Si sente parlare in continuazione di sostegno psicologico, ma cosa si intende con questo termine? in che modo opera?
Grazie
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Si sente parlare in continuazione di sostegno psicologico, ma cosa si intende con questo termine? in che modo opera?
Grazie
:ciao:
Sostegno psicologico???Di preciso non so,ma per quel POCO che ho capito,il sostegno è tutto ciò che comporta l'aiuto psicologico che dai a una persona in difficoltà o semplicemente sola!!per esempio ci sono quelli che danno sostegno psicologico ad anziani o a pazienti che sono in attesa di entrare in pronto soccorso...Sono solo alcuni esempi di sostegno npsicologico,ce ne sono tantissimi altri!!!Perchè sta domanda??
:mano:
"Tutto ciò che comporta l'aiuto psicologico"....in che modo?
Ho fatto questa domanda perché desidero una risposta in merito! :P siamo in un sito di psicologia, forse in molti si chiedono o si sono chiesti effettivamente che cos'è il sostegno psicologico; un concetto in apparenza semplice ma di fatto difficile da definire e da inquadrare, almeno per me!
Ciao e grazie.
Il sostegno psicologico si riferisce al tipo di intervento che si fa sulla persona che chiede aiuto... Lo psicologo (non psicoterapeuta) può fare consulenza che comporta pochi incontri, ravvicinati nel tempo che poi quasi sempre porta ad un invio ad altro professionista (psicoterapeuta o psichiatra), oppure può fare sostegno psicologico che consiste nel vedere il paziente/cliente per un periodo più lungo e diluito nel tempo (una volta ogni 15, 20 giorni), proprio per dare una continuità che però non sia terapeutica, ma appunto di sostegno nelle problematiche della quotidianità e degli aspetti più "esterni" della struttura di personalità. Spero di essere stata chiara....
io lo definirei come un intervento sulla persona che la aiuti ("sostenga") nel disagio che stà vivendo. in pratica, secondo me: ti ascolto, sono empatica con te, non ti faccio sentir solo, sono accogliente, ti faccio sentire che sono con te a portare quel peso emotivo, che quando vieni da me ti senti più sollevato. della serie magari quel disagio non te lo posso eliminare, perchè dipende da qualcosa di esterno (tipo, che ne so, vivere la malattia di un caro o la propria) però faccio in modo che tu non ti senta solo. spero di averti dato un'idea, la mia personale ovviamente.
E' difficile da concettualizzare...è praticamente tutto ciò che fa lo psicologo e anche,si perchè no,un vero amico..senza ovviamente conoscere tutta la teoria psicologica...
Come mai questi dubbi????
:mano:
Insomma, volemose bene... Ma allora perchè pagare qualcuno?Citazione:
E' difficile da concettualizzare...è praticamente tutto ciò che fa lo psicologo e anche,si perchè no,un vero amico..senza ovviamente conoscere tutta la teoria psicologica...
Come mai questi dubbi????
:mano:
Dunque, il sostegno psicologico è tutto ciò che fa lo psicologo dopo aver appreso delle teorie psicologiche...è possibile avere un esempio di teoria applicata ad un evento che potrebbe comportare un intervento di sostegno psicologico? e in che modo dovrebbe essere di aiuto questo sostegno?
stellastellina perchè non rispondi tu alle domande che i colleghi ti pongono dopo aver risposto alle tue?
poni domande su domande o domande su risposte ma dove vuoi arrivare? forse se espliciti meglio la tua richiesta capiremo come rispondere
grazie (a me serve per esempio)
no, lo psicologo (inteso come laureato in psicologia + abilitazione alla professione) può svolgere varie attività, tra cui il sostegno psicologico.
Per la verità, forse, il sostegno psicologico lo può svolgere anche uno psicoterapeuta, però diciamo che lo psicologo ha gli strumenti, conoscenze e autorizzazione a farlo e dunque a partire dallo psicologo in su è possibile farlo.
Il sostegno psicologico si distingue ovviamente dal sostegno dato da un amico-conoscemte-parente-altre figure, perché si avvale di tecniche specifiche e dell'uso di alcuni fattori terapeutici (che sono, appunto, terapeutici nel sostegno e non in altri tipi di intervento) e perché lo psicologo ha gli strumenti per valutare se durante il corso degli incontri il paziente ha bisogno di altro aiuto (tipo uno psicoterapeuta, ad esempio).
Prendo spunto dall'ultimo intervento per sottolineare quelle che, secondo me, sono le contraddizioni insite al "sostegno psicologico".
Non si è mai capito quali dovrebbero essere queste tecniche specifiche del sostegno, però. Forse perchè il sostegno non è fatto in base a tecniche specifiche... Basta pensare alla contraddizione insita nelle varie definizioni che sono state date fino ad adesso: non è terapia nè cura, perchè lo psicologo non ha strumenti di intervento adatto, non è uguale neanche all'aiuto dato da amici, parenti, preti e portinaie... Quindi? A volte si sente parlare di un generico "ascolto empatico", o, come ha detto qualcuno sopra qualcosa del tipo "ti faccio sentire che sono con te a portare quel peso emotivo, che quando vieni da me ti senti più sollevato". Mi sembra abbastanza chiaro che questa è una tipologia di intervento tutt'altro che specifica, per cui chiedere parcelle ed onorari mi sembra fuori luogo. Altre volte invece capita di sentire di interventi assimilabili a tecniche psicoterapeutiche e dunque si pone la questione della formazione mancante allo psicologo.
Secondo il mio parere il sostegno psicologico è una tipologia di intervento che non ha senso, non si giustifica, non aiuta in alcun modo specifico. O non si prende in carico il paziente, oppure ci si mette in un'ottica di processo di cura. Le vie di mezzo sono solo confusive ed inutili, create per soddisfare criteri burocratici e di interesse di categoria, non di certo con una riflessione epistemica nè con interesse verso l'utenza.
Un saluto
Il sostegno psicologico è effettuato sia da psicologi in base ai loro orientamenti, che da psicoterapeuti di formazioni diverse quando gli individui, si trovano ad attraversare un momento particolare di crisi, attinente il ciclo di vita che stanno attraversando, come l'adolescenza, la prima genitorialita', la terza eta' eta', problemi legati ad un cambiamento lavorativo non previsto, solo per fare degli esempi ed è finalizzato a permettere di inquadrare in modo piu' chiaro quali sono gli elementi centrali del problema che la persona sta vivendo, nel "qui ed ora", definendo i possibili passi o obiettivi per uscirne e risolvere la crisi in atto. La crisi, in genere puo' essere connessa ad un preciso momento esistenziale, in cui qualcosa è venuto a mancare, oppure si è aggiunto (un matrimonio, un figlio..). La sua caratteristica, è che non si vanno ad intaccare le fondamenta della personalita', dove essa mostra di essere solida e validamente strutturata in generale, oppure non si ritenga opprtuno farlo, per non scatenare altri tipi di crisi.
Talvolta, una terapia di sostegno, in cui si inquadra il sostegno psicologico, fatta per affrontare un momento temporaneo di crisi, scatenata dall'impatto con alcuni eventi delle diverse fasce del ciclo vitale di un individuo, puo' anche portare alla decisione di intraprendere una psicoterapia che lavori molto di piu' sull'aspetto totale della vita dell'individuo, di vario tipo, da una terapia della Gestalt, ad una Psicoterapia Psicodinamica o una vera e propria Psicoanalisi; o ancora, una terapia Sistemico-.relazionale, che è una terapia che lavora, diversamente da quel che talvolta si crede a vari livelli di profondita' ed anche fantasmatici del soggetto, essendo anche una terapia individuale, oltre che di coppia e di famiglia, o cognitivo comportamentale, o di altro tipo. Non posso elencarti qui le varie correnti psicoterapeutiche.
Proprio certi orientamenti psicodinamici piu' moderni, hanno proposto, per adeguare inizialmente il proprio setting a situazioni istituzionali e poter avere una buona efficacia, che poi è stata riproposta e si ripropone negli studi privati, o associazioni, una psicoterapia denominata di sostegno, di tipo analitico.
In ogni caso, stella stellina, se tu ci dicessi qual'è la tua "richiesta", come ti ha detto tanatoss, per noi sarebbe piu' semplice risponderti e ci farebbe piacere che anche tu rispondessi alle nostre domande, non sempre e solo con altre domande, se cio' ti è possibile. Sarebbe anche cortese nei nostri confronti ed una stella potrebbe illuminarci meglio:sisi:
Ciao:ciao::)
Tralascio per il momento considerazioni circa il rapporto tra intervento psicologico e "momento di crisi", su cui peraltro credo che Rosa sappia come la penso.
Attenzione però a non confondere la cosiddetta "terapia di sostegno", che è una modalità ed un approccio alla tecnica del processo di cura legato ad alcuni concetti teorici, con il "sostegno psicologico" che non è nè può essere terapeutico.
Saluti
La terapia di sostegno, indipendentemente dal suo orientamento, puo' essere terapeutica ed efficiente; moltissimo dipende dalle variabili terapeuta e relazione.
La definizione data, è quella ufficiale di chi quotidianamente la pratica, parallelamente ad altre forme di psicoterapia, anche se necessariamente, molto contratta. So come la pensi e per il tuo pensiero, ho massimo rispetto, ma il mio intento, era di dare una prima risposta comprensibile a stella stellina; credo pero' che non si possa dare per scontato che tutti conoscano discorsi su visioni particolari e generali di coerenza epistemica, qd certe domande vengono poste in un forum.
Poi, queste potranno magari arricchire la discussione, a seconda del feedback ricevuto o meno da chi ha fatto la domanda, rimanendo attinenti ad essa. Cio' che non esclude poi, la possibilita' di un piu' ampio respiro alla discussione.
Ciao
Non si è mai capito quali dovrebbero essere queste tecniche specifiche del sostegno, però. Forse perchè il sostegno non è fatto in base a tecniche specifiche... Basta pensare alla contraddizione insita nelle varie definizioni che sono state date fino ad adesso: non è terapia nè cura, perchè lo psicologo non ha strumenti di intervento adatto, non è uguale neanche all'aiuto dato da amici, parenti, preti e portinaie... Quindi? A volte si sente parlare di un generico "ascolto empatico", o, come ha detto qualcuno sopra qualcosa del tipo "ti faccio sentire che sono con te a portare quel peso emotivo, che quando vieni da me ti senti più sollevato". Mi sembra abbastanza chiaro che questa è una tipologia di intervento tutt'altro che specifica, per cui chiedere parcelle ed onorari mi sembra fuori luogo. Altre volte invece capita di sentire di interventi assimilabili a tecniche psicoterapeutiche e dunque si pone la questione della formazione mancante allo psicologo.
Secondo il mio parere il sostegno psicologico è una tipologia di intervento che non ha senso, non si giustifica, non aiuta in alcun modo specifico. O non si prende in carico il paziente, oppure ci si mette in un'ottica di processo di cura. Le vie di mezzo sono solo confusive ed inutili, create per soddisfare criteri burocratici e di interesse di categoria, non di certo con una riflessione epistemica nè con interesse verso l'utenza.
Un saluto[/QUOTE]
hai pienamente ragione la penso come te :approved::approved:
Ripeto che però mi sembra che tu ti riferisca alla terapia di sostegno, che comunemente è considerata come modalità di intervento indirizzato soprattutto al sostegno a strutture di personalità "narcisisticamente fragili" che difficilmente reggerebbero un setting classico. Quanto alla pratica "necessariamente contratta" non sono d'accordo che sia per forza così, ci sono terapie di sostegno protratte nel tempo...
Ma tutto questo non ha a che vedere con il sostegno psicologico, e visto che si parla di quest'ultimo, forse è anche utile iniziare a fare distinzioni.
Saluti
La definizione che ne ho dato, è necessariamente molto contratta, non la sua pratica.
Ci sono terapie di sostegno che durano anche molto tempo, magari scandito diversamente da come avverrebbe in una analisi, essendo appunto una forma diversa di approccio alla persona e con la persona, e che possono avere ed essere di grande efficienza per le problematiche della stessa.
Mi sembra che al di la' di qs incomprensione sui termini, in linea generale, ci siamo capiti, anche se la terapia di sostegno, non necessariamente, è di tipo psicoanalitico, ma ha comunque, sempre una griglia teorica che la sostiene così come un'adeguata teoria della tecnica.
Comunque, si, in effetti, io mi riferisco alla terapia di sostegno, che talvolta, è in grado pero' anche di fornire un adeguato sostegno psicologico.
Ciao
Il problema che sembra emergere da questa discussione è che il sostegno psicologico non possiede metodologie di intervento specifiche. Non si tratta per definizione di un intervento di tipo terapeutico, e presta il fianco al fatto che con la sola laurea in psicologia non ci sono mezzi tecnici per intervenire in questo senso.
Per ritornare alla domanda iniziale, ovvero qual'è la descrizione e l'azione del concetto di sostegno psicologico, sembrerebbe che non ci siano risposte esaustive proprio perchè è una tipologia di intervento altamente aspecifico.
Saluti
premesso che sono ignorante a riguardo (non ho mai studiato testi specifici sul sostegno psicologico), la mia impressione è che il sostegno psicologico sia un intervento messo in atto parallelamente ad altri eventi critici oppure tipi di cura non psicologica (tipo una chemioterapia, un intervento chirurgico importante, il parto o il periodo immediatamente successivo, ecc...) per accompagnare, sostenere, la persona in un momento difficile
E' così?
L'area di intervento dovrebbe essere una di quelle descritte oppure un momento "critico" non patologico. Che poi le cose siano così semplici e che un intervento in questa direzione serva a qualcosa è tutto un altro paio di maniche...
Quoto Gieko. Il lavoro dello psiconcologo viene generalmente portato come esempio del lavoro di sostegno psicologico non psicoterapeutico, proprio da questo esempio io sono partito, in passato, per fare alcune considerazioni. Un intervento clinico... non psicoterapeutico. Sembrerebbe una contraddizione. E in effetti lo è! La clinica è psicoterapia per definizione. Il problema, piuttosto, è la definizione di psicoterapia. Ed è questo il grande pasticcio in cui sta cadendo la formazione clinica in psicologia: la categoria 'psicoterapia' è una "categoria inesistente" (come è stata definita), istituita, di fatto, da una Legge che ha condizionato fortemente la formazione -istituendo lapsicoterapia- e l'intervento clinico dello psicologo stesso che non si autorizza da se stesso, ma dal suo bel diplomino. Per parte mia, l'intervento clinico è psicoterapia, se per quest'ultima intendiamo un trattamento della domanda di trattamento e tutto ciò che ne consegue in termini di direzione della cura. Per questo non esiste che un lavoro sulla domanda del paziente. Ma questo è un punto di vista, immagino che esistano prospettive epistemiche diverse: il che dimostra che non possiamo parlare di "sostegno psicologico" e "psicoterapia" come fossero già dati, bisogna necessariamente inscrivere il discorso entro un quadro teorico di riferimento, il mio ad esempio non distingue il lavoro clinico tra sostegno e terapia, la questione di questo post mi sembra pertanto malposta!! :rolleyes: :PCitazione:
L'area di intervento dovrebbe essere una di quelle descritte oppure un momento "critico" non patologico. Che poi le cose siano così semplici e che un intervento in questa direzione serva a qualcosa è tutto un altro paio di maniche...
Saluti,
ikaro
Scusate l'assenza ho avuto probelmi con il pc.
Preciso che la mia domanda si riferiva al sostegno psicologico effettuato da uno psicologo. Dunque da quello che ho capito sino ad ora, secondo la definizione data da rosadimaggio (che ringrazio molto per questo), esso è finalizzato...
quindi è ascrivibile ad un colloquio psicologico d'inquadramento del problema ed informazione su di esso ed i possibili passi per risolverlo?
Stella.stellina se tu fossi una psicologa, dovresti sapere cosa è il sostegno psicologico!!!
ciao ragazzi sono giulia, io per ora sono una volontaria in un ospedale di palermo e ...sto facendo "sostegno"..bè diciamo che la linea di confine fra il sostegno e la cura è molto sottile!!!
invece volevo chiedere 1 cosa:QUALCUNO DI VOI SA SE NELLE CLINICHE PRIVATE è OBBBBBLIGATORIA LA FIGURA DELLO PSICOLOGO? O SE MI PUò INDICARE UN SITO O LINK UTILI PER QUESTA INFO!!!GRAZISSIMO
Non è una figura obbligatoria nelle cliniche private.
Saluti
Anche secondo me la questione è mal posta. La differenza va fatta tra interventi che si muovono su un continuum supportivo-espressivo, a seconda delle esigenze che ha la persona che ci sta di fronte.
Secondo Kemberg una buona interpretazione ha un effetto supportivo
Secondo Adler la terapia supportiva facilita l'insight.
Sta al professionista (e questo lo distingue dall'amico di banco) saper dosare e valutare l'opportunità di usare le varie tecniche....:skunk:
Era un modo per spiegarlo,non volevo mica dire che un professionista che studia anni può essere sostituito da un amico!!!!!!suvvia...
Delle volte si travisa veramente tutto!!!
se ti interessa io studio psicologia,ma forse a tempo perso a quanto sostieni tu!!!che bellezza....:yahoo:
Ciao ragazzi purtroppo tra pc rotto ed altri impegni sono stata assente.
Non capisco perché fai questa affermazione! non vedo nulla di male nell'aver aperto una discussione su questo argomento, dove oltretutto, non ho letto delle definizioni univoche! Siamo in un sito di psicologia e questa domanda è più che legittima! non ho chiesto mica l'andamento della borsa...e poi se tutti già sanno cos'è il sostegno psicologico, un ripasso non fa male a nessuno!:approved:
Che cosa intendi dire?
Quindi possiamo intendere il sostegno come un intervento supportivo? e di quali altre tecniche si avvale oltre all'interpretazione?
Grazie
:ciao:
Il supporto, puo', nel senso inteso da Kenberg, cui si riferisce Allport80, secondo un continuum supportivo-espressivo, dosato in modo equilibrato, come ha ben specificato, anche ad. es., della chiarificazione, che ha anch'essa, una valenza sia supportiva che interpretativa, se ben gestita (puo' agire anche a livello profondo, sapendola ben gestire, in altri tipi di psicoterapie, nei limiti sopportabili dal pz) o pre-interpretativa. Per Kenberg, pero', ci sono delle differenziazioni piuttosto precise tra tre livelli d'intervento, si qs continuum, in base alle esigenze e strutture di personalita' del pz.
Molti terapeuti, prendono spunto da qs approccio, in ambito supportivo, che ha poi sempre anche una valenza espressiva, in particolare in certi momenti del processo terapeutico. Soprattutto, a livello terminologico.
Come stiamo andando con il nostro ripasso, stella stellina?:P:approved:
Ciao:ciao:
Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno...
In altri termini, non significa niente 'fare sostegno psicologico'.... ha più senso dire si applicano tecniche supportive (o si fa un intervento di sostegno se vuoi) a quel paziente, con quella struttura, per raggiungere quei risultati, per cui il sostegno ha un senso.
Definire il sostegno 'oltre il conteto' può solo portare a definizioni non esaustive....:medito:
Forse conviene ribadire che l'approccio supportivo in psicoterapia ed il sostegno psicologico sono cose diverse. Arrivare a pensare che nel sostegno si lavori con l'interpretazione (che è lo strumento psicoanalitico per eccellenza, quello che si colloca sul cosiddetto "versante espressivo" peraltro) significa essere fuori strada...
Attenzione poi a cosa intende Kernberg quando parla di valore "supportivo" dell'interpretazione, perchè si tratta di supporto a processi di trasformazione del mondo oggettuale mediante l'attività interpretativa dell'analista. Quindi "sostegno al cambiamento strutturale". Tutt'altra cosa rispetto alla "comprensione" che vorrebbe fornire l'intervento di sostegno psicologico, che non può nè intende mirare al cambiamento.
Saluti
In effetti, mi riferivo ad un tipo di chiarificazione (che è il 1 livello di intervento di Kenberg, in riferimento all'autore da te citato, sia per sondare il terreno sia piu' frequente, nelle aree piu' problematiche a livello strutturale) molto ben preciso, utilizzato in altre psicoterapie con fini di sostegno e contenimento, dove, esso, puo' lavorare su diversi piani di coscienza, in modo funzionale alla struttura di personalita' e delle problematiche sia contingenti che piu' generali della persona; anche sz andare oltre le possibilita' emotive, (ai fini di non compromettere il processo stesso ma anzi di permetterne un ampliamento dello spettro di intervento) del pz, ma facilitando la sua presa di coscienza, che si allarga progressivamente, si puo' anche tramite altre tecniche, giungere a livelli profondi, come avviene ad es., nella psicoterapia sistemico-familiare, che interviene molto bene anche a livello individuale, riuscendo a lavorare anche a livello profondo e fantasmatico, nonostante questo sia l'aspetto meno noto a chi non la conosce in prima persona o ignorato, portando l'individuo sia ad un allargamento sempre maggiore dei propri spazi mentali- emotivi, e quindi della possibilta' di trovare nuove soluzioni, sia supportandolo in qs processo sia lavorando a livello espressivo, dato che è una forma di psicoterapia che permette di intervenire su diversi livelli di necessita' e domanda, compreso il sostegno, se necessario su determinate fasi del ciclo di vita. Per poter sapere utilizzare il sostegno, che non è conosciuto e/o riconosciuto in molti ambiti psicologici dagli stessi psicologi, come ha ben detto una collega, DasaVivi, in precedenza, bisogna cmq, avere una griglia di riferimento teorico, che puo' essere quella che ho citato, che in qs casi, è particolarmente utile e funzionale, permettendo un ampio spettro di interventi e su diversi piani di coscienza, fino a quelli piu' profondi, di tipo sistemico-relazionale, oppure anche di tipo cognitivo-comportamentale, nelle sue forme piu' recenti elaborate da G. Liotti, fino ad alcune forme di psicoterapia psicodinamica breve, elaborata originariamente alla Tavistock Clinic e che si sono man mano ampliate, ad es. negli USA. In tutti qs casi, è sempre fondamentale in primo luogo saper riconoscere la vera domanda del paziente in modo da utilizzare in maniera flessibile il sostegno che puo' essere circoscritto ad un momento di crisi oppure premessa ad una vera e propria psicoterapia, senza tuttavia ingabbiare il pz in essa "a priori", per non aver compreso la vera domanda iniziale. Se lo si ritiene necessario, bisognerebbe invece, viceversa, lavorare affinchè una domanda di sostegno, o di aiuto, riesca a tradursi in una domanda di psicoterapia, come ben conosciuto ad esempio, in campo psicoanalitico, dai lacaniani (in qs caso di analisi).
:ciao:
Infatti nel mio ultimo post scrivevo:
"Guarda in effetti sotegno e tecniche supportive non sono sinonimi perchè il primo non può avere un significato 'a priori'. E l'interpretazione il più delle volte mira all'insight e non al sostegno"
Non sono tanto d'accordo con gieko per il fatto che 'la comprensione' non possa mai condurre al cambiamento. Questa è una diatriba aperta tra i teorici del conflitto, come Kemberg, e i teorici del deficit, come Adler, secondo cui è importante fornire al paziente (soprattutto se border), soprattutto in una prima fase, l'immagine di un terapeuta supportivo, essendogli mancata la possibilità di interiorizzare tale immagine a causa di carenze genitoriali, rotture empatiche ripetute, abusi. Kernberg ritiene che non sia così facile comportarsi in questo modo perché continuamente il paziente mette alla prova con aggressività questi atteggiamenti supportivi del terapeuta. Non solo, ma Kernberg ritiene sbagliato fornire supporto in quanto non esiste, anche concettualmente, un supporto privo degli aspetti cognitivi. In altre parole, il paziente legge ogni cosa alla luce del suo transfert, per cui può percepire come persecutorio anche un atteggiamento benevolo (prendo in considerazione per il discorso sempre i pazienti border).
Occorre distinguere, secondo l'autore, due tipi di supporto, molto diversi l'uno dall'altro: una cosa è il supporto come effetto di un intervento espressivo, ad esempio come effetto di interpretazione, e questo è proprio quello a cui si mira nella psicoterapia focalizzata sul transfert, e un'altra cosa è il supporto ricercato in quanto tale, e questo è quello che non andrebbe fornito per Kernberg. Addirittura Kernberg ritiene che il desiderio, da parte del terapeuta, di fornire supporto al paziente possa già rappresentare un dato controtransferale da analizzare, un indicatore di una dinamica relazionale, una potenziale trappola tesa inconsciamente dal paziente, una possibile controidentificazione proiettiva, una spinta ad abbandonare quella che Kernberg chiama "neutralità tecnica" dell'analista.
Altri autori (Gill, 1996; Horwitz et. al, 1998), la cui posizione condivido, sottolineano che conflitto e deficit, interpersonale ed interpsichico, non sono concetti o approcci terapeutici mutualmente escludentisi, ma sono entrambi importanti (anche per il cambiamento) anche se la loro proporzione va decisa per ogni caso.
Tuto questo per dire che nel mondo psi, è fuorviante dare definizioni generali e bisogna sempre consideare contesto e coppia terapeutica al lavoro..
Forse sono andato OT :skunk:
Credo che si sia OT ma per un motivo piuttosto semplice: alla domanda iniziale su cosa sia il sostegno psicologico, non sembra esistere una risposta chiara e netta. Qualche post fa ho provato a dare il mio parere personale sul perchè il sostegno non abbia una metodologia di intervento specifica:
Basta pensare alla contraddizione insita nelle varie definizioni che sono state date fino ad adesso: non è terapia nè cura, perchè lo psicologo non ha strumenti di intervento adatto, non è uguale neanche all'aiuto dato da amici, parenti, preti e portinaie... Quindi? A volte si sente parlare di un generico "ascolto empatico", o, come ha detto qualcuno sopra qualcosa del tipo "ti faccio sentire che sono con te a portare quel peso emotivo, che quando vieni da me ti senti più sollevato". Mi sembra abbastanza chiaro che questa è una tipologia di intervento tutt'altro che specifica, per cui chiedere parcelle ed onorari mi sembra fuori luogo. Altre volte invece capita di sentire di interventi assimilabili a tecniche psicoterapeutiche e dunque si pone la questione della formazione mancante allo psicologo.
E' chiaro che quindi si finisca per attribuirgli caratteristiche e valenze derivate da altre tipologie di intervento, che hanno però un contesto di riferimento completamente diverso e, soprattutto, necessitano della specializzazione in psicoterapia per poter essere effettuati.
Rispondo brevemente ad allport80, ma per non parlare di argomenti estranei alla discussione, rimando ai pm o all'apertura di un nuovo topic nella stanza delle psicoterapie.
Ad ogni modo la diatriba tra teorici del conflitto e del deficit è alquanto superata. Alcuni orientamenti contemporanei (psicoanalisi del campo emotivo, psicoanalisi relazionale) non individuano nè nel processo di insight nè nella comprensione empatica il motore del cambiamento strutturale, quanto piuttosto nel lavoro sul interfaccia interno/esterno che si esplica nel campo analitico e sull'interpretazione dello stesso.
Un saluto
Anch'io ti rispondo brevemente per poi eventuaòmente aprire un'altra discussione...
Anche se si tratta di una diatriba superata ci sono professionisti che continuano a 'muoversi' in una sola ottica (conflitto vs deficit).
Poi non mi è chiaro perchè, come a me sembra ma posso aver frainteso, parli di cambiamento strutturale ed interpretazione come se altri tipi di intervento non fossero 'psicoterapeutici'. Un intervento volto al rafforzamento delle difese per una persona per cui non è possibile o auspicabile un cambiamento strutturale, come lo intendiamo? Alle vlte i pazienti ci chiedono di non peggiorare e non di cambiare. In questi casi ha senso, ad esempio, parlare di tecniche supportive e di 'sostegno psicologico'. Tuttavia sono d'accordo che questa capacità presuppone competenze che si acquisicono con la specializzazione e l'esperienza.
Si, sei un po' OT, pero' devo dire che questa chiara spiegazione della visione di Kenberg, che è un autore che tiene molto alla "rigidita'",( in particolare con i pz bordeline con i quali ha lavorato moltissimo), è davvero molto interessante, anche per spiegare il modo apparentemente contraddittorio in prima istanza ed invece molto coerente con la sua posizione generale, in cui intende il supporto, il primo come effetto dell'intepretazione e qd, all'evoluzione del processo o con valenza trasformativa, per usare una sua definizione tipica e l'altra, in senso collusivo controtransferale da parte dell'analista con le richieste del paziente.
E' anche vero che M. Gill, ha portato molte innovazioni utili e come te, volendoci attenere ad una definizione ristretta in un certo ambito, ritengo sia valido il concetto del continuum e della non reciproca esclusione, nè tra i due modelli conflitto/deficit , cosi' come che il modello del deficit e del conflitto, anche se superato da alcuni continuano cmq ad esistere per altri che invece vi fanno riferimento.
Con qs, chiudo da parte mia l'OT, dato che si sta un po' uscendo nel caso voleste approndire eventuali confronti tra qs specifici modelli, tutti altrettanto interessanti, dal tema del thread.:skunk:
Ti ringrazio pero' per l'interessante contributo e l'ulteriore spiegazione circa sia Alfred Adler che Otto Kenberg, per il tema del supporto e sostegno ed anche per il resto.
Mi sembri in ogni caso avere una visione piu' flessibile anche se necessariamente "supportata", come in ogni tipo di intervento psicologico, da una o piu' teorie di riferimento che possano tra loro ben integrarsi.