Grosso dubbio...leggete x favore
Ciao a tutti,
vorrei porvi un quesito al quale vi chiedo di rispondere il + sinceramente possibile. Mi sono da poco laureata alla specialistica, e sono in procinto di fare il tirocinio post-lauream. c'è una domanda, ancora non ben formulata ma continua, una specie di ronzio, che ora voglio condividere con voi.
MA NON è CHE CI HANNO PRESO X IL BIP??????
io ho studiato 5 anni ma..concretamente,cosa cavolo so fare????? NIENTE . non so fare diagnosi, non so somministrare test, non so condurre un colloquio..non so fare niente di niente.ho fatto un milione di esami, uno più stupido e inultile dell'altro.per sapere fare niente. ma dico...dopo 5 anni di studio uno almeno dovrebbe sapere muoversi nel suo lavoro. ovvio, manca l'esperienza, ma le basi metodologiche ci dovrebbero essere. non posso imparare lavorando, chi mi insegna??? non c'è posto x psicologi con esperienza,figurati x me. faccio una scuola?? ma io volevo fare la psicologa, non la psicoterapeuta. apro uno studio? e cosa dico ai pazienti??? mi dedico alla prevenzione??? chi in Italia spende x fare prevenzione??? faccio l'educatrice?? si,lo sto già facendo. a parte che nopn è un lavoro da psicologa, non mi da cmq le competenze x esserlo essendo un lavoro diverso. e poi, ora ho sentito che è uscita una legge che vieta agli psicologi di fare gli educatori. Il tirocinio è un luogo dove viene xlo+ sfruttato, e dove non metti affatto in campo ciò che hai imparato. insomma, io ho due lauree, non sono neanche stupida, ho voglia di imparare e di fare qualcosa di concreto. dove la spendo la mia abilità?
poi..ci fossero mestieri alternativi.. ma invece..quali sono?commessa?cameriera?operatrice di call center? ma se facevo la terza media erano già 15 anni che lavoravo e magari ero anche capo-reparto...
a me piacerebbe anche l'insegnamento?ovviamente non ci sono possibilità. ovunque ti giri c'è un BEEEEP!! rosso e lampeggiante che ti fa tornare indietro.
ma non vi sembra che ci abbiano preso in giro all'uni, spillando solo soldi senza dare competenze??? perchè devo essere obbligata a fare master o costosissime scuole x poter lavorare(e non è eanche detto)???? ma come siamo conciati???
ma soprattutto..qualcuno ha qualche suggerimento pratico?? la mia è stata non una lamentela, ma l'analisi della mia situazione di studio e lavoro? io sfoglio i libri che ho studiato, ma non vedo(non li vedevo nemmeno allora)cose utili da usare nel concreto. tutte teorie, perlo+ datate, o discorsi retorici. belli, x carità... ma poi?????
mi sembra di essere qui, a 26 anni, con un enorme pugno di mosche in mano. dopo tanti sacrifici e fatica.
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Se questo ti può consolare non sei l'unica......anch'io che non sono psicologa mi ritoverò così....La situazione è comune per tutte le lauree umanistiche.
Il problema secondo me è questo: mentre in matematica...in ingegneria ....2+2 fa sempre 4....da noi non è così...poichè abbiamo a che fare con le persone, ogni persona è diversa...quindi NON POSSONO esserci delle cose standard valide per tutti!Ma è anche giusto che sia così!Neanche la psichiatria è vista di buon occhio dalla medicina ufficiale...figuriamoci la psicologia!!!!
E' ovvio che l'università non ti prepari ad affrontare la professione!come potrebbe?Può invece dare delle basi solide per poi saper gestire le diversissime situazioni che si presenteranno!
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Zuccherina
Se questo ti può consolare non sei l'unica......anch'io che non sono psicologa mi ritoverò così....La situazione è comune per tutte le lauree umanistiche.
Il problema secondo me è questo: mentre in matematica...in ingegneria ....2+2 fa sempre 4....da noi non è così...poichè abbiamo a che fare con le persone, ogni persona è diversa...quindi NON POSSONO esserci delle cose standard valide per tutti!Ma è anche giusto che sia così!Neanche la psichiatria è vista di buon occhio dalla medicina ufficiale...figuriamoci la psicologia!!!!
E' ovvio che l'università non ti prepari ad affrontare la professione!come potrebbe?Può invece dare delle basi solide per poi saper gestire le diversissime situazioni che si presenteranno!
Per me il discorso non è questo..vuol dire tutt e niente"dare delle basi solide per poi saper gestire le diversissime situazioni che si presenteranno"!!! pensaci... posso dire di tutto e di +!! cosa ben diversa sarebbe insegnare i colloqui, discutere seriamente casi clinici, fare diagnosi, insegnare a somministrare praticamente i test.invece... io ho fatto ben 3 esami solo su ferenczi...quindi?????? no qui per me c'è qualcosa a livello di sistema che non va.
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Che dirti, cara Esterella, quello che scrivi è tristemente vero e ci siamo passati tutti. Non ho una ricetta generale da darti, ma posso dirti come ho fatto io per affrontare il "So di non sapere" di socratica saggezza. Dopo 5 anni di sistemi e teorie che mi hanno dato le coordinate cognitive spaziotemporali in cui muovermi mi sono tuffata nella pratica del tirocinio. Ho scelto gli Ospedali e mi sono resa subito conto di aver fatto la scelta giusta: tanta pratica e sviluppo di metodologia grazie al diretto confronto con i colloqui clinici, l'uso e lo scoring di test, l'analisi dei dati, ecc.. Ho cominciato così a tradurre in operatività ciò che era nella mia testa.Secondo passo: formazione continua nel senso di studiare sempre, compro spesso libri per approfondire e sistematizzare le lacune dell'Università o ampliare lo studio di aree limitatamente affrontate. Terzo passo: ho frequentato una Scuola di Specializzazione post lauream, per la mia personale esigenza di formazione continua (ora che è finita mi dispiace, perchè per me era formativo affrontare sistematicamente la nostra materia). Ora, cerco di mantenermi aggiornata per non lasciare limitata solo alla mia scuola l'esperienza di formazione. L'aggiornamento contnuo, con testi, riviste specialistiche, seminari (ci sono anche gratuiti) è un dictat per la nostra professione. Un altro elemento importante per me è l'associazionismo, ovvero il cercare di fa capo ad un gruppo di riferimento per discutere teoria e prassi, come casi clinici o strutture epistemologiche di riferimento, in modo da non scivolare nel rischio dell'autoreferenzialità.
Fattore trasversale: l'aver fatto un percorso terapeutico su me stessa mi ha dato molto in termini di conoscenza pratica operativa di sistemi teorici.
Spero di esserti stata utile con qualche spunto.
Ciao
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GIUNONE ha dato una bella risposta sulla formazione....
ma la domanda è: e il lavoro???
quando arriva, quando il lavoro? cosa si può fare....?
tutti figli di ricchi dovremmo essere, mantenuti a studiare in esperienze anche belle ma costosissime per anni dalle nostre famiglie e non lavorare perchè non sei pronto....
oppure anche non mangiare e nn vivere, visto che non si lavora...
e DEPRIMENTE!!!!
ESTERELLA parlava di questo -credo- e io la condivido tristemente!!!
laureata e abilitata sono nella stessa situzione,
mando cv e prego che mi chiamino come educatrice, e in queste settimane nulla....
vedi tu!!!
purtroppo viviamo pure in italia, e non aiuta..........
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No, mi sembra che il quesito di Esterella non fosse su "quando arriva il lavoro" ma su "cosa so fare dopo 5 anni di Uni". Sono cose diverse.
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GIUNONE
No, mi sembra che il quesito di Esterella non fosse su "quando arriva il lavoro" ma su "cosa so fare dopo 5 anni di Uni". Sono cose diverse.
sono sta-d'accordo con elenaegiorgio... sicuramente le cose dette da giunone sono vere, ma praticamente tu mi stai parlando di altra formazione..nel mio post iniziale c'era sritto chiaramente che la scuola la scartavo.. perchè dà competenze diverse da quelle x cui ho studiato(psicologa) e perchè è un grooooooooosso impegno in termini economici e temporali. nel frattempo bisogna mangiare due volte al giorno!!!!
e comunque, se fare una scuola è requisito indispensabile poter lavorare, forse dovevano dircelo prima!!! addirittura hanno messo la laurea triennale, dicendo che anche così si poteva lavorare!! questi baroni di professori, che si permettono di dire"lei quando la comincerà l'analisi?" pensino invece a formare dei professionisti preparati e competenti.
altra cosa...tirocinio: MAGARI avessi la possibilità di scegliere la struttura!!!!!!!! vengo da torino, am non abito lì, e le strutture accreditate sono pochissime. e di certo non fanno imparare chissà cosa.insomma, la situazione non ha sbocco alcuno.
Io sono la prima che ha in mente di formarsi.. lo faccio e lo farò in modo continuo. sono curiosa, aperta alle novità e con tanta voglia di imparare. ma tutto questo si scontra con la PRATICITà delle cose..e nessuno ci da aiuto.
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Purtroppo bisogna buttarsi...anche con un pò di incoscienza.....sbagliando ed imparando....la cosa migliore sarebbe essere affiancata ad una persona già esperta che ti può indirizzare.....ma la vedo dura visto che in Italia...anzichè pensare a condividere per far venir fuori qualcosa di buono...si pensa subito"questa è venuta per fregarmi il lavoro"con la conseguenza che ti insegneranno solo le cose più banali e superficiali.......:jd:
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Originalmente inviato da
esterella
ho studiato 5 anni ma..concretamente,cosa cavolo so fare????? NIENTE . non so fare diagnosi, non so somministrare test, non so condurre un colloquio..non so fare niente di niente.ho fatto un milione di esami, uno più stupido e inultile dell'altro.per sapere fare niente. ma dico...
apro uno studio? e cosa dico ai pazienti??? mi dedico alla prevenzione??? chi in Italia spende x fare prevenzione???
ma non vi sembra che ci abbiano preso in giro all'uni, spillando solo soldi senza dare competenze??? perchè devo essere obbligata a fare master o costosissime scuole x poter lavorare(e non è eanche detto)???? ma come siamo conciati???
io sfoglio i libri che ho studiato, ma non vedo(non li vedevo nemmeno allora)cose utili da usare nel concreto. tutte teorie, perlo+ datate, o discorsi retorici. belli, x carità... ma poi?????
mi sembra di essere qui, a 26 anni, con un enorme pugno di mosche in mano. dopo tanti sacrifici e fatica.
Scusa Esterella, ma dal tuo post la domanda mi sembra chiara! Cosa mi ha insegnato l'uni in 5 anni?
Io ti ho risposto portandoti la mia esperienza da cui, ti ho scritto, potresti trarre spunto. Non ti ho data per obbligatoria la scuola, ti ho solo scritto che io, per la mia sete, ho fatto quella scelta e ti ho scritto anche altro, che potrebbe esserti utile ma forse anche no! Ti ho scritto di come io sono uscita da quell'empasse perchè stavi chiedendo proprio quello!
Sul lavoro, nello specifico, ci sono tanti 3d aperti e ben argomentati come Come trovare lavoro o Come sviluppare un efficace passaparola.
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La mia era una riflessione generale, che toccava la formazione per poi toccare il lavoro. se dico che l'uni non ci ha formato è perchè poi non ci da la possibilità di lavorare, di spendere la nostra presunta professionalità. i tuoi spunti sono utili, però è vero anche il problema sollevato: senza soldi, e senza possibilità di lavorare, anche queste cose perdono di valore. se invece ci fosse stata data la possibilità di formarci in maniera + completa nei 5 anni di uni, si potrebbe cmq approfondire ma si avrebbero le abilità necessarie per progredire. i post li leggo sempre, anche nella sezione lavoro, ma come sai si parla sempre di formazione, e non mi sembra che qualcuno abbia soluzioni.
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Originalmente inviato da
esterella
La mia era una riflessione generale, che toccava la formazione per poi toccare il lavoro. se dico che l'uni non ci ha formato è perchè poi non ci da la possibilità di lavorare, di spendere la nostra presunta professionalità. i tuoi spunti sono utili, però è vero anche il problema sollevato: senza soldi, e senza possibilità di lavorare, anche queste cose perdono di valore. se invece ci fosse stata data la possibilità di formarci in maniera + completa nei 5 anni di uni, si potrebbe cmq approfondire ma si avrebbero le abilità necessarie per progredire. i post li leggo sempre, anche nella sezione lavoro, ma come sai si parla sempre di formazione, e non mi sembra che qualcuno abbia soluzioni.
Tra 2 esami entrerò nel mondo degli Psicologi disoccupati...se penso ai 50 esami che ho fatto, alle tante speranze che avevo, mi viene quasi da piangere. Il momento di crisi che la nostra categoria sta attraversando, l'hanno attraversato i medici verso la metà degli anni 90 e ne sono usciti grazie a un piano serio e coerente (numero chiuso, campagne di dissuasione nelle scuole, pressione politica verso le istituzioni). Purtroppo il nostro Ordine dorme, pensa a campare cannibalizzando noi giovani con scuole (355 in tutta Italia, una vera follia!!!), master, corsi di aggiornamento, perfezionamento e quant'altro (pensate ai master in psicologia scolastica senza psicologi nelle scuole). Non si esce da questa situazione in questo modo, bisogna iniziare ad agire coesi e in maniera realistica; vedo troppi ragazzi che dormono sugli allori, che non sono per nulla informati della situazione, che non cercano di informarsi e che pensano, cosa più grave, che loro hanno tutte le porte aperte!!! SVEGLIAMOCI!
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Verità assodate:
a) L'università non prepara per il mondo del lavoro: non sai fare niente.
b) Nel mercato del lavoro non c'è domanda di psicologi: nessuno ti assume.
Quindi, pure se tu fossi competente, nessuno ti assumerebbe per mancanza di posti di lavoro da psicologo. Oppure, anche se ci fossero posti di lavoro per psicologi, non ti assumerebbero perché sei incompetente.
Come la metti la metti male. Come si esce da quest'empasse?
Io lavoreri di più sul punto (a), ossia "cosa potrei fare per sentirmi più competente?"....ammettendo che ancora mi interessi fare lo psicologo, se no, mi metto a fare altro. Pensare al punto (b) è inutile, non ho potere sull'andamento dell'economia. Eppure, se io avessi le idee chiare...del tipo: so cosa so fare, so cosa non so fare ma so anche cosa posso fare per colmare le mie lacune, per raggiungere il livello di competenza adatto ai miei obiettivi - scegliendo un campo, non andando a caso, perché non si può sapere tutto, es. fare il clinico è una cosa, occuparsi di selezione del personale è un'altra, ecc.
Assodato che se uno sceglie di fare il ragioniere si semplifica la vita e se scegli di fare lo psicologo, "beh, sono c...i tuoi!", avere un campo specifico dove decidere di incrementare le proprie competenze, avere obiettivi più chiari (per noi stessi in primis) e poi proporsi (come collaboratore o privatamente come libero professionista) aiuterebbe?
Quando hai inziato a studiare psicologia, cos'è che volevi fare dopo? Se la risposta che ci siamo dati è un lapidario "trovare lavoro", allora forse ci siamo dati la risposta sbagliata....era meglio fare altro (vedi, il ragioniere).
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[QUOTE=max.nettuno;1971134]Verità assodate:
a) L'università non prepara per il mondo del lavoro: non sai fare niente.
b) Nel mercato del lavoro non c'è domanda di psicologi: nessuno ti assume.
Quindi, pure se tu fossi competente, nessuno ti assumerebbe per mancanza di posti di lavoro da psicologo. Oppure, anche se ci fossero posti di lavoro per psicologi, non ti assumerebbero perché sei incompetente.
Come la metti la metti male. Come si esce da quest'empasse?
Io lavoreri di più sul punto (a), ossia "cosa potrei fare per sentirmi più competente?"....ammettendo che ancora mi interessi fare lo psicologo, se no, mi metto a fare altro. Pensare al punto (b) è inutile, non ho potere sull'andamento dell'economia. Eppure, se io avessi le idee chiare...del tipo: so cosa so fare, so cosa non so fare ma so anche cosa posso fare per colmare le mie lacune, per raggiungere il livello di competenza adatto ai miei obiettivi - scegliendo un campo, non andando a caso, perché non si può sapere tutto, es. fare il clinico è una cosa, occuparsi di selezione del personale è un'altra, ecc.
Assodato che se uno sceglie di fare il ragioniere si semplifica la vita e se scegli di fare lo psicologo, "beh, sono c...i tuoi!", avere un campo specifico dove decidere di incrementare le proprie competenze, avere obiettivi più chiari (per noi stessi in primis) e poi proporsi (come collaboratore o privatamente come libero professionista) aiuterebbe?
Quando hai inziato a studiare psicologia, cos'è che volevi fare dopo? Se la risposta che ci siamo dati è un lapidario "trovare lavoro", allora forse ci siamo dati la risposta sbagliata....era meglio fare altro (vedi, il ragioniere).[/QUOTE
E pensare che manco la volevo fare l'università...se solo avessi avuto più determinazione!
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Originalmente inviato da
esterella
io ho studiato 5 anni ma..concretamente,cosa cavolo so fare????? NIENTE . non so fare diagnosi, non so somministrare test, non so condurre un colloquio..non so fare niente di niente.ho fatto un milione di esami, uno più stupido e inultile dell'altro.per sapere fare niente. ma dico...dopo 5 anni di studio uno almeno dovrebbe sapere muoversi nel suo lavoro. ovvio, manca l'esperienza, ma le basi metodologiche ci dovrebbero essere.
Le basi metodologiche le hai acquisite. Non sai condurre un colloquio psicologico? Ne sei certa? Capisci se sai condurre un colloquio psicologico solo quando ti trovi nella situazione, e le prime volte sei in ansia, per forza.
I test? Con le conoscenze che dovresti aver acquisito, non dovrebbe risultarti difficile imparare ad usare, per dire, l'MMPI o il TAT o qualsiasi altro test; chiaro che la preparazione specifica sull'uno o sull'altro sta a te. Però, nel momeno in cui leggerai ad esempio che l'MMPI si basa su confronti statistici tra le risposte di un gruppo di controllo senza diagnosi psichiatriche e gruppi di persone con specifiche diagnosi psichiatriche, capirai cosa significa... cosa preferivi, che ti insegnassero come si mettono le crocette sul foglio dell'MMPI, invece che darti gli strumenti per imparare ad usarlo sul serio?
E la diagnosi? Non credere che una diagnosi sia chissà che. Un tizio va dallo psichiatra, parlano dieci minuti, lo psichiatra prende nota di alcuni sintomi e dopo aver consultato il DSM appioppa la diagnosi. Credo che tu abbia imparato, in questi cinque anni, a fare diagnosi un po' più approfondite di così. Solo che hai il timore di non saper fare niente, come se ci fosse una frattura insanabile tra "studiare" all'università e "fare" nel lavoro.
Quello che devi "fare", semplicemente, è applicare ciò che hai studiato. Anche se venisse qualcuno ad accompagnarti mano nella mano nelle diverse situazioni del mondo del lavoro, prima o poi dovresti camminare con le tue gambe, e non avresti fatto altro che posticipare il momento dell'ansia. Sei una dottoressa, vai.
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Anch'io mi sento terribilmente spaesata. Sto per concludere l'esame di stato e a quel punto potrò benissimo dire: " sono abilitata"... ma la realtà è davvero triste...in questo momento credo proprio di non saper fare nulla, non so cosa farò dopo l'abilitazione perchè la scuola dispecializzaz. è troppo dispendiosa... non ho un lavoro...l'unica cosa che mi si prospetta è fare volontariato in qualche struttura, per imparare qualcosa... ma siccome il volontariato non paga credo proprio di cambiare strada, cercare un lavoro diverso, perchè in questo momento non mi va proprio di sognare... avrò il rimpianto di non aver sfruttato la mia bella laurea dopo i mille sacrifici che ho fatto per conseguirla, ma si dice che nella pentola non si possono mettere i sogni...ci sono tempi troppo lunghi, prima volontariato, poi se si è fortunati si può partecipare a qualche progetto della durata di qualche mese... e poi? Dopo ci troviamo nuovamente a spasso... per il sogno di fare la psicologa...
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Studiolover
Le basi metodologiche le hai acquisite. Non sai condurre un colloquio psicologico? Ne sei certa? Capisci se sai condurre un colloquio psicologico solo quando ti trovi nella situazione, e le prime volte sei in ansia, per forza.
I test? Con le conoscenze che dovresti aver acquisito, non dovrebbe risultarti difficile imparare ad usare, per dire, l'MMPI o il TAT o qualsiasi altro test; chiaro che la preparazione specifica sull'uno o sull'altro sta a te. Però, nel momeno in cui leggerai ad esempio che l'MMPI si basa su confronti statistici tra le risposte di un gruppo di controllo senza diagnosi psichiatriche e gruppi di persone con specifiche diagnosi psichiatriche, capirai cosa significa... cosa preferivi, che ti insegnassero come si mettono le crocette sul foglio dell'MMPI, invece che darti gli strumenti per imparare ad usarlo sul serio?
E la diagnosi? Non credere che una diagnosi sia chissà che. Un tizio va dallo psichiatra, parlano dieci minuti, lo psichiatra prende nota di alcuni sintomi e dopo aver consultato il DSM appioppa la diagnosi. Credo che tu abbia imparato, in questi cinque anni, a fare diagnosi un po' più approfondite di così. Solo che hai il timore di non saper fare niente, come se ci fosse una frattura insanabile tra "studiare" all'università e "fare" nel lavoro.
Quello che devi "fare", semplicemente, è applicare ciò che hai studiato. Anche se venisse qualcuno ad accompagnarti mano nella mano nelle diverse situazioni del mondo del lavoro, prima o poi dovresti camminare con le tue gambe, e non avresti fatto altro che posticipare il momento dell'ansia. Sei una dottoressa, vai.
Posso dirte la mia?
Mi sono laureata una ventina di giorni fa, specialistica del nuovo ordinamento....escludendo il fatto che la mia università (Bari) non è in grado nemmeno di dirmi se mi toccano 1000 ore di tirocinio post laurea o 500, anche io come esterella, ho gli stessi dubbi, pensieri e paure...
Credo che le mie incertezze legate alle nozioni che ho assimilato dal percorso universitario siano date esclusivamente dai tipi di programmi, troppi di filosofia e pedagogia, e quelle inerenti al piano di studio in psicologia, spesso erano legate alle cattedre dei baroni, ma questo è un altro discorso :rolleyes:
Credo anche, che il N.O. avendo come scopo di produrre più laureati, ha messo in secondo piano, la programmazione, dopo il diploma mi iscrissi a psicologia, all'epoca c'era ancora il V.O. e per poter portare a casa un esame si studiava il quadruplo rispetto ad adesso che almeno da noi gli studenti riescono a dare in media 9 esami all'anno....
Sempre da noi, molti esami della triennale e della specialistica, avevano programmi simili, si differenziavano non nei contenuti ma solo dalla scelta di libri differenti.......
Anche io non ho prospettive al momento, mi sembra tutto così lungo e complicato, al momento sto procedendo con la scelta della sede del tirocinio in maniera ponderata, ho scelto un CSM visto che io di Clinica (pur essendo laureata in psicologia clinica) non so nulla di pratico, ma di Winnicott, Freud, Klein posso dirvi tutto..........
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di volontariato non si campa......a meno che non sia utilizzato in modo specifico per acquisire delle competenze(l'affiancamento di cui ho parlato prima), ma questo deve durare il tempo necessario....altrimenti diventerebbe uno sfruttamento.......succede spesso così. Avete per caso visto un laureato in matematica che si presta a fare volontariato.?..io no.....!Bisogna prima di tutto credere nel valore(anche in termini economici)di quello che si offre....altrim. gira la voce e saremo degli eterni volontari. I datori di lavoro si convinceranno che questo sia la "gavetta da fare".....diventerà la loro arma....da utilizzare contro chi ancora continua(giustamente) a seguire i propri sogni!!!!!!
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D'accordo con STUDIOLOVER, nn è un problema di competenze... io sto facendo uno stage volontario da due psicologi in proprio (che ho avuto solo per alcune fortunate coincidenze) -gratis- e ne farò un altro a breve nel tribunale di minori -sempre gratis- esperienze che faccio per farmi cv e per fare esperienza....che è un po' un gatto che si morde la coda ma non solo...
Ogni esperienza che sto volontariamnete facendo, post laurea, già da abilitata, mi dice che è vero, che molti strumenti sono già in nostro possesso, e che affiancandoci in qualche esperienza ad altri colleghi si possono imparare ad usare, piano piano tali strumenti e conoscenze, e così si può imparare la professione...
ma il problema è un altro, a mio avviso, anzi sono 2:
1) di che cosa dovrebbe vivere uno di noi, laureati e abilitati in psi, di che cosa mangiare??
GIUNONE parla di tirocini in ospedali, specializzazioni e analisi personale... gratis il primo a pagamento -e anche caro- le altre due esperienze... condivido la risposta, e spero di fare anche io questo percorso, ma se non lavoro mi mancano i dindi per farlo...
Non per farmi i fatti tuoi , ma come fai a vivere, mangiare, mantenerti GIUNONE, mentre smeni tutti sti soldi e lavori gratis in ospedale?? la mia domanda all'ordine, alla società, e il mio problema fondamentale è un po' questo... e credo anche il vostro, perchè non tutti nascono ricchi e mantenuti fino a 35 anni dalle famiglie di origine o da compagni ricchi che sfornano stipendi da 10.000,00E al mese....
2) queste esperienze, gratuite, dove si fanno? in ospedale, o dai privati, ma devi avere il CULO (PASSATEMI IL TERMINE) che ti ci prendano, anche gratis..... la pratica che fanno i medici, pagati, noi anche gratuitamente, dove la facciamo?? guardate che non è un problema da poco... e anche di questo stava parlando ESTERELLA...
Non è una lamentela, ma ho 27 anni, vorrei vivere da sola e sposarmi, ma NON FARMI MANTENERE!! Vorrei LAVORARE, è una pretesa tanto assurda???? Vorrei potermi pagare la palestra, il bollo della macchina, poter fare la spesa e avere una casa mia, anche magari sfruttando la mai laurea -se non chiedo troppo!- e pagandomi scuole di specializzazione, master e trasferte, sempre con un lavoro, e non con la carità degli altri....
Il mio fidanzato non è ricco, ma lavora già da alcuni anni, e per fortuna possiamo pensare a un futuro insieme grazie al suo lavoro... ma vi pare normale?? io non ho studiato per farmi mantenere.. chi di noi vuole farsi mantenere dalla propria famiglia di origine a 30 e passa ann (ammesso che la famiglia voglia e possa farlo), o da un compagno/compagna (che magari ha un normale stipendio italiano) dopo che ha sudato 70 camice all'università, per non parlare dell'esame di Stato..
Che diciamolo, non è gratis e non è neanche così scontato da superare... io l'ho passato al primo colpo, sede Torino, dopo aver studiato all'uni di Genova.. perchè non l'hanno ancora istituito e sono al 7° anno di laureati in psi (....altra vergogna. ti laurei? e poi smeni soldi per andare ad abilitarti altrove dove non conosci manco la sede della facoltà e dove devi pagare una trasferta... ma lasciamo stare)...
Questa è l'Italia, e tant'è siamo qui.....
Però avvallo e capisco i dubbi di ESTERELLA... anche a me è venuto da piangere spesso, come diceva ZAKKETTO, e ancora mi capita ora che mando cv per fare l'educatrice e nessuno mi risponde!!!!
E perchè qualcuno non pensi che noi psi non vogliamo abbassarci a lavoare e ci piangiamo addosso... vorrei solo dire che ho iniziato a lavorare -stagionalmente- quando avevo 17 anni (SOLO 10 anni fa) e da allora, fra il liceo e l'uni non ho mai smesso, facendo per 3 anni l'uni insieme alla baby sitter di sue bimbe che adoro, spostandomi da genova a casa ogni giorno, per lavorare, frequentare e studiare contemporaneamente.... Ho fatto di tutto, tata, barista, cameriera, insegnante, educatrice, volontariato, ho accettato ogni lavoro tranne la prostituzione i locali notturni... e NON SONO UN'EROINA , ma una NORMALISSIMA studentessa italiana....
Adesso, a 27 anni, dopo una laurea (3+2, quindi due tesi, e così via....), abilitazione, tirocini universitari e stage volontari di ogni tipo che ho potuto e che potrò, col desiderio di fare un master in psi scolastica, una specializzazione di 4 anni (costosissima!!!) e un'altra laurea per avere gli esami necessari per darmi anche eventualmente un domani all'insegnamento alle superiori (altra carriera impossibile in italia!!!) chiedo solo un posto, anche part-time, per guadagnare e fare tutto questo....
Anche da educatrice, a qualsiasi livello, giusto perchè se mi relaziono in uno stage volontario a dei pazienti con cui avere a che fare come psi, poi mi sembra brutto, alle stesse persone, servire il drink al bar la sera o vendere una maglietta in negozio il mattino dopo....
SCUSATE LO SFOGO, ma me lo sentivo proprio.....
si accettano anche commenti e critiche.. e proposte di lavoro ovviamenete!
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Originalmente inviato da
elenaegiorgio
Non per farmi i fatti tuoi , ma come fai a vivere, mangiare, mantenerti GIUNONE, mentre smeni tutti sti soldi e lavori gratis in ospedale?? la mia domanda all'ordine, alla società, e il mio problema fondamentale è un po' questo... e credo anche il vostro, perchè non tutti nascono ricchi e mantenuti fino a 35 anni dalle famiglie di origine o da compagni ricchi che sfornano stipendi da 10.000,00E al mese....
Come già detto, la mia risposta era in linea con la domanda: "L'uni non mi ha insegnato niente, cosa posso fare?".
Ora è emersa una seconda domanda abbondantemente trattata nei 3d del forum: Dove lo trovo il lavoro? Come e cosa mangio?
Secondo me è inutile prendersela col sistema, in tal modo si resta impantanati un una situazione di stallo rabbioso.
Sai come ho fatto io? Ho ingoiato rospi per 3 lunghissimi anni facendo un lavoro non psi che odiavo e che mi mangiava l'anima, oltre che allontanarmi da psi. Ho potuto mettere 3 soldi in croce sul conto. Ho mollato quel lavoraccio, facendo un salto nel buio completo ma almeno verso la mia professione. Cosa fare? Ingegnarsi! Ora ho qualche pz e campo di quello. Il conto è sempre sul filo del baratro. A proposito, nessuno mi aiuta. Non mi posso permettere nè sfizi, nè viaggi nè un vestito nuovo almeno in questi primi tempi in cui il conto è al pronto soccorso col codice rosso.
Per lavorare da psi non devi fare la Scuola di specializzazione, quindi non pensare ai soldi che ci vogliono perchè non ti sono chiesti. L'analisi personale, cavolo secondo me è fondamentale per uno psicologo (ci sono tanti approcci anche brevi!) e la puoi fare anche pian piano con i soldini che guadagni: la fanno anche al consultorio, paghi una sciocchezza e non è da meno di quella privata. Cmq resta il fatto che non sia obbligatoria,pertanto anche qui puoi non sborsare.
E allora che resta? Cominciare.
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Esterella, capisco la tua rabbia e questo tuo stato d'animo l'ho provato anche io appena mi laureaii. però poi iniziai il tirocinio presso l'ospedale e da li la mia mente è cambiata insomma è stato un tirocinio terapeutico in quanto estremamente formativo.
Mi sentivo e mi trattavano da DOTTORESSA, un'esperienza unica che a distanza di 8 mesi rimpiango immensamente.
quindi non pensare che non sai fare nulla, non tutti i tirocinii sono una pagliacciata e vedrai che imparerai molto.
ora io devo sostenere l'eds e poi prorpio per non uscire dal giro e per riprendere qualla meravigliosa esperienza vorrei rimettermi a lavorare come volontaria psicologa presso l'ospedale.E spero che mi prendano!però a questo ci penso dopo aver superato l'eds.
ELENAGIORGIO ho letto tra i tuoi sfoghi che hai lavorato in vari ambiti. e allora mi chiedo, ma ce ne sarà stato qualcuno che ti sarà piaciuto più degli altri o no?e quindi per il momento continuare a fare quello.
GIUNONE sono assolutamente d'accordo con te nell'importanza di una terapia.E spero di poterla fare un giorno!
Comunque io credo che una volata abilitata cercherò ti attivarmi come libera professionista 'inventandomi' qualcosa, cercando di organizzare corsi relativi tematiche psicologiche, diffondere biglietti da visita insomma sensibilizzare le persone comuni a fare qualche riflessione su se stesse!
Queste sono le mie attuali ambizioni...poi si vedrà.
Intanto continuo a lavorare come insegnante, cosa che non mi dispiace assolutamente.
Riferimento: Grosso dubbio...leggete x favore
concordo con te, cara kLAUDIA82, che la strada è quella di fare un altro lavoro per mantenersi, anche se non sempre è facile.. in periodo di crisi economica, come oggi, non è semplice trovare una famiglia che voglia una tata a tempo pieno o cose di questo genere.. ma questa è un'altra storia, perchè se non altro stagionalmente, qui dove vivo io, il lavoro si trova..
il tasto dolente, per cui ho scritto, veendo "in soccorso" a ESTERELLA, che sembrava parlasse un'altra lingua rispetto alla risposta fornitale, è però quello dello spazio per "inventarsi il lavoro" di psicologa, parafrasandoti, e della triste situazione di cui -mi pare zakketto- parlava sopra.. che tu come ex-tiocinante, neo laureata e non ancora abilitata non puoi sicuramente conoscere... in più -e ne sono felice per te- fai l'insegnante nel frattempo, e questo ti colloca in una posizione completamente diversa rispetto a molte altre persone che sono intervenute qui. Vivi di quello, e fai bene, e in un piccolo margine di tempo puoi pensare di dedicarti a inventarti un ruolo da psicologa, sensibilizzando e promuovendo (promuovendoti), ma intanto mangi di un'altra professione con stipendio annesso, e non fai tirocini in ospedale gratis, aspettando che ti chiamino a lavorare, cosa che non sucederà... lì come altrove... investendo denaro che poi non ti rirntra in nessun altro modo... Nn fraintendermi, so che chi insegna non naviga nell'oro, lo so bene, ho in famiglia parecchie insegnanti e conosco vizi e virtù del mestiere -che ho fatto saltuariamente- nonchè la posizione e i modi con cui spesso viene trattata questa classe professionale ch einvece svolge un gran lavoro.... E per questo ti dico che apprezzo tutto ciò che hai detto, e ti invidio quasi un po' per il tuo posto da insegnante, lavoro che sto cercando di fare anche io, con difficoltà vista la situzione in cui versa la scuola italiana rispetto a fondi e assunzioni.... diciamo che hai ragione, ma che se ognuno di noi che scrive, avesse anche solo un part-time da insegnante come entrata fissa su cui contare e come "primo lavoro" da cui ricevere minime soddisfazioni, questa discussione non si sarebbe aperta, credimi....
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capisco elena cosa intendi però vedevo elencati una serie di lavori da te svolti e quindi mi chiedevo se non è il caso che ti butti su uno di essi per il momento. anche io ho provato vasri lavori ma tra tutti quello che mi piace maggiormente è quell di insegnante!
la situazione scolastica è in subbuglio è vero però questonon coincide col non lavorare!e più lavori più sali in graduatoria e più hai possibilità di beccarti una annualità.
è un bel lavoro soprattutto per orario e stipendio che da me è piuttosto alto e ci si campa però bisognerrebbe come ti dicevo prendere l'annualità per essere tranquilli e permettersi di pagare la specializzazione. ora sto girando di scuola in scuola sperando, quando mi deciderò a seguire la specialistica, di avere un lavoro ' stabile'per almeno un anno. insomma ci si arrangia come si può!