-
Elementi oggettivi psicoterapeuta
Salve a tutti!
Questo post è dedicato a tutti coloro che vorrebbero intraprendere una psicoterapia o che già fanno sedute di psicoterapia.
E' rivolto anche al cittadino per salvaguardare la sua dignità ma anche agli psicoterapeuti per tutelare la professione.
Da premettere che ci sono bravissimi psicoterapeuti come dei pessimi!
Quali sono gli elementi oggettivi da valutare per vagliare la "buona fede" dello psicoterapeuta?Cioè come si fa a capire in poco tempo che non ti sta prendendo in giro dilatando la terapia in anni ed anni senza concludere nulla?
Adesso mi parlerete sicuramente che dipende dalla fiducia, cosa importantissima per carità, ma che a volte può far chiudere gli occhi....
Anche se le due cose sono imparagonabili mi viene in mente il seguente esempio: vado dal panettiere...mi accorgo che il pane è bruciato...e non solo il mio.....e scelgo di cambiare decidendo di non buttare i soldi per un servizio di pessima qualità.....grazie a coloro che risponderanno!
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Il criterio "oggettivo", se così lo possiamo chiamare (chè di oggettivo non esiste nulla, a meno di non illudersi che qualcosa lo sia...) è molto immediato: l'incontro tra terapeuta e paziente esita da subito in processo di cura, in lavoro psicoterapico. Non è detto che ci si accorga razionalmente di ciò (anzi, direi che è molto raro...) ma si ha la sensazione che qualcosa si metta in moto.
Che poi il processo duri anni ed anni o 10 sedute, è un altro discorso.
Saluti
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Si ma questa sensazione come dici tu può essere indotta "in mala fede"...cioè la persona potrebbe avere la sensazione di essere capita, come spesso capita, ma in effetti ingannata.....
Quindi vorrei sapere se esistono dei parametri che possano far capire se ci si stia fidando di professionisti seri.....
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Non ho detto che il processo può essere indotto in mala fede, infatti credo che sia alquanto difficile: essa implica il non-lavoro, che è l'esatto contrario della sensazione che si metta in moto qualcosa. Credo che il prevalere di vissuti come la fatica unita alla soddisfazione siano indicatori che "qualcosa sta accadendo". Se è presente solo l'una o l'altra, al di là della mala fede intenzionale, il processo terapeutico non si è innescato.
Se comunque proprio vogliamo parlare di "criteri di garanzia", esistono le società ed associazioni legate agli orientamenti teorici, rispetto alle quali si può verificare la tradizione scientifica ed i criteri di selezione dei membri. Orientarsi verso terapeuti appartenenti a gruppi di comprovata serietà può essere un criterio per evitare di iniziare un percorso con professionisti che possono non rivelarsi tali.
Saluti
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Scusa se ti contraddico...ma il fatto di appartenere ad una scuola piuttosto che un'altra non è garanzia....è come scegliere un'università in base al nome che si è fatta al cui interno puoi trovare anche docenti ignoranti....
Servirebbero metodi per verificare direttamente ciò così da poter valutare se continuare la terapia o meno...possibilmente non dopo 10 anni....!La volontà di fare terapia potrebbe suscitare nel paziente....quell'effetto simile a.....vado dal dottore perchè ho una malattia, non mi ha fatto niente(ancora)...ma già sto meglio......!
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Dei criteri assolutamente oggettivi non esistono, nè per la scelta del terapeuta nè per altre cose. Chi può garantire al 100% che il dato architetto o medico, o ingegnere, o avvocato etc non commeterà un errore o che qualche cliente/paziente non sia pienamente soddisfatto? Però, come Mario Botta o Isozaki, Calatrava o Frank Gehry danno sufficienti garanzie nell'ideare e progettare opere complesse e di rilievo, rivolgersi a terapeuti che appartengono a società dove ci sono determinati criteri di selezione rende altamente probabile che non ci si trovi di fronte un dilettante allo sbaraglio o, peggio ancora, un impostore. Quindi i metodi di verifica dell'adeguatezza del terapeuta sono ben presenti all'interno delle suddette società.
Detto questo ribadisco è i pazienti "sanno" benissimo (a livello inconscio) se quel terapeuta può dare qualcosa o meno. E non ci impiegano 10 anni.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Ma che mi dici sulla dipendenza dal terapeuta?Esiste.Io non sono dipendente dal mio avvocato...nel senso che se non mi "sa difendere" come io speravo cambio avvocato....
nel caso di uno psicoterapeuta come si fa ad evitare questa sorta di dipendenza (legittima) che si può instaurare?
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Ma che mi dici sulla dipendenza dal terapeuta?Esiste.Io non sono dipendente dal mio avvocato...nel senso che se non mi "sa difendere" come io speravo cambio avvocato....
nel caso di uno psicoterapeuta come si fa ad evitare questa sorta di dipendenza (legittima) che si può instaurare?
Non é che tu confondi la dipendenza con il transfert, facendone un concetto unificato?
Perché per far funzionare il processo terapeutico é necesario il transfert ed il transfert in un rapporto terapeutico, é inevitabile. E' solo diverso il modo in cui viene concettualizzato e, soprattutto, utilizzato, interpretato o meno.
Il transfert é anzi presente in tutte le relaioni, ma vissuto in modo diverso.
La dipendenza effettiva, potrebbe forse instaurarsi se il terapeuta non ha dimestichezza con il transfert ed i propri processi di controtransfert, in quanto il transfert in sé si risolve attraverso la sua elaborazione o monitoraggio attento.
Inoltre il transfert può anche essere negativo incerte fasi e ciò può portare a far considerare talvolta come dipendenza anche aspetti connessi in realtà, al transfert positivo, a seconda del modo in cui é vissuto.
Per non fare creare nessun tipo di dipendenza, esistono due modi: non andare a fare una psicoterapia; non affrontare percorsi che richiedono un cambiamento ed acquisizione di flessibilità strutturale ma semplicemente (e per molti, é già tantissimo), una risoluzione sintomatica specifica e circoscritta, un percorso più "pragmatico", incui però, si può avvertire la sensazione di rimanere "fermi", dopo un pò. Se l'esigenza in realtà era più elevata dell'apparenza fenomenica.
Ciao
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Le persone con forti tratti di dipendenza, purtroppo, sono dipendenti da chiunque, anche dall'avvocato, il quale può fare delle gran boiate ma dal quale è difficile liberarsi. Un buon terapeuta dovrebbe lavorare sugli aspetti di dipendenza, ristrutturandoli, contestualizzandoli o interpretandoli. Per questo credo che un lavoro terapeutico efficace non dia mai l'impressione di "rendere tutto comodo ed accomodante", e questo mi pare un parametro abbastanza importante per valutare fin da subito le possibilità di lavoro con un terapeuta.
Altro discorso è invece ciò che chiamerei "creare un legame" con il terapeuta e la terapia perchè si è costituito un gruppo di lavoro funzionale. In tal caso è più che logico che si crei un investimento sul proprio percorso che si scioglierà quando esso giungerà al termine.
Infine una riflessione: il paziente non è un burattino nelle mani di terapeuti onnipotenti e terrifici (a meno di casi particolari, si presume rari, dove si ha a che fare con criminali e non con terapeuti). Se il processo di cura non si innesca, vuoi con motivazioni esplicite, vuoi implicite, il trattamento viene interrotto.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Le persone con forti tratti di dipendenza, purtroppo, sono dipendenti da chiunque, anche dall'avvocato, il quale può fare delle gran boiate ma dal quale è difficile liberarsi. Un buon terapeuta dovrebbe lavorare sugli aspetti di dipendenza, ristrutturandoli, contestualizzandoli o interpretandoli. Per questo credo che un lavoro terapeutico efficace non dia mai l'impressione di "rendere tutto comodo ed accomodante", e questo mi pare un parametro abbastanza importante per valutare fin da subito le possibilità di lavoro con un terapeuta.
Altro discorso è invece ciò che chiamerei "creare un legame" con il terapeuta e la terapia perchè si è costituito un gruppo di lavoro funzionale. In tal caso è più che logico che si crei un investimento sul proprio percorso che si scioglierà quando esso giungerà al termine.
Infine una riflessione: il paziente non è un burattino nelle mani di terapeuti onnipotenti e terrifici (a meno di casi particolari, si presume rari, dove si ha a che fare con criminali e non con terapeuti). Se il processo di cura non si innesca, vuoi con motivazioni esplicite, vuoi implicite, il trattamento viene interrotto.
:approved:
Secondo te, gieko, perché alcune persone hanno questo timore di dipendenza come se il terapeuta potesse "prenderle nelle loro mani" e fosse appunto onniscente ed attrattivo in modo diverso da altre figure da cui dipenderebbero ugualmente per i propri tratti e processi (struttura) di personalità e ciò ne facesse "a priori" una figura da cui fuggire per evitare quello che invece con un buon terapeuta potrebbe aiutarli a trasformare la tendenza alla dipendenza in generale in un "legame" sano in cui investire per poter poi vivere all'esterno, in altri contesti, oltre che con sè stessi, queste trasformazioni positive?
L' incapacità - in generale - a sentire la possibilità della dipendenza può "dipendere" da altri fattori interni, come una tendenza all'adesività o ad altro più grave, per es., secondo te?
Naturalmente anch'io tendo ad escludere dal discorso dei veri criminali che si sperano e si presumono rari nel settore.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Ci possono essere diversi motivi a mio parere. Escludendo percorsi basati sulla mala fede, il rifiuto aprioristico della dipendenza può rappresentare una forma di resistenza tipica di alcune strutture, quali ad esempio quelle narcisistiche.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
A mio parere non si tratta di paura della dipendenza ma di voler capire con chi si ha a che fare.....cioè andare in psicoterapia...e non poter capire neanche lontanamente se sta funzionando o meno.....crea nella gente quella sorta di resistenza poichè si vorrebbero avere delle "certezze"......(se fa così è giusto...posso continuare...altrim. no)...
L'assenza di questi elementi porta molti dubbi.....è ovvio che se qualcuno decide di andare da uno psicoterapeuta non ci va per perdere tempo..ma perchè ne ha realmente bisogno...solo che vorrebbe star "tranquillo" sul fatto che non stia buttando i soldi per nulla.......cioè alcuni problemi possono essere anche "irrisolvibili" per mancanza di volontà da parte del paziente o altro ma dovremmo essere sicuri sulla correttezza della presa in carico....!
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
la risposta =o ti fidi o ti fidi......non porta da nessuna parte..........
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
La risposta che ti sei data da sola attribuendola in linea propositiva ad altri, é molto significativa.
Eppure gieko ti ha già spiegato che la fiducia é qualcosa che si sente, é soprattutto a pelle e viscerale; la fiducia se non é istantanea, in alcune strutture di personalità, può essere avvertita però subito dopo se il processo terapeutico si avvia, mettendo in moto qualcosa di significativamernte utile per la persona che é perfettamente in grado di sentirlo, anche in casi molto gravi. Così come può avvertire e il processo non funziona ed un senso di stanchezza disfunzionale; gli individui non sono emotivamente stupidi; talvolta lì dove non arriva l'intelletto - non in senso di intelligenza ma di funzionalità - arriva molto meglio il sistema emotivo.
Poi, può darsi il caso di una persona che teme la dipendenza e che vorrebbe scoprire prima - che tristezza, senza un pò di mistero in un nuovo rapporto, anche e soprattutto terapeutico, dove avere pontenzialità evolutive connesse al senso di scoperta e comprensione é molto importante - per non cadere in qualche "trappola", perché ha forti tendenze e necessità di controllo, oppure non ha alcuna fiducia in sè stessa e capacità di ascoltare le proprie emozioni edi leggerle e- comunicarle.
Se io ti dicessi di andare da un certo Prof. Rossi o Bianchi, miglio analista o cognitivista esistente nel Mar Meditarraneo e tu non ti trovassi bene?
Che succederebbe secondo te? Vorrebbe dire che quella persona non merita fiducia alcuna? Che io ed alcuni miei colleghi gliene abbiamo data troppa? (Parlo sempre in rifemento a persone di comprovata onestà...) o, semplicemente che la fiducia é un'esperienza che va vissuta e provata, talvolta anche a fasi alterne e non si può prescrivere secondo regole rigide?
Certo, poi esiste il contratto terapeutico con regole chiare e ad alcuni ciò rassicura particolarmente - parlo del contratto scritto - mentre ad altrti, mette ansia e li fa sentire potenzialmente in trappola; ma un contratto scritto, é il fondamento di una fiducia emotivamente esperita?
Se una persona non sente la fiducia, non avverte una certa sintonia, semplicemente, può liberamente scegliere di interrompere la terapia.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
vorrei ricordare che, al di là delle varie speculazioni teoriche sulla dipendenza e sulla fiducia, di fatto lo psicologo (e lo psicoterapeuta) ha un codice deontologico, ed è tenuto per legge a favorire il benessere del paziente e non a spillargli soldi inutilmente. Cosa che invece altre professioni di aiuto più o meno legittime non hanno, e questo di per sé mi sembra già una forte garanzia sull'onestà del terapeuta
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
vorrei ricordare che, al di là delle varie speculazioni teoriche sulla dipendenza e sulla fiducia, di fatto lo psicologo (e lo psicoterapeuta) ha un codice deontologico, ed è tenuto per legge a favorire il benessere del paziente e non a spillargli soldi inutilmente. Cosa che invece altre professioni di aiuto più o meno legittime non hanno, e questo di per sé mi sembra già una forte garanzia sull'onestà del terapeuta
Essendo gli psicologi iscritti ad un albo, che prevede un codice deontologico, non presente altrove in professioni contigue ma fortemente diverse, dovrebbe essere scontato che come il codice stesso prevede e così il buon senso, del saoer essere e saper fare, la terapia venga interrotta anche dallo psicologo stesso o psicoterapeuta se comprende che questa é inefficace o non é plausible attendersi miglioramenti ulteriori o se sopraggiungono situazioni nuove che ostacolano il buon proseguimento ed esito del processo terapeutico. Non solo, psicologo e psicoterapeuta, hanno anche il dovere di indicare se richiesto, quale potrebbe essere secondo loro, in totale onestà, una via migliore da seguire per quel determinato paziente, garantendogli però assistenza, se necesaria e non in contrasto con il benesere stesso del paziente, fino a che questi non trovi una soluzione alternativa potenzialmente positiva e migliorativa.
Forse chi proviene da altre professioni, non é sempre al corrente dell'esistenza del codice da te citato e di queste regole base del comportamento corretto, finalizzato al benessere, seppure attraverso percorsi di sofferenza, talvolta, a seconda della situazione individuale, al benessere e miglioramento del paziente e sviluppo e consapevolizzazione delle sue risorse.
Ciao
:ciao:
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Si d'accordo....ma avere un albo non è di per sè garanzia di onestà.....
Poi secondo me.....la fiducia lascia il tempo che trova...nel senso...che è importante così come lo è in tutti i campi......ma chi ti dice che è riposta nella persona giusta.......?non ci sono per così dire dei criteri...per scoprirlo......
ps: Buona pasqua a tutti
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Si d'accordo....ma avere un albo non è di per sè garanzia di onestà.....
Poi secondo me.....la fiducia lascia il tempo che trova...nel senso...che è importante così come lo è in tutti i campi......ma chi ti dice che è riposta nella persona giusta.......?non ci sono per così dire dei criteri...per scoprirlo......
ps: Buona pasqua a tutti
E' proprio supponendo che per te, come in effetti può accadere in certi casi di persone che non ne comprendono il valore etico o lo svalutano anche inconsapevolmente, che l'Albo non significasse nulla, che ti sono stati descritti determinati atteggiamenti consoni e, soprattutto il fatto che la fiducia, non esistendo un criterio universale per poter sapere in anticipo se é ben riposta, per quel che sembra essere una tua personale necessità, va "sentita", come inevitabimente succede, - tranne casi che per per problematiche preesistenti, manchino a monte del senso della fiducia - partendo dal presupposto che ti stia rivolgendo ad un professionista serio ed iscritto ad un Albo, poiché in quest'ultimo caso, potrai risalire a capire se le informazioni base che ti ha fornito siano veritiere.
Al fatto che la fiducia va "sentita", e ciò accade inevitabilmente sia in positivo che in negativo e di certo non dopo dieci anni, (si parla qui in caso di processi del tutto diversi) corrisponde dall'altra parte, quella del paziente o cliente, una persona che sia capace di ascoltarsi, di comprendere ciò che ascolta al proprio interno, e di condividere, con l'altro eventualmente tale ascolto interno. Oppure di farne un prezioso tesoro che gli faccia capire se é il caso di andare avanti perché c'é sintonia o di cambiare strada, non sentendo tale sintonia e concordanza (che non significa mancanza di momenti di disaccordo o di non - sintonia all'interno do un processo avviato, necessari all'evoluzione umana).
Non credo esistano criteri ufficialmente validi per la "fiducia"; a meno di sfociare in una specie di presunzione d'onnipontenza da parte di chi dovrebbe svelare tali criteri, e di esigenze di controllo totale e neccessità d'altro tipo che disvelano profonde insicurezze e visioni dell'altro con connotazioni così potenzialmente negative e coercitivamente resistenti da far pensare alla presenza di qualche nucleo o parte di personalità (nell'altro che richiede) particolarmente rigida ed inflesissibile - preferisco non sbilanciarmi in termini più dettagliati e più chiari, non essendo neppure una sede opportuna,e seppure preferisco parlare in generale - oppure ad una esigenza di sfida simil-intellettuale per mostrare la propria "forza" e capacità di condurlo sul proprio versante, forse già "dato per vincente in sè", con un determinato gioco che non porterebbe in realtà da nessuna parte, se non all'interno di un discorso ossessivo e circolare, che finisce per ripiegarsi su se stesso. Come riflesso di chi tale gioco vorrebbe fare, in termini non costruttivi di un dialogo possibile.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Si d'accordo....ma avere un albo non è di per sè garanzia di onestà.....
Poi secondo me.....la fiducia lascia il tempo che trova...nel senso...che è importante così come lo è in tutti i campi......ma chi ti dice che è riposta nella persona giusta.......?non ci sono per così dire dei criteri...per scoprirlo......
ps: Buona pasqua a tutti
allora è un problema più tuo che della psicoterapia, nel senso che ragionando così non ci si deve fidare neanche dle fruttivendolo sotto casa.
Secondo me il fatto che una professionista (di qualsiasi settore) sia iscritto a un albo è indice di garanzia, perché significa che se non segue il codice deontologico lo puoi denunciare. E tra il regolamento è contemplato anche l'utilizzo delle proprie conoscenze per accrescere il benessere dei pazienti, e non per fregarli.
Se uno psicologo va in giro a dire i fatti dei pazienti, può essere denunciato, ad esempio. Perché quello che fa è regolamentato da un codice deontologico, e se non lo segue è passibile di denuncia. Questo di per sé, credo, è una garanzia.
Un counsellor filosofico, invece (sempre per fare un esempio) non ha nessun codice da seguire, e teoricamente se spilla i soldi ai pazienti, o se va in piazza a raccontare i problemi dei suoi clienti, non lo puoi né denunciare né lamentarti.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
è vero...il codice deontologico permette di denunciare chi non rispetta il cliente....ossia rivela i fatti a tutti....ma non dice nulla per poter capire se lo psicoterapeuta sta operando bene......
Egli può anche dire al cliente che le cose che fa in terapia fanno parte appunto della terapia......il cliente purtroppo non sa come comportarsi....un es:io vado dal fruttivendolo(per tornare all'es. citato) se mi accorgo che vende frutta scaente...non ci ritorno di certo.....
Cosa dice l'ordine riguardo questa cosa...ossia tutela del cliente?????non posso scegliere il mio terapeuta solo in base ala fiducia....è troppo poco....
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Magari prova a tirare i dadi o a fare pari e dispari, forse così vai più sul sicuro.
Non esistono criteri "diagnostici "del terapeuta perfetto per te e per me e per Johnny o gieko (cito noi perché siamo gli unici che ti stiamo rispondendo finora).
Magari fai uno sforzo di immaginazione e chiediti innanzitutto "quel che vorresti TU" da uno psicoterapeuta, perché, come e quali significati hanno per te le risposte che ti dai.
Ho l'impressione che tu stia cadendo in una specie di ripetizione "a catena" della stessa identica domanda nei diversi post.
La tutela del Cliente, all'interno del C.D. é garantita dall'esistenza di una Carta Etica cui lo psicologo e lo psicoterapeuta si attiene, oltre ad una Carta dei Diritti del Paziente.
Ma non so dove andranno a cadere queste garanzie per te.
Johnny ti ha fatto un esempio, io te ne faccio un altro.
Prova a pensare un attimo a quali garanzie offrono tutti e tutte quegli e quelle Assistenti sociali che hanno distrutto famiglie intere portando via di forza da esse i loro figli accusando dei padri o nonni colpevoli di niente e additati come mostri; o all'opposto, lasciando dei bambini in mano a padri o madri violente perché non c'erano segni per loro evidenti.
Ora rovesciamo la tua domanda; quali garanzie offrono gli Assistenti sociali di saper realmente svolgere il loro lavoro, se fanno errori di enorme incidenza sulla vita di centinaia di persone - escludendo tutti quelli il cui impegno é diversamente caratterizzato - e non si degnano neppure di chiedere un misero "scusa" a tali famiglie, ai figli strappati dal loro nucleo oppure lasciati in mano a genitori dai quali sarebbe stato bene si adoprassero per separarli? Eppure, mentre queste famiglie soffrono indicibilmente, quegli/lle stessi/e as. soc, possono continuare anche per dieci o quindici anni - finché i ragazzi non sono in grado di darsi un senso di ciò che a causa di degli errori di queste persone, é loro accaduto ed autotelarsi - a svolgere indisturbati il loro lavoro, passando per e, spesso, sentendosi, come, ottimi professionisti del loro settore.
Questo per gli psicologi, tranne rarissimi casi di criminalità, (circoscrivibile, proprio perché ci sono delle garanzie a monte, cui si aggiungono i comportamenti "etici" delle loro scuole di riferimento) non accade, perché essi sono soggetti immediatamente a richiamo, sanzione, ammonimento, sospensione dall'albo, interdizione dall'attività lavorativa ed altro.
E' sufficiente a farti riflettere sui tuoi apparentemente irrisolvibili dubbi? Ed anche sulla ricorsività della tua domanda?
Comunque, dato che le rispòoste per te non sono mai sufficienti o ti sembrano sempre "troppo poco", perché non le rivolgi al Forum Salute e Benessere Psicologico, magari in Altre Tematiche, dove ci sono professionisti anche esperti sul campo da molti anni e che potranno quasi sicuramente darti risposte più "soddisfacenti?"
Puoi rivolgerti al dott. L. D'Elia, al Dott. Montefinese, al dott. visi_one, Albamari, Federicale (altri di cui non ricordo il nome); forse loro possono venirti maggiormente incontro, rispetto alle tue richieste.
Ciao.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
è vero...il codice deontologico permette di denunciare chi non rispetta il cliente....ossia rivela i fatti a tutti....ma non dice nulla per poter capire se lo psicoterapeuta sta operando bene......
Egli può anche dire al cliente che le cose che fa in terapia fanno parte appunto della terapia......il cliente purtroppo non sa come comportarsi....un es:io vado dal fruttivendolo(per tornare all'es. citato) se mi accorgo che vende frutta scaente...non ci ritorno di certo.....
Cosa dice l'ordine riguardo questa cosa...ossia tutela del cliente?????non posso scegliere il mio terapeuta solo in base ala fiducia....è troppo poco....
Se hai qualche metodo efficace per discriminare chi opera seriamente, proponilo.
Per il resto ti si è già detto che dei criteri esistono, ma che la certezza non è di questo mondo, nè nella scelta del fruttivendolo nè in quella dello psicoterapeuta. Come giustamente hai scritto: se il prodotto non è buono si cambia negozio...
Comunque vediamo di non cominciare il balletto di un precedente thread...
Saluti
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
di solito non si risponde ad una domanda rivolgendone una simile al contrario!!!!
Detto questo c'è da dire che anche noi ass. soc. (contrariamente a quello che si pensa) abbiamo un albo che tutela noi e i clienti ed è un codice deontologico serio.
Certo i criminali si ritrovano un pò dappertutto.....la separazione del bambino dalla sua famiglia dovrebbe essere L'ULTIMA SPIAGGIA......il bambino deve crescere nella sua famiglia...e SOLO IN CASI PARTCOLARI può essere tolto....senza pensare al fatto che c'è un giudice che decide sul da farsi.....
Riguardo il mio lavoro.....ci sono degli elementi "oggettivi" che vanno valutati...visti e descritti....in base ai quali si scrive una relazione.....
Voi quali elementi avete a disposizione...cioè non sto parlando di psicologi ma di psicoterapeuti che basano la "cura" sui problemi esposti dal cliente e sui quali il cliente non ha criteri per valutare se sta andando dalla persona giusta.....
Se credete che questi discorsi siano ripetitivi....vi prego di non rispondere.....risp. solo nel caso abbiate qualcosa da dire....e non semplicemente "non cominciare il balletto..bla bla bla..."grazie
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
di solito non si risponde ad una domanda rivolgendone una simile al contrario!!!!
a qeusto punto, allora, non si risponde neanche con un imperativo dicendo come si deve rispondere :mumble: se una domanda serve per argomentare, non vedo dove sta il problema. La domanda che ti è stata fatta, era costruttiva e pertinente all'argomento
Citazione:
Detto questo c'è da dire che anche noi ass. soc. (contrariamente a quello che si pensa) abbiamo un albo che tutela noi e i clienti ed è un codice deontologico serio.
e cosa ti fa pensare che questo non valga anche per altre professioni, tipo lo psicologo / psicotarapeuta in cui il percorso di studi & pratica è ancor più lungo e faticoso?
Citazione:
Certo i criminali si ritrovano un pò dappertutto.....la separazione del bambino dalla sua famiglia dovrebbe essere L'ULTIMA SPIAGGIA......il bambino deve crescere nella sua famiglia...e SOLO IN CASI PARTCOLARI può essere tolto....senza pensare al fatto che c'è un giudice che decide sul da farsi.....
Riguardo il mio lavoro.....ci sono degli elementi "oggettivi" che vanno valutati...visti e descritti....in base ai quali si scrive una relazione.....
....
che la parola di un giudice possa togliere un bambino alla propria famiglia di origine mi fa abbastanza paura. Per fortuna queste decisioni sono sempre prese consultandosi con esperti psicologi/psichiatri che valutano la situazione e aiutano il giudice a prendere la decisione migliore.
E comunque...dimmi, quali sono gli elementi "oggettivi" della tua futura professione di cui parli in base alla quale si scrive la relazione? Secondo me sono comunqe soggettivi o validati socialmente, ma non "oggettivi". Secondo te un bambino che viene tolto alla famiglia da un assistente sociale ha elementi oggettivi per valutare se la decisione era quella giusta?
Citazione:
Voi quali elementi avete a disposizione...cioè non sto parlando di psicologi ma di psicoterapeuti che basano la "cura" sui problemi esposti dal cliente e sui quali il cliente non ha criteri per valutare se sta andando dalla persona giusta.
la ricerca scientifica e statistica, che seve appunto per valutare quale terapia è migliore e per quale disturbo. In base ai dati si sa se una terapia funziona meglio di un'altra.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Anzitutto si potrebbe cercare di formulare le domande in maniera più precisa. Stai chiedendo se esistono dei criteri oggettivi per valutare le capacità di uno psicoterapeuta oppure, come sembrerebbe dall'ultimo post, se esistono basi oggettive per stabilire il disagio psichico ed intervenire? Sono questioni differenti...
Nel primo caso ti è già stato risposto ampiamente, nel secondo poni la domanda in questi termini adesso.
Come puoi immaginare i colloqui di valutazione (esattamente come in altre professioni che hanno a che fare con l'aiuto alla persona, quali l'assistente sociale) servono proprio ad accertare la presenza di problematiche sintomatologiche e strutturali in base ad un'eventuale presa in carico. In tal caso ci sono diverse metodologie di intervento (esattamente come in interventi di altro tipo) che possono contare su teorie e prassi adottate dalle comunità scientifiche.
Sull'oggettività dei criteri poi, mi permetto di porre qualche dubbio: sei così sicura che esistano criteri totalmente oggettivi anche nella professione di assistente sociale? O c'è sempre una dose di soggettività legata al ruolo dell'operatore che influenza le decisioni?
Saluti
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Chi vi dice che il vostro percorso è più difficoltoso?noto una leggera presunzione in questo...
Gli elementi oggettivi sono stati messi tra virgolette, cmq sono tutti quegli elementi tipo: casa, attenzioni verso il bambino. abusi(grazie alla collaborazione di medici)...e tanti altri....
Inoltre qualsiasi intervento(che sia un progetto o di aiuto) ha a monte una ricerca "sul campo" per valutare tutte le dinamiche in atto e per "fotografare" le reali condizioni di vita.....e non mi sembra poco......
Il giudice decide in base ad esperti che vanno sul "luogo del delitto" e che testimoniano gli elementi oggetto di valutazione!
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
per ritornare alla domanda da me posta chiedevo semplicemente ciò che si chiedono le persone comuni....cioè se ci sono dei criteri per valutare la buona fede dello psicoterapeuta visto che da quello che si comprende qui.....bisogna fidarsi per forza.....sarei ben lieta di sbagliarmi!
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Ti sono stati elencati.
Non vedo grandi differenze con il grado di incertezza che caratterizza l'affidarsi a qualsiasi professionista, assistenti sociali compresi. Le teorie serie sono pubblicate, valutate, discusse dalla comunità scientifica, i metodi verificati, la persona dello psicoterapeuta soggetta a controlli (in alcuni casi particolarmente rigorosi).
Scegliere un buon terapeuta è possibile.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
quello che però fa la differenza....penso....è che per scoprire se il professionista a cui ci rivolgiamo è un bravo psicoterapeuta devono passare anni ed anni.....(anche 10)......mentre in altre professioni....non accade questo....(penso l'es. che avete fatto su pessimi assistenti sociali....che tolgono bambini senza adeguate valutazioni.....)ma sbagli di questo tipo subito vengono riportati sul giornale.......mentre dimentichiamo tutti i casi sommersi di gente che si affida a psicoterapeuti sbagliati?????????
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Scusa ma chi ha mai detto che ci vogliono anni ed anni per accorgersi se uno psicoterapeuta sa fare il suo lavoro? Molto spesso basta il primo colloquio (se non i primi minuti) per sapere - e ribadisco che non è solo un sapere razionale, ma anche o soprattutto emotivo - se con quella persona si potrà aprire uno spazio di lavoro, il quale ha una durata variabile.
Bisogna distinguere tra un professionista che non è in grado di lavorare, ed un intervento difficoltoso e limitato da condizioni iniziali estremamente gravi, ad esempio. Perchè chi non sa lavorare o truffa, sia assistente sociale, avvocato o psicoterapeuta, finisce sul giornale o in tribunale. Mentre chi lavora in contesti particolarmente difficili o con richieste "impossibili" fa ciò che di meglio si può fare, seppure i limiti impongano di fermarsi.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
allora riformulo ciò che vorrei sapere...
io vado dal mio psicoterapeuta e dopo pochi min. mi accorgo che siamo in sintonia perfetta.....lui/lei è gentile...premuroso...presta attenzioni verso quello che dico...(non assecondandomi è chiaro) sento che mi comprende.....etc. etc.
Come faccio a sapere che non mi stia "fregando" con sedute che si ripetono per anni ed anni....ed io che ho qualche dubbio...ma dico sarà la terapia...evidentemente deve durare così....e continuo ad andarci finchè muoio?????
Diverso è il caso di un bambino dichiarato abusato da psicologi tramite dei disegni che non sono stati interpretati adeguatamente...lì scatterà la denuncia ovviamente e il colpevole paga.....ma l'esempio che ho riportato sopra è ben diverso......
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Ma se senti che una cosa non ti è utile continui ad utilizzarla perchè "evidentemente deve essere così"? Non mi risulta che i pazienti perseverino anni ed anni - o addirittura fino alla morte (?!) - in qualcosa che non gli dà alcun risultato.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Gli elementi oggettivi sono stati messi tra virgolette, cmq sono tutti quegli elementi tipo: casa, attenzioni verso il bambino. abusi(grazie alla collaborazione di medici)...e tanti altri....
Inoltre qualsiasi intervento(che sia un progetto o di aiuto) ha a monte una ricerca "sul campo" per valutare tutte le dinamiche in atto e per "fotografare" le reali condizioni di vita.....e non mi sembra poco......
si ma per fare una "fotografia" (per restare nella metafora) devi scegliere il tiupo di abiettivo, il filtro, la prospettiva da adottare, la larghezza del diaframma e il tempo di esposizione. Così funziona anche nel sociale: quando "fotografi" una situazione adotti sempre un punto di vista, anche se è implicito. La visione della realtà è prospettica, in quanto noi vediamo una parte della realtà così come viene filtrata dagli strumenti che utilizziamo. Uno psicoterapeuta, per esempio, è ben conscio di utilizzare un determinato modello teorico quando osserva il paziente e di agire con il paziente seguendo la tecnica conseguente e coerente a quel modello teorico. I modelli teorici sono complementari tra loro, nel senso che colgono diverse sfaccettature della realtà. L'importante è essere coerenti nell'usarne uno.
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
per ritornare alla domanda da me posta chiedevo semplicemente ciò che si chiedono le persone comuni....cioè se ci sono dei criteri per valutare la buona fede dello psicoterapeuta visto che da quello che si comprende qui.....bisogna fidarsi per forza.....sarei ben lieta di sbagliarmi!
il punto è che non è obbligatorio andare per forza in terapia. E' una scelta. Se uno si trova male, o ritiene che la terapia non stia funzionanado, è libero di andarsene e cambiare terapeuta. Se con il secondo terapeuta si trova meglio e sta meglio, bene. Altrimenti se cambia 100 terapeuti e non ha nessun beneficio, allora è bene che si chieda perché e qual è il suo ruolo nel fallimento di tutte le terapie intraprese.
Comunque il cosiddetto criterio "oggettivo", secondo me, è la risoluzione del problema che l'ha portato in terapia. Se uno va in terapia perché ha gli attacchi di panico, ad esempio, il criterio da seguire è "sono guarito dagli attacchi di panico?". Se una va perché ha una fobia particolare, dice "ho ancora paura di quella cosa là? e così via. Mi sembra semplice. Non servono 10 anni, a volte basta qualche mese (mi riferisco alle terapie brevi).
PS: certo che se la mancanza di fiducia e la sensazione che il terapeuta ti stia fregando è un sintomo di un disturbo paranoide allora è un altro discorso, in questo caso infatti quando il paziente riesce a fidarsi vuol dire che è guarito e la terapia è finita. E se ancor prima di iniziare una terapia pensi che il terapeuta ti possa fregare, allora la possibilità che sia un pensiero paranoico mi sembra molto oggettiva. Ciao
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Qui c'é in gioco il numero 10, collegato ad anni; cos'é una condanna cui la persona viene sottoposta da un persecutore? La persona che deve far passare dieci anni prima di comprendere se quello cui si era rivolta era il professionista "adatto" per lei, ha delle colpe vere o presunte da scontare? E' forse presumibilmente instupidita e con un ottundimento grave delle proprie emozioni legate a dei sensi di colpa personali per qualcosa fatto, nella realtà o a livello fantasmatico, che crede, temendola, di meritare "simile punizione?" in forma di psicoterapia tanto temibile e "terrifica", al limite del paranoide inconsapevole?
Oppure, c'é notevole arroganza implicita ma al contempo chiaramente espressa? Oltre al gioco tortuoso che può far perdere chi lo fa, credendo di condurlo, in un labirinto, passando sempre per le stesse vie.
Perché non mettiamo in tavola la gerarchia sottostante al "non dialogo"? Medici- Psichiatri, Assistenti Sociali........................................... ......Fai tu il resto, poi in caso, ne discutiamo, se noi non decidiamo di fermarci, per non fare il bis di altri thread, come ha già giustamente detto gieko, anche in riferimento ad entrambe le accezioni e situazioni.
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
mi sembra di aver detto abbondantemente che non esiste nulla di assolutamente oggettivo ma più o meno oggettivo....era solo per farmi capire....
Il fatto di dire "la fobia è passata" è sì un criterio ma è il fattore tempo quello che inganna...poichè uno psicoterapeuta furbo potrebbe portare la terapia all'esasperazione senza concludere niente diciamo per es. per 2 anni....e in questi 2 anni il cliente poteva benissimo rivolgersi ad un bravo psicoterapeuta......
Non sono solo io a pensarla così e questo è uno dei motivi più importanti per cui la gente non riesce ad andare in terapia......mentre in altre situazioni avrebbe un benchè minimo controllo su questo...
cioè perchè devo perdere tempo e soldi prima di capirlo????
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Scusa la domanda diretta, ma tu sei stata da uno psicoterapeuta da cui ritieni di essere stata "fregata"? Perché non hai capito prima che quella non era la terapia e la persona giusta per te e lui non te lo ha detto?
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Ma giochiamo a non capirci o cosa?
Quello che descrivi si chiama truffa e, fortunatamente, sembra praticata da ben pochi professionisti. Se ciò fosse la regola, o fosse perlomeno una situazione di una certa diffusione, il mondo della psicoterapia sarebbe bell'e che morto da un pezzo, peraltro a ragione.
Ma tanto sembri proprio convinta che le cose stanno come dici tu, proprio come nell'altra famosa discussione...
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
siceramente no....ma a volte parlando con persone che vanno o che sono andate viene fuori questo problema.....
per carità ci sono anche persone soddisfatte....ma la maggior parte non sa se può fidarsi....o meno....
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
no gieko......se fossi stata convinta non avrei aperto la discussione......
Ho posto dei miei quesiti.....penso non solo miei.....
queste domande sono più che legittime....e sta a voi(per chi vuole è ovvio)chiarire i dubbi in proposito......
-
Riferimento: Elementi oggettivi psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Non sono solo io a pensarla così e questo è uno dei motivi più importanti per cui la gente non riesce ad andare in terapia......mentre in altre situazioni avrebbe un benchè minimo controllo su questo...
cioè perchè devo perdere tempo e soldi prima di capirlo????
intanto hai già cambiato parole....prima parlavi di criteri "oggettivi", ora dici che non esiste nulla di oggettivo, ma servono criteri "più oi meno" oggettivi :asd:
Ma esistono analisi e ricerce sociologiche che provano che la gente "non riesce a andare in terapia"? O è una supposizione tua, che hai generalizzato a tutto il mondo?
Poi, se guarisci, non hai perso tempo. Se guarisci in un anno anziché 3 mesi, vuol dire che serviva un anno. Ogni paziente ha i propri tempi, che il terapeuta SERIO deve rispettare. I tempi, infatti, dipendono dal paziete e non dal terapeuta.
E' più preoccupante un medico che, per risolvere un disturbo d'ansia, prescrive un flacone di psicofarmaci e dice addio al paziente. In 10 minuti ha risolto il problema, il paziente ha l'illusione di star meglio perché il farmaco elimina il sintomo in fase acuta, ma il disturbo ce l'ha ancora perché quando smette di prendere le gocce torna l'ansia.
Poi se tu VUOI che esistano terapeuti disonesti è un problema tuo. Ma è tuo, non della psicoterapia.
Citazione:
siceramente no....ma a volte parlando con persone che vanno o che sono andate viene fuori questo problema.....
per carità ci sono anche persone soddisfatte....ma la maggior parte non sa se può fidarsi....o meno....
bè però bisogna distinguere la PERCEZIONE che il paziente ha e l'effettiva efficacia della terapia. Nelle ricerche statistiche c'è questa distinzione. Se il paziente ha miglioramenti non sempre ne ha la percezione.
Ad esempio (faccio un esempio strampalato): uno va in terapia perché ha una "personalità dipendente" ed è sottomesso a tutti. Dopo un anno di terapia dice "il mio terapeuta mi ha fregato, non c'andrò più". In questo caso ribellarsi e prendere la decisione di smettere la terapia è segno che è migliorato perché non è più dipendente e ha deciso autonomamaente di fare qualcosa. (ripeto, è un esempio campato per aria ma è per illustrare il concetto).