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"MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché, esattamente?
"MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE"
Così titola l'ultima newsletter di Obiettivo Psicologia (#339, 13 maggio 2009), che ricevo periodicamente come tutti voi. In genere non presto attenzione a queste comunicazioni perché non sono psicologo e non ho competenze né interesse professionale in materia. Tuttavia sono un videogiocatore, pertanto mi sono incuriosito e mi sono informato, leggendo l'articolo, qualche commento, recensioni e pezzi di stampo pseudogiornalistico sparsi per la rete.
Insomma, taglio corto per non risultare prolisso.
Nell'articolo di Obiettivo Psicologia (il cui autore invito a presentarsi in questa discussione, se possibile) si annuncia che il gioco "insegni" a molestare. Quindi immagino che - per lo stesso principio acutamente sottolineato - i giochi dove si imbracciano delle armi insegnino a sparare, e quelli dove si pilota un'auto da corsa insegnino a vincere la 24 ore di Le Mans.
Al di là del fatto che il gioco è stato programmato con scelte di design che lo allontanano molto dalla realtà (esempio lampante la folla eventualmente presente durante le scene, costruita con sagome semitrasparenti; oltre a una serie di assurdità che rendono le situazioni grottesche e inverosimili), vorrei capire dove risieda esattamente il problema. Forse le scene di stupro viste al cinema sono meno realistiche? Non credo, almeno guardando alla coinvolta scena di violenza sessuale recitata dalla nostra Bellucci, che nel film "Irreversible" viene costretta in un sottopassaggio pedonale a subire un abuso anale della durata di circa dieci minuti; e come lei innumerevoli altre professioniste (ovviamente non parlo di pornoattrici). Addirittura nel conosciutissimo "Lolita", uscito nel 1962 sotto la direzione di Stanley Kubrick - avete presente, l'ultimo arrivato tra i registi - la protagonista era l'allora tredicenne Sue Lyon.
Allora, dove sta la differenza? Ecco arrivare il "Mostro dell'interattività": se si assiste a una scena di finto stupro si è normali spettatori, se invece si ha la possibilità di controllare l'evento si è "giocatori-maniaci" (cito il testo dell'articolo). Un po' come si potrebbe essere giocatori-assassini in un gioco di combattimenti armati, e quindi potenziali serial-killer nella vita reale.
Quindi diciamo pure che i contenuti sono accettabili finché non è richiesta un'azione da parte di chi è di fronte allo schermo. Una strana rivisitazione della politica del "guardare ma non toccare".
Tra l'altro, non conoscevo questo prodotto prima di leggere il suddetto articolo, quindi come iniziativa di contrasto la trovo abbastanza controproducente vista la cassa di risonanza che è notoriamente la rete. Continuo a restare disinteressato al prodotto in sé, ma la questione che questo solleva mi interessa eccome, perché mi sembra - al solito - la dimostrazione di come la "Comune Sensibilità" e il "Buongusto" siano marchi da (s)vendere.
Ricorderete anche lo "scandalo" Mosley, che non fu libero di farsi frustare da qualche donna vestita da ufficiale tedesco; saranno fatti suoi, voglio dire. Alzi la mano chi non ha mai ammanettato, legato, incatenato o quant'altro la propria ragazza (o il proprio ragazzo, pure), o che non sia incuriosito/a dal provarlo. Scoprirete senz'altro di essere in pochi a sventolare le dita al vento. Ah, ma forse il problema era la divisa delle signorine, che cambia il punto di vista in maniera veramente fondamentale. Frustatevi quanto volete, ma vestiti come si deve, per piacere.
Questo bigottismo mi mette i brividi.
Evito di proseguire perché ci sono davvero troppe cose da dire e voglio lasciare spazio a chi eventualmente vorrà rispondere; in tal caso approfondirò alcuni aspetti in corso di discussione.
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ezechiele
Credo che il problema non sia quello di fornire competenze tecniche a chi ha intenzione di commettere uno stupro quindi il paragone con le mans non mi pare calzante il problema mi pare il tentativo di far apparire un'attività che come la violenza sessuale (che se qualcuno l'avesse dimenticato rammento essere reato punito dal codice penale) come un'attività lecita.
Un videogioco concepito in questa maniera si comporta con il problema degli stupri ne più ne meno come certe organizzazioni pseudoculturali che cercano di far passare la pedofilia come un fatto da far rientrare nell'alveo della normalità.
Dunque se il problema non è quello di fornire "competenze tecniche" a chi ha intenzione di commettere uno stupro, perché scrivere nell'articolo che il gioco avrebbe il proposito di "insegnare" a commettere abusi? E' una evidente forzatura che ha lo scopo di creare indignazione.
Inoltre, non è nemmeno vero che i videogiochi o i film debbano rappresentare situazioni entro i confini della legalità; altrimenti saluteremmo anche CSI in televisione. Né mi pare che lo scopo di film o giochi che illustrino violenza sia "normalizzare" attività illecite, altrimenti fioccherebbero denuncie per istigazione a ogni tipo di crimine, a tutte le ore e su tutti i canali mediatici.
Il punto fondamentale è che si confonde la rappresentazione del reato con il reato di rappresentazione. E' indubitabilmente reato (oltre che una cosa schifosamente abietta contro la quale servirebbero pene medioevali) pubblicare fotografie di minori di natura sessuale, per esempio.
Ma usare la violenza sessuale come soggetto narrativo non può esserlo, a meno che questo non collida con le leggi che puniscono il reato precedente Quindi è umanamente impossibile accettare che un'attrice minorenne venga utilizzata per recitare scene sessualmente spinte (l'attrice di Lolita infatti non veniva mai inquadrata in certe situazioni, lasciando solo intendere l'atto sessuale vero e proprio), ma è normale vedere bambini che recitano la parte di soggetti vittime di abusi (e il mondo del cinema è pieno di esempi).
Non so di quali associazioni tu stia parlando, ma dubito fortemente che qualcuno possa considerare la pedofilia una "normalita" senza essere sbattuto in carcere vedendosi gettare la chiave in un tombino. Ma il punto non è questo, perché non si ha da mettere in dubbio che la pedofilia e l'abuso sessuale siano azioni di una disumanità vomitevole.
Torno a dire: molti giochi permettono di uccidere anche innocenti, in caso si apra il fuoco su obiettivi non nemici; ma non per questo sono intesi per allevare serial-killer. Così come la nota serie televisiva "I Soprano" non è volta a "normalizzare" la realtà delle cosche mafiose.
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Iggy1982
Dunque se il problema non è quello di fornire "competenze tecniche" a chi ha intenzione di commettere uno stupro, perché scrivere nell'articolo che il gioco avrebbe il proposito di "insegnare" a commettere abusi? E' una evidente forzatura che ha lo scopo di creare indignazione.
Il linguaggio giornalistico campa di queste iperboli mi pare strano che uno come te che è nell'ambiente si stupisca
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Iggy1982
Inoltre, non è nemmeno vero che i videogiochi o i film debbano rappresentare situazioni entro i confini della legalità; altrimenti saluteremmo anche CSI in televisione. Né mi pare che lo scopo di film o giochi che illustrino violenza sia "normalizzare" attività illecite, altrimenti fioccherebbero denuncie per istigazione a ogni tipo di crimine, a tutte le ore e su tutti i canali mediatici.
Il punto fondamentale è che si confonde la rappresentazione del reato con il reato di rappresentazione. E' indubitabilmente reato (oltre che una cosa schifosamente abietta contro la quale servirebbero pene medioevali) pubblicare fotografie di minori di natura sessuale, per esempio.
Ma usare la violenza sessuale come soggetto narrativo non può esserlo, a meno che questo non collida con le leggi che puniscono il reato precedente Quindi è umanamente impossibile accettare che un'attrice minorenne venga utilizzata per recitare scene sessualmente spinte (l'attrice di Lolita infatti non veniva mai inquadrata in certe situazioni, lasciando solo intendere l'atto sessuale vero e proprio), ma è normale vedere bambini che recitano la parte di soggetti vittime di abusi (e il mondo del cinema è pieno di esempi).
Non so di quali associazioni tu stia parlando, ma dubito fortemente che qualcuno possa considerare la pedofilia una "normalita" senza essere sbattuto in carcere vedendosi gettare la chiave in un tombino. Ma il punto non è questo, perché non si ha da mettere in dubbio che la pedofilia e l'abuso sessuale siano azioni di una disumanità vomitevole.
Torno a dire: molti giochi permettono di uccidere anche innocenti, in caso si apra il fuoco su obiettivi non nemici; ma non per questo sono intesi per allevare serial-killer. Così come la nota serie televisiva "I Soprano" non è volta a "normalizzare" la realtà delle cosche mafiose.
L'associazione di cui parlo si fa o faceva chiamare Chiesa cristiana pedofila e operava se non sbaglio in Olanda fornando pseudo articoli che dovevano giustificare la liceità del comportamento del pedofilo e "consigli" per gli affiliati se non ci credi vai sul sito dell'associazione meter di don Fortunato di Noto.
Quei c'è una questione culturale che va affrontata sulle modalità in cui vengono minimizzate certi comportamenti che meritano invece altra attenzione
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ezechiele
Il linguaggio giornalistico campa di queste iperboli mi pare strano che uno come te che è nell'ambiente si stupisca
Non smetto mai di stupirmi, perché è sbagliato smettere di stupirsi. Se si smette di stupirsi si smette di interessarsi alle cose intorno, e quando questo succede si è a un passo dal'annullare la propria personalità e il proprio pensiero razionale.
So che esiste la menzogna nel giornalismo, ma non per questo ho intenzione di approvarla o lasciarla passare come nulla fosse. Ovviamente ho risposto a quell'articolo perché si parla fondamentalmente di videogiochi, quindi ho un interesse personale. E sebbene non ne nutra alcuno per i giochi di natura erotica (mi diverte giocare a giochi in cui si imbracciano armi, perlopiù) e di conseguenza non mi interessa nemmeno questo gioco di cui si parla, ho letto e sentito gli stessi moti accusatori verso la violenza fisica o concettuale riguardo titoli che invece ho apprezzato (su tutti Grand Theft Auto, dove mi diverto a rubare auto e fuggire dalla polizia mentre cerco di raggiungere il porto, accoppando eventuali passanti nel tentativo di infilarmi in qualche scorciatoia... e non per questo sono un pazzo; anzi, per la cronaca non ho mai preso una multa in vita mia se non per una sola sosta vietata, quattro anni fa).
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ezechiele
L'associazione di cui parlo si fa o faceva chiamare Chiesa cristiana pedofila e operava se non sbaglio in Olanda fornando pseudo articoli che dovevano giustificare la liceità del comportamento del pedofilo e "consigli" per gli affiliati se non ci credi vai sul sito dell'associazione meter di don Fortunato di Noto.
Quei c'è una questione culturale che va affrontata sulle modalità in cui vengono minimizzate certi comportamenti che meritano invece altra attenzione
Ho visitato il sito che mi hai indicato, ma non ho avuto fortuna nel trovare riferimenti a questa "Chiesa cristiana pedofila". Ma ti credo sulla parola, e immagino comunque (o almeno mi auguro) che li abbiano chiusi in cella già da un po'.
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Iggy1982
So che esiste la menzogna nel giornalismo, '.
Io non ho parlato di menzogna :nono: ma di iperbole quando la verità "si mette il vestito da sera" ma il fatto in se sussiste
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Iggy1982
(su tutti Grand Theft Auto, dove mi diverto a rubare auto e fuggire dalla polizia mentre cerco di raggiungere il porto, accoppando eventuali passanti nel tentativo di infilarmi in qualche scorciatoia...
Ammetterai che fare a pezzi qualcuno con una motosega non è proprio educativo :nono:
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Iggy1982
(per la cronaca non ho mai preso una multa in vita mia se non per una sola sosta vietata, quattro anni fa)..
Forse perchè non hai una motosega in auto no scherzo:asd:
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Iggy1982
Ho visitato il sito che mi hai indicato, ma non ho avuto fortuna nel trovare riferimenti a questa "Chiesa cristiana pedofila". Ma ti credo sulla parola, e immagino comunque (o almeno mi auguro) che li abbiano chiusi in cella già da un po'.
Qui trovi tutti i ragguagli del caso l'associazione è Canadese
Vita.it [Notizie] Don Fortunato di Noto: il 70% dei pedofili sono donne (18/04/2001)
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ezechiele
Ammetterai che fare a pezzi qualcuno con una motosega non è proprio educativo :nono:
No, certo che non lo è... come non lo è nemmeno un film di Quentin Tarantino, per le stesse ragioni.
Però rappresenta una realtà fittizia in cui ci si può divertire senza conseguenze. A me per esempio non interessa abbordare ragazze nelle stazioni della metropolitana o nei boschetti :asd: ma mi diverte molto correre all'impazzata per le strade di una metropoli con la polizia alle calcagna; e investendo un pedone pensare semplicemente "ammazza che volo"... Io difendo la libertà di gioco, non la libertà di reato :D
Grazie per il link.
Una cosa che mi lascia amareggiato (per usare un eufemismo) è constatare che esistono "on line 324 associazioni pedofile nel mondo, di cui 15 italiane, e i responsabili non vengono mai arrestati". E' questo il problema, è qui che si deve manifestare l'indignazione di quei quasi settemila aderenti al movimento contro un videogioco. Perché il problema è reale, non virtuale.
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Probabilmente quelle associazioni ti ricorderebbero il loro diritto a manifestare liberamente il loro pensiero esattamente come il diritto di pubblicare un pessimo videogioco.
Azz colpo basso :sisi: e me ne scuso.
ma allora forse oltre alla liceità di un comportamento si dovrebbe introdurre la categoria mentale della sua opportunità senza cadere nel moralismo :dunno:
é una domanda interessante
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ezechiele
Io non ho parlato di menzogna :nono: ma di iperbole quando la verità "si mette il vestito da sera" ma il fatto in se sussiste
La menzogna è che il gioco "insegni" ad abusare sessualmente di qualcuno, il che oltre a essere falso è soprattutto ridicolo :asd:
Spero di parlare anche con l'autore dell'articolo, prima o poi. Voglio capire per quale motivo scegliere di mentire, o scrivere senza sapere nulla di quello di cui si sta parlando.
Purtroppo mi rendo anche conto di giocare "fuori casa"; e oltretutto sto contestando la serietà di un articolo pubblicato su questo sito, quindi non mi aspetto nulla di buono. Ma non riesco ad accettare l'ignoranza colpevole, ecco perché mi sono lanciato in queste considerazioni.
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Iggy1982
La menzogna è che il gioco "insegni" ad abusare sessualmente di qualcuno, il che oltre a essere falso è soprattutto ridicolo :asd:
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Si ma non per questo mi devi focalizzare l'attenzione su un probabile eccesso del redattore evitando le altre ragioni.
Questo è un metodo di argomentare che va bene solo da Bruno Vespa :asd:
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ezechiele
Probabilmente quelle associazioni ti ricorderebbero il loro diritto a manifestare liberamente il loro pensiero esattamente come il diritto di pubblicare un pessimo videogioco.
La differenza è fondamentale: un videogioco che ti mette nei panni - per esempio - di un malavitoso, non giustifica i reati che il giocatore andrà probabilmente a commettere. Nel caso di tali associazioni invece è ben differente, poiché nelle intenzioni si difenderebbe un reato, pergiunta bestiale.
Tuttavia, perché tali associazioni sarebbero ancora in piedi?
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ezechiele
Forse oltre alla liceità di un comportamento si dovrebbe introdurre la categoria mentale della sua opportunità senza cadere nel moralismo :dunno:
Spiegami meglio questo punto, credo di non averlo afferrato fino in fondo e non vorrei rispondere a sproposito.
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Iggy1982
La differenza è fondamentale: un videogioco che ti mette nei panni - per esempio - di un malavitoso, non giustifica i reati che il giocatore andrà probabilmente a commettere. Nel caso di tali associazioni invece è ben differente, poiché nelle intenzioni si difenderebbe un reato, pergiunta bestiale.
Tuttavia, perché tali associazioni sarebbero ancora in piedi?
Le associazioni stanno in piedi perchè a mio parere non istigano a commettere reati di pedofilia ma la tratteggiano con connotazioni positive al massimo sarebbero passibili di apologia di reato allo stesso modo del videogioco che rende un'azione come lo stupro divertente non dice a nessuno uscite e andate a stuprare ma ...in qualche modo ammicca e induce a
Svalutare il fenomeno
svalutare le vittime
mettere in burla episodi abbastanza riprovevoli della nostra storia e il pensiero va al massacro del circe o all'omicidio della 14 enne Valentina Maiorano e della madre (avvenuti con modalità di adescamento simili a quelli proposti nel videogioco)
http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_del_Circeo
http://www.repubblica.it/2005/e/sezi...d/funeind.html
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Iggy1982
Spiegami meglio questo punto, credo di non averlo afferrato fino in fondo e non vorrei rispondere a sproposito.
Io volevo solo dire che senza usare il termine autocensura (già sento i tuoi brividi si da qui :asd: ) si dovrebbe avere la responsabilità di capire che quantunque un comportamento non ricada in una fattispecie giuridica non può essere considerato l'unico parametro del porlo in essere
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ezechiele
Si ma non per questo mi devi focalizzare l'attenzione su un probabile eccesso del redattore evitando le altre ragioni.
Questo è un metodo di argomentare che va bene solo da Bruno Vespa :asd:
Quali ragioni scusa? L'articolo non è solo evidentemente impreciso (l'autore nemmeno conosce l'inglese, vista la sua fantasiosa traduzione di "RapeLay"), non solo dichiara assurdità (il gioco insegna a molestare? Ma cos'è, un corso di aggiornamento per violentatori?), ma alla fine chiede di mobilitarsi "in tanti e con forza" per cercare di bandire prodotti "diseducativi e pericolosi", ignorando la caterva di cattivi esempi con cui tutti i giorni ci si intrattiene davanti alla TV. Solo che la notizia è fresca, e la leva dell'indignazione pubblica calda. Fra due giorni, quelle settemila persone si saranno dimenticate del problema che tanto sembra distruggerle, e torneranno alla vita di tutti i giorni senza pensarci più.
Quanti di quei settemila hanno mai fatto qualcosa di concreto per il problema, con interessamenti, donazioni, partecipazioni a eventi? E' sempre la solita storia, la facilità di un click genera numeri impressionanti, ma l'interesse vero rispetto ai problemi è in realtà molto basso.
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ezechiele
...il pensiero va al massacro del circe o all'omicidio della 14 enne Valentina Maiorano e della madre (avvenuti con modalità di adescamento simili a quelli proposti nel videogioco)
Pensa, poco tempo fa hanno trasmesso in TV una fiction dedicata a Totò Riina, che ha registrato ascolti record. E - pensa un po' - è stata umanizzata la figura di uno spietato criminale, con scene commoventi ispirate alla sua infanzia difficile. Ma allora tutto andò bene, e non settemila ma qualche milione di persone si fece una bella scorpacciata di cattivi esempi.
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Non è un buon motivo per perseverare
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Io non ho mai giocato ai videogiochi.
Dico solo che i videogiochi li giocano principalmente i ragazzini.
Se un videogame ha come soggetto lo stupro allora:
- non è oggettivamente adatto a dei ragazzini e direi nemmeno a nessuno, perchè, a differenza del cinema dove uno è solo spettatore, il videogame implica comunque una partecipazione.
- se i creatori di videogame ricorrono a questi soggetti sono intanto privi di vere idee divertenti e innovative e inoltre fanno leva sui più bassi istinti umani rafforzati dalle tempeste ormonali degli adolescenti.
Che compreranno (o scaricheranno...comunque utilizzeranno) il videogioco
Torno a giocare a flipper
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ezechiele
Non è un buon motivo per perseverare
Eppure è roba di pochi mesi fa... E' comodo, si fa presto a ripulirsi la coscienza con un laconico "non è un buon motivo per perseverare" (non parlo di te nello specifico, magari nemmeno hai visto la suddetta fiction; uso la tua frase in un contesto generalizzato).
Come al solito l'indignazione si rivela essere la solita moneta facilmente spendibile, con la quale si pensa forse di comprarsi qualche metro quadrato di paradiso in comode rate casuali.
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semplificatore
a differenza del cinema dove uno è solo spettatore, il videogame implica comunque una partecipazione.
Eccola, LA frase... il Mostro dell'Interattività del quale ho parlato nel primo messaggio... Puntuale come sempre :sisi:
Quindi il tutto si riduce al fatto che se un attore finge di partecipare va bene, lo spettatore osserva soltanto e l'attore lo fa per il piacere del pubblico, in fondo. Se un giocatore finge di partecipare, invece, è da condannare perché lo fa solo per sé stesso. Suona così, no?
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Iggy1982
Eppure è roba di pochi mesi fa... E' comodo, si fa presto a ripulirsi la coscienza con un laconico "non è un buon motivo per perseverare" (non parlo di te nello specifico, magari nemmeno hai visto la suddetta fiction; uso la tua frase in un contesto generalizzato).
Come al solito l'indignazione si rivela essere la solita moneta facilmente spendibile, con la quale si pensa forse di comprarsi qualche metro quadrato di paradiso in comode rate casuali.
No si fa meno presto di quello che immagini se si decide che a quella frase seguiranno delle prese di posizione o la volontà di informarsi quanto meno.
Se invece sono solo parole al vento amen
No non ho visto la fiction
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Iggy1982
Eccola, LA frase... il Mostro dell'Interattività del quale ho parlato nel primo messaggio... Puntuale come sempre :sisi:
Ma quale "mostro dell'interattività"? Stiamo parlando su un forum in internet!!!
Non ho parlato di condannare il giocatore.
Qui si tratta degli effetti sul giocatore.
Un film inizia e finisce. Ha una storia uno svoglimento, è "rotondo"
Un videogame lo si usa come passatamempo, anche molte molte volte.
Ci vorrebbe uno psicologo (:asd:) per spiegare quanto il videogioco entri piano piano "dentro" al cervello del giocatore...
Se il videogioco è buono allora anche gli eventuali effetti saranno buoni.
Se il videogioco è cattivo bè....allora gli effetti potrebbero essere deleteri. Specie ovviamente se il giocatore ha già problemi suoi e se è predisposto a problematiche mentali.
Ma guardala più da lontano: Se siamo arrivati a produrre videgiochi il cui soggetto è uno stupro secondo me siamo davvero alla frutta.
E comunque i videogames mi hanno sempre tremendamente e mortalmente annoiato.
Ho giocato a Pac-man ben una volta in vita mia.
Ho giocato a Moto qualche volta ma uscivo sempre di strada.
Però ho giocato tanto a flipper quando aspettavo la corriera a Urbino...uno si sfoga fisicamente e dopo è più felice.
ho detto
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semplificatore
Ci vorrebbe uno psicologo (:asd:) per spiegare quanto il videogioco entri piano piano "dentro" al cervello del giocatore...
Se il videogioco è buono allora anche gli eventuali effetti saranno buoni.
Se il videogioco è cattivo bè....allora gli effetti potrebbero essere deleteri.
Eppure nonostante la disarmante complessità di questa tua equazione (quel nick non lo hai scelto a caso :asd:), la stessa comunità di psicologi si produce in pareri perfettamente contrastanti. Per esempio, c'è chi sostiene che la violenza simulata abbia una funzione catartica e quindi effetti positivi sulla persona.
Io ti posso dire che nonostante mi sia prodigato nelle più atroci nefandezze in ambito videoludico, sono un ragazzo a posto e a modo :asd: Chi dimostra aggressività invece, se videogiocatore è vittima della violenza dei videogiochi, altrimenti si trova qualche altro motivo. Ma ripeto, se si scopre che prima di aver commesso qualcosa di grave giocava ai videogiochi, beh... allora i giornalisti hanno già trovato i colpevoli da mettere alla gogna. Facile. Forti della solita dose di servizi preconfezionati e pronti da riutilizzare, che tanto la gente ha la memoria corta e non se ne accorge. Al più clicca su un bottone trovato sul web e si indigna con compostezza.
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Iggy1982
Eppure nonostante la disarmante complessità di questa tua equazione (quel nick non lo hai scelto a caso :asd:), la stessa comunità di psicologi si produce in pareri perfettamente contrastanti. Per esempio, c'è chi sostiene che la violenza simulata abbia una funzione catartica e quindi effetti positivi sulla persona.
Sono in parte d'accordo però nel mondo fisico.
"Semplificando" molto, ritengo che da quando i bambini non giocano più a indiani e cowboy e guardie e ladri con il bang bang simulato esclamando "sei morto bastardo" e l'altro "aaahhh muoio" accasciandosi a terra, per poi andare a fare merenda insieme, ma - al contrario - invece di sudare giocando "live" si prodigano in sfide digitali, ebbene gli stessi bimbi da grandi poi qualche disfunzione la presentano e tendono a diventare drogati ed assassini (sempre "semplificando" ma ci siam capiti).
Constatato con l'osservazione quotidiana (e non con qualche pubblicazione copiata all'estero, come fanno troppi prof universitari).
Questo non è un fatto isolato, ma va di pari passo con molte cose, ad esempio:
- invivibilità delle città: ormai è sempre più difficile per i bambini giocare tranquilli in strada
- eccesso di psicologi che vogliono dire la loro sui bambini (e signori non sto scherzando); e giù a scriver libri e poi le maestre son spinte a comprarli e giù a mettere in pratica ste teorie sui bimbi che son rincoglioniti
- eccesso di prudenza: basta con gli asili nido tutti azzurrini celestini verdini..perchè le suddette teorie psicologiche vogliono così..io fornisco gli asili nido e le scuole materne, tante volte mi chiedono arredi "dai colori rilassanti" maccheccazzo vuoi che si rilassino i bambini di tre anni!!! i bambini DEVONO spaccare tutto!!!! Poi Dio ha inventato la gag del pappa + sonno ed ecco che si tranquillizzano
- assoluta mancanza di fantasia dei genitori che invece di "inventar stupidaggini" da fare coi propri figli preferiscono metterli davanti al computer "così stan buoni"....
ho dettissimo e mangio vivo chi mi contraddice che è così!!! :asd:
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Iggy era mia intenzione darti una reputazione positiva, ma devo aver sbagliato qualcosa...
Un lapsus? un inconscio bigottismo?
Non credo,ho apprezzato molto lo spirito del tuo intervento. E condivido in pieno il tuo fastidio verso certi personaggi buoni solo ad allinearsi al buonismo, alla moralità falsa e al buon senso comune. :Bleah:
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curumullo
Iggy era mia intenzione darti una reputazione positiva, ma devo aver sbagliato qualcosa...
Un lapsus? un inconscio bigottismo?
Non credo,ho apprezzato molto lo spirito del tuo intervento. E condivido in pieno il tuo fastidio verso certi personaggi buoni solo ad allinearsi al buonismo, alla moralità falsa e al buon senso comune. :Bleah:
Allora se è così ritiro quanto ho scritto. Essendo questo un argomento particolare e la mia posizione molto probabilmente impopolare, non avrei mai pensato che una reputazione negativa arrivasse per errore. oltretutto non ho letto alcuna motivazione accanto alla reputazione, quindi ho pensato a un gesto un po' "leggero" e semplice.
Cancello il messaggio che ti riguarda, e ti ringrazio se non altro per l'intenzione di reputazione :ihih:
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Originalmente inviato da
Iggy1982
Allora se è così ritiro quanto ho scritto. Essendo questo un argomento particolare e la mia posizione molto probabilmente impopolare, non avrei mai pensato che una reputazione negativa arrivasse per errore. oltretutto non ho letto alcuna motivazione accanto alla reputazione, quindi ho pensato a un gesto un po' "leggero" e semplice.
Cancello il messaggio che ti riguarda, e ti ringrazio se non altro per l'intenzione di reputazione :ihih:
Ma forse che il quadratino è grigio? :dunno:
Perchè se così la reputazione che ti ha dato è positiva ma non conta perchè i messaggi dell'utente sono ancora troppo pochi e ti appare in questa forma invece che verde
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ezechiele
Io volevo solo dire che senza usare il termine autocensura (già sento i tuoi brividi si da qui :asd: ) si dovrebbe avere la responsabilità di capire che quantunque un comportamento non ricada in una fattispecie giuridica non può essere considerato l'unico parametro del porlo in essere
:lode::lode::lode:
aggiungo che questo è il territorio sfuggente, impervio ed ineludibile in cui bisogna necessariamente inoltrarsi ogni volta che l' oggetto di discussione assuma una valenza di tipo Etico (e l'Etica non è notoriamente una scienza esatta), e che rappresenta la pietra di inciampo sia di chi vuol sorvolare sulle iplicazioni etiche dei propri principi astratti (che potrebbe peraltro non fare una piega), sia di chi, nel richiamarsi a tali implicazioni, si trova improvvisamente sprovvisto di argomentazioni forti e stringenti e si espone al rischio di una generica accusa di moralismo...
Rietengo comunque che si possa cercare una specie di riduzione empirica del problema:
1) esiste il ragionevole dubbio che il videogioco in questione possa distorcere la percezione della tematica della violenza sessuale presso il pubblico a cui si rivolge, anche senza necessariamente spingere all'"atto" violento nella sfera della realtà;
2) la continua equiparazione che fa iggy tra film ed altre forme d'arte da un lato e videogiochi dall'altro, è speciosa: cambiano le finalità della narrazione o dello sfondo narrativo, le finalità della fruizione, l'approccio di fruizione (passivo\attivo), i fruitori, la consapevolezza dei fruitori della dimensione interpretativa che sempre è chiamata in causa quando si è di fronte ad una narrazione(mi aspetto di dover interpretare la comunicazione di un film o un quadro; non necessariamente quella di un videogioco);
3) le modalità di identificazione in un videogioco sono ad un tempo meno complesse (devo identificarmi col carnefice nella finzione del gioco per poter vincere) e più ambigue (il carnefice fa delle cose poco carine, ma non ne conosco le motivazioni: proietto le mie) rispetto a quella di un'opera d'arte(dove c'è racconto e possibilita di identificazioni multiple);
già solo per questi motivi, è lecito interrogarsi sull'opportunità di un gioco simile...
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
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crimson981
già solo per questi motivi, è lecito interrogarsi sull'opportunità di un gioco simile...
Se con il concetto di "riduzione empirica" si intende giustificare non solo una non scientificità di indagine (ovviamente impossibile da attuarsi in tale contesto), ma anche e soprattutto una logica che non accetti analogie, allora non c'è discussione alcuna: si contrapporrebbero posizioni manicheistiche che di fatto annichilirebbero ogni tentativo di sviluppare la questione.
E' proprio quando ci si scontra in campo etico che è necessario trovare punti di incontro in quelli che possono essere i sentimenti comuni, verso concetti analoghi a quelli discussi ma caratterizzati - in questo caso - da un medium differente. Diversamente saremmo privi di una linea guida che aiuti a tenere ordine in questa brodaglia di sentimenti confusi e distratti.
Il problema fondamentale non pare essere universalmente identificato nel timore che l'utente possa essere danneggiato dal materiale contenuto nel videogioco, poiché la realtà dice che non vi è un punto di incontro in seno alla comunità di psicologi, ma come al solito uno scontro paradigmatico dal quale nessuno esce vincitore né vinto.
E allora, dove può essere il nostro punto di incontro? Nell'analogia.
La passività e l'interattività sono i concetti chiave della discussione, a mio modo di vedere le cose. Altrimenti non mi potrei mai capacitare di come la scena di una Bellucci violentata a sangue durante un rapporto anale in un sottopassaggio - da spettatore in un cinema - possa risultare meno fastidiosa (anzi, molti direbbero pergiunta "intrigante") di una scena di violenza proposta attraverso qualunque altro canale.
E' la dicotomia passivo/interattivo che crea confusione, e di questo io mi domando il motivo. L'ho fatto dal principio, e tuttora non è arrivata una risposta convincente. Un timido tentativo è arrivato dal tuo secondo punto, nel quale tuttavia non è chiaro come influirebbe negativamente l'approccio alla fruizione.
Nel terzo punto, poi, c'è una considerazione intellettualmente disonesta: hai cercato di stabilire cosa è arte e cosa invece non lo sarebbe (il che è già a suo modo discutibile, ma comunque accettabile in un'ottica di personalissima opinione), tacciando il mondo dei videogiochi di una povertà concettuale e interpretativa che potrei smentire facilmente, se solo tu fossi disposto a passare qualche giornata per conoscere qualche titolo di indubbia profondità narrativa, interpretativa ed emotiva, oltre che tecnica.
Riguardo invece il tuo primo punto (last and even least - mi permetto una stilettata anche in lingua straniera), il "ragionevole dubbio" di cui parli nasconde un'altra faccia della medaglia: la ragionevole possibilità che invece possa essere tutto il contrario. E qui torniamo allo scontro paradigmatico di cui sopra.
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Iggy1982
E allora, dove può essere il nostro punto di incontro? Nell'analogia.
La passività e l'interattività sono i concetti chiave della discussione, a mio modo di vedere le cose. Altrimenti non mi potrei mai capacitare di come la scena di una Bellucci violentata a sangue durante un rapporto anale in un sottopassaggio - da spettatore in un cinema - possa risultare meno fastidiosa (anzi, molti direbbero pergiunta "intrigante") di una scena di violenza proposta attraverso qualunque altro canale.
E' la dicotomia passivo/interattivo che crea confusione, e di questo io mi domando il motivo. L'ho fatto dal principio, e tuttora non è arrivata una risposta convincente. Un timido tentativo è arrivato dal tuo secondo punto, nel quale tuttavia non è chiaro come influirebbe negativamente l'approccio alla fruizione.
Allora, provo ad inserirmi in questa interessante discussione.
Innanzitutto, cioò che, a mio parere ha crato il caso, è stato il momento in cui questa notizia è balzata agli onori delle cronache: negli ultimi tempi siamo bombardati quasi ogni giorno da notizie riguardanti violenze, stupri, molestie, e questo crea paura, esasperazione e diffidenza (su cui poi marciano i politici, ma questa è un'altra storia!). La notizia di un simile vg è quasi la ciliegina sulla torta.
Invece, per quanto riguarda la dicotomia passivo/interattivo, io penso che assistere ad una scena cinematografica come quella della Bellucci, sia molto più fastidioso perchè, assistendovi al cinema da spettatore, non ci si può fare nulla, e ci si deve limitare a guardare, sperimentando un vissuto di impotenza; invece, giocando a questo videogame, la situazione si ribalta: è vero che si assume un ruolo cattivo e abietto, però si tratta di un ruolo attivo, in cui si è padroni della situazione e se ne ha il controllo. Quando sei al cinema, davanti una scena, non puoi fare altro che guardarla, e aspettare che evolva e si concluda, magari in un modo che non ti piacerà, perchè non sei il regista del film: insomma, sei in balia del suo gioco. Invece, nel videogame, puoi decidere quando vuoi se fermarti e quindi spegnere tutto e fare altro: ribadendo il concetto, hai un potere, che è quello di controllare la situazione.
Riguardo, invece, il paragone tra sette pedofile che fanno pubblicità a questo reato e il vg in questione, ritengo che la differenza risieda nel fatto che tali sette operano nella realtà, mentre il vg è sì realtà, ma virtuale. Per questo per tali sette si può configurare il reato di apologia di reato, perchè esse difendono la pedofilia, la esaltano come qualcosa di bello, di giusto, sostenendo il "sacrosanto" diritto ad assumere simili comportamenti. Invece, il vg non fa nulla di tutto ciò: è vero che ti affibbia la parte del violentatore, ma parte comunque dal presupposto che questo è un crimine (e forse è proprio questo che può attrarre i giocatori, un po' come quel vg in cui per vincere devi investire la gente in auto).
Se poi uno decide di fare il grande passo da realtà virtuale a realtà vera e propria, questo è un altro paio di maniche. Innanzitutto vorrei sapere in quanti si siano trasformati in novelli Jeffrey Dahmer dopo aver giocato a vg più o meno violenti, in quanti si siano arruolati nell'esercito dopo aver preso parte a vg che simulano situazioni di guerra, etc.
Inoltre, entrerebbero in gioco fattori personali, ambientali, sociali, culturali. Insomma, un ventaglio amplissimo di possibilità.
Ciò non toglie che, se mi trovassi davanti ad una persona che esalta questo particolare vg, in quanto donna mi inca..erei non poco!
Spero di essermi spiegata!
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semplificatore
Dico solo che i videogiochi li giocano principalmente i ragazzini.
Se un videogame ha come soggetto lo stupro allora:
- non è oggettivamente adatto a dei ragazzini e direi nemmeno a nessuno, perchè, a differenza del cinema dove uno è solo spettatore, il videogame implica comunque una partecipazione.
...Credo siano punti di vista.C'è chi va al cinema e dorme,chi si lascia trasportare,chi si immedesima nel personaggio e quindi è coinvolto dalla rappresentazione.O per partecipazione si intende solo la simulazione?
A voi non turbano scene forti?Mi direte è solo finzione....pure i videogiochi,no?
Io penso che il fine ultimo di un videogiocatore sia quello di divertirsi,distrarsi;staccare per qualche ora la mente!se cerco insegnamenti vado ovviamente altrove.Un gioco lo prendo per quello che è.
Il punto però è un altro a mio avviso:che differenza c'è tra un gioco che emula una guerra,ad esempio,e uno di stupro?Cioè,non si dovrebbe provare indignazione dinanzi ad entrambi?Che c'è da esaltarsi se ammazzi un uomo o violenti una ragazza?
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Premessa, non ritengo del tutto infondato il tuo ragionamento, nè pretendo di poter dimostrare che un videogioco come quello in questione sia necessariamente dannoso, o necessariamente più dannoso, per esempio, di una puntata di "porta a porta" :asd:...intendevo solo dire che 1) esistono delle specificità che distinguono il videogioco da altre cose; 2) è lecito interrogarsi su possibili effetti di queste specificità; 3)anche laddove tali effetti non possano essere dimostrati, si pone un problema etico legato alla circostanza di non poterli escludere (e poi, molto personalmente: 4- mi pare lecito lasciare il diritto di criticare un videogioco anche solo perchè "di cattivo gusto"). Mi pare di capire a questo punto, che mi chiedi di spiegarmi meglio circa la specificità dei videogiochi che io ravviso, e che li rende per me, non assimilabili ad un film. Ok, ci proverò, però il discorso è complesso, e chiedo venia per le necessarie semplificazioni...
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Iggy1982
Se con il concetto di "riduzione empirica" si intende giustificare non solo una non scientificità di indagine (ovviamente impossibile da attuarsi in tale contesto), ma anche e soprattutto una logica che non accetti analogie, allora non c'è discussione alcuna: si contrapporrebbero posizioni manicheistiche che di fatto annichilirebbero ogni tentativo di sviluppare la questione.
E' proprio quando ci si scontra in campo etico che è necessario trovare punti di incontro in quelli che possono essere i sentimenti comuni, verso concetti analoghi a quelli discussi ma caratterizzati - in questo caso - da un medium differente. Diversamente saremmo privi di una linea guida che aiuti a tenere ordine in questa brodaglia di sentimenti confusi e distratti.
Tutto giusto, ma io non contesto il ricorso generico ad un discorso di tipo analogico, contesto l'analogia specifica che fai tu.
La specificità di un videogame, in maniera più stringente di un gioco qualsiasi, rispetto ad un racconto (film, romanzo, o altro) è che la componente narrativa (per quanto ben sviluppata) è di contorno al sistema di regole, di istruzioni, di azioni prescritte, che definisce nel suo insieme la dinamica e lo scopo del gioco stesso. Un gioco è prima di tutto un fatto formale, un sistema simbolico che definisce un risultato atteso e una serie di passi per raggiungerlo, in sostanza un algoritmo. Lo scopo del gioco, è in linea di massima vincere, o comunque mettere alla prova le proprie abilità all'interno delle possibilità di manovra che il sistema formale del gioco mi fornisce. Giocare ad un gioco significa accettarne le regole, ed essere vincolato a compiere quelle azioni che sono definite valide al suo interno; se questa accettazione non c'è non sussiste la possibilità di giocare. Inoltre una volta data tale adesione, il sitema di regole, e le azioni che esso prescrive, non vengono più messi in discussione, anzi, il buon giocatore esegue in maniera abile le mosse richieste dal gioco; esercita sì la sua possibilità di scelta fra linee di condotta alternative, e mantiene un certo margine di creatività (in grado variabile a seconda del gioco), ma sempre all'interno delle azioni e delle regole definite dal sistema formale entro cui si muove. Riassumendo se giochi: compi le azioni previste dal gioco; cerchi di aumentare la tua abilità nel compierle; l'incentivo a compierle è intrinseco alla tua adesione alle regole del gioco; lo scopo intrinseco del gioco, vincere, rende il compimento delle azioni intrinsecamente desiderabile (ovvio, all'interno del gioco, non fuori di esso :asd:, tranquillo..).
Ora c'è il problema della cornice narrativa e\o del significato che l'agente attribuirà alle azioni, regole e scopi definiti dal gioco. Abbiamo visto che da un punto di vista formale, questa componente "semantica" sarebbe del tutto ininfluente, ed in effetti conta poco nei giochi che restano su un elavato grado di astrazione formale (insomma non staremmo a discutere sui movimenti concessi ad una pedina della dama:asd:). Conta invece in maniera diversa, laddove le azioni e gli scopi del gioco, sono "antropicamente" significativi, ossia dotati di senso umano; costituiscono cioè un sistema di significati che intereagisce con valori, credenze, aspettative, norme sociali, ecc dell'individuo che gioca. Anche in questo caso in realtà, tale componente, che riassumendo (e approssimando) possiamo definire "narrativa", è assolutamente superflua ai fini degli scopi intrinseci del gioco(fare le mosse giuste tra quelle possibili, auspicabili in rapporto al risultato atteso, indipendentemente dalla fattispecie in cui consistono). E tuttavia si stabilisce una sorta di corrispondenza tra due codici, una sovrapposizione perfetta tra due sistemi simbolici diversi, la connessione tra il piano formale (accelera, schiva, colpisci, controlla che l'ostacolo sia eluso) e il piano semantico (a tutto gas, scansa la pattuglia, investi-uccidi, sangue: è morto) [ps, notare che a GTA ci gioco anch'io:asd:], un piano semantico ed uno formale, dicevo, in cui il secondo occulta il primo: è del codice "semantizzato" che il giocatore si serve per intelligere la dinamica del gioco, è all'interno di questo linguaggio e dei suoi significati che il giocatore si muove e che il gioco ha luogo. Si realizza così una speciè di corto circuito, per cui il giocatore, per poter giocare, deve accettare momentaneamente, insieme alle regole formali del gioco, di "stare" anche alle sue regole semantiche: banalmente, se giochi all'assassino, momentaneamente, "fai" l'asassino (sempre in maniera fittizia ed "irrealistica", ok, ma lo fai, secondo quanto ti prescrive la logica intrinseca del gioco; nei modi e coi significati che esso consente). Il punto importante è che questa assimilazione di ruolo, questa identificazione temporanea, è implicita, necessaria, immediata, intrinseca. Dannosa? Non lo so, e comunque su questo torneremo dopo.
Ed eccoci alla differenza tra videogiocare e altre cose (guardare film, ascoltare storie, andare per mostre e quant'altro). Nessuna di queste cose (non essendo un "gioco") chiede l'adesione im-mediata ad un sistema formale che racchiude azioni, significati, scopi, fissati a priori. Guardando un film non sono vincolato ad assumere un unico punto di vista (nell'esempio che citi di continuo dello stupro della bellucci, magari guardando insieme la stessa scena, la tua ragazza si immedesimerebbe nella vittima, e tu nel carnefice; molto più probabilmente sia tu che lei evocherete l'esperienza di entrambi in una sorta di andirivieni identificativo tra vittima e carnefice). In un film non "vinco" se assumo una deteerminata prospettiva, la logica dello scopo e dell'incentivazione propria del gioco è estranea a quest'altra forma espressiva. E' possibile che il film voglia veicolarmi un messaggio preciso, indurmi a pensare certe cose, a provare determinate emozioni, ma io lo so, e mi predispongo all'interpretazione. Decido, quantomeno ci provo, cosa accetto e cosa no, si sviluppa una dialettica (in parte anche inconscia) tra i significati (e valori) della comunicazione che ricevo e i miei pregressi. Questa operazione è possibile anche in un videogioco, certo, ma è un di più: ai fini del gioco tale dialettica è assolutamente ininfluente: anzi può darsi che essa possa inficiare il rendimento se intralcia con l'immediata accettazione e comprensione dell'universo semantico del gioco. Idealmente, nel gioco l'interpretazione è primariamente strumentale, serve solo ad orientarmi nel sistema di regole che lo governano, ad acquisire le informazioni sul suo funzionamento; nel cinema, nell'arte, nella comunicazione quotidiana, l'interpretazione è dialettica, prelude alla formulazione di un significato che non è dato a priori, e a cui non sono "costretto" (un significato che entrerà sicuramente a far parte della mia vita emotiva-cognitiva: in questo senso l'arte resta pur sempre potenzialmente più pericolosa di qualsiasi videogioco, per fortuna:asd:).
Insomma, basta a spiegare perchè non accetto la tua analogia? Ora cerco di rispondere sul tema del "possibile danno"...
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Iggy1982
Il problema fondamentale non pare essere universalmente identificato nel timore che l'utente possa essere danneggiato dal materiale contenuto nel videogioco, poiché la realtà dice che non vi è un punto di incontro in seno alla comunità di psicologi, ma come al solito uno scontro paradigmatico dal quale nessuno esce vincitore né vinto.
E allora, dove può essere il nostro punto di incontro? Nell'analogia.
La passività e l'interattività sono i concetti chiave della discussione, a mio modo di vedere le cose. Altrimenti non mi potrei mai capacitare di come la scena di una Bellucci violentata a sangue durante un rapporto anale in un sottopassaggio - da spettatore in un cinema - possa risultare meno fastidiosa (anzi, molti direbbero pergiunta "intrigante") di una scena di violenza proposta attraverso qualunque altro canale.
su questo pià o meno, mi pare di aver detto sopra (puntualizzo solo che il problema non è se qualcosa sia fastidioso o intrigante, ma se possa nuocere)
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Iggy1982
E' la dicotomia passivo/interattivo che crea confusione, e di questo io mi domando il motivo. L'ho fatto dal principio, e tuttora non è arrivata una risposta convincente. Un timido tentativo è arrivato dal tuo secondo punto, nel quale tuttavia non è chiaro come influirebbe negativamente l'approccio alla fruizione.
Da quanto detto finora io traggo le seguenti conclusioni:
1) il procedimento di accettazione delle regole, dei significati, dei ruoli è molto più immediato ed automatico nel caso dei videogiochi che negli altri casi.
2) il fatto che nei videogiochi si "faccia qualcosa" e ci sia la possibilità di vincere, non fa che rinforzare questa tendenza all'assimilazione intrinseca delle regole e dei significati del gioco; l'attività (orientata ad uno scopo) non è secondo me il fattore primario; agisce in seconda battuta, nell'agevolare
la limitazione della funzione interpretativa (al suo carattere strumentale), e nel rafforzare l'automatismo dei meccanismi identificativi (spogliandoli al contempo da ogni remora "morale" e di ogni interrogazione sul senso di tale identificazione). Come vedi si rovescia quasi il senso del discorso sull'interattività che hai fatto tu;
3) Questa assimilazione di regole e significati è transitoria, legata all'attività, e credo nella massima parte dei casi innocua. Ma qui entra il gioco il problema: "quali fruitori?". C'è differenza tra un ragazzino 12enne che gioca allo stupratore e iggy? E' possibile che la ripetuta identificazione (automatica, non ragionata, non scelta, non metabolizzata) modelli negativi interagisca sulla formazione dei modelli interni di riferimento del bambino-adolescente (non è solo un problema di ragazzi che potrebbero commettere reati, magari l'effetto può limitarsi a disturbi di carattere emotivo)? Secondo me potrebbe essere, tutto qui.
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Originalmente inviato da
Iggy1982
Nel terzo punto, poi, c'è una considerazione intellettualmente disonesta: hai cercato di stabilire cosa è arte e cosa invece non lo sarebbe (il che è già a suo modo discutibile, ma comunque accettabile in un'ottica di personalissima opinione), tacciando il mondo dei videogiochi di una povertà concettuale e interpretativa che potrei smentire facilmente, se solo tu fossi disposto a passare qualche giornata per conoscere qualche titolo di indubbia profondità narrativa, interpretativa ed emotiva, oltre che tecnica.
come detto su, il problema della componente narrativa del videogioco consiste nel fatto che viene "recepita in blocco", per il meccanismo di adesione alla regola del gioco. E poi io non ho generalizzato, anzi nessuno l'ha fatto finora. Si parlava di un gioco in cui la narrazione consiste nel trionfo del bravo stupratore, ricordi?
Sul fatto di cosa sia l'arte lasciamo perdere...( così, giusto come spunto bonario...credo che soggettivamente tutto può essere arte come può non esserlo...quindi il tema rimanda anche al problema di come gli uomini giungono a definire dei transitori accordi comuni su determinate questioni...ancora oggi non sono definiti ufficialmente come "Arte" i dribling di Maradona; credo che potrò permettermi di non annoverare i videogiochi fra le massime espressioni del genere umano ancora per molto tempo:asd:)
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Iggy1982
Riguardo invece il tuo primo punto (last and even least - mi permetto una stilettata anche in lingua straniera), il "ragionevole dubbio" di cui parli nasconde un'altra faccia della medaglia: la ragionevole possibilità che invece possa essere tutto il contrario. E qui torniamo allo scontro paradigmatico di cui sopra.
io sono pieno di ragionevoli dubi, iggy....
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Zingarella85
...Credo siano punti di vista.C'è chi va al cinema e dorme,chi si lascia trasportare,chi si immedesima nel personaggio e quindi è coinvolto dalla rappresentazione.O per partecipazione si intende solo la simulazione?
A voi non turbano scene forti?Mi direte è solo finzione....pure i videogiochi,no?
Io penso che il fine ultimo di un videogiocatore sia quello di divertirsi,distrarsi;staccare per qualche ora la mente!se cerco insegnamenti vado ovviamente altrove.Un gioco lo prendo per quello che è.
Il punto però è un altro a mio avviso:che differenza c'è tra un gioco che emula una guerra,ad esempio,e uno di stupro?Cioè,non si dovrebbe provare indignazione dinanzi ad entrambi?Che c'è da esaltarsi se ammazzi un uomo o violenti una ragazza?
...una possibile differenza è che i bambini da sempre giocano alla guerra, imparando a vivere e convivere con i propri istinti aggressivi e magari preparandosi all'eventualità di dover fare a botte o combattere una guerra davvero (possibile funzione evolutiva di questo tipo di gioco?)...il gioco dello stupro mi è nuovo - almeno realizzato in forme esplicite, e avallato dal mondo adulto, rappresentato da chi produce o vende il gioco, e da chi compra, il papà (o la mamma!!! ps piccolo paradosso, non trovate?)
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
L'ho provato.
Mi sembra semplicemente un gioco agghiacciante, se penso che può andare in mano a ragazzini.
Per adulti può essere un passatempo non agghiacciante ma un po' stupido.
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Originalmente inviato da
crimson981
...una possibile differenza è che i bambini da sempre giocano alla guerra, imparando a vivere e convivere con i propri istinti aggressivi e magari preparandosi all'eventualità di dover fare a botte o combattere una guerra davvero (possibile funzione evolutiva di questo tipo di gioco?)...il gioco dello stupro mi è nuovo - almeno realizzato in forme esplicite, e avallato dal mondo adulto, rappresentato da chi produce o vende il gioco, e da chi compra, il papà (o la mamma!!! ps piccolo paradosso, non trovate?)
..quindi è la novità che spaventa?Cioè non è sempre la stessa violenza lanciare una bomba e far morire degli innocenti e stuprare qualcuno?Entrambe le vittime sono indifese e subiscono l'agire di altri,cosa cambia?Quindi potrebbero proporre un gioco inverso,sul come difendersi dagli stupratori magari ci si prepara all'eventualità di doversi scontrare con un mal intenzionato in futuro.
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LaLaiza73
L'ho provato.
Mi sembra semplicemente un gioco agghiacciante, se penso che può andare in mano a ragazzini.
Come è agghiacciante che un ragazzino si droghi dinanzi ad un televisore guardando di tutto....Tutti allora dovrebbero pensare al messaggio veicolato e come questo poi verrà recepito dai possibili fruitori.
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Prima di tutto una domanda: come mai è scoppiato ora un caso Rapelay? Il videogame esiste da un paio d'anni, se ne è già parlato e straparlato nei forum tematici italiani.
La nascita di un videogioco simile era assolutamente logica. Esistono video giochi hentai di ogni tipo, anche sul tema dello stupro; d'altronde, lo stupro è un elemento centrale e diffusissimo nei fumetti hentai, come in tutta la sessualità nipponica.
Questo significa che in Giappone lo stupro è più diffuso che in occidente, o è più socialmente accettato? Non lo so, e nessuno qua ha portato dati sul fenomeno. Sarebbe interessante verificarlo.
Chi ha visto il film Lost in Traslation, ricorderà la scena della prostituta giapponese che invita Bill Murray a "lappale (strappare) calze". Perchè fingere lo stupro è un must in Giappone.
Cmnq di videogiochi sul genere "ti stupro" ce n'è una barca, solo che Rapelay porta la questione su un piano più forte perchè è strutturato in maniera più attiva, con grafica in soggettiva, e quindi dà maggiore immedesimazione nel personaggio dello stupratore. Come dicevo, è la naturale fusione di 1. videogioco dello stupratore e 2. videogioco in soggettiva ad altissima immedesimazione.
Considerato che tutti i videogiochi moderni, una volta disponibili macchine con hardware sufficienti allo scopo, si sono evoluti verso la soggettiva, era naturale che lo facessero anche i videogiochi di stupro.
Ma la questione più importante è che Rapelay è un videogioco pornografico, ovvero vietato ai minori. L'eventuale responsabilità della sua fruizione da parte di minori è responsabilità della scarsa vigilanza dei genitori, e non della casa produttrice Illusion. In rete è facile reperire film pornografici sullo stupro (alcuni dei più celebri sono italiani, si veda la serie di Concetta Licata con Selen), video sul genere anche in streaming, fumetti di stupro, racconti erotici sull'argomento stupro. Di nuovo, se dei minori hanno accesso a questo materiale - come a qualsiasi materiale pornografico - è responsabilità dei genitori.
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Crimson, la tua spiegazione è stata molto esaustiva (forse addirittura eccessivamente ridondante, ma se non altro ha il merito di non aver lasciato adito a dubbi sulla tua posizione), e fondamentalmente mi troveresti d'accordo se non venisse naturale una semplice risposta, forse disarmante in replica alla tua massiccia argomentazione: il sistema di regole sotteso a un videogioco non rappresenta una limitazione spaziale/interpretativa subita dall'utente, ma una scelta necessariamente aprioristica che quindi va a soddisfare l'implicito desiderio interpretativo, per quanto eventualmente discutibile.
Abbiamo dunque fatto un passo ulteriore, e ci è pertanto concesso passare alla conseguenza di questo ragionamento: la libertà di scelta è o non è un principio fondamentale e irrinunciabile della nostra società? In che modo la restrizione di una libertà che in alcun modo si identifica in un reato (posta anche la giusta riflessione di Ezechiele in merito) rappresenta un miglioramento (o - nelle intenzioni più probabili - un "mantenimento") degli inevitabilmente approssimativi confini etici odierni? Perché non dimentichiamo che l'etica è una materia che difficilmente troverà pace, essendo figlia delle condizioni socio-politiche del momento; e che quindi parlando di "etica" abbracciamo un periodo piuttosto breve del passato e ancor più breve del futuro.
Un esempio di questo è la castigata espressione di bellezza femminile dei primi anni di televisione, che ha ceduto la scena - da almeno un lustro - a una licenziosità che personalmente trovo assai più fastidiosa (Belen in mutandine e reggiseno su un palco in prima serata? Ma perché? E pensare che cinquant'anni fa avrebbero chiuso una emittente per una cosa del genere, dopo uno scandalo mondiale) poiché subita senza che vi sia una scelta a priori. Io posso scegliere di vedere scherzi fatti a personaggi famosi (nella nota trasmissione Scherzi a Parte), ma come faccio a prevedere che tale contenitore ospiti parentesi che nulla hanno a che vedere con il prodotto del quale decido di usufruire come spettatore?
Quando acquisto un videogioco, invece, mi è ben chiaro cosa comparirà all'interno, e oltretutto esistono diversi sistemi internazionalmente conosciuti di rating (ERSB su tutti), che mettono in allarme i potenziali acquirenti suggerendo i contenuti dei videogiochi in maniera assolutamente esplicita e inequivocabile (Sexual Violence, Crude Humor, Use of Drugs, Cartoon Violence, e moltissimi altri).
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
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Iggy1982
argomentazione: il sistema di regole sotteso a un videogioco non rappresenta una limitazione spaziale/interpretativa subita dall'utente, ma una scelta necessariamente aprioristica che quindi va a soddisfare l'implicito desiderio interpretativo, per quanto eventualmente discutibile.
Io credo che siano valide entrambe le argometazioni l'una fa riferimento all'utente e alle sue potenzialità di sviluppo di strategie all'interno della meccanica definita del gioco (pensieri già pensati per usare uno slogan) ma da due punti di vista differenti del fruitore del gioco e del progettista del software :dunno:
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Trovo interessante il discorso "psicologico" sull'argomento.
Ma credo che un altro punto importante sia il problema della censura.
Io sono contrario a qualsiasi censura. Censurare un videogioco, come per un film, un libro, un articolo vìola la libertà di espressione che credo sia fondamentale a prescindere da quello che uno esprime e da quanto questo possa essere condivisibile.
A questo proposito segnalo che, contrariamente a quanto afferma l'articolo di ops, il gioco non è stato bandito nè negli Usa nè in Inghilterra.
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Mi sa che si continua a perdere di vista l'oggetto principale: lo stupro come idea per un videogioco è già qualcosa di violento di per sè.
Altre chiacchiere mi sembrano superflue.
Ma magari qualche altro parere femminile e psicologico non guasterebbe...
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Beh, da psicologa, ritengo che il problema fondamentale su cui riflettere non sia il principio della libertà di scelta cui faceva riferimento Iggy, nè tantomeno la questione della censura...bensì i possibili (e lo sottolineo) rischi cui va incontro un bambino nel momento in cui si imbatte in un videogioco del genere. Perchè il problema non sussiste nel momento in cui un Iggy, per fare un esempio, si compra il videogioco in questione e ne fa uso: ognuno è padrone della sua sfera di vita privata, e questa libertà va salvaguardata. Il problema lo vedo, invece, se penso ad un bambino che conosce questo videogioco, ci gioca innumerevoli volte, si identifica con la figura dello stupratore, ne assimila il punto di vista, gli atteggiamenti, le emozioni, e all'interno del contesto del videogioco tutto diventa lecito, perchè lo scopo è vincere. Vincere stuprando. E' tutto qui il punto. Forse dimentichiamo che un bambino non possiede una personalità ben strutturata, bensì fragile, in fase di formazione. Forse non ci rendiamo conto di quali conseguenze permanenti possano avere certe esperienze in età evolutiva. E sinceramente, a me non scandalizza che il gioco sia stato ideato e messo sul mercato per carità, la libertà prima di tutto....a me scandalizza, invece, che in una discussione di due pagine quello che è il tema centrale sia stato solo sfiorato, in parte accennato...e ci si perde invece su inutili congetture filosofiche....e addirittura non si capisce la differenza tra un videogioco e un film!! Ma stiamo scherzando? E' triste che ci sia bisogno di spiegarlo, a me la differenza sembra talmente ovvia.....
E inoltre, che il mondo attuale attorno ad un bambino sia denso di mille altri rischi e pericoli (come un film in tv, visto che l'analogia si insiste nel farla), non giustifica il fatto che ci sia bisogno di affollare ulteriormente la schiera di pericoli già esistenti. Il fatto che già ne esistano forse rende lecito di inserirne altri?....ditemelo. Ed è triste pure dover leggere considerazioni tipo "ma tanto ci sono anche i videogiochi in cui ci si ammazza.....non è lo stesso?". Beh, e anche se fosse lo stesso? Questo rende meno grave la circolazione di un prodotto del genere?
Poi possiamo anche parlare, e sarebbe interessante, del tema dello stupro, o meglio ancora del tema del sesso. Un bambino ha consapevolezza di cosa sia l'atto sessuale? Ha conoscenze relative agli organi maschili e femminili? Sa la differenza tra un atto sessuale consapevole e uno stupro? Che idea ha della vittima di uno stupro? Che idea ha sull'argomento, se ne ha una?......
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Riferimento: "MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY", IL GIOCO DELLO STUPRATORE" ...Ma perché,
Citazione:
Originalmente inviato da
Alesxandra
[...]rischi cui va incontro un bambino[...]
[...]se penso ad un bambino[...]
[...]dimentichiamo che un bambino[...]
[...]attorno ad un bambino[...]
[...]Un bambino ha consapevolezza[...]
Hai speso tante parole per una questione che non è mai stata oggetto della discussione.
Il gioco non dedicato ai bambini: è un gioco di stampo pornografico, pertanto - come qualunque materiale pornografico - è destinato a un pubblico aduto.
Il fatto che possa finire in mano a minorenni è tutt'altra questione; ma adesso non venitemi a dire che attraverso qualunque programma peer to peer non si possa trovare di molto peggio, da quando esiste questo sistema di condivisione...