Ciao , vi chiedo un consiglio, voi come vi comportereste con un bambino che al colloquio non vuole parlare?
Grazie
:skunk:
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Ciao , vi chiedo un consiglio, voi come vi comportereste con un bambino che al colloquio non vuole parlare?
Grazie
:skunk:
Ci sono i genitori? Penso siano una variabile importante e comunque un frangente relazionale da indagare. Poi penso che un attento ascolto del controtransfert sia indispensabile: '' ho più o meno chiara la qualità delle relazioni che il bambino tende a stabilire e quindi anche la configurazione delle relazioni precoci che vengono proiettate''? Poi: ''sto realmente facendo di tutto affinchè il bambino senta di poter sperimentare che l'angoscia è recepita''?
Mi sembra chiaro poi che a questo livello il materiale da utilizzare è diverso da quello comune: penso che il corpo sia una riserva importante di materiale analitico così come il gioco e il disegno. Il disegno per esempio può essere utilizzato per iniziare a 'verbalizzare' ciò che ad un livello simbolico anima l'inconscio del bimbo e potrebbe essere un modo per 'parlare la sua stessa lingua'...
In linea di massima mi comporterei così ma magari hai già battuto queste vie?
Buona fortuna comunque.
Saluti,
Luigi
Grazie Luigi , sei stato gentile .
:summer:
...fatti bambina...mettiti al suo livello.
Se e' un bambino chiuso e timido si sentira' compreso.
Se e' arrabbiato con mamma, anche.
allora....prima di tutto quanti anni ha? Magari non parla perché è il primo colloquio, è piccolo, è timido e non ci sono lì con te i suoi genitori.
Magari è oppositivo etc.... diciamo che non i bambini non funzionao i colloqui classici, infatti ci si basa sul disegno, il gioco, i cartelloni..... Queste sono le tecniche del colloquio con i bambini, poi si usa anche il canale verbale.
Ricorderei che il non parlare, non è sinonimo di bambino difficile!
Perchè dovrebbe parlarti?!Citazione:
Ciao , vi chiedo un consiglio, voi come vi comportereste con un bambino che al colloquio non vuole parlare?
Se non conosci le tecniche di colloquio con i bambini e non hai fatto pratica con supervisore, lascia stare! Non credo che alcuni consigli raccattati su un forum ti serviranno a molto, perchè non sapresti leggerne i risultati! e se il piccirillo ti fa una pernacchia, che fai apri un nuovo thread?
Non è una questione di tecniche, non è mai una questione di tecniche, soprattutto con i bambini...Citazione:
Se non conosci le tecniche di colloquio con i bambini e non hai fatto pratica con supervisore, lascia stare! Non credo che alcuni consigli raccattati su un forum ti serviranno a molto, perchè non sapresti leggerne i risultati! e se il piccirillo ti fa una pernacchia, che fai apri un nuovo thread?
eh no perchè si mangerebbe il ciupa ciupa e starebbe comunque zitto perchè avrebbe la bocca occupata :P
Come ti ha suggerito qualcuno prova con dei disegni
o fagli fare cose strane, tipo scrivere sui muri
sai che figata?! Magari lo farebbe subito perchè una cosa strana lo potrebbe affascinare :approved:
Certo, anche la mia estetista diceva che in fondo siamo tutti un pò psicologi.
Pensa che qualche buontempone ha pure fatto una divisione nel corso di laurea di Psicologia e ha fatto un ramo a parte: psicologia dell'età evolutiva!!!
Sono daccordo che non ci vogliono solo le tecniche, ma queste sono la base, senza fai un sacco di danni....ad un bambino per giunta, che non ha le sovrastrutture di un adulto per capire e difendersi.
Aggiungo che se una persona si sente in difficoltà perchè non sa reagire ad una situazione così normale con un bimbo, a cui invece per tutti era semplice da gestire, significa che sta improvvisando parecchio.
E' vero che bisogna incoraggiare i colleghi in difficoltà, ma anche fermare chi mette a repentaglio la salute di persone fragili.
Fino a prova contraria la collega ha chiesto un consiglio/parere, non sapppiamo se stia mettendo a repentaglio la salute di una persona fragile, per cui fossi in te modererei il tuo giudizio. Aggiungo inoltre che se entriamo nella prospettiva di "gestire" allora sì che stiamo improvvisando parecchio, meglio allora il dubbio della collega, che almeno sembra farsi qualche domanda. Infine, affermare che un bambino non abbia sovrastrutture per capire e difendersi mi sembra veramente una considerazione ingenua, più da estetista che psicologa...Citazione:
Certo, anche la mia estetista diceva che in fondo siamo tutti un pò psicologi.
Pensa che qualche buontempone ha pure fatto una divisione nel corso di laurea di Psicologia e ha fatto un ramo a parte: psicologia dell'età evolutiva!!!
Sono daccordo che non ci vogliono solo le tecniche, ma queste sono la base, senza fai un sacco di danni....ad un bambino per giunta, che non ha le sovrastrutture di un adulto per capire e difendersi.
Aggiungo che se una persona si sente in difficoltà perchè non sa reagire ad una situazione così normale con un bimbo, a cui invece per tutti era semplice da gestire, significa che sta improvvisando parecchio.
E' vero che bisogna incoraggiare i colleghi in difficoltà, ma anche fermare chi mette a repentaglio la salute di persone fragili.
Saluti,
ikaro
Mettiamola così: se un bambino viene da te in seduta e non parla, tu sai come gestirlo, giusto? Perchè? perchè hai studiato, hai fatto esperienza e la tua predisposizione per questa fascia d'età ti aiuta a gestire l'evento.
Una collega, ha scritto "non esistono bambini difficili" ed ha ragione. Difficile è la percezione che noi abbiamo di fronte a situazioni che abbiamo difficoltà a maneggiare.
Il dubbio della collega e le nostre risposte, dovrebbero farla riflettere che occorre prepararsi di più per affrontare certe situazioni.
Rimango basita nel leggere la tua affermazione sul fatto che i bambini hanno le stesse sovrastrutture di un adulto e quindi sono capaci di capire alla stregua di un adulto....mi viene il dubbio che intendevi dire qualcosa di diverso, vero? (non sto facendo ironia, te lo chiedo per davvero)
E perchè mai non dovrebbe averne di 'altre'? E perchè mai dovrebbe capire alla stregua di un adulto? Capisco che, se si considerano attività cognitive e mappe neurali del cavolo, la questione è sempre 'quantitativa' perchè, in questo senso, 'non conta' cosa un bambino realmente 'è' ma piuttosto 'come è' o 'quanto è' considerandolo alla stregua di un mero contenitore che la 'saggezza' adulta, di volta in volta, riempie...spesso di schifezze. Ma un bimbo, come disse qualcuno, non è un adulto in miniatura ma qualcosa di estremamente 'diverso' e 'polimorfo' (come diceva qualcun altro...). Quindi il primo passo è sempre quello di 'decentrarsi', di 'mettere in parentesi' una presunta neutralità tecnico-scientifica a favore di una 'partecipazione quasi mistica' all'evento ''infanzia'' perchè, a ben vedere, il bambino non è mai 'qui con me' ma sempre oltrepassa l'orizzontalità a cui lo sguardo adulto, inesorabilmente, si consegna...attribuendo la causa della sua 'cecità' al fatto che il bambino ancora 'non comprende','non capisce',non ha 'sovrastrutture'...
Chi è propriamente l'infante? Questa è la domanda decisiva! 'Come' e 'quanto' l'infante sia simile ad un adulto è solo un altro modo,più o meno raffinato, per rimediare all'angoscia che si sprigiona al cospetto del 'diverso', dell'assolutamente 'Altro da me'...del 'bimbo' appunto.
Saluti,
Luigi
Tiger illy, dicci qual è la tecnica per far parlare i bambini al colloquio e chiudiamo il discorso.
Riassumendo: Luigi 84, Ikaro 78 e Giunone ritengono che un bambino diciamo dai 3 agli 11 anni, ha le stesse sovrastrutture di un adulto. A questo punto allora spiegate perchè esiste la Psicologia evolutiva; come mai parecchi autori hanno speso anni di studio e ricerche per studiare i bambini se tanto sono uguali agli adulti; come mai la giustizia prevede la non impunità per i minori di 14 anni, visto che avendo le stesse sovrastrutture di un adulto dovrebbero essere in grado di comprendere le loro azioni.
In poche parole, cosa differenzia un bambino da un adulto per voi?
Per Abelardo: perchè mai dovremmo chiudere il discorso, a me piace!
se ti va unisciti al dibattito.
Non ho detto questo, ho detto che "affermare che un bambino non abbia sovrastrutture per capire e difendersi mi sembra veramente una considerazione ingenua", è ben diverso, il bambino capisce e si difende e i sintomi in età evolutiva ne sono la prova, questo almeno è quel che ci mostra la psicoanalisi.Citazione:
Riassumendo: Luigi 84, Ikaro 78 e Giunone ritengono che un bambino diciamo dai 3 agli 11 anni, ha le stesse sovrastrutture di un adulto.
Saluti,
ikaro
i bambini certo che si difendono, eccome se si difendono!!!!
Probabilmente i meccanismi di difesa e le strategie messe in atto dai bambini sono differenti da quelle degli adulti (mica sempre però, si pensi ad esempio ai meccanismi di difesa più arcaici come la proiezione, la scissione etc).
Poi bisognerebbe capire cosa si intende per sovrastrutture...parliamo di Io Es e SuperIo? è ovvio che siano le stesse sovrastrutture degli adulti, ma che siano qualitativamente differenti perché in evoluzione....
A mio modesto parere stiamo dicendo un po' tutti la stessa cosa.
Dopo questo, perché il bimbo non parli durante gli incontri con la collega, può essere manifestazione di mille cose differenti.
Ikaro, io credo che la conoscenza di tecniche d'approccio con i bambini siano utili, soprattutto per il fatto che noi normalmente ci relazioniamo col mondo utilizzando prevalentemente il canale verbale, modalità che non è proprio la più usata (o per lo meno non è la principale) quando abbiamo di fronte a noi un bambino (parlo almeno per bimbi delle elementari). Che poi le tecniche non siano tutto, sono altrettanto d'accordo. Si può essere ottimi conoscitori di tecniche, ma comunque fallire nell'approccio con un bimbo, magari per mancanza della giusta empatia.
Madonnas dove sei finita?
Beh, ma i bambini delle elementari che conoscete voi non parlano? In età scolare il canale verbale non è la modalità di comunicazione principale? Poi che dire, sono d'accordo che esistano anche altri strumenti e altre forme per comunicare con un bambino (il disegno e il gioco su tutti), ma se un bambino non vuole parlare con te probabilmente non disegnerà nemmeno, o disegnerà per farti contento, ma senza svelare nulla, questo intendevo...Citazione:
Ikaro, io credo che la conoscenza di tecniche d'approccio con i bambini siano utili, soprattutto per il fatto che noi normalmente ci relazioniamo col mondo utilizzando prevalentemente il canale verbale, modalità che non è proprio la più usata (o per lo meno non è la principale) quando abbiamo di fronte a noi un bambino (parlo almeno per bimbi delle elementari). Che poi le tecniche non siano tutto, sono altrettanto d'accordo. Si può essere ottimi conoscitori di tecniche, ma comunque fallire nell'approccio con un bimbo, magari per mancanza della giusta empatia.
su questo sono d'accordo, infatti è per quello che chiedevo quali erano le condizioni in cui il bambino non parlava...magari era semplicfemente il fatto che non fossero anche lì i genitori.
Comunque non sono completamente d'accordo sul fatto che se il bambino non parla allora non disegna nemmeno o lo fa per farmi contenta. Per lo meno, non mi è capitato, mi è successo invece che il disegno e/o il gioco servissero per "rompere il ghiaccio" ed iniziare ad instaurare una relazione autentica.
VOlevo aggiungere che nella terapia con i bambini il canale verbale non è proprio il principale, almeno per come lavoro io...certo che i bambini parlano, ma non è la modalità principale di conduzione delle sedute
Forse non mi sono spiegato. Io dico proprio il contrario: e cioè che il bambino è molto lontano da ciò che l'adulto può cogliere utilizzando il principio di non contraddizione nei suoi assunti di psicologia evolutiva. Quindi non dico che il bambino ha le stesse sovrastrutture dell'adulto anzi esattamente il contrario, ammesso che di sovrastrutture si possa parlare perlomeno in una fase precoce. La mia idea, in linea con alcuni assunti psicoanalitici, è che l'infante 'passi' (con non poche difficolta) per fasi la cui esplorabilità è gravemente compromessa: fasi simbiotiche o schizo-paranoidi,anali o di separazione-individuazione e edipiche. E il processo che, letto al contrario, porta l'adulto 'emancipato' alla 'indifferenziazione' schizofrenica quindi (non mi prenda alla lettera chi non si occupa di psicoanalisi...) l'infante, perlomeno in linea ipotetica, emerge da uno stato 'indifferenziato' (quello che Jung chiama 'notte primitiva' o 'inconscio collettivo') per poi risalire alla coscienza per progressive 'integrazioni' oggettuali che fanno luce e annullano (forse...)le primitive rappresentazioni fantasmatiche, per dirla con la Klein.
Saluti,
Luigi
Ikaro, veramente ho riscritto quello che affermavi qualche post più in là (e altri due partecipanti ti sono venuti dietro). Comunque non hai risposto alla mia domanda: cosa differenzia un bambino da un adulto per te?
Non ho un orientamento psicoanalitico quindi non ragiono in termini di inconscio ma ascolto questa prospettiva per un confronto.
Di sicuro ritrovo punti in comune con ciò che scrive Primo -eli anche se parla una lingua diversa dalla mia.
Perfettamente daccordo con Primo-eli: il canale verbale non è esclusivo con i bambini e poi perchè se uno non parla non dovrebbe neanche disegnare? o giocare? e se vogliamo dirla tutta, come fa un disegno a non significare nulla?? o un gioco?
Beh sì sono d'accordo con tutto quello che dite eccetto alcune cose
No, veramente io ho riscritto quello che affermavo e cioè: "affermare che un bambino non abbia sovrastrutture per capire e difendersi mi sembra veramente una considerazione ingenua", che poi tu hai liberamente interpretato dicendo che per me il bambino e l'adulto sono uguali o hanno le stesse sovrastrutture io che ci posso fare? Il mio era un appunto sul fatto che il bambino ha una precisa competenza e responsabilità di quello che gli accade ed è assolutamente capace di difendersi, anche attraverso le manifestazioni sintomatiche tipiche dell'età evolutiva. Che poi ci siano delle differenze (nel senso che lo sviluppo biologico, emotivo, cognitivo e affettivo e quant'altro del bambino è ancora in divenire) è cosa nota, ma questo cosa c'entra con la discussione? Voglio dire, se un bambino non parla con lo psicologo avrà i suoi buoni motivi per farlo, quindi non è aggirando la resistenza e rompendo il ghiaccio con tecniche più adatte all'età che -a mio modesto parere- si può entrare in relazione con lui, non è facendolo disegnare, né facendolo giocare, anzi se il giocare e il disegnare hanno un secondo fine (visto che non parla lo faccio disegnare, così qualcosa me lo significherà lo stesso...) secondo me abbiamo già perso la partita prima ancora di giocarla, a quel punto meglio una seduta silenziosa (se lo psi sopporta l'angoscia, beninteso!), piuttosto che riempire un vuoto a tutti i costi, magari la seduta successiva si smuoverà qualcosa o forse no, in ogni caso si sarà trattato di un'esperienza autentica in cui anche il silenzio avrà avuto la sua dignità e il suo significato, non mi sembra una cosa da poco.Citazione:
Ikaro, veramente ho riscritto quello che affermavi qualche post più in là (e altri due partecipanti ti sono venuti dietro).
Saluti,
ikaro
Finalmente vedo che si ritorna su un terreno più sensato, in cui si traccia una differenza tra un bambino ed un adulto (scrivo in soldoni perchè ho sonno).
La seconda parte del discorso invece non la capisco: come fai a stare 45 min in silenzio con un bambino, guardandolo in faccia? mi spiego: non parlo del disagio del terapeuta, ma del fatto che un bambino, specie se piccolo, dubito che lo viva bene e soprattutto che capisca il valore e l'utilità. Tu da piccola entravi in relazione con gente silenziosa che ti fissava?
E poi nel gioco e nel disegno si riversano pensieri ed emozioni che sono più famigliari, più rappresentati nella nostra mente: è qui che sta l'utilità di queste tecniche.
A voi
45 minuti? E chi l'ha ordinato? La seduta può durare anche meno, molto meno. Comunque ben vengano i giochi e i disegni, se possono servire.Citazione:
La seconda parte del discorso invece non la capisco: come fai a stare 45 min in silenzio con un bambino, guardandolo in faccia? mi spiego: non parlo del disagio del terapeuta, ma del fatto che un bambino, specie se piccolo, dubito che lo viva bene e soprattutto che capisca il valore e l'utilità. Tu da piccola entravi in relazione con gente silenziosa che ti fissava?
E poi nel gioco e nel disegno si riversano pensieri ed emozioni che sono più famigliari, più rappresentati nella nostra mente: è qui che sta l'utilità di queste tecniche.
Saluti,
ikaro
dopo quello che ho letto finora la domanda è:
come mai la psicologia evolutiva è così incredibilmente assente nella formazione della maggiorparte degli psicologi?
non a caso è totalmente noiosa la parte tematica di questo forum che concerne la psicologia dello sviluppo.
(sarebbe un thread davvero interessante)
ciaz.
E' molto pericoloso fare inferenze arbitrarie assolutamente avulse dalla realtà scritta o orale del tuo interlocutore perchè spinta dal tuo personale desiderio di dare giudizi. Dove hai letto che io abbia scritto questo?
Impara a non dare giudizi soprattutto quando assolutamente privi di fondamento. Il pericolo della lettura del pensiero e dell'ansia da giudizio, che inevibtabilmente è infondato e affrettato, sussiste soprattutto nei confronti del pz/cliente. Che tu lo faccia nei miei confronti non mi interessa molto, ma nei confr. del paziente si!
Il nostro forum non è un campo di guerra per far vedere chi è meglio di chi, ma è un fertile contesto di scambio e di confronto critico in cui stizza e pseudosaccenza non portano a nulla.
Inoltre, quello riportato da Jhonny esemplifica una parte dei contenuti della psicologia evolutiva, patrimonio scientifico dello psicologo, che tutti posseggono essendo tali!
Luigi e Ikaro dicevano ben altro e forse sei tu che non hai colto questo!
E' sempre fondamentale in uno scambio relazionale un ascolto attento, e non filtrato dai nostri pregiudizi, ed una dsponibilità ad accogliere l'altro, il suo punto di vista per poi esporre il nostro ed aprirci adu un confronto costruttivo. Questo è patrimonio dello psicologo.
Personalmente non utilizzo il gioco o il disegno per riempire chissà che vuoto! Sono due canali che utilizzo molto con i bambini; secondo me è importante ricordare che in linea di massima il linguaggio che si adopera durante un colloquio è quello del paziente (e nei bambini, non so chi di voi lavori con loro, il "linguaggio" è appunto quello di gioco e disegno). Con questo non voglio dire che non parlano (lo scrivo, perché credo qualcuno possa mal interpretare).
In seconda istanza, le cose dette da ikaro (il fatto che lo psi debba essere in grado di sopportare l'angoscia di un silenzio del paziente e quindi non debba riempire il vuoto-silenzio del bambino) sono correttissime! Il quesito però rimane ancora aperto: il silenzio di chi è? DI un adolescente? (allora il disegno e il gioco probabilmente sì risulterebbero mezzi per riempire il vuoto). Di un bambino di 4 anni timido che è entrato nella stanza delle psi per la prima volta e senza i genitori? (magari si potrebbe farlo sentire a proprio agio facendo entrare i genitori). Il bambino sta zitto percfhé gli si sta parlando come ad un adulto? Forse si sta utilizzando un canale errato.
Per ultimo, non credo che le competenze del forum in campo di psicologia dello sviluppo siano proprio così tanto deficitarie.
Per quanto riguarda la collega tiger lily che inizialmente è stata forse un po' "acida" con chi ha posto la domanda iniziale, vi dico di andare a leggere gli altri post di chi ha aperto questo 3d.
In effetti sono stata "acida" anche se preferisco usare la parola "concreta" dopo aver letto palate di thread dello stesso utente che lascia l'impressione di chi sta cercando strade facili per improvvisare (nei primi avevo lasciato post d'aiuto); tra l'altro Primo-eli ho letto una risposta tua molto simile alla mia allo stesso utente e mi ha fatto piacere vedere che su questo sito ci sono persone che rispondono senza pensare solo alla popolarità o a quel tipico e fastidioso assetto "accettiamo-tutto-siamo-sempre-comprensivi-bisogna-capire -siamo-psicologi": ipocrisia! Se uno esagera va fermato. Tutti si sperticano per dire che i santoni, filosofi etc ci fregano la professione, poi quando un collega per motivi xxx compie azioni leggere, ci prodighiamo. Non ho insultato l'utente, ho semplicemente detto ragiona su quello che fai.
Per Giunone: quando uno scrive:approved::approved::approved: io lo interpreto come dare un supporto all'idea, sbaglio?
Poi sul giudizio, hai ragione a scrivere che a volte sono un pò indisponente, ma a volte è anche la scrittura da post che non mi lascia esprimere come vorrei.
Se permetti però qui non siamo interapia e viene richiesto un giudizio e io lo fornisco, poi se non piace si può discutere.
Il pilastro "non essere giudicanti" vale solo in terapia, nella vita di tutti i giorni o nei forum di discussione è previsto: se un'amica viene da te per parlarti del fidanzato che fai ti astieni e fai una seduta?
L'interazione riguarda tutti i contesti, non solo la terapia!!!
Il "non essere giudicanti" aprioristicamente (cioè prima di aver capito ciò che l'altro ci dice senza basarci su una "interpretazione"!!) consente un ascolto attento, prerequisito per uno scambio di qualsiasi tipo! Se l'amica viene da me per parlarmi del fidanzato non parto in quarta prima di farla parlare!!e ovviamente di accertarmi di aver capito quello che voleva dire!!
quelli che ho elencato sono una serie di punti, fondamentali, che riguardano la conduzione di un "colloquio" con un bambino, al di là dell'approccio adottato (psicoanalitico, cognitivo, ecc...).
L'inconscio non l'ho citato perché mi sono limitato all'essenziale. Se vogliamo, possiamo dire che il bambino non comunica con il clinico perché quest'ultimo non è in grado di creare uno "spazio transizionale" (Winnicott), oppure che, nel silenzio, gli affetti che circolano sono più importanti delle parole (controtransfert), che il bambino sta mettendo in atto una forma di attaccamento patologica (Bowlby), o che il silenzio in sé è una forma di comunicazione (tanto per citare il primo assioma della comunicazione di Watzlawick "è impossibile non comunicare") e il clinico deve saper accogliere questo materiale non verbale che, proprio perché per-verbale e a-verbale è saturo di affetti-sesazioni che vanno accolti, elaboratiti e poi restituiti (Revèrie-Bion).
Solo che queste osservazioni, come linee guida mi sembravano troppo approfondite e teoriche e poco concrete
Appunto, a sentire te l'inconscio non è l'essenziale e in effetti questo si capiva dal tuo intervento precedente, alla fine citi tutti meno che Freud, a questo punto -se ti sembra una cosa teorica e poco concreta- non posso che invitarti a rileggere il caso del piccolo Hans.Citazione:
L'inconscio non l'ho citato perché mi sono limitato all'essenziale.
Saluti,
ikaro
Rispondo a pimo eli,
che significato ha la frase : vai a leggere gli altri post di chi ha aperto questo 3d?
Questo è un forum dove tra colleghi si dovrebbero cercare e scambiare informazioni utili e non in cui ci dobbiamo offendere a vicenda.
Ho chiesto un parere perchè ero in difficoltà , il bambino con cui ho a che fare ha comunicato con il disegno fin dal primo giorno , inoltre so come si conduce un colloquio e che cosa va detto.
Non posso dire di più per il segreto professionale.
Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno risposto senza offendermi.
Voglio ricordare a pimo eli e tiger ily che nel regolamento del forum si dice che non bisogna offendere i colleghi.
Farà la segnalaione ai moderatori del forum
Vi ricordo che ho cercato pacificamente solo un consiglio , non una diagnosi.
La laurea e l'abilitazione non me l'ha regalata nessuno.
Adesso mi pento di aver chiesto dei consigli.