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Sfogo contro il sistema medicalizzato
Questo vuole essere uno sfogo, ma anche un tentativo di raccogliere voci e forze per fare qualcosa contro il sistema italiano.
Come molti di voi sono una Psicologa, SPECIALIZZANDA sia in una scuola di Psicoterapia che in un master clinico sanitario.
Come altrettanti molti di voi, i lavori che faccio nell'ambito psicologico sono GRATUITI (volontaria), ho mandato curriculum a destra e manca, mi sono presentata in varie strutture con progetti, sono in attesa di alcuni colloqui, ma per ora nulla di nulla. Mi devo barcamenare con altri mille lavoretti non inerenti alla professione pur di portare a casa qualcosa, avendo anche un bambino.
Il mio sogno è entrare in ospedale: per poter accedere ai concorsi di dirigente bisogna attendere la specializzazione, le rimanenti borse di studio o assegni di ricerca vengono simpaticamente assegnate ai figli dei cugini dei nipoti della sorella di qualche primario.
Ho fatto il tirocinio post-lauream e sto facendo il tirocinio di specialità in ospedali diversi e mi rendo conto sempre più di quanto in buone parte delle strutture ospedaliere vige una mentalità tipicamente medicalizzata e fortemente screditoria nei nostri confronti, che veniamo relegati, nel settore sanitario, ad un ruolo di "riserva", di serie b, a volte completamente anonimo, non essendo (ahinoi) medici!
Un esempio per tutti: mi reco al mio primo appuntamento con una paziente, all'interno di un ospedale (grossa struttura pubblica, di un capoluogo di provincia). Mi dicono che la stanza (perchè di più non c'è) di psicologia si trova "vicino al reparto di endocrinologia (notare l'attinenza). Mi reco al reparto e chiedo. Mi guardano come se fossi un'appestata: "Ma questo è il reparto di endocrinologia!!!". Probabilmente pensano che sia la paziente e non la Psicologa! Allora mi sposto su quel piano (perchè mi han detto che era lì) e mi reco in otorinolaringoiatria. Chiedo nuovamente e mi guardano sempre più come pazza. Questa persona esce dal suo studio, si incammina nel corridoio e scopre in quel momento, con me, che la porta accanto al suo studio ha un fogli A4 sopra con scritto "Stanza di psicologia". Aggiungendo ironizzando: "Ma pensa te, ho scoperto una cosa nuova!".
Ecco, io oggi mi sento più o meno come quella stanza: gli altri ti stanno vicino ma non sanno che ci sei e per cosa sei lì, o fanno finta di non vederti.
Per non parlare dell'impero farmaceutico, della facilità con cui la nostra figura viene rapidamente sostituita da un antidepressivo o un ansiolitico. Pazienti o familiari che in ospedale chiedono un supporto psicologico (io stessa testimone) e che si trovano un bel Lexotan sul comodino. Per chiacchierarci è fenomenale!!!
O anche della facilità con cui, chiunque, riesce a fare diagnosi psicologiche, anche in pronto soccorso! Sindromi depressive che fioccano solo perchè un paziente vi si reca col mal di pancia e lo sguardo un po' spento di chi ha i crampi (sempre io stessa testimone).
Dulcis in fundo, cosa leggo ieri? Che hanno aumentato gli stipendi agli specializzandi di medicina. Si parla di circa 2000 euro al mese. Che possono arrotondare con guardie notturne, per esempio, di circa 250 euro l'una.
E se leggete nei forum di alcuni specializzandi medici, troverete chi si LAMENTA!!!!!!!!!!!
Beh, che dire? Che sono stufa? Che sto pensando di cambiare vita e di ingegnarmi con qualcos'altro?
Ma io non voglio demordere!!! Questo è quello che voglio fare, questa è la mia passione, il mio sogno e non voglio smettere di rincorrerlo.
Poi però faccio i conti con un bell'esame di realtà e mi dico: ma quanto si può andare avanti così, pagando e pagando per la formazione, per un curriculum stellare, sperando che prima o poi qualche santo ci illumini la via professionale? E che possibilità ci sono che quel santo non sia una "conoscenza" o un parente?
Allora mi chiedo: perchè dobbiamo sempre abbassare la testa e adattarci ad ogni forma di lavoro, che spesso non c'entra nulla con quelli che sono stati i nostri sacrifici di anni di studio? Perchè lo Stato non fa niente per noi, non accoglie almeno quella benedetta richiesta del Presidente dell'Ordine nazionale di valutare la possibilità di istituire la figura dello Psicologo di base che affiancherebbe il medico di famiglia? Perchè non possiamo farci sentire, raccogliere firme, petizioni, far sapere ai piani alti che se l'Italia vanta 1/3 degli Psicologi di tutta Europa, dovrebbe far qualcosa per assicurare a buona parte di questi un futuro che non sia solo di disoccupazione?
Io da sola non penso di poter fare molto, ma se ci uniamo e se qualcuno sa come possiamo muoverci, forse riusciamo a fare qualcosa. Per noi. Per il nostro futuro.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Ciao ama! la tua lettera mi ha molto colpito e mi trovo pienamente d'accordo.
Certo in pochi non si può fare nulla ma possiamo cominciare a farci sentire magari facendo una bella ricerca firmata e con tanto di "ricami personali".
Conta pure su di me! Io ci sto! :Ops:
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Ciao, Ama. Questo è un indice della ns situazione. Spesso " si lavora" in strutture ospedaliere da tirocinante o peggio da volontario (che di per sè è una figura accessoria non considerata vitale e trattata di conseguenza spesso con atteggiamento di sufficienza o senso di inutilità in quanto trattasi di un "surplus"). Ho un curriculum ottimo eppure tutte le strutture mi propongono solo volontariato tutt'al più. Ho svolto già 4 anni di tirocinio gratuito e ora BASTA!E non si vergognano mica, nonostante la mia età ed un cv di chi ha già completato la sua formazione, anche in psicoterapia. Per non parlare di chi ti fissa un colloquio e poi scopri che ti vogliono rifilare loro corsi a pagamento. Mi è capitato proprio ieri al Gemelli. Per questo ora punto sulla libera professione ed al momento è questa che mi sta dando risultati, certo ancora pochi ma almeno ci sono.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Grazie ragazze! :)
Giunone: io sono anche libera professionista ed ho da poco avviato uno studio. Grandi soldi in pubblicità, ma per ora nulla. So che ci vuol tempo, ci mancherebbe, però anche in questo (ti parlo dell'esperienza personale riferita alla zona dove abito) ci vogliono buoni "contatti" coi medici, per garantirsi un minimo di invii!!! Poi confido nel passaparola (e dovviamente nelle mie capacità :)) però all'inizio è ben dura farsi conoscere!
Leggete qui, di qualche mese fa:
Medicina: taglio dello stipendio agli specializzandi - Area Università - Giornale di Brescia
Rivolta su Facebook e:
"Subito il Sims (Segretariato italiano medici e specializzandi) si è attivato prendendo contatto con due uffici legali per valutare la legittimità del provvedimento. E qualche giorno fa il presidente dell'Enpam, l'eurodeputato Eolo Parodi, ha fatto arrivare agli studenti il proprio sostegno: "Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente dell'Inps e ci siamo attivati con il ministro del Welfare" scrive in una nota promettendo assistenza legale ai medici specializzandi in un'eventuale vertenza contro con l'Inps".
Mobilitazioni rapide e poteri forti dagli ordini professionali medici. Possiamo dire la stessa cosa per il nostro???
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Ciao ama, sono d'accordissimo bisogna fare qualcosa!!!
Vi espongo subito la mia proposta!
Tirocini e volontariati vari dovrebbero essere banditi.
Essendo forme di lavoro non retribuito non solo costituiscono una forma di sfruttamento (assimilabile per alcuni aspetti alla schiavitù) ma anche (e sopratutto) perchè ogni volontario è un posto di lavoro in meno.
Quindi chiedo a chi leggerà questo post di dare oggi stesso le proprie dimissioni al proprio padrone.
Invece di farci sfruttare andiamo davanti agli ospedali, davanti alle cooperative impediamo ad altri volontari di svendere le nostre competenze, andiamo nelle facoltà di psicologia, occupiamole, impediamo che altri diventino psicologi!
In questo modo in brevissimo tempo potremmo liberare circa 20.000 posti di lavoro!!!
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
E se non fai tirocinio come fai ad imparare? Farlo durante l'università? Sicuro di volere fare così tante ore e studiare nel frattempo? Il tirocinio secondo me è utile e serve. E io vedo diversi tirocinanti che si lamentano quando devono stare fino a tardi sul posto di lavoro, quando devono osservare e basta....ma come pensi di imparare? prima di fare tu stesso devi osservare e imparare come fare, anche se a volte può essere noioso.
Per il resto mi trovo d'accordo con ama. Gli psicologi in ospedale sono considerati di serie b, prima il medico poi noi. E dipendiamo da loro per invii e il resto, ma quest'ultima parte non la ritengo così sbagliata, almeno per il mio ambito. Prima bisogna assicurarsi che non ci sia niente di organico. E in questo gli psicologi devono studiare MOLTO
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Perchè uno facendo un anno di tirocinio impara a lavorare?
Magari in un posto neanche vagamente simile a dove finirà a lavorare?
E deve farlo per forza gratis?
Gli psicologi non valgono niente perchè svendono il loro lavoro. Lineare.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Guardate ragazzi che io mi rendo perfettamente conto che la mia proposta sembra il delirio di un folle.
Ma cos'è la follia se non un'idea non condivisa?
Se ci unissimo e cominciassimo a lottare per avere quello che ci spetta, quella follia sarebbe la realtà che noi abbiamo creato.
Io, come tutti potete leggere a seguito della mia firma, ho la mia attività (si tratta di terapie estremamente potenti e richieste) ma ho deciso di scendere in campo (a seguito dello stimolo di ama77) perchè non voglio lasciare la mia categoria professionale in queste condizioni. Per questo ho fondato il movimento che, non a caso, ha il nome di FORZA PSICOLOGIA
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Condivido l'importanza del tirocinio in ambito universitario e post-lauream: facciamo 1000 ore in totale e credo sia corretto che, prima dell'abilitazione, vengano utilizzate per imparare e come tali non retribuite. Pensa Calethiel che io ero una di quelle che in ospedale si sarebbe fermata volentieri fino a tardi pur di apprendere, ma sono stata scoraggiata a farlo proprio dalla dirigente, che continuava a dire che tanto c'era ben poco da fare (traduzione: non aveva la minima voglia di perdere tempo a farti imparare qualcosa).
Ma dopo? Una volta che siamo abilitati come PSICOLOGI PROFESSIONISTI? Quando siamo alle prese col nostro tirocinio di specializzazione? I medici sono pagati e nel caso di una specializzazione identica, ossia in Psicologia Clinica, sono pure gli unici a poter usufruire di borse di studio.
Io mi sposto di almeno 40 km dal mio paese, vedo pazienti in ospedale che mi sono assegnati e che mi gestisco liberamente, con un livello di supervisione che ti garantisco rasenta il minimo. Faccio i miei bei colloqui di una cinquantina di minuti, somministro test e quant'altro, però sono sempre e solo io a PAGARE, neanche un minimo rimborso spese paga caffè che bevo dal nervoso!!!
Onestamente credo sia vergognoso...
E che quello che scrive Pietro Abelardo non è così delirante...
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
E aggiungo: io sono la prima che crede fortemente nella collaborazione coi medici, ma su pari livelli! Se partiamo già con un pregiudizio nei nostri confronti, in quanto sfornati da Facoltà UMANISTICHE e non SCIENTIFICHE, dove potremmo andare? Come riusciremmo a collaborare per il bene del paziente?
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
ciao a tutti,questa discussione mi piace molto e vorrei esprimere il mio parere: da una parte devo dire che non voglio arrendermi ad essere pessimista, trovo abbastanza normale che la medicina venga molto considerata a livello sociale, in fondo è una scienza che esiste da migliaia di anni,mentre la psicologia è una scienza neonata in confronto, tuttavia credo che un neonato sia destinato a crescere e a diventare adulto e maturo e questo ,secondo me, è ciò che piano piano accadrà.
D'altro canto, sebbene ritengo che il tirocinio sia indispensbile e il volontariato sia altrettanto utile,francamente penso che 4-5 anni di volontariato non retribuito siano davvero troppi, bisognerebbe porre dei limiti, perchè, inutile negarlo, i volontari, se da un lato hanno permesso di portare la psicologia in ambiti in cui prima non era contemplata, dall'altro portano via posti di lavoro:un volontario che da 4-5 anni fa lo stesso lavoro,non è più uno che sta imparando,ma un professionista completo
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Citazione:
Originalmente inviato da
ama77
I medici sono pagati e nel caso di una specializzazione identica, ossia in Psicologia Clinica, sono pure gli unici a poter usufruire di borse di studio.
Ciao ama77,
ma i medici possono ancora iscriversi a Psicologia Clinica o ti riferivi a quelli che sono entrati qualche anno fa?
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Io sono d'accordo con il tirocinio: è giusto avere l'occasione di imparare e, dato che il nostro tirocinio è veramente poco gravoso rispetto a quello di medicina forse il pagamento può anche non essere così importante (l'assicurazione magari potrebbe invece essere "offerta" dalla struttura).
Passi il post laurea (lì sono tante ore, è vero), in cui però non potendo fare nulla in prima persona diventa difficile sostenere l'idea di essere pagati per... osservare!
Ma per la specializzazione stiamo parlando di 100-200 ore, cioè 2-4 ore a settimana.
E anche le lezioni della specializzazione sono 2 weekend al mese o un giorno alla settimana, forse un pò meno impegnativi di medicina...
Quanto specializzandi in psicoterapia riescono a lavorare (magari non nell'ambito) e quanti specializzandi in medicina hanno la possibilità di lavorare accanto alla specializzazione?
I tirocini sono regolamentati sia in termini di durata sia di ore proprio per evitare sfruttamenti: è giusto avere l'occasione di imparare e visto che si tratta di un impegno non gravoso ciò che si dà ritorna con quanto si riceve (dopotutto nei nostri tirocinii non c'è nemmeno l'obbligo di firma e vi assicuro che spesso nel post laurea ho firmato io stessa libretti "sulla fiducia" in cui su 500 ore ne saranno state fatte 200 perchè il tirocinante la mattina lavorava, poteva venire solo il week-end,...).
Sono meno d'accordo con il volontariato che svilisce la categoria (qui non è il mio percorso formativo che stabilisce che a quel punto io debba imparare ma sono io che, finito un percorso formativo che avrebbe dovuto rendermi in grado di fare, riconosco di non essere preparato e di aver bisogno di maggior esercizio: con queste premesse non mi sembra che si possa poi chiedere di essere pagati),
non è regolamentato (e qui si rischia di "appaltare" interi servizi in mano a volontari che possono fare anche 20 ore a settimana volendo o possono stare in un servizio per anni),
e dà luogo ad una perversione del sistema (se trovo gente disponibile a lavorare gratis, perchè dovrei indire concorsi e pagare qualcuno per fare quello stesso lavoro?).
Poi so che ora qualcuno risponderà che i tirocinii spesso non insegnano nulla... ma il tirocinio siamo anche noi che lo facciamo e sta anche a noi provare a rendere ogni occasione formativa, approfondendo aspetti teorici dove non ci sia sufficiente pratica o cercando di sfruttare le occasioni...
Quante volte leggiamo anche qui di persone che cercano tirocinii solo di sera o solo nel week-end perchè hanno un lavoro full time che impedisce un impegno maggiore?
Quante volte vi sarà capitato di vedere colleghi che si impegnavano al massimo nel tirocinio e altri che venivano una volta sì e 3 no, che osservavano tutto il colloquio ma poi non chiedevano nulla al tutor, non elaboravano un pensiero, non chiedevano libri per approfondire qualche aspetto?
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Posso solo dirti che condivido tutto ciò che scrivi. Io vivo in campania, e qui la situazione è disastrosa. Lo Psicologo è una figura quasi mitica, a metà strada fra il prete e il mago :sbonk: devo lottare persino con i medici, per chiarire cosa faccio o posso fare. Ho 31 anni, e lavoro 3 ore a settimana. Non posso iscrivermi alla scuola di specializzazione. Non ho soldi. Ebbene, ho dato l'anima per fare questo mestiere in cui credo ciecamente, cerco sempre di tenermi aggiornata, leggo, studio, faccio corsi, e mi ritrovo al punto di partenza. E' triste. Veramente triste. Forse bisognerebbe istituire un comitato regionale degli psicologi, dove mettere per iscritto punto per punto le difficoltà che riscontriamo nell'ambito medico. Anch'io sogno di lavorare in ospedale, ci sono cresciuta in ospedale, come paziente, e voglio tornarci unendo la scienza e l'esperienza. Invece sono costretta davanti questo pc, e ho paura, paura di perdere anche i miei sogni.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Che fare?
Il problema non sono i medici, nè la società che non accetta o capisce la psicologia. Io ho vissuto anche all'estero e vi assicuro che non esiste niente di simile.
E' un problema della società italiana, una società in crisi che sopravvive alimentandosi di se stessa.
E' il caso della formazione universitaria e post-universitaria (i master, le scuole di specializzazione) che serve soltanto ad impiegare una minima parte della pletora di psicologi che continua a produrre.
Non siamo incompresi. La società ci considera per il valore che ci diamo.
Basta con i discorsi complicati e con le lotte fra categorie professionali!
Esubero di psicologi e conseguente svalutazione della forza lavoro offerta sono le cause su cui dobbiamo intervenire.
A monte la proliferazione dei corsi universitari di psicologia, la semplicità del percorso di studi, le medie altissime sono la fonte di una pletora di laureati con il massimo dei voti.
Massa di psicologi che si ritrovano a competere uno contro l'altro nel mercato del lavoro.
Competizione tanto aspra da portare (chi ne ha la possibilità) a offrire la sua forza lavoro gratuitamente nella speranza di un possibile impiego. La schiavitù prevedeva vitto e alloggio, il volontariato, come è stato detto, neanche il caffè.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Anch'io mi trovo d'accordo con piero abelardo, proviamo ad unirci e a farci sentire in qualche modo, perchè non rivolgerci anche all'ordine degli psicologi?
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Secondo me la questione non riguarda il fatto se il tirocinio o il volontariato siano o meno utili, quante ore richiedano o se debbano essere retribuiti,
ma piuttosto che risultino essere purtroppo troppo spesso LA PRINCIPALE, laddove UNICA, via di accesso e presenza dello Psicologo professionista in strutture sanitarie o di altro tipo.
Il volontario, spesso, non è lì per continuare a formarsi, visto che ha già fatto il tirocinio, ma perchè è l'unica forma di presenza in quella struttura che gli consente A) di lavorare come psicologo (colloqui, test, gruppi, corsi di formazione, ecc..) e B) spera che magari col tempo esca qualche possibilità per lui (borsa di studio, contrattino, assegno di ricerca, ecc..).
Purtroppo la B) la maggior parte delle volte non si bverifica affatto, con conseguente vissuto di frustrazione, rabbia, ecc...
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Citazione:
Originalmente inviato da
GIUNONE
Secondo me la questione non riguarda il fatto se il tirocinio o il volontariato siano o meno utili, quante ore richiedano o se debbano essere retribuiti,
ma piuttosto che risultino essere purtroppo troppo spesso LA PRINCIPALE, laddove UNICA, via di accesso e presenza dello Psicologo professionista in strutture sanitarie o di altro tipo.
Il volontario, spesso, non è lì per continuare a formarsi, visto che ha già fatto il tirocinio, ma perchè è l'unica forma di presenza in quella struttura che gli consente A) di lavorare come psicologo (colloqui, test, gruppi, corsi di formazione, ecc..) e B) spera che magari col tempo esca qualche possibilità per lui (borsa di studio, contrattino, assegno di ricerca, ecc..).
Purtroppo la B) la maggior parte delle volte non si bverifica affatto, con conseguente vissuto di frustrazione, rabbia, ecc...
Concordo.
Il volontariato come è concepito per gli psicologi è una forma di sfruttamento.
L'altra cosa su cui occorrerebbe riflettere è un dato che ha portato Ama77: l'itlia ha 1/3 degli psicologi di tutta l'europa. Che senso ha continuare a creare disoccupati, ad intasare un mercato già saturo da anni.
Per quanto impopolare occorre il numero chiuso. Meglio un 19enne scontento/a che un 25-30 enne disoccupato/a con zero prospettive.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Citazione:
Originalmente inviato da
Vimae
Io sono d'accordo con il tirocinio: è giusto avere l'occasione di imparare e, dato che il nostro tirocinio è veramente poco gravoso rispetto a quello di medicina forse il pagamento può anche non essere così importante (l'assicurazione magari potrebbe invece essere "offerta" dalla struttura).
Passi il post laurea (lì sono tante ore, è vero), in cui però non potendo fare nulla in prima persona diventa difficile sostenere l'idea di essere pagati per... osservare!
Ma per la specializzazione stiamo parlando di 100-200 ore, cioè 2-4 ore a settimana.
E anche le lezioni della specializzazione sono 2 weekend al mese o un giorno alla settimana, forse un pò meno impegnativi di medicina...
Ciao Vimae. Io non so come si è svolto il tuo tirocinio post-lauream, ma ti posso garantire che al mio ho fatto ben altro che osservare!!! So benissimo che è previsto per legge che noi ci dovremmo limitare a far questo, però, spesso non avviene e noi ci troviamo a svolgere il ruolo di psicologo come se fossimo già abilitati. Con grossi rischi anche nei confronti dei pazienti stessi!!!
E questo perchè non ci sono effettivi controlli e soprattutto perchè non c'è un adeguato numero di Psicologi dipedenti della struttura!!!! Noi siamo pressochè a costo zero e quindi siamo in numero elevato rispetto a chi è regolarmente assunto. O ancor peggio, non assunto ma con borsa di studio o contratto a progetto!!! Finora, nei vari ospedali in cui ho svolto i tirocini, posso dirti che oltre al Dirigente, non vi erano altri psicologi assunti: i pochi avevano stavano portando a termine un progetto, per fortuna rinnovabile ma anche ampiamente sottopagato!
Eppure riteniamo che non ci sia tanto da fare? Abbiamo un'idea di quanti sono i reparti di una struttura ospedaliera? Non servirebbe secondo voi la nostra figura in Traumatologia? O in Nefrologia? O in Oncologia (e qui per fortuna ci si sta muovendo con master specifici almeno!)? Per non parlare dell'Oncologia pediatrica...ma anche solo in Ostetricia e Ginecologia? E così via...proviamo a pensare quanti e quanti pazienti e quanti familiari avrebbero bisogno del nostro supporto e non solo di farmaci, infermieri e medici che il più delle volte si rivolgono a loro come un numero o peggio ancora come una malattia (ricordo che nei dialoghi tra medici spesso i pazienti vengono chiamati come "l'appendicite della 4" "l'esofagite della 6" e così via) o come un fastidio (familiari) perchè preoccupati e invadenti?
Bisognerebbe rivoluzionare non solo il sistema, ma proprio la mentalità medicalizzata.
Citazione:
Quanto specializzandi in psicoterapia riescono a lavorare (magari non nell'ambito) e quanti specializzandi in medicina hanno la possibilità di lavorare accanto alla specializzazione?
Certo Vimae, ma se lo specializzando prende già 2000 euro al mese + guardie mediche o altre, che necessità ha di fare altri lavori? Cosa dobbiamo inventarci noi per avere un simile stipendio?
Concludo (ma solo perchè mi tocca scappare a un colloquio :D) dicendo che il numero di ore stabilite per il nostro tirocinio è regolato dalle Università e dal Miur, non da noi. Perchè è così basso rispetto a Medicina?
A mio avviso potrebbe essere anche più elevato, se solo ci fosse la volontà (sia nostra che del sistema) di essere impegnati su più fronti (sempre riferendomi all'ambito ospedaliero). Ci sono tante persone che hanno voglia di imparare e fare e non si scoraggerebbero anche alle 8-9 ore giornaliere pur di riuscire a crescere professionalmente. Poi è ovvio c'è chi ha voglia di fare il minimo possibile, ma questo in qualsiasi settore.
E continuo a sostenere: se gli specializzandi medici hanno un contratto formativo di 36 ore settimanali, cosa vieta a noi di fare altrettanto? I pazienti hanno anche bisogno di noi. In ogni reparto. Se siamo i primi noi a non crederci, allora non cambieremo mai nulla.
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Originalmente inviato da
Axamer Ibk
L'altra cosa su cui occorrerebbe riflettere è un dato che ha portato Ama77: l'itlia ha 1/3 degli psicologi di tutta l'europa. Che senso ha continuare a creare disoccupati, ad intasare un mercato già saturo da anni.
Per quanto impopolare occorre il numero chiuso. Meglio un 19enne scontento/a che un 25-30 enne disoccupato/a con zero prospettive.
Straquoto!!! Numeri chiusi molto più ristretti! E visioni realistiche del mercato del lavoro già all'Università al primo anno!!!
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Originalmente inviato da
evolution
Ciao ama77,
ma i medici possono ancora iscriversi a Psicologia Clinica o ti riferivi a quelli che sono entrati qualche anno fa?
Qualcuno mi può rispondere? Grazie
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
I medici non possono più partecipare ai concorsi per la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica da quest'anno, lo so perchè sn iscritta ad una scuola universitaria.
I medici vengono pagati 2000 euro al mese, ma è anche vero che i posti per le specializzazioni mediche sono molto di meno rispetto sia a quelli previsti per le scuole universitarie che per quelle private, allora perchè non estendere\restringere il numero chiuso anche alle scuole di specializzazione in psicologia?
E poi, perchè non fare una ricerca sulla consapevolezza degli studenti al primo anno di università circa le reali possibilità della nostra professione?
Perchè non ci uniamo come hanno fatto anche altri con associazioni e movimenti e ci presentiamo all'ordine ad esporre la situazione in cui versiamo e con le nostre proposte?? Da soli non si può far nulla, ma insieme forse potremo aprire uno spazio di dialogo e magari qualcosa la riusciremo acavare!
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il numero chiuso nella scuole di specializzazione c'è. Di solito è massimo 20 per anno. Il problema è che ci sono tantissime scuole.....
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Originalmente inviato da
Vimae
Quanto specializzandi in psicoterapia riescono a lavorare (magari non nell'ambito) e quanti specializzandi in medicina hanno la possibilità di lavorare accanto alla specializzazione?
Ma stai scherzando? Gli specializzandi in medicina vengono pagati 2000 euro al mese, per il loro tirocinio.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Citazione:
Originalmente inviato da
Calethiel
il numero chiuso nella scuole di specializzazione c'è. Di solito è massimo 20 per anno. Il problema è che ci sono tantissime scuole.....
ti dirò che secondo me, per come è messo il mercato del lavoro, il numero chiuso andrebbe imposto alle matricole.
Meglio un ex liceale incazzato che un laureato disoccupato. l'incazzatura/delusione, a 19 anni passa, dopo i 24 diventa un pò più dura.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Si certo, d'accordissimo, il numero chiuso anche alle matricole, ma piuttosto mi chiedo perchè non muoverci concretamente e provare a farci sentire ai piani piu alti invece che solo tra noi??
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Citazione:
Originalmente inviato da
Axamer Ibk
ti dirò che secondo me, per come è messo il mercato del lavoro, il numero chiuso andrebbe imposto alle matricole.
Meglio un ex liceale incazzato che un laureato disoccupato. l'incazzatura/delusione, a 19 anni passa, dopo i 24 diventa un pò più dura.
Si, infatti. Il numero chiuso andrebbe inserito a monte (ai miei tempi c'era!)!!A valle, invece, si tratterebbe di post lauream dove spesso la selezione è anche naturale !!
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Sono d'accordissimo con voi per il numero chiuso. Rispondevo solo ad una domanda.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Grazie per la risposta riguardo la non possibilità dei medici di poter entrare nelle scuole di specializzazione in psicologia clinica.
Anch'io credo ci vorrebbe il test di ingresso all'inizio, così è per tutte le lauree sanitarie. Ora che lo psicologo è una professione sanitaria si potrebbe tentare questa strada. Chiedere il numero chiuso come tutte le professioni sanitarie, valutando quanti professionisti servono per la tutela della salute. Così accade per le lauree di fisioterapia, educatore professionale, tecnico della riabilitazione psichiatrica, ecc.
E' ovvio che senza numero chiuso la professione si svaluta e non ci sarà abbastanza lavoro per tutti.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
il problema è che forse il lavoro ci sarebbe anche...è che spesso non viene riconosciuto o c'è reticenza ad andare dallo psicologo. E tutti si improvvisano psicologi, tanto che ci vuole? basta stare li, ad ascoltare, dare 2 consigli e tutto è finito. oppure fare 2 test, cercando magari poi le risposte in internet....
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Siamo sicuri? Io sono di Genova e la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica (Galini), almeno ancora quest'anno (Anno Accademico 2008/2009), ha un bando di partecipazione valido sia per medici, sia per psicologi...:mumble:
Ciao!
Citazione:
Originalmente inviato da
levais75
I medici non possono più partecipare ai concorsi per la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica da quest'anno, lo so perchè sn iscritta ad una scuola universitaria.
I medici vengono pagati 2000 euro al mese, ma è anche vero che i posti per le specializzazioni mediche sono molto di meno rispetto sia a quelli previsti per le scuole universitarie che per quelle private, allora perchè non estendere\restringere il numero chiuso anche alle scuole di specializzazione in psicologia?
E poi, perchè non fare una ricerca sulla consapevolezza degli studenti al primo anno di università circa le reali possibilità della nostra professione?
Perchè non ci uniamo come hanno fatto anche altri con associazioni e movimenti e ci presentiamo all'ordine ad esporre la situazione in cui versiamo e con le nostre proposte?? Da soli non si può far nulla, ma insieme forse potremo aprire uno spazio di dialogo e magari qualcosa la riusciremo acavare!
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Infatti, io non sono così sicura che tutte le scuole di psicologia Clinica si siano adeguate. e se guardate in qualche forum di medici, vedrete come gli stessi chiedono consigli tra loro su come sia questa specializzazione! Leggo di bandi molto ambigui, come ad esempio questo dell'Univ di Varese che riserva 6 posti a Psicologi per il nuovo anno accademico:
I candidati non laureati in medicina e chirurgia potranno accedere, senza borsa di studio, in numero pari alla differenza tra i posti a statuto e il numero di borse di studio assegnate agli specializzandi medici con decreto ministeriale.
Ma quindi si intende che sono previsti comunque anche specializzandi medici?
Già che veniamo inseriti nel calderone dei "non medici" mi fa abbastanza alterare come cosa...
Tornando a noi, cosa fare?
Possiamo scrivere una lettera, da far girare on line per raccogliere firme elettroniche ed inviarla poi all'Ordine? E' una cosa fattibile secondo voi? Proviamo a contattare gli admin di ops, se sono d'accordo nell'iniziativa?
E, soprattutto, cosa chiediamo?
Proviamo ad elencare le richieste principali...vedo cosa mi viene in mente e poi mi dite:
- Numero chiuso più ristretto al primo anno di università ed esplicitazioni chiare all'interno del percorso universitario di cosa offre il mondo del lavoro psicologico italiano
- Dignità e diritti pari tra psicologi e medici, a cominciare dall'introduzione di borse di studio per le scuole di specializzazione e possibile incremento delle ore di tirocinio PAGATE
- Incentivazione del ruolo dello psicologo in Italia, promuovendo sia la figura dello psicologo di base al fianco del medico di famiglia e premendo per ottenerne il riconoscimento legale, sia la figura dello psicologo clinico nei vari reparti ospedalieri (per avvalorare le richieste si possono portare esempi e testimonianze di pazienti che hanno avuto bisogno di uno psicologo al seguito di un trauma, un lutto improvviso di un paziente ricoverato, la scoperta di una malattia grave, una nascita prematura o un aborto spontaneo e così via, ma anche il confronto con gli altri paesi dove la figura dello psicologo nei vari reparti è già ampiamente riconosciuta)
- incrementare l'accettazione della figura dello psicologo agendo sull'opinione pubblica, sulle ASL, sulle RSA, sulle strutture sanitarie, con l'obiettivo di superare la concezione dello psicologo come figura secondaria, di cui si può fare a meno, che può essere sostituita tranquillamente da altro personale non specializzato.
Ecco per ora pensavo a queste...ditemi cosa ne pensate e ovviamente se ritenete vi sia qualche altro aspetto su cui focalizzare l'attenzione dell'Ordine.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Effettivamente a quanto mi dite forse non tutte le scuole di specializzazione universitarie si sono adeguate, ma cmq mi sembra strano anche questo perchè sapevo fossero stati presi dei provvedimenti in tal senso... mah...
Ama penso che hai toccato i punti fondamentali e penso che si potremo rivolgerci all'ordine toccando questi punti, facendo presente la situazione in cui versiamo e magari proponendo delle iniziative originali per diffondere un'immagine positiva dello psicologo sul territorio, ovviamente con tanto di raccolta firme.
Possiamo cominciare col mettere giù il documento (Io mi metto a completa disposizione!) con le nostre richieste e farlo girare sia su ops sia tra i giovani psicologi che conosciamo per raccogliere le firme e poi penso sarebbe utile fare un brainstorming sulle possibili iniziative da proporre all'ordine.
Inoltro questa lettera, si potrebbe partire da qui?:
LETTERA APERTA
A TUTTI COLORO CHE OPERANO NELLA SALUTE MENTALE IN LOMBARDIA.
Il trentennale della legge 180/78 è stato ricordato molto sommessamente, non solo in Lombardia, eppure si è trattato di un cambiamento epocale in cui noi ci riconosciamo, per la cui realizzazione molti di noi hanno lottato. Il clima culturale oggi è molto cambiato: le persone diverse, non integrate o svantaggiate suscitano sospetto e paura, non certo impegno per dar loro cittadinanza e diventano i nuovi capri espiatori di molti problemi non affrontati.
Riteniamo invece che l’impianto e lo spirito della L.180/78 siano da difendere con decisione. Ciò non vuol dire naturalmente che, a distanza di trent’anni, non siano possibili o anche opportuni cambiamenti o integrazioni di alcuni aspetti della legge. Questi però devono servire a migliorarla, non a stravolgerla, obiettivo che invece emerge chiaramente dalla lettura dei vari progetti di modifica giacenti in parlamento. Siamo contrari ad ampliare tempi e luoghi dei trattamenti obbligatori: già ora, nei casi che lo richiedono, il TSO può essere prorogato anche a lungo, purchè la richiesta venga motivata. Estenderlo a strutture private convenzionate renderebbe incerte le garanzie contro eventuali abusi e ridurrebbe le certezze sugli standard di qualità professionale.
A livello regionale, pur in una linea complessiva di applicazione della legge e di adeguamento per certi versi alle mutate condizioni (nuove patologie, nuove fasce di popolazione a rischio, strategie riabilitative differenziate, ecc.) la soppressione dell’Ufficio Psichiatria ha comportato pesanti conseguenze. Si è persa una dimensione di specificità, indispensabile per salvaguardare l’identità della psichiatria ed il suo mandato. Il campo della psichiatria è stato attratto inevitabilmente nell’area medica, senza mantenere il necessario rilievo alla componente psicologica né a quella sociale, misconoscendo in tal modo il paradigma biopsicosociale.
Tutto questo si è manifestato compiutamente a livello istituzionale col passaggio nel 1998 dalle USSL agli Ospedali. La dimensione comunitaria e territoriale del nostro lavoro è stata profondamente mortificata, accentuando a dismisura gli aspetti ospedalieri, il ricovero, i trattamenti farmacologici, a discapito degli aspetti preventivi, di diagnosi precoce, trattamento intensivo integrato, intervento domiciliare, sostegno alla famiglia, coinvolgimento delle agenzie e risorse della comunità. Quanti primari lavorano regolarmente anche fuori dall’ospedale? Quanti direttori generali, sanitari e amministrativi sono veramente informati e coinvolti in questi aspetti dell’operare psichiatrico?
Conseguenza di tutto ciò è la sopravvalutazione degli SPDC (che peraltro funzionano spesso a livelli qualitativi deplorevoli) con costante sottovalutazione e di conseguenza sotto-dimensionamento, riduzione di personale o talora chiusura dei servizi collocati nel territorio. Ad esempio molti CPS della città di Milano sono in condizioni scandalose, sia ambientali che di personale e di accessibilità, con pesanti conseguenze sulla qualità ma anche sui rischi. Di tale stato di degrado e incuria sarebbe troppo facile attribuire interamente la responsabilità alle aziende: tutti gli operatori coinvolti, ma specialmente chi dirige i servizi, ne condividono la responsabilità.
Lo scarso coinvolgimento delle direzioni Generali e sanitarie nelle nostre specifiche necessità , insomma lo scarso peso della psichiatria, comporta anche un’attenzione insufficiente verso i rischi dell’operare psichiatrico: sia quelli che gli operatori corrono fisicamente nel quotidiano (si pensi ai molti P.S. ospedalieri, in cui lo psichiatra lavora spesso senza infermieri), sia quelli di essere incriminati per imprudenza, imperizia e negligenza, ed ora anche per non aver svolto adeguatamente la cosiddetta “funzione di garanzia” nei confronti dei malati gravi.
La nostra collocazione nell’Azienda Ospedaliera ha comportato distorsioni di vario tipo, anzitutto economiche. Anche la psichiatria è stata forzata ad entrare nel meccanismo del finanziamento a prestazione e del rimborso ospedaliero a DRG. Accenniamo soltanto all’enorme quantità di tempo usata dagli operatori per queste rendicontazioni, alla perdita di centralità del lavoro clinico di buona qualità, allo spostamento reale o fittizio verso le attività meglio remunerate, alle distorsioni diagnostiche, e così via.
Ma, nonostante gli sforzi delle Unità Operative, il nostro settore resta uno dei meno vantaggiosi e meno remunerativi per le aziende, stando alla rigida logica budgetaria voluta dalla Regione, e come tale viene trattato. Con questo, non si vuole negare la doverosa attenzione alla gestione delle risorse e alla valutazione delle priorità, anche nell’ottica del rapporto costi/benefici; né si intende misconoscere la necessità di operare in modo efficace ed efficiente, misurando le proprie attività. Quel che ci pare necessario, dopo dieci anni di aziendalismo, è di evitare gli eccessi e ricalibrare tutto l’impianto.
Ma la dimensione aziendale comporta anche obblighi di fedeltà e obbedienza che in passato erano sconosciuti. Se vi sono errori gravi, omissioni, inadempienze, la tendenza è quella di attenuare, sopire, troncare: ne va del buon nome aziendale. Non parliamo poi di rapporti coi giornalisti e interventi sulla stampa, strettamente riservati all’URP e alla Direzione: per queste cose ora si rischiano sanzioni e penalizzazioni a livello di carriera.
Da tutto ciò ad un clima timoroso e omertoso il passo è breve e ci si avvia facilmente al reclutamento degli operatori per appartenenza ideologico-politica. I direttori generali sono già ora, ufficialmente, espressione dei partiti della maggioranza regionale. I primari già da tempo hanno cominciato a diventarlo, salvo alcune eccezioni. Gli altri operatori faranno bene ad adeguarsi.
Ma la psichiatria deve fronteggiare altri colpi, questa volta a livello nazionale (ovviamente, con ripercussioni locali). Si tratta della forsennata campagna politica e mediatica, tesa a drammatizzare la pericolosità sociale di tutti i soggetti marginali e ad enfatizzare il rischio connesso alla devianza: dalla delinquenza ai rom ai malati mentali il passo è piuttosto breve. Perciò oggi ci si muove verso la ri-attribuzione ai servizi psichiatrici di un prevalente mandato di controllo e non di cura, per quanto concerne i malati impegnativi; agli psichiatri verranno sempre più richieste competenze ed attività criminologiche, piuttosto che cliniche e riabilitative. Di conseguenza atteggiamenti di identificazione col paziente, comprensione del suo disagio ed empatia potranno essere considerate pericolose debolezze, da cui guardarsi con cura!
A questo proposito non raccomandiamo alcun “buonismo”, né altre ingenuità o negazione degli aspetti violenti o aggressivi a volte connessi ai disturbi mentali. Crediamo che sia indispensabile una collaborazione intensa e continua con la polizia locale e le altre forze dell’ordine, soprattutto a scopo preventivo, dando però a ciascuno il suo e distinguendo chiaramente le competenze, pur in uno sforzo di grande integrazione: evitando cioè che disagio sociale e devianza vengano impropriamente delegati alla psichiatria, ovviamente con la richiesta di sfoderare i suoi strumenti di intervento coattivo.
Occorre poi contrapporsi in modo netto, attivo e propositivo agli orientamenti culturali, politici e tecnici che oggi ripropongono con forza la paura per il diverso, l’allontanamento dell’estraneo, la separazione e reclusione del malato, giustificando queste scelte conservatrici con le esigenze di sicurezza dei cittadini italiani “normali e bene integrati”. Quanto alla tendenza attuale di attribuire alla psichiatria compiti crescenti di tutela dell’ordine sociale e un prevalente profilo criminologico, occorre ricordare e far capire a tutti che ciò finisce per escludere un vero lavoro clinico-terapeutico e riabilitativo. Su tutto questo occorrerà incrementare il confronto, sempre difficile e molto sporadico, col mondo della giustizia.
Ci aspetta, per cominciare, un grande lavoro culturale. Il restringimento di orizzonte della ricerca e cultura psichiatriche è innegabile: basti pensare che da anni il DSM IV è utilizzato come testo-base per gli studenti e specializzandi in psichiatria. Da anni la presenza e il peso delle case farmaceutiche e della dimensione farmacologia, grazie anche a indiscutibili successi, non fa che aumentare; le proposte dell’industria sono accolte in modo spesso acritico, come se fossero “la” soluzione ai problemi della malattia mentale. Ogni anno viene individuata una nuova sindrome, da trattare ovviamente con una specifica categoria di farmaci, e così via. La formazione, soprattutto ma non esclusivamente quella degli psichiatri, grazie anche alla riduzione degli investimenti in tal senso da parte dei servizi pubblici, è in larga misura gestita dalle case farmaceutiche
Occorre ridare attenzione alla dimensione interiore e personale della sofferenza, che la connota come umana e quindi familiare a ciascuno di noi. Occorre soprattutto sviluppare, anche nel dibattito sociale e nei confronti dell’opinione pubblica, quelle riflessioni e quelle tematiche che rifiutano il semplicismo delle etichette, cercando di dare un senso ai nuovi fenomeni sociali: immigrazione, non-integrazione, multi-culturalismo, razzismo strisciante o esplicito, isolamento, paura, situazione femminile, crisi economica e disoccupazione, insicurezza, uso generalizzato di sostanze stupefacenti, adeguamento al conformismo mediatico, consumismo sfrenato, crisi della famiglia, integralismi di ogni sorta, intolleranza, religioni usate come difese identitarie, localismi esasperati, e così via.
Si obietterà che questa non è psichiatria ma sociologia; ma non potremo difendere la nostra idea di fare psichiatria se ci faremo rinchiudere in un orticello minimalista, oggi quasi solo farmacologico.
Un grave ostacolo al cambiamento è la scarsa capacità di confronto ed azione comune, soprattutto da parte degli operatori. Di fatto, non esistono più luoghi di reale aggregazione (sindacato, associazioni professionali, gruppi rappresentativi) in cui la maggior parte si riconosca, mentre i momenti di incontro istituzionali sono sempre più formali, aridi e spesso condotti con modalità autoritarie. Sicuramente vi è un po’ più di vitalità nelle associazioni dei familiari e in quelle di volontariato, mentre le associazioni degli utenti sono allo stato nascente; ma tutte queste realtà sono fortemente parcellizzate e si confrontano assai poco fra di loro.
Non riteniamo opportuno, per favorire il risveglio che auspichiamo, costituire nuovi gruppi formalizzati e nuove associazioni. Occorre invece individuare nuove forme di dialogo e di confronto, agili ed efficaci, veloci e non burocratiche (che ne pensate di un sito on-line?), che portino poi a periodici momenti di incontro, ad orientamenti vastamente condivisi, ad iniziative anche pratiche. Su tutto questo però desideriamo sentire i suggerimenti di tutti, e attendiamo quindi le vostre risposte e proposte.
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Citazione:
Inoltro questa lettera, si potrebbe partire da qui?:
LETTERA APERTA
A TUTTI COLORO CHE OPERANO NELLA SALUTE MENTALE IN LOMBARDIA.
Interessante! Da chi è firmata?
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Questo potrebbe essere anche solo uno spunto di riflessione, ma si potrebbe anche partire da qui!
Incollatemi i vostri indirizzi e-mail e vi inoltro la lettera firmata, cominciamo a muoverci perchè insieme ce la possiamo fare! :Ops:
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Il fatto che scuole di specializzazione in Psicologia Clinica siano aperte ai medici è un fatto gravissimo e contro la legge. Sono solo uno studente, ma mi domando voi che siete iscritti all'ordine come fate a restare a guardare. E' un furto della professione. Già adesso sul sito di alcuni ospedali (es. San Raffaele di Milano) chi si occupa di psicologia clinica sono: Dott. Fossati Andrea Medico Psicologo Clinico e Psicoterapeuta; Dott.ssa Movalli Maria Grazia Medico Psicologo Clinico e Psicoterapeuta;... Ovviamente nessuno di questi è iscritto all'ordine degli psicologi ma si professano Psicologi Clinici.
Vorrei vedere se una scuola di specializzazione in Psichiatria aprisse agli Psicologi quanto durerebbe. Vorrei vedere se uno Psicologo si professasse Psichiatra quanto durerebbe.
Ho fatto una segnalazione all'ordine Lombardia sul fatto del San Raffaele qualche mese fa ma non mi hanno nemmeno risposto. Voi che all'ordine siete iscritti fatevi sentire, solo in italia avviene questo furto della professione, in tutta europa la psicologia clinica è una specializzazione della psicologia, e per legge lo è anche in Italia.
Psicologia clinica e Psicoterapia-FONDAZIONE SAN RAFFAELE DEL MONTE TABOR - Milano-Clinica-Specialità cliniche
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
evolution grazie di averci segnalato questi episodi a dir poco sgradevoli, questo potrebbe essere un altro punto da toccare con l'ordine, io da sola non posso far nulla, ho inoltrato una lettera che mi era stata inviata qualche settimana fa da una serie di psicologi e professori universitari, sto aspettando che qualcuno mi contatti anche da ops per fare qualcosa in tempi brevi, fosse per me brevissimi...
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Io disponibile come te Levais!
Se si unisse anche qualcun altro che ha proposte da fare all'Ordine oltre a quanto già elencato o vuole dire la sua, ben venga!!!
Potremmo anche chiedere che venga fatta chiarezza sulla specializzazione in Psicologia Clinica e che si effettuino controlli nelle varie Univ che non ci siano più specializzandi medici.
Le cose che abbiamo scritto potrebbero iniziare ad essere inserite in una lettera. Ho trovato questa su Ops di alcuni anni fa che potrebbe essere presa ad esempio su come andrebbe impostata:
http://www.opsonline.it/forum/psicol...ano-36796.html
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
La lettera che hai postato è un grande spunto di riflessione perchè tra le righe si leggono in parte anche i nostri bisogni e le questioni che abbiamo sollevato.
Ama mettiamoci all'opera!
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Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato
Ma come si fa a far valere i diritti di una categoria di professionisti quando, in Italia, se si ha un problema e/o disagio non ci si vergogna ad andare dal chiromante, cartomante, astrologo, ecc, e invece.... DALLO PSICOLOGO IO? MAI!!!!
Per fortuna non tutti la pensano così, ma l'andazzo è questo.
Certo che tutti quei "colleghi" che nei salotti televisivi vanno a pontificare sulla psiche umana tolgono molta credibilità alla categoria. Non foss'altro perchè a volte, dati i tempi ristretti delle trasmissioni, sono costretti a concentrare in cinque parole concetti che sappiamo tutti essere molto più complessi e articolati. E questo dà adito a chi li guarda a pensare: "certo che questo lo sapevo dire anch'io!". E giù a sentirsi tutti un po' psicologi......Ergo: "dello psicologo non so che farmene. Se ho un problema vado dallo psichiatra: pasticchina e via....ci si sente subito meglio!"
Guardate, è successo davvero ad una mia carissima amica. A causa di una lieve depressione (diagnosticatale dal medico di famiglia!) è andata da un noto professore, medico psichiatra, docente universitario a Psicologia che opera anche in regime di libera professione. Ebbene, il tizio a lezione si profondeva in panegirici sull'importanza della diagnosi, della relazione medico paziente, dell'alleanza terapeutica, dell'ascolto, del connubio farmaco+psicoterapia, e così via.
Risultato: alla mia amica dopo una-seduta-una ha prescritto un noto antidepressivo e le ha detto: "che ti faccio a fare l'anamnesi, tanto te la sei già fatta da sola. POCHE CHIACCHIERE: prenditi queste pillole per un po' e ti si riattivano i circuiti".
Ora, secondo voi, non vi sembra un po' giocare sporco?
Che dite, troppo pessimismo?