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Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagamento
Ciao a tutti voi! Sono nuova su questo forum come iscritta, anche se lo frequento da tempo. Premetto che non svolgo la professione di terapeuta, nè mi preparo a svolgerla. Dopo la laurea in un altro indirizzo, ho deciso di frequentare un corso di psicologia perchè è tra i miei interessi da sempre.
Durante una lezione, il docente ha accennato al tema delle sedute saltate in terapia... ma visto che non era argomento del corso, si è trattato di un accenno rapidissimo. Peccato, perchè l'argomento stava diventando interessante.
Apro questo post per discuterne possibilmente con voi. Avete qualche lettura da propormi? Che ne pensate della seduta saltata durante un percorso? Quale valore terapeutico ha? E che valore ha il pagamento corrisposto per essa?
Grazie a chiunque vorrà dire la sua. Vi sono grata fin da questo momento per l'attenzione.
Un saluto!
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La seduta saltata va comunque pagata perchè così si ha uno stimolo in più per andarci.
Questo mi hanno detto. Questo è tutto ciò che posso dirti.
Sentiamo gli altri. ;)
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il fatto che il paziente salti la seduta è una cosiddetta "violazione del setting" che ha un significato...ma al di là di questo, quell'ora è del paziente e di nessun altro, è di sua proprietà, il pz sapeva che il terapeuta era lì per lui, e che anche se fosse arrivato con 50 minuti di ritardo avrebbe trovato il terapeuta lì, ad aspettarlo, proprio perché quell'ora è sua e di nessun altro. Il pagare la seduta attesta questo aspetto
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Grazie ragazzi per le risposte.
Aggiungo un'ulteriore nota: il discorso che fate è valido per qualsiasi motivo? Anche quando si tratta di un impedimento esterno, tipo seduta saltata per febbre?
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luna0679
Grazie ragazzi per le risposte.
Aggiungo un'ulteriore nota: il discorso che fate è valido per qualsiasi motivo? Anche quando si tratta di un impedimento esterno, tipo seduta saltata per febbre?
Caro johnny, secondo me un setting molto rigido non facilita una buona relazione terapeutica. Il pagamento della seduta saltata è una scelta che dipende solo dal medico il quale se ritiene che il motivo è valido, oppure è sato avvertito in anticipo(l'ora se la può rivendere) non dovrebbe imporre il pagamento.
Non è corretto che invece il paziente deve tacitamente subire sempre gli spostamenti e l'annullamento delle sedute, anche pochi minuti prima dell'ora fissata, quando già era per strada:...anche il paziente ha i suoi impegni. E' un abuso di potere! Così come per principio negare la possibilità di uno spostamento , una tantum , di ora.
Un pò di elasticità e di comprensione, sono a mio avviso indispensabili, specialmente quando la terapia è nella fase iniziale e il paziente non è ancora attaccato e non si fida.
Ciao
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francesca63
Caro johnny, secondo me un setting molto rigido non facilita una buona relazione terapeutica. Il pagamento della seduta saltata è una scelta che dipende solo dal medico il quale se ritiene che il motivo è valido, oppure è sato avvertito in anticipo(l'ora se la può rivendere) non dovrebbe imporre il pagamento.
Non è corretto che invece il paziente deve tacitamente subire sempre gli spostamenti e l'annullamento delle sedute, anche pochi minuti prima dell'ora fissata, quando già era per strada:...anche il paziente ha i suoi impegni. E' un abuso di potere! Così come per principio negare la possibilità di uno spostamento , una tantum , di ora.
Un pò di elasticità e di comprensione, sono a mio avviso indispensabili, specialmente quando la terapia è nella fase iniziale e il paziente non è ancora attaccato e non si fida.
Ciao
si, io in effetti mi riferivo al caso in cui il pz non si presenta alla seduta senza preavviso, come si poteva dedurre dalla domanda posta all'inizio del thread. Proprio per questo ho parlato di violazione del setting
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Riferendomi alla psicoanalisi, dove il pagamento delle sedute saltate è ampiamente praticato, questo strumento, oltre a rispondere a ragioni pratiche (assunzione dell'impegno da parte di analista ed analizzando), risponde soprattutto a ragioni di tipo tecnico utili a rendere continuo il processo analitico. In ciò (ed in molti altri accorgimenti riguardo alla cornice terapeutica) che risiede il valore "terapeutico" - ma direi piuttosto di presupposto per le condizioni di lavoro ottimali - di questa regola. Il pagamento delle sedute saltate consente sia all'analista che al paziente di mantenere lo spazio di lavoro e di non apportare brusche interruzioni.
Per questo motivo si concorda con il paziente all'inizio dell'analisi che si dovranno corrispondere tutte le sedute saltate (comprese quelle per malattia o quelle dove c'è stato preavviso). Non mi risulta che nessuno chieda invece di corrispondere eventuali sedute saltate o spostate da parte dell'analista. Rispetto a questo fatto - che può essere criticabile - ritengo tuttavia che sia preciso impegno dell'analista evitare il più possibile che ciò avvenga per gli stessi motivi a cui è chiamato il paziente. Inoltre eventuali spostamenti devono essere proposti al paziente, senza l'obbligo che egli accetti.
Saluti
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gieko
questo strumento, oltre a rispondere a ragioni pratiche (assunzione dell'impegno da parte di analista ed analizzando), risponde soprattutto a ragioni di tipo tecnico utili a rendere continuo il processo analitico. Non mi risulta che nessuno chieda invece di corrispondere eventuali sedute saltate o spostate da parte dell'analista. Rispetto a questo fatto - che può essere criticabile - ritengo tuttavia che sia preciso impegno dell'analista evitare il più possibile che ciò avvenga per gli stessi motivi a cui è chiamato il paziente. Inoltre eventuali spostamenti devono essere proposti al paziente, senza l'obbligo che egli accetti.
Saluti
Grazie per l'intervento. Riguardo al comportamento dell'analista rispetto alla stessa situazione, credo che il buon senso voglia che il terapeuta avvisi con anticipo dello spostamento (cosa che è concessa anche al paziente) e si può spesso trovare un compromesso (se è possibile, la seduta verrà spostata per entrambi). Lo stesso accade se il terapeuta salta una seduta... in quel caso, sempre se gli è possibile, recupererà in un giorno diverso o nel mese successivo. Almeno è l'idea che mi sono fatta.
La critica che, invece, può sollevare un paziente è: "Ho la febbre, perchè vale la regola generale? Sono impossibilitato ad andare."
E' questo, forse, quello che non si accetta con facilità.
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gieko
Riferendomi alla psicoanalisi, dove il pagamento delle sedute saltate è ampiamente praticato, questo strumento, oltre a rispondere a ragioni pratiche (assunzione dell'impegno da parte di analista ed analizzando), risponde soprattutto a ragioni di tipo tecnico utili a rendere continuo il processo analitico. In ciò (ed in molti altri accorgimenti riguardo alla cornice terapeutica) che risiede il valore "terapeutico" - ma direi piuttosto di presupposto per le condizioni di lavoro ottimali - di questa regola. Il pagamento delle sedute saltate consente sia all'analista che al paziente di mantenere lo spazio di lavoro e di non apportare brusche interruzioni.
Per questo motivo si concorda con il paziente all'inizio dell'analisi che si dovranno corrispondere tutte le sedute saltate (comprese quelle per malattia o quelle dove c'è stato preavviso). Non mi risulta che nessuno chieda invece di corrispondere eventuali sedute saltate o spostate da parte dell'analista. Rispetto a questo fatto - che può essere criticabile - ritengo tuttavia che sia preciso impegno dell'analista evitare il più possibile che ciò avvenga per gli stessi motivi a cui è chiamato il paziente. Inoltre eventuali spostamenti devono essere proposti al paziente, senza l'obbligo che egli accetti.
Saluti
Per me, questo è stato un motivo di empasse, discusso ampiamente col mio analista, sempre molto rigoroso. Abbiamo analizzato la questione e cercato di scavare in fondo se esistevano motivi per cui non andavo o se c'era qualche forma di resistenza.
Ponendosi dalla parte del paziente tale atteggiamento viene vissuto come un sopruso e una venalità che porta il paziente a non lasciarsi andare con fiducia e lo conduce a chiudersi a riccio. :swear:
Se una terapia dura anni, non si può essere così incastrati; il terapeuta ormai ti conosce anche fin troppo bene e capisce se non vai per capriccio o per motivi seri.
Io sono andata anche con la febbre, perchè volevo andare; dopodicchè, se non posso andare, lui ormai finalmente ha capito che non è per ghiribizzo...e non pago più.:yahoo:
Ciao.
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Intendiamoci: l'analizzando non salta mai la seduta per un "ghiribizzo" e pagare la seduta saltata non è una punizione (che poi la si viva così è tutto un altro discorso). Il paziente non è costretto ad andare in seduta se ha la febbre, ma, pagandola, quella seduta si è svolta, almeno a livello fantasmatico. In altre parole non è stata "cancellata".
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Originalmente inviato da
gieko
Intendiamoci: l'analizzando non salta mai la seduta per un "ghiribizzo" e pagare la seduta saltata non è una punizione (che poi la si viva così è tutto un altro discorso). Il paziente non è costretto ad andare in seduta se ha la febbre, ma, pagandola, quella seduta si è svolta, almeno a livello fantasmatico. In altre parole non è stata "cancellata".
A mio avviso è una mancanza di delicatezza, che può incidere nella relazione terapeutica. Il paziente la vive molto male perchè non si sente compreso, è come un abuso di potere.Se si chiede di spostare la seduta non trovano mai la disponibilità.
Mi sono anche documentata e il codice deotologico stabilisce che la decisione è a completa discrezonalità del terapeuta.
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A mio avviso è una mancanza di delicatezza, che può incidere nella relazione terapeutica. Il paziente la vive molto male perchè non si sente compreso, è come un abuso di potere.Se si chiede di spostare la seduta non trovano mai la disponibilità.
Mi sono anche documentata e il codice deotologico stabilisce che la decisione è a completa discrezonalità del terapeuta.
So che ti sembrerà strano, ma il codice deontologico non disciplina la pratica dello psicoanalista, quindi non ne terrei in conto più di tanto... In ogni caso, la questione della seduta saltata è delicata e credo che non sia possibile stabilire una regola standard, per cui va stabilita caso per caso. In linea generale, io sono per la possibilità di recupero della seduta saltata, non sono d'accordo sul fatto che venga pagata la seduta saltata per malattia o per gravi impedimenti. In ogni caso va valutato caso per caso (generalmente dopo il lavoro preliminare e nel passaggio, ove previsto, dal vis à vis al lettino). Non credo sia un abuso di potere, soprattutto se stabilito all'inizio del lavoro. Nella clinica contemporanea, comunque, credo che il setting debba prestarsi ad una certa flessibilità, ovviamente nei limiti che il lavoro richiede.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
francesca63
A mio avviso è una mancanza di delicatezza, che può incidere nella relazione terapeutica. Il paziente la vive molto male perchè non si sente compreso, è come un abuso di potere.Se si chiede di spostare la seduta non trovano mai la disponibilità.
Mi sono anche documentata e il codice deotologico stabilisce che la decisione è a completa discrezonalità del terapeuta.
Francesca non si può generalizzare nè per i pazienti che non è detto che la prendano male e che sono informati di questa regola al momento della presa in carico; nè per quanto riguarda i terapeuti che possono lavorare - magari anche in maniera proficua - sui vissuti relativi dei pazienti, sempre che si applichi tale regola, e non è così scontato che non trovino altra disponibilità.
Vista la domanda di luna, io ho tentato di spiegare le motivazioni tecniche di questa regola. Poi si può non essere d'accordo, ci mancherebbe...
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Originalmente inviato da
gieko
Francesca non si può generalizzare nè per i pazienti che non è detto che la prendano male e che sono informati di questa regola al momento della presa in carico; nè per quanto riguarda i terapeuti che possono lavorare - magari anche in maniera proficua - sui vissuti relativi dei pazienti, sempre che si applichi tale regola, e non è così scontato che non trovino altra disponibilità.
Vista la domanda di luna, io ho tentato di spiegare le motivazioni tecniche di questa regola. Poi si può non essere d'accordo, ci mancherebbe...
In generale, quando un paziente inizia un percorso terapeutico è confuso, non sa bene quello cui va incontro, ha gravi disagi e si concentra sopratutto sull'eliminazione di quelli. Non si rende mai bene conto delle regole che gli impone l'analista o si illude che poi non verranno veramente messe in atto.:sbonk:
Se la seduta si paga lo stesso il paziente non la deve vivere come una punizione; ma se, per bontà del terapeuta, non la paga, come la deve vivere , come un premio?
Io ritengo che quando la relazione terapeutica funziona, questi problemi dovrebbero cessare di esistere. Non ci vuole poi tanto!
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ikaro78
So che ti sembrerà strano, ma il codice deontologico non disciplina la pratica dello psicoanalista, quindi non ne terrei in conto più di tanto... In ogni caso, la questione della seduta saltata è delicata e credo che non sia possibile stabilire una regola standard, per cui va stabilita caso per caso. In linea generale, io sono per la possibilità di recupero della seduta saltata, non sono d'accordo sul fatto che venga pagata la seduta saltata per malattia o per gravi impedimenti. In ogni caso va valutato caso per caso (generalmente dopo il lavoro preliminare e nel passaggio, ove previsto, dal vis à vis al lettino). Non credo sia un abuso di potere, soprattutto se stabilito all'inizio del lavoro. Nella clinica contemporanea, comunque, credo che il setting debba prestarsi ad una certa flessibilità, ovviamente nei limiti che il lavoro richiede.
Saluti,
ikaro
Ikaro ma sei proprio tu che parli di flessibilità? Non credo ai miei occhi o alle mie orecchie!!!!!!!!!!!!Ti stai forse un pò ammorbidendo?:D
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Originalmente inviato da gieko
Il paziente non è costretto ad andare in seduta se ha la febbre, ma, pagandola, quella seduta si è svolta, almeno a livello fantasmatico.
Se fossi il paziente gieko farei lo stesso discorso riguardo al pagamento, non pagherei l'analista e gli direi che anche il pagamento c'è stato "a livello fantasmatico" proprio come la seduta.
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Bella battuta, complimenti.
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Ikaro ma sei proprio tu che parli di flessibilità? Non credo ai miei occhi o alle mie orecchie!!!!!!!!!!!!Ti stai forse un pò ammorbidendo?:D
Forse sei tu che stai imparando a "leggere"? :asd:
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Originalmente inviato da
ikaro78
Forse sei tu che stai imparando a "leggere"? :asd:
Hai ragione! Ho cambiato occhiali!:D
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Originalmente inviato da
ikaro78
So che ti sembrerà strano, ma il codice deontologico non disciplina la pratica dello psicoanalista, quindi non ne terrei in conto più di tanto... In ogni caso, la questione della seduta saltata è delicata e credo che non sia possibile stabilire una regola standard, per cui va stabilita caso per caso. In linea generale, io sono per la possibilità di recupero della seduta saltata, non sono d'accordo sul fatto che venga pagata la seduta saltata per malattia o per gravi impedimenti. In ogni caso va valutato caso per caso (generalmente dopo il lavoro preliminare e nel passaggio, ove previsto, dal vis à vis al lettino). Non credo sia un abuso di potere, soprattutto se stabilito all'inizio del lavoro. Nella clinica contemporanea, comunque, credo che il setting debba prestarsi ad una certa flessibilità, ovviamente nei limiti che il lavoro richiede.Saluti,ikaro
D'accordo con te:approved:
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Se fossi il paziente gieko farei lo stesso discorso riguardo al pagamento, non pagherei l'analista e gli direi che anche il pagamento c'è stato "a livello fantasmatico" proprio come la seduta.
Bella!:approved:
Ottima battuta di spirito:rolleyes:
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Salve a tutti ho letto i diversi commenti a proprosito e vorrei dire la mia come psicoterapeuta;
come terapeuta dico che non saltare la seduta, poichè questo dà continuità ad un lavoro che si stà facendo è una regola del setting ed io la applico senza sentirmi rigida ma cercando di dare un valore a quello che faccio. (vedi Freud cosa dice in proposito); questa regola che può essere ovviamente trasgredita dal paziente, "il paziente non si presenta" che fare ? parlarne e cercare di dare un senso a ciòè fondamentale.
Come terapeuti ci perdiamo se dobbiamo andare dietro alle motivazioni che hanno impedito al paziente di venire in seduta. (la febbre è la scusa più ovvia, ma ce ne saranno tante altre...) e come faremo a decidere quando è una causa oggettiva o si tratta di una resistenza?
ritengo che il paziente debba avvisare con netto anticipo se ha un impegno improrogabile tipo almeno tre quattro-giorni prima se non può venire, così sarà possibile concordare un'altra data, in modo da non perdere la seduta settimanale. Riguardo al fatto che il terapeuta può invece spostare la seduta non ritengo che sia un abuso di potere, ma è semplicemente una differenza di ruoli da una parte "il terapeuta" che dà un servizio e dall'altra il "paziente" che fino a prova contraria porta una richiesta di cura, per cui dovrebbe essere nel suo interesse non saltare le sedute!!! (non è così ...e con l'esperienza ci se ne rende conto).
Il terapeuta in genere non sposta le sedute così, tanto per, senza un motivo veramente valido proprio perchè si ci assume una responsabilità di cura rispetto al paziente, ma anche nel caso in cui lo fà perchè capità, la motivazione è completamente diversa.
La continuità nel lavoro tepautico è fondamentale e la seduta non è solo un tempo, ma è soprattutto un servizio, uno spazio mentale che viene messo a disposizione del paziente. Se questo vale solo per noi terapeuti e non per i pazienti allora dobbiamo chiederci quali obiettivi stiamo perseguendo, insieme al paziente.
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Credo che se un paziente viene ricoverato d'urgenza per un intervento, non serva fargli pagare la seduta.
Certe rigidità uccidono la Psicoterapia.
Secondo me, é necessario valutare caso per caso.
Ciao.Lucio
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Citazione:
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Credo che se un paziente viene ricoverato d'urgenza per un intervento, non serva fargli pagare la seduta.
Certe rigidità uccidono la Psicoterapia.
Secondo me, é necessario valutare caso per caso.
Ciao.Lucio
Purtroppo può avvenire di peggio: ad una mia amica in terapia, l'analista ha fatto pagare la seduta, anche se avvertito telefonicamente dalla paziente che non poteva arrivare perchè il papà era morto improvvisamente da 1 ora.:sbonk::sbonk::sbonk:
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
E se la febbre non é una scusa ma é una reale febbre a 39,5 - 40, interpretata invece come scusa di cui trovare il senso dal terapeuta? mentre il paziente sta realmente male, per una grave infezione bronchiale? Mentre ad es., la seduta precedente era andato lo stesso pur avendo qualche lineetta di febbre?
Il paziente non potrebbe sentito gravemente incompreso ed ai limiti dell'essere emotivamente "aggredito" dal terapeuta?
Talvolta, certe adesioni rigide, almeno in teoria, a dei "regolamenti" della relazione, sembrerebbero andare pur di mantenerla entro certi canoni, ( che sembrano esprimere più timori di un terapeuta inesperto o poco incline alla riflessione caso per caso, parlando in generale) contro il buon andamento possibile di una relazione terapeutica; un buon terapeuta secondo me, dovrebbe essere flessibile e riconoscere i casi in cui é più adeguato esserlo, oltre quelli in cui sarebbe effettivamente sbagliato il contrario .
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Io lavoro con bambini e spesso non sono loro a decidere di "saltare" la seduta ma i genitori...
A volte si tratta di motivi oggettivi (i bambini si ammalano spesso) ma mi è capitato che ci fossero salti perchè "c'è la festina dell'amichetta" o perchè i genitori avevano un impegno e non potevano accompagnarli (e nessun altro poteva).
Partendo dal presupposto che io l'affitto dello studio lo pago comunque per quel giorno, che il paziente venga o meno, che se tengo quell'ora fissata per lui non posso prendere altri pazienti (a meno che non lo sappia con giorni e giorni di anticipo) e quindi non lavorerei ma nemmeno guadagnerei (ricordiamo che come portatrice sana di p.IVA non ho ferie o altro)...
ho concordato di farla pagare (anche perchè lavorando con i bambini spesso seguo il ritmo delle vacanze scolastiche: niente terapia dal 20 dic. al 10 genn. e da metà giugno a metà settembre: se ci mettiamo anche le sedute saltate e non pagate finisce per costarmi di più lo studio!).
Non potendo però sapere quando la febbre è vera e quando invece coincide solo con la festina o altro, do la possibilità di recuperare la seduta in un altro giorno (fra quelli da me proposti: quindi può essere che richieda di spostare altri impegni o di venire in orari scomodi), oppure uso quella seduta per il colloquio mensile con i genitori (che in quel caso non viene conteggiato come colloquio in più).
La mia analista faceva così (farmi recuperare le sedute saltate in orari in cui aveva "buchi") e questo per me è stato importante: ho sempre saltato pochissime sedute (quelle in cui ero ammalata) e ne ero sempre molto dispiaciuta, sia per l'interruzione del lavoro sia perchè essendo ammalata in quei giorni avevo anche la perdita economica del mancato lavoro!
Questa possibilità mi ha fatto sentire un contesto accogliente ed empatico, non rigido ma comunque capace di tenere conto dei limiti di realtà.
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
[QUOTE=Vimae;1940559]Io lavoro con bambini e spesso non sono loro a decidere di "saltare" la seduta ma i genitori...
A volte si tratta di motivi oggettivi (i bambini si ammalano spesso) ma mi è capitato che ci fossero salti perchè "c'è la festina dell'amichetta" o perchè i genitori avevano un impegno e non potevano accompagnarli (e nessun altro poteva).
Partendo dal presupposto che io l'affitto dello studio lo pago comunque per quel giorno, che il paziente venga o meno, che se tengo quell'ora fissata per lui non posso prendere altri pazienti (a meno che non lo sappia con giorni e giorni di anticipo) e quindi non lavorerei ma nemmeno guadagnerei (ricordiamo che come portatrice sana di p.IVA non ho ferie o altro)...
ho concordato di farla pagare (anche perchè lavorando con i bambini spesso seguo il ritmo delle vacanze scolastiche: niente terapia dal 20 dic. al 10 genn. e da metà giugno a metà settembre: se ci mettiamo anche le sedute saltate e non pagate finisce per costarmi di più lo studio!).
Non potendo però sapere quando la febbre è vera e quando invece coincide solo con la festina o altro, do la possibilità di recuperare la seduta in un altro giorno (fra quelli da me proposti: quindi può essere che richieda di spostare altri impegni o di venire in orari scomodi), oppure uso quella seduta per il colloquio mensile con i genitori (che in quel caso non viene conteggiato come colloquio in più).
Citazione:
Originalmente inviato da
Vimae
La mia analista faceva così (farmi recuperare le sedute saltate in orari in cui aveva "buchi") e questo per me è stato importante: ho sempre saltato pochissime sedute (quelle in cui ero ammalata) e ne ero sempre molto dispiaciuta, sia per l'interruzione del lavoro sia perchè essendo ammalata in quei giorni avevo anche la perdita economica del mancato lavoro!
Questa possibilità mi ha fatto sentire un contesto accogliente ed empatico, non rigido ma comunque capace di tenere conto dei limiti di realtà.
:approved:
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Ci stiamo concentrando solo sul problema del pagamento, ma sarebbe interessante capire anche il valore, il significato terapeutico della seduta saltata. Perchè un paziente dovrebbe volontariamente mancare all'appuntamento senza un valido motivo? E' una resistenza che non riesco a definire....nessuno lo obbliga a seguire un percorso terapeutico, se lo decide è perchè lo ha scelto liberamente. E allora perchè marinare la seduta?:mumble:
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Cara francesca, se parliamo in generale delle espressioni della resistenza, ivi compresa quella del salto di seduta, dobbiamo considerare che, accanto alla spinta ed alla motivazione al percorso terapeutico, va considerata la spinta al mantenimento dello status quo. Freud parlava della coazione a ripetere proprio come di una forza che si esprime nelle resistenze e tende a mantenere la struttura patogena (sorretta quindi dalla pulsione di morte). Autori successivi hanno ulteriormente approfondito questo aspetto. La Klein ha esplorato particolarmente le espressioni della resistenza alla cura negli attacchi all'analista ed all'analisi, Bion ha parlato addirittura di "attacchi al pensiero". Sempre Bion ha ravvisato nel mantenimento della struttura patogena una resistenza imponente, tanto che l'analizzando arriva a percepire il cambiamento reale della struttura come "catastrofe".
Anche riferendosi a contesti teorici differenti (fisica, biologia, matematica) si può vedere come l'intuizione clinica della psicoanalisi abbia fondamento. Ad esempio, riferendosi alla teoria dei sistemi dinamici lineari, l'importanza della coerenza del sistema vivente può diventare vera e propria rigidità strutturale, finalizzato al mantenimento dell'identità e, paradossalmente, della propria sofferenza.
Un saluto
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
E' vero ci possono essere dei casi veramente "estremi", come quelli sopra citati, (gravissimo incidente o morte improvvisa di un genitore) e me ne guarderei bene dal fare pagare la seduta.
Però credo che questi casi siano talmente rari, che costituiscono delle eccezioni. Per cui in linea generale,le sedute saltate si pagano, proprio come assetto mentale di partenza del terapeuta.
A tal riguardo pure io ho uno studio in affitto e a mio avviso diventa ingiusto, quasi paradossale che finiamo per assumerci ogni responsabilità economica. Ci sono dei limiti e bisogna fare i conti con la realtà!!!
E aggiungo..
Prima di essere terapeuta, sono stata anch'io paziente; e per esperienza posso dire di avere sempre pagato le sedute saltate, quelle in cui stavo male, febbre o gastrite e quelle in cui i motivi erano diciamo...molto soggettivi. certo, questo mi pesava, non lo nascondo ,però riconoscevo che era una cosa giusta, non mi sentivo certo "aggredita" nei miei bisogni. Era così e basta;non rigidità bensì chiarezza e rispetto.
Di fatto poi in quell'ora "saltata" ,in cui mi trovavo "altrove" , mi succedeva spesso di pensare alla stanza di analisi, alla dottoressa, a quello che avrei potuto dire, al fatto che avrei dovuto corrispondere comunque l'importo della seduta, che con la mi assenza avevo perso. E allora forse solo così, si può comprendere il valore terapeutico del pagamento della seduta saltata.
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Citazione:
Originalmente inviato da
annacaputo
E' vero ci possono essere dei casi veramente "estremi", come quelli da te citati, ( gravissimo incidente o morte improvvisa di un genitore) e credo che me ne guarderei bene dal fare pagare la seduta.
Però credo che questi casi siano talmente rari, e costituiscono delle poche eccezioni. Per cui in linea generale,le sedute saltate si pagano, proprio come assetto mentale di partenza del terapeuta.
A tal riguardo pure io ho uno studio in affitto e a mio avviso diventa ingiusto e quasi paradossale che dovremmo essere solo noi ad assumerci tutti i costi del servizio.
E aggiungo..
Prima di essere terapeuta, sono stata paziente; io nella mia esperienza posso dire di avere sempre pagato le sedute saltate, quelle in cui stavo veramente malissimo, febbre o gastrite ma c'erano anche sedute in cui i motivi erano molto soggettivi. ad esempio .. certo un pò mi pesava, però la vivevo come una una cosa giusta. E poi spesso succedeva che n quell'ora in cui mi trovavo "altrove" , il mio pensiero era rivolto alla stanza, alla dottoressa, a quello che avrei potuto dire, al fatto che avrei dovuto pagare quel qualcosa che con la mi assenza perdevo.
I primi periodi della terapia, mi capitava di addormentarmi e di ritardare. Una volta per un ritardo di circa 15 minuti, l'analista si è rifiutato di ricevermi e mi ha fatto saltare la seduta. Ero furiosa, lui serafico. Devo ammettere che dopo non ho più ritardato e quel mio "dormire" è stato analizzato in modo molto approfondito.
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Caro johnny, secondo me un setting molto rigido non facilita una buona relazione terapeutica. Il pagamento della seduta saltata è una scelta che dipende solo dal medico il quale se ritiene che il motivo è valido, oppure è sato avvertito in anticipo(l'ora se la può rivendere) non dovrebbe imporre il pagamento.
Non è corretto che invece il paziente deve tacitamente subire sempre gli spostamenti e l'annullamento delle sedute, anche pochi minuti prima dell'ora fissata, quando già era per strada:...anche il paziente ha i suoi impegni. E' un abuso di potere! Così come per principio negare la possibilità di uno spostamento , una tantum , di ora.
Un pò di elasticità e di comprensione, sono a mio avviso indispensabili, specialmente quando la terapia è nella fase iniziale e il paziente non è ancora attaccato e non si fida.
Ciao
Sono d'accordo su tutto, ma l'affermazione "L'ora se la puo' rivendere" mi ha fatto accapponare la pelle...
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Citazione:
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Credo che se un paziente viene ricoverato d'urgenza per un intervento, non serva fargli pagare la seduta.
Certe rigidità uccidono la Psicoterapia.
Secondo me, é necessario valutare caso per caso.
Ciao.Lucio
Scusate la mia estrema ignoranza, ma quando parlate del valore terapautico che ha pagare una seduta saltata vi riferite solo ed esclusivamente alla psicoanalisi? Perche' io sinceramente non ho mai sentito di uno pricoterapeuta che si fa pagare una seduta saltata. E parlo anche per esperienza personale...ci potrebbero essere mille motivi per cui un paziente si veda costretto a disdire una seduta all'ultimo minuto...perche' deve essere sempre una questione di resistenza? Comprendo il valore del pagamento di una seduta (e questo se non erro sosteneva anche Milton Erickson) ma una seduta saltata?
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Essendo tra coloro che ritengono che le sedute saltate vadano pagate, rispondo che per me ciò ha valore all'interno della psicoanalisi. Non so come si comportino terapeuti di altro orientamento, nè se possa avere un senso questa regola.
Escludendo ovviamente gravi situazioni che però sono eventi isolati, e che sono condizioni nelle quali la seduta analitica non può essere svolta (e che quindi non vengono addebitate!), in altri casi ritengo che possa essere estremamente proficuo non cancellare la seduta saltata non pagandola. E' chiaro che il salto di seduta significa qualcosa che va al di là dei "mille motivi" stupidi o seri, veri o falsi che siano, e che va colto dall'analista e dal paziente. Togliere valore alla seduta fa sì che il paziente non sia responsabilizzato nei confronti di ciò che accade e che l'analista non sia autorizzato ad interpretarlo.
Saluti
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Citazione:
Originalmente inviato da gieko
E' chiaro che il salto di seduta significa qualcosa che va al di là dei "mille motivi" stupidi o seri, veri o falsi che siano, e che va colto dall'analista e dal paziente.
Ma se una persona ha la febbre alta un giorno o ha bucato una ruota, cosa c'è da cogliere? Mi sembra che si esageri un po', non credo che sia vero che la mente inconsciamente possa influenzare qualsiasi cosa ci capiti nell'ora in cui si doveva andare dall'analista.
Io direi di lasciar perdere le spiegazioni terapeutiche: pagare la seduta saltata è un semplice accordo contrattuale, e come tale qualcuno lo può giudicare giusto, qualcun altro ingiusto.
Poi nei casi in cui a pagare le sedute sia qualcun altro e non il paziente, non credo proprio che gli psicoanalisti non si facciano pagare la seduta saltata. Non arrampichiamoci sugli specchi.
Lo psicoanalista è sospettoso nei confronti del paziente? Beh anche il paziente è sospettoso nei confronti dello psicoanalista, e se al di là delle motivazioni terapeutiche che continua a sostenere seriosamente l'analista, quest'ultimo volesse nascondere inconsciamente solo il desiderio di avere un'entrata economica sicura?
In questi casi non lo si può considerare un giudice imparziale e potrebbe tirar fuori motivazioni inconsce del paziente a causa di una seduta saltata campate per aria.
Secondo il mio punto di vista gli accordi contrattuali riguardo al pagamento non dovrebbero far parte di una terapia.
Non so bene se questa cosa è stata mai discussa dal punto di vista deontologico in ambito medico, ma io personalmente la trovo scorretta.
Un saluto
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Citazione:
Non so bene se questa cosa è stata mai discussa dal punto di vista deontologico in ambito medico, ma io personalmente la trovo scorretta.
E' una questione che va valutata -a mio parere e secondo la mia formazione- caso per caso, non è possibile stabilire una regola valida per sempre e per tutti. Tu puoi trovarla scorretta e a questo proposito inventi ogni tipo di storia, ma sono le tue ad essere campate per aria, si suppone che analista e paziente sappiano lavorare intorno a questo tema, e spetta solo a quel lavoro l'interpretazione di una seduta saltata, è questo che non capisci, per te tutto può essere e nessuno può dimostrare il contrario, ma non è così, certamente tutto può essere ma quello che è alla fine va dimostrato entro il setting, quindi è inutile che tiri fuori la deontologia medica perchè non c'entra davvero nulla con la psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
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Citazione:
Tu puoi trovarla scorretta e a questo proposito inventi ogni tipo di storia, ma sono le tue ad essere campate per aria, si suppone che analista e paziente sappiano lavorare intorno a questo tema, e spetta solo a quel lavoro l'interpretazione di una seduta saltata, è questo che non capisci, per te tutto può essere e nessuno può dimostrare il contrario
Io non trovo scorretto il fatto che si paghi (ognuno poi valuterà soggettivamente se gli conviene, se gli sta bene o meno, se la cosa è giusta o no), trovo soltanto che questa sia una questione contrattuale e come tale vada separata dalla terapia in sè, come dovrebbero essere separati dalla terapia il costo di ogni singola seduta e così via.
E' preferibile stipulare una regola una volta per tutte e non far variare la cosa "a seconda dei casi" lasciando questa libertà di scelta all'analista che potrebbe essere mosso da altre motivazioni, visto che quel denaro in fin dei conti lo intasca lui. E' un po' come accade in ambito politico: è lecito non fidarsi troppo di una persona che ha grossi interessi quando poi questa deve andare a prendere determinate decisioni? Che poi una persona garantisca per sè stessa riguardo al fatto di essere capace di risultare distaccata per decidere se far pagare o meno, in un certo particolare caso la seduta saltata, secondo me non è qualcosa che abbia un gran valore.
I contratti è meglio stipularli chiaramente all'inizio con regole definite che deve essere tenuto a rispettare anche l'analista. Così come quando ci si è messi preventivamente d'accordo riguardo al fatto che una persona che svolge un certo impiego ha diritto, se malata, a restare a casa ricevendo comunque un compenso, allo stesso modo qualora l'analista stipuli un accordo in cui in questi casi decida di non far pagare la seduta saltata a causa di tali motivazioni, non dovrà farla pagare ad ogni paziente.
Che la febbre ad esempio poi sia psicosomatica o meno non c'entra nulla! L'analisi su quel che avviene andrebbe tenuta separata dagli obblighi di pagamento contrattuali.
E' meglio che anche un analista si metta nell'ottica di svolgere un servizio sotto pagamento... Tutto qui... Non ha alcun diritto di porsi nella veste di genitore o di mettersi a cambiar le regole contrattuali un po' come gli pare perché tutto questo farebbe bene al tal paziente e lo aiuterebbe a responsabilizzarsi.
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Prima di scagliarti così contro questa prassi potresti almeno informarti. Gli elementi del setting vengono concordati dopo i colloqui preliminari e rimangono sostanzialmente invariati, modalità di pagamento comprese. Se non è stato concordato che vanno corrisposte le sedute saltate, l'analista non salta fuori di punto in bianco dicendo il contrario. Idem per il caso contrario. Se poi ci sono situazioni particolari in cui è necessario apportare modifiche al "contratto", esse andranno prima pensate e valutate bene dall'analista, il quale dovrebbe sapere che qualsiasi variazione al setting avrà determinate conseguenze, e poi discusse con il paziente.
Sul valore terapeutico di queste regole, pur rispettando il tuo parere, mi permetto di dire che è valutazione di chi pratica la psicoanalisi la loro adozione secondo determinati criteri.
Saluti
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Francesca ha raccontato che a causa di un ritardo (mi sembra di un quarto d'ora) il suo analista ha deciso di farle saltare la seduta, si erano per caso messi d'accordo su cosa fare in questi casi?
Leggete qui sotto...
Citazione:
Originalmente inviato da francesca63
I primi periodi della terapia, mi capitava di addormentarmi e di ritardare. Una volta per un ritardo di circa 15 minuti, l'analista si è rifiutato di ricevermi e mi ha fatto saltare la seduta. Ero furiosa, lui serafico.
Generalmente cosa si fa quando c'è un ritardo e quando si è spesa una certa somma per usufruire di un determinato tempo con un professionista? Si ha diritto di usare il tempo restante o no, visto che poi lo si dovrà comunque pagare?
Dopo quello che hanno raccontato qui altri utenti è meglio che si stipuli un contratto scritto in cui ci si metta davvero d'accordo su come comportarsi in questi casi: ritardo, sedute saltate a causa di malattia, lutto ecc. . Ed anche come comportarsi nel caso in cui sia l'analista e non il paziente ad essere inadempiente a certi obblighi. E' meglio fare così perché là dove non si è stipulato alcun accordo mi sembra di capire che diversi analisti tendano a comportarsi in maniera un po' dispotica, prendendo decisioni sul momento (adesso saltiamo la seduta perché sei arrivato/a in ritardo) giustificandosi poi usando come argomento sempre il solito: il valore terapeutico del loro modo di agire.
Questo io non lo trovo corretto
Un saluto a tutti
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Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament
Citazione:
Questo io non lo trovo corretto
E chi se ne frega, scusa la franchezza!! :asd: Scherzi a parte, è chiaro che ci sia una certa asimmetria nel rapporto tra analista e paziente e che l'uno decide le regole della cura, ma il punto è che l'altro può anche decidere di non stare a certe regole, può violarle, può stravolgerle e strapazzarle, può dire tutto quello che vuole (comprese cose... non proprio piacevoli, diciamo... :swear:), senza che questo comporti una rottura del rapporto stesso, anzi... Ora mi spieghi "generalmente" se questo può accadere anche con un altro professionista? Possibile che ancora non hai capito che questa non è una relazione cliente-professionista tra le altre??
Saluti,
ikaro