Un saluto
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francesca63
Ciao Rosamund, grazie per l'incoraggiamento ad andare avanti.Onestamente non mi è molto chiaro quello che vuoi dire; a cosa ti riferisci parlando di buoni sentimenti?Bacio
:P l'incoraggiamento sta nel sostenerti a rischiare ancora.. nel renderti disponibile a tutte le possibilità intrinseche ad una relazione psicoterapeutica, che sinergicamente riassume tutto ciò che di significativo c'è stato e non c'è stato, c'è o non c'è nei tuoi rapporti...
:rolleyes:spero di essermi spiegata...
a presto
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peste1987
Non mi offendo, anzi, mi fa piacere che hai detto ciò che pensi :)
Vorrei andare più a fondo, perchè detto così è buttata lì
Da cosa deduci questo ma soprattutto perchè? :P
Ho una visione dell'amore piuttosto "romantica". Premesso questo, l'amore nato da un "transfert" è un amore che poggia le basi proprio su quello.
Detto in altri termini, è come se tu dicessi "io amo lei perché lei mi aiuta" oppure "amo lei in quanto mi piace aiutarla a superare i suoi problemi".
Una base così richiede purtroppo di essere alimentata continuamente, se infatti lei smettesse di essere ciò che è, tu rimarresti deluso da lei. È il ruolo nonché il tipo di attenzioni che c'è da parte sua verso di te che alimenta il tuo "amore" che, in tutta sincerità, io vedo solo come "transfert".
Ci tengo a dire che nel mio intervento c'è più "Filosofia" che "Psicologia", e che in ogni caso moltissime persone si innamorano solo di particolari aspetti dell'altra persona, e non, appunto, "dell'altra persona".
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rosamund
:P l'incoraggiamento sta nel sostenerti a rischiare ancora.. nel renderti disponibile a tutte le possibilità intrinseche ad una relazione psicoterapeutica, che sinergicamente riassume tutto che di significativo c'è stato e non c'è stato, c'è o non c'è nei tuoi rapporti...
:rolleyes:spero di essermi spiegata...
a presto
Ciao Rosamund. Noi siciliane siamo calorose e solidali.:Ops:
L'avventura della psicoterapia è un'esperienza unica e irripetibile che ti cambia la vita.
E' un interrogarsi all'infinito su quei temi che appassionano e fanno soffrire tutti gli esseri umani: l'amore, la malattia, il dolore, la solitudine, la morte.
Rispondere a questi interrogativi, esplorando in profondità la nostra anima, offre l'opportunità di crescere e trovare una nuova energia che ti solleva e ti aiuta ad andare avanti.
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francesca63
L'avventura della psicoterapia è un'esperienza unica e irripetibile che ti cambia la vita.
E' un interrogarsi all'infinito su quei temi che appassionano e fanno soffrire tutti gli esseri umani: l'amore, la malattia, il dolore, la solitudine, la morte.
Rispondere a questi interrogativi, esplorando in profondità la nostra anima, offre l'opportunità di crescere e trovare una nuova energia che ti solleva e ti aiuta ad andare avanti.
È un interrogarsi necessario perché il paziente non è stato in grado di farlo finora da solo/a... ed è un'esperienza che vorrei un giorno ( lauree varie permettendo ) far vivere a meno persone possibili.
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gieko
Credo che in un forum di psicoterapia si possa parlare di confronto tra teorie, discutere concetti, scambiare conoscenze in merito a questioni di teoria della tecnica.
Entrare sull'emotivo rischia fortemente di creare situazioni assolutamente ingestibili e, penso, potenzialmente dannose perchè, come ricordato, la relazione terapeutica è fatta di emozioni e vissuti che cambiano, sono intensi, che riguardano molto profondamente chi li vive. Si possono toccare questioni estremamente delicate e personali, colludere pesantemente senza che nessuno, dallo studente del primo anno allo specializzato in psicoterapia, sia in realtà autorizzato ad esprimersi su situazioni di cui non sa nè può sapere niente.
Ritengo che l'invito a non parlare di casi o esperienze personali riguardi anche questo, proprio a tutela degli utenti e per evitare di "buttare lì" opinioni su temi tanto importanti.
Dipende che cosa intendi per decodificazione del transfert: ti riferisci forse all'interpretazione del transfert? Come dicevo è un argomento tremendamente complesso, appena ho un po' di tempo provo a rispondere.
Un saluto
Per me il transfert è un indicatore dello stato psichico in cui si trova il paziente.
Il paziente nevrotico, ha una visione distorta della realtà che manipola in base alle proprie aspettative; spesso non realizza l'oggettività dei
fatti, quindi non troverà mai risposte adeguate ai propri desideri.
Il transfert è dunque il tentativo di realizzare all'interno del rapporto analitico, quello che non si può ottenere nella vita reale.
Le proposte inconscie che il pz fa all'analista, rivelano la struttura della sua personalità, poichè i desideri sono gli indicatori più attendibili di ciò che siamo.
Bye.
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francesca63
Ciao Rosamund. Noi siciliane siamo calorose e solidali.:Ops:
L'avventura della psicoterapia è un'esperienza unica e irripetibile che ti cambia la vita..
:bacetto: concordo pienamente!!!
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francesca63
Rispondere a questi interrogativi, esplorando in profondità la nostra anima, offre l'opportunità di crescere e trovare una nuova energia che ti solleva e ti aiuta ad andare avanti.
:rolleyes: non so se il rispondere agli interrogativi dia l'energia... credo, piuttosto, che sia lo sperimentarsi, ad es. il vivere la relazione nella relazione...
:Pcredo molto nella capacità riparativa della psicoterapia... sono, insomma, una fan si quello che semplicisticamente possiamo chiamare "transfert"...:asd:
ciao, a presto
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Originalmente inviato da
rosamund
:bacetto: concordo pienamente!!!
:rolleyes: non so se il rispondere agli interrogativi dia l'energia... credo, piuttosto, che sia lo sperimentarsi, ad es. il vivere la relazione nella relazione...
:Pcredo molto nella capacità riparativa della psicoterapia... sono, insomma, una fan si quello che semplicisticamente possiamo chiamare "transfert"...:asd:
ciao, a presto
Volevo esprimere il concetto che il trattamento psicoanalitico, chiarisce quali pensieri inconsci si celavano dietro i sintomi: a questo punto ci si ritrova in possesso di quell'energia inconscia che era stata la causa scatenante dei sintomi stessi. L'energia che siè resa disponibile, la libido, come la definisce Jung, si trasferisce sul terapeuta.. ecco trovato un canale di sbocco che sostituisce la forma nevrotica precedente che rendere possibile un deflusso del processo energetico, in qualche modo libero da conflitti.
Nel transfert vengono proiettate tutte le possibili fantasie personali infantili, che devono essere dissolte.A questo punto l'energia viene di nuovo liberata...
In questa ulteriore fase entrano in gioco fantasie che non hanno più nulla a che fare con le fantasie parentali , ma viene fuori uno strato più profondo dell'inconscio...quello archetipico in cui sono contenute le immagini comuni a tutta l'umanità.Questa visione universale può aiutarci a trovare quel senso della vita che ci è più congeniale.
Un bacio e dimmi che ne pensi di questa mia sintetica interpretazine del pensiero di Jung.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Una strada per parlare del transfert potrebbe essere proprio quella di confrontarsi sulle differenti concezioni.
Da quanto affermi hai una concezione molto classica del transfert legata alla teoria pulsionale (che poi prende le diverse forme di libido in senso freudiano, cioè sessuale, o junghiano). Come fa notare Rosamund, tuttavia, l'idea che vi siano "energie" usate dalla nevrosi che possono essere liberate, pone dei problemi. Sintetizzo molto ma la tenuta epistemologica del concetto di "energia" è difficile da sostenere al giorno d'oggi (tieni conto che si parla di teorie che hanno un centinaio di anni e si sono costituite in ambiente positivistico, con una visione meccanicistica del funzionamento psichico). Già negli anni 40-50 si è assistito ad un progressivo inquadramento del transfert in un visione di tipo relazionale, per cui all'energia venivano sostituiti modelli di funzionamento relazionale. Posizione sostenuta in parte da Ferenczi già negli anni 20-30 ma che ha preso piede successivamente con autori come Fairbairn ("la meta della pulsione è l'oggetto, non il soddisfacimento", leggasi il creare relazioni oggettuali).
Per il momento mi fermo perchè credo che ci sia già di che discutere.
Un saluto
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Cercatore
È un interrogarsi necessario perché il paziente non è stato in grado di farlo finora da solo/a... ed è un'esperienza che vorrei un giorno ( lauree varie permettendo ) far vivere a meno persone possibili.
Perchè......?
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
francesca63
Perchè......?
...hai parlato della Psicoterapia come se fosse la cosa più bella del mondo, un qualcosa di cui essere fieri, vantarsi e "ricercare".
Ma ti rendi conto? :argh:
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Originalmente inviato da
Cercatore
...hai parlato della Psicoterapia come se fosse la cosa più bella del mondo, un qualcosa di cui essere fieri, vantarsi e "ricercare".
Ma ti rendi conto? :argh:
Dal mio punto di vista, Cercatore, alla tua domanda è possibile dare risposte diverse, a seconda di come si consideri la psicoterapia, o l'analisi.
Perché possiamo considerarla come una "terapia", in senso fortemente medicalizzato. E allora il suo scopo dovrebbe essere quello di "guarire" qualcuno da qualcosa, e il tuo punto di vista sarebbe più che legittimo. Ci si dovrebbe augurare addirittura la scomparsa della psicoterapia, conseguente alla scomparsa delle "malattie" da "curare".
Però, si potrebbero vedere la psicoterapia e la psicoanalisi anche come opportunità per comprendere e modificare (se lo si ritiene necessario o utile) il proprio modo di essere nel mondo e di essere in relazione con gli altri. E, allora, psicoterapia e psicoanalisi diventano un'esperienza potenzialmente utile per chiunque, e - quindi - da rendere disponibile al maggior numero di persone.
Questo, ovviamente, riapre la questione del: "quali sono i prerequisiti per trarre buoni risultati da una psicoterapia". Oltre che le domande sui "fattori terapeutici" che fanno sì che una psicoterapia si concluda con un "buon risultato".
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Una strada per parlare del transfert potrebbe essere proprio quella di confrontarsi sulle differenti concezioni.
Da quanto affermi hai una concezione molto classica del transfert legata alla teoria pulsionale (che poi prende le diverse forme di libido in senso freudiano, cioè sessuale, o junghiano). Come fa notare Rosamund, tuttavia, l'idea che vi siano "energie" usate dalla nevrosi che possono essere liberate, pone dei problemi. Sintetizzo molto ma la tenuta epistemologica del concetto di "energia" è difficile da sostenere al giorno d'oggi (tieni conto che si parla di teorie che hanno un centinaio di anni e si sono costituite in ambiente positivistico, con una visione meccanicistica del funzionamento psichico). Già negli anni 40-50 si è assistito ad un progressivo inquadramento del transfert in un visione di tipo relazionale, per cui all'energia venivano sostituiti modelli di funzionamento relazionale. Posizione sostenuta in parte da Ferenczi già negli anni 20-30 ma che ha preso piede successivamente con autori come Fairbairn ("la meta della pulsione è l'oggetto, non il soddisfacimento", leggasi il creare relazioni oggettuali).
Per il momento mi fermo perchè credo che ci sia già di che discutere.
Un saluto
Uh, sì! Ne hai messa di carne al fuoco. Tuttavia, pur stando fuori da una visione "pulsionale", il concetto di energia ce lo si ritrova tra capo e collo quando meno ce lo si attende. In bioenergetica è un concetto molto utilizzato. E meno astratto di quanto sembri, perché, seguendo un modello che viene da Reich, si considera il contributo del corpo somatico, con le sue contratture. Qui, il blocco o il rilascio dell'energia si riferiscono ad energia muscolare. Quando un paziente ha contratture muscolari croniche deve impiegare una notevole quantità di energia per mantenerle tali. Quando queste contratture diminuiscono, o scompaiono, si verificano cambiamenti nelle relazioni di quella persona con se stesso/a e con gli altri.
Certo, occorre considerare l'esistenza di un isomorfismo tra "psiche" e "soma" che pone notevoli problemi. Ma la loro separazione non ne pone di minori...
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Caro willy, se parliamo di energia muscolare,siamo tranquillamente anche nel campo della fisica. Ma non sono convinto che Reich si riferisse a quel tipo di energia, quanto piuttosto ad energia libidica, a pulsione, con caratteristiche non assimilabili a quelle dell'energia in fisica. Ribadisco: tentativi legittimi di leggere la "spinta alla vita" dell'essere vivente, che oggi però possono essere compresi in maniera più complessa e basandosi su altre epistemologie.
Sul discorso della relazione sparizione delle contratture=cambiamento intra-interpsichici avevo già espresso tempo fa la mia difficoltà nel vedere questa posizione come sostenibile. I motivi li conosci...
Un saluto
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
"[...] Con questo libro intendiamo fornire allo psicologo e al medico clinico una chiave di lettura delle manifestazioni psicofisiologiche che rappresentano un momento rilevante nello sviluppo e nella patogenesi delle malattie cosiddette psicosomatiche. Queste manifestazioni, che interessano o tutto il corpo o solo alcuni distretti, consistono essenzialmente in modificazioni della muscolatura somatica (atteggiamenti posturali, mimica del volto, ecc.) e del sistema neurovegetativo. Esse compaiono principalmente in rapporto a classi di comportamenti, comele emozioni e i comportamenti istintivi, che la letteratura tende a differenziare, ma che per noi sono fortemente relati.
[..]Intendiamo fare una operazione esattamente inversa a quella di Freud, in cui, piuttosto che raggruppare in categorie sempre più ampie (es. libido), scomponiamo in tutte le loro componenti morfo-funzionali concrete i comportamenti cosiddetti pulsionali presi in esame. Questa operazione non solo non è gratuitamente polemica nei confronti di discipline psicologiche come la psicoanalisi, ma, in stimolante dialettica, si costruisce sulla base della enorme mole di informazioni di cui ci hanno arricchiti la psicologia sperimentale, la psicofisiologia e la fisiologia, per un discorso interdisciplinare il più ampio e il più puntuale possibile."
"SEMEIOTICA DI PROCESSI PSICOFISIOLOGICI E PSICOSOMATICI"; Vezio Ruggeri; p.9
Anche se probabilmente non sono capace di argomentare i risultati delle ricerche sperimentali fatte da questa persona eclettica e straodinaria che è il prof Ruggeri, volevo dire che la lettura di questo libro, oltre alle sporadiche frequentazioni di seminari e lezioni tenute da questo prof. alla facoltà di psicologia "La Sapienza" mi hanno illuminato molto sulla concezione e spiegazione delle malattie psicosomatiche e dei tanti altri temi a questo strettamente correlati.
Consiglio a chiunque non conosca il personaggio in questione:asd: , interessato all'argomento, di leggere i suoi libri..
sono andata un tantino fuori tema, vogliate perdonarmi per questo..:P
salut.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Cercatore
...hai parlato della Psicoterapia come se fosse la cosa più bella del mondo, un qualcosa di cui essere fieri, vantarsi e "ricercare".
Ma ti rendi conto? :argh:
Non so a quale scuola di pensiero tu appartenga, ma la psicoanalisi non è uno strumento per la cura dei sintomi, ma un viaggio alla scoperta di nuove possibili dimensioni emotive.
Sondare l'inconscio a molti, come te, fa paura per cui sollevi obiezioni contro la psicologia del profondo.
Ascoltare il richiamo del nostro daimon interiore,quel qualcosa di estraneo e sconosciuto in cui ci imbattiamo, che non sentiamo prodotto da noi, ma sorto in noi, estraneo e affascinante, che quando diventa consapevolezza ci cambia, può essere una soluzione per chi ha difficoltà a dare un senso al mistero della vita.
Come sostiene Jung: la nostra vita si deve trasformare in uma storia meravigliosa, al di là dei sogni più audaci.
Mi rendo conto e ci credo.
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Cercatore
Ho una visione dell'amore piuttosto "romantica". Premesso questo, l'amore nato da un "transfert" è un amore che poggia le basi proprio su quello.
Detto in altri termini, è come se tu dicessi "io amo lei perché lei mi aiuta" oppure "amo lei in quanto mi piace aiutarla a superare i suoi problemi".
Amo lei perchè mi piace anche soltanto sentire la sua voce per telefono. Non ti dico come mi batte il cuore.
Amo lei perchè piango PER lei.
Amo lei perchè l'ho già vissuto l'amore (così forte) e sò com'è.
:P
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Cercatore
se infatti lei smettesse di essere ciò che è, tu rimarresti deluso da lei.
DelusA, please! Sono femmina.
Delusa, e anche molto incazzata.
Farei di tutto per riprendermela. Tutto tutto.
Lascerei il lavoro per lei.
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Cercatore
È il ruolo nonché il tipo di attenzioni che c'è da parte sua verso di te che alimenta il tuo "amore" che, in tutta sincerità, io vedo solo come "transfert".
L'unica cosa che fa è che mi ascolta. Ma come lei, anche altre mille persone lo fanno.
Forse perchè lei mi capisce. Tanto che molto spesso mi stupisce. O forse perchè sono io che mi affeziono subito e di brutto!! :)
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moltissime persone si innamorano solo di particolari aspetti dell'altra persona, e non, appunto, "dell'altra persona".
Eh grazie, io non la conosco per tutti i suoi aspetti!
Il bello (o il brutto) è che lei sa tutto di me, io non so niente di lei. :rolleyes:
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francesca63
Hai dato una definizione di transfert ineccepipile. Mi piacerebbe sapere se lo hai vissuto sulla tua pelle.
Mi potresti spiegare quali sono i meccanismi per cui il transfert è il primo responsabile della guarigione?
provo a rispondere... nel transfer, e più in generale nella relazione terapeutica si mettono in gioco esattamente gli stessi meccanismi che sono alla base di tutti i nostri comportamenti, anche al di fuori del setting.. lì dentro questi comportamenti vengono messi come sotto una luce diversa, una luce che ce li mostra diversamente da come li abbiamo sempre visti..
tutto ciò avvine nel processo terapeutico che è relazione con l'altro.. e nel transfert che è un nome che viene dato a questa particolare tipologia di relazione...
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Cercatore
È un interrogarsi necessario perché il paziente non è stato in grado di farlo finora da solo/a... ed è un'esperienza che vorrei un giorno ( lauree varie permettendo ) far vivere a meno persone possibili.
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Cercatore
...hai parlato della Psicoterapia come se fosse la cosa più bella del mondo, un qualcosa di cui essere fieri, vantarsi e "ricercare".
Ma ti rendi conto? :argh:
cercatore, ho visto che ti ha già risposto willy e io condivido a pieno il suo pensiero.
personalmente vedo nella possibilità di intraprendere una psicoterapia un potenziale importantissimo di crescita, di conoscenza di sè, di possibilità di migliorare la propria vita e le proprie relazioni.
é anche un percorso difficile e doloroso.
è un percorso che richiede che alla base ci sia una forte motivazione e anche il coraggio di entrare in contatto con delle cose di noi che ci possono fare molto male.
perchè non essere "fieri" della scelta di intraprendere questo cammino?
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lunalamù
provo a rispondere... nel transfer, e più in generale nella relazione terapeutica si mettono in gioco esattamente gli stessi meccanismi che sono alla base di tutti i nostri comportamenti
:approved: è verissimo, me ne sto rendendo conto.
Ma allora non si guarisce mai...?!
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lunalamù
personalmente vedo nella possibilità di intraprendere una psicoterapia un potenziale importantissimo di crescita, di conoscenza di sè, di possibilità di migliorare la propria vita e le proprie relazioni
Ecco, io questa possibilità proprio non la vedo :(
Mi sembra di essere sempre uguale. Anche appunto il fatto che uso gli stessi meccanismi con loro, come li uso con gli altri...cioè, non c'è differenza.
Sono io, sia nello studio che fuori.
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lunalamù
é anche un percorso difficile e doloroso.
è un percorso che richiede che alla base ci sia una forte motivazione e anche il coraggio di entrare in contatto con delle cose di noi che ci possono fare molto male.
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lunalamù
cercatore, ho visto che ti ha già risposto willy e io condivido a pieno il suo pensiero.
personalmente vedo nella possibilità di intraprendere una psicoterapia un potenziale importantissimo di crescita, di conoscenza di sè, di possibilità di migliorare la propria vita e le proprie relazioni.
é anche un percorso difficile e doloroso.
è un percorso che richiede che alla base ci sia una forte motivazione e anche il coraggio di entrare in contatto con delle cose di noi che ci possono fare molto male.
perchè non essere "fieri" della scelta di intraprendere questo cammino?
Ti quoto in pieno!:approved:
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Vorrei parlare della resistenza da transfert erotizzato..L'argomento mi interessa , ho cercato di documentarmi:libro:, ma vorrei sapere che ne pensate voi, addetti ai lavori.
Dice Froid : il transfert nella cura analitica è l'arma più forte della resistenza, e la sua intensità e perseveranza, sono effetto ed espressione della resistenza.
Il paziente instaura un tipo di comunicazione limitata ad un contesto seduttivo.
I conflitti inconsci di cui il pz si rifiuta di parlare ( mette su una corazza:parsi: e si rifiuta di collaborare,come invece dovrebbe per l'efficacia dell'analisi), vengono attualizzati e si riproducono nel setting :psico:.
Come in un sogno il pz attribuisce attualità e realtà ai suoi impulsi inconsci e mette in atto le sue passioni senza tener conto della situazione reale. Controllare questi fenomeni di transfert crea allo psi grandi difficoltà, ma deve essere capace di gestirli e saperli analizzare perchè sono proprio essi che rendono attuali e manifesti gli impulsi amorosi, occulti e dimenticati del pz.
Se c'è una traslazione erotica , avviene che , quando emerge la possibilità di una interpretazione profonda che scuota, sbalordisca e sorprenda il pz, può succedere che si sviluppi un sentimento diverso dalla stima o gratitudine, si scatena una violenta passione. E' il momento in cui il pz dichiara apertamente il suo amore:hug: e arriva anche a fare richieste esplicite di rapporti sessuali.Froid fa un esempio:se durante una corsa di cani che corrono per vincere una filza di salsicce, un burlone butta una sola salsiccia sul percorso, i cani interrompoo immediatamente la corsa per prenderla.
Questo significa che, la richiesta della paziente costituisce una deviazione del trattamento, e in fondo una rinuncia. Una deviazione che impedisce all'analista di andare avanti nel lavoro analitico attraverso l'interpretazione e la discussione delle fantasie inconsce, va intesa come una resistenza.
Dal lontano 1915, anche consultando riviste e autori più moderni, si dicono (credo) ancora le stesse cose e cioè che l'amore di traslazione è una delle più grosse resistenze che il pz presenta durante l'analisi.
Tale violenta passione, ribadisce Froid non è data da qualità personali dell'analista, ma dalla situazione analitica di dipendenza nella quale si trova.Questa colorazione sessualizzata del transfert, richiede un grande sforzo da parte dell'analista per essere risolta ed evolversi da violenta passione a una situazione emotiva meno intensa e più contenuta.
A questa tipologia di transfert sono particolarmente esposti i pazienti con vita sentimentale infelice o vicini al declino della giovinezza.
In generale alcuni analisti spiegano la genesi della traslazione erotizzata con situazioni i vissute nell'infanzia: per non aver ricevuto un sufficente investimento affettivo dall'esterno, o traumi sessuali o sovrastimolazoni istintuali,al posto di vere cure e premure, o intensi conflitti con la masturbazione o giochi erotici anche incestuosi, per cui l'analisi viene vissuta come un gioco seduttivo, picevole ma pericoloso e si aspettano dall'analista quale figura parentale, la stessa intrusione nella loro privacy infantile sperimentata da bambini, e se ne difenderebbero assumendo un atteggiamento seduttorio attivo..
Il tentativo di sedurre il terapeuta e coinvolgerlo in un rapporto sessuale, può essere intenso e manifesta la necessità di un'affermazione di potenza personale.
La situazione traslativa può addirittura assumere connotazioni psicotiche:swear:, in quanto il pz è nell'imposibilità di differenziare il livello simbolico da quello concreto: è questa una delle caratteristiche della traslazione erotizzata, che sarà tanto più violenta, quanto più violenta è l'assenza da parte del terapeuta.
Vorrei tanto critiche , conferme e altre informazioni sull'argomento. Grazie:approved:
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Io invece, probabilmente, ho fatto dei transfert negativi verso i miei ex psicoterapeuti...li vedevo come persone interessate, che cercavano di legarmi a loro. Però è anche vero che, sopratutto la prima terapaeuta, mi hanno dato dei motivi concreti che mi hanno portato a dubitare della loro onestà.
Peste ha detto una cosa che, forse, sfugge ai più, ma che invece si rivela un nocciolo fondamentale della relazione terapeutica: infatti lo psicologo sa tutto di noi, compresi i segreti più profondi, ma noi non sappiamo nulla di lui/lei. Il rapporto quindi è assimetrico, non alla pari...come si può costruire una fiducia umana (non professionale, come sempre io l'ho vista) se c'è questa disparità di rapporto? NOn credete che, invece, un buon passo sarebbe quello di mettersi su un rapporto più paritario?
Il mio ultimo psicologo voleva addirittura che io lo vedessi come un padre...ma come faccio a considerare alla stregua di un genitore uno di cui so a amalapena nome e cognome, e che mi si piglia 70 euro l'ora???
Ciao
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Francesca: FREUD non Froid...
Per il resto l'argomento che proponi è estremamente denso e "tecnico", quindi fatico a capire rispetto a cosa desideri critiche o conferme. Per ulteriori informazioni ti posso segnalare la lettura di "Amore e odio nel setting psicoanalitico" di G. Gabbard dove viene affrontato il discorso della gestione di transfert difficili. Ribadisco che però è un argomento come si suol dire "per addetti ai lavori"...
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Braveheart84
infatti lo psicologo sa tutto di noi, compresi i segreti più profondi, ma noi non sappiamo nulla di lui/lei. Il rapporto quindi è assimetrico, non alla pari...come si può costruire una fiducia umana (non professionale, come sempre io l'ho vista) se c'è questa disparità di rapporto? NOn credete che, invece, un buon passo sarebbe quello di mettersi su un rapporto più paritario?
Sei sicuro che sarebbe proprio utile? A cosa porterebbe? Credo che non vada confusa una necessaria neutralità, fondamentale quantomeno per mantenere il focus sul paziente (che chiede aiuto), con un atteggiamento asimmetrico dal punto di vista umano.
Un saluto