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consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao a tutti!
volevo chiedervi qualche consiglio in merito alla riabilitazione cognitiva...
premetto che sono laureata in psicologia cognitiva, specializzanda e volontaria ospedaliera(quindi non c'è motivo per cui io non possa farlo) mi ritrovo a dover organizzare un percorso riabilitativo x alcuni pazienti post trauma e...nel dubbio preferisco chiedere a chi ha + esperienza nella riabilitazione!
Mi è stato chiesto di effettuare una valutazione cognitiva di pazienti con deficit cognitivi post trauma(deficit MLT,attenzione e linguaggio..),i pazienti sono molto giovani e vorrei essere sicura di scegliere il percorso riabilitativo migliore.
Durante il tirocinio effettuavamo diagnosi di ogni tipoma soprattutto rispetto alla demenza,quindi la prima parte (valutazione)non mi preoccupa tanto, ma la riabilitazione?sono 2 anni che aspetto questo momento e vorrei svolgere il compito al meglio(neanche mi pagano!sigh!).
Chi come me ha scelto la neuropsicologia sa che la riabilitazione difficilmente te la fanno vedere perchè di solito è fatta da altre figure (arisigh!) ed ora grazie ad un progetto di volontariato ho la possibilità di iniziare.
Ho fatto ogni corso possibile ma la pratica resta ne limbo...
In realtà non ho ancora visto il paziente ma sò che il disturbo di MLT è il più ingravidante quindi pensavo di inziare da li....avete idee su come procedere?articoli?informazioni?
....grazie!
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Ti avevo scritto una bella e lunga risposta...poi è andata via la corrente prima che dessi l'invio.... :(
In sintesi, prima di redigere un piano riabilitativo dovresti fare una valutazione molto completa, più di quella che si fa di solito nelle demenze. Il suo problema di mlt da cosa è dovuto? difficoltà attentive? di consolidamento? di recupero? ha difficoltà di organizzazione? E poi andare a lavorare sul problema reale, e spiegagli fin da subito che sarà un percorso lungo, e non potrà pensare che dopo 3 mesi di terapia sarà tornato come prima. Piccoli miglioramenti si potranno vedere, ma ci vuole un pò...poi dipende logicamente dalla gravità del suo deficit...
Libri che spieghino in pratica come fare la riabilitazione purtroppo non ce ne sono, o almeno io non ne conosco, dovresti spiegargli le strategie per memorizzare, puntanto su quello che lui ha più conservato (se il canale visivo o verbale). In bocca al lupo!
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Grazie per aver risposto subito....corrente permettendo!
cosa potrei utilizzare per avere uno screening più preciso?anche perchè non credo che in associazione abbiamo tutti i tests...
sò che non esistono libri che spieghino come fare, nè corsi, nè niente...non l'hanno fatto in 5 anni di uni quindi..mi arrangerò...
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Se hai il Rivermead fagli quello, e poi per una valutazione della memoria più precisa l'apprendimento supra-span che trovi sul manuale di splinner e tognoni. Per la memoria visiva figura di rey, corsi e memoria visiva immediata. Naturalmente anche lo span avanti e indietro. Hai detto che è giovane, quanti anni ha? scolarità? Ha avuto un trauma cranico o aneurisma?
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La valutazione, se fatta bene, è un ottimo punto di partenza per il progetto riabilitativo.
Il Rivermead a me non piace sempre, perché spesso si ha effetto tetto, ma dipende dalla grqavità dei casi.
Nel progetto riabilitativo è molto importante tener conto della motivazione e delle aspettatie del paziente. E' molto importante, anche, tener conto di aspetti metacognitivi quali le capacità di autocritica, autocontrollo e la consapevolezza dei propri deficit. Se questi aspetti sono deficitari è molto difficile lavorare sul cognitivo (prima o poi il paziente si stanca e se ne vuole andare); ti consiglio, quindi, di akvorare molto anche su questi aspetti (se fossero deficitari).
Sempre per quanto riguarda la riabilitazione, è molto importante tener conto (per quanto sia possibile) come era il paziente prima dell'evento traumatico (in pratica: se il ragazzo in questione fa l'operaio, ha la terza media, ha fatto fatica a studiare etc....il progetto riabilitativo ne deve tener conto, perché il paziente potrebbe avere delle "resistenze" poiché il setting di riabilitazione a volte per alcuni assomiglia alla scuola, e in più non si dovrebbero proporre compiti che probabilmente il paziente non avrebbe saputo risolvere nemmeno in precedenza).
Queste sono le prime cose che mi vengono da scriverti...se ci dai più info, magari possiamo esserti di maggiore aiuto!
Buona serata
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Grazie!
cercherò di dare maggiori info...
non ci dovrebbero essere problemi motivazionali (..spero!) perchè arrivano al servizio di loro volontà, il ragazzo in questione ha 23 anni,post coma in seguito ad incidente stradale,trauma cranico,deficit mnesico a lungo termine,deficit attenzione e pregressa diagnosi di disturbo post traumatico da stress.L'incidente è avvenuto al massimo 3 mesi fa.
Mi è stato comunicato solo 3 gg fa che sarò io a seguirlo e quindi non ho ancora visto la cartella e tante info non le sò...
Io somministrerò tutta la batteria inclusi figura di rey,15 parole di rey a breve e lungo termine,barrage,corsi, test linguistici,mini mental,prassie,trail B eccc ecc...
se ad esempio il disturbo amnesico fosse il più invaldante esistono dei protocolli da seguire per la riabilitazione?come sarebbe meglio procedere?
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Concordo con le colleghe che una buona diagnosi è il miglior punto di partenza per la terapia. Comunque a distanza di tre mesi dal trauma cranico la fase della remissione spontanea non è ancora terminata, quindi i tuoi interventi riabilitativi saranno sicuramente molto efficaci.
Sarebbe bene leggere la cartella clinica del paziente prima di sottoporlo ai test per sapere dove si sono avute le lesioni maggiori, quale era il punteggio Glasgow iniziale, se sono stati necessari interventi neurochirurgici, se il decorso è stato normale o ci sono stati aumenti di pressione intracranica, se alla TAC o MRI ci sono tracce di danno assonale diffuso, se i potenziali evocati sono nella norma, quanto è durato esattamente il coma, come è stato il risveglio ed il primo recupero delle funzioni cognitive. Cerca di raccogliere se possibile anche una buona anamnesi con i familiari.
Nel colloquio clinico iniziale cerca di capire se ci sono disturbi del pensiero, se c’è awareness per i deficit, se ci sono prospettive realistiche per il futuro, se interessi ed iniziativa sono conservati, se l’umore è normale/euforico/appiattito, se la risonanza affettiva è conservata, se il flusso verbale è rallentato o accelerato, se il paziente rispetta il turn-talking, se ride troppo o a sproposito, se rispetta le normali regole sociali di distanza e contatto (cioè nè troppo freddo nè troppo confidenziale).
Nella mia esperienza i deficit cognitivi maggiori nell'esito di trauma cranico sono in genere nel dominio della memoria e dell'attenzione, ma potrebbero esserci anche deficit della percezione primaria che ti consiglio di controllare (se l'udito è conservato ed è uguale da entrambi i lati, non è scontato dopo un trauma cranico; controllare la vista almeno con le tavole di Regan o simili;controllare il campo visivo). Ci sono poi deficit di concentrazione e prolungamento generalizzato nella processazione dell'informazione in entrata, a volte anche un rallentamento dell'ideazione. Per quanto riguarda la memoria, il deficit può essere più o meno grave. Il deficit grave (ma non credo che sia il caso del tuo paziente) si riconosce in quanto il paziente tende a confabulare e produce falsi ricordi sia nei compiti di recall spontaneo che di riconoscimento. Questo succcede spesso nei pazienti che hanno avuto elevato consumo di alcol prima del trauma. Se invece il paziente dimentica e basta, la prognosi generalmente è buona. Ancora meglio se il paziente che non riesce a riprodurre gli items in condizioni di recall spontaneo è almeno in grado di riconoscerli in situazione di scelta multipla.
Per la prima diagnosi in genere uso le parole della lista di Luria ripetute 10 volte per misurare la curva di apprendimento, con recall spontaneo a 30 minuti e recall spontaneo + riconoscimento a 24 ore; le 12 figure del SKT, ugualmente con recall + riconoscimento a 30 minuti e a 24 ore. Interessante vedere le eventuali interferenze tra la memoria uditiva della lista di parole e quella visiva del SKT. Poi anche il test di Luria per l’interferenza proattiva e quella retroattiva, e il digit span in avanti e all’indietro.
Per l'attenzione (fasica, selettiva, divisa, sostenuta) uso la batteria computerizzata TEA, che ha il vantaggio di essere molto precisa nella quantificazione e quindi molto utile nel monitoraggio periodico della terapia. Altrimenti dei test equivalenti che permettano di esplorare i vari domini dell'attenzione. Poi delle prove di calcolo, di scrittura, di lettura e comprensione del testo (proporzionato al livello di scolarità), il test del mosaico della WAIS, il WCST, la figura di rey, il test di flessibilità del SKT.
Oltre al punteggio nei singoli test considero importante il comportamento del paziente nella prova, osservo il suo impegno, la sua concentrazione, il suo livello di fatica.
Per la riabilitazione uso programmi computerizzati che trovo ottimi, in particolare il cogpack e l’AS-Reha. In mancanza si può usare materiale didattico o si può costruire il materiale necessario. Ma i programmi che ti ho nominato costano piuttosto poco, tanto che non vale la pena di perder tempo a farsi il materiale da soli. Per la memoria consiglio inoltre al paziente di fare un diario, notizie frequenti e dettagliate durante la giornata, e poi controllare alla sera i suoi ricordi, da solo o con l'aiuto dei familiari. In genere i pazienti, specie i maschi, trovano questo compito molto noioso, tuttavia in poco tempo aiuta moltissimo. Il tipo di esercizi dipende ovviamente dai risultati del paziente ai test.
Un discorso più approfondito merita la eventuale necessità di psicoterapia per disturbi acquisiti del comportamnento o della personalità. Per ora basta questo e buona fortuna!
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Grazie Millelune, precisa ed esauriente!!!
noi riceviamo la cartella clinica appena entrano in rianimazione e li seguiamo almeno x un anno dopo il trauma quindi spero che le mie colleghe abbiano scritto tutto...quello che sn riuscite a comprendere in "medicalese".
Mi sei stata molto utile,in linea di massima utilizziamo gli stessi test x la diagnosi quindi ok.
Ora cerco i programmi di riabilitazione che mi hai consigliato....grazie mille!
:mano:
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Ciao Millelune mi potresti indacare dove trovare i programmi di cui mi parlavi ed il costo orintativo?
Grazie!
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ciao io durante il tirocinio ho avuto come paziente una adolesente con trauma cranico e grave compromissione della memoria sia personale che a bt che a lt
riconosceva solo la mamma
io utilizzavo maggiormente esercizi carta matita che coinvolgevano anche l'attenzione
e le facevo firmare ogni foglio perchè la volta successiva non si ricordava quello che aveva fatto. Il riconoscimento della sua firma le ha consentito, dopo diversi appuntamenti,di "apprendere" che ha dei problemi di memoria...uno degli aspetti più difficili, forse il primo passo con questi pz, secondo me, è lavorare sulla consapevolezza...
ovviamente dipende dal livello del deficit..
in bocca al lupo!!!
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salve a tutti
ho un familiare a cui è stato diagnosticato un danno assonale diffuso a seguito di un incidente stradale con la moto avvenuto circa un mese fa.E' uscito da dieci giorni dal coma e , attualmente, presenta uno stato confusionale e grande irrequietezza(devono legarlo per evitare che si strappi la centralina).Alterna momenti di vigilanza e responsività(risponde alle domande) con momenti in cui si etranea o si assenta, come se fosse stanco.Si trova al momento in un centro di riabilitazione neurologica e sta lavorando su di lui la logopedista.Volevo chiederv se possibile un vostro parere e in quali ospedali lavorate, visto che comunque da noi non si accenna a programmi di "neuropsicologia" ma solo "riabilitazione neurologica".
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Il programma di riabilitazione neurologica comprende (o dovrebbe comprendere), oltre alla somministrazione di farmaci di vario tipo a seconda del quadro clinico dominante, l'approccio integrato di fisioterapia, ergoterapia, logopedia, neuropsicologia. A questi cardini della riabilitazione neurologica si possono aggiungere altri approcci in funzione dei bisogni del paziente (e delle disponibilità del centro riabilitativo): musicoterapia, arteterapia, talassoterapia (una specie di fisioterapia in acqua), ippoterapia (terapia a cavallo o con il cavallo) pet-terapia (terapia con l'aiuto di animali domestici), terapia ricreativa (si occupa di strutturare il tempo libero da altre terapie all'interno della clinica e di favorire la risocializzazione in gruppo), terapia pedagogica (specie per bambini e ragazzi, un modo per riavvicinarli al mondo della scuola in terapia singola o di gruppo).
Il comportamento che Lei descrive è tipico della fase della cosiddetta PTA (amnesia posttraumatica, caratterizzata da disorientamento, agitazione psico-motoria, alterazioni del ritmo veglia-sonno). In questa fase il paziente non è ancora pronto per la terapia neuropsicologica, o meglio non quella canonica fatta di test psicologici standardizzati e terapie in larga parte computerizzate. Esistono delle cosiddette "bedside neuropsychological batteries", oppure scale di osservazione con punteggi standardizzati, ma nè le une nè le altre sono di diretto aiuto al paziente e si usano piú che altro per la documentazione clinica. Possono risultare utili nell'interazione col paziente alcuni concetti base della terpia secondo Bobath o, ancora meglio, secondo Affolter, in genere conosciuti solo dai fisioterapisti ed ergoterapisti ma non dagli psicologi.
Nella fase della PTA è importantissimo il ruolo dei parenti. Solo loro conoscono la personalità ed il vissuto del paziente e possono aiutarlo a ritrovare sè stesso ed a rimettere insieme i frantumi del suo sè. La terapia neuropsicologica in questa fase è fatta di interazione tra neuropsicologo e familiari. Non ci sono regole standard riassumibili in poche righe, si tratta in ciascun caso di un intervento personalizzato da aggiustare man mano secondo le risposte del paziente. Se il neuropsicologo vede il paziente ogni giorno, anche solo per una decina di minuti, puó rendersi conto dell'evoluzione della PTA e adottare gli interventi opportuni. Appena vigilanza ed attenzione raggiungono il minimo livello necessario (almeno dieci minuti di vigilanza e capacità di concentrazione) è possibile tentare di somministrare qualche test ed avviare qualche esercizio terapeutico. All'inizio solo pochi minuti, aumentando man mano che aumenta la tolleranza del paziente. Il problema più grosso spesso è quello di farsi accettare dal paziente e fargli accettare la terapia. In seguito, oltre alla riabilitazione dei deficit cognitivi acquisiti, può essere necessario lavorare agli eventuali cambiamenti della personalità e del comportamento. Ma nella fase in cui è il suo parente credo che sia ancora presto per fare previsioni al riguardo. Auguri!
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Citazione:
Originalmente inviato da
millelune
Il programma di riabilitazione neurologica comprende (o dovrebbe comprendere), oltre alla somministrazione di farmaci di vario tipo a seconda del quadro clinico dominante, l'approccio integrato di fisioterapia, ergoterapia, logopedia, neuropsicologia. A questi cardini della riabilitazione neurologica si possono aggiungere altri approcci in funzione dei bisogni del paziente (e delle disponibilità del centro riabilitativo): musicoterapia, arteterapia, talassoterapia (una specie di fisioterapia in acqua), ippoterapia (terapia a cavallo o con il cavallo) pet-terapia (terapia con l'aiuto di animali domestici), terapia ricreativa (si occupa di strutturare il tempo libero da altre terapie all'interno della clinica e di favorire la risocializzazione in gruppo), terapia pedagogica (specie per bambini e ragazzi, un modo per riavvicinarli al mondo della scuola in terapia singola o di gruppo).
Il comportamento che Lei descrive è tipico della fase della cosiddetta PTA (amnesia posttraumatica, caratterizzata da disorientamento, agitazione psico-motoria, alterazioni del ritmo veglia-sonno). In questa fase il paziente non è ancora pronto per la terapia neuropsicologica, o meglio non quella canonica fatta di test psicologici standardizzati e terapie in larga parte computerizzate. Esistono delle cosiddette "bedside neuropsychological batteries", oppure scale di osservazione con punteggi standardizzati, ma nè le une nè le altre sono di diretto aiuto al paziente e si usano piú che altro per la documentazione clinica. Possono risultare utili nell'interazione col paziente alcuni concetti base della terpia secondo Bobath o, ancora meglio, secondo Affolter, in genere conosciuti solo dai fisioterapisti ed ergoterapisti ma non dagli psicologi.
Nella fase della PTA è importantissimo il ruolo dei parenti. Solo loro conoscono la personalità ed il vissuto del paziente e possono aiutarlo a ritrovare sè stesso ed a rimettere insieme i frantumi del suo sè. La terapia neuropsicologica in questa fase è fatta di interazione tra neuropsicologo e familiari. Non ci sono regole standard riassumibili in poche righe, si tratta in ciascun caso di un intervento personalizzato da aggiustare man mano secondo le risposte del paziente. Se il neuropsicologo vede il paziente ogni giorno, anche solo per una decina di minuti, puó rendersi conto dell'evoluzione della PTA e adottare gli interventi opportuni. Appena vigilanza ed attenzione raggiungono il minimo livello necessario (almeno dieci minuti di vigilanza e capacità di concentrazione) è possibile tentare di somministrare qualche test ed avviare qualche esercizio terapeutico. All'inizio solo pochi minuti, aumentando man mano che aumenta la tolleranza del paziente. Il problema più grosso spesso è quello di farsi accettare dal paziente e fargli accettare la terapia. In seguito, oltre alla riabilitazione dei deficit cognitivi acquisiti, può essere necessario lavorare agli eventuali cambiamenti della personalità e del comportamento. Ma nella fase in cui è il suo parente credo che sia ancora presto per fare previsioni al riguardo. Auguri!
grazier mille per la risposta.Posso chiederle qual'è la sua qualifica e in quale centro lavora?
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Sono psicologa psicoterapeuta. Poi all'estero ho conseguito una specializzazione in neuropsicologia ed ho lavorato per 12 anni in un centro di eccellenza per la riabilitazione neurologica. Da alcuni mesi sono rientrata in Italia e lavoro a Roma in uno studio privato. La specializzazione in neuropsicologia in Italia non è ancora riconosciuta, quindi la mia qualifica resta esclusivamente quella di psicologa psicoterapeuta.
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Originalmente inviato da
millelune
Sono psicologa psicoterapeuta. Poi all'estero ho conseguito una specializzazione in neuropsicologia ed ho lavorato per 12 anni in un centro di eccellenza per la riabilitazione neurologica. Da alcuni mesi sono rientrata in Italia e lavoro a Roma in uno studio privato. La specializzazione in neuropsicologia in Italia non è ancora riconosciuta, quindi la mia qualifica resta esclusivamente quella di psicologa psicoterapeuta.
Ciao millelune, secondo te la musicoterapia può essere efficace come intervento collatarele di un intervento di riabilitazione cognitiva? Se sì, quali sono gli approcci psicoterapeutici più efficaci? Ho visto che ci sono numersi approcci molto diversi tra di loro.
Grazie anticipatamente per l'eventuale risposta!
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Michela, mi dispiace, non sono molto esperta di musicoterapia e non so nulla dei vari approcci. Le due colleghe con cui ho lavorato erano diplomate al conservatorio e poi avevano fatto una specializzazione in musicoterapia. Mentre il neuropsicologo era tenuto a vedere e curare tutti i pazienti degenti in reparto, le musicoterapiste lavoravano solo con i pazienti segnalati loro dal medico o dal neuropsicologo. In genere si trattava dei pazienti ancora comatosi, oppure pazienti con buone conoscenze musicali precedenti, qualche paziente depresso dopo ictus, o qualche paziente particolarmente aggressivo che poteva convogliare la sua carica sugli strumenti a percussione. Man mano che il paziente diveniva capace di dialogare e relazionarsi agli altri, l'ora di musicoterapia diventava sempre più un'ora di conversazione con la musicoterapista. A quel punto il paziente usciva dal programma di musicoterapia ed entrava in quello di terapia ricreazionale o altro. In base a questo protocollo potrei dire che la musicoterapia è utile nelle prime fasi della riabilitazione, ma non escludo che possano esserci altri protocolli magari con altri gruppi di pazienti (per es. in psichiatria).
Se ti occupi di musicoterapia, sarei contenta di sentire la tua esperienza ed imparare un po' di più su questo argomento.
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao millelune,
io mi sono laureata in psicologia sperimentale (VO) alcuni anni fa ed ho avuto qualche esperienza nell'ambito della neuropsicoligia, poi mi sono specializzata anche io in psicoterapia e svolgo attività clinica. Continua tuttavia il mio interesse per la neuropsicologia e per le neuroscienze in generale, sto infatti valutando anche l'idea di proseguire la mia formazione all'estero in questi ambiti.
Ho letto che ti sei specializzazta in neuropsicologia all'estero, se ti è possibile, potresti dirmi dove o consigliarmi qualche percorso formativo valido?
Grazie, ciao.
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Salve mi presento...
sono una laureanda in psicologia dello sviluppo, sto svolgendo una tesi in psicologia cognitiva sull'attenzione e un tirocinio sulle valutazioni cognitive e sui DSA.
Mi piace molto il campo della valutazione... così come sono interessata alle funzioni cognitive... e pensavo di intraprendere dopo la laurea una formazione nel campo della riabilitazione da affiancare a quella che sto ottenendo a tirocinio sulla valutazione.
Vorrei quindi chiedervi consigli di ogni tipo sia su possibilità di effettuare corsi, ma anche stage o volontariati formativi e quindi sui relativi centri che conoscete, sia su manuali fondamentali (non sono del corso cognitivo, ho paura di avere lacune teoriche).
E' un campo che mi piace molto, mi piacerebbe coltivarlo.
Grazie per l'aiuto!
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
ciao!! avrei bisogno di un consiglio!!!
un mio familiare, a seguito di un incidente, ha riportato un grave trauma cranico (danno assonale, nella parte "più in profondità" del cervello).
Inoltre il mio familiare è anche diabetico e è molto difficile stabilizzarlo.
Ora non è più ricoverato nel reparto di rianimazione però volevo sapere se esistono centri specializzati, e se si, quali mi consigliate (abitiamo in romagna) , per la riabilitazione cognitiva.
grazie mille
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao
dipende da che tipo di terapia ha bisogno, se più "ecologica" cioè sulle abilità quotidiane di vita, o se più a livello cognitivo generale (attenzione, memoria, ecc...). Innanzi tutto dovrebbe fare una valutazione completa, poi per la terapia in base alla valutazione di decide di cosa ha bisogno. L'unico centro pubblico che conosco è il centro cardinal ferrari, a fontanellato in provincia di parma, forse non proprio vicinissimo, ma altri non ne so..
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
grazie x la risposta..
ora è ricoverato all'ospedale da 20 giorni ma nessuno ci dice nulla..
però il primario della rianimazione ci aveva parlato di questa riabilitazione cognitiva. Comunque vedendolo e stando con lui, premesso che non so nulla della materia, credo abbia bisogno di entrambi i tipi di riabilitazione.
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao Studentessa!
Un ottimo centro di riabilitazione (motoria e neuropsicologia) è il San Giorgio a Ferrara. E' un centro ad alta specilità per le Gravi Cerebrolesioni Acquisite, nonchè centro Hub della Rete GRACER (Gravi Cerebrolesioni Emilia Romagna). Puoi informarti per richiedere eventualmente una consulenza...
Se hai dubbi, chiedi pure.
In bocca al lupo!
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Salve a tutti. Devi scrivere la tesi sugli strumenti riabilitativi per deficit cognitivi (soprattutto riguardanti la memoria). Potreste indicarmi qualche sito o qualche articolo in cui se ne parli?
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao a tutti cercavo delle informazioni sul cogpack e ho trovato questa discussione, anche se è un pò datata, spero che qualcuno risponderà.
Nel centro diurno dove svolgo tirocinio mi hanno chiesto di fare una valutazione ai pazienti e poi effettuare la riablitazione utilizzando cogpack.
ora per la valutazione sto utilizzando i seguenti test:
MMSE, PAROLE DI REY, FIGURA DI REY, RACCONTINO, SPAN AVANTI E INIDETRO, ALCUNE PROVE DELLA WAIS ( informazione, vocabolario, cubi, ragion. aritmetico) WISCONSIN, TORRE DI LONDRA, FLUIDITA' VERBALE E CATEGORIALE, BARRAGE SEMPLICE, DOPPIO, TRIALS MAKING TEST, SUMD, INDIANA, QOL, SF/36,.
Ora devo stabilire che attività del cogpack fare ad agnuno e avrei bisogno di qulache consiglio, qualcuno di voi mi può aiutare
grazie
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Re: Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Ciao!Dovresti essere un pò più specifica sul tipo di pazienti che devi valutare (la valutazione non è sempre uguale per tutti i pazienti) e riabilitare (quali funzioni cognitive?). Il cogpack permette di riabilitare molte funzioni, quali ti interessano?
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Riferimento: Re: Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
hai ragione mi spiego meglio
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Riferimento: Re: Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Allora i pazienti sono pz psichiatrici con diagnosi di psicosi, schizofrenia. ho iniziato questa prima fase di rodaggio, diciamo , somministrando i test sopra elencati a 2 pz schizo, di 50 anni. l'obiettivo è valutare il funzionamento congitivo, metacognitivo, psichiatrico.
PENSI CHE NON VADANO BENE I TEST SCELTI, SE MANCA QUALCOSA DITEMI PURE. Al servizio stanno acquistando il "Matrick" che è utilizzato tantissimo per questo tipo di lavori, però non avendo altro al momento ho selezionato questi test (MANCA QUALCOSA SULL'ATTENZIONE SOSTENUTA E DIVISA, AGGIUNGERO' LO STROOP, PER L'ATTENZ SOSTENUTA NON HO NULLA, ANZI SE AVETE QUALCOSA VI RINGRAZIO).
Ora il punto è dopo la valutazione e correzione dei test come fare per impostare un programma riabilitativo specificando quali attività fare con il cogpack e per quanto tempo??????.
io pensavo di fare in questo modo:
-individuare le aree conservate e quelle magg. compromesse
-selezionare l'area da cui partita ( scegliendo quella meno deficitaria)
-individuare su cogpack le attività da poter fare rispetto all'area prescelta
-ipotizzare per quanto tempo riabilitarli in quell'areaa
-individuare lo step successivo
voi che ne dite?????
poi in tutto questo marasma di cose da fare, il manuale del cogpack è in inglese e questo rende tutto più difficile!!!!!! se qualcuno ha qualcosa in italiano ne sarei grata, impiegherei molto meno tempo!!!!!!
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Salve, vorrei avere un consiglio su come stimolare una paziente demente con afasia fluente. Non ho ancora avuto modo di valutare le altre funzioni cognitive, né tanto meno so ancora la diagnosi precisa ma da quel poco che ho potuto capire parlando con lei non sembra abbia deficit di comprensione. Comprende le domande, inizia a rispondere e poi se ne va per i fatti suoi con nessi logici praticamente inesistenti. Non so se provare a riabilitarla nel linguaggio o focalizzarmi su altre funzioni...mi consigliate?
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Riferimento: consigli riabilitazione neuropsicologica
Cerca di arginarla il più possibile. Proponi domande chiuse o semiaperte e cerca di riportarla costantemente all'argomento.
Le altre funzioni sarebbero da indagare e potresti farle fare lavori sulla scrittura (magari lì è più facile arginarla, ma magari no)...
Ti consiglio di interfacciarti molto con la sua logopedista.
Elisa