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Una richiesta per un personaggio da racconto!
Salve ragazzi, in tanti anni non ho mai postato qui, se i mod ritengono sbagliata la posizione prego loro di spostarlo dove più convenienete, ma volevo chiedervi un parere sul livello di verosimiglianza di un caso che volevo "costruire" per un racconto.
Se mi poteste dare consigli sulle eventuali falle, alternative o dritte ve ne sarei molto grato.
In pratica volevo costruire un profilo, una narrazione di un serial killer partendo dai traumi infantili che lo hanno "deviato".
Premetto che sarà una lettura breve e tutt'altro che piacevole, anche se affatto cruenta, l'obiettivo è di creare uno scheletro per un personaggio da racconto il più "verosimile" possibile.
Grazie anticipatamente per i consigli!
Il bimbo all'età di due anni è stato rapito alla madre
ed è stato tenuto in "cattività" sino a sette anni rinchiuso nella stessa casa senza mai uscire, studiare , vedere altre persone allevato come un servo, senza neppure ricevere un nome vero e proprio solo la tv era permessa.
Nessuna violenza sessuale, solo psicologica e fisica.
Il soggetto poi, a 7 anni, quindi dopo 5 di questa vita terribbile
vede i suoi "genitori" alle prese con dei ladri e trova in mano una pistola dei rapinatori
i genitori urlano strillano di darla a loro e lui vedendo che per la prima volta hanno paura li uccide e fà scappare i ladri.
Lo schema per cui continua ad uccidere le persone a cui viene affidato, sino al momento dell'indipendenza legale, è di ricreare il momento di potere e liberazione associato all'avere prima figure "genitoriali" e poi sbarazzarsene con l'omicidio.
Da adulto mantiene l'omicidio seriale in modo più distaccato, senza grandi legami, come forma d'arte e sfogo dei suoi bisogni deviati.
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Salve ragazzi, in tanti anni non ho mai postato qui, se i mod ritengono sbagliata la posizione prego loro di spostarlo dove più convenienete, ma volevo chiedervi un parere sul livello di verosimiglianza di un caso che volevo "costruire" per un racconto.
Se mi poteste dare consigli sulle eventuali falle, alternative o dritte ve ne sarei molto grato.
In pratica volevo costruire un profilo, una narrazione di un serial killer partendo dai traumi infantili che lo hanno "deviato".
Premetto che sarà una lettura breve e tutt'altro che piacevole, anche se affatto cruenta, l'obiettivo è di creare uno scheletro per un personaggio da racconto il più "verosimile" possibile.
Grazie anticipatamente per i consigli!
Il bimbo all'età di due anni è stato rapito alla madre
ed è stato tenuto in "cattività" sino a sette anni rinchiuso nella stessa casa senza mai uscire, studiare , vedere altre persone allevato come un servo, senza neppure ricevere un nome vero e proprio solo la tv era permessa.
Nessuna violenza sessuale, solo psicologica e fisica.
Il soggetto poi, a 7 anni, quindi dopo 5 di questa vita terribbile
vede i suoi "genitori" alle prese con dei ladri e trova in mano una pistola dei rapinatori
i genitori urlano strillano di darla a loro e lui vedendo che per la prima volta hanno paura li uccide e fà scappare i ladri.
Lo schema per cui continua ad uccidere le persone a cui viene affidato, sino al momento dell'indipendenza legale, è di ricreare il momento di potere e liberazione associato all'avere prima figure "genitoriali" e poi sbarazzarsene con l'omicidio.
Da adulto mantiene l'omicidio seriale in modo più distaccato, senza grandi legami, come forma d'arte e sfogo dei suoi bisogni deviati.
Una collega autrice, o aspirante tale - credo. O sei autore?
Vorrei solo capire una cosa: i delitti in quale momento avverrebbero dal punto di vista dell'affidamento? Subito prima, un pò prima...?
Oddio... in teoria, quanti affidamenti riceverebbe questo personaggio? :look:
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sono un maschietto, sfigato ma ancora maschietto :argh: :asd:
I delitti in pratica erano stati eseguiti dopo il primo omicidio, in pratica vedeva i genitori nuovi "mollaccioni" e si sentiva a disagio per il loro modo gentile e la cosa gli causava un ansia e un senso di inadeguatezza che lo spingeva a liberarsi di loro come aveva fatto in passato.
Il trucco narrativo è che riesce a farla franca con una inaspettata abilità nei dettagli.
Alla fine i suoi sentimenti si "raffreddano" e l'omicidio diventa più un rituale, una sua personale forma d'arte.Grazie mille per rispondermi!
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sono un maschietto, sfigato ma ancora maschietto :argh: :asd:
I delitti in pratica erano stati eseguiti dopo il primo omicidio, in pratica vedeva i genitori nuovi "mollaccioni" e si sentiva a disagio per il loro modo gentile e la cosa gli causava un ansia e un senso di inadeguatezza che lo spingeva a liberarsi di loro come aveva fatto in passato.
Il trucco narrativo è che riesce a farla franca con una inaspettata abilità nei dettagli.
Alla fine i suoi sentimenti si "raffreddano" e l'omicidio diventa più un rituale, una sua personale forma d'arte.Grazie mille per rispondermi!
Non so ovviamente entrare nei personaggi data la scarsità del mio stile, ma:
- E' bello furbo se ogni volta muoiono i suoi genitori adottivi - o chi per loro - e nessuno sospetta nulla (per carità, non voglio mettere in crisi niente e nessuno: è solo una mia osservazione, prendila per quella che è :sbonk:)
- In teoria, uccidendo coloro che odia si ritroverebbe ancora in braccio ad altre persone che odierebbe ancora di più - altra gente che lo tiene sotto controllo. A meno che non ci siano delle pause, degli intervalli... ma lascio gli elementi al creativo. Se scrivessi queste cose adesso darei vita solo a sciocchezze. Lascio a chi più di competenza. :approved:
Buona serata.
(Ogni tanto, per inciso, guardo telefilm polizieschi per prendere ispirazione... :asd: telefilm o programmi dalle stesse tematiche. E con questo basta altrimenti il racconto nasce qui, data la quantità di righe. :look:)
Buona creazione! :approved:
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Si dei sospetti ci sono, ma riesce a pararsi a lungo.
Ma la psicologia di questo personaggio è verosimile questo era il mio dilemma.
Intanto grazie ancora per avermi risposto, e buona notte io crollo x.x
:mano:
Grazie mille per l'auugrio!
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A me leggendo lo schema del racconto, è venuto un dubbio: il bambino è deprivato, essendo tenuto per 5 anni chiuso in casa e sottoposto "solo" a violenze psicologiche e fisiche; quando i genitori, davanti ai ladri, urlano e strillano di dare a loro la pistola, come fa (a meno che tu non abbia gia' un trucco narrativo d'aggancio coerente) a capire e distinguere che questo loro comportamento, con urli e strilla, è da "mollaccioni" rispetto ad un comportamento agitato che manifesta per lui un'altra forma di violenza? Cioè non avendo avuto contatti emotivi con altri, ma solo con loro, cosa lo porta a "capire" :"questo è il mio momento?", seppure in una forma non cosi' bene articolata e ad avere un comportamento che gli permetta di liberarsi?
anche se poi, diverra' sempre piu' prigioniero, suppongo?:mumble:
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l'idea è che capiscono che per la prima volta loro hanno paura...dell'oggetto che ha in mano, per questo pensa di usarlo...avevano avuto una brutta lite, e l'idea era che avesse fatto alla fine un atto di forza perchè troppo esasperato.
edit: il discorso dei mollaccioni era iferito ai suoi NUOVI genitori, quando era stato trovato e poi adottato davvero, loro si comportano davvero bene con lui e lui si spaventava per il diverso atteggiamento...e avendo lo schema che uccidendo calava l'ansia ripetava l'atto.
troppo assurdo?
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l'idea è che capiscono che per la prima volta loro hanno paura...dell'oggetto che ha in mano, per questo pensa di usarlo...avevano avuto una brutta lite, e l'idea era che avesse fatto alla fine un atto di forza perchè troppo esasperato.
edit: il discorso dei mollaccioni era iferito ai suoi NUOVI genitori, quando era stato trovato e poi adottato davvero, loro si comportano davvero bene con lui e lui si spaventava per il diverso atteggiamento...e avendo lo schema che uccidendo calava l'ansia ripetava l'atto.
troppo assurdo?
No, bello, invece, perchè il bambino ha passato la sua infanzia in un clima del tutto diverso che ha fatto "proprio", cioè non riesce ad abituarsi al "bene", suppongo. Cioè alla fine i "vecchi genitori", quelli che lo avevano rapito, "sono sempre dentro di lui", piu' o meno, come schema, cosi' l'unico atto possibile di liberarsi di loro e degli "altri" perchè "diversi" dai primi perchè non sa come comportarsi, non conosce l'affetto e lo confonde, per cui deve sbarazzarsene per liberarsi dalla propria ansia, etc, etc...Che dici?
Non è troppo assurdo, secondo me, no no. Sei bravo a scrivere, dai...Piccola parcella contributi?:P
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Posso citarti nei ringraziamenti, cmq si, l'idea era proprio quella.
Evviva :D Grazie x il bravo scrittore :)
Anche a Sniper eh!
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Posso citarti nei ringraziamenti, cmq si, l'idea era proprio quella.
Evviva :D Grazie x il bravo scrittore :)
Anche a Sniper eh!
Si grazie:inchino: una citazione va bene.
Sara' un bel testo, secondo me:):approved:
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Beh sempre amatoriale temo ^ ^;
Cmq grazie davvero :cute:
Il personaggio poi pensavo di ritrarlo più adulto, quando oramai ha un equilibrio , se mi si passa il termine, più razionale verso il istinto omicida.
Diventa meno passionale, più freddo, più un tipo d'arte, una sfida intellettuale per tenere impegnata la mente.
Meglio un sudoku vero? Eh...
Pensavo però di dargli un "punto debole", inteso come un senso di empatia rimasto, ma verso i bambini.
Non riesce a fare del male a bambini in quanto si sente ancora un pò cosi, si ricorda come stava a causa dell'essere vittima, e quindi non li prende mai di mira, anzi si sente motivato semmai a d attaccare dei genitori severi.
Il momento clue, sarebbe quando dopo aver ferito gravemente un genitore, viene visto dal bambino che lo attacca.
Lui ha un crollo all'idea: vede un bambino attaccato di vero affetto, che non conosce, che non ha provato mai, verso un simbolo per lui di malvagita.
Si trova nel paradosso tra annientare l'adulto e fare infelice il bambino, e il suo bisogno di eliminare la fonte dell'"ansia".
Alla fine vince il primo, e da qui si lascia catturare dalla polizia...e inizia la sua riabilitazione.
L'idea era di fare un personaggio dal passato tragico , un baby mostro che trova alla fine una volontà di bene nascosta in lui, l'unica che poi alla fine permette una redenzione, di un personaggio passato cosi negativo.
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Beh sempre amatoriale temo ^ ^;
Cmq grazie davvero :cute:
Il personaggio poi pensavo di ritrarlo più adulto, quando oramai ha un equilibrio , se mi si passa il termine, più razionale verso il istinto omicida.
Diventa meno passionale, più freddo, più un tipo d'arte, una sfida intellettuale per tenere impegnata la mente.
Meglio un sudoku vero? Eh...
Pensavo però di dargli un "punto debole", inteso come un senso di empatia rimasto, ma verso i bambini.
Non riesce a fare del male a bambini in quanto si sente ancora un pò cosi, si ricorda come stava a causa dell'essere vittima, e quindi non li prende mai di mira, anzi si sente motivato semmai a d attaccare dei genitori severi.
Il momento clue, sarebbe quando dopo aver ferito gravemente un genitore, viene visto dal bambino che lo attacca.
Lui ha un crollo all'idea: vede un bambino attaccato di vero affetto, che non conosce, che non ha provato mai, verso un simbolo per lui di malvagita.
Si trova nel paradosso tra annientare l'adulto e fare infelice il bambino, e il suo bisogno di eliminare la fonte dell'"ansia".
Alla fine vince il primo, e da qui si lascia catturare dalla polizia...e inizia la sua riabilitazione.
L'idea era di fare un personaggio dal passato tragico , un baby mostro che trova alla fine una volontà di bene nascosta in lui, l'unica che poi alla fine permette una redenzione, di un personaggio passato cosi negativo.
A me piace, lo schema del racconto è bello ed interessante, anche il fatto di trovargli un punto debole che sara' poi la "chiave" della sua riabilitazione, poichè serve a dimostrare che non esiste il male assoluto, ma che anche il cuore apparentemente piu' malvagio, nasconde in se' il "bene", legato ad un qualcosa per lui di significativo cui deve agganciarsi; è un po' come se qs bene in lui "addormentato", si risvegliasse vedendo il bambino potenzialmente infelice perchè cio' gli permette di porsi per la prima volta una domanda importante, in modo diretto o indiretto, non so e di far emergere il "vero" bambino che c'è in lui, il bambino "buono" a cui è stata negata la possibilita' di "essere". Piu' o meno, secondo me, potrebbe essere cosi'; come suggerimento, ti potrei dire di creare una certa "suspence" che tormenti il protagonista e non faccia comprendere subito al lettore quale sara' la sua "scelta", anche se poi, in realta' tutto deve credo svolgersi in tempi molto brevi. Che ne dici?
Della sua riabilitazione ne parli o farai solo capire che quello sara' il percorso intrapreso?
In fondo, lasciando emergere il bambino che è in lui attraverso la scelta, gli si apre la possibilita' di diventare adulto realmente, con delle qualita' e capacita' e quindi tutta un'altra strada...basta, va...è bello, soprattutto se costruito con dei paradossi almeno apparenti e per i concetti che mi sembra contenere e voler esprimere, rispetto a cio' che hai scritto tu; se cio' che ho scritto io corrisponde, o ti puo' essere utile, come suggerimento a me fa piacere.
Trovo molto importante renderlo in una forma "personale", e sono sicura che ci riesci bene; per il fatto che è un testo a livello amatoriale, credo che molti iniziano o scrivono proprio cosi', quindi, avanti:approved::)
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Grazie mille Rosa, non solo di maggio ma anche di Agosto direi :cute::D
Decisamente mi incoraggi:D
In realtà questo personaggio è nato da un momento febbrile di ispirazione, lo schema che suggerivi era quello che dicevi, ci siamo ritrovati benissimo :D
La mia idea era di creare una specie di "archetipo" del dolore e della sofferenza che "suggerisce" delle associazioni che aprono la strada a scelte e azioni terribili.
Non i soliti cattivoni megalomani che non hanno nessuna ragione o motivo per essere tali, ma mostrare proprio il percorso che ha portato da bambino vittima a "bambino" carnefice.
Il percorso di riabilitazione verrà narrato pure, ed è teso come un profondissimo senso di smarrimento... non capisce più chi è, non capisce cosa lo ha portato a non agire...in pratica non avrà schemi di riferimento per la situazione, finchè non incontrerà una psicologa, donna, che gli dimostrerà un briciolo di empatia, in seguito crescente.
In passato da ragazzino era riuscito ad eluderli, lo sottovalutavano, non erano molto competenti...ma lei, con un calore molto misurato e attento, professionale, riesce a farlo aprire per la prima volta, rendendolo praticamente innocuo, sino a prendere coscienza, dolorosamente, di cosa abbia fatto...e iniziare davvero una nuova vita, con un libro, il racconto! :P , che inizia come suo diario di infanzia e dei suoi crimini, ma che poi diventa il diario della sua terapia, del suo cambiamento.
Alcune frasi clou" Nella tv vedevo sempre violenza nei dettagli e senza scopo...ma non capivo mai l'amore: perchè è cosi importante, e ne trattate cosi poco? Di sesso c'è n'è anche troppo, ma se avessi avuto più messaggi d'amore...dovreste fare un canale statale che mostra solo scene di dolcezza e tenerezza, di sentimenti!"
E' anche una narrazione denuncia di come anche esperti possono sottovalutare il contesto del disagio giovanile che apre le porte alla criminalità, anche la più efferata, senza dargli controllo...è tutta una metafora: i genitori che lo tengono solo per utilità e per paura delle conseguenze, che gli danno come compagnia solo la tv.
Sarà duretto e lungo creare tutta la struttura, specie perchè voglio farlo un pò breve...ma voglio metterci tutti gli elementi!
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Grazie mille Rosa, non solo di maggio ma anche di Agosto direi :cute::D
Decisamente mi incoraggi:D
In realtà questo personaggio è nato da un momento febbrile di ispirazione, lo schema che suggerivi era quello che dicevi, ci siamo ritrovati benissimo :D
La mia idea era di creare una specie di "archetipo" del dolore e della sofferenza che "suggerisce" delle associazioni che aprono la strada a scelte e azioni terribili.
Non i soliti cattivoni megalomani che non hanno nessuna ragione o motivo per essere tali, ma mostrare proprio il percorso che ha portato da bambino vittima a "bambino" carnefice.
Il percorso di riabilitazione verrà narrato pure, ed è teso come un profondissimo senso di smarrimento... non capisce più chi è, non capisce cosa lo ha portato a non agire...in pratica non avrà schemi di riferimento per la situazione, finchè non incontrerà una psicologa, donna, che gli dimostrerà un briciolo di empatia, in seguito crescente.
In passato da ragazzino era riuscito ad eluderli, lo sottovalutavano, non erano molto competenti...ma lei, con un calore molto misurato e attento, professionale, riesce a farlo aprire per la prima volta, rendendolo praticamente innocuo, sino a prendere coscienza, dolorosamente, di cosa abbia fatto...e iniziare davvero una nuova vita, con un libro, il racconto! :P , che inizia come suo diario di infanzia e dei suoi crimini, ma che poi diventa il diario della sua terapia, del suo cambiamento.
Alcune frasi clou" Nella tv vedevo sempre violenza nei dettagli e senza scopo...ma non capivo mai l'amore: perchè è cosi importante, e ne trattate cosi poco? Di sesso c'è n'è anche troppo, ma se avessi avuto più messaggi d'amore...dovreste fare un canale statale che mostra solo scene di dolcezza e tenerezza, di sentimenti!"
E' anche una narrazione denuncia di come anche esperti possono sottovalutare il contesto del disagio giovanile che apre le porte alla criminalità, anche la più efferata, senza dargli controllo...è tutta una metafora: i genitori che lo tengono solo per utilità e per paura delle conseguenze, che gli danno come compagnia solo la tv.
Sarà duretto e lungo creare tutta la struttura, specie perchè voglio farlo un pò breve...ma voglio metterci tutti gli elementi!
anch'io avevo pensato all'introdurre il concetto di "empatia", come "sentita" e pian piano "sviluppata" (in fondo, gia' in quel primo contesto in cui per non far infelice un bambino, non gli annienta i genitori, ce n'è un abbozzo primordiale ma profondo) anche il concetto di smarrimento prima di "scoprire" molto cose è secondo me ottimo, cosi' come la profonda critica contemporanea a genitori che "abbandonano" i loro figli alla "tv" senza controllo, ed in cui rischiano di "perdersi" confondendo fantasia e realta', buono e cattivo, male e bene, essendo piccoli (e gia' qs è una grande forma di violenza.....per identificazioni, ecc..) e alla tv stessa che dovrebbe essere almeno in qualche suo canale importante, uno strumento educativo, ma in senso pedagogico, per i bambini attraverso canali a loro adatti in cui possano apprendere in modo "creativo" l'amore e distinguerlo dal male, senza pero' che essa diventi un surrogato dei genitori o una scusa sempre valida per "esperti di vario tipo" per spiegare appunto la violenza, anzichè adoprarsi per renderla migliore, e limitarsi ad intervenire in certi programmi per proporre le proprie tesi, ma piuttosto fare qualcosa di utile per contenere e "prevenire" l'ulteriore trasformazione di un disagio giovanile in qualcosa di peggiore.
Credo che proprio nel suo "essere testo breve", potra' trovare la sua forza sia espressiva che il taglio di "denuncia" che vuoi dargli:approved::approved:
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Non avendo ancora competenze delle dinamiche in sè, io parlo solo dal punto di vista narrativo.
La carne al fuoco comincia a essere molta, come si dice; così pure la complessità della trama. Secondo me, bisogna dedicargli un certo spazio, se i vogliono mantenere tutte queste premesse.
Un elemento fondamentale è cosa vuoi svelare e cosa no al lettore. Si è a conoscenza del percorso umano ed esistenziale del killer? O tutto è implicito e svelato dopo?
Credo che verrà fuori qualcosa di mezzo tra Faletti e Simenon. Un bel lavoro, non c'è che dire. :approved:
Grazie mille per i ringraziamenti. :D
Numero uno della collana: "La psicologia del delitto". Questi saranno i nostri futuri libri di testo... :asd:
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Grazie ancora a entrambi, davvero :bacetto: :bacetto:
In pratica pensavo di farlo come fosse un diario: inizia con una descrizione breve della sua storia, il suo passato da bambino, dove fà una panoramica.
Lui stesso poi si darà un soprannome, pensavo di farlo di nazionalità, almeno dei genitori "adottivi", franco americana.
Letalite, un gioco di parole tra la musicalità "letale" ma anche Let a lite, che sia leggero, come le sue azioni: pochissima violenza, atti veloci e definitivi.
Uno pseudonimo che per lui è una conquista, dal non avere un nome.
Paradossalmente quello che lascerò più in ombra sono proprio le dinamiche concrete dei delitti: voglio dare spazio proprio alle sue emozioni, pensieri, filosofie.
un altro estratto" Le guerre nascono dall'incapacità delle persone di ammazzarsi abbastanza nei loro paesi. Si tengono troppo ammassati, troppo vicini: formano legami allo stesso tempo troppo distanti...si mettono tutti assieme per dare l'idea di un gruppo, cosi convogliano all'esterno il loro bisogno di uccidere.
Se vivessero meno ammassati, non ci sarebbero guerre: sarebbero troppo impegnati ad uccidersi tra loro.
SArebbe meglio per tutti".
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Grazie ancora a entrambi, davvero :bacetto: :bacetto:
In pratica pensavo di farlo come fosse un diario: inizia con una descrizione breve della sua storia, il suo passato da bambino, dove fà una panoramica.
Lui stesso poi si darà un soprannome, pensavo di farlo di nazionalità, almeno dei genitori "adottivi", franco americana.
Letalite, un gioco di parole tra la musicalità "letale" ma anche Let a lite, che sia leggero, come le sue azioni: pochissima violenza, atti veloci e definitivi.
Uno pseudonimo che per lui è una conquista, dal non avere un nome.
Paradossalmente quello che lascerò più in ombra sono proprio le dinamiche concrete dei delitti: voglio dare spazio proprio alle sue emozioni, pensieri, filosofie.
un altro estratto" Le guerre nascono dall'incapacità delle persone di ammazzarsi abbastanza nei loro paesi. Si tengono troppo ammassati, troppo vicini: formano legami allo stesso tempo troppo distanti...si mettono tutti assieme per dare l'idea di un gruppo, cosi convogliano all'esterno il loro bisogno di uccidere.
Se vivessero meno ammassati, non ci sarebbero guerre: sarebbero troppo impegnati ad uccidersi tra loro.
SArebbe meglio per tutti".
Spero abbia chiaro struttura, trama, narrazione, stile, e quant'altro. Perchè il tutto comincia a farsi interessante. Più che altro, bisogna immedesimarsi anche nel lettore per capire cosa sa, cosa non sa, cosa deve sapere e cosa non deve sapere...
Ah, quanti scrupoli si devono fare gli scrittori... :rolleyes: :asd:
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Grazie ancora a entrambi, davvero :bacetto: :bacetto:
In pratica pensavo di farlo come fosse un diario: inizia con una descrizione breve della sua storia, il suo passato da bambino, dove fà una panoramica.
Lui stesso poi si darà un soprannome, pensavo di farlo di nazionalità, almeno dei genitori "adottivi", franco americana.
Letalite, un gioco di parole tra la musicalità "letale" ma anche Let a lite, che sia leggero, come le sue azioni: pochissima violenza, atti veloci e definitivi.
Uno pseudonimo che per lui è una conquista, dal non avere un nome.
Paradossalmente quello che lascerò più in ombra sono proprio le dinamiche concrete dei delitti: voglio dare spazio proprio alle sue emozioni, pensieri, filosofie.
un altro estratto" Le guerre nascono dall'incapacità delle persone di ammazzarsi abbastanza nei loro paesi. Si tengono troppo ammassati, troppo vicini: formano legami allo stesso tempo troppo distanti...si mettono tutti assieme per dare l'idea di un gruppo, cosi convogliano all'esterno il loro bisogno di uccidere.
Se vivessero meno ammassati, non ci sarebbero guerre: sarebbero troppo impegnati ad uccidersi tra loro.
SArebbe meglio per tutti".
Io penso che potrebbe essere un bel passaggio anche passare da uno pseudonimo che in qualche modo "caratterizza" le sue azioni e le sue "emozioni" nel compierle, ad un nome proprio, come conquista di una identita' dopo il percorso di riabilitazione, man mano che entra a contatto con sentimenti diversi da quelli che aveva sempre conosciuto, un nome che potrebbe, ad es., essere svelato alla fine e sorprendere il lettore per la sua semplicita' o perchè il bambino apparteneva ad una "famiglia particolare, nota", seppure nel contesto del racconto e qd, tutto cio' che il protagonista racconta, non lascerebbe mai supporrre un fatto del genere; o, al contrario, una apparentemente "tranquilla famigliola" di un quartiere cittadino o di provincia.
Secondo me, una struttura su cui costruirlo, potrebbe essere quella di creare una specie di sequel di delitti "duri e rapidi", che lascino spazio "a"... ed invece porli poi sullo sfondo di emozioni, pensieri, filosofie che facciano da filo conduttore e riflettano l'evoluzione,seppure non costante, ma sempre con momenti di tensione che poi si alleviano, fino poi a scegliere magari una narrazione piu' scorrevole (in senso lato..), con momenti di relax poi interrotti e ripresi via via con la propria riabilitazione (del protagonista), che parla di sentimenti di altro genere.
Pero' lo stile devi sceglierlo che ti corrisponda, in modo che senti cio' che scrivi e pensando a cio' che vorresti comunicare al lettore, a cosa potrebbe provare e a cosa vuoi che egli provi, soprattutto.
Come ha detto sniper, con il tuo scritto, inauguriamo "La psicologia del delitto" e come ogni buon scrittore che tratta di cose socialmente rilevanti come la "creazione di un baby mostro" e tutti i suoi passaggi, mi sembra azzeccata l'idea di mettere pochissima violenza a livello descrittivo nel testo, perchè cio' che deve "pesare" è il suo aspetto "emotivo", dando spessore all'insieme.:approved::)
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Riferimento: Una richiesta per un personaggio da racconto!
Ho letto con attenzione e interesse lo sviluppo della discussione.
L'argomento è, sicuramente, interessante, l'impostazione complessiva regge (almeno dal primo delitto in poi), i suggerimenti che ti sono stati dati sono tutti pertinenti, tu (da quel poco che ho avuto modo di conoscerti) te la cavi piuttosto bene con la scrittura, ma un dubbio, comunque, mi frulla in testa.
Il dubbio ha a che fare con le vicende precedenti il primo omicidio e che dovrebbero spiegare il contesto di (deutero)apprendimento che ha portato a quell'atto.
"Il bimbo all'età di due anni è stato rapito alla madre
ed è stato tenuto in "cattività" sino a sette anni rinchiuso nella stessa casa senza mai uscire, studiare , vedere altre persone allevato come un servo, senza neppure ricevere un nome vero e proprio solo la tv era permessa.
Nessuna violenza sessuale, solo psicologica e fisica."
Ora, non è inusuale che una coppia rapisca un bambino. Di solito, però, ciò non avviene per avere qualcuno da tormentare e da tenere schiavo.
In genere, il rapimento è motivato dal bisogno "patologico" di avere qualcuno su cui riversare il proprio affetto (non potendo, probabilmente, generare direttamente).
E' comprensibile che, in una situazione del genere, ne scapiti la socializzazione (il bambino può essere tenuto lontano dalla scuola e dalle compagnie esterne, per ridurre la possibilità che venga scoperto il misfatto d'origine); è anche possibile che i "genitori" abbiano concezioni educative rigorose o addirittura rigide. E' più difficile che il bambino venga maltrattato e trattato come una specie di servo. Di solito, avviene il contrario: il bambino rapito, per il significato che assume, tende ad essere iperprotetto, iperinvestito affettivamente. Il rischio dovrebbe essere più quello di un legame invischiante e invischiato che quello dei maltrattamenti. Addirittura non gli viene dato neppure un nome vero e proprio! Ma per quale motivo è stato rapito?
Può reggere bene, secondo me, tutto l'impianto che hai pensato, se si trova il modo di rendere ragione (psicologicamente e narrativamente) del comportamento di una coppia che rapisce un piccolo e poi lo maltratta e gli nega l'affetto.
Ma, a questo punto, dovrebbe risultare chiara la "patologia doppia", se mi permetti, dei "genitori" che, a mio avviso, non esprimono il comportamento tipico (già, comunque, "patologico") di una coppia che rapisce un bambino per tenerlo con sé.
Buona scrittura. Leggerò volentieri il racconto, non appena disponibile. :ciao::ciao:
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Riferimento: Una richiesta per un personaggio da racconto!
Hermes, grazie mille per aver messo in luce questo aspetto! :bacetto:
ci sono stati diversi spunti che mi hanno ispirato, più o meno cosciamente.
Il primo di tutti è stata la figura di un personaggio di fantasia, Sephirot, tratto da Final Fantasy VII.
La figura di una persona estremamente abile e competente, un soldato che scopre di essere nato da un esperimento genetico, la cui scoperta lo porta a diventare totalmente folle e sterminare il suo villaggio natale e in seguito compiere altre atrocità abbracciando una totale deviazione emotiva "Puoi concedermi il piacere di rubarti cosa hai di più caro?" .
L'idea del personaggio con una sensibilità e una violenza patologica mi è venuto da qui.
Il secondo e altrettanto profondo spunto viene, non ci crederete forse :P, ma da Harry Potter: il personaggio di Voldemort.
Verso gli ultimi libri viene descritta molto bene la sua infanzia e le sue gesta, le sue motivazioni da adulto e in parte di come erano nate dal passato.
La terza ispirazione è venuta invece da un delitto mostruoso: quella di un paese tedesco se non erro, che aveva rinchiuso la figlia in una stanza segreta, violentata, avuto figli, e tenuta seregata per 20 o più anni, probabilmente ne avete sentito parlare, se ne discusse pure su ops in attualità e cronaca, ci postai pure...
Il quarto evento, il delitto di Erica e Omar...anche se inconsciamente l'ho voluto alleggerire.
Queste cose si sono incastrate dentro, fuse, hanno germinato sino a prendere questa forma.
L'idea era di "genitori" che in realtà erano malati almeno tanto quanto lo sarebeb stato il figlio.
Erano isolati, volevano qualcuno che facesse loro compagnia e fosse totalmente in loro potere: un giocattolo emotivo, su cui avere totale controllo.
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Riferimento: Una richiesta per un personaggio da racconto!
In effetti io penso che un legame patologico tra i genitori potesse essere previsto da Consulente e che anche l'iperprotettivita', puo' assumere in realta', a seconda di chi la mette in atto, verso chi e per le motivazioni sottese, che difficilmente, in qualunque caso, sono sane, (a meno che non si tratti di un proprio bambino con difficolta' fisiche o psichiche gravi, per es, per cui sopravviene qs istinto), la forma di una vera e propria "schiavitu' sia emotiva che molto spesso, di gravi limitazioni fisiche imposte" dall'esterno.
Credo che questo di aspetto, se non previsto, debba esserlo, ma che non si possa parlare di iperprotettivita' solo come forma di affetto, poichè essa è spesso una "prigione" ma puo' anche essere fatta apparire come tale, senza affatto esserlo, rimanendo solo una forma di schiavitu' ed "utilizzazione" dell'altro, tanto piu' se bambino.
Invece mi sembra molto pertinente (anche cio' che ha detto Hermes, lo è ma non in forma esclusiva, secondo me), dare un abbbozzo di motivazione al rapimento, anche se essa in realta' credo che emerga, tra le righe, durante il racconto stesso; pero' se ce n'è una particolare, forse, sarebbe utile.
:ciao::)
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RosadiMaggio
In effetti io penso che un legame patologico tra i genitori potesse essere previsto da Consulente e che anche l'iperprotettivita', puo' assumere in realta', a seconda di chi la mette in atto, verso chi e per le motivazioni sottese, che difficilmente, in qualunque caso, sono sane, (a meno che non si tratti di un proprio bambino con difficolta' fisiche o psichiche gravi, per es, per cui sopravviene qs istinto), la forma di una vera e propria "schiavitu' sia emotiva che molto spesso, di gravi limitazioni fisiche imposte" dall'esterno.
Credo che questo di aspetto, se non previsto, debba esserlo, ma che non si possa parlare di iperprotettivita' solo come forma di affetto, poichè essa è spesso una "prigione" ma puo' anche essere fatta apparire come tale, senza affatto esserlo, rimanendo solo una forma di schiavitu' ed "utilizzazione" dell'altro, tanto piu' se bambino.
Invece mi sembra molto pertinente (anche cio' che ha detto Hermes, lo è ma non in forma esclusiva, secondo me), dare un abbbozzo di motivazione al rapimento, anche se essa in realta' credo che emerga, tra le righe, durante il racconto stesso; pero' se ce n'è una particolare, forse, sarebbe utile.
:ciao::)
Se ho ben capito il senso di quello che hai scritto, penso di essere d'accordo.
Quello che mi premeva evidenziare era l'opportunità di definire meglio il contesto di (deutero)apprendimento che rende possibile il primo gesto omicida.
Il contesto della famiglia in cui il protagonista cresce è un contesto dove la persona umana è considerata come un oggetto, che può essere manipolato e anche distrutto. Non è un contesto di relazioni significative fra persone, dove sono pensabili anche gesti e sentimenti d'amore.
Per questo, la storia successiva è una storia di ripetizione di quel modello (Bateson parlerebbe di peso schiacciante del deuteroapprendimento), mentre la "redenzione" può avvenire solo attraverso incontri che costituiscono nuovi contesti (prima, l'incontro con il bambino che difende il genitore, facendo intravedere la possibilità di un rapporto diverso da quello che il protagonista riteneva l'unico possibile; poi, l'incontro con la figura della terapeuta, che l'accoglie come persona e non come oggetto da manipolare...) in cui il protagonista apprende modalità di relazione diverse con la realtà e con gli altri, centrate su sentimenti come l'amore e il rispetto.
Come la tendenza omicida è stata "costruita" in relazione ad un contesto che permetteva solo di apprendere modalità di relazioni fra cose, che possono essere manipolate e distrutte, la "redenzione" è pensabile in relazione ad un contesto che rende possibile pensare ed apprendere altre forme di rapporto con la realtà.
Ma, proprio per questo, mi sembra importante caratterizzare bene quel primo contesto di apprendimento (cosa che può essere fatta anche nell'ambito della narrazione della stessa vicenda).:ciao:
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consulente_
L'idea era di "genitori" che in realtà erano malati almeno tanto quanto lo sarebeb stato il figlio.
Erano isolati, volevano qualcuno che facesse loro compagnia e fosse totalmente in loro potere: un giocattolo emotivo, su cui avere totale controllo.
Ok, mi è chiaro.
Non sto a ripetere quello che ho scritto nel post precedente, in relazione all'intervento di RosadiMaggio, ma mi sembra interessante suggerirti la possibilità di utilizzare lo schema dei livelli logici di apprendimento di Gregory Bateson.
In un contesto di apprendimento, una persona apprende non solo determinate competenze, ma, più in generale, modalità di interpretazione della realtà e modalità di relazione con gli altri. Bateson chiama questo "deuteroapprendimento". Il deuteroapprendimento costituisce un vincolo spesso pesante per una persona. Determina pesantemente i modelli di reazione agli eventi e di relazione con gli altri.
Nel caso del protagonista, mi pare, il deuteroapprendimento consiste, da una parte, a livello di pensiero, in una concezione degli altri come oggetti che possono essere manipolati e, a livello di relazione, nella possibilità di pensare solo a rapporti di tipo violento, dove l'amore non si sa cosa sia.
Questo modello appreso (deuteroapprendimento) viene riproposto (in forme sempre più raffinate) perché la persona non ha avuto modo di elaborarne altri.
Gli incontri successivi (quello con il bambino che difende il suo genitore e, soprattutto, quello con la donna terapeuta) costituiscono, per lui, contesti dove è possibile apprendere nuove modalità di relazione con gli altri e di interpretazione della realtà. E' una nuova forma di deuteroapprendimento che si fa avanti centrata sul rispetto e sull'amore.
Ma, forse, è ipotizzabile che il superamento della "malattia", la guarigione, sia possibile quando il protagonista giunge a relativizzare i propri contesti di apprendimento e ad accettare che la persona che ha ucciso è la stessa che può amare; che la possibilità di distruggere e di sanare sono possibilità insite nell'animo umano; e che costruire la realtà in un modo invece che in un altro è una scelta personale e responsabile (non più frutto di una costrizione dovuta ad un modello esterno). Noi siamo responsabili della realtà che costruiamo.
Sarebbe un passo importante verso quello che Bateson chiama apprendimento3. :medito:
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Non sono sicuro di aver seguito tutti i passaggi, rileggero con cura il tuo intervento, quello che volevo chiederti, scusa la mia ignoranza :triste: era se trovavi ancora punti "morti" o poco chiari, oltre al fatto della descrizione del come è arrivato al primo omicidio :sisi:
^_^
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Originalmente inviato da
consulente_
Non sono sicuro di aver seguito tutti i passaggi, rileggero con cura il tuo intervento, quello che volevo chiederti, scusa la mia ignoranza :triste: era se trovavi ancora punti "morti" o poco chiari, oltre al fatto della descrizione del come è arrivato al primo omicidio :sisi:
^_^
No, mi pare ci siano tutte le premesse per un racconto molto interessante ed istruttivo.
Il riferimento allo schema dei livelli di apprendimento di Bateson mi è venuto in mente solo perché mi sembra possa costituire un interessante prospettiva di lettura dell'evoluzione del personaggio, così come lo hai pensato. Non lo intendevo come proposta di organizzazione diversa del materiale. L'organizzazione, per me, regge benissimo così.
Se io dovessi analizzare il racconto, da un punto di vista psicologico, da quello che ho capito dalle tue anticipazioni, utilizzerei lo schema batesoniano (anzi, mi sembrerebbe quasi un esempio da manuale). Ma si tratterebbe, comunque, sempre di una possibile lettura.
Ciao e buon lavoro.:approved:
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Perfetto, continuo a svilupparlo e una volta finito ve ne manderò una copia in word, grazie mille sempre! :hug:
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Forse, l'aspetto piu' interessante definito da Hermes, è il momento in cui il protagonista giunge a relativizzare i propri "contesti di apprendimento" e ad accettare che la persona che ha ucciso, ovvero i genitori adottivi quando era piccolo, è la stessa che puo' amare, lasciando vivere i genitori del bambino che non vuole rendere infelice, arrivando alla comprensione che "sia" quelle prime persone di cui ha fatto esperienza da piccolo in un certo contesto, "sia" quelle persone di cui fa un'esperienza diversa da grande, "sono" dei genitori. Quindi, gli si apre la strada alla comprensione della "possibilita'" che oltrepassa la costrizione e la possibilita', lo porta a fare una prima scelta responsabile e non distruttiva, in una prospettiva che lo aprira' alla scoperta di nuovi contesti e nuovi sentimenti che prima, non aveva avuto possibilita' di conoscere.
Quando lo avrai sviluppato e finito, lo mandi anche a me in copia word? Ci terrei molto a leggerlo; penso che sara' veramente un bel lavoro:approved:
Un primo grande in bocca al lupo:)
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Certo, eri già inclusa :D Crepi il lupo!
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Riferimento: Una richiesta per un personaggio da racconto!
Per Consulente
Ciao Consulente, il tuo lavoro letterario procede bene? Sei ispirato?:)
Non vedo l'ora di ricevere una copia:sisi:
Ciao:ciao:
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Ciao temo che per un pò dovrà aspettare ^ ^;
ho steso la prima parte, l'introduzione.
Ho pensato di fare i seguenti capitoli : l'infanzia(che culmina con l'omicidio), l'orfanotrofio (dove verrà descritta la sua vita tipo e si concluderà con delle adozioni, fallite per i motivi che già sapete), e nel capitolo finale, lui da adulto alle prese con il suo ultimo "tentativo di risolvere le cose", inizierà cosi, e sarà tutto un finire con la sua confessione e il rapporto con la psicologa.
Wow, ho creato attesa senza volerlo pare :D
^_^
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consulente_
Ciao temo che per un pò dovrà aspettare ^ ^;
ho steso la prima parte, l'introduzione.
Ho pensato di fare i seguenti capitoli : l'infanzia(che culmina con l'omicidio), l'orfanotrofio (dove verrà descritta la sua vita tipo e si concluderà con delle adozioni, fallite per i motivi che già sapete), e nel capitolo finale, lui da adulto alle prese con il suo ultimo "tentativo di risolvere le cose", inizierà cosi, e sarà tutto un finire con la sua confessione e il rapporto con la psicologa.
Wow, ho creato attesa senza volerlo pare :D
^_^
Hai creato SUSPENSE, il che è fondamentale nel tuo (e spero nel nostro :rolleyes:) mestiere. :approved:
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consulente_
Ciao temo che per un pò dovrà aspettare ^ ^;
ho steso la prima parte, l'introduzione.
Ho pensato di fare i seguenti capitoli : l'infanzia(che culmina con l'omicidio), l'orfanotrofio (dove verrà descritta la sua vita tipo e si concluderà con delle adozioni, fallite per i motivi che già sapete), e nel capitolo finale, lui da adulto alle prese con il suo ultimo "tentativo di risolvere le cose", inizierà cosi, e sarà tutto un finire con la sua confessione e il rapporto con la psicologa.
Wow, ho creato attesa senza volerlo pare :D
^_^
Gia', è un ottimo inizio, credo, l'attesa o suspence. Bravo:approved::)
Mentre il lavoro aspetta un po', sicuramente, la tua "creativita'", progredisce:medito::medito:
Ciao:ciao: