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il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
Braveheart84
Io sono reduce da una terapia breve strategica, la quale ha Watzlawick e Nardone come fondatori. COme ho detto già su questo forum, a mio parere tale terapia può essere efficace per problemi ben localizzati (attacchi di panico, fobie), ma per i disagi esistenziali, più profondi, può ben poco.
Salve è la prima volta che scrivo qui e non vorrei correre il rischio di infrangere la netiquette, ma per quanto riguarda la tua affermazione, mi sento di dire rispettosamente che non la condivido molto. I "disagi esistenziali più profondi"... mi sembra che possano essere riferiti sempre e comunque alle nostre euristiche e siccome sono sempre e solo logiche di pensiero basta riconoscere il sistema per poi modificarlo... es: lineare vs circolare...
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Riferimento: Giorgio Nardone
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Lucensis
I "disagi esistenziali più profondi"... mi sembra che possano essere riferiti sempre e comunque alle nostre euristiche e siccome sono sempre e solo logiche di pensiero basta riconoscere il sistema per poi modificarlo... es: lineare vs circolare...
Credo che quanto dici del riconoscimento di euristiche come generatore di cambiamento e "guarigione", e del fatto che "siano sempre e solo logiche di pensiero" a fondamento della patologia, sia una delle tante ipotesi sulla psicopatologia. Dato che è un'ipotesi non la darei come certezza assoluta, considerando anche che ci sono orientamenti che hanno una concezione differente.
Anche se fosse solo questione di riconoscere - e la clinica dei disturbi di personalità mi sembra che metta piuttosto in crisi ciò -, è un processo estremamente difficile e complesso, soprattutto se si sta attenti a non dare soluzioni al paziente ma so pone al centro che sia lui a crearne di proprie. E quindi i tempi necessariamente diventano lunghi, anche molto...
Un saluto
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Riferimento: Giorgio Nardone
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Originalmente inviato da
Lucensis
Salve è la prima volta che scrivo qui e non vorrei correre il rischio di infrangere la netiquette, ma per quanto riguarda la tua affermazione, mi sento di dire rispettosamente che non la condivido molto. I "disagi esistenziali più profondi"... mi sembra che possano essere riferiti sempre e comunque alle nostre euristiche e siccome sono sempre e solo logiche di pensiero basta riconoscere il sistema per poi modificarlo... es: lineare vs circolare...
Il punto è proprio questo: non sempre la logica può essere efficace contro l'affettività. Anzi, direi che la logica con l'affettività ha quasi sempre la peggio! E molti dei disturbi piscologici hanno origine affettiva...si possono modificarli con la logica?
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Riferimento: Giorgio Nardone
Citazione:
I "disagi esistenziali più profondi"... mi sembra che possano essere riferiti sempre e comunque alle nostre euristiche e siccome sono sempre e solo logiche di pensiero basta riconoscere il sistema per poi modificarlo... es: lineare vs circolare...
Giacomo Leopardi si starà rivoltando nella tomba!!! :D
"L’uomo nasce a fatica, e già alla nascita rischia di morire. Per prima cosa prova angoscia e sofferenza; e già in principio i genitori cercano di consolarlo per essere nato. Poi man mano che cresce, i genitori lo sostengono e cercano, in seguito di incoraggiarlo con azioni e parole, e cercano pure di consolarlo: i genitori non compiono altro compito più gradito di questo. Ma perché far nascere, perché mantenere poi in vita chi bisogna consolare? Se la vita è sventura, perché la facciamo durare? In attingibile Luna, tale è la condizione degli uomini. Ma tu non sei mortale e forse poco ti importa delle mie parole"
(Da "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia")
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Riferimento: Giorgio Nardone
Interesanti: Pragmatica della comunicazione umana, La realtà della realtà e Change... dopo possiamo inziare a capire almeno di cosa si sta parlando. Inoltre per quanto riguarda le teorie della complessità, perdonatemi ma sono un fan di Guglielmo da Ockham ricordate ? entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem. Saluti
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Riferimento: Giorgio Nardone
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Originalmente inviato da
Lucensis
perdonatemi ma sono un fan di Guglielmo da Ockham ricordate ? entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem.
Un aiuto per chi non sa il latino???
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Riferimento: Giorgio Nardone
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Originalmente inviato da
tatee
Un aiuto per chi non sa il latino???
Occorre semplificare tutto ciò che può essere semplificato.Più o meno significa questo.
Cos'è secondo voi il disagio esistenziale? Io non credo che possa essere completamente racchiuso in una prospettiva psicologica
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Riferimento: Giorgio Nardone
ok se lo scegli tu ci fai un favore. Grazie. la traduzione è Non moltiplicare gli elementi più del necessario, il famoso "rasoio di Ockam" o Occam che dir si voglia... ovvero "A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta" William of Ockham.
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Riferimento: il disagio esistenziale
Spero possa andarvi bene questo titolo...
fatto ciò quoto la domanda di parsifal rispondendo che a mio modesto parere le prospettive da prendere in considerazione sono molteplici, ne cito alcune: si può parlare di disagio esistenziale senza prendere in esame il contesto socioantropologico...
Butto poi una pietruzza che so potrebbe far esplodere la discussione...e la dimensione della spiritualità dove la mettiamo?
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
wundt_12
Spero possa andarvi bene questo titolo...
fatto ciò quoto la domanda di parsifal rispondendo che a mio modesto parere le prospettive da prendere in considerazione sono molteplici, ne cito alcune: si può parlare di disagio esistenziale senza prendere in esame il contesto socioantropologico...
Butto poi una pietruzza che so potrebbe far esplodere la discussione...e la dimensione della spiritualità dove la mettiamo?
Ecco! anche secondo me non si può considerare il tema del disagio esistenziale senza riferirsi anche alla dimensione spirituale.
Siamo al mondo,ma non sappiamo perchè.Moriremo e non sappiamo il perchè.Soffriamo senza avere spiegazioni del motivo.
La psicologia si occupa di altri tipi di disagio,ma anche la mancanza di senso provoca disagio.Di questo non se ne occupano gli psicologi,ma altri,ad esempio le religioni.
Un rischio che rischiamo di correre è però quello di interpretare questo tipo di disagio solo secondo una chiave psicologica.
Era molto interessante il riferimento del precedente 3d a Leopardi.Se lo avete letto forse vi viene in mente "il dialogo tra la Natura e un Islandese".
In questi giorni ho in mente questo koan "Qual era il tuo volto prima che nascessero i tuoi genitori?".Naturalmente è una domanda senza risposta.
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
Parsifal
...
In questi giorni ho in mente questo koan "Qual era il tuo volto prima che nascessero i tuoi genitori?".Naturalmente è una domanda senza risposta.
Forse era il volto che i tuoi nonni immaginavano che i loro figli avrebbero immaginato per te :)
Sono restio a discutere di spiritualità. E' una dimensione che non mi appartiene, che non conosco. Penso leggerò e cercherò di imparare.
Ma non credo possa dare risposte alla mancanza di senso. Voglio dire: che c'è di così sconvolgente nel fatto che la vita non abbia senso? Può essere un'occasione di libertà. Nel senso che, se la vita non ha un senso di suo, possiamo assegnargliene uno noi.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
willy61
Forse era il volto che i tuoi nonni immaginavano che i loro figli avrebbero immaginato per te :)
Sono restio a discutere di spiritualità. E' una dimensione che non mi appartiene, che non conosco. Penso leggerò e cercherò di imparare.
Ma non credo possa dare risposte alla mancanza di senso. Voglio dire: che c'è di così sconvolgente nel fatto che la vita non abbia senso? Può essere un'occasione di libertà. Nel senso che, se la vita non ha un senso di suo, possiamo assegnargliene uno noi.
Buona vita
Guglielmo
eh si Guglielmo sono totalmente d'accordo con te... il vero mistero della vita è scoprire che non esiste un mistero...
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
willy61
Forse era il volto che i tuoi nonni immaginavano che i loro figli avrebbero immaginato per te :)
Sono restio a discutere di spiritualità. E' una dimensione che non mi appartiene, che non conosco. Penso leggerò e cercherò di imparare.
Ma non credo possa dare risposte alla mancanza di senso. Voglio dire: che c'è di così sconvolgente nel fatto che la vita non abbia senso? Può essere un'occasione di libertà. Nel senso che, se la vita non ha un senso di suo, possiamo assegnargliene uno noi.
Buona vita
Guglielmo
Non so se è una dimensione che possa essere accostata solo perchè lo sivuole.Credo che sia possibile quando si percepisce che qualcosa non torna.Che non c'è niente di scontato nel fatto che le cose esistano e che siano così,anzi è assurdo.Poi ognuno assegna un senso soggettivo alle cose,ma sono assurde anche queste attribuzioni.
Lo stesso passaggio dalla non esistenza prima della nascita all'esistenza è assurdo, è come trasformare lo zero in uno.D'altra parte per quello che ne so non esistevo prima della nascita.Quindi non c'è risposta
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
Parsifal
...Poi ognuno assegna un senso soggettivo alle cose,ma sono assurde anche queste attribuzioni.
mi piace questo richiamo al costruttivismo radicale... l'importante non è trovare le risposte ma porsi le giuste domande. Lucense
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
Lucensis
mi piace questo richiamo al costruttivismo radicale... l'importante non è trovare le risposte ma porsi le giuste domande. Lucense
mi piace!è un' idea molto zen :mano:
Bè sì il pensiero è utile per vivere meglio o peggio,e questo non è poco, però purtroppo non permette di rispondere a domande che riguardino il senso delle cose.e rimangono solo le domande
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Riferimento: il disagio esistenziale
Il problema è che la spiritualità (dimensione a mio parere presente in ogni uno di noi) resta su un piano inconoscibile, appunto resta un mistero. Attenzione non sto parlando di religione, che è un tentativo di incanalare quest'energia e darle un senso, ma di una vibrazione che interseca emozionalità e logica ma ne rimane sempre separata. A mio parere è poi la stessa vibrazione che ti fa vivere con ammirazione il mistero di una nascita. Spero di aver spiegato un pò qualcosa che probabilmente non è totalmente spiegabile ma interamente vivibile...
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Riferimento: il disagio esistenziale
Ciao a tutti, è molto bello questo thread!
Mi colpisce molto questa considerazione:
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Originalmente inviato da
Parsifal
La psicologia si occupa di altri tipi di disagio,ma anche la mancanza di senso provoca disagio.Di questo non se ne occupano gli psicologi,ma altri,ad esempio le religioni.
Un rischio che rischiamo di correre è però quello di interpretare questo tipo di disagio solo secondo una chiave psicologica.
se per disagio esistenziale intendiamo un malessere che deriva dalla sensazione che non ci sia un senso, non tutti riescono a trovare un "conforto" nella religione o nella filosofia...
forse uno psicologo può aiutare una persona a vivere bene, trasformando il disagio esistenziale in una ricerca spirituale del senso della propria vita.
In un certo senso, come dice Guglielmo:
"Può essere un'occasione di libertà. Nel senso che, se la vita non ha un senso di suo, possiamo assegnargliene uno noi."
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
Parsifal
Siamo al mondo,ma non sappiamo perchè.Moriremo e non sappiamo il perchè.Soffriamo senza avere spiegazioni del motivo.
La psicologia si occupa di altri tipi di disagio,ma anche la mancanza di senso provoca disagio.Di questo non se ne occupano gli psicologi,ma altri,ad esempio le religioni.
Ciò è vero solo in parte. Esistono delle prospettive psicologiche e psicoterapeutiche che mettono al centro il problema del "senso dell'esistenza", come problema specifico dell'uomo contemporaneo.
In particolare, ha sviluppato questa prospettiva lo psicoterapeuta viennese Victor Frankl.
A lui si deve la definizione di nevrosi "noogena", che si basa su di una concezione dell'individuo secondo la quale l'equilibrio psichico dipende dalla percezione significativa del sé e del proprio vissuto.
"Quando l'individuo non si sente significativo cerca compensazione o in gratificazioni artificiali (droghe chimiche e psichiche) o in atteggiamenti di potenza (comportamenti distruttivi ed autodistruttivi). Da qui la differenza tra l'uomo d'oggi che non è più frustrato sessualmente (come l'uomo del secolo scorso) ma si sente frustrato nell'universo valoriale." (da Wikipedia)
Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, ecco alcuni testi di riferimento:
- Viktor E. Frankl - Franz Kreuzer, In principio era il senso. Dalla psicoanalisi alla logoterapia,Queriniana, Brescia 1995
- Viktor E. Frankl, La sofferenza di una vita senza senso. Psicoterapia per l’uomo d’oggi, LDC, Leumann (TO), 1987
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
viola***
se per disagio esistenziale intendiamo un malessere che deriva dalla sensazione che non ci sia un senso, non tutti riescono a trovare un "conforto" nella religione o nella filosofia...
forse uno psicologo può aiutare una persona a vivere bene, trasformando il disagio esistenziale in una ricerca spirituale del senso della propria vita.
Concordo pienamente. :mano:
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Riferimento: il disagio esistenziale
Disagio esistenziale: attuale vissuto insoddisfacente ?
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Riferimento: il disagio esistenziale
Ho sempre creduto poco nei disagi esistenziali; a me questo termine non dice nulla
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
bella primavera
Ho sempre creduto poco nei disagi esistenziali; a me questo termine non dice nulla
Forse, dico forse, perchè non lo hai mai provato nè visto provare a qualcuno a te caro; come dice wundt, è qualcosa di molto profondo che interseca nella stessa persona, piu' livelli e fa vibrare piu' corde dell'animo umano, portandolo a porsi domande sul proprio interno, dove qs "interno" è una realta' soggettiva comprendente molti aspetti, interpersonale e relazionale e sul proprio "esterno" e la loro reciproca interazione e ad interrogarsi, fino a giungere in una situazione prospettica da cui ripartire o partire, come essere umano capace di vivere nel mondo, assumendo un proprio ruolo per "scelta", magari completamente o parzialmente diverso, da quello che aveva precedentemente.
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Riferimento: il disagio esistenziale
...che non esista potrá forse essere vero per te che non lo hai mai provato, oggi la psicopatologia, rispetto a qualche anno fa quando doveva confrontarsi soprattutto con temi legati alla sicurezza personale (...e da qui i disturbi sul versante fobico) é piena zeppa di problematiche legate al senso, alla ricerca di un perché e di un come. Ed é normale, fa parte un pó dei cicli storici; il benessere ha fatto diminuire le problematiche legate alla sopravvivenza e allla sicurezza, e con esse tutti i disturbi correlati, e ha iniziato a far nascere domande sul senso. E´possibile che se le contingenze storiche cambieranno, con esse cambieranno anche i disturbi associati.
In quanto alla terapia breve sono mooooolto prevenuto; il cambiamento lo si produce raramente con una ristrutturazione cognitiva, ma con un cambiamento delle attivazioni emotive che poi, appunto, permettono una ristrutturazione sul piano piú alto. Il percorso inverso lo vedo certamente piú immediato nei tempi ma non nella efficacia
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Riferimento: il disagio esistenziale
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
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Originalmente inviato da
ziogargamella
...che non esista potrá forse essere vero per te che non lo hai mai provato, oggi la psicopatologia, rispetto a qualche anno fa quando doveva confrontarsi soprattutto con temi legati alla sicurezza personale (...e da qui i disturbi sul versante fobico) é piena zeppa di problematiche legate al senso, alla ricerca di un perché e di un come. Ed é normale, fa parte un pó dei cicli storici; il benessere ha fatto diminuire le problematiche legate alla sopravvivenza e allla sicurezza, e con esse tutti i disturbi correlati, e ha iniziato a far nascere domande sul senso. E´possibile che se le contingenze storiche cambieranno, con esse cambieranno anche i disturbi associati.
In quanto alla terapia breve sono mooooolto prevenuto; il cambiamento lo si produce raramente con una ristrutturazione cognitiva, ma con un cambiamento delle attivazioni emotive che poi, appunto, permettono una ristrutturazione sul piano piú alto. Il percorso inverso lo vedo certamente piú immediato nei tempi ma non nella efficacia
Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
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Originalmente inviato da
bella primavera
Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
E la tua, non è forse un'attribuzione a sua volta pregiudizievole sul suo modo di vedere le cose diversamente da te, e qd, un tentativo di dare tu un senso fondato su premesse tue al suo discorso e a quelle che ritiene in campo psicologico, secondo lui, delle priorita'?
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Originalmente inviato da
bella primavera
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
:sbonk: mi chiedo quali siano le balle, nel dettaglio, che [U]ognuno[U]si racconta.. (!!)
un certo vissuto di inadeguatezza credo accompagni il disagio esistenziale così come (magari) anche una certa difficoltà e confusione nel riconoscere e perseguire i propri bisogni e desideri... ma non credo il [U]senso[U] dell'esistenza si riduca a questo...
:rolleyes: ciao..
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
E la tua, non è forse un'attribuzione a sua volta pregiudizievole sul suo modo di vedere le cose diversamente da te, e qd, un tentativo di dare tu un senso fondato su premesse tue al suo discorso e a quelle che ritiene in campo psicologico, secondo lui, delle priorita'?
facciamo chiarezza; se una persona dice che ha pregiudizi, e preconcetti si sta ponendo dei limiti, perchè le cose vanno conosciute e sperimentate
e tutto ciò che è legato ad un preconceto è un credenza che i limita.
riguardo il disagio, penso riguardi il fatto che alcune
persone non sappiano realmente cosa vogliono dalla vita, non hanno creato una gerarcha di bisogni su cui vivere la propria esp di vita (ricordate Maslow e i bisogni dell'essere umano)?
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Riferimento: il disagio esistenziale
beh, in buona parte sono d'accordo sul fatto le cose vadano sperimentate, ma da qule che dici desumo una domanda. Cos'è che non è una credenza limitante, dunque? dalle tue parole mi sembra conseguire la conlusione per cui ogni certezza (o presunta tale) che ciascuno si crea sulla propria esistenza è una credenza limitante.
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
bella primavera
Per me sono balle che ognuno racconta a se stesso, dietro al disagio esistenziale, esiste sicuramente una incapacità nel determinare quali siano i bisogni primari che ognuno di noi possiede in modo diverso dagli altri,Quali sono: sicurezza, amore, ambizione, varietà, amicizia; perseguire con un ordine del tutto personale, queste diverse priorità, porta al senso della nostra esistenza.
PS:spero di essere stato chiaro
Certo,come no...quindi la storia dell'uomo, che è andata avanti proprio per inesplicabilità di certe situazioni limite dell'esistenza è nullificata...quindi tutti i disagi storici,culturali,e in senso ampio antropologici sarebbero dettati dal fatto che l'uomo non si è creato una gerarchia di bisogni...
Bene,la gerarchia di bisogni innanzitutto da chi sarebbe dettata?Dalle nostre conoscenze biologiche sul funzionamento degli organismi?Cosè un bisogno?A questo punto basterebbe bere,mangiare,accoppiarsi e il gioco è fatto...non è mai stato così.Tutto il gioco dell'esistenza anche da un punto di vista evoluzionistico è andato avanti perchè c'erano domande travolgenti che hanno sempre spinto sull'orlo del baratro la riflessione umana...non c'è mai stato un solo momento in cui l'uomo abbia vissuto il suo 'ben-essere' con la soddisfazione di bisogni primari:se così fosse il tempo e lo spazio sarebbero fermi in quel punto in cui nessuna coscienza è suscettibile di sorgere,di pervenire alla problematizzazione dell'esperienza.La storia è andata avanti perchè ci sono state domande non perchè abbiamo trovato risposte...il vissuto della morte,il senso del limite,la tensione verso l'infinito non sono gerarchie organizzabili, da raggirare con supposti bisogni antecedenti, ma rappresentano la struttura fondamentale dell'esistenza umana nel mondo.E il senso proprio della sua possibilità.
Saluti
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Riferimento: il disagio esistenziale
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Originalmente inviato da
bella primavera
facciamo chiarezza; se una persona dice che ha pregiudizi, e preconcetti si sta ponendo dei limiti, perchè le cose vanno conosciute e sperimentate
e tutto ciò che è legato ad un preconceto è un credenza che i limita.
riguardo il disagio, penso riguardi il fatto che alcune
persone non sappiano realmente cosa vogliono dalla vita, non hanno creato una gerarcha di bisogni su cui vivere la propria esp di vita (ricordate Maslow e i bisogni dell'essere umano)?
se tu hai bisogno di assumere qs prospettiva, perchè ti da' un'ancora di sicurezza e certezze, puoi liberamente farlo, ma cerca di capire che è solo la tua personale "migliore" credenza, che probabilmente, ti permette di stare sufficientemente bene. La gerarchia dei bisogni di Maslow, è una teoria utile e conosciuta, fondata su 5 livelli, a cui ne aggiunse un'altro, il sesto quello dei bisogni spirituali e di trascendenza. Ora, il fatto che tu citi Maslow, che comprese i bisogni di trascendenza dell'uomo, non è un po' contraddittorio con la tua posizione prettamente empirista o sperimentalista dell'esistenza?
tra l'altro, ridurre i bisogni del'uomo a delle priorita' fondate su un'unica teoria, o anche due, mi sembra davvero una visione altamente limitante; se gli uomini non avessero appunto provato disagi nel loro essere nel mondo, se non avessero cominciato ad interrogarsi sul senso di moltissime cose, probabilmente, si sarebbero gia' estinti, o sarebbero rimasti indietro di secoli rispetto alla loro evoluzione antropologica, storica, psicologica e sociale.
E' altrettanto logico che la capacita' di interrogarsi sia da una parte, figlia di incertezze dettate dalla ricerca di un senso dovuta al proprio "non essere animali" la cui vita si fonda solo su certi biosogni e soddisfazione degli stessi ma sull'aver acquisito la consapevolezza di esserci e di essere destinati poi a non esserci piu', e che i tentativi di trovare qs risposte, abbiano comportato e comportino delle sofferenze, parlando di un tipo di sofferenza che è intrinseco nell'essere umano e che in alcuni puo' amplificarsi, diventando fonte di disagio, perchè probabilmente, hanno dentro di se' un percorso ancora incompiuto come persone.
Esisterebbero forse testimonianze artistiche di altissimo livello, come La Divina Commedia, la poetica di Foscolo, Leopardi, Manzoni, (solo per citarne alcuni tra i piu' famosi, sz voler far torto ad altri, come Tasso, ad es.), gli Ermetici,
i quadri di Michelangelo, di Leonardo Da Vinci, oltre a tutte le sue pre-invenzioni, se qs uomini non avessero vissuto certe tensioni interne che gli hanno permesso di dare forma a cio' che ci hanno lasciato a testimonianza di se' e del loro operato, nei secoli?
Tralascio volontariamente l'opera di grandissimi filosofi, dai greci piu' antichi, come Pitagora a testimonianza che sempre l'uomo ha avuto bisogno di porsi domande da qd si differenzio' dagli animali, non basando piu' la propria vita su esclusive priorita' (quali, tra l'altro? da parte tua, perchè non lo hai detto, tranne citare Maslow) di bisogni ma divenne autocosciente del proprio esistere e del proprio "pensare", oltre che del proprio "esserci".
I bisogni possono cambiare nel corso dell'evoluzione umana ed ontologica ma il mancato raggiungimento della propria priorita' di bisogni, non esaurisce certo il discorso del disagio esistenziale, è solo un tentativo di ridurre a qualcos'altro trasformandolo in una credenza base attorno cui far girare il tutto, cio' che è di per se' un discorso che riguarda l'uomo tutto nel suo essere e nella sua storia.
Se qs credenza fa str bene, per me ben venga, ma non tentiamo di esaurirci o annullarci discorsi molto piu' complessi.
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Riferimento: il disagio esistenziale
:roby:
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Originalmente inviato da
luigi '84
Certo,come no...quindi la storia dell'uomo, che è andata avanti proprio per inesplicabilità di certe situazioni limite dell'esistenza è nullificata...quindi tutti i disagi storici,culturali,e in senso ampio antropologici sarebbero dettati dal fatto che l'uomo non si è creato una gerarchia di bisogni...
Bene,la gerarchia di bisogni innanzitutto da chi sarebbe dettata?Dalle nostre conoscenze biologiche sul funzionamento degli organismi?Cosè un bisogno?A questo punto basterebbe bere,mangiare,accoppiarsi e il gioco è fatto...non è mai stato così.Tutto il gioco dell'esistenza anche da un punto di vista evoluzionistico è andato avanti perchè c'erano domande travolgenti che hanno sempre spinto sull'orlo del baratro la riflessione umana...non c'è mai stato un solo momento in cui l'uomo abbia vissuto il suo 'ben-essere' con la soddisfazione di bisogni primari:se così fosse il tempo e lo spazio sarebbero fermi in quel punto in cui nessuna coscienza è suscettibile di sorgere,di pervenire alla problematizzazione dell'esperienza.La storia è andata avanti perchè ci sono state domande non perchè abbiamo trovato risposte...il vissuto della morte,il senso del limite,la tensione verso l'infinito non sono gerarchie organizzabili, da raggirare con supposti bisogni antecedenti, ma rappresentano la struttura fondamentale dell'esistenza umana nel mondo.E il senso proprio della sua possibilità.
Saluti
Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole :roby:.
Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
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Riferimento: il disagio esistenziale
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
:roby:
Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole :roby:.
Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
Ci stai dando veramente una bella testimonianza:roby:
Ciao:ciao::mano:
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Riferimento: il disagio esistenziale
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
:roby:
Ciao Luigi, ti quoto in pieno.
Cercare di dare un senso alla nostra vita è come trovarsi di fronte ad un orizzonte infinito in continua evoluzione che si allontana sempre di più, man mano che cerchiamo di raggiungerlo.
E' come il puntino di luce che intravediamo in fondo al tunnel buio della vita, ma che, se ben mirato, ci può condurre verso un cielo azzurro dove splende il sole :roby:.
Ultimamente ho una visione ottimistica del mio percorso esistenziale...
Il mio cielo si va illuminando e il malessere, e il disagio esistenziale che
mi opprimevano si cominciano a dipanare. Scopro in me stessa l'energia per affrontare "la grande difficoltà dei rapporti con gli altri che vogliono parcellizzarci, mentre noi siamo l'infinito" (Lèvinas, 1982).
Bene...parole sentite e autentiche.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: il disagio esistenziale
Le credenze, sono quelle idee che bloccano la nostra crescita.
Es: è sempre stato cosi, è nella natura umana, nella vita non si può cambiare, i Tedeschi i Cinesi i Francesi sono fatti in un certo modo, quando magari chi lo afferma non è mai stato nè in Germania, nè in Francia ,nè in Cina. anche con le psicoterapIe si può dire la stessa cosa. Affermare di avere preconcetti su un modello di terapeutico senza conoscerlo solo perchè si discosta dalle nostre teorie di riferimento.
I bisogni di Maslow sono stati una geniale intuizione, io personalmente ora mi rifaccio alla scala dei bisogni di Tony Robbins
1) Sicurezza
2) Varietà
3) Importanza
4) Amore/Unione
E due principi superiori, 5) Crescita 6) comprensione
Non si tratta solamente di bisogni fisiologici, ma c'è ben altro; per me il disagio esistenziale è dovuto da una non corretta comprensione di tali bisogni, il disagio esistenziale non può essere visto come un qualcosa di inspiegabile, ma è possibile smascherarlo
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Riferimento: il disagio esistenziale
Citazione:
Originalmente inviato da
massimomassimo
beh, in buona parte sono d'accordo sul fatto le cose vadano sperimentate, ma da qule che dici desumo una domanda. Cos'è che non è una credenza limitante, dunque? dalle tue parole mi sembra conseguire la conlusione per cui ogni certezza (o presunta tale) che ciascuno si crea sulla propria esistenza è una credenza limitante.
Lo afferma anche il costruttivismo radicale (la realtà è inventata) e la PNL: la mappa non è il territorio
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Riferimento: il disagio esistenziale
Per me il disagio esistenziale è il vuoto che si sente dentro.
E' chiedersi continuamente come mai siamo al mondo..qual è il nostro scopo...dove andremo...che ne sarà di noi...
il disagio esistenziale è il non riuscire mai a trovare serenità e pace interiore.
E' questo vuoto enorme che si tenta di riempire in qualunque modo e a qualunque costo.
E' non sapere cosa farne della propria vita.
E' pensare, a volte, che non vale davvero la pena stare al mondo.
Il disagio esistenziale è come essere in mezzo ad una nebbia fitta, nella quale non solo ci si perde, ma ci si disperde anche con sè stessi.
Il disagio esistenziale è pensare che nessuno ti possa riuscire a capire.
E' camminare senza più sapere dove vuoi andare.
E' la ricerca continua di un valido motivo per vivere.
E' come stare in un mondo parallelo. Le persone intorno a te son tante, le vedi, le senti, ma non riesci a toccarle.
Risulta tutto inutile. Non c'è un senso a niente.
Ecco, secondo me è questo il disagio esistenziale.
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Riferimento: il disagio esistenziale
Citazione:
Originalmente inviato da
peste1987
Per me il disagio esistenziale è il vuoto che si sente dentro.
E' chiedersi continuamente come mai siamo al mondo..qual è il nostro scopo...dove andremo...che ne sarà di noi...
il disagio esistenziale è il non riuscire mai a trovare serenità e pace interiore.
E' questo vuoto enorme che si tenta di riempire in qualunque modo e a qualunque costo.
E' non sapere cosa farne della propria vita.
E' pensare, a volte, che non vale davvero la pena stare al mondo.
Il disagio esistenziale è come essere in mezzo ad una nebbia fitta, nella quale non solo ci si perde, ma ci si disperde anche con sè stessi.
Il disagio esistenziale è pensare che nessuno ti possa riuscire a capire.
E' camminare senza più sapere dove vuoi andare.
E' la ricerca continua di un valido motivo per vivere.
E' come stare in un mondo parallelo. Le persone intorno a te son tante, le vedi, le senti, ma non riesci a toccarle.
Risulta tutto inutile. Non c'è un senso a niente.
Ecco, secondo me è questo il disagio esistenziale.
Peste, credo che tu abbia delineato in modo chiaro e delicato l'ambito dell'attuale psicopatologia....
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Riferimento: il disagio esistenziale
scusate ma non capisco il senso di questo thread.
Si ascolta il paziente, si prende il DSM, si classifica il malessere in una certa sindrome, e poi si fa una certo tipo di psicoterapia.
Il "disagio esistenziale" come lo intendete qui si riferisce all'angoscia dell'esistenzialismo (tipo Heidegger) che deriva dalla consapevolezza della finitezza della vita, ma non è un "sintomo", è la nostra condizione di esseri umani (secondo gli esistenzialisti) e che quindi porta alla necessità di vivere la vita secondo la dimensione della Cura, ecc....
Altro discorso se per "disagio esistenziale" si intende il "senso di vuoto interiore", che è un "sintomo" (specificatamente del disturbo borderline), ma non credo che il thread si riferisca a questo.
E' importante classificare il malessere perchè, anche se in qualche modo "etichetta" uno stato d'animo, che di per sè sarebbe indecifrabile e soggettivo, permette di affrontarlo secondo una tecnica.
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Riferimento: il disagio esistenziale
Citazione:
Originalmente inviato da
bella primavera
Vedi il fatto che tu sia prevenuto, è una tua credenza limitante.
mi sfugge totalmente il senso di questo rispetto al messaggio che hai quotato...