Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
Salve,
vorrei sapere se in psicologia esiste un modello di approccio per pazienti colpiti da malattie croniche dalla nascita (non parlo di malattie mentali...)
Che sia diabete o qualunque altra cosa, insomma pazienti costretti a terapie "a vita".
Se questi pazienti vengono identificati con "caratteristiche comuni".
E se appunto esiste un approccio particolare verso di loro.
Non so se la domanda non è pertinente o mal formulata.
E' una mia curiosità.
Ringrazio chi vorrà rispondermi.
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domanda interessante, anche a me piacerebbe approfondire l'argomento.
parecchio tempo fa ho scaricato da internet (non ricordo da quale sito né chi sia l'autore) un file intitolato "vissuto emotivo in paziente diabetico".
se non sbaglio non si parlava del tipo di approccio terapeutico, però veniva considerata la depressione come esito frequente della non accettazione della malattia.
eventualmente potresti cercare i siti delle associazioni per ogni malattia (ad es. per il diabete Progetto Diabete: il portale italiano dedicato al diabete) e scrivere agli psicologi nelle sezioni tipo "le risposte degli esperti". loro potrebbero darti ulteriori informazioni.
:ciao:
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Originalmente inviato da
elisa1234
Salve,
vorrei sapere se in psicologia esiste un modello di approccio per pazienti colpiti da malattie croniche dalla nascita (non parlo di malattie mentali...)
Che sia diabete o qualunque altra cosa, insomma pazienti costretti a terapie "a vita".
Se questi pazienti vengono identificati con "caratteristiche comuni".
E se appunto esiste un approccio particolare verso di loro.
Non so se la domanda non è pertinente o mal formulata.
E' una mia curiosità.
Ringrazio chi vorrà rispondermi.
In che senso che approccio terapeutico?
Lavoro con pazienti cardiopatici e ho un indirizzo psicodinamico...ho colleghi che lavorano con questa tipologia di pazienti, ma sono cognitivisti...non credo ci sia un approccio più giusto dell'altro...
Personalmente si lavora tanto sugli aspetti depressivi e di ansia...sul cambiamento di ruolo e di vita (qualora ci fosse il bisogno) e sulla progettualità...cercando sempre e comunque di rinforzare l'Io e le risorse del paziente...Purtroppo noi possiamo fare pochi colloqui (lavoro in un centro riabilitativo e la degenza è limitata)...ma cmq il lavoro di sostegno è basilare.
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Il diabete era un esempio...
Volevo solo capire se in psicologia si insegnava un "metodo" per persone con queste caratteristiche.
Insomma lo scopo è "potenziare quello che di buono possono avere".
A parte la depressione, qualcuno sa darmi altre caratteristiche tipiche comportamentali di persone affette da patologie croniche?
Oppure ditemi quello che semplicemente sapete, se vi va :asd:
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Potrebbe esserti utile questo testo: "Se il corpo parlasse. Dialoghi per problemi mentali-corporei" di James e Melissa Griffith, Astrolabio Ubaldini Editore, 15,70 Euri.
E' un testo scritto da due terapeuti sistemici americani e, benché si occupi soprattutto di disturbi somatoformi, o di pazienti con problemi "psicosomatici", secondo me propone un modo di entrare in relazione con i pazienti che potrebbe essere potenzialmente utile in molte altre situazioni.
Penso soprattutto al diabete tipo II, o a malattie autoimmuni, nelle quali la componente psicologica è rilevante, per quel che ne so...
Da provare a leggere, magari in una biblioteca, prima di decidere se acquistarlo o meno.
Buona vita
Guglielmo
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Originalmente inviato da
willy61
Potrebbe esserti utile questo testo: "Se il corpo parlasse. Dialoghi per problemi mentali-corporei" di James e Melissa Griffith, Astrolabio Ubaldini Editore, 15,70 Euri.
E' un testo scritto da due terapeuti sistemici americani e, benché si occupi soprattutto di disturbi somatoformi, o di pazienti con problemi "psicosomatici", secondo me propone un modo di entrare in relazione con i pazienti che potrebbe essere potenzialmente utile in molte altre situazioni.
Penso soprattutto al diabete tipo II, o a malattie autoimmuni, nelle quali la componente psicologica è rilevante, per quel che ne so...
Da provare a leggere, magari in una biblioteca, prima di decidere se acquistarlo o meno.
Buona vita
Guglielmo
Grazie 1000:D
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Originalmente inviato da
elisa1234
Il diabete era un esempio...
Volevo solo capire se in psicologia si insegnava un "metodo" per persone con queste caratteristiche.
Insomma lo scopo è "potenziare quello che di buono possono avere".
A parte la depressione, qualcuno sa darmi altre caratteristiche tipiche comportamentali di persone affette da patologie croniche?
Oppure ditemi quello che semplicemente sapete, se vi va :asd:
Ho capito che il diabete era un esempio...
Ripeto che secondome non c'è un metodo, come non esiste un metodo per nessuna problematica...
Ci sono alcune caratteristiche comuni alle patologie croniche, ma tieni conto che ci sono anche molte diversità (vedi tipi di personalità...). Ad es. enl paziente cardiopatico è frequente trovare ira, rabbia e paura. Che non sono presenti, in maniera così rilevanti, in pazienti con diabete (sempre per fare un esempio).
C'è poi tutta la sfera delle malattie dismetaboliche che, ahimé, spesso si portano appresso anche disturbi cognitivi.
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prova a guardare psicologia e salute del Mulino
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Ragazzi avrei bisogno di un consiglio urgente.
Mi è stata affidata una paziente con una malattia cronica be specifica, la SLA. il suo stato è già avanzato,nel senso che è già immobile a letto. ho notato in lei una chiusura totale nei miei confronti ma soprattutto nei conronti del mondo. tra l'altro spesso soffre di allucinazioni.
mi consigliate un testo sul quale studiare per affrontare un caso del genere?
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Originalmente inviato da
bettyboop80
Ragazzi avrei bisogno di un consiglio urgente.
Mi è stata affidata una paziente con una malattia cronica be specifica, la SLA. il suo stato è già avanzato,nel senso che è già immobile a letto. ho notato in lei una chiusura totale nei miei confronti ma soprattutto nei conronti del mondo. tra l'altro spesso soffre di allucinazioni.
mi consigliate un testo sul quale studiare per affrontare un caso del genere?
Personalmente più che una malattia cronica la considererei una malattia degenerativa-terminale (e non è un particolare di poco conto).
Ti consiglio magari di leggerti qualcosa sulla SLA.
Come mai ti è stata "affidata" questa paziente? La richiesta di avere colloqui con te da chi parte?
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Di sicuro è una malattia degenerativa che porta alla more ma cmq è una malattia che "dura" anni e quindi in questi anni viene vissuta come cronica. la signora che dovro' seguire ha richiesto(insieme ai familiari che si prendono cura di lei) al suo medico curante uno psicologo e lui le ha dato il mio nome. tutto qui.
secondo te,cosa posso leggere per rapportarmi nel migliore dei modi a questa signora?
di sicuro mi sto documentando sulla malattia,ma vorrei qcs di "psicologico". purtroppo io sono troppo accademica,ho bisogno di leggere e studiare prima di buttarmi in una consulenza.e mi rendo conto che questo è un grande limite.:sbonk:
mi puoi consigliare qcs?:approved:
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Cara bettyboop80, capisco che i libri e gli studi possano dare l'idea di una sicurezza maggiore, ma spesso sono proprio quelli che ci allontanano di più dal paziente e da quell'emapatia che dovremmo provare durante i colloqui....
Ritengo corretto informarsi sulla patologia neurologica in questione, ma difficilmente troverai un "manuale" per ogni patologia che incontrerai, che ti dica come comportarti con quel paziente (perché tu ti trovi di fronte ad una persona unica nel suo essere, non ad una patologia)...
Cerca di non perdere di vista la relazione, il rapporto terapeutico, a discapito di un "essere troppo accademica".
Cmq prova a guardare questo pdf..non l'ho letto tutto, ma potresti trovare qualcosa di interessante
http://www.asl2.liguria.it/pfa_2009/giudici_sla.pdf
Buona giornata
Elisa
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Grazie,sei stata davvero molto gentile!!
hai perfettamente ragione su tutto...ma sai all'inizio ti accompagna la paura!!!:sbonk:
baci
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ciao primo-eli,
sono davvero felice di trovare qualcuno che si occupa di riabilitazione psico cardiologica. anch io sto lavorando da un anetto in questo settore... ma purtroppo a tratti mi sento sola, in quanto sopratutto qui al sud è una professione nuova ed in fase di sperimentazione.
mi piacerebbe chiederti qualcosa, e sopratutto sapere se hai del materiale utile da poter leggare... sono stata invitata ad un secondo convegno e vorrei modificare il mio primo lavoro di power point.
se magari mi dai il tuo indirzzo email possiamo parlare piu liberamente a scambiarci qualche idea.
grazie
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ciao a tutti avrei bisogno di un consiglio.
mi sto laureando in psicologia clinica, indirizzo neuropsicologia, laurea magistrale o specialistica.
devo fare il tirocinio, mi hanno proposto di svolgerlo in un ospedale privato che si occupa di malati di tumore.
allora io diciamo che so di cosa si tratta per mie esperienze , da paziente o parente di paziente, ma come psicologa? (futura)
Qualcuno ha mai lavorato in questo settore?
ho un pò di dubbi...ho paura...non so..forse non ci riesco è un'esperienza troppo forte, ma del resto devo pur cominciare e questo aspetto della psicologia da un lato mi interessa.
sarei contenta di ricevere qualsiasi tipo di consiglio
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E' molto diverso affrontare malattie di questo tipo come psicologa rispetto all'essere paziente o parente di. E questo nel bene e nel male.
Nel senso che da paziente devi affrontare moltissimi problemi pratici (es. scelta terapia, possibilità o meno di intervento, prognosi reale, effetti collaterali, menomazioni fisiche, paura della morte, sofferenza fisica, ecc) e non sempre hai la possibilità di trovare un esperto che possa sostenerti e aiutarti in questo percorso, a volte molto lungo e sempre doloroso e faticoso. Come psicologa devi imparare ad accogliere il dolore dell'altro, a volte senza avere un tuo sostegno (valuta bene se avresti la possibilità di momenti di "sfogo" emotivo con il tuo supervisor o in gruppo con altri operatori), dovendo reggere tanta ma tanta angoscia e senso di impotenza.
Metti in conto la tua paura di morire e il tuo rapporto con la morte, cosa conosci dei tumori e di quello che possono significare, sia dal punto di vista medico che soprattutto emotivo (es. cosa succede ad una famiglia quando c'è un paziente neoplastico).
L'esperienza è forte, ci saranno momenti in cui piangerai tutto il tempo e ti chiederai "ma chi me l'ha fatto fare", ma nello stesso tempo ti dà moltissimo e ti fa vedere tutto nella giusta prospettiva, ridimensionando quelle che possono essere le tue ansie o i tuoi problemi quotidiani. Io lo rifarei immediatamente, anzi ci metterei la firma :)
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E' molto soggettivo come tu possa vivere un tirocinio del genere. E ricordati che è anche lecito e umano, non essere pronti a farlo e/o non volerlo fare (non tutti gli psicologi lavorano con la stessa tipologia di pazienti, e questo anche per come si è fatti).
Il fatto che tu abbia vissuto questa esperienza con persone a te care da un lato può aiutarti (sai cosa potrebbe provare il paziente), dall'altro ti rende più "debole" se non hai superato l'esperienza.
(personalmente è un po' che non lavoro più con questa tipologia di pazienti, proporio perché ne ho uno in famiglia....l'importante è riconoscere i propri limiti e non sentirsi per forza superman o wonder woman).
Ti consiglierei di parlare di questi tuoi dubbi con il tuo tutor (che è lì apposta)...
Il fatto di essere a contatto con la morte tutti i giorni (con quel tipo di morte, perché ti assicuro che ogni tipologia di morte è a sé), potrebbe mandarti in bornout...oppure farti toccare con mano alcune tue zone d'ombra.
Personalmente un percorso personale di terapia non è male come idea...anche perché ti aiuterà a capirti meglio, per poter capire meglio i pazienti che hai di fronte.
Come dice Paola è sicuramente un'esperienza forte, ma che se interessa, vale la pena provare...
Io aggiungo: se ti accorgi che non ce la fai, non disperare, è umano, e gli psicologi sono umani.
In bocca al lupo e facci sapere!
Eli
Riferimento: Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
grazie Paola ed Eli..seguirò i vostri consigli, il primo che parlerò dei miei dubbi con il mio tutor...voi mi avete dato la spinta...garzie