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Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...
Salve,
scrivo per avere maggiori informazioni e la vostra opinione circa l'approccio terapeutico dell'istituto Riza, possibilemente anche in relazione all'approccio Gestaldico.
Il fatto e' il riza e' molto conosciuto come casa editrice, ma in realtà e' un vero e proprio istituto che propone dei percorsi di psicoanalisi di breve periodo. L'unica ulteriore informazione che ho e' che sono contrari all'utilizzo di medicine se non la naturopatia o la omeopatia.
- Secondo voi per quali tipi di "patologie" l'approccio del Riza più adatto?
- La sostituzione delle medicine con l'omeopatica/naturopatia sempre efficace? non si richia che il trattamento vada a finire più a lungo termine?
-In che modo agiscono l'omeopatia e la naturopatia a livello emotivo rispetto al farmaco (es. antiepilettico)?
Grazie mille ;-)
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Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...
Non capisco bene cosa tu intenda per confronto tra approccio terapeutica di Riza e quello della Gestalt. Sono due modalità diverse di fare psicoterapia. Se non erro al Riza la teoria di riferimento è quella dello stesso Morelli... ma non ti so dire molto.
Altra precisazione: al Riza non fanno psicoanalisi, nè di breve nè di lungo periodo, perchè è un altro orientamento ancora che nulla ha a che vedere con quella realtà.
Sul discorso dei farmaci, almeno a mia conoscenza, non esiste alcuno studio che dimostri la validità della naturopatia o dell'omeopatia rispetto al disagio psichico. I dati ci sono invece per quanto riguarda la medicina convenzionale.
Traine tu le debite conclusioni...
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ciao gieko...non escluderei però l'approccio omeopatico a priori...è vero che le variabili in gioco sono meno circoscrivibili e controllabili ma sono profondamente persuaso che ci sono...non trattandosi di un intervento chimico mirato e invasivo può darsi che intervengano fenomeni di 'suggestione',di placebo che se non curano per lo meno intervengono a destabilizzare in qualche modo strutture della personalità magari anche superficiali ma che potrebbero in questo modo lasciare spazio pian piano all'intervento psicoterapico in senso stretto che è poi quello decisivo...ovviamente sono solo ipotesi...
Saluti,
Luigi
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Perdonami ma il tuo ragionamento mi sembra discutibile sia dal punto di vista dell'efficacia che dell'etica. Dove sta scritto che la psicofarmacologia debba essere per forza "invasiva"? Ci sono modalità di prescrivere gli psicofarmaci che limitano fortemente gli effetti collaterali, e, questi farmaci sì, possono inizialmente aiutare anche rispetto al processo terapeutico dal momento che qualcosa fanno. Altro che placebo o fenomeni di "suggestione"...
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Si al riza ci sono degli psicologi che propongonoi terapie brevi (6 mesi ..1 ano e mezzo) approccio psicosomatico, contro il farmaco.
Propongono la sostituzione del farmaco con la naturopatia e omeopatia seguiti da un medico.
Geicko.. puoi parlare con il linguaggio dei comuni mortali.. non sono una professionista :-( w non riesco a capire la tua terminologia.. per esempio placebo?
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Il messaggio precedente era infatti rivolto a luigi'84... Comunque per placebo si intende un farmaco privo di principio attivo, ad esempio una medicina data contro il mal di testa che non contiene nessuna sostanza chimica che agisca sul mal di testa. Un placebo può avere un moderato effetto legato a fattori di suggestione (mi illudo che il farmaco farà qualcosa per il mio mal di testa e mi sento meglio). è il famoso "effetto placebo". Un farmaco per dimostrarsi effettivamente valido, deve dare effetti superiori a quello del placebo.
Un saluto
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Ura anche io mi sono confusa.. in espetti il post per me poco comprensibile e' stato quello di Luigi..
Il fatto è che a lungo andare il farmaco secondo me frusta il paziente.. nel senso che.. ad un certo punto il paziente dice.. ma questi processi li sto facendo io grazie alle mie risorse.. oppure grazie al farmaco? Per non parlare degli effetti collaterali fisici!
Per esemoio ho letto che le donne curate con gli antiepiletticii hanno problemi di fertilità..
comunque della psicosomatica che dite? per che cosa e' adatta?
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Vorrei aggiungere una cosa agli ottimi interventi precedenti; che non solo ci sono casi in cui il farmaco, prescritto in modo mirato e circoscritto nel tempo, puo' favorire il contatto terapeutico, come gia' ti è stato spiegato, ma che soprattutto, gli antiepilettici, sono farmaci molto specifici sia per varie forme di epilessia, per le quali, in nessun caso, in omeopatia, esistono equivalenti e lo stesso dicasi in naturopatia, come qualsiasi omeopata onesto dira' sempre ai suoi pazienti; inoltre, sempre gli antipelittici, sono spesso utilizzati come farmaci di elezione per particolari patologie, quali disturbi bipolari e ciclotimici gravi, permettendo anche a qs pazienti di accedere, alla psicoterapia e, spesso anche a psicoterapie psicoanalitiche, facilitando un mantenimento di un equilibrio dell'umore che altrimenti, sarebbe o potrebbe, perchè bisogna sempre tener conto del fattore soggettivo e del contesto, essere soggetto a sbalzi o oscillazioni piu' o meno frequenti e di varia entita' anche durante uno stesso giorno. Da tener presente, tra l'altro, che è proprio grazie a qs farmaci che tranne in pochi casi in cui viene -condannabilmente-praticato, è stato possibile eliminare, per qs pazienti, soprattutto i piu' gravi, la pratica scempia dell'elettroskock.
Per qs motivo, quando la loro somministrazione è realmente giustificata dalla patologia del paziente, gli antiepilettici, non sono una categoria di farmaci in alcun modo sostituibile da omeopatia o altro ed i qualunque caso la loro somministrazione fosse gia' in atto, se per miglioramento, se per errore, la sospensione dovrebbe essere molto graduale e sotto controllo, per non avere effetti collaterali molto seri.
Poi, che in certi casi l'omeopatia, possa avere un suo effetto, tranne in quelli scritti sopra a titolo di esempio piu' significativo, non so; so pero' che oggi, in generale, anche i medici omeopati che collaborano con gli psicologi, tendono a non sostituire i loro farmaci con quelli chimici gia' in uso sotto adeguato controllo medico -ad es, anche un farmaco per l'ipertensione o per la cefalea grave- ma a scegliere pratiche di co-terapie farmacologiche, chimiche ed omeopatiche se necessario e cio' anche se il pz fa psicoterapia. Mi risulta invece che sia piu' complesso il discorso della naturopatia, per via di effettivi e riconodcibili principi attivi che sembra possieda.
Il discorso potrebbe esssere diverso probabilmente, se il pz, non ha mai assunto farmaci di un certo tipo ed il suo tipo di malessere puo' essere alleviato, secondo il medico-omeopata e lo psicoterapeuta in collaborazione stretta, anche dall'omeopatia o, almeno, se si ritiene valga la pena di fare tale tipo di tentativo; poi, in genere, saranno il terapeuta ed ilpaziente, se in grado, a valutare ed il terapeuta ad orientare, generalmente vs un altro tipo di supporto farmacologico, se necessario, almeno in certe fasi del rapporto stesso.
Spero di essere sta chiara e di averti fornito anch'io qualche informazione utile.
Un saluto
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Citazione:
Originalmente inviato da
risposte77
comunque della psicosomatica che dite? per che cosa e' adatta?
Molto in sintesi: bisogna intendersi sul termine "psicosomatica" perchè è un termine generico che indica che il focus dell'intervento è posto sulle relazioni tra psiche e soma e suoi disturbi che ne derivano. Ci sono poi tante visioni differenti della questione psicosomatica. Rispetto a quella adottata al Riza non sono in grado di dire nulla. Utenti più esperti di me in questo settore sapranno darti qualche indicazione in più.
Domanda: come mai proprio Riza?
Un saluto
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Domanda: come mai proprio Riza?
Mi ci sono imbattuta per caso.. solito passaparola non si sa da chi all'origine.
Tutti conoscono però il Riza come casa editrice, m apochi sanno che fanno anche consulto
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Originalmente inviato da
gieko
Perdonami ma il tuo ragionamento mi sembra discutibile sia dal punto di vista dell'efficacia che dell'etica. Dove sta scritto che la psicofarmacologia debba essere per forza "invasiva"? Ci sono modalità di prescrivere gli psicofarmaci che limitano fortemente gli effetti collaterali, e, questi farmaci sì, possono inizialmente aiutare anche rispetto al processo terapeutico dal momento che qualcosa fanno. Altro che placebo o fenomeni di "suggestione"...
La farmacologia in generale e soprattutto quella psichiatrica rischia di diventare una vera e propria industria di morte. Informati sullo stato delle dipendenze patologiche in America per esempio....da farmaci!Non accetto che mi si dica di essere discutibile sul piano etico da nessuno quando non è assolutamente così.
Detto ciò ogni farmaco ha un grado di tossicità elevato e la somministrazione quasi mai si attiene a livelli bassi di dosaggio!Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’. Se si attiene a livelli bassi (il dosaggio) intervengono fortemente fattori di altro tipo che non sono da sottovalutare specialmente da uno psicologo che abbia bene in mente la complessità della persona. Sono convinto che il farmaco possa aiutare e debba farlo quando necessario ma non mi appartiene quel modo di pensare (aimè ancora molto diffuso) con i paraocchi per cui qualcosa in generale è presa in considerazione solo in base alla sua 'efficacia'; mentre un’altra,solo perchè non abbiamo strumenti per comprenderla,è bandita dalla pratica scientifica. Questa non è scienza...è superstizione. Solo perchè si permane in un'ottica di dualismi non si deve dire che un 'placebo' non abbia un ‘principio attivo’: con principio attivo intendo qualsiasi cosa che induca trasformazioni nella struttura esistenziale.In ogni modo il discorso è complesso e,in soldoni,la mia idea è di non sottovalutare pratiche e concetti solo perché ci sembrano un po’ ‘esotici’ e ‘deboli’ rispetto ai nostri.
Saluti
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Se posso intervenire, vi dico che sono alquanto perplesso di fronte a questo modo di porre la questione dell'uso dei farmaci e del suo rapporto con la psicologia e la psicoterapia.
Per quanto riguarda l'omeopatia, se lasciamo da parte le "simpatie" o le "antipatie", che non dimostrano nulla né a favore né contro, lo studio meglio realizzato sull'argomento, a mia conoscenza, è stato pubblicato su Lancet, nell'ottobre del 2005
Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy. By: Shang, Aijing; Huwiler-Muntener, Karin; Nartey, Linda; Juni, Peter; Dörig, Stephan; Sterne, Jonathan A. C.; Pewsner, Daniel; Egger, Matthias. Lancet, 8/27/2005, Vol. 366 Issue 9487, p726-732, 7p Abstract: Summary Background Homoeopathy is widely used, but specific effects of homoeopathic remedies seem implausible. Bias in the conduct and reporting of trials is a possible explanation for positive findings of trials of both homoeopathy and conventional medicine. We analysed trials of homoeopathy and conventional medicine and estimated treatment effects in trials least likely to be affected by bias. Methods Placebo-controlled trials of homoeopathy were identified by a comprehensive literature search, which covered 19 electronic databases, reference lists of relevant papers, and contacts with experts. Trials in conventional medicine matched to homoeopathy trials for disorder and type of outcome were randomly selected from the Cochrane Controlled Trials Register (issue 1, 2003). Data were extracted in duplicate and outcomes coded so that odds ratios below 1 indicated benefit. Trials described as double-blind, with adequate randomisation, were assumed to be of higher methodological quality. Bias effects were examined in funnel plots and meta-regression models. Findings 110 homoeopathy trials and 110 matched conventional-medicine trials were analysed. The median study size was 65 participants (range ten to 1573). 21 homoeopathy trials (19%) and nine (8%) conventional-medicine trials were of higher quality. In both groups, smaller trials and those of lower quality showed more beneficial treatment effects than larger and higher-quality trials. When the analysis was restricted to large trials of higher quality, the odds ratio was 0·88 (95% CI 0·65-1·19) for homoeopathy (eight trials) and 0·58 (0·39-0·85) for conventional medicine (six trials). Interpretation Biases are present in placebo-controlled trials of both homoeopathy and conventional medicine. When account was taken for these biases in the analysis, there was weak evidence for a specific effect of homoeopathic remedies, but strong evidence for specific effects of... [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1016/S0140-6736(05)67177-2 (AN 18033053)
Ovviamente, su questo studio si è aperta una discussione accesa, che si può seguire sui numeri successivi della rivista, ma che ancora non mi pare abbia portato alla confutazione dei risultati riportati in quest'articolo.
Sulla questione relativa all'uso dei farmaci, io penso che non si possano considerare né il diavolo né la panacea che tutto risolve. Quando si afferma, come fa Luigi'84: "Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’", fa un discorso che non è sbagliato, ma è inutile. Anche la psicoterapia interviene e va a destrutturare modelli fisiologici inpegnati con tutte le loro forze a mantenere un equilibrio. E non vedo quale differenza vi possa essere, dal punto di vista epistemologico, tra somministrazione di un farmaco e impegno in una psicoterapia (o in un'analisi).
L'affermazione potrebbe avere una qualche validità se esistesse una qualche forma di separazione tra "corpo" e "mente" ese la terapia farmacologica si rivolgesse esclusivamente al primo e la terapia psicologica alla seconda. Ma è ormai abbastanza evidente che questa separazione non sia sostenibile.
Quindi non mi scandalizzo affatto se si utilizzano assieme farmaci e psicoterapia, anzi: in alcuni casi sembra sia preferibile farlo. Sapendo, certo, che dietro all'uso dei farmaci vi sono le pressioni delle case farmaceutiche. Tanto che qualcuno se lo chiede, se i farmaci servono o no, quanto, quando, e perché:
Do antidepressants really work? By: Blier, Pierre. Journal of Psychiatry & Neuroscience, Mar2008, Vol. 33 Issue 2, p89-90, 2p; Abstract: The article discusses the reliability of antidepressants. Issues on the reliability of antidepressant took place after the study made wherein it is concluded that clinicians would be led to make inaccurate and inappropriate prescribing decisions. Among the many issues to emphasize regarding antidepressants are the effect size being determined by placebo, the risk-benefit factor ratios base on their acute effects, and the impact of depression if it is not treated with the use of antidepressants. (AN 31193137)
Antidepressant effects: The suit may be small, but the fabric is real. Thase, Michael E.; Prevention & Treatment, Vol 5(1), Jul 2002. Item: 32 [Comment/Reply] Abstract: Posted July 15, 2002. In the fairy tale "The Emperor's New Clothes," a vainglorious ruler is duped into wearing an imaginary garment; his subjects are similarly bluffed for a time (to not point out his foolishness) because of a collective wish not to look stupid. I. Kirsch, T. J. Moore, A. Scoboria, & S. S. Nicholls (2002) draw upon this tale in their study, the results of which demonstrate yet again that antidepressants have modest effects in a meta-analysis of placebo-controlled randomized clinical trials. The present commentary does not dispute these main findings but does call into question the authors' choice of metaphor and their contention that such modest effects are negligible in clinical practice. Moreover, it is asserted that part of the problem is the result of the research methods used by the pharmaceutical industry in pursuit of regulatory approval, not just that the treatments are weak. Last, it is argued that studies of alternate treatments of depression, including various time-limited psychotherapies, are subject to the same biases and criticisms as those evaluating antidepressant medications. It is concluded that the emperor's "suit" is indeed relatively small but that it is made of real and valuable fabric. (PsycINFO Database Record (c) 2007 APA, all rights reserved)
Big pharma and the UK Government. By: Collier, Joe. Lancet, 1/14/2006, Vol. 367 Issue 9505, p97-98, 2p, 1 color; Abstract: This article reports on the United Kingdom House of Commons Health Select Committee's March 2005 report on the pharmaceutical industry's influence. The overall findings of the committee were clear: the influence of the pharmaceutical industry is enormous and out of control. The committee discovered that while the industry's influence was traditionally targeted at health professionals, big pharma's influence reached patients, health departments, regulators, managers, researchers, medical charities, academics, the media, school children, and politicians. DOI: 10.1016/S0140-6736(06)67943-9 (AN 19397623)
http://medicine.plosjournals.org/per....0050045-L.pdf
Buona vita
Guglielmo
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dear Willie!
I miss You.
abrazi
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Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
La farmacologia in generale e soprattutto quella psichiatrica rischia di diventare una vera e propria industria di morte. Informati sullo stato delle dipendenze patologiche in America per esempio....da farmaci!
Utilizzo corretto dei farmaci è una cosa, l'abuso è un'altra, come in tutte le cose. Mi sembra che si rischi di gettare via il bambino con l'acqua sporca e di portare avanti stereotipi alquanto sterili.
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
Non accetto che mi si dica di essere discutibile sul piano etico da nessuno quando non è assolutamente così.
Infatti ho detto che il "ragionamento è discutibile", ma se tu ritieni che la suggestione sia pratica terapeutica accettabile, libero di trarne le conseguenze.
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
Detto ciò ogni farmaco ha un grado di tossicità elevato e la somministrazione quasi mai si attiene a livelli bassi di dosaggio!Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’.
D'accordo con willy: che le modalità in cui si struttura il vivente abbiano un valore adattivo mi trova in sintonia, il problema è che nella patologia l'adattivo diventa rigidità e reiterazione fino agli esiti più estremi (da cui ha origine il sintomo).
Saluti
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Sono d'accordo...ma attenzione:io ho sempre sostenuto il valore strumentale del farmaco e in un altro intervento mi pare di aver sottolineato anche che alcuni non possono far altro che tormentarsi e rimuginare sul loro dolore in forme ossessive variabili;qui l'intervento farmacologico è decisivo perlomeno all'inizio di una terapia per 'sbloccare' una sistuazione impenetrabile alla parola.La mia piccola riflessione teorica sulla modalità di azione del farmaco è stata definita 'inutile' da Willy:perchè?Anche la psicoterapia interviene a destrutturare dei modelli fisiologici tendenti di per sè ad una certa coerenza;bene!ma in che modo??Nel campo psicoterapico il paziente si sottopone ad una serie di stimoli pressocché incalcolabile se si tiene anche conto della vastità del processamento inconscio e tutto ciò rispettando dei tempi per così dire 'naturali' attraverso i quali l'uomo come corpo-vivente-in-un-mondo è impegnato in una destrutturazione e ristrutturazione pressocchè totale di sè.
Per quanto mi riguarda io ho superato il dualismo ma mi pare invece che negli interventi precedenti sia stato ribadito da altri:il farmaco agisce in particolari siti e non a caso l'ho definito 'invasivo' perchè se la totalità dell'organismo agisce strutturandosi (in assenza ad esempio di una psicoterapia) su modelli fisiologici autonomi, il farmaco,in un particolare sito di recezione, attiva una risposta 'rapida' che necessariamente non tiene conto dell'organizzazione generale del corpo. Ecco anche il motivo per il quale spesso l'azione dell'antidepressivo deve essere controbilanciata da un regolatore dell'umore o da altre molecole che agiscono in altri siti. Credo in ultima analisi al contrario di willy che ci sia una forte differenza tra intervento farmacologico e intervento psicoterapico per i motivi di cui prima e questo lo dico senza demonizzare nessuna delle due modalità:un'aurea via di mezzo sarebbe la cosa migliore.
Saluti,
Luigi
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Ciao Luigi
scrivi:
Citazione:
Nel campo psicoterapico il paziente si sottopone ad una serie di stimoli pressocché incalcolabile se si tiene anche conto della vastità del processamento inconscio e tutto ciò rispettando dei tempi per così dire 'naturali' attraverso i quali l'uomo come corpo-vivente-in-un-mondo è impegnato in una destrutturazione e ristrutturazione pressocchè totale di sè.
Mi suona sempre un campanello d'allarme quando sento definire qualcosa come "naturale". Credo vi siano poche situazioni al mondo più "artificiali" del setting psicoterapeutico.
Non so se pensi che i "meccanismi d'azione" dei farmaci e della psicoterapia siano differenti. L'impressione che ho leggendoti è questa, ma posso sbagliarmi. Tuttavia, per logica, non è possibile che le cose stiano così. Se i farmaci ottengono certi risultati, e la psicoterapia anche, devono agire - ad un certo livello - nello stesso modo e sulle stesse strutture organiche. Questo è quel che risulta, peraltro, da una serie di studi condotti, tra gli altri, da Gabbard.
Quanto al fatto che "nel campo psicoterapeutico il paziente si sottopone ad una serie di stimoli pressoché incalcolabili", non vedo dove stia la differenza rispetto a quello che accade con l'utilizzo dei farmaci. Di fatto, quando si somministra un farmaco, si somministra anche una relazione; lo si voglia o meno, se ne sia coscienti o meno, questo accade. Inoltre, è noto che i farmaci non si limitano ad agire su un sito specifico, o su una struttura specifica, ma si legano a tutta una serie di recettori, sia pure in misura variabile, e - di conseguenza - modificano in senso globale il funzionamento cerebrale.
Citazione:
Solo perchè si permane in un'ottica di dualismi non si deve dire che un 'placebo' non abbia un ‘principio attivo’: con principio attivo intendo qualsiasi cosa che induca trasformazioni nella struttura esistenziale.
Su questo sono del tutto d'accordo. Il concetto stesso di "placebo" continua a provocare forti discussioni in ambito scientifico.
Su questo, invece:
Citazione:
Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo'
Non riesco a trovarmi d'accordo. E mi chiedo come fai a mettere assieme questa tua valutazione con quest'altra:
Citazione:
senza demonizzare nessuna delle due modalità:un'aurea via di mezzo sarebbe la cosa migliore.
Se posso, butto lì un'ulteriore spunto di riflessione. La contrapposizione che spesso nasce tra sostenitori di un approccio farmacologico e sostenitori di un approccio psicoterapeutico mi pare legata, in parte, anche alla diffusa convinzione che "la psicoterapia non può far male". Nutro dei forti dubbi sulla verità di questa credenza. Se non potesse far male, credo sarebbe del tutto priva di effetti. In un mondo complesso, e con strutture complesse come quelle degli esseri umani, qualunque intervento non può essere privo di "effetti collaterali", desiderati o meno.
Buona vita
Guglielmo
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Sono convinto che anche la psicoterapia abbia degli effetti collaterali e,come dire,possegga un quanto di 'tossicità' anch'essa.A parte questo non riesco a capire come puoi assimilare un trattamento con un altro di natura del tutto differente:se il tossicodipedente una volta fuori dalla comunità ricade nell'utilizzo della sostanza è perchè è vero che abbiamo sostituito l'eroina col metadone ma una volta conclusosi l'effetto della sostanza tampone cosa diamo ai suoi 'recettori'??Come puoi paragonare gli stimoli di un mondo che ci chiama alla vita e che connota la struttura della nostra esistenzialità a quelli indotti per artificio chimico?La vita è immensamente distante da ciò che è riproducibile in laboratorio ma di questo non posso convincerti anche perchè sarebbero da dire tante cose.
Alcuni studi di etnopsichiatria hanno constatato che in alcune tribù dell'africa la depressione è presente ma in qualità del tutto diversa e le crisi non durano più di una settimana:chi ne è affetto viene posto al centro della vita sociale del gruppo e attraverso lo scambio simbolico delle esperienze l'individuo trova senso e ragioni nella sua sofferenza e anche il gruppo ne trae beneficio.Con questo voglio solo dire che forse ''più parole e meno fatti'' sarebbero auspicabili nelle nostre società tecniche:meno farmaci e più amore in sostanza senza scadere in motti altisonanti dal sapore utopico.
Saluti,
Luigi
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Vi ringrazio per il vostro aiuto.. capisco che il quesito che vi ho sottoposto non e' facile!
Io, ripeto, non sono una professionista, quello che posso portare e' solo la mia esperienza.
Una persona che e' stata male e' normale che si adagia sul farmaco.. preso dalle mille paure.. ma dopo anni si arriva al punto in cui si chiede.. ora sono pronto ad essere libero.. e soprattutto.. ce la faccio ad essere libero? Le difficoltà che riesco più o meno ad affrontare, lo faccio grazie alle mie possibilità.. o tutto dipende dal farmaco?
Dopo 5 anni di terapia psicologica (Gestaldica) e farmacologica (antiepilettici) può capitare di svegliarti di soprassalto da questo adagiarti (magari a causa di un evento che ti ha messo un pò in crisi) e dirti.. forse e' ora di rivedere un pò di cosette.. ma di incontrare anche resistenze..
L'alternativa che mi e' caduta tra capo e collo e' stata quella del Riza.. terapia breve (dai 6 all'anno e mezzo) pensando all'eventualità di sospendere il farmaco gradualmente con il supporto dell'omeopatia o naturopatia.. E' ancora da verificare, ho fatto solo un incontro..
Trovarsi al centro di queste due visioni così diverse non e' facile..
...soprattutto quando non sai a che cosa vai in contro..
Per questo vi ho chiesto del Riza e dell'approccio psicosomatico.. che io non conosco!
Dall'altro una cosa che ho iniziato (e che debba finire mai).. dall'altro qualcuno che mi promette cose bellissime... mmma..
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Originalmente inviato da
luigi '84
Sono convinto che anche la psicoterapia abbia degli effetti collaterali e,come dire,possegga un quanto di 'tossicità' anch'essa.
Quoto e riquoto
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ciao risposte77...
capisco quello che vuoi dire ma qui non è facile entrare nei particolari e forse nemmeno opportuno...l'approccio psicosomatico in fondo l'abbiamo sviscerato un pò in questi interventi ma non è semplice fare i conti con modelli concettuali radicati nei secoli...ma una cosa mi ha colpito della tua risposta:ora sono pronto ad essere libero e soprattutto ce la faccio ad essere libero?
La bellezza di questa domanda risiede nella sua drammaticità travolgente:chi può dire ad un altro uomo 'ora sei libero'?un farmaco ha la possibilità di esprimersi riguardo alla tua o altrui libertà?La psicoterapia si limita a sostenere un percorso poichè,anche nei casi più gravi,sempre di percorso umano si tratta...ma nessuna parola potrà mai essere così audace e impertinente da violentare lo spazio di quella individualità essenziale che rende unico e libero un uomo...figuriamoci un farmaco!Chi sopprime lo spazio libero delle possibilità infinite dell'anima è chi si è consegnato ad una visione angusta delle cose,ad un bieco materialismo che oltre a far male e in palese contraddizione con la vita del singolo individuo...mi hai fatto venire in mente un pensiero di Platone:...''dell'anima propriamente può parlarne solo un dio,l'uomo può solo accennarne per simboli e immagini...''
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da
luigi '84
...A parte questo non riesco a capire come puoi assimilare un trattamento con un altro di natura del tutto differente:se il tossicodipedente una volta fuori dalla comunità ricade nell'utilizzo della sostanza è perchè è vero che abbiamo sostituito l'eroina col metadone ma una volta conclusosi l'effetto della sostanza tampone cosa diamo ai suoi 'recettori'??Come puoi paragonare gli stimoli di un mondo che ci chiama alla vita e che connota la struttura della nostra esistenzialità a quelli indotti per artificio chimico?La vita è immensamente distante da ciò che è riproducibile in laboratorio ma di questo non posso convincerti anche perchè sarebbero da dire tante cose.
Diciamole pure, queste cose. Sto qui anch'io per imparare.
Come può avvenire che un tossicodipendente smetta di essere tale? Forse, la somma del trattamento farmacologico, psicoterapeuticoe sociale cui è stato sottoposto in comunità ha portato ad una riorganizzazione delle connessioni tra alcune aree cerebrali. Un'ipotesi avanzata da diversi studiosi, seppur riferita ad altri disturbi:
How psychotherapy changes the brain – the contribution of functional neuroimaging. By: Linden, D. E. J.. Molecular Psychiatry, Jun2006, Vol. 11 Issue 6, p528-538, 11p, 3 charts, 1 diagram Abstract: A thorough investigation of the neural effects of psychotherapy is needed in order to provide a neurobiological foundation for widely used treatment protocols. This paper reviews functional neuroimaging studies on psychotherapy effects and their methodological background, including the development of symptom provocation techniques. Studies of cognitive behavioural therapy (CBT) effects in obsessive-compulsive disorder (OCD) were consistent in showing decreased metabolism in the right caudate nucleus. Cognitive behavioural therapy in phobia resulted in decreased activity in limbic and paralimbic areas. Interestingly, similar effects were observed after successful intervention with selective serotonin reuptake inhibitors (SSRI) in both diseases, indicating commonalities in the biological mechanisms of psycho- and pharmacotherapy. These findings are discussed in the context of current neurobiological models of anxiety disorders. Findings in depression, where both decreases and increases in prefrontal metabolism after treatment and considerable differences between pharmacological and psychological interventions were reported, seem still too heterogeneous to allow for an integrative account, but point to important differences between the mechanisms through which these interventions attain their clinical effects. Further studies with larger patient numbers, use of standardised imaging protocols across studies, and ideally integration with molecular imaging are needed to clarify the remaining contradictions. This effort is worthwhile because functional imaging can then be potentially used to monitor treatment effects and aid in the choice of the optimal therapy. Finally, recent advances in the functional imaging of hypnosis and the application of neurofeedback are evaluated for their potential use in the development of psychotherapy protocols that use the direct modulation of brain activity as a way of improving symptoms.Molecular Psychiatry (2006) 11, 528–538.... [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1038/sj.mp.4001816 (AN 20927320)
What Psychotherapists Can Begin to Learn from Neuroscience: Seven Principles of a Brain-Based Psychotherapy. Cappas, Nydia M.; Andres-Hyman, Raquel; Davidson, Larry; Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training, Vol 42(3), Fal 2005. pp. 374-383. [Journal Article] Abstract: Advances in neuroscience provide guidance for the development of psychological conceptualizations of mental illness and treatment that go beyond a reductionistic biological etiology. The authors propose that these advances can be translated into practical clinical applications. Through the elaboration of 7 principles that can be helpful in using neuroscience to enhance clinical practice, this article describes areas of neuroscientific knowledge with particular relevance to psychotherapy. (PsycINFO Database Record (c) 2007 APA, all rights reserved)
From Synapse To Psychotherapy: The Fascinating Evolution of Neuroscience. By: Grosjean, Bernadette. American Journal of Psychotherapy, 2005, Vol. 59 Issue 3, p181-197, 17p Abstract: This paper reviews neuroscientific advances across the therapeutic disciplines and outlines new potential insights into understanding the biology of the psychotherapeutic processes. In a quest to understand the modus operandi of psychotherapy, the author reviews the evolution of the biology of psychotherapy. The mechanisms involved in learning processes, such as memory and priming, attachment, and long-term consequences of early life trauma, demonstrate how brain structures can be affected by environmental changes. Finally, the author proposes that verbal and non-verbal aspects of the psychotherapeutic process mediate their therapeutic effects through biological changes as they work on primitive emotional reflexes and stimulate mentalization processes. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN 19311257)
Tuttavia, potresti aver ragione nell'affermare, contrariamente a quel che io pensavo, che farmacoterapia e psicoterapia agiscano seguendo due meccanismi d'azione differenti. E' quel che sostiene questo articolo:
Your brain and psychotherapy. (cover story) Harvard Mental Health Letter, Aug2006, Vol. 23 Issue 2, p1-3, 3p; Abstract: Focuses on the effect of psychotherapy on the brain. Brain regions affected by psychotherapy, including the limbic system and the prefrontal cortex; Brain activities involved in psychiatric disorders, such as phobias, obsessive-compulsive disorder and depression; Importance of understanding the effects of psychotherapy on the brain. (AN 21615332)
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luigi '84
...Chi sopprime lo spazio libero delle possibilità infinite dell'anima è chi si è consegnato ad una visione angusta delle cose,ad un bieco materialismo che oltre a far male e in palese contraddizione con la vita del singolo individuo...mi hai fatto venire in mente un pensiero di Platone:...''dell'anima propriamente può parlarne solo un dio,l'uomo può solo accennarne per simboli e immagini...''
Saluti,
Luigi
Nessuna intenzione di sopprimere alcunché, ma a me il materialismo pare tutt'altro che "bieco". Capisco che ci spostiamo su questioni di natura filosofica, ma non mi pare che lo spiritualismo abbia effetti dannosi minori, sinceramente.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...
Comprendo la tua posizione ma è ovviamente quanto di più distante da me e da una certa tradizione 'continentale' rappresentata dalla fenomenologia e dall'esistenzialismo.La mia formazione affonda le radici in una lunga e venerabile tradizione che ha trovato i massimi esponenti in Husserl,Heidegger,M.Ponty,Sartre e una certa corrente ermeneutica.Per quanto mi riguarda,e l'ho sostenuto spesso,non esiste 'psicologia' se non all'interno di una fenomenologia...e non esiste psicopatologia che non sia orientatata antropologicamente.Non sono mai stato troppo vicino a ciò che chiami spiritualismo:la fenomenologia e una certa ri-lettura dell'antropologia junghiana sono tutt'altro credimi.
Ovviamente non è il caso (si dovrebbero impegnare 'alcuni' anni in studi filosofici) di approfondire queste questioni:se credi che il materialismo sia l'ontologia decisiva libero di farlo;personalmente ho messo in evidenza, a me stesso,(e ad altri materialisti 'in pectore') troppi errori fra le suddette ontologie della mente (materialismo,riduzionismo,epifenomenismo,intellig enza artificiale...) e le ho messe da parte perchè non offrono nessuna risposta accettabile.Possiamo parlare quanto vogliamo di cervello (in passato mi sono occupato anche di alcune teorie neurobiologiche oggi abbastanza in voga) ma preferisco tenere a mente il monito di un altro mio grande maestro e lasciare il 'cervello' ai nuovi santoni:
''Si tenga piuttosto ben fermo cosa significhi essere un uomo''.
L.Binswanger
Saluti
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Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...
Vi ringrazio tanto del vostro impegno.. ma mi sto perdendo dietro i vostri ragionamenti! Ho perso proprio il filo..
Vi dico quello che ci ho capito io:
1) La Gestald va in profondità, credo che vada ad agire sugli schemi mentali e sulla percezione della realtà che può essere influenzata da eventi passati. Si, credo che sia vero che utlizzi i sintomi, poi la mia terapeuta spesso mi fa notare il mio atteggiamento, la mia postura. E' molto interessante.. ma non so.. sono anni che sono in terapia.. ma mi sento allo stesso punto. Il fatto che assumo medicinali poi mi rende confusa.. effettiavamente in questi tre anni me la sono cavata ed ho fatto un sacco di cose.. mi sono allontanata dalle famiglie, sono andata a vivere in un'altra città.. sono riuscita a sopravvivere tra precariati vari.-. tutto questo in una città ostile ma l'unica che in questo momento mi offre opportunità nel mio settore in italia
2) Quello che mi propongono al riza una terapia relativamente breve, che agisce più sul presente e che mi aiuti nel caso dovessi rivivere il panico o la rabbia.. ed imparare a gestirmi meglio.
Forse.. visto il mio passato.. sarebbe meglio per me andare più in profondità.. ma in questo momento della mia vita vorrei essere anche più indipendente, vorrei di nuovo cambiare città, magari l'estero.. e vorrei arrivare ad un punto in cui mi sento sicura ed autonoma, anche senza medicine.. sperando di farcela. Mi scoccia lasciare la prima terapeuta.. ma con lei mi sembra di non finire mai... mi sembra che non sono mai arrivata al punto. Mi ha detto che ci andata piano perche' per me e' stato un periodo duro (in effetti ho cambiato mille lavori).. fatto sta che io ho speso un sacco di soldi... solo ora vuole darsi una mossa ma sono stata io con i miei dubbi a scuoterla..
Comunque.. ritornerò al rizza.. di sicuro mi rivolgerò al loro psichiatra per le medicine.. per lo psicologho vedrò.. (Anche perch bisogna vedere se si rivelerà giusta la soluzione.. ancora non ci sonosciamo e non credo mi abbia ancora inquadrata)
grazie mille
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luigi '84
ciao risposte77...
capisco quello che vuoi dire ma qui non è facile entrare nei particolari e forse nemmeno opportuno...l'approccio psicosomatico in fondo l'abbiamo sviscerato un pò in questi interventi ma non è semplice fare i conti con modelli concettuali radicati nei secoli...ma una cosa mi ha colpito della tua risposta:ora sono pronto ad essere libero e soprattutto ce la faccio ad essere libero?
La bellezza di questa domanda risiede nella sua drammaticità travolgente:chi può dire ad un altro uomo 'ora sei libero'?un farmaco ha la possibilità di esprimersi riguardo alla tua o altrui libertà?La psicoterapia si limita a sostenere un percorso poichè,anche nei casi più gravi,sempre di percorso umano si tratta...ma nessuna parola potrà mai essere così audace e impertinente da violentare lo spazio di quella individualità essenziale che rende unico e libero un uomo...figuriamoci un farmaco!Chi sopprime lo spazio libero delle possibilità infinite dell'anima è chi si è consegnato ad una visione angusta delle cose,ad un bieco materialismo che oltre a far male e in palese contraddizione con la vita del singolo individuo...mi hai fatto venire in mente un pensiero di Platone:...''dell'anima propriamente può parlarne solo un dio,l'uomo può solo accennarne per simboli e immagini...''
Saluti,
Luigi
Ti ringrazio tanto luigi delle belle parole :-). Lo so che nessuno mi può dare la libertà.. solo io me la posso dare. Mi potrei sentire libera anche assumendo un farmaco o andando in terapia..
Ma ora no, ora me li sento come un macigno.
IMP.TE: quando che la terapia finisce? chi lo decide? In questo momento penso che solo il paziente può farlo.. ora voglio andare per la mia strada... non ci credo che lo farà mai il terapeuta
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risposte77
Ti ringrazio tanto luigi delle belle parole :-). Lo so che nessuno mi può dare la libertà.. solo io me la posso dare. Mi potrei sentire libera anche assumendo un farmaco o andando in terapia..
Ma ora no, ora me li sento come un macigno.
IMP.TE: quando che la terapia finisce? chi lo decide? In questo momento penso che solo il paziente può farlo.. ora voglio andare per la mia strada... non ci credo che lo farà mai il terapeuta
ciao risposte77...il tempo che viviamo ci dice ben poco su ciò che noi siamo e anche gli altri non sono più lo specchio delle nostre domande...questo perchè in un continuo inseguimento della funzionalità tecnica dell'individuo e dei saperi non cè più spazio per quel vissuto intimo,magmatico,pulsante di domande radicali che in ogni modo l'esistenza assegna all'uomo...la specializzazione dei saperi continua imperterrita a dirci cose su cose,ad aprire possibilità su possibilità mentre cerca di scalzare la prima possibilità umana originaria che è quella della 'domanda di senso'...a questa domanda nessun sapere tecnico-scientifico potrà mai rispondere perchè qui in gioco non è il 'come' qualcosa accade ma il 'perchè' qualcosa accade e accade proprio a me...perciò il sentimento di ciò che è essenzialmente 'mio' è veramente importante:Jung diceva
''Non posso usare un linguaggio scientifico per delineare il processo di questo sviluppo in me stesso, perché non posso sperimentare me stesso come un problema scientifico.
Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore, e che cosa l’uomo sembra essere sub specie aeternitatis, può essere espresso solo con un mito. Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza. La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola''.
Questo per dire che per combattere la sofferenza ci sono tanti modi ma nessuno di essi è così definitivo e potente da 'definirti' come persona:cionondimeno tutte le vie 'terapeutiche' possono portare in quel posto decisivo dove ci si trova infine a scegliere di sè e per sè...
Saluti e auguri...
Luigi
PS:le cose che ho scritto forse esulano dalla domanda/argomento portante ma è questo ciò che in sostanza mi ha ispirato il tuo ultimo intervento. Scusa quindi se ti ho dato modo di leggere cose ‘inopportune’.
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luigi '84
ciao risposte77...il tempo che viviamo ci dice ben poco su ciò che noi siamo e anche gli altri non sono più lo specchio delle nostre domande...questo perchè in un continuo inseguimento della funzionalità tecnica dell'individuo e dei saperi non cè più spazio per quel vissuto intimo,magmatico,pulsante di domande radicali che in ogni modo l'esistenza assegna all'uomo...la specializzazione dei saperi continua imperterrita a dirci cose su cose,ad aprire possibilità su possibilità mentre cerca di scalzare la prima possibilità umana originaria che è quella della 'domanda di senso'...a questa domanda nessun sapere tecnico-scientifico potrà mai rispondere perchè qui in gioco non è il 'come' qualcosa accade ma il 'perchè' qualcosa accade e accade proprio a me...perciò il sentimento di ciò che è essenzialmente 'mio' è veramente importante:Jung diceva
''Non posso usare un linguaggio scientifico per delineare il processo di questo sviluppo in me stesso, perché non posso sperimentare me stesso come un problema scientifico.Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore, e che cosa l’uomo sembra essere sub specie aeternitatis, può essere espresso solo con un mito. Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza. La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola''.
Questo per dire che per combattere la sofferenza ci sono tanti modi ma nessuno di essi è così definitivo e potente da 'definirti' come persona:cionondimeno tutte le vie 'terapeutiche' possono portare in quel posto decisivo dove ci si trova infine a scegliere di sè e per sè...
Saluti e auguri...
Luigi
PS:le cose che ho scritto forse esulano dalla domanda/argomento portante ma è questo ciò che in sostanza mi ha ispirato il tuo ultimo intervento. Scusa quindi se ti ho dato modo di leggere cose ‘inopportune’.
Invece ci hai colpito in pieno Luigi... ;-)
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Aggiornamento importante...
Ciao ragazzi...
nel ringraziarvi di questi bellissimi interventi.. e delle info/supporto che mi avete dato, vi scrivo per aggiornarvi sull emie evoluzioni.. ve lo devo:
Alla fine sono andata al riza.. e dopo avermi fatta vedere praticamente da tutti (psicologo, psichiata e dottoressa/naturopata) la conclusione e' stata:
sia per lo psicologo che per lo psichiatra la diagnosi che mi e' stata fatta di depressione bipolare e' infondata.. quindi i farmaci che sto prendendo (antiepilettici) sono inutili.
Allo stato attuale, quello che hanno riscontrato, e' una leggera depressione con picchi d'ansia...
Posso lasciare il farmaco.. e lo sto scendendo piano piano
lo psichiatra mi ha detto di utilizzare un ansiolitico all'occorrenza, ma io ho preferito optare per una terapia continuativa di fiori di bach / naturopatia con il supporto della dott.ssa sempre del riza.
lo psicologo del frattempo mi ha proposto una terapia breve.. ma per ora yho intenzione di continuare con la mia terapeuta ghestaldica.. dico per ora perche' comunque ho deciso di smettere con lei e se.. e dico se.. decido di continuare opterò per una terapia breve o una cognitivista.
E tutto e' bene quel che finisce bene ragazzi.. mi sembra di essere rinata.. di essere tornata a vivere!!
PS: con questo post mi scuso tanto con i moderatori.. lo so che la regola del forum e' quella di non portare casi personali.. grazie per la pazienza!!