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Attaccamento al terapeuta
ciao a tutti,è la prima volta che scrivo qui,e gia mi scuso se scrivero un messaggio prolisso.Mi ha colpito molto questo forum,perchè è pieno di gente e c'è tanta interazione tra gli iscritti e spero che il mio messaggio non passi inosservato.
Sono una ragazza di 25 anni,in terapia da quasi un anno presso una psicologa.Inizialmente ho deciso di intraprendere la terapia a causa di una forma di bulimia che stava diventando sempre piu incontrollabile,anche se la causa maggiore che la scaturiva erano i miei problemi di relazione affettiva che ancora oggi mi porto dietro.Questo per un classico e banale esempio di infanzia travagliata e distrutta da abusi psicologici continui,diritti negati, ingiustizie vissute,e continui abbandoni,che tutt'oggi si verificano,anche se meno frequentemente perchè ora so difendermi e ho deciso di staccarmi da tutto cio che mi faceva stare male e giocava in modo negativo sulla mia autostima.Ma i segni sono tanti,molti indelebili e di lavoro da fare su di me ce ne è tanto.
Ho costruito,nonostante il mio scetticismo,la mia diffidenza,un rapporto bellissimo con la mia psicologa.Non nego che gia dalla 3° seduta,si è instaurato un transfert fortissimo,anche se ancora non mi fidavo ciecamente di lei.Avevo disperatamente bisogno di lei,era diventato il mio rifugio,il mio momento di serenità e di sfogo.
In quasi un anno di terapia raramente ci siamo ritrovate a parlare del nostro rapporto,questo perchè per me il discorso diventava sempre piu complicato e parlare dei miei sentimenti riguardo a cio mi metteva in grossa difficoltà,perchè sapevo che sbilanciarmi troppo non mi avrebbe fatto bene.SOno una che dimostra apertamente cio che prova,a volte in modo quasi esagerato,come per avere ancora piu attenzioni,ma quando vedo che la cosa non è riscontrata allo stesso modo,vuoi che sia per codice deontologico o per mancanza di interesse,cio mi fa stare peggio.
Ci sono stati degli episodi in cui la mia psicologa ha dimostrato di avermi a cuore (una volta mi ha fatto una carezza e per quanto possa essere stato bello,la cosa mi ha spiazzato totalmente,sono molto sensibile al contatto fisico,soprattutto verso chi mi trasmette protezione),allo stesso tempo pero mi ha fatto male.ne abbiamo parlato,ma una parte di me sperava che quella carezza ci avvicinasse ancora di piu,e invece,per poco tempo l'ho sentita piu distante di prima e ci stavo malissimo,poi ci siamo riavvicinate,ma stavolta lei è stata piu attenta a come si esponeva nei miei confronti,anche se una parte di me ogni volta che la vedo,vorrei terribilmente abbracciarla e dirle quanto le voglio bene,di quanto ci staro male all'idea che un giorno il nostro rapporto finirà e che per come sono fatta questo giorno non arriverà mai,che sarei disposta a stare 30 anni in terapia pur di non perderla.Lei dice che neanche dopo la terapia possiamo diventare vagamente amiche,e questa cosa mi distrugge,mi fa male capirla e non voglio capirla,voglio che lei continui ad essere il mio punto di riferimento anche quando sarò guarita,e contiuare a sentirla anche solo per mangiarci una pizza insieme.
perchè è cosi difficile?perchè ogni volta che affronto questo discorso con lei mi distruggo dalla stanchezza e perchè sto cosi male all'idea che vorrei tanto stringerla a me e dirle quanto le voglio bene?perchè non posso sapere se lei me ne vuole?se ci tiene a me?e quanto ci tiene a me??
scusate.....ma spesso è difficile e ci sono periodi in cui vorrei mollare tutto per non infossarmi ancora di piu su questo rapporto.
grazie a tutti per avermi ascoltato.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Ciao, cara Ninina. Grazie per aver scelto di condividere con noi aspetti molto importanti del tuo rapporto terapeutico. Le tue parole sono molto dense ed indicative. La relazione con la tua psicologa è lo strumento del tuo percorso terapeutico. Nel rapporto con il terapeuta si ha infatti la possibilità di porre in essere le difficoltà personali e relazionali, cioè il cuore del disagio. Condividere con lei tutte le tue sensazioni e soprattutto le paure, le angoscie, la rabbia, la tristezza, relative al tuo attaccamento a lei è fondamentale perchè è materiale preziosissimo su cui lavorare, indicativo perchè parla di te, dell'"altro" e della relazione. Lavorandoci insieme vedrai che man mano che la terapia proseguirà, evolveranno anche quegli aspetti che al momento senti dolorosi ed impossibile da accettare o affrontare, prendendo quindi nuove e più funzionali forme.
Ti dò un forte forte abbraccio ed un grande incoraggiamento per il vostro importante lavoro...
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
ciao e benvenuta :hug: il tuo stato d'animo in questo moment deve essere molto combattuto immagino : da un lato tu sai che per codice deontologico la tua terapeuta non puo' esternare ne' sentimenti ne' farsi vedere troppo emotivamente coinvolta , parli di trasfert e quindi saprai bene che in realtà non vedi la tua psicologa come un amica nel senso vero del termine , bensi' hai trasferito l'affetto e le aspettative che hai di una persona importante emotivamente della tua vita , su di lei , quindi il poroblema e' questo : la tua psicologa in quest'anno ti ha aiutato , sostenuta capita , ricordandoti in modo latente che non siete ne' sarete mai amiche .. lo so fa male , ma e' la realta' , comincia a prendere atto che (spero presto) potrai camminare con le tue gambe e volare con le tue ali libera dalle sofferenze che ti hanno afflitto , e quindi dovrai elaborare un distacco con questa persona che ti ha aiutata , in compenso rifletti sul trasfert che hai avuto e ti consiglio (secondo il mio modesto parere , che non e' detto sia giusto) di pensarci su , ovvero prova a pensare quale persona abbia preso il posto della tua psicologa , cioe' in realta' la tua psicologa chi rappresenta nella tua vita emotivamente ?? tua madre? tuo padre? un parente ? o una persona con la quale avevi un conflitto in passato e quindi adesso hai la sensazione di aver risolto quel conflitto tramite la tua terapeuta?? questo e' quello che ti suggerirei per renderti il distacco piu' razionale e meno doloroso ... lo so sara' un altro lutto per te ma pensa che uno psicologo cosi' come tutti i medici in generale sono essere umani , proviamo emozioni sono convinta che la tua psicologa vorrebbe esserti amica , sono sicura che in quest'anno ti si sia affezionata e vorrebbe esternalrlo con un abbraccio , una carezza ma non puo' se facesse cosi' egoisticamente ti terrebbe a se' soggiogandoti in un rapporto fittizio a due infinito
con affetto ti abbraccio e continua a scriverci
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
che belle parole,grazie.
mi consolerebbe solo sapere che lei mi vuole bene,che anche lei fa fatica a mantenere il distacco,e anche se non diventeremo amiche dopo la terapia,vorrei solo continuare a sentirla e a vederla ogni tanto.il solo pensiero mi fa andare in astinenza.si è vero,probabilmente ha preso il posto della mia migliore amiche,che a volte è assente perchè è mamma e ha tanti impegni,mentre la mia psicologa c'è sempre,è il suo lavoro,e anche questa cosa mi distrugge.c'è per il suo lavoro,non perchè è veramente interessata a sapere se sto bene.E' piu presente della mia migliore amica adesso,ma sempre e solo PER IL SUO LAVORO.che frustrazione!
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Ieri sono tornata in terapia,è stata piu dura della volta scorsa.sono entrata che ero nera,frustrata,stanca,scoraggiata....lei questo lo ha notato subito.Ha notato che io non mi sento compresa sul fatto della fiducia,che io le do fiducia perchè è lei,non perchè ha un segreto professionale da mantenere.Dall'altra parte invece,ammette che se io tradissi la sua fiducia....non avrebbe nulla da perdere,perchè in realtà io di lei so poco e niente.L'unica confidenza che ci accomuna èche credo di essere l'unica paziente a cui fa la tariffa minima,non tanto per un fatto economico,ma per un discorso di logica che non vi sto a spiegare.questo lo ammetto,mi ha fatto sentire un po la sua cocca,ha detto piu volte di aver preso a cuore la mia situazione,e che se non guarissi dopo i suoi investimenti,il suo tentativo fallirebbe.Inizialmente mi ha pregato di non dirlo a nessuno,tantomeno ai suoi colleghi altrimenti l'avrebbero accusata di attirare pazienti in questo modo.Effettivamente,ogni volta che entro dopo un altro paziente,vedo sempre quei 50-60 euro sul tavolo.Io non mi sono mai permessa di farlo,non avrei mai tradito la sua fiducia per nessuna ragione al mondo,e non lo sto facendo tutt'ora.si sto scrivendo qui sul forum,ma i nomi non sono stati fatti e mai si faranno.Mi faceva stare bene il fatto che avevamo un segreto comune,perchè teneva in piedi il nostro rapporto.L'altro giorno mi ha detto che se io avessi confidato questa cosa a qualcuno,sarebbe andata solo a mio discapito,perchè poi avrei dovuto dare spiegazioni a tutti.E il discorso sul fatto di proteggere la sua faccia con i suoi colleghi dove è andato a finire?l'unica cosa che poteva mettere alla prova il nostro rapporto è andato a svanire in un attimo e questo mi ha buttato ancora piu giu.Io passo quasi tutti i giorni a casa a difendere la sua immagine,non posso nemmeno nominarla,solo perchè si chiama PSICOLOGA viene vista come una figura negativa,e continuo a difenderla fino allo sfinimento,perchè in fondo non sanno neanche che faccia ha,e che persona è,fa parte solo della mia vita e nessuno sa in famiglia cosa ci diciamo.Difendo un rapporto,dove so benissimo che se io non ci fossi piu,lei non avrebbe niente e comunque da perdere.Stamattina l'ho chiamata per spostare appuntamento,ha cercato di rallegrare il clima,ma ero intontita e non ho avuto tanto modo di reagire ai suoi tentativi.sono sempre piu stanca e frustrata.
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cara ninna , ti svelo un segreto che insegnano a noi all'universitaà , relativo alla "tariffa" , inun testo che ho letto e studiato poco fa l'autore precisava quanto fosse delicato il discorso del pagamento . E' spesso un arma a doppio taglio , come dici tu il fatto che la tariffa che la tua psicologa ti ha riservato , ti fa sentire "speciale" perche' sai che a te chiede di meno propio perche' il fatto che il tuo caso le stia a cuore ti fa sentire + vicina a lei .. questa cosa secono me' e' statauno dei fattori scatenanti del tuo malsano attaccamento ... avrebbe dovuto chiederti i soldi senza specificare che paghi di meno rispetto agli altri cosi' si sarebbe evitato questo spiacevole disguido. Ricorda lei e' un essere umano cme tutti ovvio che ogni suo paziente per lei e' speciale , ogni persona trattata e' una sua "chicca" ed e' normale che diciamo cosi' tu le stia a cuore in quanto sua paziente , piu' ti aggrovigli nel cercare da lei conferme del suo affetto pu' danneggi te stesssa , lo scopo della terapia ninna e' far imparare i pazienti a volare con le proprie ali ed essere indipendenti , voi continuare a pagare per averer conferme , affetto e amicizia ??? o vuoi vivere una vita autentica fatta di affetti e amicizie vere?? coraggio , e' difficile lo so ma puoi farcela! un bacio
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eh....effetivamente una parte di me sarebbe disposta a stare anche 30 anni in terapia pur di non perderla.il discorso è questo...
Ho iniziato con lei con il servizio di sportello di ascolto,quindi non pagavo all'inizio.in genere sono servizi limitati,che durano circa un paio di mesi,giusto per indirizzarti un po da qualche parte.io sinceramente non mi ero resa conto di quanto tempo fosse passato e sono stata in cura,gratuitamente per 6 mesi!ogni tanto mi accennava di questa cosa che dovevamo accellerare i tempi di cura,che il lavoro doveva essere piu efficiente ecc...ma io non mi ero resa conto da quanto tempo lei mi stesse facendo la terapia fuori dal suo monte ore.Alla fine quando ho capito,l'ho chiamata subito (purtroppo abbiamo dovuto affrontare questa cosa per telefono,perchè io DOVEVO chiarire in quel momento e subito!).quando ho capito che il mio servizio gratuito con lei era finito,sono scoppiata a piangere.questo perchè mi avrebbe portato obbligatoriamente a dare spiegazioni a casa su cosa avrei dovuto farci con quei soldi,non perchè non ce li ho,ma dare spiegazioni mi avrebbe portato ad uno stress ancora piu grande.parlandone,mi disse che se volevo continuare a stare con lei,potevo seguirla al suo studio privato,e che mi avrebbe fatto la tariffa minima.e cosi è stato...in fondo io mi trovo bene a lavorare con lei,nonostante tutto c'è un buon rapporto,perchè perderla solo dopo 6 mesi di terapia?io avevo cmnqe bisogno di essere seguita.
la cosa che mi fa male,non è tanto questo,si è vero mi fa male ma c'è dell'altro...capisco che non bisogna mai confondere in terapia affetto con il lavoro,e sono daccordo,ma perchè,neanche dopo la terapia è possibile continuare a sentirsi o diventare amiche?non posso accettare l'idea che per ipotesi tra 4 anni il nostro rapporto finirà,solo perchè io non avro piu bisogno di lei in quanto terapeuta.Io non sono cosi,non sono una che dimentica e che chiude i rapporti in questo modo,soprattutto se diventano cosi profondi e intimi.io ho paura di essere dimenticata da lei.eppure ho sentito storie di persone che dopo la terapia sono diventate amiche delle proprie psicologhe,perchè è cosi sbagliato proseguire con il rapporto dopo che tutto è finito?cosa c'è di male?
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
ciao a tutti,è la prima volta che scrivo qui,e gia mi scuso se scrivero un messaggio prolisso.Mi ha colpito molto questo forum,perchè è pieno di gente e c'è tanta interazione tra gli iscritti e spero che il mio messaggio non passi inosservato.
Sono una ragazza di 25 anni,in terapia da quasi un anno presso una psicologa.Inizialmente ho deciso di intraprendere la terapia a causa di una forma di bulimia che stava diventando sempre piu incontrollabile,anche se la causa maggiore che la scaturiva erano i miei problemi di relazione affettiva che ancora oggi mi porto dietro.Questo per un classico e banale esempio di infanzia travagliata e distrutta da abusi psicologici continui,diritti negati, ingiustizie vissute,e continui abbandoni,che tutt'oggi si verificano,anche se meno frequentemente perchè ora so difendermi e ho deciso di staccarmi da tutto cio che mi faceva stare male e giocava in modo negativo sulla mia autostima.Ma i segni sono tanti,molti indelebili e di lavoro da fare su di me ce ne è tanto.
Ho costruito,nonostante il mio scetticismo,la mia diffidenza,un rapporto bellissimo con la mia psicologa.Non nego che gia dalla 3° seduta,si è instaurato un transfert fortissimo,anche se ancora non mi fidavo ciecamente di lei.Avevo disperatamente bisogno di lei,era diventato il mio rifugio,il mio momento di serenità e di sfogo.
In quasi un anno di terapia raramente ci siamo ritrovate a parlare del nostro rapporto,questo perchè per me il discorso diventava sempre piu complicato e parlare dei miei sentimenti riguardo a cio mi metteva in grossa difficoltà,perchè sapevo che sbilanciarmi troppo non mi avrebbe fatto bene.SOno una che dimostra apertamente cio che prova,a volte in modo quasi esagerato,come per avere ancora piu attenzioni,ma quando vedo che la cosa non è riscontrata allo stesso modo,vuoi che sia per codice deontologico o per mancanza di interesse,cio mi fa stare peggio.
Ci sono stati degli episodi in cui la mia psicologa ha dimostrato di avermi a cuore (una volta mi ha fatto una carezza e per quanto possa essere stato bello,la cosa mi ha spiazzato totalmente,sono molto sensibile al contatto fisico,soprattutto verso chi mi trasmette protezione),allo stesso tempo pero mi ha fatto male.ne abbiamo parlato,ma una parte di me sperava che quella carezza ci avvicinasse ancora di piu,e invece,per poco tempo l'ho sentita piu distante di prima e ci stavo malissimo,poi ci siamo riavvicinate,ma stavolta lei è stata piu attenta a come si esponeva nei miei confronti,anche se una parte di me ogni volta che la vedo,vorrei terribilmente abbracciarla e dirle quanto le voglio bene,di quanto ci staro male all'idea che un giorno il nostro rapporto finirà e che per come sono fatta questo giorno non arriverà mai,che sarei disposta a stare 30 anni in terapia pur di non perderla.Lei dice che neanche dopo la terapia possiamo diventare vagamente amiche,e questa cosa mi distrugge,mi fa male capirla e non voglio capirla,voglio che lei continui ad essere il mio punto di riferimento anche quando sarò guarita,e contiuare a sentirla anche solo per mangiarci una pizza insieme.
perchè è cosi difficile?perchè ogni volta che affronto questo discorso con lei mi distruggo dalla stanchezza e perchè sto cosi male all'idea che vorrei tanto stringerla a me e dirle quanto le voglio bene?perchè non posso sapere se lei me ne vuole?se ci tiene a me?e quanto ci tiene a me??
scusate.....ma spesso è difficile e ci sono periodi in cui vorrei mollare tutto per non infossarmi ancora di piu su questo rapporto.
grazie a tutti per avermi ascoltato.
Ciao, anch'io vado da uno psicologo. Per loro siamo lavoro, puro e semplice. Anche la carezza, per loro è prassi. La carezza quando sei triste, l'abbraccio quando sei disperata, è routine, lo fa a te ed a tutte le altre sue pazienti.
Una volta ero fuori che aspettavo il mio psichiatra e dentro c'era un'altra paziente (più vecchia di me), ed ascoltandola capivo che con parole diverse diceva le stesse fregnacce che dicevo io al mio medico..."quando mi è mancato, ma come son felice di vederla, bla bla bla...)....mi ha fatto pena, mi son fatta pena.....triste riporre questo affetto a gente che lo fa per lavoro....vuol dire che intorno a me c'è il VUOTO più nero e più profondo....Leggi qualcosa sul transfert, è illuminante....si crea questo rapporto, tu ne rimani dentro, ti metti in ghingheri per andare dallo psicologo di turno, e loro sogghignano perchè pensano che ti stanno guarendo....che ora stai bene, e si compacciono di quando son bravi e son fighi....e magari meriterebbero pure una medaglia come medico dell'anno....tutta prassi. Non mangerete mai una pizza insieme e via dicendo.....lei ha una vita e tu sei una cartella clinica, prima lo realizzi meglio è, ci sto passando io!!!! fidati!
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
tu hai sentito quello che diceva la paziente,non hai sentito quello che ha detto il tuo psicologo pero....sono sicura che ogni paziente per loro è diverso,come è diverso il livello di sopportazione che hanno verso un paziente,avranno anche quel paziente con cui si trova meglio e altri peggio,sono umani anche loro.Si sto cercando di realizzare che per lei sono un lavoro,ma un lavoro contornato di sentimenti,che li sento io e anche lei....poi se si vuole mantenere un codice deontologico sono daccordo durante la terapia...ma l'ammissione che ci sia un affetto reciproco mi farebbe stare meglio.ogni psicologo è diverso anche nell'approccio con il paziente.....è triste pensare che per loro siamo macchine,perchè altrimenti non dovrebbero fare il lavoro che fanno.forse tu la pensi troppo duramente questa cosa....
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
ripeto è lavoro. Quella carezza che tu hai visto come chissà cosa per lei è routine, i sorrisi che a me fanno impazzire del mio psicologo sono dovuti....è meglio prenderla cosi, dammi retta. Soffri meno. Sai come viene indicato il modo in cui l'analista deve vedere il paziente? Con BENEVOLENZA....questo dovrebbe spiegarti molte cose...io mi siedo e lui mi guarderà con BENEVOLENZA....io lo guarderò in un certo modo (che non si può dire) e lui mi guarderà con BENEVOLENZA....Io ho sentito il mio psichiatra come rispondeva alla sua paziente, rispondeva come risponde a me...le stesse cose....Guarda io sto di mer.. non vorrei stessi anche tu un giorno cosi come sto io....ciao
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
spero di non sentirle mai le stesse parole che usa per me....perchè siamo pazienti diversi con cui si usano metodi diversi e spero schemi diversi....si guardano i pazienti con benevolenza perchè siamo persone che hanno bisogno di aiuto,come potremmo essere aiutati se ci venissimo guardati in modo storto?è vero c'è un metodo dietro,ma dietro a quel metodo vorrei che anche loro provassero emozioni.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
elisa1234
Ciao, anch'io vado da uno psicologo. Per loro siamo lavoro, puro e semplice. Anche la carezza, per loro è prassi. La carezza quando sei triste, l'abbraccio quando sei disperata, è routine, lo fa a te ed a tutte le altre sue pazienti.
Una volta ero fuori che aspettavo il mio psichiatra e dentro c'era un'altra paziente (più vecchia di me), ed ascoltandola capivo che con parole diverse diceva le stesse fregnacce che dicevo io al mio medico..."quando mi è mancato, ma come son felice di vederla, bla bla bla...)....mi ha fatto pena, mi son fatta pena.....triste riporre questo affetto a gente che lo fa per lavoro....vuol dire che intorno a me c'è il VUOTO più nero e più profondo....Leggi qualcosa sul transfert, è illuminante....si crea questo rapporto, tu ne rimani dentro, ti metti in ghingheri per andare dallo psicologo di turno, e loro sogghignano perchè pensano che ti stanno guarendo....che ora stai bene, e si compacciono di quando son bravi e son fighi....e magari meriterebbero pure una medaglia come medico dell'anno....tutta prassi. Non mangerete mai una pizza insieme e via dicendo.....lei ha una vita e tu sei una cartella clinica, prima lo realizzi meglio è, ci sto passando io!!!! fidati!
La frase che mi sono permessa di evidenziare in rosso e' quella che piu' mi ha fatto accapponare la pelle.
Hai fatto un quadro della nostra categoria orrendo.
E mi domando che razza di terapeuti tu abbia incontrato sulla tua strada...
I rapporti terapeutici che entrambe avete descritto in questo thread sono rapporti malsani e io vi consiglierei caldamente di parlarne con loro...andare da uno psicoterapeuta per stare meglio e poi ritrovarsi nelle situazioni sopra descritte per causa del terapeuta stesso e' malsano anche questo.
Io sono quasi alla fine della mia terapia. Chiaro che dispiace anche a me sapere che poi non lo vedro' piu' (apparte qualche congresso e ammesso o non concesso che tra qualche anno non riesca ad entrare nella sua scuola di specializzazione, ma quando quel momento verra' lui sara' il mio professore non il mio terapeuta) ma sapevo fin dall'inizio che questo faceva parte del "gioco". E francamente per lui non provo altro che gratitudine...
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
spero di non sentirle mai le stesse parole che usa per me....perchè siamo pazienti diversi con cui si usano metodi diversi e spero schemi diversi....
Brava Ninina, e' cosi'. Ogni paziente e' un caso a se. Ogni problematica e' una problematica a se.
Ci sono protocolli di trattamento per ogni categoria di problema ma e' ovvio che non essendoci un paziente uguale all'altro il mio atteggiamento nei loro confronti NON potra' mai essere lo stesso per tutti...
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
si guardano i pazienti con benevolenza perchè siamo persone che hanno bisogno di aiuto,come potremmo essere aiutati se ci venissimo guardati in modo storto?è vero c'è un metodo dietro,ma dietro a quel metodo vorrei che anche loro provassero emozioni.
Brava di nuovo! :yahoo:
Le emozioni ci sono eccome.
Poi mi sembra evidente che come terapeuta magari saro' un po' piu' bravo a gestirle. Anche perche' altrimenti aiuto....
Pensare che stiamo li a compiacerci della nostra bravura e a constatare quanto siamo fighi (...) e' assurdo. Basti pensare che anche il terapeuta piu' navigato ha un supervisore (di solito un collega) a cui si rivolge per se...questo dovrebbe dare molto da pensare a chi fa certe affermazioni...
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
parlando in modo generale, senza scendere nelle specifiche situazioni, bisogna tenere a mente 2 cose:
1) Che la relazione con il proprio psicoterapeuta è, appunto, una "relazione", nel senso che si crea un rapporto di fiducia e questa fiducia è reciproca (il paziente ha fiducia nel terapeuta, e vicevesa il terapeuta ha una reale fiducia nele capacitò del paziente). Questa relazione è definita "alleanza terapeutica".
2) Questa relazione è diversa da quelle che ognuno di noi ha nella vita reale, perchè è asimmetrica e finalizzata a uno scopo : asimmerica perché c'è una persona che (ognuno per i propri motivi) "sta male" e qualcuno che è interpellato per aiutarlo a star meglio; è finalizzata a uno scopo perché il fine ultimo della relazione non è mangiare una pizza col terapeuta, o andare al cinema, o bere qualcosa al bar, ma aiutare il paziente a uscire dal suo stato di sofferenza che l'ha portato a cercare l'aiuto professionale.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
parlando in modo generale, senza scendere nelle specifiche situazioni, bisogna tenere a mente 2 cose:
1) Che la relazione con il proprio psicoterapeuta è, appunto, una "relazione", nel senso che si crea un rapporto di fiducia e questa fiducia è reciproca (il paziente ha fiducia nel terapeuta, e vicevesa il terapeuta ha una reale fiducia nele capacitò del paziente). Questa relazione è definita "alleanza terapeutica".
2) Questa relazione è diversa dale relazioni che ognuno di noi ha nella vita reale, perchè è asimmetrica e finalizzata a uno scopo : asimmerica perché c'è una persona che (ognuno per i propri motivi) "sta male" e qualcuno che è interpellato per aiutarlo a star meglio; è finalizzata a uno scopo perché il fine ultimo della relazione non è mangiare una pizza col terapeuta, o andare al cinema, o bere qualcosa al bar, ma aiutare il paziente a uscire dal suo stato di sofferenza che l'ha portato a cercare l'aiuto professionale.
:approved:
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
beh grazie per le vostre parole,e grazie a chiara perchè mi ha dato la sua esperienza personale.Sapevo che i terapeuti a loro volta si rivolgono ad un supervisore,altrimenti non ce la farebbero mai e questo è comprensibile.Penso che anche loro nonostante tutto debbano combattere ogni giorno con i propri limiti e spesso problemi con i loro pazienti chissà,magari ci sono delle difficoltà anche nel lavoro che fanno.
La cosa che mi ha un po spiazzato è stato che non ero pronta ad aspettarmi che prima o poi non l'avrei piu rivista,che il nostro rapporto sarebbe stato limitato,e mi chiedo se è effettivamente cosi dannoso diventare amica della propria terapeuta dopo la terapia.Ho saputo di casi in cui è successo,hanno veramente sbagliato queste persone a concedere questo rapporto ai propri pazienti una volta guariti?
Scusate ma per me è ancora piu difficile perchè ho problemi di dipendenza affettiva e diventa tutto piu complicato sganciarsi da un clima protettivo.
grazie ancora mi state illiminando.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
beh grazie per le vostre parole,e grazie a chiara perchè mi ha dato la sua esperienza personale.Sapevo che i terapeuti a loro volta si rivolgono ad un supervisore,altrimenti non ce la farebbero mai e questo è comprensibile.Penso che anche loro nonostante tutto debbano combattere ogni giorno con i propri limiti e spesso problemi con i loro pazienti chissà,magari ci sono delle difficoltà anche nel lavoro che fanno.
La cosa che mi ha un po spiazzato è stato che non ero pronta ad aspettarmi che prima o poi non l'avrei piu rivista,che il nostro rapporto sarebbe stato limitato,e mi chiedo se è effettivamente cosi dannoso diventare amica della propria terapeuta dopo la terapia.Ho saputo di casi in cui è successo,hanno veramente sbagliato queste persone a concedere questo rapporto ai propri pazienti una volta guariti?
Scusate ma per me è ancora piu difficile perchè ho problemi di dipendenza affettiva e diventa tutto piu complicato sganciarsi da un clima protettivo.
grazie ancora mi state illiminando.
Brava, hai raggiunto una buona consapevolezza. Io credo che se la tua terapeuta è brava ti aiuterà a risolvere i problemi di dipendenza affettiva che dici di avere ( mi ricordo che ne avevi già parlato su un altro forum che si occupa appunto di problematiche inerenti alla dipendenza affettiva) e risolti quei problemi anche le tue ansie si attenueranno.
Io ti consiglierei di parlarne con la tua terapeuta, aprirti con lei ed esplicitare i tuoi timori... Sono convita che lei saprà gestire all'interno della vostra relazione terapeutica anche questi sentimenti particolaro che tu senti per lei e fare la cosa migliore per farti stare bene.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
beh grazie per le vostre parole,e grazie a chiara perchè mi ha dato la sua esperienza personale.Sapevo che i terapeuti a loro volta si rivolgono ad un supervisore,altrimenti non ce la farebbero mai e questo è comprensibile.Penso che anche loro nonostante tutto debbano combattere ogni giorno con i propri limiti e spesso problemi con i loro pazienti chissà,magari ci sono delle difficoltà anche nel lavoro che fanno.
La cosa che mi ha un po spiazzato è stato che non ero pronta ad aspettarmi che prima o poi non l'avrei piu rivista,che il nostro rapporto sarebbe stato limitato,e mi chiedo se è effettivamente cosi dannoso diventare amica della propria terapeuta dopo la terapia.Ho saputo di casi in cui è successo,hanno veramente sbagliato queste persone a concedere questo rapporto ai propri pazienti una volta guariti?
Scusate ma per me è ancora piu difficile perchè ho problemi di dipendenza affettiva e diventa tutto piu complicato sganciarsi da un clima protettivo.
grazie ancora mi state illiminando.
Figurati Ninina! :bacetto:
Sono cose che possono succedere, e mi trovo assolutamente d'accordo con Monica: il fatto che tua sia consapevole e' gia' un grosso passo avanti...parlane con la tua terapeuta non avere paura.
Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
Brava, hai raggiunto una buona consapevolezza. Io credo che se la tua terapeuta è brava ti aiuterà a risolvere i problemi di dipendenza affettiva che dici di avere ( mi ricordo che ne avevi già parlato su un altro forum che si occupa appunto di problematiche inerenti alla dipendenza affettiva) e risolti quei problemi anche le tue ansie si attenueranno.
Io ti consiglierei di parlarne con la tua terapeuta, aprirti con lei ed esplicitare i tuoi timori... Sono convita che lei saprà gestire all'interno della vostra relazione terapeutica anche questi sentimenti particolaro che tu senti per lei e fare la cosa migliore per farti stare bene.
:approved:
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Citazione:
Originalmente inviato da
chiaravarri
La frase che mi sono permessa di evidenziare in rosso e' quella che piu' mi ha fatto accapponare la pelle.
Hai fatto un quadro della nostra categoria orrendo.
E mi domando che razza di terapeuti tu abbia incontrato sulla tua strada...
I rapporti terapeutici che entrambe avete descritto in questo thread sono rapporti malsani e io vi consiglierei caldamente di parlarne con loro...andare da uno psicoterapeuta per stare meglio e poi ritrovarsi nelle situazioni sopra descritte per causa del terapeuta stesso e' malsano anche questo.
Io sono quasi alla fine della mia terapia. Chiaro che dispiace anche a me sapere che poi non lo vedro' piu' (apparte qualche congresso e ammesso o non concesso che tra qualche anno non riesca ad entrare nella sua scuola di specializzazione, ma quando quel momento verra' lui sara' il mio professore non il mio terapeuta) ma sapevo fin dall'inizio che questo faceva parte del "gioco". E francamente per lui non provo altro che gratitudine...
A me ha fatto accapponare la pelle il modo in cui alcuni di voi parlano dei pazienti in altri topic in questo forum. Ma ripeto son paziente ed è giusto sia cosi. Io credo che per la persona che ha aperto questo argomento sia molto meglio prendere questa visione, e prendere atto di queste cose. Vedere una carezza come un gesto fatto a lei personalmente vuol dire illudersi. Penso semplicemente questo. Sai è che ormai capisco cosa c'è dietro, e mi sembra tutto calcolato...il toccare un braccio in un particolare momento....l'abbraccio in un altro...e anche quella diventa routine.
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elisa1234
A me ha fatto accapponare la pelle il modo in cui alcuni di voi parlano dei pazienti in altri topic in questo forum. Ma ripeto son paziente ed è giusto sia cosi. Io credo che per la persona che ha aperto questo argomento sia molto meglio prendere questa visione, e prendere atto di queste cose. Vedere una carezza come un gesto fatto a lei personalmente vuol dire illudersi. Penso semplicemente questo. Sai è che ormai capisco cosa c'è dietro, e mi sembra tutto calcolato...il toccare un braccio in un particolare momento....l'abbraccio in un altro...e anche quella diventa routine.
Mi dispiace per te. Davvero.
E' evidente che non hai molto idea di quello che e' un SANO rapporto terapeutico, ma visto che Ninina sta cercando di lavorarci sopra ti chiederei per favore di non essere cosi' disfattista....
E soprattutto se disprezzi cosi' la categoria non andarci piu'...visto che hai capito tutto quello che c'e' dietro...del resto non sei nemmeno costretta a venire su questo forum a leggere se la cosa ti fa cosi' accapponare la pelle.
Comunque liberissima di pensarla come vuoi.
A me non cambia la vita.
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elisa1234
A me ha fatto accapponare la pelle il modo in cui alcuni di voi parlano dei pazienti in altri topic in questo forum. Ma ripeto son paziente ed è giusto sia cosi.
non so a quali thread ti riferisci, ma siccome mi sembra improbabile che uno psicologo/psicoterapeuta scriva cose da "far accapponare la pelle" parlando di pazienti (anche perché devono seguire un codice deontologico) , credo che gli interventi a cui ti riferisci siano quelli scritti da utenti che NON SONO PSICOLOGI, bensì counselor o cose del genere
(mi riferisco in particolare a un consulente filosofico che è anche stato bannato per le cose che scriveva e pochi altri che appunto non erano psicologi e sparavano diagnosi a casaccio verso gli gli altri utenti e parlavano dell'Io Bambino come fosse un etto di mortadella...lo dico per chiarire che mi riferivo a qualche singola persona ben specifica)
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Johnny
non so a quali thread ti riferisci, ma siccome mi sembra improbabile che uno psicologo/psicoterapeutas criva cose da "far accapponare la pelle" parlando di pazienti (anche perché devono seguire un codice deontologico) , credo che gli interventi a cui ti riferisci siano quelli scritti da utenti che NON SONO PSICOLOGI, bensì counselor o cose del genere
Esatto.
E soprattutto ALCUNI di noi non sono TUTTI noi.
Quindi sarebbe auspicabile non generalizzare in questa maniera pacchiana...
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io mi rendo conto che ognuno reagisce per la propria esperienza che ha avuto e dal carattere che ha.
Posso solo dire,che per quanto mi faccia male non ricevere conferme esplicite dalla mia psicologa su quanto sia importante per lei la mia persona,sento che è una persona amorevole,l'ho sentito da subito,pensavo che all'inizio fosse cosi solo per lavoro,no è cosi anche fuori dal lavoro,mi fa male pensare che ogni gesto ricevuto sia a scopo schematico e meccanico,perchè non sono macchine e non lo siamo neanche noi.E' praticamente impossibile calcolare ogni gesto a scopo terapeutico,perchè nella terapia a volte la spontaneità ci vuole anche da parte di chi fa questo lavoro.prova a stare dentro il cervello di uno psicologo:
1-ok adesso la mia paziente sta piangendo:soluzione...mi avvicino e la abbraccio.
2-la mia paziente è arrabbiata con me:soluzione....la lascio sfogare e le sorrido cosi si calma.
Io sento che quando uso termini duri verso la mia psicologa,lei si sente offesa,colpita nell'animo,e anche se non esplode come dovrebbe,si ferma a riflettere e si mette nei miei panni per capire perchè ho reagito in quel modo.per questo non vorrei mai perderla,perchè so che i suoi gesti non sono routine,e se non ci fosse un codice deontologico forse si sbilancerebbe ancora di piu.ha ammesso una volta che anche lei a volte fa fatica a starmi distaccata,che è un lavoro difficile per entrambe ma che dobbiamo superare questa cosa....anche per questo non vorrei mai perderla.Io credo che se tu hai questo astio nei confronti del tuo psicologo,forse dovresti cambiarlo,da quanto ho capito hai perso la testa per lui e sei alla ricerca di un rapporto molto piu intimo.Io gia mi sento male a pretendere un amicizia verso di lei,meno male che la mia è una donna e che io sono una persona normale,sotto l'aspetto di indirizzo sessuale.
chiara,ti ho aggiunto su msn,se vuoi accettarmi mi fa molto piacere.
grazie.
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Da moderatrice vi chiedo di discutere sul tema dell'attaccamento al proprio terapeuta senza entrare troppo nei particolari della propria esperienza personale, altrimenti sono costretta a chiudere e/o spostare nella sezione del benessere psicologico.
Il titolo è stato modificato a tal proposito.
Un dubbio invece da lettrice:
Citazione:
Originalmente inviato da
demetra83
...da un lato tu sai che per codice deontologico la tua terapeuta non puo' esternare ne' sentimenti ne' farsi vedere troppo emotivamente coinvolta...
Scusa Demetra ma mi potresti indicare quale articolo del codice cita ciò che dici? Perchè mi potrei sconvolgere scoprendo che l'approccio rogersiano (che sto apprendendo) e come tale anche altre correnti umanistiche (e non solo!) che fanno della riflessione empatica e della congruenza con il proprio vissuto emotivo (da comunicare al paziente) il cardine dell'efficacia terapeutica, siano contrarie alla deontologia professionale :mumble:
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
scusami è che non sono pratica di questo forum,ho visto il titolo di psicoterapie e mi bastava questo come argomento.mi dispiace cmnqe credo che la discussione sia finita qui....se vuoi puoi spostarla....non voglio crearti problemi.
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Riferimento: sono nuova,vi presento e voglio raccontarvi la mia storia.
Scusa Demetra ma mi potresti indicare quale articolo del codice cita ciò che dici? Perchè mi potrei sconvolgere scoprendo che l'approccio rogersiano (che sto apprendendo) e come tale anche altre correnti umanistiche (e non solo!) che fanno della riflessione empatica e della congruenza con il proprio vissuto emotivo (da comunicare al paziente) il cardine dell'efficacia terapeutica, siano contrarie alla deontologia professionale :mumble:[/QUOTE]
Il mio terapeuta è di una scuola umanistica e mi comunica a volte le emozioni che suscito in lui, non tanto ma lo fa. Inoltre, non ha avuto problemi a chiedermi di vederci in piazza per un chiarimento (io mi sono rifiutata perchè in quel momento ho pensato che non è una cosa professionale...ma ci sto riflettendo) ma penso che lo abbia fatto con consapevolezza.I miei prof erano dell'indirizzo clinico-dinamico di Padova, abbastanza ortodossi, e penso di rifarmi ancora al loro modello in parte.
Lui è anche molto amico del suo terapeuta, che è anche suo maestro da anni...ed è anche molto amico di alcuni suoi pazienti., che però sono dei pazienti allievi..
Non ho ancora maturato un'idea chiara sulla relazione paziente-terapeuta ma è molto interessante l'argomento.
La mia tutor del tirocinio, una terap. sistemica, una volta mi disse a proposito di un paziente"questo è il tipico paziente con cui vorresti fare amicizia perchè interessante, simpatico, profondo...ma non puoi". Quindi è una questione di approccio teorico anche...
Comunque credo che l'esagerato tecnicismo, la freddezza, il distacco "professionale" non sono caratteristiche del bravo terapeuta...almeno secondo me. Mi sembra una visione vecchia della psicoterapia...
Io anche tendo ad attaccarmi al terapeuta, in questo momento è l'unica persona con cui riesco a fare discorsi interessanti e io ho sete di persone come lui aperte, intraprendenti, sorridenti...ma penso che sia meglio vedere la terapia come un'esperienza che ti da gli strumenti per creare legami nuovi e/o diversi.
Cmq è importante che vengano fuori questi vissuti in terapia, fondamentale, l'importante è che il terapeuta li riconosca e aiuti a riconoscerli credo.
penso che farò una specializzazione ad approccio umanistico...
ciao
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
ecco perchè i pazienti si sentono confusi alla relazione con il terapeuta....io lo sento che la mia sta bene quando ci sono io e ci trasmettiamo emozioni a vicenda.per questo tutto diventa piu difficile ed è per questo che mi chiedo perchè dopo la mia guarigione,dopo che la mia dipendenza verso di lei viene a mancare,non è possibile continuare a vedersi?eppure c'è chi lo fa....dov'è che sbagliano queste persone?dov'è che potrei andare a sbagliare io se insistessi in questo argomento?
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
mi voglio scusare per aver citato il codice deontologico e umilmente chiedo scusa anche perchè l'esame di stato ancora non l'ho fatto .... quindi :sbonk: sorry , conj quello intendevo un altrra cosa ovvero , condivido con l idea che il bravo terapeuta non deve essere per forza distaccato e freddo , avete raGIONE , PERò IL BRavo terapeuta , deve riuscire ad adattarsi ad ogni singolo paziente che trova !!! in questo caSO secondo me l'errore che è stato commesso è specificare l'onorario diverso che ha adottato nei confronti di ninna e glielo ha anche fatto presente!!! ovvio che lei si è sentita "speciale" rispetto ad altri
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da Johnny
2) Questa relazione è diversa dale relazioni che ognuno di noi ha nella vita reale, perchè è asimmetrica e finalizzata a uno scopo : asimmerica perché c'è una persona che (ognuno per i propri motivi) "sta male" e qualcuno che è interpellato per aiutarlo a star meglio; è finalizzata a uno scopo perché il fine ultimo della relazione non è mangiare una pizza col terapeuta, o andare al cinema, o bere qualcosa al bar, ma aiutare il paziente a uscire dal suo stato di sofferenza che l'ha portato a cercare l'aiuto professionale.
Ma se per star meglio anche "mangiare una pizza col terapeuta" può funzionare perché bisogna escluderlo a priori? :mumble:
Secondo me questo è uno dei motivi per cui poi magari non funziona la psicoterapia, se si tiene presente che l'altra persona è là non per un reale interesse ma perché è pagata, finisce col rendere "vuoti" anche una serie di suoi interventi. Negare un possibile rapporto di amicizia può significare per l'altro un giudizio di non stima, di mancanza di interesse: ma come può, chi manca di un reale interesse affettivo nei nostri confronti aiutarci davvero?
Questi pensieri balenano nella mente di un paziente, e rendono davvero problematica la netta distinzione da te delineata perché la vita reale non può essere disgiunta da quel che avviene anche in terapia, fa parte anche questa relazione stessa della vita reale della persona.
Saluti
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma se per star meglio anche "mangiare una pizza col terapeuta" può funzionare perché bisogna escluderlo a priori? :mumble:
Secondo me questo è uno dei motivi per cui poi magari non funziona la psicoterapia, se si tiene presente che l'altra persona è là non per un reale interesse ma perché è pagata, finisce col rendere "vuoti" anche una serie di suoi interventi. Negare un possibile rapporto di amicizia può significare per l'altro un giudizio di non stima, di mancanza di interesse: ma come può, chi manca di un reale interesse affettivo nei nostri confronti aiutarci davvero?
Questi pensieri balenano nella mente di un paziente, e rendono davvero problematica la netta distinzione da te delineata perché la vita reale non può essere disgiunta da quel che avviene anche in terapia, fa parte anche questa relazione stessa della vita reale della persona.
Saluti
allora, il discorso è complesso...cercherò di spegarlo nei miei limiti: il rapporto paziente/terapeuta è un rapporto professionale, c'è un contratto, di solito verbale, in cui il terapeuta si impegna ad aiutare il paziente a risolvere un certo problema, in un certo arco di tempo, e con un certo compenso. Il terapeuta agisce in scienza e coscienza, nel senso che non può a priori essere sicuro al 100% di risolvere il problema che il paziente gli porta (regola che vale per ogni professione in ambito clinico) ma ha il dovere di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per raggiungere gli obiettivi della terapia. Agire secondo scienza significa che il terapeuta nel suo lavoro non fa quel che gli pare, ma si avvale di pratiche validate scientificamente secondo il suo approccio terapeutico. Ad esempio secondo l'approccio cognitivo-comportamentale per guarire una fobia specifica (es. ragni) è utile la desensibilizzazione sistematica (avvicinarsi graduamente all'oggetto fobico), e questa pratica si basa sui principi dell'apprendimento e in particolare sul processo di estinzione (dimostrati tramite vari esperimenti, a partire da Pavlov fino alla moderna realtà virtale appllicata alla terapia delle fobie).
Citazione:
ma come può, chi manca di un reale interesse affettivo nei nostri confronti aiutarci davvero?
il terapeuta ha un reale interesse affettivo verso i propri pazienti (che, fra l'altro, è uno dei fattori aspecifici, cioè comuni a tutti gli approcci terapeutici) ma, per usare un termine psicoanalitico, questo interesse deve essere sublimatoe utilizzato a fini terapeutici. Altrimenti la relazione col terapeuta diventa una normale relazione con qualsiasi altra persona e non ha nessun valore né terapeutico né di cambiamento.
Non è terapeutico mangiare una pizza insieme, non fa parte di nessuna scuola di psicoterapia...ma può darsi che il paziente, ad un certo punto, riesca a andare a mangiare una pizza con qualcuno e questo passo può essere il risultato della terapia che sta facendo....è questo il tipo di aiuto che il terapeuta dà. Fornire gli strumenti affinché il paziente riesca a stabilire relazioni nuove (con sé stesso e con gli altri, si potrebbe dire)
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Secondo me non si può partire dal presupposto che il terapeuta abbia un reale interesse affettivo per i propri pazienti.
E dove è dimostrato questo assioma?
Chi ce lo dice?
Ci potrà avere dieci pazienti per cui ha un reale interesse affettivo, e altri dieci per i quali non c'è nulla da "sublimare".
Questa è proprio fede.:)
I rapporti di fiducia e di stima tra le persone si dipanano quando reciprocamente ci dimostriamo qualcosa, a parole, a gesti, in molti modi, non a priori, e non unilateralmente.
In caso contrario, ci si stufa presto, è umano.
I terapeuti sono fatti di ghiaccio, a volte, statue di sale piazzate lì.
E questo gelo si diffonde nel mondo del paziente e anche nelle sue relazioni con gli altri.
Io credo che in seduta si sperimentino molte cose, anche questo.
Potremmo pensare a una dimostrazione per assurdo, dove ad andare a mangiare la pizza con altri, che è meglio, te lo insegna l'omino di neve a suon di legnate.
Inoltre il paziente non è una tabula rasa, e porta in seduta anche il proprio bagaglio di relazioni positive, di affetto, di amore, di amicizia e quant'altro.
Non ha bisogno che gli si insegni ad andare in pizzeria.
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ci potrà avere dieci pazienti per cui ha un reale interesse affettivo, e altri dieci per i quali non c'è nulla da "sublimare".
1)Questa é proprio fede :)
I rapporti di fiducia e di stima tra le persone si dipanano quando reciprocamente ci dimostriamo qualcosa, a parole, a gesti, in molti modi, non a priori, e non unilateralmente.
In caso contrario, ci si stufa presto, è umano.
2)I terapeuti sono fatti di ghiaccio, a volte, statue di sale piazzate lì.
1) Di quale setta parli? I pazienti segreti?:P
2) Più spesso di quanto pensi è l'esatto contrario, purtroppo. :):ciao:
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
2) Più spesso di quanto pensi è l'esatto contrario, purtroppo. :):ciao:
esatto :approved:
per tornare all'esempio di Charlie, mettiamo che un paziente non riesca a andare in pizzeria, un altro non riesca a dormire, un altro abbia bisogno di una relazione affettiva, l'altro sia orfano.
Il terapeuta non può, rispettivamente, andare in pizzeria con un paziente, cantare la ninna nanna all'altro, diventare l'amante di un altro, adottare l'altro paziente, e così via. Bisogna invece aiutare i pazienti a raggiungere queste mete lavorando nella stanza d'analisi con i mezzi a disposizione (la tecnica che deriva dalla teoria di riferimento).
Ho spiegato il concetto in modo un po' spartano ma spero di essermi spiegato
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Ottimo, vada per gli spartani, grazie.
Come disse il poeta, non c'è da fidarsi di chi usa tante parole per esprimere un semplice concetto.:D
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Ame l'idea del terapeuta trasformista non dispiaceva, comunque.:swear:
E poi lavorando, lavorando, non si capisce mica bene cosa si intenda con tutto questo "lavoro":P
Ma voi non siete tanto di ghiaccio, come mai?:mumble:
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ame l'idea del terapeuta trasformista non dispiaceva, comunque.:swear:
E poi lavorando, lavorando, non si capisce mica bene cosa si intenda con tutto questo "lavoro":P
Ma voi non siete tanto di ghiaccio, come mai?:mumble:
Ti rispondo in un modo serissimo che ti sembrerà ironico:
-perchè siamo umani, come te
-perchè in quanto tali siamo deboli, fallibili, fragili, forti, passionali....
-non capisco perchè solo per la professione che facciamo veniamo considerati delle specie di alieni dotati di chissà quale freddezza o chissà quali poteri....
O meglio, lo capisco...ma non me lo spiego......
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Morgana, ma perchè..certo che se lo troviamo fuori, un terapeuta, è un umano..ci mancherebbe.
ma in seduta, non si pone, non si presenta come un umano, ma come il detentore di un potere, o perlomeno di un sapere particolare.
E guarda come respiri, e guarda come ti muovi, e interpreta quello che dici, e non racconta nulla, e a domanda risponde "Lei cosa si Immagina?", insomma sono tutti comportamenti un po' strani, no?
Per cui è chiaro.
Come fai a immaginarti il terapeuta che magari è fragile e soffre, è passionale, o che so, prova paura di qualcosa, o non sa affrontare una situazione...
è un po' arduo...
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Guarda, io sono entrata in terapia da un po', e anche il mio psicoterapeuta spesso mi chiede cosa mi faccia commuovere ad ogni lacrima che mi spunta....parla poco, mi scruta....
eppure non mi sembra mai così distaccato, lo sento finora presente e accogliente...figurati che un giorno sono entrata nella stanza d'analisi che già piangevo, ero davvero affranta, e lui ha fatto una battuta fantastica per farmi ridere e sdrammatizzare...
non mi è difficile immaginare che il mio terapeuta sia una persona "comune" perchè mi è capitato di vederlo mangiare durante un pranzo di un convegno....
forse perchè ancora l'analisi è agli esordi certe cose non le ho sviluppate ancora...ti saprò dire....
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
Secondo me un paziente lo vive come un rifiuto quello dello psicoterapeuta se questo dice che non è possibile andare a prendere una tazzina di caffé al bar. Cioé è un rifiuto vero e proprio perché l'altra persona nega di investire energie in qualcosa che all'altro piacerebbe fare con lui/lei, questa cosa avviene sul piano reale e la psicoterapia secondo me c'entra poco. Se uno psicoterapeuta provasse un affetto amoroso per un/una paziente che è innamorato/a la psicoterapia passerebbe in secondo piano, ma proprio perché non prova alcun affetto reale, ma solo qualcosa di un po' fittizio e simulato che le cose proseguono su quei binari.
Affinché ci sia affetto reale c'è bisogno di qualche prova in più, magari c'è disponibilità all'ascolto, ma probabilmente affetto no, l'affetto è un sentimento abbastanza esclusivo, si devono investire energie e risorse, si rischia molto, e siccome spesso lo psicoterapeuta non rischia nulla, non prova alcun affetto per molti suoi pazienti, le sue preoccupazioni per la salute del paziente sono professionali, non affettive.
La relazione psicoterapeutica è una relazione fondamentalmente mercenaria, si paga una prestazione, l'altra persona non è là perché si preoccupa realmente di noi, cerca di fare bene il suo lavoro. Comunque se una persona cerca amore ed affetto reali probabilmente una psicoterapia (se non in qualche raro caso) non darà nulla di tutto questo.
Saluti
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Riferimento: Attaccamento al terapeuta
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Secondo me un paziente lo vive come un rifiuto quello dello psicoterapeuta se questo dice che non è possibile andare a prendere una tazzina di caffé al bar. Cioé è un rifiuto vero e proprio perché l'altra persona nega di investire energie in qualcosa che all'altro piacerebbe fare con lui/lei, questa cosa avviene sul piano reale e la psicoterapia secondo me c'entra poco. Se uno psicoterapeuta provasse un affetto amoroso per un/una paziente che è innamorato/a la psicoterapia passerebbe in secondo piano, ma proprio perché non prova alcun affetto reale, ma solo qualcosa di un po' fittizio e simulato che le cose proseguono su quei binari.
Affinché ci sia affetto reale c'è bisogno di qualche prova in più, magari c'è disponibilità all'ascolto, ma probabilmente affetto no, l'affetto è un sentimento abbastanza esclusivo, si devono investire energie e risorse, si rischia molto, e siccome spesso lo psicoterapeuta non rischia nulla, non prova alcun affetto per molti suoi pazienti, le sue preoccupazioni per la salute del paziente sono professionali, non affettive.
La relazione psicoterapeutica è una relazione fondamentalmente mercenaria, si paga una prestazione, l'altra persona non è là perché si preoccupa realmente di noi, cerca di fare bene il suo lavoro. Comunque se una persona cerca amore ed affetto reali probabilmente una psicoterapia (se non in qualche raro caso) non darà nulla di tutto questo.
Saluti
Char_Lie, non é che confondi l'innamoramento con l'affetto? Proprio perché senza un investimento "affettivo" finalizzato alla salute non si può fare terapia, i terapeuti, in genere, non prendono tutti quelli che rivolgono loro una domanda, in terapia; questo perché l'altra persona, si pre -occupa realmnte del pz e se non é così, forse non è psicoterapia ma altro con lo stesso nome ed una sostanza diversa.
Ciao