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incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
Ultimamente mi è sorto un dubbio....
seguo in terapia diversi pazienti, ma adesso ne ho 3 che hanno bene o male la mia età...siamo nella stessa città, grande vero, ma alla fine i posti sono quelli...
Se in un locale, o comunque in giro, incontro un mio paziente, come devo comportarmi? Lo saluto o faccio finta di niente, aspettando che lo faccia lui? Potrà sembrare un dubbio stupido...ma può capitare...anzi, una paziente mi ha addirittura invitato alla festa che si farà nella sua zona a fine agosto...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Certo deontologicamente non proprio corretto è andare alla festa,prendersi un caffè o gelato insiema, andare a cena fuori ecc...ma quando si incontra un pz lo si saluta e si va oltre....
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Si direi proprio che lo si saluta ma nn si sta ad accettare inviti o non ci si intrattiene troppo...certo è imbarazzante...poi direi anche il fatto che gli dai del Lei davanti a vostri coetanei...in un contesto ludico serale sa un pò di strano!!!ma daltronde non possiamo stare rinchiusi e tappati in casa ;-)))
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Io gli do del tu in terapia...e non faccio psicoterapia ma terapia cognitiva.
Sull'uscire insieme certo, non si fa, è deontologicamente molto scorretto.
La mia paranoia è: vado a ballare, con mio marito e amici, bevi, cazzeggi, ti diverti..e incontro un mio paziente...che figura ci faccio?? Che magari mi vede brilla?
O in situazione più tranquilla, potrebbe essere in imbarazzo lui, quando gli amici chiedono "chi è?" per questo pensavo di non salutare mai io per prima, per non creare imbarazzo, ma poi certo non vorrei passare per maleducata..
si, mi faccio troppi problemi..
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
ciao Calethiel :), io ho imparato a domandare al cliente: "c'è qualcuno oltre me e lei (te) che sta facendo questo percorso?"
e poi domando pure.. "se si verificasse di vederci fuori, pensa(i) che sia il caso di salutarci oppure no?"
A volte è più facile domandare ai clienti che farci mille domande tra di noi :asd:
ciaociao
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Il saluto è obbligatorio ma stop....
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
la soluzione di Accadueo mi sembra la migliore.
La questione, secondo me, è che il vedere come lo psicologo si comporta fuori dall'ambito professionale è una variabile che può influenzare l'andamento della terapia, nel bene e nel male.
Se un paziente vede il proprio psicologo ubriaco alle feste, questo può inficiarne la credibilità e la fiducia.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
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*-ras-*
Se un paziente vede il proprio psicologo ubriaco alle feste, questo può inficiarne la credibilità e la fiducia.
La vita privata di una persona non dovrebbe influenzare la credibilità e la fiducia! Se sono uno psicologo non posso uscire a ballare e alzare il gomito?
Faccio un parallelo: quanti sono i medici che fumano?
Gli stessi medici che all'interno del loro studio vi consiglieranno caldamente di smettere, vuoi per una patologia ma vuoi anche perchè fa male... poi ognuno è libero di fare ciò che vuole. Se il mio medico non fuma, allora smetto anch'io? E se fuma, non gli do retta?
Non è così semplice.
Se faccio terapia con uno psicoterapeuta che reputo una persona degna di stima e fiducia e lo trovo a ballare e divertirsi, perchè mai non dovrei più fidarmi di lui/lei?
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
scusami tatee ma non è questo il discorso!
mi spiego tu puoi ballare,fumare e fare ciò che vuoi ma NON devi farlo CON un tuo pz.
SE vai in discoteca con amici lo puoi fare ma non puoi fissare un appuntamento con un tuo pz x andare in discoteca...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
non ho detto che non puoi farlo, ma che se il paziente vede quello che fai , per inferenza ti attribuisce delle caratteristiche (=processi attribuzione).
E' normale che se vedi una persona, in base a come si comporta, in modo consapevole o meno attribuisci a quella persona dei tratti di personalità. Lo facciamo tutti. Se è un paziente che vede il proprio psicologo come si comporta fuori dallo studio, non puoi negare che questo influenzerà anche il rapporto che si svolge all'interno dello studio.
Poi ovviamente la neutralità è più o meno importante a seconda dell'orientamento teorico.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Siceramente credo che l'esempio del medico sia fuori luogo... il rapporto cliente - psicologo è diverso da quello paziente - medico... cosa ne pensate??
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GIOVANEPSY83
Siceramente credo che l'esempio del medico sia fuori luogo... il rapporto cliente - psicologo è diverso da quello paziente - medico... cosa ne pensate??
ovviamente concordo. A volte tra paziente e psicoterapeuta, il rapporto che si instaura può essere esso stesso terapeutico.
Pensiamo ad esempio a tutti quei casi in cui la relazione tra pz e terapeuta è sostitutiva e riparativa della cattiva relazione che il pz aveva avuto nell'infanzia con la figura materna. E' ovvio che lo psicoterapeuta si carica di valenze che vanno oltre il rapporto tra il medico e il paziente. (in psicoanalisi c'è tutta una corrente teorica che dà importanza a questo aspetto, si pensi alla teoria delle relazioni oggettuali, alla reverie di Bion, a Winnicott, ecc...).
Se il mio medico mi dice di non fumare e non bere, io posso anche vederlo alle feste di paese ubriacarsi e fumare gli spinelli, ma se io NON fumo, il tumore ai polmoni NON mi viene. Peggio per lui se beve o fuma. Perché il corpo è una macchina e funziona indipendentemente dal tipo di relazione che io ho col mio medico. La psiche in vece no, non funziona indipendentemente dal tipo di relazione che il pz ha nel terapeuta!
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Originalmente inviato da
*-ras-*
ovviamente concordo. A volte tra paziente e psicoterapeuta, il rapporto che si instaura può essere esso stesso terapeutico.
Pensiamo ad esempio a tutti quei casi in cui la relazione tra pz e terapeuta è sostitutiva e riparativa della cattiva relazione che il pz aveva avuto nell'infanzia con la figura materna. E' ovvio che lo psicoterapeuta si carica di valenze che vanno oltre il rapporto tra il medico e il paziente. (in psicoanalisi c'è tutta una corrente teorica che dà importanza a questo aspetto, si pensi alla teoria delle relazioni oggettuali, alla reverie di Bion, a Winnicott, ecc...).
Se il mio medico mi dice di non fumare e non bere, io posso anche vederlo alle feste di paese ubriacarsi e fumare gli spinelli, ma se io NON fumo, il tumore ai polmoni NON mi viene. Peggio per lui se beve o fuma. Perché il corpo è una macchina e funziona indipendentemente dal tipo di relazione che io ho col mio medico. La psiche in vece no, non funziona indipendentemente dal tipo di relazione che il pz ha nel terapeuta!
Scusa ras, ma che vuol dire che il corpo è una macchina? Spesso, anche le terapie mediche, hanno piu' o meno efficacia a seconda del tipo di relazione che si ha con il medico; inoltre, se molte ricerche cercano di dimostrare che anche una psicoterapia puo' produrre effetti piu' o meno rilevanti anche a livello corporeo, a partire da quelli benefici o meno per il snc, come ci mostrano le neuroscienze che collaborano a qs studi, ad es., di certi orientamenti psicoanalitici o di altre terapie, tramita la rmn funzionale, la spect, ecc, come puo' reggersi un'affermazione del genere?
E se il corpo fosse una macchina, che ruolo avrebbe la bioenergetica, ad es?
Tu hai una visione dicotomica di corpo e mente, nel senso che il loro funzionamento è indipendente e che solo la psiche è influenzata dal tipo di relazione con una figura di riferimento significativa? O c'è un contenuto diverso nella tua affermazione?
Io mi riferisco esclusivamente al ruolo della relazione e alla tua affermazione che è il corpo è una macchina, non ad altro, tralasciando il fatto che se mi trovo nello studio con un medico che fuma (cosa vietata, tra l'altro..) mi becco il fumo passivo e mi posso ammalare lo stesso, oltre a rimanerne molto infastidito o, come ragazzo, magari, a volerlo emulare.
Ti sarei grata se mi chiarissi un po' le idee sul tuo punto di vista.
Grazie, ciao
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
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Originalmente inviato da
Calethiel
Ultimamente mi è sorto un dubbio....
seguo in terapia diversi pazienti, ma adesso ne ho 3 che hanno bene o male la mia età...siamo nella stessa città, grande vero, ma alla fine i posti sono quelli...
Se in un locale, o comunque in giro, incontro un mio paziente, come devo comportarmi? Lo saluto o faccio finta di niente, aspettando che lo faccia lui? Potrà sembrare un dubbio stupido...ma può capitare...anzi, una paziente mi ha addirittura invitato alla festa che si farà nella sua zona a fine agosto...
Per formazione non saluto mai per prima un pz in carico che incontro, ma, rispondo con un saluto se lui mi saluta. Come ti hanno già detto possono esserci persone vicine a lui o con te per cui lui non gradisce rispondere ad eventuali domande inerenti l'incontro. Ci sono poi pz che invece si soffermano con petulante insistenza mentre sei al supermercato e stai cercando quel prodotto che proprio ti serve e non trovi (magari mentre i bimbi ti spingono verso il reparto giochi in attesa di un regalino) (a me è capitato), in qs caso saluto cordialmente e taglio molto corto, sottolineando con la mia "sintesi verbale" (non propriamente tipica della mia persona) che quello non è il contesto. Diverso il mio atteggiamento con chi ha concluso il percorso: mi soffermo se è lui a fermarsi per primo.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Che poi non ho mai capito una cosa... posto che una donna venga da me in analisi, se la reincontro dopo 10 anni neppure posso sposarmela?
In 10 anni le persone "cambiano", magari ha viaggiato per mezzo mondo nel frattempo, ha visto gente, avuto ragazzi, che "potere" potrei mai avere su di lei?
Diverso è il caso in cui esco con lei MENTRE ce l'ho in terapia.
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Originalmente inviato da
Cercatore
Diverso è il caso in cui esco con lei MENTRE ce l'ho in terapia.
Beh, ma penso che il problema posto da Cale riguardi un incontro casuale, non combinato :dunno:
Io non so esprimermi sulla questione, non ne ho ancora le competenze :blush: , ma ho trovato interessante l'idea di Accadueo :sisi:
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Tu hai una visione dicotomica di corpo e mente, nel senso che il loro funzionamento è indipendente e che solo la psiche è influenzata dal tipo di relazione con una figura di riferimento significativa? O c'è un contenuto diverso nella tua affermazione?
Io mi riferisco esclusivamente al ruolo della relazione e alla tua affermazione che è il corpo è una macchina, non ad altro, tralasciando il fatto che se mi trovo nello studio con un medico che fuma (cosa vietata, tra l'altro..) mi becco il fumo passivo e mi posso ammalare lo stesso, oltre a rimanerne molto infastidito o, come ragazzo, magari, a volerlo emulare.
Ti sarei grata se mi chiarissi un po' le idee sul tuo punto di vista.
Grazie, ciao
intanto non stiamo parlando di quello che succede nello studio, ma fuori, quindi siamo d'accordo che il medico non deve fumare durante la visita.
E poi, non stiamo parlando della relazione mente-corpo, ma della relazione tra medico-paziente e psicologo-paziente (dicendo psicologo è sottinteso che il discorso vale anche per psicoterapeuta e psichiatra).
Certo che la mente e il corpo si influenzano a vicenda, anzi sono tutt'uno (mi viene in mente l'isteria, ad esempio).
Però il medico e lo psicologo si occupano di 2 ambiti diversi per definizione e quindi (secondo me) ai fini della cura, la relazione con il paziente gioca un ruolo diverso per il medico e per lo psicologo.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Riguardo la domanda iniziale anch'io trovo molto utile il suggerimento di accadue, in ogni caso io eviterei di salutarlo per primo.
Effettivamente incontrarlo la sera, magari in un disco-pub potrebbe essere molto imbarazzant... ecco perchè è sempre meglio non lavorare nella città in cui si risiede
Citazione:
Originalmente inviato da
tatee
La vita privata di una persona non dovrebbe influenzare la credibilità e la fiducia! Se sono uno psicologo non posso uscire a ballare e alzare il gomito?
Faccio un parallelo: quanti sono i medici che fumano?
Gli stessi medici che all'interno del loro studio vi consiglieranno caldamente di smettere, vuoi per una patologia ma vuoi anche perchè fa male... poi ognuno è libero di fare ciò che vuole. Se il mio medico non fuma, allora smetto anch'io? E se fuma, non gli do retta?
Non è così semplice.
Se faccio terapia con uno psicoterapeuta che reputo una persona degna di stima e fiducia e lo trovo a ballare e divertirsi, perchè mai non dovrei più fidarmi di lui/lei?
Se incontri il chirurgo che deve asportarti la cisti in un pub, ubriaco, sicuramente ci pensi due volte volte prima di farti operare da lui! credo...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
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Originalmente inviato da
*-ras-*
intanto non stiamo parlando di quello che succede nello studio, ma fuori, quindi siamo d'accordo che il medico non deve fumare durante la visita.
E poi, non stiamo parlando della relazione mente-corpo, ma della relazione tra medico-paziente e psicologo-paziente (dicendo psicologo è sottinteso che il discorso vale anche per psicoterapeuta e psichiatra).
Certo che la mente e il corpo si influenzano a vicenda, anzi sono tutt'uno (mi viene in mente l'isteria, ad esempio).
Però il medico e lo psicologo si occupano di 2 ambiti diversi per definizione e quindi (secondo me) ai fini della cura, la relazione con il paziente gioca un ruolo diverso per il medico e per lo psicologo.
Ti ringrazio per la risposta, mi aveva molto colpito la tua affermazione, per qs ti ho fatto quella domanda. Rispetto all'incontrare un pz fuori, per quello che ne so io, se è lui a salutarti per primo, devi rispondere con il saluto ma, in genere, non salutarlo per primo, perchè potresti metterlo in imbarazzo, se è con qualcun altro o li' vicino c'è qualcuno che potrebbe conoscere entrambi, nè andarci a delle feste.
La cosa migliore, è cmq, accordarsi prima, anche su qs'aspetto, come è stato detto da accadueo, invece di trovarsi impreparati o altro, per salvaguardare la relazione.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Grazie a tutti
ribadisco comunque che io non faccio psicoterapia, ma terapia cognitiva (e quindi lavoro su memoria attenzione programmazione ecc...) e quindi forse è un rapporto più rilassato, certo non mi fermano per parlare dei loro problemi...quello magari lo fanno i genitori ansiosi nel caso di pazienti più piccoli :argh:
E come ha detto dany, io parlavo di un incontro casuale, non certo combinato!!
Adesso sono partiti tutti per le vacanze (tutti tranne me ovviamente:zott: ) ma a settembre quando tornano seguirò il consiglio di accadueo e gliene parlerò, anche se posso già immaginare le loro risposte. :)
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
se e´psicoterapia cognitiva ok sulle modalitá indicate da accadueo.
se é riabilitazione cognitiva no problem, cambia totalmente il setting!
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Riabilitazione cognitiva. Ma in ogni caso non mi sembra corretto uscirci. :P
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
larapull
infatti non lo è!!!
siete troppo rigidi. E' nei rapporti modello psicoterapia che per mille e più motivi non è deontologicamente corretto uscire con dei clienti. Nel caso di rapporti diversi come quelli vincolati da una riab.cognitiva non ci sono problemi. E' come uscire una sera con il tuo arrotino, il tuo avvocato o il tuo cardiologo. Nulla di male.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Ok, ma uscendo dal mio caso specifico, che non ci esco per altri motivi, non mi sembra comunque corretto.
Ci esco e se non dovesse funzionare? Ci vediamo comunque tutte le settimane in terapia, e comunque lui deve avere fiducia in me, nelle mie competenze. Anche se è un rapporto diverso da quello con lo psicoterapeuta credo che un uscita programmata influenzerebbe il lavoro di riabilitazione.
Diverso invece uscirci dopo che la terapia è conclusa :P
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
esco con un cliente/pz/utente magari litighiamo x pareri discordanti poi lui/lei viene a studio x riabilitazione come sarà secondo voi il rapporto?
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
io condivido in pieno l'idea di Accadueo! cioè il fatto di chiedere al paziente:lo trovo giustissimo! :approved: Calethiel condivido anche io che meglio tagliar corto quando le incontri queste persone se poi ti vedono in "momenti imbarazzanti" bella domanda come comportarsi!! :sbonk: :sbonk:
Citazione:
Originalmente inviato da
Accadueo
ciao Calethiel :), io ho imparato a domandare al cliente: "c'è qualcuno oltre me e lei (te) che sta facendo questo percorso?"
e poi domando pure.. "se si verificasse di vederci fuori, pensa(i) che sia il caso di salutarci oppure no?"
A volte è più facile domandare ai clienti che farci mille domande tra di noi :asd:
ciaociao
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
Calethiel
Ultimamente mi è sorto un dubbio....
seguo in terapia diversi pazienti, ma adesso ne ho 3 che hanno bene o male la mia età...siamo nella stessa città, grande vero, ma alla fine i posti sono quelli...
Se in un locale, o comunque in giro, incontro un mio paziente, come devo comportarmi? Lo saluto o faccio finta di niente, aspettando che lo faccia lui? Potrà sembrare un dubbio stupido...ma può capitare...anzi, una paziente mi ha addirittura invitato alla festa che si farà nella sua zona a fine agosto...
Credo che il saluto sia "doveroso" ed educato, tutto il resto andrebbe evitato e spiegato, con tatto ed empatia, al paziente...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
ciao, il saluto è normale che ci sia tra due persone che per qualsiasi motivo si conoscono! ma credo che frequentare un paziente influisca sul rapporto psicologo/paziente in modo negativo!
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
ciao a tutti, io credo che bisogna salutare in modo cordiale i pazienti che abbiamo in terapia se li incontriamo in giro, ma poi si va avanti e se proprio ci sentiamo imbarazzati o ci sentiamo di non poter divertirci cambiamo locale. Riguardo invece al fatto che gli amici ci possono chiedere chi sia possiamo tranquillamente dire che è un conoscente.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
Calethiel
La mia paranoia è: vado a ballare, con mio marito e amici, bevi, cazzeggi, ti diverti..e incontro un mio paziente...che figura ci faccio?? Che magari mi vede brilla?
..
come ti capisco...ultimamente sono in paranoia prorpio x questo stesso motivo..anch'io ho pz giovani e spesso quando esco o vado in zone dove so che loro abitano o che frequentano mi imparanoio che potrei incontrarli....ma il problema me lo pongo soprattutto quando vado in discoteca o in locali serali, dove magari beviamo cazzeggiamo e magari ho anche un abbigliamento non molto professionale...e magari mi sbaciucchio con il mio tesoro....
x non parlare poi della paura di incontrarli a mare...dove magari sei pure in bichini...
il mio ragazzo mi prende in giro x questo ma che ci devo fà??
io cmq penso che se dovessi incontrarne uno lo saluterei in modo cordiale e poi mi allontanerei....non ce la farei a far finta di niente...poi dipende anche dal tipo di pz....
fatto sta che l'idea di fingere di non vederlo non mi piace affatto....
la mia paranoia nonè tanto quella del saluto, quanto quella che lui lei possa vedermi in situazioni non consone al ruolo che rivesto in terapia..tutto qui...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Mi sembra che stiamo a farci un po' troppe paranoie...
Il saluto non si nega a nessuno, è indice di buona educazione e non pregiudica niente e nessuno, anzi! peggio sarebbe far finta di nulla e girarsi dall'altra parte...
Cosa potrebbe pensare il mio paziente? Perchè il mio psicologo non mi saluta? Mi parla solo quando lo pago??? (passatemi l'ironia...)
Inoltre se questa persona è insieme ad amici che non sanno che lui/lei va dallo psicologo, è una scelta del paziente dirlo o meno: "quello era il mio psicologo" oppure "quello era un vecchio amico/collega/ecc..."
Se io per prima non saluto potrei trasmettere anche il messaggio che sia disdicevole dichiarare di andare dallo psicologo e che quindi sia meglio tenere la cosa nascosta...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
tatee
Mi sembra che stiamo a farci un po' troppe paranoie...
Il saluto non si nega a nessuno, è indice di buona educazione e non pregiudica niente e nessuno, anzi! peggio sarebbe far finta di nulla e girarsi dall'altra parte...
Cosa potrebbe pensare il mio paziente? Perchè il mio psicologo non mi saluta? Mi parla solo quando lo pago??? (passatemi l'ironia...)
Inoltre se questa persona è insieme ad amici che non sanno che lui/lei va dallo psicologo, è una scelta del paziente dirlo o meno: "quello era il mio psicologo" oppure "quello era un vecchio amico/collega/ecc..."
Se io per prima non saluto potrei trasmettere anche il messaggio che sia disdicevole dichiarare di andare dallo psicologo e che quindi sia meglio tenere la cosa nascosta...
Concordo pienamente con Tatee :approved:
Un saluto a tutti!
E. :yahoo:
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
Calethiel
Grazie a tutti
ribadisco comunque che io non faccio psicoterapia, ma terapia cognitiva (e quindi lavoro su memoria attenzione programmazione ecc...) e quindi forse è un rapporto più rilassato, certo non mi fermano per parlare dei loro problemi...quello magari lo fanno i genitori ansiosi nel caso di pazienti più piccoli :argh:
E come ha detto dany, io parlavo di un incontro casuale, non certo combinato!!
Adesso sono partiti tutti per le vacanze (tutti tranne me ovviamente:zott: ) ma a settembre quando tornano seguirò il consiglio di accadueo e gliene parlerò, anche se posso già immaginare le loro risposte. :)
Scusa Calethiel se estrapolo una tua frase dal contesto è solo che mi ha molto colpito:cosa intendi quando dici "non mi fermano per parlare dei loro problemi...quello magari lo fanno i genitori ansiosi nel caso di pazienti più piccoli"??
Grazie se vorrai rispondermi.
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
Io non mi occupo di psicoterapia ma di riabilitazione cognitiva. Quindi è difficile che i miei pazienti adulti se l'incontro mi parlino dei loro problemi di memoria, attenzione o pianificazione...
Mentre seguo anche degli adolescenti, e in questo caso è più facile che i genitori, preoccupati per il rendimento scolastico dei figli, ti parlino dei loro problemi.
Come mai questa curiosità?
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
La curiosità mi è venuta perchè avevo capito che dicevi che alcuni psicologi si pongono come genitori ansiosi( che in alcuni casi è vero).Insomma non so bene cosa fa uno psicologo che si occupa di riabilitazione cognitiva e non avevo capito bene la domanda...diciamo che più che leggere avevo interpretato, peraltro erroneamente:blush:.
...Scusa ma tu che scuola di specializzazione hai fatto...se posso chiedere.
Io per questa scuola di specializzazione sto brancolando nel buio e sono nell'indecisione più totale...
Anche se forse questo non è il thread più adatto per discuterne...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio
Citazione:
Originalmente inviato da
EriPsycho78
Concordo pienamente con Tatee :approved:
Un saluto a tutti!
E. :yahoo:
è infatti prorpio quello che penso anch'io sul saluto.....
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
Ciao Penelope! sai anche io condivido la tua paura di incontrare, un domani, un paziente quando sarò in bichini al mare..brrr:sbonk:
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
ragazzi siamo persone non anime celesti!!!
Quindi anche se un paziente ci vede in bikini sa sarà mai, basta non si pregiudichi la relazione...
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Riferimento: incontrare pazienti fuori dallo studio casualmente...
Citazione:
Originalmente inviato da
larapull
ragazzi siamo persone non anime celesti!!!
Quindi anche se un paziente ci vede in bikini sa sarà mai, basta non si pregiudichi la relazione...
beh non è detto che la relazione venga pregiudicata x questo...ma vedere il prorpio terapeuta in bichini non è come vedere il proprio giornalaio...