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Condanna penale counselor
PRIMA CONDANNA PENALE PER
ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE
A UN COUNSELOR NON ISCRITTO ALL’ORDINE
La IX sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato un counselor per esercizio abusivo della professione di psicologo.
Ha altresì condannato per concorso lo psicologo con il quale il counselor aveva svolto una psicoterapia nei confronti di un minore......
Ecco il link della sentenza:
http://www.opl.it/Allegati//OPL%20In...20allegare.pdf
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Riferimento: Condanna penale counselor
Evvivaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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Riferimento: Condanna penale counselor
E' una sentenza "forte", dice chiaramente che il counseling deve avere un numero limitato di sedute e se il colloquio è di tipo clinico è abuso di professione. Non si possono fare nemmeno valutazioni simili a diagnosi. Spero che serva da deterrente per chi cerca scorciatoie per fare di fatto lo psicologo.
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Beata ingenuità... :-)
Questa sentenza, come ho già avuto modo di commentare altrove, se non modificata nei futuri gradi di giudizio sarà un vero e proprio boomerang per la categoria degli psicologi.
La sentenza infatti afferma che il counseling di per sé non configura affatto esercizio abusivo della professione di psicologo. Non solo, la Giudice rincara la dose riportando due definizioni di counseling (una della SICo ed una di un libro edito da Ecomind) che avallano tale tesi.
La sentenza dice infatti che l'abuso c'è stato sull'esercizio della psicoterapia.
Peraltro esistono altre sentenze di questo stesso tenore. E' infatti assai probabile che nel secondo grado la sentenza venga ribaltata (perché ciò avvenga al counselor basterebbe trovare un CTP con i controc****). Ormai c'è una giurisprudenza talmente favorevole...
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Citazione:
Beata ingenuità... :-)
Questa sentenza, come ho già avuto modo di commentare altrove, se non modificata nei futuri gradi di giudizio sarà un vero e proprio boomerang per la categoria degli psicologi.
La sentenza infatti afferma che il counseling di per sé non configura affatto esercizio abusivo della professione di psicologo. Non solo, la Giudice rincara la dose riportando due definizioni di counseling (una della SICo ed una di un libro edito da Ecomind) che avallano tale tesi.
La sentenza dice infatti che l'abuso c'è stato sull'esercizio della psicoterapia.
Peraltro esistono altre sentenze di questo stesso tenore. E' infatti assai probabile che nel secondo grado la sentenza venga ribaltata (perché ciò avvenga al counselor basterebbe trovare un CTP con i controc****). Ormai c'è una giurisprudenza talmente favorevole...
Sì, sarà pure beata ingenuità ma arrivati a questo punto la battaglia sul counselling è comunque persa, vediamo di tutelare almeno l'esercizio della psicoterapia...
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Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Beata ingenuità... :-)
Questa sentenza, come ho già avuto modo di commentare altrove, se non modificata nei futuri gradi di giudizio sarà un vero e proprio boomerang per la categoria degli psicologi.
La sentenza infatti afferma che il counseling di per sé non configura affatto esercizio abusivo della professione di psicologo. Non solo, la Giudice rincara la dose riportando due definizioni di counseling (una della SICo ed una di un libro edito da Ecomind) che avallano tale tesi.
La sentenza dice infatti che l'abuso c'è stato sull'esercizio della psicoterapia.
Quoto in pieno Q/Stracci,
è ciò che ho scritto anch'io e altri (la definizione di Counseling) in altro 3D ed è la stessa riportata nella Motivazione della sentenza.
Ciò che ha fatto il "sedicente Counselor" (Corso biennale non specificato) è compiere un abuso vero e proprio, scavandosi la fossa con una "diagnosi" scritta finale. In un caso che era evidentemente inadatto all'intervento di Counseling e il suo non è stato l'intervento di un Counselor, ma di un cialtrone e maldestro studente di Psicologia (all'epoca, oggi laureato in Psicologia, iscritto all'Ordine) che, quindi, doveva sapere benissimo cosa stava facendo e ancor più doveva saperlo lo psicologo-psicoterapeuta che l'ha invitato a farlo, cosa ancor più grave.
Ma questo non c'entra nulla con la professione di Counseling, vera, reale, seria, limitata nel tempo e, soprattutto, etica. Etica come sarebbe dovuto essere altrettanto etico il comportamento dello psicologo-psicoterapeuta, che aveva in carico il problema della famiglia e, soprattutto, del ragazzo.
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Citazione:
Quoto in pieno Q/Stracci, è ciò che ho scritto anch'io e altri (la definizione di Counseling) in altro 3D ed è la stessa riportata nella Motivazione della sentenza. Ciò che ha fatto il "sedicente Counselor" (Corso biennale non specificato) è compiere un abuso vero e proprio, scavandosi la fossa con una "diagnosi" scritta finale. In un caso che era evidentemente inadatto all'intervento di Counseling e il suo non è stato l'intervento di un Counselor, ma di un cialtrone maldestro che, essendo, tra l'altro, studente di Psicologia (all'epoca, oggi laureato in Psicologia, iscritto all'Ordine) doveva sapere benissimo cosa stava facendo e ancor più doveva saperlo lo psicologo-psicoterapeuta che l'ha invitato a farlo, cosa ancor più grave.
Ma questo non c'entra nulla con la professione di Counseling, vera, reale, seria, limitata nel tempo e, soprattutto, etica. Etica come sarebbe dovuto essere altrettanto etico il comportamento dello psicologo-psicoterapeuta che aveva in carico il problema della famiglia e del ragazzo.
Beh, alla fine siamo arrivati, grazie alle definizioni e alla Motivazione, a capire che il counsellor -"risolvendo problemi esistenziali di origine psichica, che non comportino ristrutturazione di personalità"- fa counselling psicologico, pur non essendo psicologo.
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Originalmente inviato da
ikaro78
Beh, alla fine siamo arrivati, grazie alle definizioni e alla Motivazione, a capire che il counsellor -"risolvendo problemi esistenziali di origine psichica, che non comportino ristrutturazione di personalità"- fa counselling psicologico, pur non essendo psicologo.
Questa frase mi ha colpito quando l'ho letta nella sentenza, ma poi non l'ho trovata nel sito della s.i.co. Da dove l'hanno presa? Comunque nella sentenza mi sembra che parlino anche di prevenzione, ma la prevenzione è un atto sanitario. Bisognerebbe andare a fondo sulle definizioni di counseling che danno queste associazioni e vedere se sono legali.
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e ben gli stà. comunque solo 2 mesi di reclusione è una baggianata. comunque così è la legge.
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Io continuo a credere che non abbiate letto chiaramente il testo della sentenza...: la sentenza legittima in pieno l'attività di counseling svolta da non psicologi. Quello che dice la sentenza è che quella persona non ha esercitato il counseling, bensì la psicoterapia. E come tale non era autorizzato a farlo.
Peraltro, visto il suo curriculum, ci troviamo di fronte non ad un vero counselor, bensì ad uno (dei tanti) che avendo alle spalle una formazione psicoterapeutica (in questo caso di indirizzo psicodinamico, se non sbaglio) e non essendo potutosi iscrivere all'albo perché mancante del requisito di base (la laurea in psicologia) ha proceduto a laurearsi successivamente.
Questa sentenza, se non fosse chiaro, è un punto a favore per il counseling svolto da non psicologi.
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Originalmente inviato da
klaudia82
e ben gli stà. comunque solo 2 mesi di reclusione è una baggianata. comunque così è la legge.
Questa persona non sconterà mai due mesi di reclusione, in quanto il reato di esercizio abusivo comporta la tramutazione della pena in un'ammenda di 500 euro circa.
Peraltro questa è una sentenza di primo grado, per cui bisognerà attendere (se mai ci sarà) la fine del processo.
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Quattrostracci ma come fai a sapere tutte queste cose?io non ci avevo minimamente pensato.....ma adesso che lo dici.....anch'io sto cominciando ad avere dei dubbi:zott:
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ecco bene, neanche la galera si prendono...mah, così è l'italia...
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Quattrostracci ma come fai a sapere tutte queste cose?io non ci avevo minimamente pensato.....ma adesso che lo dici.....anch'io sto cominciando ad avere dei dubbi:zott:
Zuccherina come non lo sai? Ma non hai fatto diritto penale??
Se era al suo primo reato tra l'altro per una condanna minore di un anno si ha diritto alla sospension condizionale della pena.
Adesso vado a rileggermi la sentenza.
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No mi riferivo...al modo in cui Quattrostracci ha letto la sentenza.... come un punto a favore dei counsellor non psicologi!
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comunque chi abusa prima o poi viene pescato...inutile evadere...ha ha ha e poi son ca--i amari...
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Ma se al posto del corso fasullo di counselling più anni di illegalità, processi, truffe e menzogne questi tizi si prendessero una bella laurea in psicologia non converrebe anche a loro?
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Originalmente inviato da
superfabio
Ma se al posto del corso fasullo di counselling più anni di illegalità, processi, truffe e menzogne questi tizi si prendessero una bella laurea in psicologia non converrebe anche a loro?
Questo, l'ha presa dopo. E ci farà quindi, quel che vuole.
Ed il suo collega psicoterapeuta andrebbe espulso dall'Albo, non essendo degno di questo nome, né di quello di psicologo, che é il primo ad uscirne leso due volte da tutta la faccenda.
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Originalmente inviato da
superfabio
Ma se al posto del corso fasullo di counselling più anni di illegalità, processi, truffe e menzogne questi tizi si prendessero una bella laurea in psicologia non converrebe anche a loro?
Quoto Rosa,
era, infatti, uno studente di Psicologia, oggi iscritto all'Albo.
Forse avrebbe fatto meglio a "fare pratica" dopo la Laurea.
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Secondo me il problema più grave è che molti istituti di psicoterapia riconosciuti dal miur organizzano corsi di counseling aperti a chiunque (pare anche a persone non laureate) ...
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Originalmente inviato da
michela68
Secondo me il problema più grave è che molti istituti di psicoterapia riconosciuti dal miur organizzano corsi di counseling aperti a chiunque (pare anche a persone non laureate) ...
Più che grave, gravissimo. Inoltre, counseling che si avvicinano e praticano poi, con altri termini sottilmente modificati, in realtà alla psicologia, non andrebbero aperti a laureati di altri discipline. Il sostegno sulle risorse, ad es., in momenti di difficoltà o cicli di vita, lo fa già lo psicologo, essendo parte integrante della sua professione. Così come l'orientamento, abilitazione e riabilitazione dell'individuo, della famiglia e del gruppo.
Gli altri corsi, andrebbero ben distinti e tenuti separati anche come ambiti lavorativi, quando finalizzati ad una specifica formazione in tal senso, riservata a laureati. Purtroppo ci sono realmente corsi aperti a chiunque, dopo i quali ognuno può dichiararsi counselor, o "quasi psicologo" ad es. del lavoro, educativo, esperto in dinamiche sociali, clinico finalizzato alla salute, ecc.
Talvolta, anche "tipo" un AS.
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Più che grave, gravissimo. Inoltre, counseling che si avvicinano e praticano poi, con altri termini sottilmente modificati, in realtà alla psicologia, non andrebbero aperti a laureati di altri discipline. Il sostegno sulle risorse, ad es., in momenti di difficoltà o cicli di vita, lo fa già lo psicologo, essendo parte integrante della sua professione. Così come l'orientamento, abilitazione e riabilitazione dell'individuo, della famiglia e del gruppo.
Gli altri corsi, andrebbero ben distinti e tenuti separati anche come ambiti lavorativi, quando finalizzati ad una specifica formazione in tal senso, riservata a laureati. Purtroppo ci sono realmente corsi aperti a chiunque, dopo i quali ognuno può dichiararsi counselor, o "quasi psicologo" ad es. del lavoro, educativo, esperto in dinamiche sociali, clinico finalizzato alla salute, ecc.
Talvolta, anche "tipo" un AS.
Che significa "talvolta anche tipo un AS"?
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Originalmente inviato da
monicadal
Che significa "talvolta anche tipo un AS"?
Che così come a volte si definiscono "quasi psicologi", a secondo di ciò che essi fanno, altre volte, quando ritengono di fare un lavoro più simile a quello dell'AS, che si occupa di molti problemi personali e sociali, e svolge un'attività normata e riconosciuta, mi sembra che l' Ordine sia risalente al '99, si definiscono "tipo AS", andando camaleonticamente ad assumere anche questo ruolo.
Spero di essere stata chiara.
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l'ordine risale addirittura al 93 però fino ad adesso la libera professione è ancora poco diffusa ( con la scarsa occupazione di adesso molti stanno riflettendo su questa possibilità)
Tra l'altro proprio oggi leggevo un vecchio articolo della rivista "Lavoro sociale" riportato su un libro di testo per il nostro esame di stato, dove spiega che il counselling anche se in altri stati è una professione distinta, in Italia sarebbe difficile lo sviluppo di una possibilità del genere proprio perchè la domanda di sostegno di eventuali clienti del counsellor può essere egregiamente soddisfatta rivolgendosi a uno psicologo oppure a un assistente sociale a seconda dei casi.
Quindi il counselling per F. Folgheraiter ( professore universitario e studioso di servizio sociale, nel nostro paese deve essere considerato " un modo di lavorare e più precisamente un modo di impostare e portare avanti un colloqui di aiuto" che può essere utilizzato da operatori tradizionali delle professioni di aiuto.
Quindi un metodo che l'assistente sociale, lo psicologo o lo psicoterapeuta possono usare nella impostazione di alcuni colloqui nei quali questa metodica risulta adatta( in quanto certe problematiche serie e profonde si adattano male alle regole del counselling).
Quindi anche secondo Folgheraiter il counselling non è un lavoro, una professione, ma uno strumento, un metodo che possono utilizzare coloro che sono già professionisti dell'aiuto.
LA vostra discussione si fa interessante e mi sto chiedendo quale sarebbe il modo di sensibilizzare la mia categoria che ha solo da perdere dalla proliferazione dei counsellor professionisti
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Originalmente inviato da
monicadal
l'ordine risale addirittura al 93 però fino ad adesso la libera professione è ancora poco diffusa ( con la scarsa occupazione di adesso molti stanno riflettendo su questa possibilità)
Tra l'altro proprio oggi leggevo un vecchio articolo della rivista "Lavoro sociale" riportato su un libro di testo per il nostro esame di stato, dove spiega che il counselling anche se in altri stati è una professione distinta, in Italia sarebbe difficile lo sviluppo di una possibilità del genere proprio perchè la domanda di sostegno di eventuali clienti del counsellor può essere egregiamente soddisfatta rivolgendosi a uno psicologo oppure a un assistente sociale a seconda dei casi.
Quindi il counselling per F. Folgheraiter ( professore universitario e studioso di servizio sociale, nel nostro paese deve essere considerato " un modo di lavorare e più precisamente un modo di impostare e portare avanti un colloqui di aiuto" che può essere utilizzato da operatori tradizionali delle professioni di aiuto.
Quindi un metodo che l'assistente sociale, lo psicologo o lo psicoterapeuta possono usare nella impostazione di alcuni colloqui nei quali questa metodica risulta adatta( in quanto certe problematiche serie e profonde si adattano male alle regole del counselling).
Quindi anche secondo Folgheraiter il counselling non è un lavoro, una professione, ma uno strumento, un metodo che possono utilizzare coloro che sono già professionisti dell'aiuto.
LA vostra discussione si fa interessante e mi sto chiedendo quale sarebbe il modo di sensibilizzare la mia categoria che ha solo da perdere dalla proliferazione dei counsellor professionisti
Forse ne parla come "capacità" di counseling? Cioé come modo di predisporsi all'ascolto ed all'accoglimento o holding, a volte -e di momenti di restituzione - di certe problematiche tipicamente incontrate ed affrontate in queste professioni'?
Ovvero parla di consulenze per individuare i termini dei problemi ed i gradi di priorità da affrontare ed affrontabili, ad es.?
Oppure di altro?
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Originalmente inviato da
monicadal
Quindi il counselling per F. Folgheraiter ( professore universitario e studioso di servizio sociale, nel nostro paese deve essere considerato " un modo di lavorare e più precisamente un modo di impostare e portare avanti un colloqui di aiuto" che può essere utilizzato da operatori tradizionali delle professioni di aiuto.
Quindi un metodo che l'assistente sociale, lo psicologo o lo psicoterapeuta possono usare nella impostazione di alcuni colloqui nei quali questa metodica risulta adatta( in quanto certe problematiche serie e profonde si adattano male alle regole del counselling).
Quindi anche secondo Folgheraiter il counselling non è un lavoro, una professione, ma uno strumento, un metodo che possono utilizzare coloro che sono già professionisti dell'aiuto.
LA vostra discussione si fa interessante e mi sto chiedendo quale sarebbe il modo di sensibilizzare la mia categoria che ha solo da perdere dalla proliferazione dei counsellor professionisti
è più o meno quello che si dice in questa discussione: se uno non non ha una formazione precedente (in psicologia, psicoterapia, o altro) e si improvvisa counselor solo con il corso "nel vuoto" (cioè senza preparazione preedente) rischia di sconfinare in professioni serie e, non da ultimo, rovinare coloro che vi si rivolgono. Infatti soggetti con patologie gravi (tipo psicosi e borderline) se trattati con il metodo del counseling rischiano di scompensarsi, proprio perché non hanno una struttura tale da sostenere le tecniche del counseling
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Originalmente inviato da
Johnny
è più o meno quello che si dice in questa discussione: se uno non non ha una formazione precedente (in psicologia, psicoterapia, o altro) e si improvvisa counselor solo con il corso "nel vuoto" (cioè senza preparazione preedente) rischia di sconfinare in professioni serie e, non da ultimo, rovinare coloro che vi si rivolgono. Infatti soggetti con patologie gravi (tipo psicosi e borderline) se trattati con il metodo del counseling rischiano di scompensarsi, proprio perché non hanno una struttura tale da sostenere le tecniche del counseling
Sono pienamente d'accordo. Tra l'altro il counselor non è preparato a fare diagnosi e a capire quando ci può essere una patologia grave latente (nucleo psicotico, ecc.). So di persone che hanno avuto scompensi tali da finire dritti in psichiatria.
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Originalmente inviato da
monicadal
Quindi anche secondo Folgheraiter il counselling non è un lavoro, una professione, ma uno strumento, un metodo che possono utilizzare coloro che sono già professionisti dell'aiuto.
Concordo che così dovrebbe essere, per la salute delle persone. Purtroppo ci sono interessi personali di persone senza una cultura adeguata che facendo qualche ora di corso e leggendo qualche libro di psicologia giocano a fare gli psicologi. Ci sono anche gli interessi di molte scuole e di molti psicologi, triste realtà.
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Originalmente inviato da
evolution
Concordo che così dovrebbe essere, per la salute delle persone. Purtroppo ci sono interessi personali di persone senza una cultura adeguata che facendo qualche ora di corso e leggendo qualche libro di psicologia giocano a fare gli psicologi. Ci sono anche gli interessi di molte scuole e di molti psicologi, triste realtà.
Ecco...finalmente esce un pezzo di verità: ci sono molti interessi e non solo quelli delle Scuole di Counseling. Che cosa avrà fatto rischiare a uno psicologo-psicoterapeuta, quindi che mai avrebbe dovuto "creare scompensi" e di certo non ha letto "due libretti", fino al punto di coinvolgere un "non Counselor" (non aveva fatto un Corso di Counseling, ma un Corso biennale a base di psicoanalisi - non si capisce riferita a quali modelli teorici - come i Corsi descritti sul sito di quella scuola di MI...)...forse proprio un interesse (che ignoriamo).
Per quanto riguarda i "due libretti", nella mia esperienza ho anche incontrato Psicologi che ne avevano letto solo uno (o mezzo) di PNL e la insegnavano tranquillamente accanto all'aula dove ero io...e, magari, chi li ha ascoltati in aula dopo avrà detto:<<Questa PNL è un'infarinatura, un minestrone che non vale niente!>>. Ne girano molti che fanno del titolo una copertura per insegnare materie di cui non sanno e, anche loro, come lo psicoterapeuta in questione, non se ne fanno scrupolo - oggi insegno PNL, domani Gestalt e, se va male, chi se ne frega...farò qualcos'altro. Come lo psicoterapeuta-pigmalione. La pelle del paziente non era sua. E il "suo compare"?? E gli altri Counselor onesti e corretti?? Ma nooo...sono tutti così!
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
Ecco...finalmente esce un pezzo di verità: ci sono molti interessi e non solo quelli delle Scuole di Counseling. Che cosa avrà fatto rischiare a uno psicologo-psicoterapeuta, quindi che mai avrebbe dovuto "creare scompensi" e di certo non ha letto "due libretti", fino al punto di coinvolgere un "non Counselor" (non aveva fatto un Corso di Counseling, ma un Corso biennale a base di psicoanalisi - non si capisce riferita a quali modelli teorici - come i Corsi descritti sul sito di quella scuola di MI...)...forse proprio un interesse (che ignoriamo).
Per quanto riguarda i "due libretti", nella mia esperienza ho anche incontrato Psicologi che ne avevano letto solo uno (o mezzo) di PNL e la insegnavano tranquillamente accanto all'aula dove ero io...e, magari, chi li ha ascoltati in aula dopo avrà detto:<<Questa PNL è un'infarinatura, un minestrone che non vale niente!>>. Ne girano molti che fanno del titolo una copertura per insegnare materie di cui non sanno e, anche loro, come lo psicoterapeuta in questione, non se ne fanno scrupolo - oggi insegno PNL, domani Gestalt e, se va male, chi se ne frega...farò qualcos'altro. Come lo psicoterapeuta-pigmalione. La pelle del paziente non era sua. E il "suo compare"?? E gli altri Counselor onesti e corretti?? Ma nooo...sono tutti così!
però lo psicologo e/o psicoterapeuta che ha sbagliato subirà conseguenze legali proprio perché esiste un albo degli psicologi, e i clienti saranno tutelati.
Ciò non vale per i counselor che provengono da percorsi diversi
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Forse ne parla come "capacità" di counseling? Cioé come modo di predisporsi all'ascolto ed all'accoglimento o holding, a volte -e di momenti di restituzione - di certe problematiche tipicamente incontrate ed affrontate in queste professioni'?
Ovvero parla di consulenze per individuare i termini dei problemi ed i gradi di priorità da affrontare ed affrontabili, ad es.?
Oppure di altro?
Parla del conuselling come di una consulenza " non tecnica" , del counsellor non come un esperto tenuto a dare un parere o un consiglio di fronte a una situazione oggettivamente complessa, bensì come esperto in grado di offrire alla persona ( o alle persone ) un supporto metodologico ed emotivo affinchè questa possa decidere da sola. Facendo leva sulle proprie potenzialità.Il counsellor non si propone nè di curare nè di risolvere una patologia o una disfuzione sociale, il cambiamento è sempre frutto dell'accrescimento delle potenzialità già presenti nella persona.Il counsellor è un operatore debitamente formato si avventura in una relazione discorsiva con l'interlocutore coinvolto e si connette alla sua situazione come questo è capace di narrarla.
Questa definizione è ripresa da C. Rogers.
PEr questi motivi è difficile che il metodo del counselling possa essere usato in tutti gli interventi che si presentano nei nostri utenti, quando in alcune situazione fortemente stigmatizzanti a livello sociale c'è bisogno anche di indirizzare il comportamento della persona che abbiamo davanti e di dare consigli o di lavorare con persone che non hanno bisogno solo di "una consulenza" ma anche di un accompagnamento forte da parte dell'operatore
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Originalmente inviato da
monicadal
Parla del conuselling come di una consulenza " non tecnica" , del counsellor non come un esperto tenuto a dare un parere o un consiglio di fronte a una situazione oggettivamente complessa, bensì come esperto in grado di offrire alla persona ( o alle persone ) un supporto metodologico ed emotivo affinchè questa possa decidere da sola. Facendo leva sulle proprie potenzialità.Il counsellor non si propone nè di curare nè di risolvere una patologia o una disfuzione sociale, il cambiamento è sempre frutto dell'accrescimento delle potenzialità già presenti nella persona.Il counsellor è un operatore debitamente formato si avventura in una relazione discorsiva con l'interlocutore coinvolto e si connette alla sua situazione come questo è capace di narrarla.
Questa definizione è ripresa da C. Rogers.
PEr questi motivi è difficile che il metodo del counselling possa essere usato in tutti gli interventi che si presentano nei nostri utenti, quando in alcune situazione fortemente stigmatizzanti a livello sociale c'è bisogno anche di indirizzare il comportamento della persona che abbiamo davanti e di dare consigli o di lavorare con persone che non hanno bisogno solo di "una consulenza" ma anche di un accompagnamento forte da parte dell'operatore
Giustissimo:approved:
Anche perché poi, con altri nomi, i consigli si darebbero comunque, quindi é bene saperli dare.
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Originalmente inviato da
IT_Modeler
E gli altri Counselor onesti e corretti?? Ma nooo...sono tutti così!
ce ne saranno sicuramente counselor onesti e corretti, ma c'è bisogno di una figura che si va a sovrapporre a due professioni già presenti e normate per legge, ognuna con un suo albo ( e anche all'educatore professionista che non ha un albo ma ha alle spalle una seria preparazione universitaria)
E poi siamo sicuri che un counselor che fa solo il counselor riuscirà ad avere abbastanza clienti da mantenere un proprio studio privato solo con interventi di counseling?
SE il counselor può compiere interventi solo interventi in situazioni " normali" cioè senza forte disagio quanti clienti saranno disposti a spendere per un intervento di couseling???
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Giustissimo:approved:
Anche perché poi, con altri nomi, i consigli si darebbero comunque, quindi é bene saperli dare.
Come operatore so esattamente quando è il caso di dare consigli ( pensiamo a un utente alcodipendente, un disoccupato con figli, un genitore trascurante ecc.) e agirò con altre metodiche di aiuto che non riguardano il couseling
e quando invece posso fare un intervento di puro couselling, cioè consulenza pura perchè so che l'utente che ho davanti ha abbastanza risorse per arrivare da solo alla risoluzione del problema, quando il problema non è grave.
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Inoltre, bisognerebbe considerare anche che a livello globale, il dis-agio, non é un'entità a sé ma una conseguenza di sofferenze collocabili in più ambiti intrapersonali, come quello psichico ed interpersonale /familiare, di gruppo, sociale, di appartenenza a ceti deboli, di impossibilità di accesso a determinate risorse per non conoscenza, a cui sarebbe opportuno non aggiungerne di ulteriori come può avvenire, purtroppo, aggravando il peso di situazioni già serie e non riconosciute subito come tali anche perché spesso l'utente manca della risorsa primaria del saperla esprimere in modi appropriati o é fortemente inibito e, quindi, "mascherato" . E qui, possono crearsi seri guai, se non incontra persone serie e prontamente preparate ad accogliere anche la domanda implicita.
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Gente, quello che volevo dire prima è che secondo me, rispettando comunque tutti i punti di vista altrui, la figura del counsellor non dovrebbe esistere. Lo psicologo è un counsellor che può fare anche diagnosi e molte altre cose. Lo psicoterapeuta "cura" con tecniche specifiche. Il counsellor dovrebbe andare a fare una fetta di quello che fa uno psicologo senza avere comunque il bagaglio di uno psicologo. Allora mi chiedevo se per gli aspiranti counsellor, che poi si prenderanno la briga di fregare il prossimo proponendosi come curatori, e che se scoperti passeranno i guai, non fosse più facile mettersi di buona lena e fare un percorso completo per fare ciò che vorrebbero fare.
In Italia c'è proprio un casino; se c'è gente che ancora va dal mago, tutte queste figure parapsi non finiranno per rovinare un mercato di psi senza para che lavora onestamente, un mercato che già di suo per colpa di un sistema inefficente va a brandelli?
Io lavoro, e le cose mi vanno pure bene, ma sapete quanti colleghi amici ho che hanno solo mezzo paziente perchè la loro potenziale clientela va dal "counsellor" (diplomato col corso di counselling) e poi afferma di essere in "PSICOANALISI"?
Per me questa faccenda è scandalosa e, nel rispetto di tutti coloro in buona fede si sono presi l'attestato di counselling, io farei una normativa che delineasse bene una volta e per tutte chi è, chi non è, chi può e chi non dovrebbe neanche esserci.
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Originalmente inviato da
monicadal
Parla del conuselling come di una consulenza " non tecnica" , del counsellor non come un esperto tenuto a dare un parere o un consiglio di fronte a una situazione oggettivamente complessa, bensì come esperto in grado di offrire alla persona ( o alle persone ) un supporto metodologico ed emotivo affinchè questa possa decidere da sola. Facendo leva sulle proprie potenzialità.Il counsellor non si propone nè di curare nè di risolvere una patologia o una disfuzione sociale, il cambiamento è sempre frutto dell'accrescimento delle potenzialità già presenti nella persona.Il counsellor è un operatore debitamente formato si avventura in una relazione discorsiva con l'interlocutore coinvolto e si connette alla sua situazione come questo è capace di narrarla.
Questa definizione è ripresa da C. Rogers.
PEr questi motivi è difficile che il metodo del counselling possa essere usato in tutti gli interventi che si presentano nei nostri utenti, quando in alcune situazione fortemente stigmatizzanti a livello sociale c'è bisogno anche di indirizzare il comportamento della persona che abbiamo davanti e di dare consigli o di lavorare con persone che non hanno bisogno solo di "una consulenza" ma anche di un accompagnamento forte da parte dell'operatore
sono completamente d'accordo. Aggiungo solo che quella definizione di counseling, ripresa da Rogers, è la conseguenza di una teoria sottostante, di una visione dell'essere umano, quella della psicologia umanistico-esistenziale che ha una visione ottimistica dell'essere umano, il quale avrebbe delle potenzialità da attuare nella propria esistenza, e la patologia si genera se l'ambiente ostacola questa spinta verso l'autorealizzazione (vero Sè, falso Sè). Da qui il rapporto paritario, il termine "cliente" invece di paziente, ecc...
Di counseguenza il counseling non è un metodo da applicare "nel vuoto", ma dopo aver acquisito consocenze specifiche in campo psicologico. Purtroppo quando si parla di questi approcci a forte stampo filosofico (approccio umanistico, esistenziale, gestalt) si tende a dimenticare che sono TEORIE PSICOLOGICHE
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Originalmente inviato da
monicadal
Come operatore so esattamente quando è il caso di dare consigli ( pensiamo a un utente alcodipendente, un disoccupato con figli, un genitore trascurante ecc.) e agirò con altre metodiche di aiuto che non riguardano il couseling
e quando invece posso fare un intervento di puro couselling, cioè consulenza pura perchè so che l'utente che ho davanti ha abbastanza risorse per arrivare da solo alla risoluzione del problema, quando il problema non è grave.
Non mi riferivo a te, ma a chi opera senza competenze adeguate.
Tu fai Counseling? In Mediazione familiare? O altro?
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Originalmente inviato da
Johnny
sono completamente d'accordo. Aggiungo solo che quella definizione di counseling, ripresa da Rogers, è la conseguenza di una teoria sottostante, di una visione dell'essere umano, quella della psicologia umanistico-esistenziale che ha una visione ottimistica dell'essere umano, il quale avrebbe delle potenzialità da attuare nella propria esistenza, e la patologia si genera se l'ambiente ostacola questa spinta verso l'autorealizzazione (vero Sè, falso Sè). Da qui il rapporto paritario, il termine "cliente" invece di paziente, ecc...
Di counseguenza il counseling non è un metodo da applicare "nel vuoto", ma dopo aver acquisito consocenze specifiche in campo psicologico. Purtroppo quando si parla di questi approcci a forte stampo filosofico (approccio umanistico, esistenziale, gestalt) si tende a dimenticare che sono TEORIE PSICOLOGICHE
E a reificarle, come sacralità, all'opposto degli intenti di alcuni, almeno.