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utente oligofrenica: come relazionarmi?
Buongiorno a tutti.
Ho una domanda che da tempo non trova risposta; ho deciso di provare a porla in questo contesto. Se non è il contesto giusto, vi sono grata se mi indirizzate.
Il mio lavoro si svolge in 5 paesi delle montagne bergamasche; e forse non vi sarà facile immaginare la realtà che descrivo. Sono luoghi stupendi, ma talvolta le persone vivono in baite, lontano da tutto e da tutti.
Sono un'assistente domiciliare e mi devo recare a casa di una paziente oligofrenica di circa 55 anni, che vive con la madre. Vivono isolate dal mondo, in quanto hanno deciso per vergogna di tenere nascosta questa figlia oligofrenica. L'unica volta che è stata vista da medici è stato nel 1999, quando è morto il padre ed è uscita (ulteriormente) di senno. Ricoverata, le hanno dato una terapia che ancora oggi prende. Il medico di base non l'ha mai vista (perchè non ci vanno, per paura che la mettano in una struttura), e comunque non intende approfondire ne cambiare questa terapia. Le ricette per questi farmaci e altri, vengono lasciate dal medico alla farmacia del paese, che provvede a consegnarle a casa delle due donne.
La signora in questione non parla. Talvolta scrive ma ultimamente non ne vuole più sapere; quindi si comunica al minimo.
La mia domanda è questa: poichè vado da sola in questa casetta persa nelle montagne, posso correre qualche rischio? La sua mamma mi dice che spesso con lei si mostra violenta.
Io non voglio assolutamente correre rischi inutili. So di pazienti oligofrenici che hanno aggredito l'infermiera.
Quindi ho intenzione di informarmi al riguardo, e poi farlo presente alla cooperativa sociale per cui lavoro.
Grazie mille a chi può darmi informazioni serie al riguardo.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Non saprei cosa risponderti. Da quanto tu riporti sembrerebbe essere abbastanza grave questo ritardo mentale, accompagnato da aspetti comportamentali a volte violenti. Non credo tu possa avere la garanzia che questa paziente non ti aggredirà mai, anche perché spesso l'aggressione è motivata (dal punto di vista di chi la compie) ma chi la subiswce non riesce a capirne il motivo (magari senza volerlo sei entrata in casa spaventandola, rompedo una routine che non doveva essere rotta etc...).
Più che altro sarebbe utile creare una rete per questa paziente, una rete di operatori, ma credo che la realtà descritta non lo permetta.
Non so se ti sono stata d'aiuto...
Buona giornata
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Ma certo che la tua risposta mi è stata utile.
Proprio oggi, in equipe nella mia cooperativa, ho sollevato il problema "sicurezza" e pare sia stato valutato opportunamente.
Se hai maggiori informazioni, è graditissimo se me le fai avere. Lo stesso vale per tutti coloro che mi leggono!
Grazie a tutti
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
sicuramente i pazienti oligrofrenici sono spesso aggressivi...quindi sì, il rischio lo corri secondo me, ma è altrettanto vero che nella nostra professione lo corriamo un po' sempre...la malattia mentale non ti dà garanzie purtroppo. sicuramente avere colloqui in contesti più "protetti" e sicuri come strutture ospedaliere o case di cura è meglio piuttosto che a domicilio (anche se ad esempio una mia amica ha avuto una coltellata da un minore a rischio in una casa famiglia!), però io sono sempre dell'idea che valga la pena rischiare per il bene degli altri, la nostra professione è un po' come quella del medico...io personalmente ho avuto a che fare con pazienti con aids e avevo un po' paura del contagio, ma alla fine è andato tutto bene e ne è valsa veramente la pena...spero di esserti stata utile
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Lo sapevo che questo thread andava a finire così.
Prima ancora di andare a vedere perchè quello che sostiene bellatrix è falso, prego tutti di notare come abbia subito preso corpo un immagine stereotipica del malato mentale.
Ovviamente a bellatrix va soltanto la responsabilità di aver riproposto una rappresentazione sociale già esistente e diffusa.
Pregiudizi estremamente diffusi ed estremamente dannosi per chi appartiene alla categoria dei "malati e disabili mentali".
Il quadro generale è quello solito, la struttura è la stessa che alimenta il razzismo, il sessismo e il pregiudizio contro i disabili fisici.
Veniamo quindi ai caratteri particolari di questa versione di razzismo psichico.
I malati mentali sono imprevedibili e spesso violenti. Falso. La statistica indica che il tasso di criminalità della popolazione dei malati mentali non è inferiore a quello della popolazione generale .
Il ritardo mentale si associa ad un alta frequenza di comportamenti aggressivi. Vero ma bisognerebbe correttamente interpretare questa aggressività come l'unica risorsa utilizzabile da individui posti in uno stato di estrema debolezza sociale.
Scusa bellatrix niente di personale.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Citazione:
Originalmente inviato da
parapollo
I malati mentali sono imprevedibili e spesso violenti. Falso. La statistica indica che il tasso di criminalità della popolazione dei malati mentali non è inferiore a quello della popolazione generale .
Il ritardo mentale si associa ad un alta frequenza di comportamenti aggressivi. Vero ma bisognerebbe correttamente interpretare questa aggressività come l'unica risorsa utilizzabile da individui posti in uno stato di estrema debolezza sociale.
Scusa bellatrix niente di personale.
figurati se la metto sul personale! comunque il fatto che siano aggressivi non vuole dire che siano criminali! cosa c'entra il confronto col tasso di criminalità? vuol dire solo che una reazione che magari nella maggior parte delle persone è di violenza verbale da parte loro è di violenza fisica perchè, appunto, hanno spesso solo quella come risorsa. Il che, andando al tuo secondo punto, non nega il fatto che ESISTA un loro alto tasso si aggressività....che poi abbiano i loro "validi motivi" questo non si discute e non era oggetto di questo thread...penso più che altro che sia invece banalizzante una retorica come la tua di "non discriminiamo il malato mentale": è proprio riconoscendo un problema che lo si affronta e lo si risolve, una persona come quella trattata dalla nostra collega è indubbiamente differente e MALATA, quindi diversa dalla popolazione generale, ma questo non significa discriminarla, solo AIUTARLA, in particolare per dei professionisti come noi che scriviamo su quesi forum....io la penso così
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Volevo dire che la frequenza di crimini violenti (omicidi, lesioni alla persona) non è superiore fra i malati mentali che nella popolazione generale.
Sono intervenuto perchè penso che quello che hai scritto non aiuti in nessun modo chi ha una disabilità intellettiva. Tutt'altro, ripropone un'immagine stereotipica e negativa che di fatto incide sulla qualità della vita di chi ha una disabilità intellettiva.
Immagine che riproponi anche in questo secondo post quando affermi che sono individui indubbiamente differenti e MALATI.
Lasciamo da parte il fatto che una disabilità intellettiva non è una malattia.
Se stiamo al significato letterale quando affermi che sono individui indubbiamente differenti dalla popolazione generale stai dicendo una cosa indubitabile ma anche senza significato. Tutti per alcuni aspetti apparteniamo ad un gruppo di individui differenti dalla popolazione in generale. Ma nessuno viene da me o da te a dirci che siamo diversi dalla popolazione in generale.
Quello che dici acquista senso per il cluster di tratti che la caratteristica "disabile intellettivo" si porta dietro. Sono differenti non solo perchè hanno una disabilità intellettiva ma anche per una serie di tratti di personalità e caratteristiche. A questo punto la disabilità intellettiva è diventata uno stigma.
Consideriamo l'aggressività, una delle caratteristiche veicolate dallo stigma e incluse nell'immagine stereotipica. L'aggressività appartiene a questa popolazione? oppure è una caratteristica propria delle situazioni in cui la nostra società riduce queste persone?
Io sostengo la seconda ipotesi e lo dimostra il fatto che un intervento clinico sui comportamenti aggressivi di un individuo ha sempre come primo e imprescindibile passo il miglioramento del contesto di vita della persona.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Come definiresti quindi chi ha una disabilità intellettiva? Non ha una malattia?
L'aggressività non appartiene a questa popolazione in quanto tale, perchè il ritardo mentale non comporta necessariamente aggressività, ma come ha detto bellatrix, la sua maggiore prevalenza può essere dovuto ad un errata interpretazione di situazioni sociali, oppure può essere l'unico modo che conoscono per reagire ad una situazione di paura o ansia. E per aggressività pensa anche a quei bambini con ritardo o autismo che ti spuntano addosso, ti tirano i capelli, ti danno morsi, danno calci...
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Calethiel
Come definiresti quindi chi ha una disabilità intellettiva? Non ha una malattia?
No scusa, se non riesco a camminare perchè non ho una gamba, ho una disabilità ma non ho una malattia.
Citazione:
L'aggressività non appartiene a questa popolazione in quanto tale, perchè il ritardo mentale non comporta necessariamente aggressività, ma come ha detto bellatrix, la sua maggiore prevalenza può essere dovuto ad un errata interpretazione di situazioni sociali, oppure può essere l'unico modo che conoscono per reagire ad una situazione di paura o ansia. E per aggressività pensa anche a quei bambini con ritardo o autismo che ti spuntano addosso, ti tirano i capelli, ti danno morsi, danno calci...
Beh non so se condivido il tuo discorso fino in fondo cmq è già meno pesante di quello di bellatrix. Una cosa è dire che le donne sono mediamente meno intelligenti degli uomini e un'altra che le donne per ragioni sociali sono portate a sviluppare meno le loro capacità mentali.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Brutto esempio che hai scelto!!! :P
Comunque si definisce malattia: un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo
Malattia - Wikipedia
e più scentificamente il dizionario oxford della medicina la definisce come: un disturbo dovuto ad una causa specifica e caratterizzato da segni e sintomi precisi; qualunque anomalia e difetto funzionale dell'organismo.
Dizionario Oxford della medicina - Google Libri
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Citazione:
Brutto esempio che hai scelto!!!
:P
Citazione:
Comunque si definisce malattia: un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo
Malattia - Wikipedia
e più scentificamente il dizionario oxford della medicina la definisce come: un disturbo dovuto ad una causa specifica e caratterizzato da segni e sintomi precisi; qualunque anomalia e difetto funzionale dell'organismo.
Dizionario Oxford della medicina - Google Libri
E con questo vorresti sostenere che uno senza una gamba è un malato?
oppure che uno con il raffreddore è un disabile?
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Scusate se mi intrometto, ma mi sembra che questa discussione stia andando avanti un po' troppo per retorica e un po' troppo poco in modo funzionale per la collega che ha posto la domanda iniziale.
Per quanto riguarda la domanda iniziale, propongo alla collega (che vedo ne ha già parlato con chi collabora) di capire quali sono gli aspetti che le fanno pensare di poter essere aggredita, di capire se è più una sua paura o se una paura oggettivata dalla realtà che deve affrontare con la paziente. Fatto questo, si potrebbe anche decidere (qualora possibile) di fare un intervento in coppia con un altro collega anche per favorire una maggiore relazione interpersonale della signora in questione (se non ho capito male vive sempre e solo con la mamma senza grandi contatti con l'esterno).
Altro non so aggiungere poiché non conosco il caso.
Buona giornata
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Hai ragione, stavamo andando un po OT :)
Tornando alla paziente, forse dovrebbe essere vista da un medico, visto che sono passati 10 anni dall'ultima volta, anche per sistemare la terapia....non è possibile, magari anche con una visita a domicilio?
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
non solo stava deragliando la discussione, ma non si capisce proprio dove andava a parare parapollo. ad un classico problema da sueprvisione, in cui ci vuole un gruppo di persone competenti con cui capire come si possono trovare soluzioni pratiche e congruenti per assistente e assistita, parapollo se ne viene fuori con un discorso ideologico completamente strampalato (suppongo sottocopiatura da qualche testo fresco fresco).
piuttosto faccio i complimenti a chi ha dato soluzioni utili, facendo notare che è molto importante ricordarsi che si fa parte di un gruppo (in questo caso la cooperativa), dove ci saranno persone con ruoli diversi ed esperienze diverse che DEVONO e vorranno aiutarti. a prescindere dalla situazione contestuale, uando si ha a che fare con persone che stanno sotto farmaci per anni in un posti piuttosto funzionali alla malattia....... è cosa opportuna capire come poter costruire in progetto di intervento senza fare danni a se stessi e agli altri.
ciaz.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
bravi pimo eli, calathiel e neuromancer...per quanto riguarda parapollo, io come vedi non ho neppure dato seguito al tuo ultimo post, odio la retorica e tutta questa logica del SIAMO TUTTI UGUALI e del VULEMOSE BENE, se tu avessi studiato anche solo la prima pagina di un manuale di clinica sapresti che il riconoscimento che il problema esiste, sia dal punto di vista fisiologico che comportamentale, cognitivo, relazionale, ecc ecc per non dire forse genetico da parte di queste popolazioni di persone, è il primo passo verso la VOLONTA' DI AIUTARE QUALCUNO. Dammi retta, per quanto possa valere il mio pensiero, penso di avere quel poco di esperienza per dirti che con questa logica non aiuterai nessuno...e che di Morelli ne basta ed avanza uno.... meno male che ci sono colleghi come i sopra citati che hanno invece molta esperienza e senso pratico...SENZA NULLA DI PERSONALE OVVIAMENTE... :-)
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Ringrazio nuovamente tutti gli intervenuti.
Concordo che il discorso stava un tantino deragliando. Ma per me ogni lettura può essere interessante. Senza dubbio non condivido il fatto che "siamo tutti uguali". Ma di contro aberro la discriminazione.:mano: Ma a parte questo, che forse dovrebbe avere un post tutto suo, ritorno al mio problema. Ehi intendiamoci, problema, senza offesa per nessuno.
Voglio sottolineare che io sono importante quanto il mio utente, e quindi ho altrettanto diritto alla mia salvaguardia.
Ed è da li che è partita la mia domanda.
Non devo e non voglio sopportare eventuali aggressioni da parte di persone per le quali quello è l'unico modo con cui sanno comunicare. Desidero aiutarle ma desidero farlo in sicurezza.
Io non ho alcuna preparazione adeguata al riguardo. Io sono stata preparata, per mia scelta, all'assistenza socio sanitaria agli anziani. Io devo soddisfare i bisogni primari delle persone.
Purtroppo negli ultimi anni la popolazione che necessita di aiuto è in aumento esponenziale. E per fortuna che ancora esiste una figura come la mia. Certo siamo una goccia nel mare... ma vi garantisco che strappare un sorriso a queste persone è un risultato che gratifica tantissimo.
Di contro poichè è impossibile "prepararsi adeguatamente" a trattare queste patologie, devo rivolgermi a chi invece preparato lo E'. Ed eccomi qua.
La situazione che descrivo è incredibile per chi vive in città. Qui siamo davvero fuori dal mondo. Anche la mamma di questa ragazza è particolare. Non posso certo farmi aiutare da lei, che ha a sua volta bisogno di aiuto. Non ho carte che lo dimostrino, ma ritengo che anche la mamma abbia un ritardo mentale. E anche il medico di base, che non so in base a quale etica, continua a prescriverle a distanza (a distanza perchè lui non vuole assolutamente andare a casa di queste persone. E le persone non hanno la capacità di andare in ambulatorio a farsi fare le ricette.) gli stessi farmaci di 10 anni fa. Non è forse vero che le terapie vanno continuamente rivalutate? Soprattutto in pazienti psichiatrici?
Beh non vorrei essere logorroica, ma per farla breve direi che l'optimus è di andare in due operatori. E in questa richiesta ho anche tenuto conto di non traumatizzare la ragazza obbligandola ad avere in casa due persone. Lei per fortuna non dimostra fastidio, anzi. Certo ho notato che dobbiamo dosare benissimo le parole. E' inimmaginabile capire quello che lei recepisce e che si fissa in mente. Ma è evidente che alcune cose l'hanno colpita e non le scorda.
Beh se avete altre informazioni utili, sono graditissime. Per ora grazie di nuovo a tutti.:yahoo:
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Citazione:
Originalmente inviato da
unlimited
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Talvolta scrive ma ultimamente non ne vuole più sapere; quindi si comunica al minimo.
La mia domanda è questa: poichè vado da sola in questa casetta persa nelle montagne, posso correre qualche rischio? La sua mamma mi dice che spesso con lei si mostra violenta.
Ciao
ti do il mio modesto contributo di operatore della psichiatria.
Nella mia breve esperienza ho imparato che da un oligofrenico\a non puoi aspettarti più di tanto dal punto di vista cognitivo (e fin quì non dico nulla di nuovo :) ). Per quel che riguarda la terapia, se non la cambia da molto tempo ma non si scompensa allora forse va bene così, al massimo chiedi al suo psichiatra di riferimento se i farmaci prescritti vanno ancora bene o meno. a volte le terapie vengono cambiate ma poi c'è da vedere come reagiscono i pazienti. Per quel che riguarda l'aggressività, la maggior parte dei pazienti psichiatrici che ho visto finora hanno/ivono conflitto con i propri genitori ed a volte possono anche essere violenti. e' ovvio che non vale per tutti, ma se posso tranquillizzarti il fatto che siano violenti con i loro genitori non significa che debbano esserlo anche con gli operatori, quindi con te.
Spero di esserti stato utile
Buon lavoro
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Ciao e grazie anche a te del contributo. Come dicevo più sopra, io ritengo di aver sempre qualcosa da imparare.
Ed in effetti dici qualcosa che rimuginavo anche io; visto e considerato che per ora l'ho vista violenta solo con la mamma (mamma che io avrei ucciso molto tempo fa; insopportabile).
Parli di psichiatra di riferimento: magari!!!
Queste due signore, sono chiuse nella loro casa dal 1999 senza esser viste da alcun operatore ne medico ne psichiatrico!!! Solo noi operatrici sociali (ASA, OSS e assistente sociale) siamo riuscite una volta a portarle dall'oculista entrambe: risultato??? La madre resta chiusa in casa ormai cieca e non ha voluto mai operarsi come le era stato consigliato durante quell'unica visita oculistica. Prima ci vedeva, ora è praticamente cieca veramente. La figlia (oligofrenica), ha fatto la visita scrivendo le lettere che vedeva, su un foglio; prescritti occhiali! Ebbene? Mai messi, solo il giorno che li abbiamo acquistati in famacia. Come dicevo è una situazione molto molto fuori dall'ordinario.
Resto sempre in attesa di altre opinioni, ma grazie davvero tanto!
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Discriminazione mi ricorda razzismo, ma non si dice che non bisogna essere razzisti? Per nessun motivo sia di tipo etnico, religioso, o per ogni altra diversità. Forse non mi so esprimere molto bene ma credo di aver esposto abbastanza chiaramente quello che penso cioè certo ognuno di noi è fatto di una sua soggettività e quindi quando ci si relaziona si deve tenere conto di ciò, non abbiamo a che fare con delle macchine che si usano allo stesso modo, ad es. un apriscatole di qualunque colore sia è sempre un apriscatole e quindi ne facciamo lo stesso uso ma nel caso di una persona è diverso.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
Citazione:
Originalmente inviato da
unlimited
Buongiorno a tutti.
Ho una domanda che da tempo non trova risposta; ho deciso di provare a porla in questo contesto. Se non è il contesto giusto, vi sono grata se mi indirizzate.
Il mio lavoro si svolge in 5 paesi delle montagne bergamasche; e forse non vi sarà facile immaginare la realtà che descrivo. Sono luoghi stupendi, ma talvolta le persone vivono in baite, lontano da tutto e da tutti.
Sono un'assistente domiciliare e mi devo recare a casa di una paziente oligofrenica di circa 55 anni, che vive con la madre. Vivono isolate dal mondo, in quanto hanno deciso per vergogna di tenere nascosta questa figlia oligofrenica. L'unica volta che è stata vista da medici è stato nel 1999, quando è morto il padre ed è uscita (ulteriormente) di senno. Ricoverata, le hanno dato una terapia che ancora oggi prende. Il medico di base non l'ha mai vista (perchè non ci vanno, per paura che la mettano in una struttura), e comunque non intende approfondire ne cambiare questa terapia. Le ricette per questi farmaci e altri, vengono lasciate dal medico alla farmacia del paese, che provvede a consegnarle a casa delle due donne.
La signora in questione non parla. Talvolta scrive ma ultimamente non ne vuole più sapere; quindi si comunica al minimo.
La mia domanda è questa: poichè vado da sola in questa casetta persa nelle montagne, posso correre qualche rischio? La sua mamma mi dice che spesso con lei si mostra violenta.
Io non voglio assolutamente correre rischi inutili. So di pazienti oligofrenici che hanno aggredito l'infermiera.
Quindi ho intenzione di informarmi al riguardo, e poi farlo presente alla cooperativa sociale per cui lavoro.
Grazie mille a chi può darmi informazioni serie al riguardo.
il tuo quesito posto qui su internet rivela il bisogno vitale di PSICOLOGI che purtroppo viene ignorato dai nostri politici che non istituiscono la figura dello psicologo nei vari servizi e nella rete sociale. Penso che come te tantissimi altri (infermieri, assistenti sociali, domiciliari, ecc..) sentono un profondo bisogno di parlare e confrontarsi con lo psicologo, ma non possono farlo! Ecco che quindi anche tu sei costretta a cercare aiuto qui su internet.
L'unico consiglio che mi sento di darti, non conoscendoti, non vedendoti di persona, e rispondendo su internet, è quello di pensare che di fronte a te non hai "un'oligofrenica" ma una persona, cioè spogliarti dei tuoi pregiudizi e non etichettare ogni suo comportamento con giudizi del tipo "ah sì, fa così perché è oligofrenica", perché così facendo alimenti le cosiddette profezie che si autoavverano.
Questo inoltre dovrebbe modificare l'atteggiamento con cui ti poni ed evitare che la tua assistita "senta" la tua paura e quindi reagisca in qualche modo.
Sii consapevole dei segnali che mandi sia nel linguaggio verbale, sia in quello non verbale (paraverbale, tono di voce, linguaggio del corpo,ecc) e padroneggiali, poi vedrai che andrà tutto bene.
Lo so è poco ma su internet è il massimo che si può dire
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Originalmente inviato da
Johnny
il tuo quesito posto qui su internet rivela il bisogno vitale di PSICOLOGI che purtroppo viene ignorato dai nostri politici che non istituiscono la figura dello psicologo nei vari servizi e nella rete sociale. Penso che come te tantissimi altri (infermieri, assistenti sociali, domiciliari, ecc..) sentono un profondo bisogno di parlare e confrontarsi con lo psicologo, ma non possono farlo! Ecco che quindi anche tu sei costretta a cercare aiuto qui su internet.
L'unico consiglio che mi sento di darti, non conoscendoti, non vedendoti di persona, e rispondendo su internet, è quello di pensare che di fronte a te non hai "un'oligofrenica" ma una persona, cioè spogliarti dei tuoi pregiudizi e non etichettare ogni suo comportamento con giudizi del tipo "ah sì, fa così perché è oligofrenica", perché così facendo alimenti le cosiddette profezie che si autoavverano.
Questo inoltre dovrebbe modificare l'atteggiamento con cui ti poni ed evitare che la tua assistita "senta" la tua paura e quindi reagisca in qualche modo.
Sii consapevole dei segnali che mandi sia nel linguaggio verbale, sia in quello non verbale (paraverbale, tono di voce, linguaggio del corpo,ecc) e padroneggiali, poi vedrai che andrà tutto bene.
Lo so è poco ma su internet è il massimo che si può dire
Devo dire che è veramente "raggelante" dover sentire, nel 2012, affermazioni riguardanti una presunta "oggettiva diversità" delle persone con disagio psichico. Sembra di sentir parlare gli psichiatri di formazione precedente alla riforma di Basaglia. Convinzioni che si alimentano di stereotipi e , appunto come afferma Jonny, di profezie che si autoavverano. Onestamente non pensavo che simili percezioni fossero ancora presenti tra persone con una formazione come psicologi. Evidentemente mi sbagliavo...Certe costruzioni sono probabilmente troppo rassicuranti e dure a morire.
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Riferimento: utente oligofrenica: come relazionarmi?
"Oggettiva diversità" è un termine un pò ambiguo dove coesistono vari significati. E' chiaro che ognuno è diverso come già sottolineato... l'unica cosa che fa la differenza è la profonda sofferenza di chi ha un disturbo mentale. Per quanto riguarda l'aggressività essa non è correlata al disagio mentale tranne in rari casi di scompenso psicotico ( anzi
dove è invece più frequente il suicidio)... Certi stigma sono duri a "morire" ..le casistiche dimostrano che chi soffre di un disturbo mentale viene spesso rifiutato e fatto oggetto in alcuni casi di sopraffazioni, ed è più frequente questo che l'aggressività della persona con disturbo mentale. Ciao
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Originalmente inviato da
ParanorWill
Devo dire che è veramente "raggelante" dover sentire, nel 2012, affermazioni riguardanti una presunta "oggettiva diversità" delle persone con disagio psichico. Sembra di sentir parlare gli psichiatri di formazione precedente alla riforma di Basaglia. Convinzioni che si alimentano di stereotipi e , appunto come afferma Jonny, di profezie che si autoavverano. Onestamente non pensavo che simili percezioni fossero ancora presenti tra persone con una formazione come psicologi. Evidentemente mi sbagliavo...Certe costruzioni sono probabilmente troppo rassicuranti e dure a morire.
preciso che la tua critica è rivolta all'utente che ha aperto la discussione, cioè alla domanda iniziale... altrimenti, avendo ripreso il mio post, sembra che ti riferisca a me :asd:
si purtroppo nella testa della gente comune e (ahimè) anche in vari professionisti che si occupano di persone con disagio psichico vige ancora l'idea che il disagio psichico sia equivalente ad avere una malattia del corpo, ignorando che la "malattia mentale" non esiste o credendo che disturbi psichici siano "malattie del cervello".
Esiste la psicopatologia, che è un concetto radicalmente diverso. Il cervello non è la mente, il modello medico non può essere applicato al disagio psichico.
Basaglia era uno dei pochi psichiatri che l'aveva capito, spero che non venga dimenticato, anche se ad oggi tutto fa pensare il contrario
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
preciso che la tua critica è rivolta all'utente che ha aperto la discussione, cioè alla domanda iniziale... altrimenti, avendo ripreso il mio post, sembra che ti riferisca a me :asd:
si purtroppo nella testa della gente comune e (ahimè) anche in vari professionisti che si occupano di persone con disagio psichico vige ancora l'idea che il disagio psichico sia equivalente ad avere una malattia del corpo, ignorando che la "malattia mentale" non esiste o credendo che disturbi psichici siano "malattie del cervello".
Esiste la psicopatologia, che è un concetto radicalmente diverso. Il cervello non è la mente, il modello medico non può essere applicato al disagio psichico.
Basaglia era uno dei pochi psichiatri che l'aveva capito, spero che non venga dimenticato, anche se ad oggi tutto fa pensare il contrario
Ciao ... si parla di disturbo e non di " malattia mentale " perchè le cause come sai sono ignote anche se oggi si predilige la teoria della vulnerabilità dove vari elementi sono in gioco. Ma cosa intendi che il "cervello non è la mente" le emozioni non partono da questo???
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Citazione:
Originalmente inviato da
ludovicamaria
Ciao ... si parla di disturbo e non di " malattia mentale " perchè le cause come sai sono ignote anche se oggi si predilige la teoria della vulnerabilità dove vari elementi sono in gioco. Ma cosa intendi che il "cervello non è la mente" le emozioni non partono da questo???
bè, il cervello è un organo del corpo, si ammala, esempi di malattie "cerebrali" sono sicuramente l'alzheimer, il morbo di parkinson ecc...in cui il cervello oggettivamente subisce un deterioramento.
La mente invece è il "prodotto" del cervello, ad esempio le emozioni (l'esempio che hai proposto) sono il risultato di vari fattori che interagiscono tra loro e producono l'effetto finale "emozione" (significato dello stimolo, attivazione fisiologica attuale, ecc..ci sono varie teorie a riguardo).
Per quanto riguarda la psicopatologia, più che di cause preferisco parlare di SIGNIFICATO come insegna l'approccio fenomenologico.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
bè, il cervello è un organo del corpo, si ammala, esempi di malattie "cerebrali" sono sicuramente l'alzheimer, il morbo di parkinson ecc...in cui il cervello oggettivamente subisce un deterioramento.
La mente invece è il "prodotto" del cervello, ad esempio le emozioni (l'esempio che hai proposto) sono il risultato di vari fattori che interagiscono tra loro e producono l'effetto finale "emozione" (significato dello stimolo, attivazione fisiologica attuale, ecc..ci sono varie teorie a riguardo).
Per quanto riguarda la psicopatologia, più che di cause preferisco parlare di SIGNIFICATO come insegna l'approccio fenomenologico.
Ciao Johnny, come promesso... In parte sono dacccordo ma non dimentico che la chimica influenza
le "emozioni" e che l'ambiente e le esperienze passate hanno un ruolo altrettanto importante .