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counseling filosofico
Consulenza filosofica - Wikipedia
ieri sera durante una puntata di Tatami (pensa te cosa si scopre guardando la tv a mezzanotte) si parlava di depressione.
A parte un professionista (non so se psicologo o psichiatra) che diceva cose sensate, c'erano vari opinionisti e dicevano le solite cose: che ci si ammala perché ci si vuole ammalare, bisogna essere forti, bisogna voler guarire, bisogna "ascoltarsi dentro", è colpa del paziente se si ammala, ecc...
Poi verso la fine della discussione: c'era un tale che si definiva "consulente filosofico".
Al che mi sono detto: sarà una nuova frontiera della filosofia, visto che loro fanno ancor più fatica di noi a trovare lavoro, si sono inventati sta cosa nuova. Elogio la creatività.
Ma oggi, cercando su google, ho scoperto che è proprio una professione vera e propria e si chiama "counseling filosofico".
Mi chiedo: secondo voi è corretta sta cosa? se uno ha un problema, una psicopatologia (tipo una depressione, ma non solo) è giusto prenderlo in giro così?
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ieri sera durante una puntata di Tatami (pensa te cosa si scopre guardando la tv a mezzanotte) si parlava di depressione.
A parte un professionista (non so se psicologo o psichiatra) che diceva cose sensate, c'erano vari opinionisti e dicevano le solite cose: che ci si ammala perché ci si vuole ammalare, bisogna essere forti, bisogna voler guarire, bisogna "ascoltarsi dentro", è colpa del paziente se si ammala, ecc...
Poi il culmine verso la fine della discussione: c'era un tale che si definiva "consulente filosofico".
Al che mi sono detto: sarà una nuova frontiera della filosofia, visto che loro fanno andor più fatica di noi a trovare lavoro, si sono inventati sta cosa nuova. Elogio la creatività.
Ma oggi, cercando su google, ho scoperto che è proprio una professione vera e propria e si chiama "counseling (si, avete letto bene) filosofico".
Mi chiedo: secondo voi è corretta sta cosa? se uno ha un problema, una psicopatologia (tipo una depressione, ma non solo) è giusto prenderlo in giro così?
Beh, ma in che senso "prenderlo in giro"? In ogni caso, se vuoi approfondire il tema, ti consiglio il recente saggio di Umberto Galimberti La Casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica. Buona lettura!
ikaro
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ikaro78
Beh, ma in che senso "prenderlo in giro"? In ogni caso, se vuoi approfondire il tema, ti consiglio il recente saggio di Umberto Galimberti La Casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica. Buona lettura!
ikaro
grazie per la lettura, però Galimberti è un filosofo, vorrei invece sapere cosa ne pensa la psicologia e la psichiatria...
prendere in giro...non so, è stata la mia impressione al momento. Siccome la salute (mentale, in questo caso) è una cosa importante su cui è bene non giocarci, mi sembra una speculazione fare della consulenza filosofica una professione.
Cioè per condurre un colloquio con un paziente, bisogna seguire delle regole ben precise, ci sono delle tecniche da usare per l'interazione (chiarificazioni, interpretazioni, ecc...), bisogna utilizzare l'ascolto fluttuante (prestare attezione sia al paziente, sia alle reazioni di chi ascolta, capacità questa che si acquisisce oltre che con lo studio, anche con un'analisi personale), bisogna monitorare il transfert e il controtransfert per evitare di mettere in atto acting, ecc...
quindi non mi sembra che un filosofo abbia le competenze per aiutare in modo professionale una persona a superare problemi di per sé gravi o profondi.
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Galimberti è anche psicologo. A parte questo basterebbe veramente informarsi un pò. Si tratta di un segnale anche sociale secondo me notevole. Dove lo psicologo tradizionalmente interviene su patologie quali sono comunemente dette (nevrosi ecc.) la consulenza filosofica si muove su un piano non reduzionista. In pratica il "cliente" non va inscatolato in una griglia di sintomi ed etichettato, si cerca di inquadrare il suo malessere in una chiave esistenziale. Il vuoto assoluto che ci circonda sempre più assordante rende necessario oggi un aiuto di questo genere, che non si limiti a riportare le persone nella "normalità" che consenta loro di riprendere il loro posto come ingranaggi nella macchina sociale. Si tratta di consentire un orientamento dellle proprie scelte di vita con il dialogo. Si tratta di lasciare spazio a certi temi che altrimenti vengono per lo più ignorati dal mondo contemporaneo. Morte, perdita di senso di ciò che si fa, amore, sono interrogativi che a volte irrompono con violenza nella vita delle persone, senza per questo tradursi in patologie. Lì allora, forse, si avrà una circostanza in cui la consulenza filosofica tenterà di riempire questo vuoto.
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ghost attack
Galimberti è anche psicologo. A parte questo basterebbe veramente informarsi un pò. Si tratta di un segnale anche sociale secondo me notevole. Dove lo psicologo tradizionalmente interviene su patologie quali sono comunemente dette (nevrosi ecc.) la consulenza filosofica si muove su un piano non reduzionista. In pratica il "cliente" non va inscatolato in una griglia di sintomi ed etichettato, si cerca di inquadrare il suo malessere in una chiave esistenziale. Il vuoto assoluto che ci circonda sempre più assordante rende necessario oggi un aiuto di questo genere, che non si limiti a riportare le persone nella "normalità" che consenta loro di riprendere il loro posto come ingranaggi nella macchina sociale. Si tratta di consentire un orientamento dellle proprie scelte di vita con il dialogo. Si tratta di lasciare spazio a certi temi che altrimenti vengono per lo più ignorati dal mondo contemporaneo. Morte, perdita di senso di ciò che si fa, amore, sono interrogativi che a volte irrompono con violenza nella vita delle persone, senza per questo tradursi in patologie. Lì allora, forse, si avrà una circostanza in cui la consulenza filosofica tenterà di riempire questo vuoto.
Ciao, scusami, ma dalla tua visione traspare un background filosfico-esistenziale, che a sua volta, ha permeato la psicologia analitica junghiana, particolarmente secondo la prospettiva di Umberto Galimberti. Forse, per capire meglio la differenza, è utile aggiungere che Galimberti, oltre che eminente filosofo contemporaneo, è anche uno psicologo analista di fornazione junghiana e studioso di Jung e dell'influenza del suo pensiero nel mondo contemporaneo.
Mentre ci sono filosofi che fanno una "terapia filosofica", che va a sostituirsi a quella psicologica; non sto dicendo che essa sia un male o un bene, pero' bisogna fare una certa distinzione tra filosofi che popolano qs mondo, secondo me.
Cmq, sembra che stia prendendo abbastanza piede qs tipo di consulenza e talvolta "terapia".
Ciao
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Il fatto che Galimberti sia stato, o sia, Junghiano non ha, secondo me, niente a che vedere con la questione "che cos'è la consulenza filosofica". Nel senso che, ad esempio nel saggio "La casa di psiche", Jung è trattato, così come Lacan e altri come un momento di passaggio che porti dall'ideologia clinica della psicologia a quelle che Galimberti chiama pratiche filosofiche. In questo senso oltre a Lacan, che ha in un certo senso mostrato i paradossi interni della psicologia clinica (da psichiatra) sono molto interessanti anche Foucault e Binswanger (tra i maggiori esponenti di una psicologia post-metafisica a carattere esistenziale).
E comunque si dimentica troppo spesso che la psicologia nasce con la filosofia (si vedano Platone e Aristotele), che i suoi maggiori rivoluzionari, eranoimbevuti di filosofia (Freud ringrazia Schopenhauer, Nietzsche e Groddeck per l'idea di "inconscio", Jung era un ricercatore spirituale paragonabile ai pensatori presocratici o agli sciamani della filosofia perenne).
ecc. ecc. non volevo annoiare con i soliti discorsi ma spesso mi sembrano necessari.
Inoltre ti dico (cosa superflua, ma è tanto per risponderti) che il mio background è più segnato da Jung e Freud che da Aristotele e Platone...
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rileggendo un attimo la tua risposta ho capito meglio: tu suggeriresti una divisione tra filosofi esperti di Jung e filosofi che si occupano solo di filosofia? Come se Jung non fosse un filosofo.. Le pratiche filosofiche non si sostituiscono affatto alla psicologia clinica. Il filosofo non cura il patologico come tale. Sono due sguardi diversi. Se vuoi chiamarla terapia, o anche psicoterapia, per me, che tra l'altro non mi occupo di counseling o cose del genere, va benissimo. Psicoterapia significa cura dell'anima, e non ottundimento dei sintomi delle nevrosi.
un saluto
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ghost attack
Il vuoto assoluto che ci circonda sempre più assordante rende necessario oggi un aiuto di questo genere, che non si limiti a riportare le persone nella "normalità" che consenta loro di riprendere il loro posto come ingranaggi nella macchina sociale. Si tratta di consentire un orientamento dellle proprie scelte di vita con il dialogo. Si tratta di lasciare spazio a certi temi che altrimenti vengono per lo più ignorati dal mondo contemporaneo. Morte, perdita di senso di ciò che si fa, amore, sono interrogativi che a volte irrompono con violenza nella vita delle persone, senza per questo tradursi in patologie. Lì allora, forse, si avrà una circostanza in cui la consulenza filosofica tenterà di riempire questo vuoto.
stando al tuo ragionaemnto, le persone in quanto "parti di un ingranaggio della macchina sociale" che hanno bisogno di relazione e lo trovano nel dialogo con il consulente filosofico, sarebbero doppiamente raggirate, perché oltre che a non parlare con un vero amico, pagano anche una somma di denaro. E' la mercificazione della relazione, e la consulenza filosofica farebbe quindi parte di questa macchina sociale!
Quello che fa un consulente filosofico, a mio avviso, lo fa già egregiamente un prete. Forse è l'ateismo che ha portato la figura del consulente filosofico.
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Si tratta di un segnale anche sociale secondo me notevole. Dove lo psicologo tradizionalmente interviene su patologie quali sono comunemente dette (nevrosi ecc.) la consulenza filosofica si muove su un piano non reduzionista. In pratica il "cliente" non va inscatolato in una griglia di sintomi ed etichettato, si cerca di inquadrare il suo malessere in una chiave esistenziale.
è un segnale sociale, secondo me, anche della svalutazione della figura dello psicologo. Non so perché, sembra che si abbia paura dello "psicologo", anche in tv (e non solo), ci sono tate, coach, e quant'altro. Che sono psicologi/ghe, ma stranamente non si presentano come tali :mumble:
Non sono d'accordo sulla questione dell'antiriduzionismo. Nella consulenza filosofica il paziente-cliente viene per forza inquadrato, ma questoavviene in modo implicito (ci sono vari studi nella psicologia clinica sugli schemi di tipizzazione della personalità, è inevitabile "inquadrare" le persone. Solo che se ciò avviene in modo implicito, diventa pericoloso perché si confondono i propri giudizi impliciti con la realtà). E comunque la psicologia, a differenza della psichiatria classica, grazie anche all'influenza della filosofia fenomenologica-esistenzialista, cerca di evitare di appiccicare le diagnosi-etichette ai pazienti. Non è vero che la psicologia è riduzionista.
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Codice PHP:
stando al tuo ragionaemnto, le persone in quanto "parti di un ingranaggio della macchina sociale" che hanno bisogno di relazione e lo trovano nel dialogo con il consulente filosofico, sarebbero doppiamente raggirate, perché oltre che a non parlare con un vero amico, pagano anche una somma di denaro. E' la mercificazione della relazione, e la consulenza filosofica farebbe quindi parte di questa macchina sociale!
Quello che fa un consulente filosofico, a mio avviso, lo fa già egregiamente un prete. Forse è l'ateismo che ha portato la figura del consulente filosofico.
D'accordissimo sui dubbi riguardo al carattere "istituzionale" della filosofia. Penso però che il consulente non debba mai, qui ti correggo, essere scambiato per l'amico. Non si offre amicizia o amore. Si offre uno sguardo diverso, grazie anche allo spunto di pensatori ritenuti adatti alla situazione, che possa permettere al cliente di orientarsi nei suoi rapporti e nelle sue scelte. Perciò non si tratta di vendere amicizia, semmai parlerei di un servizio. La tua critica è comunque importante. La pratica filosofica sarebbe in qualche modo chiusa nella struttura: ma si tratta forse di un dispositivo (quello della consulenza) consente di aprirsi a nuove possibilità. Se la fenomenologia è una struttura aperta, così vedrei anche la pratica filosofica. Achenbach rifiutava ogni metodo precostituito.
In ogni caso mi sembra azzeccato il tuo paragone con il prete. Solo che qui non si tratta di dogmi, non si tratta di rivelazione, nè di Spiriti Santi. Sicuramente il vuoto lasciato dalla secolarizzazione del cristianesimo ha bisogno di essere colmato.
Jung stesso tra l'altro costruiva un interessante paragone tra la Confessione dei peccati e il lettino dello psicoanalista. Non c'è secondo Jung differenza sostanziale nella funzione che le due pratiche ricoprono nell'equilibrio della psiche. Ma questo non c'entra.
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Riguardo al discorso sull'etichettare i pazienti: sono d'accordo sul fatto che il pregiudizio si costruisce in modo inconscio. Tuttavia il consulente dovrebbe essere conspevole del suo pregudizio, dell'etichetta che affibbia al cliente, e della sua relatività e inconsistenza. I pregiudizi posso essere un punto di partenza valido (Gadamer lo diceva bene) qualora siamo consapevoli del loro status, appunto, di pregiudizi. Si dovrebbe cercare secondo me di mettersi sullo stesso piano, pur nella differenza di "strumenti".
Non tutta la psicologia è anti-riduzionista. Ma il discorso di base è che l'idea di curare una persona presuppone un criterio di "normalità" a cui essa vada riportata. C'è una salute, ed è quello il dogma dello psicologo. Naturalmente questa idea va indebolendosi (Lacan, Binswanger, counseling centrato ecc.)
Sto dicendo solo che la pratica filosofica non presuppone un modello di verità da applicare. NOn ha schemi e tabelle sintomatologiche.
Tutto questo naturalmente in teoria. Ho molti dubbi su come sia in pratica la consulenza filosofica. Tuttavia mi incuriosice molto.
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ghost attack
rileggendo un attimo la tua risposta ho capito meglio: tu suggeriresti una divisione tra filosofi esperti di Jung e filosofi che si occupano solo di filosofia? Come se Jung non fosse un filosofo.. Le pratiche filosofiche non si sostituiscono affatto alla psicologia clinica. Il filosofo non cura il patologico come tale. Sono due sguardi diversi. Se vuoi chiamarla terapia, o anche psicoterapia, per me, che tra l'altro non mi occupo di counseling o cose del genere, va benissimo. Psicoterapia significa cura dell'anima, e non ottundimento dei sintomi delle nevrosi.
un saluto
Ciao, forse, non mi sono espressa bene, ma volevo dire piu' o meno le stesse cose che hai precisato tu; cioè, a parte che lo so che la psicologia, se andiamo a guardare nasce gia' con Platone ed Aristotele, e che conosco bene a chi sono debitori in termini filosofici, Freud, rispetto al quale, hai dimenticato Leibneiz, per es., e Jung, che ha una visione molto piu' ampia rispetto alla sua, (so di Binswanger, Husserl, Heidegger, solo per citare i piu0 noti e psichiatri come Jaspers..), volevo dire che avevo ricevuto l'impressione, da una parte, che tu dietro la cultura psicologica, avessi anche un background filosofico di conoscenze. Rispetto a Galimberti, ho citato Jung, perchè lui ha fatto quella formazione, inizialmente, di tipo personale ma è uno studioso di tutti i piu' grandi pensatori di qs secolo, tra cui quelli che hai citato tu, tra cui, anche Lacan (scusami ma non mi ricordo a memoria tutti quelli che hai citato, è un'omissione involontaria e non pregiudizievole), oltre che dell'andamento distruttivo della civilta' contemporanea in cui l'uomo è soggiogato dalle stesse macchine che ha creato.
La mia intenzione, era solo quella di confermare la validita' di un possibile counseling filosifico con uno studioso della levatura di Galimberti, se una persona ne sentisse il bisogno.
Cio' non voleva pero' nè creare un'esclusiva, cioè dire che solo filosofi della stessa scuola di Galimberti, possano fare in modo adeguato tale professione; magari, chi segue un orientameto ed ha una formazione filosofica diversa, la fa in modo diverso da chi ha una visione piu' di tipo esistenzialista.
Inoltre, mi dispiace se ho dato luogo ad un equivoco, ma "terapia filosofica", non è un mio concetto, io l'ho letta sia su dei libri che erano esposti in due librerie tempo fa, tanto che mi hanno colpito per qs dicitura, e,sfogliandoli, ti assicuro che ho letto che è (non ti saprei dire chi faceva qs presentazione onestamente, perchè ero piu' colpita dal contenuto) un nuovo metodo per affrontare il disagio psicologico, che si "va sostituendo sempre piu' alla psicologia clinica". QD, o era un errore di traduzione o era un errore concettuale nel modo di esporre la metodica ed i suoi fini.
In realta', secondo me, le cose stanno come dici tu, cioè il filosofo puo' fornire, eticamente, un altro tipo di aiuto,per trovare o ritrovare, un senso all'esistenza, in un contesto di disagi non troppo gravi, che richiederebbero necessariamente un approccio clinico psicologico, almeno nella societa' attuale, in cui la filosofia, non è accessibile nè comprensibile a molti, nonostante l'esistenza di scuole ed universita'.
spero di essermi spiegata meglio
Ciao
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non so, il mio dubbio è che in una consulenza filosofica nascano collusioni, complicità e invece di guarire il "paziente" si ristagni nella sua patologia (è cosa nota che i pazienti cercano di coinvolgere l'operatore nel loro gioco). O peggio ancora che il consulente grazie alla gratificazione narcisistica che deriva dal suo ruolo metta in atto agiti controtransferali, che a volte possono essere pericolosi per entrambi.
Certo, questo discorso vale per le patologie "gravi"; ma il consulente come fa a sapere se la persona che ha di fronte è grave o no?
Il lato positivo è che i consulenti filosofici possano fare da "filtro", siccome incute meno timore andare da loro che dallo "strizzacervelli" (espressione di senso comune che esprime bene la visione collettiva di chi si occupa sella pscihe), può magari accogliere persone ceh non si presenterebbero da uno psicologo/psichiatra/psicoterapeuta e indirizzarle da loro
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Ma il discorso di base è che l'idea di curare una persona presuppone un criterio di "normalità" a cui essa vada riportata. C'è una salute, ed è quello il dogma dello psicologo. Naturalmente questa idea va indebolendosi (Lacan, Binswanger, counseling centrato ecc.)
a mio avviso (è una opinione personale quindi non pretendo di dire il punto di vista della psicologia in generale) non esiste una "normalità a cui il pz va riportato", nel senso che ognuno ha una propria struttura di personalità, e in certe condizioni si scompensa e presenta dei sintomi, tipici della struttura stessa. Quindi la "normalità" è su misura del paziente, è soggettiva, non è dogmatica.
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*-ras-*
non so, il mio dubbio è che in una consulenza filosofica nascano collusioni, complicità e invece di guarire il "paziente" si ristagni nella sua patologia (è cosa nota che i pazienti cercano di coinvolgere l'operatore nel loro gioco). O peggio ancora che il consulente grazie alla gratificazione narcisistica che deriva dal suo ruolo metta in atto agiti controtransferali, che a volte possono essere pericolosi per entrambi.
Certo, questo discorso vale per le patologie "gravi"; ma il consulente come fa a sapere se la persona che ha di fronte è grave o no?
Il lato positivo è che i consulenti filosofici possano fare da "filtro", siccome incute meno timore andare da loro che dallo "strizzacervelli" (espressione di senso comune che esprime bene la visione collettiva di chi si occupa sella pscihe), può magari accogliere persone ceh non si presenterebbero da uno psicologo/psichiatra/psicoterapeuta e indirizzarle da loro
ras, ma tu come lo sai che incute meno timore, che l'hai provato?
E poi, a parte la prima parte del tuo discorso, che è si valida, ma che a volte, purtroppo, non risparmia neppure psicoterapeuti di esperienza, pero' almeno a volte, se è consapevole, puo' rendersi effettivamente conto di cosa "sta" accadndo o per accadere; il consulente filosofico, non so, ed è anche vero che se non ha esperienza psicologica, non so come si renda conto se una persona è ad es., "potenzialmente" grave, il che è ancora piu' pericoloso del grave conclamato.
Pero', per me, c'è anche un'altra domanda interessante da porsi: "chi sono i potenziali clienti di qs consulenti, dal momento che non tutti ne conoscono l'esistenza? Ed allora che rischio c'è in qs "particolarita'" della clientela, a diversi livelli?"
A voi l'ardua sentenza
Ciao:ciao:
a mio avviso (è una opinione personale quindi non pretendo di dire il punto di vista della psicologia in generale) non esiste una "normalità a cui il pz va riportato", nel senso che ognuno ha una propria struttura di personalità, e in certe condizioni si scompensa e presenta dei sintomi, tipici della struttura stessa. Quindi la "normalità" è su misura del paziente, è soggettiva, non è dogmatica.
.........................:ciao:
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Scusa ras, ho fatto un po' di "casino" col post:P
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Certo, questo discorso vale per le patologie "gravi"; ma il consulente come fa a sapere se la persona che ha di fronte è grave o no?
Ci sono diversi indirizzi... La scuola di counseling filosofico di Torino (triennale) è la prima ad essere stata fondata in Italia (c'è di mezzo lo zampino, ancora, di Galimberti). Tra gli insegnamenti (Corso di Formazione Triennale per Counselor Filosofico) ci sono anche discipline psicologiche, che dovrebbero garantire al counselor di acquisire i metodi di individuazione delle patologie più gravi che rendono sconsigliabile/pericoloso o impossibile la relazione di consulenza.
Ma so che ci sono anche scuole che rifiutano completamente la psicologia e non la comprendono nei programmi di formazione
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ras, ma tu come lo sai che incute meno timore, che l'hai provato?
nell'immaginario collettivo (ma anche nella realtà) il filosofo è uno con cui si parla e si filosofeggia, lo psicologo è uno da cui si va perché si ha dei problemi.
Citazione:
E poi, a parte la prima parte del tuo discorso, che è si valida, ma che a volte, purtroppo, non risparmia neppure psicoterapeuti di esperienza, pero' almeno a volte, se è consapevole, puo' rendersi effettivamente conto di cosa "sta" accadndo o per accadere; il consulente filosofico, non so, ed è anche vero che se non ha esperienza psicologica, non so come si renda conto se una persona è ad es., "potenzialmente" grave, il che è ancora piu' pericoloso del grave conclamato.
è vero, però uno psicoterapeuta fa delle supervisioni per discutere con i colleghi i propri casi, quindi ha modo di chiarire eventuali collusioni &simili, in più ha fatto un'analisi personale che gli permette di avere maggiore consapevolezza verso questi processi.
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Pero', per me, c'è anche un'altra domanda interessante da porsi: "chi sono i potenziali clienti di qs consulenti, dal momento che non tutti ne conoscono l'esistenza? Ed allora che rischio c'è in qs "particolarita'" della clientela, a diversi livelli?"
questo non lo so, sarebbe interessante scoprire se ci sono dei dati da qualche parte
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La filosofia è da sempre impegnata nella ricerca del ‘senso’: questa è la tradizione ‘continentale’ che accompagna tutti i tipi di sapere che in occidente si sono fatti strada...le analisi logiche le lasciamo agli anglosassoni. Il punto è questo: la psicologia, che come discorso sull'anima, nasce 'nel cuore di un'assenza' (nel senso che nella frenesia di porsi come scienza naturale non ha raggiunto nessun obbiettivo valido o oggetto specifico) ha goduto di una fama illusoria fintanto che Freud e l'apparato da lui descritto riscuoteva consensi (generalizzo un po’ ma è chiaro che la psicoanalisi rappresenta un evento immane nella storia occidentale). Oggi la neurobiologia spazza via ogni tipo di sapere che non sia radicato nei suoi presupposti: si inizia a parlare di neurofilosofia, di neuroetica e dulcis in fundo di ‘neuropsicologia’! Una contraddizione in termini di dimensioni mostruose: dare ragione dei vissuti ‘in prima persona’ (psicologici appunto) a partire dalle basi neurali...ciò significa ‘tramonto epistemico’ per tutti quei ‘discorsi’ che un po’ in maniera abborracciata sono stati chiamati ‘scienze umane’…in un contesto del genere o si contrappone una ontologia della mente (e quindi una ‘psicologia’) che sia capace di essere autonoma e forte o tutto ciò che chiamiamo 'psicologia' rischia di soccombere sotto i colpi violenti di un bieco materialismo posto in essere dalle scienze del comportamento.
Negli ultimi anni in America le psicoterapie si sono dimezzate ed è raddoppiato invece il consumo di farmaci che vengono pubblicizzati alla stregua di caramelle in tv: tutto ciò genera un disagio e un ‘tramonto culturale’ che poco ha a che fare con la psicopatologia. Il 'male' è prima di tutto una questione antropologica che medica: qui entra in gioco la filosofia o meglio la 'pratica filosofica' che, a differenza della psicologia, non ha paura di 'pensare': essa può rappresentare un disancoraggio totale o una opportunità di dialogo, gioco e passione, domandare senza sosta, discussione senza posa...di questo oggi forse si sente il bisogno estremo: non è più la colpa nel contesto di una società repressiva (Freud) ciò che emerge, ma la ‘ricerca di senso’ al di là di tutte le parziali determinazioni che le varie scienze fanno della realtà umana in una società pressoché senza punti di riferimento che delimitino ‘un alto o un basso’, ‘una destra o una sinistra’...un orizzonte...sia pure quello della colpa.
Io guardo con sospetto ad una pratica filosofica ‘istituzionalizzata’ ma questo è ciò di cui si sente il bisogno: un 'domandare radicale' più che un 'rispondere'...e forse la 'risposta' è racchiusa già nella travolgente domanda.
Saluti,
Luigi
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Ciao Luigi, a cosa e a chi ti riferisci, qd affermi "Le analisi logiche lasciamole agli anglosassoni?"
Scusami, ma a differenza di tutto il resto, non mi è ben chiaro qs passaggio.
Grazie
Ciao
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Ciao Luigi, a cosa e a chi ti riferisci, qd affermi "Le analisi logiche lasciamole agli anglosassoni?"
Scusami, ma a differenza di tutto il resto, non mi è ben chiaro qs passaggio.
Grazie
Ciao
Ciao Gaia...mi riferivo con un pò di ironia alla tradizione filosofica anglosassone che come sai è rappresentata da un tipo di orientamento 'analitico' che prende il via dall'empirismo moderno fino al contemporaneo neo-positivismo che hanno preferito esplorare i territori della ragione attraverso una analisi logica del linguaggio e delle proposizioni scientifiche...ovviamente il tono era ironico:non mi permetterei mai di sparlare su alcuni giganti del pensiero.
Saluti,
Luigi
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intervengo per riportare la mia esperienza
ho conosciuto da vicino il master in consulenza filosofica (attivato allora da Napoli, Pisa e Cagliari insieme) mentre ero masterista a Pisa
incontravo sti ragazzi in corridoio, viaggiavo con loro etc.
a mio avviso, non c'è alcun pericolo che i "consulenti filosofici" raggirino qualcuno, semplicemente sono loro i raggirati
gli hanno fatto credere di poter acquisire una professione ("in europa oramai è una professione affermata"... mah!), gli hanno fatto sborsare 4000 euro e un'organizzazione da folli, compreso un mese intensivo di laboratorio :eek: ... ma di cosa :mumble:, li hanno lasciati allo sbaraglio alla ricerca di uno stage (ma chi li prende? a fare cosa?)
non li ho più visti, ma credo che stiano a spasso
adesso spero che non leggano i professori... però
il raggiro è opera loro
sti ragazzi si sorbivano giornate di lezioni di filosofia (magari ottime lezioni), come se fossero all'università, magari da professori del loro ateneo che conoscevano già bene
lezione su Marx, lezione su Hegel etc...
le due rispettabilissime materie (nessuno tocchi la filosofia, please :asd: ) non c'entrano un bel nulla
diciamo che corsi di laurea un po' in declino hanno trovato il modo per fare soldi
ok, ora vado dritta in galera
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Originalmente inviato da
luigi '84
Ciao Gaia...mi riferivo con un pò di ironia alla tradizione filosofica anglosassone che come sai è rappresentata da un tipo di orientamento 'analitico' che prende il via dall'empirismo moderno fino al contemporaneo neo-positivismo che hanno preferito esplorare i territori della ragione attraverso una analisi logica del linguaggio e delle proposizioni scientifiche...ovviamente il tono era ironico:non mi permetterei mai di sparlare su alcuni giganti del pensiero.
Saluti,
Luigi
Grazie Luigi, avevo intuito che ti riferissi, in primis, all'empirismo moderno, pero', logicamente, non potevo esserne certa. E neppure rispetto al tono.
Ciao e grazie ancora
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sono d'accordissimo con ras, soprattutto circa il controtransfert e le dinamiche narcisistiche attivate e non gestibili in una relazione filosofica.
Al di là della grandezza della cultura filosofica cui, inevitabilmente è grato chi è nell'ambito psicodinamico, la verità ahimè risiede nel penultimo post in cui si evince lapalissianamente che questi master e specializzazioni sono trovate per rubar soldi in un epoca precaria.
Ottimi filosofi, del marketing però....
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Originalmente inviato da
dadaismo
sono d'accordissimo con ras, soprattutto circa il controtransfert e le dinamiche narcisistiche attivate e non gestibili in una relazione filosofica.
Al di là della grandezza della cultura filosofica cui, inevitabilmente è grato chi è nell'ambito psicodinamico, la verità ahimè risiede nel penultimo post in cui si evince lapalissianamente che questi master e specializzazioni sono trovate per rubar soldi in un epoca precaria.
Ottimi filosofi, del marketing però....
Chi promuove la pratica filosofica non ha bisogno di soldi te lo assicuro...Che sia un'epoca precaria nulla da dire ma prendersela proprio con chi cerca di portare un granello di ricchezza in più nelle cose umane e magari continuare a fare i leccapiedi ai massoni della psicoanalisi che anche per una stretta di mano chiedono 100 euro...in un'epoca precaria!mah!...mi sembra un tantinello inopportuno...
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da
luigi '84
Chi promuove la pratica filosofica non ha bisogno di soldi te lo assicuro...Che sia un'epoca precaria nulla da dire ma prendersela proprio con chi cerca di portare un granello di ricchezza in più nelle cose umane
il consulente filosofico non vuole portare granelli di ricchezza in più nelle cose umane, vuole aiutare a guarire chi sta male, che non è la stessa cosa.
Pure io voglio portare questi granelli in giro e quindi mi metto a prescrivere farmaci a pagamento. Ti pare giusto?
Citazione:
e magari continuare a fare i leccapiedi ai massoni della psicoanalisi che anche per una stretta di mano chiedono 100 euro...in un'epoca precaria!mah!...mi sembra un tantinello inopportuno...
si ma uno psicoanalista sa dare la mano in modo terapeutico :asd: a parte l'ironia (immagino che il tuo post fosse ironico :look: ), ci sono terapie brevi che riducono i costi dell'analisi, ma senza sminuire la proessionalità: meglio ridurre il tempo dela terapia piuttosto che la professionalità dell'interlocutore
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Ras, tralasciando l'aspetto economico della "stretta di mano" analitica, (qd te la da' la mano), che è un punto suppongo ironico ma importante, devo dire che rispetto al resto, concordo sz'altro con te, meglio ridurre il tempo della terapia, se essa è ben condotta, piuttosto che la professionalita' dell'interlocutore del pz., sono cose su cui è bene essere chiari.
Poi, nessuno vieta a nessuno di fare corsi di counseling filosofici e ritengo anche che una sola testimonianza negativa, non debba essere presa come avesse valore universale.
Anche se ne va cmq tenuto conto.
Con la salute mentale delle persone, non si puo' "giocare"; il discorso dell'arricchirsi umanamente con l filosofia è diverso, e con una valenza differente, secondo me.
Ciao
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Riferimento: counseling filosofico
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*-ras-*
il consulente filosofico non vuole portare granelli di ricchezza in più nelle cose umane, vuole aiutare a guarire chi sta male, che non è la stessa cosa.
Non è assolutamente vero.
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Riferimento: counseling filosofico
Tanto per capirci: questi sono i primi quattro articoli dello statuto Phronesis (associazione della quale fa parte U.Galimberti)
Art. 1 – Costituzione
Phronesis è un organismo associativo costituito ai sensi dell'art. 14 e seguenti del Codice Civile. Ha sede in Roma, via Blaserna 101, 00146 Roma. È retto dal presente Statuto e dalle vigenti norme in materia.
Art. 2 – Durata dell'Associazione
L'Associazione ha durata illimitata.
Art. 3 – Carattere dell'Associazione
L'Associazione non ha fini di lucro.
Art. 4 – Oggetto e scopi
Oggetto dell'Associazione sono le varie forme di consulenza filosofica, attività che si propone di fornire a chi lo richieda (individui, gruppi, organizzazioni), sulla base di un approccio filosofico, supporto, aiuto e orientamento nell'ambito dei processi intellettuali, esistenziali, decisionali o relazionali, senza avere finalità terapeutiche.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
ghost attack
Galimberti è anche psicologo. A parte questo basterebbe veramente informarsi un pò. Si tratta di un segnale anche sociale secondo me notevole. Dove lo psicologo tradizionalmente interviene su patologie quali sono comunemente dette (nevrosi ecc.) la consulenza filosofica si muove su un piano non reduzionista. In pratica il "cliente" non va inscatolato in una griglia di sintomi ed etichettato, si cerca di inquadrare il suo malessere in una chiave esistenziale. Il vuoto assoluto che ci circonda sempre più assordante rende necessario oggi un aiuto di questo genere, che non si limiti a riportare le persone nella "normalità" che consenta loro di riprendere il loro posto come ingranaggi nella macchina sociale.
oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione? E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi, includono anche la promozione del benesse, non si limitano alla cura del malessere. :nono: Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia? Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista", come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani
:corteo:
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Riferimento: counseling filosofico
Qu8indi Luigi, scusdami, ma tu concirdi con me, quando parlavo di Galimberti, qualche post fa? Cioè, che è necessario avere delle persone che cmq, possano fornire una garanzia, anche in qs ambito, avendo competenze specifico piu' ampie?
Pero' non capisco il motivo per cui si vendano libri in grandi librerie con editori importanti, dove si afferma che essa ha finalita' terapeutiche, migliori della psicoterapia, molte volte.
Ora, al di la' del fatto che molte volte sappiamo che la psicoterapia mal fatta puo' fare molto male, anzichè bene, mi sembra pero' una scorrettezza notevole, anche nei confronti di chi qs approccio, del counseling, lo fa onestamente.
Ciao
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ste203xx
Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista" [/B]
:corteo:
Non tutta a mio parere...o non credi?
E in ogni caso molto dipende dalla formazione e sensibilità culturale dello psicologo stesso.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
ste203xx
oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione? E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi, includono anche la promozione del benesse, non si limitano alla cura del malessere. :nono: Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia? Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista", come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani
:corteo:
Infatti, si cerca sempre piu' anche in ambito universitario, di promuovere una preparazione sulla prevenzione e psicologia della salute, oltre a non dover riparare "la persona" nel senso di "raddrizzarla". L'uomo non è una macchina, o peggio, è un essere vivente complesso che vive un mondo complesso di relazioni e contesti, e puo' in qs ambito, sviluppare delle sofferenze.
:approved:
Ciao
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Qu8indi Luigi, scusdami, ma tu concirdi con me, quando parlavo di Galimberti, qualche post fa? Cioè, che è necessario avere delle persone che cmq, possano fornire una garanzia, anche in qs ambito, avendo competenze specifico piu' ampie?
Pero' non capisco il motivo per cui si vendano libri in grandi librerie con editori importanti, dove si afferma che essa ha finalita' terapeutiche, migliori della psicoterapia, molte volte.
Ora, al di la' del fatto che molte volte sappiamo che la psicoterapia mal fatta puo' fare molto male, anzichè bene, mi sembra pero' una scorrettezza notevole, anche nei confronti di chi qs approccio, del counseling, lo fa onestamente.
Ciao
Ciao Gaia,
non ho ben compreso la tua domanda.
Comunque no. La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa e sinceramente non capisco questa avversione verso una pratica fatta da professionisti, che si riduce ad un counseling che, se fatto bene, può realmente dare una mana 'alternativa'.
Preferite i ciarlatani o chi cerca con gli strumenti che gli sono propri (dialogo,logica,sensibilità ai problemi umani più grandi...)di condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo?...Qui non stiamo parlando delle deliranti escursioni metafisiche del melanconico ma di gente comune che ha bisogno di sapere se il suo ''domandare'' abbia un senso ancora oggi e se il ''pensare'' è ancora una possibile via...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: counseling filosofico
tanto per mettere i puntini sulle i, riporto 2 articoli del regolamento del "collegio degli professori e ricercatori in psicologia clinica"
Art. 4La Psicologia Clinica implica una clinica essenzialmente psicologica, che si differenzia dalla clinica di tipo medico. Gli interventi clinici si configurano come metodiche atte a modificare stati mentali, schemi di comportamento e sistemi di relazione. Variamente denominate, le metodiche della Psicologia Clinica, hanno il fine di realizzare migliori condizioni funzionali e adattative, lungo la processualità del “caso singolo”, sia esso costituito da uno o più individui, in situazioni di gruppo e/o istituzionali. Occupano posizione centrale in tale attività le psicoterapie propriamente dette.
Art. 5Gli ambiti di intervento della Psicologia Clinica riguardano una molteplicità di situazioni problematiche, rilevanti sul piano personale e/o sociale, in cui la psicopatologia si costituisce come una, ma non esclusiva, indicazione accanto alle situazioni di disagio, comunque evidenziate, e alle aspirazioni personali e sociali al cambiamento.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
tanto per mettere i puntini sulle i, riporto 2 articoli del regolamento del "collegio degli professori e ricercatori in psicologia clinica"
Art. 4
La Psicologia Clinica implica una clinica essenzialmente psicologica, che si differenzia dalla clinica di tipo medico. Gli interventi clinici si configurano come metodiche atte a modificare stati mentali, schemi di comportamento e sistemi di relazione. Variamente denominate, le metodiche della Psicologia Clinica, hanno il fine di realizzare migliori condizioni funzionali e adattative, lungo la processualità del “caso singolo”, sia esso costituito da uno o più individui, in situazioni di gruppo e/o istituzionali. Occupano posizione centrale in tale attività le psicoterapie propriamente dette.
Art. 5
Gli ambiti di intervento della Psicologia Clinica riguardano una molteplicità di situazioni problematiche, rilevanti sul piano personale e/o sociale, in cui la psicopatologia si costituisce come una, ma non esclusiva, indicazione accanto alle situazioni di disagio, comunque evidenziate, e alle aspirazioni personali e sociali al cambiamento.
Ma qui non si sta mettendo in dubbio nulla. E non c'è nessuna confusione tra pratiche che per forza si collocano in ambiti specialistici e di intervento differenti.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: counseling filosofico
ho precisato quei 2 articoli perché qualche post fa veniva svalutata la psicologia, dicendo che è "riduzionista" e che "etichetta i pazienti" per legittimare la paratica filosofica come alternativa alla psicologia.
Poi, non ho ben capito cosa intendesse Luigi84 con questa frase:
Citazione:
La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa
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Riferimento: counseling filosofico
Caro luigi, intervengo per sottolineare ciò che, dal mio punto di vista, costituisce un punto epistemologicamente rilevante rispetto all'intervento clinico.
Molto spesso capita di trovare giustificazioni ad interventi non psicoterapeutici ricorrendo all'idea che vi sia una psicopatologia conclamata - meritevole di cura - ed una domanda di "benessere" che si inserisce in un'area distinta da quella della psicoterapia. Oltre che in questa discussione, si incontra questa posizione quasi ogni volta che si affronti il tema del sostegno psicologico.
Come ho già scritto rispetto al tema del sostegno, mi sembra che, in un modello teorico coerente ed unitario, sia impossibile separare sanità e patologia (contrariamente al modello medico) e come la domanda ad un professionista, per quanto generica e parziale, sia sempre espressione di un disagio.
Per farla breve: chi si rivolge ad uno "psico-qualcosa" sente di aver bisogno di aiuto per sè, altrimenti non si impegnerebbe nella ricerca di una figura "supposta sapere" come direbbero i colleghi lacaniani.
Ovviamente a questo punto entra in gioco una formazione del professionista tale da consentire alla domanda di articolarsi, di andare incontro ad una chiarificazione, e, di conseguenza ad iniziare un percorso terapico.
Mi chiedo allora quali possano essere i presupposti epistemici a giustificazione di un intervento non clinico, con l'eccezione di interventi specificamente rivolti alla diagnosi ed all'inquadramento. Torno a ripetere che le implicazioni filosofiche - per quanto importanti nel retroterra teorico della figura di cura - possono divenire facilmente razionalizzazioni che distolgono chi porta una domanda da essa.
Concludo dicendo che un bisogno di "senso" di cui parli forse ha più a che fare con la struttura che il paziente porta, che non con contenuti - filosofici o non, poco importa - che vengono presupposti dal consulente.
Un saluto
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Riferimento: counseling filosofico
Luigi scrive: "aiuto e orientamento nell'ambito dei processi intellettuali, esistenziali, decisionali o relazionali"
e
" ...chi cerca con gli strumenti che gli sono propri (dialogo,logica,sensibilità ai problemi umani più grandi...)di condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo?"
é un pò inquietante pensare che lo spaesato cittadino contemporaneo debba essere accompagnato nei processi decisionali, intellettuali, esistenziali...perchè non credo ci si riferisca alla funzione beta di Bion , cosa intende qui per "pensare l'impensabile'".
Temo che tutto ciò possa sfociare in qualcosa di direttivo, pur non volendo "indirizzante". Perchè non credo ci si riferisca ai simposio di platone...o si? o si cercano proseliti?
Poi un'altra cosa: io sono la prima ad aver patito per elitè di strizzacervelli che chiedono 100 euro all'ora, ma elitè per elitè...chi credete si possa permettere un counseling filosofico? la bottegaia sotto casa? o il giovane neo laureato morto di fame?
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Riferimento: counseling filosofico
oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione?
L'ho appresa attraverso letture personali, studi universitari, esperienze personali.
E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi,
Mah. Mi sembrano giri di parole.
includono anche la promozione del benesse
Qui iniziamo ad esserci. Che cos'è mai questo benessere? Lo psicologo crea un concetto di benessere "ad personam"? O è solamente una diminuzione della sofferenza, e allora torniamo al discorso terapeutico e (come tu lo hai chiamato) "ortopedico-riparativo", che mi sembra volessi rifiutare?
Cosa diamine è questo benessere di cui si parla così tanto agevolmente? La psicologia clinica mi fornisce una risposta? Sa cosa bisogna fare per ben-essere?
non si limitano alla cura del malessere. Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia?
Io non ho MAI frequentato alcuna scuola nè corso che abbia a che fare con quanto tu abbia citato. La fandonia che gira la si cerchi dunque altrove.
Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista",
Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.
come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani
Non so a chi fosse indirizzato il "voi". Comunque non saprei, in effetti qualche somiglianza comincio a trovarcela.
In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.
Io mi astengo dal giudizio, cerco solo di mettere alcuni puntini sulle "i".
ciao
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.
La consulenza filosofica si arresta proprio su quello che Lacan definiva come "reale", non ho tempo a sufficienza per approfondire l'argomento, ma ci posso ritornare. In ogni caso, mi trovo abbastanza d'accordo con Ghost attack e mi piacerebbe sentire la risposta di Luigi alle legittime obiezioni di Gieko. Quanto alla "supposizione di sapere" apro e chiudo una parentesi: avete presente il rocambolesco equivoco del film "Confidenze troppo intime" ? Può essere uno spunto interessante per capire da quale posizione veniamo interrogati e, soprattutto, da quale posizione rispondiamo. Per quel che concerne la psicologia, invece, sono piuttosto scettico: già parlare di ben-essere ha delle implicazioni "politiche" di conformismo molto pericolose, quindi sarei decisamente più cauto con questi "psicologi del ben-essere"!!
Saluti,
ikaro
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.
Su questo punto ho qualche perplessità, nel senso che non riesco a capire bene cosa intendi, se puoi dirci qualche parola in più...:approved: