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Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Psicologi - Crisi della psicoanalisi"
Riprendo il tema trattato in un thread in questa sezione dalla prospettiva dei DATI REALI, quella che troppo spesso manca in questo forum.
Vi avevo già annunciato la comparsa di un articolo su "Repubblica" di circa un mese fa, dove veniva messa in luce la netta flessione sul mercato USA delle terapie psicanalitiche in favore del ricorso a farmaci.
Bene, ora il dato italiano, drasticamente messo in luce dal Corriere.
Questi i punti salienti:
- Psicologi, invasione low cost: raddoppia il totale dei laureati (67.712 nel 2008). Tra gruppi e correnti la psicanalisi va in crisi.
- La massa degli psicologi è difficilmente collocabile nel mondo del lavoro (Molinari, Univ. Cattolica Milano), i laureati provenienti da Atenei privi di selezione vengono "cestinati" in partenza.
- I laureati sono una "inquietante armata Brancaleone", su cui incombe il miraggio di una formazione e riqualificazione sempre più problematiche come antidoto allo spettro della disoccupazione.
- Giampaolo Sasso (SIPP) individua in 3 fattori il crollo delle vocazioni psicanalitiche:
1) Eccesso di ortodossia della tradizione
2) Diffusione di pletora altre terapie
3) Accesso più facile in settori meno professionalizzati
"Noi accettiamo allievi con alle spalle 2 anni di analisi e pochi se lo possono permettere"
"In termini di mercato, chi soffre oggi può essere agganciato da un counsellor, più facilmente che da un terapeuta professionista, con il rischio di un sollievo superficiale ed ingannevole"
- G. Kluzer (socio SPI e presidente del Centro Milanese di PSICANALISI) ammette:
"La crisi c'è: oggi ci sono meno persone che fanno l'analisi classica. Pochi, poi, hanno coraggio e soldi per affrontare un percorso formativo che dura 7-8 anni".
- Silvia V.Finzi (lacaniana indipendente) afferma:
"Il cambiamento principale oggi è la richiesta di TERAPIE BREVI. La gente ha fretta, si sposta molto, I TEMPI LUNGHI NON SONO PIU' IN SINTONIA CON LA NOSTRA SOCIETA'. I giovani devono sapere che non è facile diventare psicoterapeuta, è un percorso lungo, decennale e NON E' GARANTITO nei suoi esiti professionali".
- Nadia Fina (segretaria del CIPA):
"La domanda ora nasce da esigenze di mercato più che da inclinazioni personali: è diminuita la possibilità di investire soldi sulla propria vita. Oggi servono psicologi del lavoro, invece si sfornano terapeuti-coach. L'ultima moda è la cura dell'anima da parte del filosofo".
Un quadro confortante, direi.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
In effetti, a me, questo quadro conforta assai.
Continuo a mantenere la mia preferenza ed il mio impegno per una formazione in psicoterapia che non contempli né "parole magiche" né "tempi brevi". Certo del fatto che, su 56 milioni di persone, se la maggior parte dei neopsicologi si butta sulle terapie "brevi", avrò pochissimi concorrenti. E molto lavoro (anche se duro e difficile) per le ricadute e le trasformazioni della patologia che si possono verificare quando si cercano (e ci si illude di trovare) soluzioni magiche.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
E' una visione molto ottimistica.
Forse dovrei sposarla anche io, visto che la mia regione (FVG) è una di quelle con meno concorrenza in assoluto.
Al momento, però, sarà la pioggia incessante, prevale il pessimismo.
:tajo:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Riprendo il tema trattato in un thread in questa sezione dalla prospettiva dei DATI REALI, quella che troppo spesso manca in questo forum.
Vi avevo già annunciato la comparsa di un articolo su "Repubblica" di circa un mese fa, dove veniva messa in luce la netta flessione sul mercato USA delle terapie psicanalitiche in favore del ricorso a farmaci.
Bene, ora il dato italiano, drasticamente messo in luce dal Corriere.
Questi i punti salienti:
- Psicologi, invasione low cost: raddoppia il totale dei laureati (67.712 nel 2008). Tra gruppi e correnti la psicanalisi va in crisi.
- La massa degli psicologi è difficilmente collocabile nel mondo del lavoro (Molinari, Univ. Cattolica Milano), i laureati provenienti da Atenei privi di selezione vengono "cestinati" in partenza.
- I laureati sono una "inquietante armata Brancaleone", su cui incombe il miraggio di una formazione e riqualificazione sempre più problematiche come antidoto allo spettro della disoccupazione.
- Giampaolo Sasso (SIPP) individua in 3 fattori il crollo delle vocazioni psicanalitiche:
1) Eccesso di ortodossia della tradizione
2) Diffusione di pletora altre terapie
3) Accesso più facile in settori meno professionalizzati
"Noi accettiamo allievi con alle spalle 2 anni di analisi e pochi se lo possono permettere"
"In termini di mercato, chi soffre oggi può essere agganciato da un counsellor, più facilmente che da un terapeuta professionista, con il rischio di un sollievo superficiale ed ingannevole"
- G. Kluzer (socio SPI e presidente del Centro Milanese di PSICANALISI) ammette:
"La crisi c'è: oggi ci sono meno persone che fanno l'analisi classica. Pochi, poi, hanno coraggio e soldi per affrontare un percorso formativo che dura 7-8 anni".
- Silvia V.Finzi (lacaniana indipendente) afferma:
"Il cambiamento principale oggi è la richiesta di TERAPIE BREVI. La gente ha fretta, si sposta molto, I TEMPI LUNGHI NON SONO PIU' IN SINTONIA CON LA NOSTRA SOCIETA'. I giovani devono sapere che non è facile diventare psicoterapeuta, è un percorso lungo, decennale e NON E' GARANTITO nei suoi esiti professionali".
- Nadia Fina (segretaria del CIPA):
"La domanda ora nasce da esigenze di mercato più che da inclinazioni personali: è diminuita la possibilità di investire soldi sulla propria vita. Oggi servono psicologi del lavoro, invece si sfornano terapeuti-coach. L'ultima moda è la cura dell'anima da parte del filosofo".
Un quadro confortante, direi.
Sabato scorso sono stato ad un convegno promosso dall'Istituto per la clinica dei legami sociali (ICLeS) di Venezia, in cui si è parlato della formazione dello psicoanalista ed è stato citato proprio questo articolo e sulla "crisi della psicoanalisi", non è certo una novità, so che può apparire paradossale, ma questo sistema breve è destinato ad implodere, il sollievo superficiale e ingannevole è di breve durata quanto le terapie che lo sponsorizzano. Insisto sul punto che è cambiato il tipo di domanda nei sintomi contemporanei ed è su questo che la psicoanalisi è chiamata a rispondere, ma per far questo non si può pensare di bypassare il training di formazione, questo sì determinerebbe la fine della psicoanalisi.
Un saluto,
ikaro
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Teorizzare questa implosione non è un atto di fede?
Chi lo dice che il sistema imploderà?
Anzi, fioriscono le scuole di counseling, niente laurea, solo 3 anni di formazione e pronti via...
Ammiro la vostra determinazione.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Teorizzare questa implosione non è un atto di fede?
No, è l'ABC del marketing: se il mercato si satura all'inverosimile di proposte che si confondono, chi se ne chiama fuori (non per atto di fede, ma per ragioni strutturali al suo stesso discorso) ha una possibilità in più di sopravvivenza.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Quoto ikaro e willy e ringrazio sigmund per la segnalazione dell'articolo. Evidentemente il tema è molto sentito o molto "spinto", visto che un articolo simile, anche se di segno opposto (iperottimistico) era comparso sempre sul Corriere un mese fa...
Personalmente credo che ci siano due ordini di problemi. Il primo è il drastico aumento di psicologi e affini che, per conquistare fette di mercato, si "ingegnano" in tutti i modi, più o meno leciti... A scapito della qualità della formazione, ovviamente, che rischia di diventare sempre più approssimativa. Non credo che andare dietro ad esigenze di mercato potrà aiutare la categoria, e la continua richiesta di "sconti" sulla formazione da parte dei futuri operatori sinceramente mi preoccupa.
L'altro problema, come giustamente sottolineato da ikaro è il cambiamento della natura delle richieste e delle patologie da parte degli utenti. E qui sono d'accordo che ci debba essere uno sforzo teorico e clinico della psicoanalisi per inquadrare la situazione e intervenire. Ma mi sembra che in buona parte questo processo sia in atto da diversi anni.
Un saluto
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Io credo che non si tratti solamente di psicoanalisi poichè il problema riguarda la psicoterapia tutta nelle sue varie forme. Esiste un boom di richieste sul "tempo breve",ma non si parla solo di psicoterapie brevi, ma anche di farmacologia. Credo che uno dei problemi più importanti sia di tipo culturale, dove lo "psicologo" nelle sue varie forme e specializzazioni poco ha saputo dire, fare, influenzare il pensiero contemporaneo. Oggi una pillola e via, il male è guarito. La traduzione della terapia breve sta in dieci sedute da quindici minuti e via, il male è guarito. A questo punto si commette spesso l'errore di contrapporre la terapia breve alla psicanalisi, che ti fa 4 sedute la settimana per dieci anni e via, il male non è guarito. Anche se logicamente può tornare si tratta di una contrapposizione sbagliata, poichè la psicoterapia tutta, breve o infinita, converge nel sostenere che la persona ce la può fare da sola, e che la soluzione sta nelle sue forze. Di fatti anche in questo 3d la discussione, per quanto sollecitata da un articolo specifico, è incentrata solo sulla contrapposizione tra terapie brevi e lunghe, quando invece credo si tratti di proporre una visione dell'uomo che non è solo organicista, neurotrasmettitoriale, dove il farmaco permette la guarigione da uno stile di vita, da delle scelte, da una gabbia in cui ti sei rinchiuso da solo ed oggi chiedi una pillola per sopportarla meglio. Il boom di psicologi, inarrestabile, credo che sia dannoso non tanto per la concorrenza, ma per la necessaria guerra tra guelfi e ghibellini instaurata tra le varie scuole per campare meglio assicurandosi fette di mercato più grosse. Mi spiace non aere molto tempo per esplicitare meglio il mio pensiero, spero che sia sufficientemente chiaro. Un Saluto
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Ciao massimomassimo
Guarda, a me della contrapposizione tra "lunghe" e "breci", in questi termini, importa poco. Sono convinto del fatto che, nella maggior parte dei casi, a prezzo scontato si compera merce scadente, tanto in psicologia quanto in altri campi.
E' sinceramente, non mi importa molto il seguire le mode, lo "spirito dei tempi" o altre cose simili. Ho un orientamento, cerco di esercitare la mia professione con attenzione e intelligenza e credo che la psicoterapia non sia l'unico mestiere che so fare e che farò, Anche per la necessità di mantenere un decente equilibrio mentale mio.
Io, ad esempio, sono convinto che una psicoterapia ben fatta abbia un potenziale "rivoluzionario". Nel senso che può aiutare una persona a scoprire, sia in sé che nell'ambiente, risorse ed opportunità che, senza di essa, non avrebbe mai immaginato. A volte basta poco, altre ci vuole più tempo. Ma, se non ci fermiamo alla diatriba "curo i sintomi si o no" e decidiamo, invece, di esplorare il mondo e le possibilità del desiderio, allora molte strade si possono aprire.
Certo, è anche compito dello psicologo/psicoterapeuta saper "resistere" alle sollecitazioni (sociali e/o del paziente) verso una rapida ed indolore "soluzione".
Quanto poi alla possibilità di incidere sulla "società", secondo me è scarsa. Lo era in passato e lo è ancora. Specialmente ora. Ma non credo serva inventare nuove modalità di sottomissione all'ordine presente. Forse è più utile apprendere a costruire alternative possibili laddove ciò sia possibile. Fosse pure una singola persona.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Condivisione totale degli interventi di ikaro, willy, massimomassimo e gieko..:approved:
..posso quotare tutto?!
Ps. Ma possibile che queste belle menti di confronti le "sfornino" tutte in Lombardia.. che devo fare, trasferirmi?
Pps. Ma Campi Bisenzio è in Lombardia?:asd:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Quoto ikaro e willy e ringrazio sigmund per la segnalazione dell'articolo. Evidentemente il tema è molto sentito o molto "spinto", visto che un articolo simile, anche se di segno opposto (iperottimistico) era comparso sempre sul Corriere un mese fa...
Personalmente credo che ci siano due ordini di problemi. Il primo è il drastico aumento di psicologi e affini che, per conquistare fette di mercato, si "ingegnano" in tutti i modi, più o meno leciti... A scapito della qualità della formazione, ovviamente, che rischia di diventare sempre più approssimativa. Non credo che andare dietro ad esigenze di mercato potrà aiutare la categoria, e la continua richiesta di "sconti" sulla formazione da parte dei futuri operatori sinceramente mi preoccupa.
L'altro problema, come giustamente sottolineato da ikaro è il cambiamento della natura delle richieste e delle patologie da parte degli utenti. E qui sono d'accordo che ci debba essere uno sforzo teorico e clinico della psicoanalisi per inquadrare la situazione e intervenire. Ma mi sembra che in buona parte questo processo sia in atto da diversi anni.
Un saluto
Vorrei focalizzare la vostra attenzione anche sullo spread delle pratiche di counselling (che non richiedono laurea) e che tagliano ampie fette del mercato di base e su questa stravagante invenzione del "consulente filosofico", il quale si pone come alternativa vezzosa e piacevole al terapeuta.
Gli apprendisti stregoni avranno la meglio?
Chissà...
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Dalle mie parti si usa dire:
"Può esistere un passero di trenta chili.
E può esistere un elefante di un etto.
Ma un passero di trenta chili e un elefante di un etto assieme, impossibile".
Meditate, gente, meditate.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Originalmente inviato da
Sigmund1977
Vorrei focalizzare la vostra attenzione anche sullo spread delle pratiche di counselling (che non richiedono laurea) e che tagliano ampie fette del mercato di base e su questa stravagante invenzione del "consulente filosofico", il quale si pone come alternativa vezzosa e piacevole al terapeuta.
Gli apprendisti stregoni avranno la meglio?
Chissà...
Quanto al counseling filosofico ti rimando ad un apposito 3d nella sezione di Psicologia clinica.. un interessante spazio di confronto, dove già ho detto (sebbene parzialmente) la mia.
Quanto in generale alla questione del counseling, condivido i tuoi timori di reale competenza professionale di tali addetti.
Quella del counselor infatti:
1. non è una professione - nè sanitaria, nè altro - riconusciuta (parafrasando un amato pontefice "se sbaglio, mi correggerete")
2. vi si accede tramite una formazione non regolamentata (da onerosi master triennali ad "ammalianti" corsi semestrali)
3. la formazione può essere offerta da qualsiasi figura, a qualsiasi titolo (quando ai futuri consulor va bene, i docenti affererisco al mondo "psi".. anche se poi non si capisce perchè "svendano" tali competenze a non addetti al settore.. anzi si capisce, complice il signor Denaro!)
e - dulcis in fundo - 4. non è richiesta nessuna formazione (figuriamoci laurea) o beckground specifico.
Però qui lancio la mia provocazione: finchè ognuno si "ingegnerà" a modo proprio e in attesa di una qualche regolamentazione, dal momento che non possiamo arginare il fenomeno (salvo casi di esercizio abusivo della professione e "millantato credito", da segnalare a chi di dovere).. perchè non proviamo a "meritarci" le nostre fette di mercato, piuttosto che arroccarci su posizioni recriminatorie che - purtroppo - lasciano il tempo che trovano?
[tranquillo Sigmund, questa non va solo a te.. ne conosco a flotte!]
Del resto, prima di costruirci il nostro piedistallo, guardiamo di che "materiale" è fatto. Condivido infatti, in questo senso, le preoccupazioni di gieko circa la qualità della formazione - spesso approssimativa e non sempre qualificata - conseguente allo "straripante" numero degli psicologi italiani, certamente già ora "sovradimensionato" rispetto alle reali richieste del mercato e degli utenti.. e, come se non bastasse, la crescita sembra esponenziale!
Ps. A tal'ultimo riguardo vd. le proposte del nostro Presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi.
Saluti,
S.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
interessante sulla crisi della psicanalisi quest'articolo critico di Napolitani:
http://www.sgai.it/Files/Riga/ArticoliRiga/01RIGA.pdf
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Psicologi - Crisi della psicoanali
:skunk:
Citazione:
Originalmente inviato da
Sigmund1977
Riprendo il tema trattato in un thread in questa sezione dalla prospettiva dei DATI REALI, quella che troppo spesso manca in questo forum.
Vi avevo già annunciato la comparsa di un articolo su "Repubblica" di circa un mese fa, dove veniva messa in luce la netta flessione sul mercato USA delle terapie psicanalitiche in favore del ricorso a farmaci.
Bene, ora il dato italiano, drasticamente messo in luce dal Corriere.
Questi i punti salienti:
- Psicologi, invasione low cost: raddoppia il totale dei laureati (67.712 nel 2008). Tra gruppi e correnti la psicanalisi va in crisi.
- La massa degli psicologi è difficilmente collocabile nel mondo del lavoro (Molinari, Univ. Cattolica Milano), i laureati provenienti da Atenei privi di selezione vengono "cestinati" in partenza.
- I laureati sono una "inquietante armata Brancaleone", su cui incombe il miraggio di una formazione e riqualificazione sempre più problematiche come antidoto allo spettro della disoccupazione.
- Giampaolo Sasso (SIPP) individua in 3 fattori il crollo delle vocazioni psicanalitiche:
1) Eccesso di ortodossia della tradizione
2) Diffusione di pletora altre terapie
3) Accesso più facile in settori meno professionalizzati
"Noi accettiamo allievi con alle spalle 2 anni di analisi e pochi se lo possono permettere"
"In termini di mercato, chi soffre oggi può essere agganciato da un counsellor, più facilmente che da un terapeuta professionista, con il rischio di un sollievo superficiale ed ingannevole"
- G. Kluzer (socio SPI e presidente del Centro Milanese di PSICANALISI) ammette:
"La crisi c'è: oggi ci sono meno persone che fanno l'analisi classica. Pochi, poi, hanno coraggio e soldi per affrontare un percorso formativo che dura 7-8 anni".
- Silvia V.Finzi (lacaniana indipendente) afferma:
"Il cambiamento principale oggi è la richiesta di TERAPIE BREVI. La gente ha fretta, si sposta molto, I TEMPI LUNGHI NON SONO PIU' IN SINTONIA CON LA NOSTRA SOCIETA'. I giovani devono sapere che non è facile diventare psicoterapeuta, è un percorso lungo, decennale e NON E' GARANTITO nei suoi esiti professionali".
- Nadia Fina (segretaria del CIPA):
"La domanda ora nasce da esigenze di mercato più che da inclinazioni personali: è diminuita la possibilità di investire soldi sulla propria vita. Oggi servono psicologi del lavoro, invece si sfornano terapeuti-coach. L'ultima moda è la cura dell'anima da parte del filosofo".
Un quadro confortante, direi.
:skunk:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Grazie davvero, mi pare molto interessante, anche perchè sto scrivendo anch'io qualcosa su questo argomento, quindi se avete articoli interessanti postateli!!
A presto,
ikaro
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Psicologi - Crisi della psicoanali
Citazione:
Originalmente inviato da
Sigmund1977
- Nadia Fina (segretaria del CIPA):
"La domanda ora nasce da esigenze di mercato più che da inclinazioni personali: è diminuita la possibilità di investire soldi sulla propria vita. Oggi servono psicologi del lavoro, invece si sfornano terapeuti-coach. L'ultima moda è la cura dell'anima da parte del filosofo".
Un quadro confortante, direi.
Più che crisi della psicanalisi direi crisi dell'uomo. L'idea è quella di negare ogni espressione umana che non sia funzionale al processo produttivo di mercato. Di uno strumento all'interno di un processo produttivo, devono esserne misurate le qualità tecniche, cosi dell'uomo devono esserne misurate le abilità cognitive o tecniche, il resto è solo filosofia, che se ne occupino i filosofi, servono psicologi del lavoro infatti si dice nell'articolo.
Ora se fosse possibile rimuovere tutto ciò che differenzia l'uomo dalla macchina si potrebbe anche vedere l'utilità di una certa impostazione: l'uomo senza quegli intralci produrrebbe di più e producendo di più sarebbe maggiormente felice.
Questa cultura che si va diffondendo inevitabilmente viene e verrà interiorizzata nel super-io contribuendo alla formazione di nevrosi, secondo me il lavoro per gli psicanlisti potrà solo che aumentare nell'immediato futuro.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
Dovresti studiare un po' di più, quello che scrivi è davvero imbarazzante...
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Originalmente inviato da
.Martina.
Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
Inizierei col dirti che la psicoanalisi è soprattutto una questione di metodo, e che, di conseguenza, è un'impostazione del problema e del lavoro da svolgere. Quindi è una metodologia che esula da fattori esterni, facendo riferimento all'assetto mentale del terapeuta.
Per venire alla tua domanda più che legittima, a mio parere con 10 sedute si può fare poco, ma qualcosa si può fare. Si può appunto iniziare a mettere in evidenza la domanda, a lavorare su un ambito limitato ma comunque con una metodica psicoanalitica. Spesso queste consultazioni brevi aprono spazi che il paziente può utilizzare...
Personalmente però mi interrogo di più su un mondo, quello dell'assistenza pubblica, che ha così poche risorse da dover imporre limiti di tempo, di frequenza e così via. Altri stati, organizzati in modo da avere risorse sufficienti a disposizione, possono garantire a chi fa una richiesta di aiuto nel pubblico un appoggio molto più ampio (in Germania, che piaccia o no, la Sanità copre fino a 500 sedute di psicoterapia, pari ad un'analisi a 3 sedute settimanali per circa 4 anni...). Da noi ci si può tutt'al più affidare a servizi privati che garantiscono prezzi calmierati.
Un saluto
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Originalmente inviato da
ilmegliodite
Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Ma siamo sicuro che si parli degli stessi risultati?
Citazione:
Originalmente inviato da
ilmegliodite
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
Per carità, viva la riflessione personale. Però ci sono anche dei dati di fatto che portano a legittime contestazioni. D'altronde se da una parte si ha esperienza della opportunità di cambiamenti strutturali e della necessità di diverso tempo per attuarli, credo sia più che legittimo interrogarsi su cosa fa chi nega o l'una o l'altra o entrambe le cose. Il cambiamento strutturale non serve? Bene, iniziamo a ragionare in base a quale criterio, all'epistemologia che sorregge questa visione... Idem per chi sostiene che si possono avere cambiamenti significativi con 10-15 sedute.
Sul counseling poi, mi limito a riportare ciò che ha dichiarato il presidente del Coordinamento nazionale counsellor professionisti nell'articolo che dà il titolo a l thread.
"Il presidente del Cncp: «I nostri non sono pazienti, ma clienti e bastano dieci sedute per venire a capo del problema»"
Saluti
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Per venire alla tua domanda più che legittima
Io non conosco nessun analista, tantomeno che lavori nel pubblico, che abbia la faccia tosta di dire "eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE", gli psicoanalisti lavorano nel pubblico da quando questo esiste (e ben prima delle varie psicoterapie brevi, strategiche ecc...) e nessuno si è mai sognato di proporre 1 setting classico in quel contesto (se lo fa è un impostore), quindi non capisco come si possa definire "più che legittima" una domanda che nasconde in realtà una pericolosa ignoranza sull'argomento...
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Psicologi - Crisi della psicoanali
Citazione:
Più che crisi della psicanalisi direi crisi dell'uomo. L'idea è quella di negare ogni espressione umana che non sia funzionale al processo produttivo di mercato. Di uno strumento all'interno di un processo produttivo, devono esserne misurate le qualità tecniche, cosi dell'uomo devono esserne misurate le abilità cognitive o tecniche, il resto è solo filosofia, che se ne occupino i filosofi, servono psicologi del lavoro infatti si dice nell'articolo.
Ora se fosse possibile rimuovere tutto ciò che differenzia l'uomo dalla macchina si potrebbe anche vedere l'utilità di una certa impostazione: l'uomo senza quegli intralci produrrebbe di più e producendo di più sarebbe maggiormente felice.
Questa cultura che si va diffondendo inevitabilmente viene e verrà interiorizzata nel super-io contribuendo alla formazione di nevrosi, secondo me il lavoro per gli psicanlisti potrà solo che aumentare nell'immediato futuro.
:approved:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
quindi non capisco come si possa definire "più che legittima" una domanda che nasconde in realtà una pericolosa ignoranza sull'argomento...
Beh, prima di tutto perchè mi riferivo alla domanda (la prima parte del post) e non all'affermazione. E poi perchè l'ignoranza, per quanto pericolosa, è legittima. Il perseverare è un'altra cosa.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Beh, prima di tutto perchè mi riferivo alla domanda (la prima parte del post) e non all'affermazione. E poi perchè l'ignoranza, per quanto pericolosa, è legittima. Il perseverare è un'altra cosa.
Questo è anche vero, staremo a vedere... :approved:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Ma siamo sicuro che si parli degli stessi risultati?
Per carità, viva la riflessione personale. Però ci sono anche dei dati di fatto che portano a legittime contestazioni. D'altronde se da una parte si ha esperienza della opportunità di cambiamenti strutturali e della necessità di diverso tempo per attuarli, credo sia più che legittimo interrogarsi su cosa fa chi nega o l'una o l'altra o entrambe le cose. Il cambiamento strutturale non serve? Bene, iniziamo a ragionare in base a quale criterio, all'epistemologia che sorregge questa visione... Idem per chi sostiene che si possono avere cambiamenti significativi con 10-15 sedute.
Sul counseling poi, mi limito a riportare ciò che ha dichiarato il presidente del Coordinamento nazionale counsellor professionisti nell'articolo che dà il titolo a l thread.
"Il presidente del Cncp: «I nostri non sono pazienti, ma clienti e bastano dieci sedute per venire a capo del problema»"
Saluti
Ciao gieko :)
personalmente non ho mai pensato che il cambiamento strutturale non serva e penso anche che il fine della psicoterapia sia proprio il cambiamento personale.
Anche io sono scettica sul fatto che si possano avere dei cambiamenti significativi in 10-15 sedute, poi però non conoscendo tutti i metodi e tutti gli orientamenti non ne posso essere sicurissima.
E' anche vero che per ognuno di noi penso ci sia un approccio più funzionale rispetto ad un'altro (mi riferisco alla terapia da utente).
Quando parliamo di counseling, il cambiamento e la destrutturazione della personalità non sono contemplati tra i suoi "compiti", fare counseling non equivale a dire fare terapia. Forse e dico forse il presidente del Cncp intendeva dire che in dieci giorni si può arrivare a comprendere cos'è che causa malessere nel cliente, proprio per indirizzarlo in seguito ad una psicoterapia.
Il counseling dovrebbe portare ad una autoconoscenza, stimola la presa di consapevolezza dei propri schemi comportamentali, ma oltre a questo non può e non deve andare. Poi è normale che come in tutte le professioni c'è gente che l'etica professionale non sa cosa sia, ma questo è un altro discorso....
Ecco perchè parlo di collaborazione tra le due figure :approved:
Ti saluto.
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
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ilmegliodite
E' anche vero che per ognuno di noi penso ci sia un approccio più funzionale rispetto ad un'altro (mi riferisco alla terapia da utente).
Sinceramente questa storia dei "diversi approcci per diverse persone" (che, intendiamoci, non è di certo solo tua) non mi convince per nulla. Come si può giustificare dal punto di vista epistemico una simile visione? A me sa di un eclettismo legato proprio alla mancanza di salde fondamenta teorico-cliniche... La specificità dei modelli deve necessariamente incontrarsi con una sufficientemente valida copertura della psicopatologia (un modello che funziona solo per una patologia, cioè, è parziale e limitato).
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ilmegliodite
Quando parliamo di counseling, il cambiamento e la destrutturazione della personalità non sono contemplati tra i suoi "compiti", fare counseling non equivale a dire fare terapia. Forse e dico forse il presidente del Cncp intendeva dire che in dieci giorni si può arrivare a comprendere cos'è che causa malessere nel cliente, proprio per indirizzarlo in seguito ad una psicoterapia.
Il counseling dovrebbe portare ad una autoconoscenza, stimola la presa di consapevolezza dei propri schemi comportamentali, ma oltre a questo non può e non deve andare.
Non so cosa intendesse dire realmente il presidente Cncp, ho l'impressione che, dietro la solita frase "i nostri non sono pazienti ma clienti", cioè con la giustificazione che i counselor non si occupano di patologia (e mi chiedo, allora di cosa? se il "cliente" sta bene, che bisogno di intervenire c'è?), afferma proprio quello che abbiamo letto: "in 10 sedute veniamo a capo del problema..." Ammesso che le prese di coscienza siano l'obbiettivo del counseling (a me risulta che invece lo scopo sia la mobilitazione delle risorse personali, ma non mi addentro...), secondo il mio parere queste si perseguono in sede di terapia (e inizialmente sono spesso solo razionalizzazioni), anche se personalmente non credo siano legate al cambiamento strutturale.
Un saluto anche a te
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
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ilmegliodite
Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
Finalmente una risposta valida ai fini della discussione, senza nulla togliere agli ultras freudiani che ci sono qui dentro.
Proprio in quanto senza pregiudizi, anche io mi trovo a riflettere sulla banalizzazione costante di questi metodi terapeutici e sulla chiusura a riccio della psicoanalisi nei confronti delle esigenze del contemporaneo (che non è il moderno, questo va bene inteso).
E' estremamente difficile trovare qualcuno che possa e voglia sborsare un sacco di euro (ed abbia il tempo) per 3 sedute settimanali ad libitum o quasi.
Negarlo vuol dire negare la realtà dei fatti.
E il diniego è una difesa pessima!
:P
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
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gieko
"i nostri non sono pazienti ma clienti", cioè con la giustificazione che i counselor non si occupano di patologia (e mi chiedo, allora di cosa? se il "cliente" sta bene, che bisogno di intervenire c'è?)
Gieko non è che ogni disequilibrio (funzionale peraltro) che è proprio di un tipo di esistenza che chiamiamo umana sia da intendere come 'patologia'...così si rischia di creare uno spazio angusto di visualizzazione che vedrebbe ogni manifestazione umana, che è sempre accompagnata da un tono umorale, una tensione più o meno palpabile, un contrasto più o meno vivibile col mondo, una modalità patologica di essere...Penso che a volte una persona abbia veramente solo bisogno di una proverbiale pacca sulla spalla, un consiglio,il parere di un estraneo insomma ed è questa la funzione del counseling che,come ho sostenuto altrove, con la patologia centra veramente poco in quanto la stessa pregiudicherebbe questa cosiddetta 'relazione di aiuto'...
Saluti,
Luigi
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luigi '84
Gieko non è che ogni disequilibrio (funzionale peraltro) che è proprio di un tipo di esistenza che chiamiamo umana sia da intendere come 'patologia'...così si rischia di creare uno spazio angusto di visualizzazione che vedrebbe ogni manifestazione umana, che è sempre accompagnata da un tono umorale, una tensione più o meno palpabile, un contrasto più o meno vivibile col mondo, una modalità patologica di essere...Penso che a volte una persona abbia veramente solo bisogno di una proverbiale pacca sulla spalla, un consiglio,il parere di un estraneo insomma ed è questa la funzione del counseling che,come ho sostenuto altrove, con la patologia centra veramente poco in quanto la stessa pregiudicherebbe questa cosiddetta 'relazione di aiuto'...
Forse mi sono spiegato male: non sono di certo un sostenitore della patologia vista in ogni dove dell'esistenza umana. Lungi da me. Ma qui si parla di professioni di aiuto, e sono dell'idea che se qualcuno reputa che la pacca sulla spalla da parte del proprio compagno/a, di amici, familiari e quant'altro non sia più sufficiente, significa che il disequilibrio di cui si parla non è più funzionale. Ecco perchè si decide di investire tempo e denaro rivolgendosi ad un professionista da cui, secondo il mio modesto parere, non ci si aspetta più (almeno ad un certo livello) un consiglio o un buffetto. Credo che come professionisti dobbiamo essere specificamente preparati per accogliere nella maniera più completa possibile questa richiesta.
Saluti
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Gieko io comprendo il tuo punto di vista.....ma a volte da lettrice di questi discorsi mi chiedo perchè tutto questo accanimento contro i counselor? Se come sostieni (o sostengono) in molti non sono figure che servono, non hanno una "giusta" (per chi giusta poi non si sa) preparazione, quello che offrono non serve, che preoccupazione c'è!
Perchè affannarsi tanto con tutti questi discorsi, a che serve? Se non valgono nulla, sarà lo stesso mercato che li taglierà fuori, non credi?
Eppure si continua ad accusarsi l'uno con l'altro, a dire che questa vale e questo no, e mi chiedo.....ai fini della crescita umana, della crescita del sapere, dell'aiuto che realmente si può dare a chi è in difficoltà tutto questo a cosa serve?
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Finalmente una risposta valida ai fini della discussione, senza nulla togliere agli ultras freudiani che ci sono qui dentro.
Proprio in quanto senza pregiudizi, anche io mi trovo a riflettere sulla banalizzazione costante di questi metodi terapeutici e sulla chiusura a riccio della psicoanalisi nei confronti delle esigenze del contemporaneo (che non è il moderno, questo va bene inteso).
E' estremamente difficile trovare qualcuno che possa e voglia sborsare un sacco di euro (ed abbia il tempo) per 3 sedute settimanali ad libitum o quasi.
Negarlo vuol dire negare la realtà dei fatti.
E il diniego è una difesa pessima!
:P
Ripeto, per la 484esima volta: solo una piccola parte dei pazienti che arrivano allo psicoanalista segue un percorso "ad libitum o quasi" a 3 sedute settimanali, è così difficile da capire? Eh sì, il diniego è proprio una pessima difesa...
Saluti,
ikaro
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ilmegliodite
Gieko io comprendo il tuo punto di vista.....ma a volte da lettrice di questi discorsi mi chiedo perchè tutto questo accanimento contro i counselor? Se come sostieni (o sostengono) in molti non sono figure che servono, non hanno una "giusta" (per chi giusta poi non si sa) preparazione, quello che offrono non serve, che preoccupazione c'è!
Perchè affannarsi tanto con tutti questi discorsi, a che serve? Se non valgono nulla, sarà lo stesso mercato che li taglierà fuori, non credi?
Eppure si continua ad accusarsi l'uno con l'altro, a dire che questa vale e questo no, e mi chiedo.....ai fini della crescita umana, della crescita del sapere, dell'aiuto che realmente si può dare a chi è in difficoltà tutto questo a cosa serve?
Per quanto mi riguarda nessuna preoccupazione in particolare perchè ritengo che il fenomeno non possa durare molto. Non vedo però tutte queste accuse: solitamente mi riferisco sempre ad un livello di coerenza epistemica, con la "preoccupazione" - questa sì - di una teoria ed una clinica che possano essere veramente di aiuto. E penso che sia proprio discutendo di questi aspetti che sia possibile aumentare il sapere ed avvicinarsi alla sofferenza delle persone che si rivolgono alla psicoterapia.
Saluti
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Per quanto mi riguarda nessuna preoccupazione in particolare perchè ritengo che il fenomeno non possa durare molto. Non vedo però tutte queste accuse: solitamente mi riferisco sempre ad un livello di coerenza epistemica, con la "preoccupazione" - questa sì - di una teoria ed una clinica che possano essere veramente di aiuto. E penso che sia proprio discutendo di questi aspetti che sia possibile aumentare il sapere ed avvicinarsi alla sofferenza delle persone che si rivolgono alla psicoterapia.
Sono d'accordo con Gieko, anche se aggiungo una preoccupazione e incazzatura personale, visto che, meno di 1 mese fa, sono stato sorpassato (beninteso: senza selezione) da un "educatore che però ha fatto un corso di counselling" per 1 posto da psicologo in una cooperativa sociale, quindi se permetti, cara il megliodite, almeno un po' di accanimento ci sia consentito, almeno quello, e che cavolo!! :P
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Ok allora buon smaltimento della tua incazzatura :D :P
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Ok allora buon smaltimento della tua incazzatura :D :P
Grazie, tu continua a dormire, mi raccomando... :asd:
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gieko
E penso che sia proprio discutendo di questi aspetti che sia possibile aumentare il sapere ed avvicinarsi alla sofferenza delle persone che si rivolgono alla psicoterapia.
Concordo in pieno :approved:
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Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Concordo a pieno con quanto detto da Sigmund1977 e Ilmegliodite. E' così che si affronta una discussione.
L'accusa di ignoranza è, usando un paio di eufemismi, ridicola e fondata su non si sa bene quali fatti, ma va bene così.
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L'accusa di ignoranza è, usando un paio di eufemismi, ridicola e fondata su non si sa bene quali fatti, ma va bene così.
E' fondata sullo studio della letteratura della psicoanalisi contemporanea e sul lavoro, orientato dalla psicoanalisi, in contesti pubblici e istituzionali.
Saluti,
ikaro