Originalmente inviato da
astolfo777
Caro astolfo, mi meraviglio del fatto che tra tanti specialisti del campo tu abbia scelto me profana, per indagare una cosa così specifica, tuttavia provo a risponderti restando nei limiti di quel che mi è possibile, quindi evitando accuratamente di riferirmi al tuo caso specifico. Tu poni molte questioni interessanti, indubbiamente, e credo anche difficili da districare; tuttavia mettono alla prova la mia stoffa da paziente, perché riflettere su queste cose mi serve anche a comprendere se la scelta che ho fatto sia quella giusta, come è ovvio - ma procediamo con cautela. Tendenzialmente dovrei evitare di risponderti perché la poni come una questione personale, ma forse il fatto che sia un evento ormai passato mi consente di pronunciarmi (in genere non è contemplato da questo forum, che si pongano questioni in modo personale, proprio perché io che ti rispondo non sono uno specialista della materia); cercherò di fare un discorso più ampio, e che rientri nelle mie competenze [di laureanda].
Credo di poter dire che spesso si perde di vista una cosa molto importante, che non ha a che fare nello specifico con la psicoanalisi, ma piuttosto con qualunque genere di psicoterapia. Credo fermamente che non ci sia un approccio giusto in senso universale e che non ci sia un bravo medico; psicologo; psicoanalista in senso assoluto: la terapia funziona quando la coppia terapeutica è quella giusta, e questa, ahinoi, non è una cosa che si può stabilire in modo prioritario. Data questa premessa, penso che dovremmo smetterla di condannare le persone cui ci affidiamo per un problema, ma essere più coscienti di noi stessi e Imparare anche a comprendere che forse quella terapia, se ci fa tanto male, potrebbe non fare al caso nostro (qualunque essa sia). Ma torno alla tua domanda sulla terapia psicoanalitica; se questa è adatta al paziente in questione e quindi il paziente la sceglie di sua spontanea volontà, le motivazioni per cui può manifestarsi un effetto esattamente opposto a quello "desiderato dal paziente" possono essere davvero tante. In primis, probabilmente, un periodo di massima difficoltà potrebbe essere identificabile con una chiara resistenza al trattamento, ma questo dipende anche molto da problema che ognuno ha (che è differente da caso a caso). Quindi certamente non si sta male perché non è efficace la terapia, ma l'esatto opposto, molto probabilmente la terapia sta facendo il suo lavoro (e il terapeuta anche). Molto spesso si ha la convinzione che una terapia, per aiutarci, debba necessariamente renderci felici e che il terapeuta debba fornirci tutto il supporto anelato fino a quel momento - non è esattamente così che funziona, non per la psicoanalisi. Credo che la psicoanalisi sia un approccio molto duro rispetto a molti altri, e che somigli più ad una guerra, combattuta però con noi stessi e con le nostre proiezioni fantasmatiche - sicuramente non con l'analista; ma anche questo, ci vuole un po' per maturarlo (e non è un discorso che si può esaurire in quattro righe). Il rischio di alienazione invece, lo attribuirei ad altro (ma non posso pronunciarmi in merito), tuttavia credo di poter dire che non è una caratteristica intrinseca della terapia psicoanalitica quella di produrre alienazione, ma piuttosto credo dipenda da caratteristiche individuali. Non è la psicoanalisi che procura alienazione ma dinamiche affettive interne del paziente. Se un essere umano fa completo affidamento su una tecnica, l'alienazione - per me - diventa l'ultimo problema. Infatti, come poi affermi, è deprimente.
Sulla questione economica credo ci sia poco da dire: questa è la psicoanalisi, se la si sceglie queste sono anche le condizioni, lamentarsi a me pare superfluo, proprio perché l'ho scelta (non sono solita lamentarmi di cose che non posso o che non so cambiare). La verità è che la freddezza c'entra ben poco, la freddezza potrebbe essere intrinseca al trattamento, più che prettamente legata a fattori di tipo economico; per quanto mi riguarda ci sono i consultori, se non si ha abbastanza fede nella psicoanalisi e se l'idea di pagare chi fa un lavoro - che non è per nulla facile - ci fa venire i brividi, possiamo andare lì e il gioco è fatto.
Ma devo rimproverarti una delle ultime affermazioni perché la psicoanalisi non ha mai avuto un approccio completamente scientifico, e non capisco da dove salti fuori questa tua convinzione. Tutt'altro, la psicoanalisi fece fatica ad emergere proprio per via dei suoi metodi poco ortodossi secondo quella che era la medicina tradizionale - non a caso ebbe sin dagli albori uno statuto particolare; in particolare con riferimento al fatto che l'inconscio di un paziente - pilastro portante della psicoanalisi - non si presenta come oggettivamente osservabile da più persone, quindi non è assolutamente un metodo scientifico. Tutt'al più il contrario. Infatti le prove inconfutabili di cui parli tu non credo che esistono in psicoanalisi; questo forse aumenta la comprensione di un fenomeno che è chiaramente in movimento: sopra, sotto, dentro, ai lati: l'essere umano. Non si potrebbe, a mio parere, comprendere un essere umano con uno strumento che sia altro da sé, e quindi esatto; l'essere-umano-dentro è per sua natura errante, dunque ha bisogno di un occhio che lo osservi in modo erratico e che in modo fedele ne accompagni i movimenti (dove fedele, non equivale a dire necessariamente buono); quest'ultima è una mia convinzione e nulla ha a che fare, forse, con la psicoanalisi. Non credo affatto che la competenza di un analista aumenti con competenze Scientifiche, sicuramente è una persona che segue una forte formazione e un continuo aggiornamento, che è probabilmente in continua supervisione da parte di altri analisti, che partecipa a seminari, che si occupa di svolgere una formazione che sia continua e quant'altro; ma credimi, l'approccio scientifico per come lo intendi tu, davvero c'entra ben poco in questo campo. E questo penso di poterlo affermare senza troppe esitazioni. Quello che poi è accaduto a te, nel tuo caso specifico, di cui io non conosco le dinamiche o le ragioni più profonde [e anche se le conoscessi non servirebbe], erano sicuramente da interpretare con il tuo psicoanalista, non quì ed ora. Proprio perché forse il tuo analista avrebbe avuto modo di comprendere, ma certamente quì e adesso non lo può nessuno - se non a rischio di falsare la realtà. Detto questo credo di non poter aggiungere null'altro (entrerei troppo nel personale e proprio non mi è concesso, come del resto è Giusto). Spero di aver esaudito la tua curiosità.
A proposito, io adoro il mio analista, e non lo cambierei per nulla al mondo.
Saluti a te.