C'è qualcuno che sa dirmi come vengono regolate le professioni di aiuto(assistenti sociali, sociologi, psicologi, pedagogisti....)all'estero?
Sono TOTALMENTE ignorante in materia....sarei tanto curiosa di saperlo!
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C'è qualcuno che sa dirmi come vengono regolate le professioni di aiuto(assistenti sociali, sociologi, psicologi, pedagogisti....)all'estero?
Sono TOTALMENTE ignorante in materia....sarei tanto curiosa di saperlo!
In Europa la maggior parte di queste professioni non ha un ordine di riferimento. Fanno eccezioni, oltre l'Italia, pochi altri paesi: la Spagna, l'Austria e poi mi pare nessun altro.
In Europa è ormai da tempo che vige la logica del modello accreditario (associazioni di categoria che accreditano i professionisti) e non quella del modello autorizzatorio (obbligo di iscrizione all'ordine per lavorare).
Insomma, non so se è chiaro: 'sti benedetti ordini ce li dobbiamo tenere solo in Italia...
Einstein aveva ragione: <<La curiosità ha la sua ragion d'essere>>!
E' proprio curiosando riguardo alla regolamentazione che l'Italia potrebbe imparare molto e tutelare di più i professionisti della relazione d'aiuto e i loro clienti. In un altro 3D avevo posto la questione correlata di cosa rischia un personaggio che abusa del titolo di Counselor...ma, stranamente (a parte i personaggi-contro a tutti costi e controdipendenti...) nessun ha ripreso l'argomento. L'argomento l'avevo tirato in ballo apposta: avevo trovato su Google una notizia che riguardava la "maledetta" America (Stati Uniti), dove una donna ha falsificato il diploma di Counselor (fotocopiando quello del marito) per lavorare in una Scuola Elementare, purtroppo là è un titolo riconosciuto dallo Stato. E là chi falsifica un titolo riconosciuto dallo Stato è punito con una pena che va dai 5 ai 15 anni di galera!
Mi dispiace per la poveretta, le testimonianze dicono che in quella scuola avesse anche lavorato bene, ma...il diritto insegna che non c'è "divieto senza sanzione"...e con una sanzione di 500 Euro anche l'abuso della professione di psicoterapeuta può far gola a molti rischiarlo.
Che scemi gli americani! Eppure basta fregarsene di guardare all'estero (come ci aveva invitato a fare con grande eleganza un collega) e tutto...come di incanto sembra essere perfetto:...ci sarà lavoro per tutti i neo-laureati! [sembra <<L'anno che verrà>> di Lucio Dalla]. "Fregarsene"...un motto tutto italiano: è infatti 2 Italiani se ne sono fregati altamente del cliente/clienti (famiglia).
Basta capire un minimo di come funziona il mercato del lavoro per realizzare che non è questo
il modo per assicurare il lavoro (e la tutela) per tutti i laureati in Psicologia e certamente neppure per il cliente. Semmai ci sarà lavoro per tutti.
Fai bene Zuccherina a guardare all'estero: per cercare di capire come hanno fatto gli altri, dove (solo laddove) sono riusciti meglio di noi.
Ci sono già sistemi di tutela in altre porzioni del diritto italiano interamente ispirati alla legislazione estera e non c'è stata nessuna sensazione di una diminuzione della dignità personale del popolo italiano.
In questa Tua ricerca potrò dare una mano scrivendo ai colleghi europei (ma anche quelli americani -poveri scemi) e posterò i risultati.
Stay curious,
Quattrostrà,
per me era già chiaro e l'avevo pure scritto (perchè volevo che fosse chiaro anche per altri che fanno e vogliono fare bene questo lavoro)...ma mi hanno risposto <<e..certo aboliamo gli Ordini e pure l'Università!>>.
Con una comunicazione di questo tipo...non c'è voglia di cambiare proprio nulla, perchè la cosa migliore è tenerci lo status quo(!)...è poco, ma intanto è una certezza!
E già, per te è tutto molto chiaro, io credo che non si tratti semplicemente di curiosare riguardo alla regolamentazione estera, si tratta anche di capire un po' di più quello che sta succedendo, io interrogherei molto di più lo statuto di queste professioni di aiuto e, dopo, la loro regolamentazione.Citazione:
Quattrostrà, per me era già chiaro e l'avevo pure scritto (perchè volevo che fosse chiaro anche per altri che fanno e vogliono fare bene questo lavoro)...ma mi hanno risposto <<e..certo aboliamo gli Ordini e pure l'Università!>>. Con una comunicazione di questo tipo...non c'è voglia di cambiare proprio nulla, perchè la cosa migliore è tenerci lo status quo(!)...è poco, ma intanto è una certezza!
Saluti,
ikaro
Provo a ripetere qui la domanda: quali sono gli organi di tutela del lavoratore nelle relazioni di aiuto e dell'utente all'estero? E' un fatto "statale e giuridico"? Per cui chi viola, negli USA (l'ho letta anch'io la condanna su google di una donna però non era quella la risposta alla domanda, condanne ci sono anche in Italia e sanzioni, anche se insufficienti ) la legislazione in proposito se viene scoperto. A parte questo, chi garantisce chi e come?
Ed in altri paesi, come quelli della comunità europea?
Grazie
Ma queste associazioni che cosa sono in realtà....in pratica non si ha l'obbligo di iscriversi.....ma qual'è la differenza tra gli iscritti e i non iscritti?
Poi altra domanda: quali sono i percorsi di studio per le professioni di aiuto....non ho capito nulla!!!!La mia laurea di 5 anni è valida all'estero(intendo sia paesi dell'UE che non)!Insomma come funziona...?
Ps: se non ci sono gli ordini....vuol dire che basta la laurea per essere abilitati?:mumble:Boh
All'interno dei paesi della Comunità Europea, dal 2000 dopo Lisbona, ogni iscritto all'Ordine professionale in psicologia in Italia, dopo aver conseguito l'Abilitazione con il superamento dell'EdS - cmq necessario - può per diritto, iscriversi e lavorare anche in quelli ospitanti; se ancora non fosse laureato può completarvi gli studi con riconoscimento del diritto di un percorso abbreviato in base agli esami sostenuti. Ed ha diritto a fare stage; alcune Università, hanno anche convenzioni più specifiche con altri paesi dell'Unione Europea. Inoltre, ormai molto tempo fa, proprio per favorire gli scambi culturali reciproci, nacque il progetto Erasmus.
Quanta confusione! Non è affatto così. Aridaje con queste informazioni che girano sul forum...
Ogni paese membro della UE è tuttora sovrano in tema di legiferazione in materia di professioni.
Di "diritto", come tu dici, non si è abilitati a fare un bel niente... anche perché, a parità di professione, vi sono regolamentazioni diverse a seconda dei paesi. In alcuni paesi, invece, la regolamentazione non esiste proprio.
Lo psicologo italiano che intendesse trasferirsi all'estero (UE) per lavoro, dovrebbe preventivamente informarsi presso gli organi competenti su quali sono i requisiti richiesti dal paese di destinazione.
La stessa cosa vale al contrario ovvero chi dall'estero (UE) viene a lavorare in Italia.
Prova ad andare a Londra... e poi vedi se di "diritto" ti fanno esercitare la psicologia solo perché sei iscritto all'ordine italiano... (te lo dice uno che a Londra c'ha studiato e lavorato).
Oppure, prova a sentire se un Ingegnere austriaco può di "diritto" iscriversi all'ordine degli ingegneri italiano...
Infine, è bene sempre tenere a mente la distinzione tra "titolo professionale" (psicologo) e "titolo di studio" (dottore in psicologia).
Ragazzi, ma queste baggianate chi ve le racconta? :swear: A me pare che continuiate ad essere molto risucchiati da un certo tipo di propaganda che fanno ad arte alcune associazioni di categoria e l'ordine...
insomma vuoi dire che non è scontato affatto che chi si laurea in Italia possa esercitare con l'abilitazione in un altro paese....
Ma la mia domanda è: cosa comporterebbe l'assenza di ordini professionali?
Certo che no! Bisogna vedere caso per caso in base alla legislazione del paese di destinazione.
Dal mio punto di vista assolutamente niente. Personalmente reputo che vi debba essere un rafforzamento del percorso abilitativo e del tirocinio. Auspico, a seguito dell'abilitazione, la nascita di varie associazioni di categoria che possano, in concorenza tra se, fungere da effetto propulsivo per le professioni.
Se cerchi nel forum troverai alcuni 3d dove si è dibattuto (anche un paio d'anni fa) sul senso dell'ordine. Vi troverai miei interventi (alcuni anche molto lunghi e noiosi... :tajo:) che spiegano le cose nel dettaglio.
L'Ordine le racconta, insieme a diversi Ordini regionali e gli organi preposti delle Facoltà; Londra, considerando che non ha un Ordine apposito non l'ho citata di proposito. E' logico che poi ogni paese, ha alcune norme proprie specifiche che lo differenziano da altri, così come vale per l'Italia, che non permette l'iscrizione ad uno che studiato solo in America se prima non supera determinati step, date alcune note carenze culturali del paese, a differenza della tecnica e tecnicismo spesso più utilizzabili grazie a fondi lì investiti.
Se poi, tutti indistintamente scrivono ed inviano cavolate sui e dai vari ordini e facoltà di psicologia a questo rigurdo, soprattutto in modo coerente tra loro, prima o poi si ravvederanno; certo che sarebbe bello capire che ti ha fatto o a cosa ti ha messo davanti l'Ordine (o disordine - non ordine, da come sembri percepirlo tu) e da tempi indietro.
Se invece riesci a chiarici tutto tu sulle propagande e pubblicità, di alcune associazioni di categoria (tipo?) e dall'Ordine degli psicologi, ben venga; prima però dovresti dire perché detieni una "verità forte" in tal senso - specifico della psicologia - come sembrerebbe, credo. In modo da capire perché dovresti o sei una fonte più attendibile di loro:mumble:
Quoto perfettamente la Tua parte sui laureati in America: non possono e non devono esercitare così "tout court", come se fossero nel loro paese, così come un laureato italiano non può avere un riconoscimento automatico della laurea italiana. Tra paesi non comunitari (Italia e Stati Uniti) possono fare tra loro ciò che credono meglio.
Ma non credo che questi "step", come li chiami Tu, siano dovuti alle "carenze culturali" del paese federato...forse anche loro hanno messo filtri considerando le nostre arretratezze culturali??
Strano su un altro 3D, mi avevi chiesto info proprio sugli Stati Uniti: hai avuto esperienza (non sentito dire o generalizzazioni), esperienza diretta su come sono organizzate le professioni nella relazione d'aiuto negli Stati Uniti? Conosciuto direttamente chi fa Counseling là? Conosciuto come è organizzato il settore e se è organizzato efficacemente? La professionalità (non solo le tecniche e non "tecnicismi") di chi insegna Counseling nelle Università? E la severità delle pene per chi "abusa"?? Beh, quest'ultima so che l'hai letta.
E queste domande le sto facendo per arrivare (se davvero ci si vuol arrivare in una discussione, quindi insieme) a un miglioramento della situazione italiana non a dimostrare una presunta superiorità "culturale" americana o di qualunque altro paese.
Ma se lo status quo attuale in Italia, se questo status quo Ti va bene, puoi dirlo apertamente.
Se è rimasto così fino a oggi vuol dire che a qualcuno sarà andato pure bene.
Non c'è nessun bisogno di citare le "arretratezze culturali" degli altri paesi, che semmai esistessero non migliorerebbero di certo la situazione in Italia.
Sinceramente sono un pò stufa delle caste italiane......semmai l'arretratezza culturale è la nostra.....ma è possibile che dal mercato del lavoro restino esclusi proprio i "migliori"?Purtroppo l' Italia è molto malata....e se non si dà una svolta culturale che in primis dovrebbe venire dal popolo non si va avanti.....semplicemente ci adattiamo al sistema...!:jd:
Ecco, ci mancava pure Zuccherina_Guevara, ora siamo veramente al completo!! :asd: Credo che ci siano ben altri problemi in Italia da risolvere, i counsellor dell'ultima ora possono pure attendere... :rolleyes:Citazione:
Sinceramente sono un pò stufa delle caste italiane......semmai l'arretratezza culturale è la nostra.....ma è possibile che dal mercato del lavoro restino esclusi proprio i "migliori"?Purtroppo l' Italia è molto malata....e se non si dà una svolta culturale che in primis dovrebbe venire dal popolo non si va avanti.....semplicemente ci adattiamo al sistema...!:jd:
Quante volte abbiamo assistito all'incompetenza di certi individui che rivestono cariche importanti senza esserne competenti?come fa certa gente ad andare a lavorare ogni mattina e non provare quel senso di insoddisfazione dovuto al fatto di sentirsi completamente inutile ed incapace?L'Italia è strapiena di gente così.....e poi un povero laureato con tanta voglia di imparare e ed essere efficiente/efficace trova le porte chiuse perchè si ritrova degli incompetenti raccomandati al suo posto!
Io non so qual'è la realtà americana o di altri paesi ma penso solo che sia migliore....!!!!
Quando ho parlato di estero, proprio a scanso di equivoci, ho sempre messo tra parentesi UE. L'America non c'entra niente. Stiamo parlando di Europa.
Ti ricordo che nel tuo primo post hai scritto "[...] può per diritto iscriversi e lavorare".
Semplicemente il mio post intendeva spiegarti che "per diritto" non si fa assolutamente niente. Lo ribadisco entrando ancor più nello specifico: nei paesi Europei, sia che esista l'Ordine sia che non esista, è necessario verificare i requisiti che il singolo stato richiede al professionista.
Io non detengo affatto una verità forte...: una cosa sono le opinioni, altra cosa sono i dati oggettivi. Ed oggettivamente l'aver superato l'EdS ed essere iscritti all'Ordine, non permette "di diritto" di lavorare fuori dall'Italia negli altri paesi UE.
Il mio esempio di Londra era volutamente paradossale e significava: non solo è difficile farsi riconoscere il titolo laddove esiste un equivalente dell'Ordine, ma addirittura dove l'Ordine non esiste. Questo l'ho detto perché tra i partecipanti di questo forum ancora non è chiaro che "assenza di Ordine" non equivale ad "assenza di regole".
Siamo ancora molto lontani da quella che in Europa si chiama libera circolazione dei titoli e delle professioni... anche perché, fino ad oggi, i singoli Stati non hanno ancora trovato il tempo di riunirsi intorno ad un tavolo per armonizzare i curricula formativi e i relativi mestieri di destinazione.
Un piccolo passo in avanti è stato fatto con il recepimento in Italia della Direttiva 2005-36-CEE, recepimento avvenuto attraverso il così detto D. Lgs. "qualifiche", approvato in CdA il 23 ottobre 2007 (dopo un grande sbattimento personale dell'allora Ministra Bonino).
Ora però sento proprio la necessità di fare una piccola divagazione (ma nemmeno più di tanto) sul tema.
Il termine deontologia deriva dal greco e significa: “ciò che si deve fare”. La deontologia professionale rappresenta dunque, sul piano valoriale, il comune sentire (e il conseguente agire) di una comunità professionale.
Il codice deontologico è quindi l’espressione scritta della deontologia di una comunità professionale.
Nonostante questo, è dovere di ogni professionista:
Ecco, trovo semplicemente scandaloso che professionisti non più studenti e già iscritti all'Ordine non sappiamo una beata mazza delle Leggi e dei regolamenti inerenti la propria professione. :swear:
- conoscere le norme e le leggi che lo riguardano;
- conoscere i principi fondamentali del diritto, le procedure essenziali di regolazione dei conflitti, le Istituzioni basilari dell’organizzazione dello Stato;
- conoscere nel dettaglio la legislazione concernente la professione ivi compresa quella fiscale, le norme deontologiche, il regolamento disciplinare, le istituzioni della professione.
E dunque i professionisti iscritti all'Ordine sarebbero la miglior espressione della tutela professionale verso i propri pazienti (e verso se stessi)?
C'è solo da piangere... :sbonk:
Quante storie, gli scandali sono ben altri nel nostro lavoro!Citazione:
E dunque i professionisti iscritti all'Ordine sarebbero la miglior espressione della tutela professionale verso i propri pazienti (e verso se stessi)?
C'è solo da piangere... :sbonk:
Assenza di ordini non è equivalente ad assenza di regole......e questa è anche la mia opinione...anche perchè se non ci sarà l'ordine ci sarà sicuramente qualche altra regola da rispettare, no?
Ho parlato con una ragazza londinese...e mi ha detto che lì non ci sono le professioni....poi se ne è andata presto quindi non ho avuto modo di chiarire...cosa intendeva secondo voi con questa frase?
Guarda che lo so, ma anche abolendo l'Ordine degli psicologi le questioni da noi poste sul counselling restano, cosa credete, che sia solo un problema di casta?Citazione:
Assenza di ordini non è equivalente ad assenza di regole......e questa è anche la mia opinione...anche perchè se non ci sarà l'ordine ci sarà sicuramente qualche altra regola da rispettare, no?
Qua non si parla del counselling ma di come funziona all'estero in generale...quindi implicitamente anche della tutela della mia professione..!
Sugli aspetti burocratici non so dire molto ma dalla mia esperienza inglese la convivenza/collaborazione tra diversi "clinicians" - conusellors, infermieri, psicologi di vario genere ecc (la laure in psic. qua consente molti sbocchi) - è generalmente pacifica e vissuta nel rispetto reciproco.
La verifica dei requisiti richiesti, per un minimo di garanzia (anche se qui si sta strumentalizzando il discorso per altri fini, rispetto a quelli previsti dai vari Ordini e paesi che lo prevedono al loro interno) mi sembra il minimo che si possa fare ed era implicito ma evidente per chi sa o vuole leggere realmente, in quanto ho scritto, così come molto semplice - in base alle Leggi vigenti, del 2000, (ce ne sono anche di antecedenti, ma non voglio e non sarebbe il caso di elencarle tutte, perché non servirebbe) 2006, 2007/8/9 ed in programmazione, ce n'é una anche per il 2010, sia interfacoltà che per regolamentare i rapporti tra diversi paesi UE- pensavo potesse esserlo capirlo; é la logica che dovrebbe condurre a pensare semplicemente al fatto che si faccia una verifica dei requisiti minimi previsti, se essa funziona bene.:rolleyes:
Io credo tu stia parlando di cose che non conosci...
L'Italia ha provveduto alla ratifica formale della Convenzione di Lisbona con la Legge n. 148 del 21 luglio 2002.
Tuttavia la Comunità Europea ha già sollevato eccezioni verso l'Italia in quanto la prassi italiana fa distinzioni, rispetto al paese di provenienza, tra professioni ordinate e non. E quindi, in sostanza, anziché recepire il principio ispiratore della Convenzione (la semplificazione), paradossalmente lo stravolge.
Così (sintetizzo io) possiamo leggere nel preambolo della Convezione: L'autoreferenzialità di molti atenei e docenti, le barriere difensive elevate dalle corporazioni professionali nazionali, il pregiudizio circa la qualità dell'istruzione superiore degli altri Paesi sono atteggiamenti e comportamenti che rischiano di coagularsi in una pericolosa miscela di protezionismo.
E dunque il solito problema: i privilegi di casta.
Ti faccio un esempio, così forse è più chiaro.
In Slovenia, l'obbligo di iscrizione all'equivalente del nostro Ordine degli Psicologi è tale solo per chi intende lavorare nella scuola o nella sanità pubblica. Dunque chi in Slovenia vuole esercitare la libera professione non è obbligato ad iscriversi da nessuna parte. Ergo chi viene dalla Slovenia ed è Psicologo nella scuola o nell'ospedale, può richiedere l'iscrizione al nostro Ordine. Chi invece è libero professionista (a parità di formazione) viene iscritto alla sezione B dell'Albo! E questo è un bel paraddoso se consideri che prima della Convenzione di Lisbona, era sufficiente dimostrare di aver lavorato in maniera continuativa almeno 24 mesi all'estero in qualità di Psicologo per vedersi riconosciuto il titolo professionale...
La solita italianata: si aderisce a qualcosa (Convenzione di Lisbona) e la si stravolge fino a farla diventare l'esatto contrario di ciò che è. Convenzione di Lisbona = semplificazione. Recepimento italiano della Convenzione = complicazione.