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Autismo e remissione dei sintomi
Salve a tutti,
volevo aprire un confronto sul sequente quesito:
in che senso e fino a che punto si può dire che la diagnosi di autismo è per definizione stabile e non risolvibile, ovvero che un bambino diagnosticato come tale sarà tale per tutta la vita?
Il problema nasce da alcune osservazioni fatte nella mia esperienza di psicologo con bambini di età prescolare in un'ambulatorio per l'autismo di Roma. Nel giro di un anno, ho visto diversi casi di bambini migliorare in modo tale da porre il problema della conferma diagnostica. Se questa viene formulata (ancora) di fatto esclusivamente con criteri comportamentali, ovvero con la ricerca osservativa di anomalie o deficit nell'espressione di specifici comportamenti criteriali, cosa succede se il bambino impara ad esprimere o modifica proprio quei comportamenti? Ad esempio, se impara a voltare lo sguardo quando viene chiamato, oppure a orientare il suo sguardo su un oggetto leggendo la direzione dello sguardo dell'altro (triangolazione), se insomma acquisisce una serie di abilità adattive che gli risolvono i limiti e le disabilità?
E' sensato continuare a riferirsi ad una diagnosi nosografica di disturbo autistico in un adolescente che, poniamo, vive la sua vita assolutamente autonoma e normale, ma che resta "peculiare" o bizzarro sul piano dei comportamenti sociali?
Cosa ne pensate?
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Mi sembra una buona domanda. Non sono esperto di problematiche inerenti l'autismo, tuttavia la questione che sollevi rimanda all'adozione di criteri sintomatici piuttosto che strutturali nell'effettuare la diagnosi. Ed è una questione non da poco, perchè i criteri diagnostici del DSM, adottati con grande diffusione e con poca critica, contemplano difficilmente le dimensioni strutturali della personalità.
Nello specifico del problema si intrecciano il piano sintomatico, quello strutturale ed infine quello terapeutico. Parli di un cambiamento del primo, accennando ad "abilità adattive" che possono riflettere o meno un cambiamento strutturale derivato da un processo di cura. A seconda dell'accezione di diagnosi che si utilizza, possono presentarsi diverse "letture" del dato: secondo il punto di vista sintomatico non credo si possa parlare più di sindrome autistica (mancano i sintomi che soddisfano i criteri), tuttavia dal punto di vista strutturale potrebbe essere ancora presente la struttura autistica e quindi la diagnosi potrebbe permanere (seppure con diverso significato).
Tu pensi che sia avvenuto un processo di trasformazione strutturale (della personalità) che abbia permesso il cambiamento sintomatico? O ti pare sia adattamento?
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
In genere io preferisco pensare in termini di adattamento, ovvero di possibilità di realizzare un equilibrio soddisfaciente tra attributi personali, bisogni individuali e richieste ambientali. Da questo punto di vista, l'intervento che cerco di attuare non richiama tanto quello di cura, o terapia (non intervengo su una malattia), bensì quello di azione educativa, nel senso di ricerca dei percorsi di sviluppo che consentano all'individuo di acquisire modalità o abilità utili al suo benessere psicosociale. E questo significa anche cambiamento dei modi di fare, sentire e pensare.
Nel caso dell'autismo, per agganciarmi al tuo discorso, è certamente vero che le persone con questa diagnosi hanno un profilo di funzionamento caratteristico, diciamo una caratteritica struttura di personalità, che non è possibile ribaltare e ricreare ex-novo. Ad esempio, non sanno comprendere intuitivamente le innumerevoli sfumature che definiscono la comunicazione e le relazioni interpersonali: hanno bisogno di impararle di volta in volta in modo strutturato ed esplicito. Oppure, il fatto di prediligere le situazioni prevedibili e programmate, alle sorprese ed alle novità.
Tutto questo non è modificabile con nessun intervento terapeutico.
Tuttavia, pur senza questa sorta di trasformazione strutturale, si può riuscire a realizzare un cambiamento sintomatico, nel senso che determinati sintomi evolvono e, a volte, scompaiono.
Il problema allora diventa: a cosa serve continuare a definire una persona "autistica", facendo riferimento ad una diagnosi, se i comportamenti sintomatici si estinguono e ciò che rimane potrebbe rientrare a buon titolo dentro un concetto di differenze individuali?
P.S.
Naturalmente tutto questo discorso perde valore in caso di persone con disabilità intellettiva, cioè per la maggior parte dei soggetti con disturbo autistico.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Non capisco il tuo p.s., ariatsch. Io assimilo l'autismo nel concetto più ampio di disabilità intellettiva. Quindi tutti i soggetti autistici per come definisco io i termini hanno una disabilità intellettiva. Per me l'autismo è una disabilità intellettiva. Tu non credi sia così?
Immagino che tu ti riferisca a quei soggetti "autistici" che non hanno un ritardo mentale,quindi nessuna compromissione misurabile nei tre ambiti (pensiero/immaginazione,socialità, linguaggio). Ce ne sono anche di famosi, che scrivono libri,vanno in giro per il mondo a fare conferenze e fanno un sacco di soldi.
In questi casi mi sembra scontato che non ci si trovi di fronte ad un soggetto autistico ma ad una diagnosi sbagliata. La diagnosi di autismo è descrittiva, viene fatta sui sintomi, se i sintomi non ci sono, non c'è l'autismo.
Diverso il caso in cui il soggetto acquisisce nel tempo un buon livello di adattamento fino al punto che descrittivamente non soddisfa più i criteri diagnostici.
Questi casi ci dicono che i nostri criteri non sono adeguati perchè non riescono a cogliere il problema strutturale (utilizzando il termine di geiko).
Credo che i criteri diagnostici possano essere raffinati con la ricerca. Il primo passo sarà credo differenziare diversi tipologie di autismo. Oggi la categoria è troppa ampia e questo rende difficile ricerche ulteriori.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
ariatsch
In genere io preferisco pensare in termini di adattamento, ovvero di possibilità di realizzare un equilibrio soddisfaciente tra attributi personali, bisogni individuali e richieste ambientali. Da questo punto di vista, l'intervento che cerco di attuare non richiama tanto quello di cura, o terapia (non intervengo su una malattia), bensì quello di azione educativa, nel senso di ricerca dei percorsi di sviluppo che consentano all'individuo di acquisire modalità o abilità utili al suo benessere psicosociale. E questo significa anche cambiamento dei modi di fare, sentire e pensare.
Il tuo è un punto di vista, ma personalmente non lo condivido. L'autismo è una forma di psicopatologia e come tale può essere trattata dal punto di vista psicoterapeutico, mirando a qualcosa di più che non ad un adattamento ai "modi di fare, sentire e pensare" ritenuti "desiderabili" dall'operatore o chi per esso. Quindi non sono d'accordo quando dici:
Citazione:
Originalmente inviato da
ariatsch
hanno un profilo di funzionamento caratteristico, diciamo una caratteritica struttura di personalità, che non è possibile ribaltare e ricreare ex-novo.
Come tutti gli esseri umani presentano gradi di invariante strutturale che possono essere nel caso specifico (e come in tutte le patologia gravi) molto elevati. Ciò non significa che non si possa lavorare per ridurre la rigidità della struttura di personalità e consentire non un ribaltamento nè una creazione ex-novo (progetto utopistico anche nel migliore dei casi), bensì un processo di cambiamento e di sviluppo che scaturisce all'interno del soggetto stesso (grazie al lavoro terapeutico). Quindi non posso essere d'accordo anche con la tua conclusione:
Citazione:
Originalmente inviato da
ariatsch
Tutto questo non è modificabile con nessun intervento terapeutico.
Tuttavia, pur senza questa sorta di trasformazione strutturale, si può riuscire a realizzare un cambiamento sintomatico, nel senso che determinati sintomi evolvono e, a volte, scompaiono.
Le forme di terapia che lavorano a livello della struttura, come la psicoanalisi, intervengono proprio sulla modifica della personalità. Il cambiamento sintomatico, se determinato da processi di adattamento, difficilmente corrisponde ad un processo di modifica profonda, quanto piuttosto ad un adeguarsi della struttura patologica a ciò che proviene dall'ambiente. Le implicazioni etiche sono tutt'altro che trascurabili.
Citazione:
Originalmente inviato da
ariatsch
Il problema allora diventa: a cosa serve continuare a definire una persona "autistica", facendo riferimento ad una diagnosi, se i comportamenti sintomatici si estinguono e ciò che rimane potrebbe rientrare a buon titolo dentro un concetto di differenze individuali?
Mantenere una diagnosi, che ha sempre un valore relativo ed indicativo - ma non deve essere un'etichetta, come troppo spesso succede... -, ha senso se si designa una particolare configurazione sintomale o strutturale (a seconda del sistema diagnostico utilizzato). Il vero problema però potrebbe essere: se la struttura di personalità non cambia nonostante remissioni sintomatiche, non occorrerebbe rivedere il sistema DSM o simili, preferendo sistemi che mettano al centro la personalità (revisione peraltro già in atto con sistemi quali il PDM, oltre che essere modalità adottata dalla psicoanalisi già da un secolo)? Credo che rincorrere i sintomi sia limitante e che, con le conoscenze di oggi, si possa essere maggiormente esaustivi adottando un'ottica strutturale.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
gieko, mi sembra che avevamo avuto già una discussione sul fatto che l'autismo non è una psicopatologia che ha delle cause genetiche e delle codeterminanti ambientali (ma non psicologiche). Su questo non ci non dubbi. Solo la psicoanalisi resiste perchè ha costruito alcune sue teorizzazioni per altro valide sul "suo" concetto di autismo. Resiste e si isola culturalmente.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Non vedo tutta questa sicurezza sull'origine puramente genetica dell'autismo in giro, soprattutto se si pensa che posizioni unicamente ambientaliste, psicologiste o biologiste sono difficilmente sostenibili alla luce delle attuali conoscenze che contemplano una visione sistemica e complessa dell'individuo e della patologia.
Anzichè dire sciocchezze sull'isolamento culturale della psicoanalisi, che invece è molto considerata da neuroscienziati, piuttosto che da studiosi di altri settori (linguistica, matematica, biologia, letteratura...) e si confronta da tempi lontani con altri vertici del sapere, potresti tentare di argomentare le tue posizioni.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
La psicoanalisi è di certo una scienza rispettabile e considerabile. Tuttavia in questo caso è l'unico ambito che continua ad abbracciare teorie psicogenetiche sull'eziologia dell'autismo.
Posizioni unicamente ambientaliste, psicologiste o biologiste sono difficilmente sostenibili per quanto riguarda le psicopatologie ma l'autismo non è una psicopatologia.
Non c'è niente di psicopatologico in sè in una persona autistica anzi molte volte è molto meno psicopatologica della gente in genere. Possono essere persone assolutamente serene e positive.
Non credo che esista una dimostrazione incontrovertibile di quello che sto affermando. Esisterà quando ne sarà identificata la causa biologica. Ma a cosa serve una dimostrazione quando la cosa è talmente evidente?
Le teorie psicogenetiche sono stato il tentativo di assimilazione forzata nel paradigma psicoanalitico dell'autismo. Se non fosse stato per questa insana voracità teorica nessuno avrebbe mai pensato ad una teoria psicogenetica.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Tuttavia in questo caso è l'unico ambito che continua ad abbracciare teorie psicogenetiche sull'eziologia dell'autismo.
Mi sembra che sei piuttosto male informato sulle teorie psicoanalitiche contemporanee sull'autismo...
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Posizioni unicamente ambientaliste, psicologiste o biologiste sono difficilmente sostenibili per quanto riguarda le psicopatologie ma l'autismo non è una psicopatologia.
Questa poi... Di grazia, spiegaci perchè l'autismo non è una psicopatologia, dal momento che migliaia di operatori che lavorano con questa patologia (e non solo psicoanalisti) ritengono che lo sia.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Non c'è niente di psicopatologico in sè in una persona autistica anzi molte volte è molto meno psicopatologica della gente in genere. Possono essere persone assolutamente serene e positive.
Posto che "serenità e positività" possono essere prerogative di tutti i soggetti, anche coloro i quali sono etichettati come "malati", mi pare un criterio piuttosto generico per stabilire ciò che appartiene alla sfera psicopatologica piuttosto che ad altro. Non credi?
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Non credo che esista una dimostrazione incontrovertibile di quello che sto affermando. Esisterà quando ne sarà identificata la causa biologica. Ma a cosa serve una dimostrazione quando la cosa è talmente evidente?
Meno male che il riduzionismo dovrebbe essere superato... Concentrarsi unicamente su cause biologiche sembra un po' fuori dal tempo, tanto è vero che dello studio di queste problematiche ci si occupa necessariamente da diverse angolazioni.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Le teorie psicogenetiche sono stato il tentativo di assimilazione forzata nel paradigma psicoanalitico dell'autismo. Se non fosse stato per questa insana voracità teorica nessuno avrebbe mai pensato ad una teoria psicogenetica.
Suvvia, se non sai di cosa stai parlando, esimiti dall'esprimere pareri sulle teorie psicoanalitiche dell'autismo.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Mi sembra che sei piuttosto male informato sulle teorie psicoanalitiche contemporanee sull'autismo...
Mi correggo. La psicoanalisi è l'unico ambito in cui si continuano ad abbracciare teorie psicogenetiche
Citazione:
Questa poi... Di grazia, spiegaci perchè l'autismo non è una psicopatologia, dal momento che migliaia di operatori che lavorano con questa patologia (e non solo psicoanalisti) ritengono che lo sia.
Ovviamente non credo sia una psicopatologia perchè non credo sia una patologia della psiche se no sarei d'accordo con te invece se non ti sei accorto non sono d'accordo con te.
Citazione:
Posto che "serenità e positività" possono essere prerogative di tutti i soggetti, anche coloro i quali sono etichettati come "malati", mi pare un criterio piuttosto generico per stabilire ciò che appartiene alla sfera psicopatologica piuttosto che ad altro. Non credi?
Allora fai così pensa alle caratteristiche di uno psicopatico, ecco, un autistico non le ha.
Citazione:
Meno male che il riduzionismo dovrebbe essere superato... Concentrarsi unicamente su cause biologiche sembra un po' fuori dal tempo, tanto è vero che dello studio di queste problematiche ci si occupa necessariamente da diverse angolazioni.
Prendi la trisomia 21. E' riduzionista e fuori dal tempo dire che c'è una causa biologica? Sono psicopatici anche loro?
Citazione:
Suvvia, se non sai di cosa stai parlando, esimiti dall'esprimere pareri sulle teorie psicoanalitiche dell'autismo.
.............
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Mi correggo. La psicoanalisi è l'unico ambito in cui si continuano ad abbracciare teorie psicogenetiche
Beh, che dire: perseveri nel riportare informazioni inesatte. Penso alla teoria sistemica (peraltro molto meno radicata nel biologico che la psicoanalisi, che, per tua informazione, parte proprio da premesse biologiche, per quanto oggi contestabili), o al cognitivismo contemporaneo (che parla di circuiti affettivi e di significato).
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Ovviamente non credo sia una psicopatologia perchè non credo sia una patologia della psiche se no sarei d'accordo con te invece se non ti sei accorto non sono d'accordo con te.
Siamo alla fiera della tautologia? Ti invito di nuovo ad argomentare la tua posizione con qualche straccio di ragionamento, altrimenti siamo nel campo dell'infinitamente opinabile.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Allora fai così pensa alle caratteristiche di uno psicopatico, ecco, un autistico non le ha.
Perchè, l'unica categoria rappresentativa della psicopatologia è la psicopatia (disturbo antisociale)? Se è per questo una struttura ossessiva non ha le caratteristiche di una struttura isterica, o una struttura schizoide quelle di una narcisistica, non per questo non si tratta di psicopatologia.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Prendi la trisomia 21. E' riduzionista e fuori dal tempo dire che c'è una causa biologica? Sono psicopatici anche loro?
A parte dedurre che non sai cosa significhi psicopatico, pensi che una sindrome genetica non escluda profondi aspetti di strutturazione della personalità, variabili da individuo ad individuo?
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
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Ecco, appunto, soprassediamo.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Beh, che dire: perseveri nel riportare informazioni inesatte. Penso alla teoria sistemica (peraltro molto meno radicata nel biologico che la psicoanalisi, che, per tua informazione, parte proprio da premesse biologiche, per quanto oggi contestabili), o al cognitivismo contemporaneo (che parla di circuiti affettivi e di significato)."
Preciso. La psicoanalisi è l'unico ambito in cui si continuano ad abbracciare teorie psicogene dell'autismo.
Citazione:
Siamo alla fiera della tautologia? Ti invito di nuovo ad argomentare la tua posizione con qualche straccio di ragionamento, altrimenti siamo nel campo dell'infinitamente opinabile.
Io credo che tu dovresti argomentare la tua posizione. Se voglio sostenere che il sole gira in torno alla terra e non viceversa sono io che devo argomentare e non gli altri che si basano sull'evidenza.
Sei tu che fai la parte dell'eretico in questo caso.
Citazione:
Perchè, l'unica categoria rappresentativa della psicopatologia è la psicopatia (disturbo antisociale)? Se è per questo una struttura ossessiva non ha le caratteristiche di una struttura isterica, o una struttura schizoide quelle di una narcisistica, non per questo non si tratta di psicopatologia.
Mi sembra che si capiva che intendevo psicopatologico. Allora dammi pure dell'analfabeta ma per favore non riduciamo anche questo post (molto interessante aperto da un nuovo arrivato) in quella polemica infinita e inutile in cui finiscono il 90% dei thread di questo forum.
Citazione:
A parte dedurre che non sai cosa significhi psicopatico, pensi che una sindrome genetica non escluda profondi aspetti di strutturazione della personalità, variabili da individuo ad individuo?
intendi dire se penso che una sindrome genetica escluda una psicopatologia? No, anzi penso sia un fattore di rischio. Ma si tratta sempre di due cose diverse.
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Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Preciso. La psicoanalisi è l'unico ambito in cui si continuano ad abbracciare teorie psicogene dell'autismo.
Continuo a chiedermi a quale "psicoanalisi" ti riferisca, visto che non fornisci nemmeno il nome di un autore. Per quanto ne so, l'eziopatologia dell'autismo è considerata come fenomeno complesso anche dagli psicoanalisti. Ciò non significa che l'autismo non sia una psicopatologia. Anni fa si dicevano più o meno le stesse cose della schizofrenia, ma gli impulsi biologisti si sono dovuti frenare di fronte all'enorme complessità degli aspetti psichici e neurologici implicati.
Per tua informazione comunque la psicoanalisi si occupa, con l'autismo come con tutte le altre patologie, degli aspetti psichici strutturali. E non credere che altri orientamenti psicoterapici - anche se con concetti differenti - non facciano lo stesso. D'altronde è il campo di osservazione specifico delle psicoterapie.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Io credo che tu dovresti argomentare la tua posizione. Se voglio sostenere che il sole gira in torno alla terra e non viceversa sono io che devo argomentare e non gli altri che si basano sull'evidenza.
Sei tu che fai la parte dell'eretico in questo caso.
Scusa ma hai tirato in ballo tu la questione dell'eziologia dell'autismo, non io. Comunque sei malauguratamente troppo sicuro delle tue idee per renderti conto che le cose sono un po' più complicate. Quindi c'è ben poco di eretico nel sostenere una posizione che ho già ampiamente argomentato altrove. Ma poi basta guardare un po' di letteratura recente sull'argomento:
Prenatal risk factors for autism: comprehensive me...[Br J Psychiatry. 2009] - PubMed Result
Riporto solo le conclusioni per i più pigri:
CONCLUSIONS: There is insufficient evidence to implicate any one prenatal factor in autism aetiology, although there is some evidence to suggest that exposure to pregnancy complications may increase the risk
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Mi sembra che si capiva che intendevo psicopatologico. Allora dammi pure dell'analfabeta ma per favore non riduciamo anche questo post (molto interessante aperto da un nuovo arrivato) in quella polemica infinita e inutile in cui finiscono il 90% dei thread di questo forum.
Ma anche uno studente al primo anno sa che psicopatico è il vecchio termine che indica il disturbo antisociale e che non ha niente a che vedere con la psicopatologia in genere. Comunque sono d'accordo, continuiamo con l'argomento principale sperando in altri interventi ed evita di dire cose tanto superficiali da non poter essere ignorate.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
intendi dire se penso che una sindrome genetica escluda una psicopatologia? No, anzi penso sia un fattore di rischio. Ma si tratta sempre di due cose diverse.
Intendo dire che la patologia è plurideterminata e rimanda ad aspetti di organizzazione generale del sistema-essere vivente, quindi non è possibile pensare a componenti determinanti sulle altre.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
ommmmmmmmmmmmmmmm :medito:
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Anche i più pigri possono capire che un fattore prenatale è un fattore che agisce sul feto prima della nascita. Non si intendono fattori genetici o fattori ambientali successivi. L'abstract dell'articolo lo dice esplicitamente.
Dubito che nella letteratura recente tu possa trovare quello che cerchi.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Vabbè curumullo, ormai è noto ai più che le espressioni genetiche - peraltro molto più complesse e variabili di quanto si pensava fino a qualche tempo fa - sono determinate da un'interazione circolare con l'ambiente, e che quindi non ha più senso mantenere la dicotomia natura/cultura. Se sei refrattario a tutto ciò mi spiace per te. La letteratura recente è molto ricca in tal senso, ti lascio l'onere di scoprirla da te se ne sentirai il bisogno.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Se per fattori ambientali intendi la madre frigorifero e robe del genere non c'è nessuna interazione circolare. C'è una particolare sequenza genetica che sottoposta a determinati fattori chimici ambientali porta ad un funzionamento neuronale atipico. Questo si traduce nell'autismo per come lo vediamo.
Leggi un po' di letteratura sull'argomento, da 30 anni a questa parte troverai un'unanime presa di distanza da queste elucubrazioni psicoanalitiche che portano a tentativi terapeutici non solo assolutamente inefficaci ma anche colpevolizzanti nei confronti dei genitori.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Se per fattori ambientali intendi la madre frigorifero e robe del genere non c'è nessuna interazione circolare.
Come sospettavo ti riferisci a teorie di 30 anni fa (Bettelheim). Non un cenno ad autori contemporanei che, in ambito psicoanalitico si sono occupati di autismo (Greenspan, Ferro,...). Ed è per questo motivo che trovo fuori luogo tutta la buriana che stai facendo contro la psicoanalisi in materia di autismo. E' come se io dessi per scontato che un comportamentista è rimasto fermo a Skinner, mentre presumibilmente ci sono state delle evoluzioni teoriche e metodologiche.
Rinnovo il mio invito ad aggiornarti prima di esprimere giudizi che suonano alquanto superficiali alle orecchie di taluni, o, se non è questione di tuo interesse, evita almeno di parlare di ciò che non conosci.
Ora direi che si può mettere la parola fine alla querelle, continuandola eventualmente via pm, e tornare al tema proposto che è quello dei limiti della diagnosi sintomatica.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Curumullo, quel che ti posto non c'entra (forse) granché con la psicoanalisi. Il paradigma di ricerca è differente. Ma, forse, può esserti utile rifletterci:
Exploring the contribution of prenatal stress to the pathogenesis of autism as a neurobiological developmental disorder: a dizigotic twin study - Front page
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Allegati
E, naturalmente, darei un'occhiata al sito di Stanley Greenspan: ICDL - Page Title
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Come sospettavo ti riferisci a teorie di 30 anni fa (Bettelheim). Non un cenno ad autori contemporanei che, in ambito psicoanalitico si sono occupati di autismo (Greenspan, Ferro,...). Ed è per questo motivo che trovo fuori luogo tutta la buriana che stai facendo contro la psicoanalisi in materia di autismo. E' come se io dessi per scontato che un comportamentista è rimasto fermo a Skinner, mentre presumibilmente ci sono state delle evoluzioni teoriche e metodologiche.
Rinnovo il mio invito ad aggiornarti prima di esprimere giudizi che suonano alquanto superficiali alle orecchie di taluni, o, se non è questione di tuo interesse, evita almeno di parlare di ciò che non conosci.
Ora direi che si può mettere la parola fine alla querelle, continuandola eventualmente via pm, e tornare al tema proposto che è quello dei limiti della diagnosi sintomatica.
Eh a me sembrava che avessero smesso 30 anni fa di sostenere queste teorie.
Comunque Greenspan non sostiente che l'autismo è psicogeno. Di Antonino Ferro non saprei, non credo, è un autore che considero molto valido, mi stupirebbe.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Scusa Willy, potresti mettere una disascalia ai contenuti che hai postato?
A darci un'occhiata sembrerebbero ricerche sui fattori biochimici e sui fattori prenatali quindi ricerche condotte all'interno del paradigma dominante che vede l'autismo una condizione neurologica.
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
E' così. Ma se leggi con attenzione i documenti (che sono una tesi di dottorato) ci trovi alcune considerazioni interessanti sulle relazioni tra ambiente e genetica. In effetti li ho postati soprattutto per quel motivo. In fondo nell'ambiente, dal mio punto di vista, ci entra anche la mente dei genitori.
Tu parli con un poco di disprezzo dei "fattori psicogeni". Lo stato di stress è o meno "psicogeno"? Dal mio punto di vista sì. E l'autismo è una psicopatologia. Coinvolge forme di pensiero e modi di sentire ed esprimere gli affetti che sono sia "psico", sia "patologiche". Poi, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma le parole non si possono tirare come si vuole.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Eh a me sembrava che avessero smesso 30 anni fa di sostenere queste teorie.
Visto che, da ciò che scrivi, la psicoanalisi è rimasta ferma alla "madre frigorifero", evidentemente ritieni che in ambito psicoanalitico queste teorie siano ancora pienamente sostenute.
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Comunque Greenspan non sostiente che l'autismo è psicogeno. Di Antonino Ferro non saprei, non credo, è un autore che considero molto valido, mi stupirebbe.
Guarda che io non ho mai parlato dell'autismo come di una malattia "psicogena", sei tu che sei convinto che gli psicoanalisti riconducano tutto solo ed unicamente allo psichico nel 2009. Ho parlato di determinanti complesse, che è un'altra cosa.
Comunque, visto che consideri molto valido il contributo di Ferro, ti consiglio di leggere attentamente cosa dice dell'autismo, visto che è una patologia di cui si occupa psicoanaliticamente.
Saluti
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
Citazione:
Originalmente inviato da
curumullo
Non capisco il tuo p.s., ariatsch. Io assimilo l'autismo nel concetto più ampio di disabilità intellettiva. Quindi tutti i soggetti autistici per come definisco io i termini hanno una disabilità intellettiva. Per me l'autismo è una disabilità intellettiva. Tu non credi sia così?
Immagino che tu ti riferisca a quei soggetti "autistici" che non hanno un ritardo mentale,quindi nessuna compromissione misurabile nei tre ambiti (pensiero/immaginazione,socialità, linguaggio). Ce ne sono anche di famosi, che scrivono libri,vanno in giro per il mondo a fare conferenze e fanno un sacco di soldi.
In questi casi mi sembra scontato che non ci si trovi di fronte ad un soggetto autistico ma ad una diagnosi sbagliata. La diagnosi di autismo è descrittiva, viene fatta sui sintomi, se i sintomi non ci sono, non c'è l'autismo.
Diverso il caso in cui il soggetto acquisisce nel tempo un buon livello di adattamento fino al punto che descrittivamente non soddisfa più i criteri diagnostici.
Questi casi ci dicono che i nostri criteri non sono adeguati perchè non riescono a cogliere il problema strutturale (utilizzando il termine di geiko).
Credo che i criteri diagnostici possano essere raffinati con la ricerca. Il primo passo sarà credo differenziare diversi tipologie di autismo. Oggi la categoria è troppa ampia e questo rende difficile ricerche ulteriori.
Bentrovati a tutti!
Vedo che ho scatenato una discussione molto vivace...
Cmq, al di là dei toni, mi sembra siano uscite diverse cose interessanti e vi ringrazio per l'entusiasmo con cui rispondete.
Comincio dall'osservazione su autismo e disabilità intellettiva di Curumullo.
Dal punto di vista formale le due cose vanno distinte con molta chiarezza.
L'autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato. Coinvolge prevalentemente 3 aree di funzionamento, la nota triade sintomatologica: interazione sociale, linguaggio e comunicazione, attività e interessi.
La disabilità intellettiva invece è una condizione riferibile al funzionamento intellettivo generale.
Le due cose sono esaminabili separatamente con strumenti appositi. Il primo esame è la valutazione sintomatologica, che si occupa di aspetti qualitativi del comportamento; il secondo è la valutazione normativa, ovvero test cognitivi o di sviluppo, che indaga le performance, quindi ha un orizzonte quantitativo.
Possiamo discutere sulla liceità di tale distinzione, ma di fatto questa è di prassi. A mio avviso indispensabile sul piano concettuale e applicativo, perché un individuo autistico con ritardo mentale è sempre un disabile; un autistico con intelligenza normale può non esserlo, perché impara meglio e più velocemente.
Poi, però, tu fai riferimento ad un altro aspetto, che centra bene il mio quesito iniziale. I cosiddetti "autistici ad alto funzionamento", che scrivono libri, fanno conferenze e un sacco di soldi, sono davvero autistici? Tu dici No!
Loro dicono Si!
Ma quello che importa è che, in ogni caso, queste persone riferiscono sempre di un passato molto più problematico, cioè sono stati bambini autistici. Poi, però, avendo un potenziale intellettivo notevole, hanno sviluppato strategie per compensare i loro deficit e si sono messi a scrivere libri, fare conferenze e un sacco di soldi.
Dunque, (e torna il quesito) cosa importa se sono autistici o no?
In questo senso la penso esattamente come te, ma non perché sia stata sbagliata la diagnosi, ma proprio perché mi domando: A COSA SERVE LA DIAGNOSI?
Si potrebbe concludere che il dogma sulla permanenza dell'autismo come diagnosi clinica, sindromica, psicopatologica, o come la si vuol chiamare, vale allora solo per gli autistici con disabilità mentale, che non riescono a compensare i loro deficit, ma non per quelli ad "alto funzionamento" (etichetta effettivamente generica e oggetto di dibattito tra gli specialisti).
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Riferimento: Autismo e remissione dei sintomi
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Originalmente inviato da
ariatsch
Dunque, (e torna il quesito) cosa importa se sono autistici o no?
In questo senso la penso esattamente come te, ma non perché sia stata sbagliata la diagnosi, ma proprio perché mi domando: A COSA SERVE LA DIAGNOSI?
Si potrebbe concludere che il dogma sulla permanenza dell'autismo come diagnosi clinica, sindromica, psicopatologica, o come la si vuol chiamare, vale allora solo per gli autistici con disabilità mentale, che non riescono a compensare i loro deficit, ma non per quelli ad "alto funzionamento" (etichetta effettivamente generica e oggetto di dibattito tra gli specialisti).
Come ho accennato in precedenti post, la diagnosi trova un senso maggiore se indica "qualcosa di più" dei semplici sintomi, che spesso sviano e sono a volte mutevoli e temporanei. Ritorno quindi sull'utilità di assumere un punto di vista diagnostico strutturale, che si concentri quindi sulle modalità di "funzionamento" del soggetto, sul caratteristiche del suo mondo interno, dell'organizzazione relazionale ed emotiva.
Peraltro parlare di autismo ad "alto funzionamento" mi fa venire in mente che tra gli psicoanalisti che più si sono occupati di questo problema (tra gli altri Tustin, Meltzer) si è parlato appunto di "funzionamento autistico", anzichè di sintomi. Esulando da quest'ultimo aspetto, tale modalità può ritrovarsi anche in soggetti asintomatici ma che presentano appunto modalità riconducibili all'autismo. Non a caso questi autori hanno parlato di "barriere autistiche" (Tustin), di "stati autistici della mente" (Meltzer), di posizione "gliscro-carica" (Bleger), o, in tempi più recenti, altri autori hanno teorizzato nuclei "contiguo-autistici" di personalità (Ogden).
Senza trascurare la complessa eziopatogenesi dell'autismo - tra cui ovviamente figurano fattori genetici, biologici, sulla natura dei quali non è possibile avere conoscenze precise al giorno d'oggi -, dunque, ma anche senza tralasciare le componenti psichiche, questi autori si sono soffermati sul significato della diagnosi di autismo in senso strutturale, identificando modalità di funzionamento mentale che accomunano pazienti con manifestazioni sintomatiche differenti, con lo scopo di produrre dei modelli di comprensione e cura adeguati a queste situazioni.
Un saluto
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Credo di capire il tuo punto di vista Ariatsch.
Tu dici che l'autismo non è una disabilità intellettiva perchè non sempre un autistico è intellettivamente disabile riferendoti ai casi di autistici ad altissimo funzionamento.
Il mio punto è che se un autistico impara meglio e più velocemente non ha senso che venga diagnosticato autistico.
In altri termini quello che mi chiedo è che cosa accomuna l'autistico con un ritardo mentale gravissimo e l'autistico che va in giro a raccontarci che cosa è l'autismo secondo lui?
Per me quello che gli accomuna è che hanno ricevuto la stessa diagnosi.
Ragionando in questo modo mi trovo a concludere che l'autismo è una categoria in cui chi fa le diagnosi infila un po' di tutto.
Almeno in alcuni casi queste diagnosi sono errori diagnostici. Ho ad esempio approfondito il caso di Donna Williams e nel suo caso è stata una vera e propria operazione commerciale. Negli altri casi la varietà interindividuale dei soggetti autistici riflette l'inadeguatezza dei nostri strumenti diagnostici.
La diagnosi serve alla prognosi all'intervento e alla ricerca. Se due individui hanno prognosi completamente diverse e si giovano di completamente interventi diversi non ha senso che abbiano la stessa diagnosi.
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[QUOTE=gieko;2085564]...tornare al tema proposto che è quello dei limiti della diagnosi sintomatica.
La questione inizialmente posta da te è più complessa, anche se più pertinente con il mio quesito iniziale. Specie perché occorre fare uno sforzo per conciliare approcci, definizioni, orientamenti diversi che spesso tendono a screditarsi l'uno con l'altro.
Provo a spiegarti il mio punto di vista.
Quando lavoro con un bambino non mi preoccupo della sua struttura di personalità, perché non so di fatto come lavorarci. Che gli esiti del mio intervento ricadano anche su di essa (qualsiasi cosa si intenda con struttura di personalità) non ci sono dubbi. Ma considero questa una variabile indipendente e mi avvicino in un altro modo al problema.
Guardo cosa il bambino sa fare e come lo fa. Cerco pure di capire perché fa o non fa una certa cosa (il postulato è quello dell'analisi funzionale, dove ogni comportamento ha una funzione e non è mai casuale). Individuo le difficoltà ed i limiti e poi procedo per insegnargli specifiche abilità, fondamentalmente con tecniche basate sulle leggi dell'apprendimento.
Se ho valutato bene il bambino e intervengo in quello spazio di apprendimento che Vygotskij chiama "zona di sviluppo prossimale", allora il bambino impara a gestire meglio i suoi bisogni e le richieste dell'ambiente. Di conseguenza, assume delle condotte, degli atteggiamenti, dei modi di fare, sentire e pensare che, forse, modificano la sua struttura di personalità. Ma soprattutto, migliora la sua qualità di vita e il suo benessere psicologico.
Ci sarebbero molte altre cose, ma non vorrei abusare con la tua/vostra pazienza. Non credo che quel che faccio sia il modo migliore di procedere. Diciamo che funziona e mi ci trovo.
ooppsss... alla fine non ho parlato della diagnosi sintomatica...
Vabbè, facciamo al prossimo giro.
Ciaociao
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Originalmente inviato da
willy61
E' così. Ma se leggi con attenzione i documenti (che sono una tesi di dottorato) ci trovi alcune considerazioni interessanti sulle relazioni tra ambiente e genetica. In effetti li ho postati soprattutto per quel motivo. In fondo nell'ambiente, dal mio punto di vista, ci entra anche la mente dei genitori.
Tu parli con un poco di disprezzo dei "fattori psicogeni". Lo stato di stress è o meno "psicogeno"? Dal mio punto di vista sì. E l'autismo è una psicopatologia. Coinvolge forme di pensiero e modi di sentire ed esprimere gli affetti che sono sia "psico", sia "patologiche". Poi, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma le parole non si possono tirare come si vuole.
Buona vita
Guglielmo
Guarda non metto in dubbio che in certa letteratura l'autismo venga definito come una psicopatologia. Io dico che si tratta di un uso improprio del termine.
Nella letteratura di lingua inglese è considerato una Intellectual Disability (più in US) o Learning Disability (più in UK). Questo spiega perchè nella tesi che hai postato la parola psicopatologia non compare.
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Il mio punto è che se un autistico impara meglio e più velocemente non ha senso che venga diagnosticato autistico.
In altri termini quello che mi chiedo è che cosa accomuna l'autistico con un ritardo mentale gravissimo e l'autistico che va in giro a raccontarci che cosa è l'autismo secondo lui?
Per me quello che gli accomuna è che hanno ricevuto la stessa diagnosi.
Ragionando in questo modo mi trovo a concludere che l'autismo è una categoria in cui chi fa le diagnosi infila un po' di tutto.
Anche io ho questa impressione...
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Scusate, sto facendo un po' di casito col comando quote...
Cercherò di essere più preciso.
A presto
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Se lasciamo da parte gli errori diagnostici, non ritenete che il termine "autismo" potrebbe indicare modalità di funzionamento mentale con caratteristiche specifiche (ad es. concretezza del pensiero, anaffettività, stereotipia...) che possono avere livelli di espressione di gravità variabile? In questo senso credo che la diagnosi di autismo potrebbe avere un significato anche in mancanza di alcuni sintomi "eclatanti" o in caso di cambiamenti sintomatici.
Saluti
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credo che l'ipotesi della teoria della mente e sul suo deficit di Baron Cohen ecc. potrebbe essere questo elemento comune.
Anche se tutti i soggetti presentano questo deficit non credo però che questa ipotesi possa ambire a spiegare interamente la sindrome. Alcuni soggetti presentano ad esempio dei deficit nell'immaginazione spaziale e nella cordinazione che non possono essere spiegati da un deficit semantico.
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Preciso che non mi riferisco a caratteristiche specifiche come singole funzioni, bensì come modalità di organizzazione che possono accomunare un certo numero di soggetti.
Bisogna stare attenti poi a non procedere dall'alto al basso, applicando teorie o configurazioni sintomatiche tratte da ambiti differenti; nella diagnostica (specialmente nell'ottica strutturale) vanno invece rilevate modalità di funzionamento con caratteristiche comuni che possono distinguere una popolazione di soggetti.
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Originalmente inviato da
gieko
Preciso che non mi riferisco a caratteristiche specifiche come singole funzioni, bensì come modalità di organizzazione che possono accomunare un certo numero di soggetti.
Bisogna stare attenti poi a non procedere dall'alto al basso, applicando teorie o configurazioni sintomatiche tratte da ambiti differenti; nella diagnostica (specialmente nell'ottica strutturale) vanno invece rilevate modalità di funzionamento con caratteristiche comuni che possono distinguere una popolazione di soggetti.
Tu ti riferisci alla personalità ma trattandosi di una condizione neurologica e non psicologica non puoi trovare una personalità autistica. Ogni autistico svilupperà una personalità diversa a seconda dell'ambiente relazionale in cui vive.
Gli ambienti relazionali degli autistici sono vari quanto lo sono quelli della popolazione in generale (tranne per il fatto che una disabilità intellettiva è un elemento omologo e omologante).
La personalità autistica puoi trovarla solo in certa letteratura come artefatto. Su questo artefatto sono stati costruiti imponenti sistemi concettuali ed è da questo che nascono le resistenze ad abbandonare il campo dell'autismo.
Forse la distinzione rispetto al comportamento sociale di Wing (se non sbaglio) fra aloof, passive e active/odd si avvicina ad un tentativo di trovare una personalità autistica. Però ne vengono trovate 3 e molto diverse tra loro.
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curumullo
Tu ti riferisci alla personalità ma trattandosi di una condizione neurologica e non psicologica non puoi trovare una personalità autistica. Ogni autistico svilupperà una personalità diversa a seconda dell'ambiente relazionale in cui vive.
Posizione interessante, ma che ritengo andrebbe argomentata meglio. E, secondo me, occorrerebbe provare a dimostrarla.
Messa così mi pare più un ragionamento logico che un riscontro clinico. E anche un poco tautologico, dato che parte da una premessa (iil fatto che l'autismo non abbia nulla a che vedere con la psicopatologia) che andrebbe invece dimostrata.
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curumullo
Gli ambienti relazionali degli autistici sono vari quanto lo sono quelli della popolazione in generale (tranne per il fatto che una disabilità intellettiva è un elemento omologo e omologante).
Anche gli ambienti relazionali degli schizofrenici sono vari. Anche in quel caso esiste una disabilità intellettiva. Però ho la sensazione che tu la schizofrenia la riconosca come una psicopatologia. Perché l'autismo no?
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curumullo
La personalità autistica puoi trovarla solo in certa letteratura come artefatto. Su questo artefatto sono stati costruiti imponenti sistemi concettuali ed è da questo che nascono le resistenze ad abbandonare il campo dell'autismo.
Sarei curioso di capire. In quale letteratura. Perché artefatto?
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curumullo
Forse la distinzione rispetto al comportamento sociale di Wing (se non sbaglio) fra aloof, passive e active/odd si avvicina ad un tentativo di trovare una personalità autistica. Però ne vengono trovate 3 e molto diverse tra loro.
Forse. O forse sono tre varianti della stessa personalità. Ci sono molti toni di verde al mondo, ma il verde rimane un colore qualitativamente distinto dal rosso.
Buona vita
Guglielmo
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willy61
Posizione interessante, ma che ritengo andrebbe argomentata meglio. E, secondo me, occorrerebbe provare a dimostrarla.
Messa così mi pare più un ragionamento logico che un riscontro clinico. E anche un poco tautologico, dato che parte da una premessa (iil fatto che l'autismo non abbia nulla a che vedere con la psicopatologia) che andrebbe invece dimostrata."
Come ho già detto, siete voi che state sostenendo una posizione eretica e quindi spetta a voi dimostrare.
Che sia una condizione neurologica è la spiegazione più semplice per questo viene assunta come valida. D'altra parte non c'è nessun elemento che preme per una spiegazione psicologica: il tasso di incidenza è uguale in qualsiasi parte del mondo, sono dei deficit funzionali ad essere primari nel quadro clinico, non viene riscontrata nessuna anomalia nel caring parentale. E poi (un po' di costruzionismo) ha senso definire psicopatologia una condizione per cui non esiste una psicoterapia?
Siete voi che dovete dimostrare.
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Anche gli ambienti relazionali degli schizofrenici sono vari. Anche in quel caso esiste una disabilità intellettiva. Però ho la sensazione che tu la schizofrenia la riconosca come una psicopatologia. Perché l'autismo no?
Non saprei. A mio parere a psicopatologie simili corrispondono ambienti relazionali simili per alcuni versi. Tautologia anche qua perchè per me la psicopatologia è relazionale.
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Sarei curioso di capire. In quale letteratura. Perché artefatto?
Nella letteratura psicoanalitica. La personalità autistica è un prodotto della teoria. Penso ad esempio a Diego Napolitani, a mio parere il più grande psicologo e psicoanalista italiano mai esistito, che utilizza il concetto di autismo, ne fa un cardine della sua teorizzazione, ma parla di un autismo che ha più a che fare con la letteratura psicoanalitica che con la realtà.
Citazione:
Forse. O forse sono tre varianti della stessa personalità. Ci sono molti toni di verde al mondo, ma il verde rimane un colore qualitativamente distinto dal rosso.
Certo non ci vuole tanto per sussumere le tre personalità sotto un principio organizzativo generale. E' questo che permette all'artefatto di continuare a sopravvivere
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Curumullo, non riesco a comprendere come la dimensione psichica possa venire eliminata dalle considerazioni su un qualsiasi aspetto dell'esistenza umana. Sarà un limite mio, ma ho avuto modo di osservare che la mente di una persona cambia se gli tagliano una gamba, anche se la gamba non ha un ruolo nel pensiero e nella formazione della personalità.
Quindi, affermare, come fai tu, che l'autismo è una malattia neurologica, intendendo con questo che la condizione autistica non comporta nulla a livello di formazione ed espressione degli stati mentali, delle strutture psichiche, della personalità o del carattere (termini diversi ma, entro certi limiti, simili tra di loro e in parte sovrapponibili), mi pare più un desiderata che altro.
Cosa impedisce di utilizzare la congiunzione "e", invece della disgiunzione "o", e provare ad immaginare che ogni stato fisico (e quindi ogni stato neurologico, ma non solo) implichi uno stato mentale, psichico, corrispondente?
Buona vita
Guglielmo
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Originalmente inviato da
gieko
Se lasciamo da parte gli errori diagnostici, non ritenete che il termine "autismo" potrebbe indicare modalità di funzionamento mentale con caratteristiche specifiche (ad es. concretezza del pensiero, anaffettività, stereotipia...) che possono avere livelli di espressione di gravità variabile? In questo senso credo che la diagnosi di autismo potrebbe avere un significato anche in mancanza di alcuni sintomi "eclatanti" o in caso di cambiamenti sintomatici.
Saluti
In fondo sono piuttosto d'accordo. Le modalità di funzionamento di una persona autistica sono, sul piano generale, piuttosto note, così come è nota la variabilità della loro espressione in base alla complessità di variabili genetiche, ambientali, relazionali, intellettive, ecc., ecc.
Nella mia esperienza risulta vero che la "qualità" di tali modalità (per usare un riferimento esplicito alle linee diagnostiche di DSM e ICD-10, che parlano di "alterazioni qualitative"), non cambia nel tempo, se non nella misura in cui evolve e diventa più complesso il comportamento in quanto tale. Nonostante l'acquisizione di strategie più sofisticate per orientarsi nell'universo sociale, egli continuerà ad avere difficoltà nella comprensione intuitiva dello stesso. Cioè, sarà più adattato, ma sempre portatore di quelle espressioni caratteristiche dell'autismo.
Ma se la diagnosi non poggia più su una raccolta di sintomi, perché, poniamo, questi non sono più tali, su cosa poggia allora? Su una certa modalità di funzionamento mentale con caratteristiche specifiche? In che senso? E perché poi?
Forse il limite concettuale in cui mi muovo è che considero la diagnosi una faccenda essenzialmente medica, quindi un modo per inquadrare le caratteristiche di una malattia e curare la persona rispetto ad essa. Sennò a cosa serve fare una diagnosi?
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Originalmente inviato da
ariatsch
Ma se la diagnosi non poggia più su una raccolta di sintomi, perché, poniamo, questi non sono più tali, su cosa poggia allora? Su una certa modalità di funzionamento mentale con caratteristiche specifiche? In che senso? E perché poi?
Poggia su elementi più complessi e comprensivi, come, appunto, la struttura di personalità, il funzionamento intra ed interpsichico del soggetto, sul suo modo di essere che diviene per il soggetto stesso problematico. Il perchè è presto detto: questa operazione serve ad avere indicazioni, ipotesi per orientare l'intervento clinico e produrre processi di cambiamento strutturali e quindi interni, andando quindi "al di là" dell'adattamento, che è sempre un fenomeno esterno (mi adatto a qualcuno, qualcosa).
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Originalmente inviato da
ariatsch
Forse il limite concettuale in cui mi muovo è che considero la diagnosi una faccenda essenzialmente medica, quindi un modo per inquadrare le caratteristiche di una malattia e curare la persona rispetto ad essa. Sennò a cosa serve fare una diagnosi?
Appunto, una faccenda unicamente sintomatologica che nel campo della psiche può non essere valido. Non possiamo parlare della psicoapatologia come di un evento o fenomeno circoscritto, ma come di modalità fondanti di "essere al mondo" per un determinato soggetto. La diagnosi e la cura quindi non possono che partire da qui.
Saluti
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Adesso ho poco tempo per risponderti organicamente, però, caro curumullo:
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Originalmente inviato da
curumullo
Come ho già detto, siete voi che state sostenendo una posizione eretica e quindi spetta a voi dimostrare.
Eretica rispetto a chi, a che cosa? Alla tua non meglio giustificata posizione che non contempla il banale fatto che un qualsiasi tipo di organizzazione del soggetto, poniamo nel caso di natura complessa come l'autismo, non impatti con l'ambiente famigliare e non comporti scambi tali da strutturare la personalità in un certo modo?
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Originalmente inviato da
curumullo
La personalità autistica è un prodotto della teoria. Penso ad esempio a Diego Napolitani, a mio parere il più grande psicologo e psicoanalista italiano mai esistito, che utilizza il concetto di autismo, ne fa un cardine della sua teorizzazione, ma parla di un autismo che ha più a che fare con la letteratura psicoanalitica che con la realtà.
Posto che sembra che tu dia una lettura tua delle concettualizzazioni psicoanalitiche in materia di autismo (peraltro non esplicitando quale e in base a quali fonti), Diego Napolitani, a sentire te, è un poveretto che ha preso una cantonata grossa come una casa. Meno male che è il "più grande psicologo e psicoanalista italiano".
Saluti