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psicofarmacoterapia, perchè no?
Io sono uno studente di psicologia, e per un certo periodo di tempo ho condiviso l’avversione che la maggioranza degli studenti di psicologia ha verso l’utilizzo degli psicofarmaci. Ma adesso, riflettendoci un poco, non riesco a trovare argomenti davvero convincenti a sostegno di questo atteggiamento. Perché la psicoterapia dovrebbe essere preferibile rispetto alla psicofarmacoterapia ?
Le varie controindicazioni dell’utilizzo dei farmaci sono in progressiva diminuzione, quindi probabilmente non potranno essere usate a lungo come motivo di avversione. Per la loro efficacia vale lo stesso discorso.
Cosa accadrebbe se si arrivasse ad una psicofamacoterapia ideale, con minime controindicazioni? Cosa ne sarebbe della psicoterapia? Continuerebbe ad esistere unicamente come forma di indagine della psiche?
Cosa ne pensate?
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
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afnegleilco
Io sono uno studente di psicologia, e per un certo periodo di tempo ho condiviso l’avversione che la maggioranza degli studenti di psicologia ha verso l’utilizzo degli psicofarmaci. Ma adesso, riflettendoci un poco, non riesco a trovare argomenti davvero convincenti a sostegno di questo atteggiamento. Perché la psicoterapia dovrebbe essere preferibile rispetto alla psicofarmacoterapia ?
Le varie controindicazioni dell’utilizzo dei farmaci sono in progressiva diminuzione, quindi probabilmente non potranno essere usate a lungo come motivo di avversione. Per la loro efficacia vale lo stesso discorso.
Cosa accadrebbe se si arrivasse ad una psicofamacoterapia ideale, con minime controindicazioni? Cosa ne sarebbe della psicoterapia? Continuerebbe ad esistere unicamente come forma di indagine della psiche?
Cosa ne pensate?
Come studente di psicologia francamente non ho mai avuto avversione verso l'utilizzo degli psicofarmaci...che in certi casi lo sappiamo benissimo servono e sono utili.
Ci va una giusta via di mezzo. Gli psicofarmaci non sono da osannare ma nemmeno da demonizzare...
Io comunque non credo che la psicoterapia possa risentirne a tal punto. Il mio prof di psichiatria dice sempre "Io preferisco una parola giusta e un farmaco sbagliato piuttosto che un farmaco giusto e una parola sbagliata"...pur riconoscendo che in psichiatria l'avvento degli psicofarmaci ha rappresentato una rivoluzione, "Una manna dal cielo" per usare sempre le sue parole.
Se non ci fossero gli psicofarmaci esisterebbero ancora le camicie di forza...? Ogni tanto ci penso...
Per quanto riguarda la mia professione futura non sono certo gli psicofarmaci a preoccuparmi, comunque questo discorso mi interessa molto. Mi piacerebbe leggere il punto di vista di altri.
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afnegleilco
Io sono uno studente di psicologia, e per un certo periodo di tempo ho condiviso l’avversione che la maggioranza degli studenti di psicologia ha verso l’utilizzo degli psicofarmaci. Ma adesso, riflettendoci un poco, non riesco a trovare argomenti davvero convincenti a sostegno di questo atteggiamento. Perché la psicoterapia dovrebbe essere preferibile rispetto alla psicofarmacoterapia ?
Le varie controindicazioni dell’utilizzo dei farmaci sono in progressiva diminuzione, quindi probabilmente non potranno essere usate a lungo come motivo di avversione. Per la loro efficacia vale lo stesso discorso.
Cosa accadrebbe se si arrivasse ad una psicofamacoterapia ideale, con minime controindicazioni? Cosa ne sarebbe della psicoterapia? Continuerebbe ad esistere unicamente come forma di indagine della psiche?
Cosa ne pensate?
L'argomento é interessante ed attuale però c'é un concetto che non sono sicura di capire bene; in che senso parlando di una "psicofarmacoterapia ideale," la paragoni - come sembra dalle tue parole - alla psicoterapia come "forma di indagine?"
Non capisco bene qual'é l'aspetto "indagine" della psicofarmacoterapia che vuoi rilevare tu; se ti riferisci agli aspetti legati alle neuroscienze o ad altro ed in caso in che modo.
Anche perché già adesso non mi sembra che esista solo la psicoterapia tout-court.
Potresti spiegare un pò meglio il concetto per cortesia?
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afnegleilco
Cosa accadrebbe se si arrivasse ad una psicofamacoterapia ideale, con minime controindicazioni? Cosa ne sarebbe della psicoterapia? Continuerebbe ad esistere unicamente come forma di indagine della psiche?
Cosa ne pensate?
Il problema a mio parere non si pone più di tanto se consideriamo che il farmaco agisce a livello di sintomo, mentre la psicoterapia, per come la intendo io, opera al livello della struttura di personalità. I due interventi sono quindi differenti e non si sovrappongono a meno che la farmacoterapia non "tolga del tutto voce" al sintomo, oscurando quindi la problematica sottostante.
Mi preoccuano sinceramente di più gli approcci che vorrebbero rendere la psicoterapia equivalente alla psicofarmacologia, orientamenti ciò che mirano enfaticamente alla rapidità dell'estinzione sintomatica e che non guardano all'interrogarsi del soggetto come al principio di un processo di cambiamento e guarigione.
Saluti
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RosadiMaggio
L'argomento é interessante ed attuale però c'é un concetto che non sono sicura di capire bene; in che senso parlando di una "psicofarmacoterapia ideale," la paragoni - come sembra dalle tue parole - alla psicoterapia come "forma di indagine?"
Non capisco bene qual'é l'aspetto "indagine" della psicofarmacoterapia che vuoi rilevare tu; se ti riferisci agli aspetti legati alle neuroscienze o ad altro ed in caso in che modo.
Anche perché già adesso non mi sembra che esista solo la psicoterapia tout-court.
Potresti spiegare un pò meglio il concetto per cortesia?
Senza voler "togliere la parola" al creatore del topic, mi permetto di darti una risposta personale.
In ambito di ricerca la psicofarmacoterapia è molto usata, soprattutto - e per ovvi motivi - sugli animali. Un classico, che penso sia citato nella maggior parte dei volumi di psicologia fisiologica, sta nel ridurre o aumentare la concentrazione di 5 - HT in alcune scimmie e osservare gli eventuali cambiamenti nella struttura gerarchica del gruppo. I farmaci vengono anche utilizzati per mettere alla prove teorie di natura neurofisiologica: per esempio, alcune ipotesi circa le componenti neurotrasmettitoriali coinvolte nell'epilessia punta - onda a 3 hz sono state testate ricorrendo alla somministrazione di Carbamazepina, agonista del GABA - A. (Destexhe, 2008)
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RosadiMaggio
L'argomento é interessante ed attuale però c'é un concetto che non sono sicura di capire bene; in che senso parlando di una "psicofarmacoterapia ideale," la paragoni - come sembra dalle tue parole - alla psicoterapia come "forma di indagine?"
Non capisco bene qual'é l'aspetto "indagine" della psicofarmacoterapia che vuoi rilevare tu; se ti riferisci agli aspetti legati alle neuroscienze o ad altro ed in caso in che modo.
Anche perché già adesso non mi sembra che esista solo la psicoterapia tout-court.
Potresti spiegare un pò meglio il concetto per cortesia?
Forse mi sono espresso male. Intendevo dire che se la psicofarmacoterapia raggiungesse il suo obbiettivo ideale, e cioè di essere funzionale al massimo ed avere minimi o nulli effetti collaterali, essa rimpiazzerebbe del tutto la psicoterapia.
Una tale psicofarmacoterapia ideale monopolizzerebbe completamente il servizio di "terapia dello psichico" che per il momento si contende con la psicoterapia; quest'ultima, invece, perderebbe la sua funzione sociale di tipo terapeutico, in quanto sorpassata in termini di efficienza dalla psicofarmacoterapia ideale; non potrebbe però mai perdere la sua funzione di strumento di indagine della psiche.
Ma, a questo punto non si parlerebbe più di psicoterapia, bensì di psicoLogia.
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gieko
Il problema a mio parere non si pone più di tanto se consideriamo che il farmaco agisce a livello di sintomo, mentre la psicoterapia, per come la intendo io, opera al livello della struttura di personalità. I due interventi sono quindi differenti e non si sovrappongono a meno che la farmacoterapia non "tolga del tutto voce" al sintomo, oscurando quindi la problematica sottostante.
La psicoterapia riesce ad agire a livello della struttura di personalità. Il fatto che la psicofarmacoterapia, invece, non riesca in questo, rappresenta una sua "controindicazione", un suo difetto. Ma la psicofarmacoterapia Ideale, in quanto tale, non avrebbe più tale controindicazione - questo potrebbe ottenersi in vari modi, tra i quali magari anche quello da te prospettato. E così i due interventi si sovrapporrebbero.
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afnegleilco
La psicoterapia riesce ad agire a livello della struttura di personalità. Il fatto che la psicofarmacoterapia, invece, non riesca in questo, rappresenta una sua "controindicazione", un suo difetto. Ma la psicofarmacoterapia Ideale, in quanto tale, non avrebbe più tale controindicazione - questo potrebbe ottenersi in vari modi, tra i quali magari anche quello da te prospettato. E così i due interventi si sovrapporrebbero.
Permettimi di dirti che, per quanto ideale, nessuna farmacoterapia potrebbe per principio agire sulla struttura di personalità perchè essa è organizzazione psicologica, non biologica. Il livello a cui opera la farmacoterapia, per quanto raffinatezza possa raggiungere, è e sempre sarà il secondo.
Il fatto che i farmaci non possano intervenire sul livello strutturale non è un "effetto collaterale" dunque, ma un limite intrinseco a quel tipo di terapia in sè.
Se poi si vogliono fare considerazioni fantascientifiche, allora è un altro discorso.
Saluti
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Io sono sostanzialmente d'accordo con Gieko. L'unico caso, secondo me, in cui un certo tipo di farmacoterapia potrebbe influire sulla personalità è quando i disturbi della stessa sono in qualche modo connessi strettamente ad aspetti biologici. Per esempio, in caso di danno alla corteccia orbitofrontale, un ipotetico farmaco che permetta di "rigenerare" (!!!) le connessioni spezzate annullerebbe il vincolo biologico e permetterebbe, almeno in potenza, di ottenere uan remissione dalla sintomatologia personologica connessa al danneggiamento massivo di queste aree.
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gieko
Permettimi di dirti che, per quanto ideale, nessuna farmacoterapia potrebbe per principio agire sulla struttura di personalità perchè essa è organizzazione psicologica, non biologica. Il livello a cui opera la farmacoterapia, per quanto raffinatezza possa raggiungere, è e sempre sarà il secondo.
Il fatto che i farmaci non possano intervenire sul livello strutturale non è un "effetto collaterale" dunque, ma un limite intrinseco a quel tipo di terapia in sè.
Nel post precedente hai ammesso che "il farmaco agisce a livello di sintomo".
Il sintomo è psicologico, e quindi il farmaco agisce a livello psicologico e non solo biologico. Allora il motivo per il quale "nessuna psicofarmacoterapia potrebbe agire sulla personalità", non può trovarsi nel fatto che quest'ultima "è una organizzazione psicologica".
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afnegleilco
Nel post precedente hai ammesso che "il farmaco agisce a livello di sintomo".
Il sintomo è psicologico, e quindi il farmaco agisce a livello psicologico e non solo biologico. Allora il motivo per il quale "nessuna psicofarmacoterapia potrebbe agire sulla personalità", non può trovarsi nel fatto che quest'ultima "è una organizzazione psicologica".
Sì, infatti agisce sugli aspetti neurochimici legati al sintomo. Ma dal punto di vista strutturale un depresso rimane tale anche dopo la scomparsa della sintomatologia, così come un ansioso mantiene le proprie modalità. Mi sembra che non ci sia neanche da discutere su questo punto.
Saluti
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gieko
Permettimi di dirti che, per quanto ideale, nessuna farmacoterapia potrebbe per principio agire sulla struttura di personalità perchè essa è organizzazione psicologica, non biologica. Il livello a cui opera la farmacoterapia, per quanto raffinatezza possa raggiungere, è e sempre sarà il secondo.
Il fatto che i farmaci non possano intervenire sul livello strutturale non è un "effetto collaterale" dunque, ma un limite intrinseco a quel tipo di terapia in sè.
Se poi si vogliono fare considerazioni fantascientifiche, allora è un altro discorso.
Saluti
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gieko
Sì, infatti agisce sugli aspetti neurochimici legati al sintomo. Ma dal punto di vista strutturale un depresso rimane tale anche dopo la scomparsa della sintomatologia, così come un ansioso mantiene le proprie modalità. Mi sembra che non ci sia neanche da discutere su questo punto.
Saluti
Vedi? Ogni tanto siamo d'accordo! :approved:
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Certamente. Anche la struttura però ha degli aspetti neurochimici. Perchè uno psicofarmaco non potrebbe agire sulla struttura di personalità?
Aldilà di ciò, potrebbe anche non essere necessario un intervento sulla personalità. Cosa faremmo di fronte ad uno psicofarmaco che, come hai detto sopra, "tolga del tutto voce al sintomo"?
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afnegleilco
Certamente. Anche la struttura però ha degli aspetti neurochimici. Perchè uno psicofarmaco non potrebbe agire sulla struttura di personalità?
Aldilà di ciò, potrebbe anche non essere necessario un intervento sulla personalità. Cosa faremmo di fronte ad uno psicofarmaco che, come hai detto sopra, "tolga del tutto voce al sintomo"?
E come puo' uno psicofarmaco agire sulla struttura di personalita'?
Ma soprattutto...come fa a non essere necessario un intervento sulla struttura di personalita'???
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chiaravarri
E come puo' uno psicofarmaco agire sulla struttura di personalita'?
Ma soprattutto...come fa a non essere necessario un intervento sulla struttura di personalita'???
Potrebbe farlo agendo sulla struttura neurale sottostante la struttura di personalità.
Il sintomo potrebbe recedere senza che ciò sia causato dalla riorganizzazione della struttura profonda della personalità.
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afnegleilco
Potrebbe farlo agendo sulla struttura neurale sottostante la struttura di personalità.
Il sintomo potrebbe recedere senza che ciò sia causato dalla riorganizzazione della struttura profonda della personalità.
Struttura neurale e struttura di personalità sono due concetti molto diversi, anche se in alcuni casi specifici,strettamente connessi (ad es., lesioni della corteccia temporale, delle insule, giro del cingolo, chiasma, gangli della base ecc.); uno dei problemi immediati é la "plasticità" neurale per cui le "funzioni" possono essere svolte da altre parti cerebrali in caso di compromissione della sede originaria rispetto alla "rigidità" cui tendono le diverse strutture di personalità considerate da un punto di vista di organizzazione psicologica interna; che non é un diretto epifenomeno dell'organizzazione neurale anche se può esserne influenzato, così come rapporti psicoterapeutici possono favorire l'azione su circuiti neurali fondamentali per il benessere ed il malessere, come quelli relativi alla produzione di ormoni ed ammine.
Data la problematica "plasticità" neurale, nonostante e proprio perché alcune funzioni possano essere anche distribuite - che é ciò che, nell'insieme, se parliamo ad es. di recettori, psicofarmacologicamente consente di agire a livello di sintomo - e rigidità della struttura della personalità di cui il sintomo é espressione con tutta la sofferenza sottostante, mi chiedevo come risolveresti questo "scarto".
Mi chiedevo se tu voglia eventualmente riferirti a specifiche organizzazioni di personalità in cui tali circuiti sono considerati fortemente implicati quando parli di "estinzione" del sintomo in cui alcuni A. nel tempo, hanno ritenuto e ritengono non indicato - a volte in un primo momento - intervenire a livello di struttura della personalità ma limitarsi ad altre forme di intervento. Ed in che modo ciò rappresenterebbe una "evoluzione" oppure se tu voglia riferirti a specifiche ricerche attuali innovative ed in caso di che tipo. E, ancora, a quali sintomi ed organizzazioni di personalità vorresti riferirti nella tua psicofarmacoterapia ideale.
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afnegleilco
Certamente. Anche la struttura però ha degli aspetti neurochimici. Perchè uno psicofarmaco non potrebbe agire sulla struttura di personalità?
Aldilà di ciò, potrebbe anche non essere necessario un intervento sulla personalità. Cosa faremmo di fronte ad uno psicofarmaco che, come hai detto sopra, "tolga del tutto voce al sintomo"?
Non esiste una corrispondenza tra il livello neurochimico e quello psichico, forse ti sfugge questo passaggio.
Per il resto, l'intervento sulla struttura di personalità è una necessità legata a fattori epistemici, teorici e di metodo, cosa che ormai quasi tutti gli orientamenti considerano.
Il problema del "togliere del tutto voce al sintomo" è, secondo me, piuttosto rilevante, perchè significa colludere con gli aspetti patologici della struttura non elaborandoli. Uno psicofarmaco in grado di eliminare completamente i sintomi potrebbe quindi essere più dannoso che utile.
Comunque vai tranquillo, non si arriverà mai a creare un farmaco simile, semplicemente perchè i sintomi riemergono (magari sotto altra forma) sorretti dalla struttura sottostante che non può essere modificata se non con la psicoterapia.
Saluti
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RosadiMaggio
Struttura neurale e struttura di personalità sono due concetti molto diversi, anche se in alcuni casi specifici,strettamente connessi (ad es., lesioni della corteccia temporale, delle insule, giro del cingolo, chiasma, gangli della base ecc.); uno dei problemi immediati é la "plasticità" neurale per cui le "funzioni" possono essere svolte da altre parti cerebrali in caso di compromissione della sede originaria rispetto alla "rigidità" cui tendono le diverse strutture di personalità considerate da un punto di vista di organizzazione psicologica interna; che non é un diretto epifenomeno dell'organizzazione neurale anche se può esserne influenzato, così come rapporti psicoterapeutici possono favorire l'azione su circuiti neurali fondamentali per il benessere ed il malessere, come quelli relativi alla produzione di ormoni ed ammine.
Data la problematica "plasticità" neurale, nonostante e proprio perché alcune funzioni possano essere anche distribuite - che é ciò che, nell'insieme, se parliamo ad es. di recettori, psicofarmacologicamente consente di agire a livello di sintomo - e rigidità della struttura della personalità di cui il sintomo é espressione con tutta la sofferenza sottostante, mi chiedevo come risolveresti questo "scarto".
Mi chiedevo se tu voglia eventualmente riferirti a specifiche organizzazioni di personalità in cui tali circuiti sono considerati fortemente implicati quando parli di "estinzione" del sintomo in cui alcuni A. nel tempo, hanno ritenuto e ritengono non indicato - a volte in un primo momento - intervenire a livello di struttura della personalità ma limitarsi ad altre forme di intervento. Ed in che modo ciò rappresenterebbe una "evoluzione" oppure se tu voglia riferirti a specifiche ricerche attuali innovative ed in caso di che tipo. E, ancora, a quali sintomi ed organizzazioni di personalità vorresti riferirti nella tua psicofarmacoterapia ideale.
Francamente non sono in grado di rispondere. Ma ciò però non significa che anche i ricercatori che si occupano di queste cose, e che se ne occuperanno non sono, e non saranno in grado di farlo. Non riesco a trovare una ragione incontrovertibile e non empirica che mi assicuri che gli psicofarmaci non diventino onnipotenti - siamo nell'era della ingenieria genetica... Chi, qualche secolo fà, avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventato possibile programmare geneticamente un individuo?
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gieko
Non esiste una corrispondenza tra il livello neurochimico e quello psichico, forse ti sfugge questo passaggio.
Forse le cose non sono così semplici come una corrispondenza diretta, ma è indubbio che c'è connessione tra i due livelli; tant'è vero che l'assunzione di un farmaco provoca cambiamenti nella mia psiche.
Ma, come ho detto sopra non sono in grado di elaborare un modello dettagliato di come un farmaco possa provocare cambiamenti strutturali.
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afnegleilco
Non riesco a trovare una ragione incontrovertibile e non empirica che mi assicuri che gli psicofarmaci non diventino onnipotenti - siamo nell'era della ingenieria genetica...
Che ne dici del riduzionismo? Fortunatamente è un rischio a cui la scienza presta attenzione. Non è possibile, in altre parole, ridurre tutto ad un solo livello (neurochimico) per spiegare e operare anche su altri livelli. E poi le "magnifiche sorti e progressive" sono decisamente poco compatibili con il post-moderno, con l'epistemologia della complessità...
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afnegleilco
Forse le cose non sono così semplici come una corrispondenza diretta, ma è indubbio che c'è connessione tra i due livelli; tant'è vero che l'assunzione di un farmaco provoca cambiamenti nella mia psiche.
No, provoca cambiamenti a livello sintomatico e percettivo. Tanto è vero che l'interruzione del farmaco comporta il riprensentarsi della sintomatologia.
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afnegleilco
Ma, come ho detto sopra non sono in grado di elaborare un modello dettagliato di come un farmaco possa provocare cambiamenti strutturali.
Forse perchè ciò non è proprio possibile per i motivi di cui scrivevo.
Saluti
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afnegleilco
Francamente non sono in grado di rispondere. Ma ciò però non significa che anche i ricercatori che si occupano di queste cose, e che se ne occuperanno non sono, e non saranno in grado di farlo. Non riesco a trovare una ragione incontrovertibile e non empirica che mi assicuri che gli psicofarmaci non diventino onnipotenti - siamo nell'era della ingenieria genetica... Chi, qualche secolo fà, avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventato possibile programmare geneticamente un individuo?
Forse le cose non sono così semplici come una corrispondenza diretta, ma è indubbio che c'è connessione tra i due livelli; tant'è vero che l'assunzione di un farmaco provoca cambiamenti nella mia psiche.
Ma, come ho detto sopra non sono in grado di elaborare un modello dettagliato di come un farmaco possa provocare cambiamenti strutturali.
Ho un dubbio: qual'é il livello - e da quale presupposto - dal quale partiresti per provocare, se potessi, avendo dei farmaci come tu li immagini idealmente, un cambiamento nella struttura di personalità e da quali tipi di "sindromi" più comuni che possono verificarsi come espressione di sofferenza della strutture - e quindi di quali - di personalità sottostanti?
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gieko
Che ne dici del riduzionismo? Fortunatamente è un rischio a cui la scienza presta attenzione. Non è possibile, in altre parole, ridurre tutto ad un solo livello (neurochimico) per spiegare e operare anche su altri livelli.
Su questo dovrò riflettere.
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gieko
No, provoca cambiamenti a livello sintomatico e percettivo.
Ma il livello sintomatico e percettivo è un livello psichico; dunque il livello neurochimico provoca cambiamenti a livello psichico, e quindi le due dimensioni sono connesse.
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gieko
Forse perchè ciò non è proprio possibile per i motivi di cui scrivevo.
Forse, si. Ma potrebbe anche dipendere dalla mia incompetenza però: ad esempio io non sono in grado di dire come fà un insieme di dispositivi elettronici come scheda madre, processore, RAM, a permettermi di scrivere queste parole in un posto virtuale al quale altri possono accedere ecc.. eppure ciò non toglie che questo sia possibile.
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RosadiMaggio
Ho un dubbio: qual'é il livello - e da quale presupposto - dal quale partiresti per provocare, se potessi, avendo dei farmaci come tu li immagini idealmente, un cambiamento nella struttura di personalità e da quali tipi di "sindromi" più comuni che possono verificarsi come espressione di sofferenza della strutture - e quindi di quali - di personalità sottostanti?
Il livello biochimico.
Tutte le sindromi, o nessuna: nel senso che un farmaco di questo genere potrebbe agire su strutture psichiche in generale, e non solo patologiche.
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nel senso che un farmaco di questo genere potrebbe agire su strutture psichiche in generale, e non solo patologiche.
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In che senso, su tutte e non solo su quelle patologiche? ( che non sono poi moltissime se non si considera il DSM come Vangelo, uscendo dalle definizioni a fini comunicativi) Cioé in che modo e per quali motivi e finalità dovrebbe eventualmente agire su "tutte le strutture" di personalità?
Poco sopra, avevi parlato di "indagine" come campo che rimarebbe alla psicologia in questa tua visione.
Di cosa parli nello specifico?
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afnegleilco
Su questo dovrò riflettere.
Direi di sì.
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afnegleilco
Ma il livello sintomatico e percettivo è un livello psichico; dunque il livello neurochimico provoca cambiamenti a livello psichico, e quindi le due dimensioni sono connesse.
Pare che ci sia un po' di confusione in merito e una visione davvero troppo semplicistica e deterministica. Si parla di organizzazione psichica inconscia, e siamo davvero molto lontani dal livello neurologico.
(Ma non eri tu che chiedevi consigli su testi psicoanalitici? Proprio la psicoanalisi è illuminante su questi aspetti...)
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afnegleilco
Forse, si. Ma potrebbe anche dipendere dalla mia incompetenza però.
Appunto. Altri magari hanno qualche competenza in più.
Saluti
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RosadiMaggio
nel senso che un farmaco di questo genere potrebbe agire su strutture psichiche in generale, e non solo patologiche.
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In che senso, su tutte e non solo su quelle patologiche? ( che non sono poi moltissime se non si considera il DSM come Vangelo, uscendo dalle definizioni a fini comunicativi) Cioé in che modo e per quali motivi e finalità dovrebbe eventualmente agire su "tutte le strutture" di personalità?
Poco sopra, avevi parlato di "indagine" come campo che rimarebbella psicologia in questa tua visione.
Di cosa parli nello specifico?
Parlavo della potenzialità di questo farmaco di agire anche su strutture non patologiche, ma su strutture psichiche qualsiasi.
Se nessuno più ricorresse alla psicoterapia, preferendo un terapia farmacologica, allora la psicologia potrebbe comunque occuparsi di esplorare le determinazioni complesse del mondo psichico, come la struttura della personalità, i suoi rapporti con la sintomatologia ecc.. Senza poi riuscire ad applicarle alla terapia.
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gieko
Pare che ci sia un po' di confusione in merito e una visione davvero troppo semplicistica e deterministica. Si parla di organizzazione psichica inconscia, e siamo davvero molto lontani dal livello neurologico.
(Ma non eri tu che chiedevi consigli su testi psicoanalitici? Proprio la psicoanalisi è illuminante su questi aspetti...)
Ma l'inconscio non è la porzione dell'apparato psichico che è più vicina alla natura biologica?
Si, ritengo che la psicoanalisi sia lo strumento più idoneo ad una esplorazione del profondo.
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gieko
Appunto. Altri magari hanno qualche competenza in più.
Una competenza che permetta di escludere del tutto la possibilità che in futuro si scoprano nuove vie di azione dei farmaci non è posseduta neanche da una equipe di neuroscienziati e farmacologi. E' nella natura della scienza la non dogmaticità, e la provvisorietà dei paradigmi epistemologici. Al massimo si può dire che con i mezzi (competenze) attuali della scienza, una determinata cosa non sarebbe possibile; ma questo non dice nulla sui mezzi futuri della scienza, per i quali una tale cosa potrebbe esser possibile.
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afnegleilco
Ma l'inconscio non è la porzione dell'apparato psichico che è più vicina alla natura biologica?
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Fai questa domanda perché Freud originariamente, parlava di pulsioni?
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afnegleilco
Si, ritengo che la psicoanalisi sia lo strumento più idoneo ad una esplorazione del profondo.
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Per te, profondo equivale o é largamente "assimilabile" a biologico? Se si, in che senso?
Una domanda: conosci la psicoanalisi e le sue evoluzioni?
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afnegleilco
Ma l'inconscio non è la porzione dell'apparato psichico che è più vicina alla natura biologica?
Ci sarebbe tanto da dire sull'argomento... comunque la psicoanalisi non potrebbe essere proprio vicina ad una posizione tanto riduzionista come quella che prospetti.
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afnegleilco
Una competenza che permetta di escludere del tutto la possibilità che in futuro si scoprano nuove vie di azione dei farmaci non è posseduta neanche da una equipe di neuroscienziati e farmacologi. E' nella natura della scienza la non dogmaticità, e la provvisorietà dei paradigmi epistemologici. Al massimo si può dire che con i mezzi (competenze) attuali della scienza, una determinata cosa non sarebbe possibile; ma questo non dice nulla sui mezzi futuri della scienza, per i quali una tale cosa potrebbe esser possibile.
Avevo scritto che se si voleva ragionare a livello fanta-scientifico lo si poteva fare, per quanto possa essere utile in questa sede. Per il resto mi sento solo di dire che, ad eventuali cambiamenti paradigmatici corrisponderanno anche cambiamenti teorici e metodi di intervento. Non vedo perchè la farmacoterapia dovrebbe quindi resistere in quanto tale. Ma trattandosi di fantasie, se ti piace questa visione libero di crederci.
Saluti
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RosadiMaggio
Fai questa domanda perché Freud originariamente, parlava di pulsioni?
Per te, profondo equivale o é largamente "assimilabile" a biologico? Se si, in che senso?
Una domanda: conosci la psicoanalisi e le sue evoluzioni?
Si, credo di aver letto proprio una frase simile alla mia, scritta da freud.
Certamente non c'è equivalenza. Il biologico è sicuramente profondo, in quanto pre-verbale, ma anche alcuni ricordi sono profondi.
Non posso dire di essere un esperto di psicoanalisi, la sto studiando, e sperimentando.
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afnegleilco
Si, credo di aver letto proprio una frase simile alla mia, scritta da freud.
Certamente non c'è equivalenza. Il biologico è sicuramente profondo, in quanto pre-verbale, ma anche alcuni ricordi sono profondi.
Non posso dire di essere un esperto di psicoanalisi, la sto studiando, e sperimentando.
Con preverbale, vuoi riferirti ad una disorganizzazione/ organizzazione sensoriale -recettiva - percettiva -emotiva iniziale dell'individuo?
Oppure ad altro? Ed in quale ottica psicologica-psicoanalitica?
Che significa che il biologico é "sicuramente profondo in quanto preverbale", ma "anche alcuni ricordi sono profondi?" Come metti in relazione i due termini sopra, biologico e preverbale , da una parte, e questi con il fatto che anche alcuni "ricordi sono profondi"?
Radichi la profondità dei ricordi nel "biologico"?
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RosadiMaggio
Con preverbale, vuoi riferirti ad una disorganizzazione/ organizzazione sensoriale -recettiva - percettiva -emotiva iniziale dell'individuo?
Oppure ad altro? Ed in quale ottica psicologica-psicoanalitica?
Che significa che il biologico é "sicuramente profondo in quanto preverbale", ma "anche alcuni ricordi sono profondi?" Come metti in relazione i due termini sopra, biologico e preverbale , da una parte, e questi con il fatto che anche alcuni "ricordi sono profondi"?
Radichi la profondità dei ricordi nel "biologico"?
Si, mi riferisco ad una tale organizzazione. Non sò quale sia l'ottica che mi porta a questa credenza.
Per profondo intendo "difficilmente, o non accessibile alla coscienza". Il biologico, ossia la nostra organizzazione pulsionale, non ha carattere nè verbale nè figurativo. Non possiamo averne coscienza. Possiamo avere coscienza solo dei rappresentanti di tali organizzazioni.
Alcuni ricordi sono profondi perchè sono difficilmente accessibili alla coscienza.
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Il problema a mio parere non si pone più di tanto se consideriamo che il farmaco agisce a livello di sintomo, mentre la psicoterapia, per come la intendo io, opera al livello della struttura di personalità. I due interventi sono quindi differenti e non si sovrappongono a meno che la farmacoterapia non "tolga del tutto voce" al sintomo, oscurando quindi la problematica sottostante.
Mi preoccuano sinceramente di più gli approcci che vorrebbero rendere la psicoterapia equivalente alla psicofarmacologia, orientamenti ciò che mirano enfaticamente alla rapidità dell'estinzione sintomatica e che non guardano all'interrogarsi del soggetto come al principio di un processo di cambiamento e guarigione.
Saluti
Scusa gieko, siccome questo tuo post, é un pò inquietante relativamente agli approcci che vorrebbero rendere la psicoterapia equivalente alla psicofarmacologia, mi portesti qualche esempio di tali approcci?
Anche perché l'interrogarsi del soggetto e l'interrogarsi "insieme" é fondamentale in psicoterapia.
Grazie
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Ciao a tutti, scusate se m'intrometto "bruscamente" in questa discussione, ma la trovo molto avvincente e stimolante e vorrei proporre la mia visione della questione. Vorrei partire da alcuni "punti fermi" (che, in realtà, potrebbero non essere affatto fermi!:D). Cercherò di essere molto "conservativo", così da evitare di esporre questioni sulle quali non siano tutti d'accordo.
1) Attualmente, non possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata dall'attività neurale
2) Parimenti, attualmente non è possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata in tutto e per tutto dalla sola attività mentale
3) Non pare possibile, ora come ora, ridurre la mente al cervello o viceversa
4) E' possibile, tramite determinati tipi di manipolazioni neurobiologiche, osservare dei cambiamenti significativi e duraturi nel comportamento, come anche nel grado e nel campo di coscienza.
5) Attività "mentali", come la meditazione e la psicoterapia, sembrano avere "ricadute" anche a livello (neuro)biologico.
6) Una qualche relazione tra ciò che chiamiamo "mente" e ciò che chiamiamo "corpo" sembra innegabile.
Detto ciò, vorrei proporvi la mia ipotesi.
A mio avviso, una Persona può necessitare di diversi tipi di stimoli. Alcuni di questi stimoli possono determinare, ad un qualche livello di analisi (per esempio quello prettamente fisiologico) reazioni simili, o apparentemente identiche. Facciamo un piccolo - e fittizio - esempio.
Il Dott. Pinco Pallo decide di valutare quale dei suoi fantastici psicofarmaci determini reazioni neuroendocrine più simili a quelle scatenate dalla semplice condivisione sociale delle eseprienze emotive. Scopre,dopo molteplici e difficoltose ricerche che il Suppalazoperam ci si avvicina molto. Et voilà, problema risolto. Con questo meraviglioso farmaco, possiamo evitare tutte le noie di metterci a parlare con qualcuno, di aprirci, confidarci ecc.
Il fatto interessante, secondo me, è che, senza scomodare la Psicologia, ciò non ha senso nemmeno da un punto di vista fisiologico. Se ammettiamo - e riesce difficile evitarlo! - che l'essere umano sia un organismo estremamente complesso, nella sua globalità, dobbiamo anche supporre che lo scatenamento di certe reazioni fisiologiche che MIMANO quelle date da un certo tipo di pratica sociale non possano essere confuse, a livello fenomenologico, con la pratica sociale stessa, a livello di esperienza soggettiva. Motivare una persona ad aprirsi e a condividere le proprie emozioni significa, quantomeno, aiutarla quello che si chiama "passaggio di stato", nei termini dei sistemi complessi: cambiano le intenzioni, i desideri, le aspettative, le valutazioni cognitive ed emotive di sè stessi e degli altri e, soprattutto, cambia il rapporto con l'ambiente circostante; in questo caso specifico, possiamo aspettarci che la persona si rapporti diversamente con gli altri, cerchi diversi tipi di feedback, modifichi la propria disponibilità a manifestare certi stati emotivi, possa fare esperienza di fenomeni che prima conosceva molto poco o non conosceva affatto (da parte degli altri, come compassione, comprensione, consigli, ascolto, abbracci, diverso tipo di intimità ecc.). Come se non bastasse, tutto questo processo non sarebbe indotto, ovviamente, ma aiutato: è la persona che decide di fare o non fare certe cose, solo sulla base delle informazioni che ha disposizione e di una volontaria decisione di imparare ad "elaborare le informazioni" in modo radicalmente diverso (nel caso di una psicoterapia).
Ora, l'unico caso in cui tutto ciò possa essere ottenuto tramite una manipolazione farmacologica è quello di annullare la volontà delle persona in modo stabile, rendendolo uno schiavo. In questo modo, però, la discussione non esiste più: abbiamo trasformato la persona in un fantoccio. Ce l'avevano già fatta, anche se in modo un po' estremo, un po' di tempo fa i lobotomisti :D
Per concludere, a me pare difficilissimo immaginare che i farmaci possano sostituire in toto ciò che ora chiamiamo "psicoterapia".
Un discorso leggermente diverso vale per le manipolazioni genetiche, penso...ma è un territorio sul quale, francamente, penso che si sappia ancora così poco...indi, evito speculazioni sulla genetica :asd:
Buonanotte!
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Citazione:
Originalmente inviato da
Barbacarlo84
Ciao a tutti, scusate se m'intrometto "bruscamente" in questa discussione, ma la trovo molto avvincente e stimolante e vorrei proporre la mia visione della questione. Vorrei partire da alcuni "punti fermi" (che, in realtà, potrebbero non essere affatto fermi!:D). Cercherò di essere molto "conservativo", così da evitare di esporre questioni sulle quali non siano tutti d'accordo.
1) Attualmente, non possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata dall'attività neurale
2) Parimenti, attualmente non è possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata in tutto e per tutto dalla sola attività mentale
3) Non pare possibile, ora come ora, ridurre la mente al cervello o viceversa
4) E' possibile, tramite determinati tipi di manipolazioni neurobiologiche, osservare dei cambiamenti significativi e duraturi nel comportamento, come anche nel grado e nel campo di coscienza.
5) Attività "mentali", come la meditazione e la psicoterapia, sembrano avere "ricadute" anche a livello (neuro)biologico.
6) Una qualche relazione tra ciò che chiamiamo "mente" e ciò che chiamiamo "corpo" sembra innegabile.
Detto ciò, vorrei proporvi la mia ipotesi.
A mio avviso, una Persona può necessitare di diversi tipi di stimoli. Alcuni di questi stimoli possono determinare, ad un qualche livello di analisi (per esempio quello prettamente fisiologico) reazioni simili, o apparentemente identiche. Facciamo un piccolo - e fittizio - esempio.
Il Dott. Pinco Pallo decide di valutare quale dei suoi fantastici psicofarmaci determini reazioni neuroendocrine più simili a quelle scatenate dalla semplice condivisione sociale delle eseprienze emotive. Scopre,dopo molteplici e difficoltose ricerche che il Suppalazoperam ci si avvicina molto. Et voilà, problema risolto. Con questo meraviglioso farmaco, possiamo evitare tutte le noie di metterci a parlare con qualcuno, di aprirci, confidarci ecc.
Il fatto interessante, secondo me, è che, senza scomodare la Psicologia, ciò non ha senso nemmeno da un punto di vista fisiologico. Se ammettiamo - e riesce difficile evitarlo! - che l'essere umano sia un organismo estremamente complesso, nella sua globalità, dobbiamo anche supporre che lo scatenamento di certe reazioni fisiologiche che MIMANO quelle date da un certo tipo di pratica sociale non possano essere confuse, a livello fenomenologico, con la pratica sociale stessa, a livello di esperienza soggettiva. Motivare una persona ad aprirsi e a condividere le proprie emozioni significa, quantomeno, aiutarla quello che si chiama "passaggio di stato", nei termini dei sistemi complessi: cambiano le intenzioni, i desideri, le aspettative, le valutazioni cognitive ed emotive di sè stessi e degli altri e, soprattutto, cambia il rapporto con l'ambiente circostante; in questo caso specifico, possiamo aspettarci che la persona si rapporti diversamente con gli altri, cerchi diversi tipi di feedback, modifichi la propria disponibilità a manifestare certi stati emotivi, possa fare esperienza di fenomeni che prima conosceva molto poco o non conosceva affatto (da parte degli altri, come compassione, comprensione, consigli, ascolto, abbracci, diverso tipo di intimità ecc.). Come se non bastasse, tutto questo processo non sarebbe indotto, ovviamente, ma aiutato: è la persona che decide di fare o non fare certe cose, solo sulla base delle informazioni che ha disposizione e di una volontaria decisione di imparare ad "elaborare le informazioni" in modo radicalmente diverso (nel caso di una psicoterapia).
Ora, l'unico caso in cui tutto ciò possa essere ottenuto tramite una manipolazione farmacologica è quello di annullare la volontà delle persona in modo stabile, rendendolo uno schiavo. :approved:
In questo modo, però, la discussione non esiste più: abbiamo trasformato la persona in un fantoccio. Ce l'avevano già fatta, anche se in modo un po' estremo, un po' di tempo fa i lobotomisti :D
:asd::sbonk: O anche in modo più tenue con l'ipotesi del "condizionamento ideale" a fini "socialmente utili" negli USA, agli inizi del '900:rolleyes:
Per concludere, a me pare difficilissimo immaginare che i farmaci possano sostituire in toto ciò che ora chiamiamo "psicoterapia". [
U]guardacaso infatti, ormai anche gli psichiatri più organicisti, vi ricorrono, anche se in genere, con la collaborazione di un collega psicoterapeuta.[/U]
Un discorso leggermente diverso vale per le manipolazioni genetiche, penso...ma è un territorio sul quale, francamente, penso che si sappia ancora così poco...indi, evito speculazioni sulla genetica :asd:
Buonanotte!
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Buongiorno!
Precisiamo però - anche se credo non dovrebbe servire - che il discorso non é contro l'utilità terapeutica dei farmaci in sé, quando utili e necessari, in alcuni casi di crisi e/o per permettere l'accesso all'approccio psicoterapeutico in alcune persone in certi momenti (ad es. come indicazione sui generis inizialmente) e con le dovute cautele che essi richiedono.
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
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Buongiorno!
Precisiamo però - anche se credo non dovrebbe servire - che il discorso non é contro l'utilità terapeutica dei farmaci in sé, quando utili e necessari, in alcuni casi di crisi e/o per permettere l'accesso all'approccio psicoterapeutico in alcune persone in certi momenti (ad es. come indicazione sui generis inizialmente) e con le dovute cautele che essi richiedono.
Esatto, certo: ad ogni strumento la sua funzione ,ci mancherebbe!
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Non esiste una corrispondenza tra il livello neurochimico e quello psichico, forse ti sfugge questo passaggio.
Per il resto, l'intervento sulla struttura di personalità è una necessità legata a fattori epistemici, teorici e di metodo, cosa che ormai quasi tutti gli orientamenti considerano.
Il problema del "togliere del tutto voce al sintomo" è, secondo me, piuttosto rilevante, perchè significa colludere con gli aspetti patologici della struttura non elaborandoli. Uno psicofarmaco in grado di eliminare completamente i sintomi potrebbe quindi essere più dannoso che utile.
Comunque vai tranquillo, non si arriverà mai a creare un farmaco simile, semplicemente perchè i sintomi riemergono (magari sotto altra forma) sorretti dalla struttura sottostante che non può essere modificata se non con la psicoterapia.
Saluti
Caro Gieko, concordo perfettamente su tutto, ma ti chiedo: se alcuni sintomi persistono anche dopo anni di psicoanalisi, non potrebbe significare che gli aspetti patologici della struttura di quel paziente non si possono cambiare?
Se l'obiettivo primario è sempre quello dell'efficacia terapeutica e del benessere del paziente, l'analista che si rende conto che i risultati terapeutici tardano ad arrivare, non può dire no agli psicofarmaci per alleviare il malessere del paziente che chiede solo di stare bene e non gli interessa, anzi desidera "togliere voce ai sintomi".
Ciao
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Scusa gieko, siccome questo tuo post, é un pò inquietante relativamente agli approcci che vorrebbero rendere la psicoterapia equivalente alla psicofarmacologia, mi portesti qualche esempio di tali approcci?
Anche perché l'interrogarsi del soggetto e l'interrogarsi "insieme" é fondamentale in psicoterapia.
Grazie
Ciao rosa, scusa se rispondo solo ora. Mi riferisco agli approcci che sostengono a tutt'oggi che è importante il solo cambiamento sintomale. Non sono così d'accordo che "l'interrogarsi del soggetto e l'interrogarsi "insieme" é fondamentale in psicoterapia" sia alla base di tutti gli approcci contemporanei. C'è chi ha detto: "guardarsi dentro fa male". Vedi un po' tu...
Saluti
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Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?
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Originalmente inviato da
francesca63
Caro Gieko, concordo perfettamente su tutto, ma ti chiedo: se alcuni sintomi persistono anche dopo anni di psicoanalisi, non potrebbe significare che gli aspetti patologici della struttura di quel paziente non si possono cambiare?
Se l'obiettivo primario è sempre quello dell'efficacia terapeutica e del benessere del paziente, l'analista che si rende conto che i risultati terapeutici tardano ad arrivare, non può dire no agli psicofarmaci per alleviare il malessere del paziente che chiede solo di stare bene e non gli interessa, anzi desidera "togliere voce ai sintomi".
Ciao
Certo francesca, ci sono aspetti strutturali talmente radicati, con cui il soggetto è talmente identificato che necessiterebbero di lavori straordinari e di tempi adeguati, non sempre possibili. Da questo punto di vista ritengo che, una volta chiariti questi aspetti con l'analisi, non ci sia nulla di particolarmente sbagliato nel utilizzare altri metodi (farmaci, yoga, etc...).
Saluti