-
Se lo psicoterapeuta si innamora
:ciao: Non so se c'è già una discussione simile. In tal caso rimandatemi a quella.
Poniamo il caso in cui uno psicoterapeuta si innamori di una/un suo paziente.
Giustamente la prima cosa da fare (appena se ne accorge) è quella di inviarlo ad un suo collega e interrompere la relazione terapeutica. Ma a questo punto può continuare a coltivare il sentimento provato per la/il paziente, può iniziare con lei/lui una relazione più intima o questo comportamento è comunque contrario al codice deontologico?
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Intanto che corra a gambe levate in supervisione, visto che a quanto pare non c'è stato!:argh:
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Perchè dici questo? Davvero, non so molto di quello che viene insegnato durante la supervisione..
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Lo psicoterapeuta DEVE prevedere degli incontri di supervisione con uno psicoterapeuta "senior" proprio per elaborare vissuti, emozioni, sentimenti, difficoltà e agiti laddove ve ne siano... che vive all'interno delle sedute con i suoi pazienti. Questo è uno degli strumenti di base della sua professionalità.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Perfetto..ma a questo punto...se si rende conto che emotivamente è troppo coinvolto, dopo averlo rinviato a qualcun altro, può frequentarlo o per una cosa del genere può essere denunciato all'ordine degli psicologi?
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
mezzanotte
:ciao: Non so se c'è già una discussione simile. In tal caso rimandatemi a quella.
Poniamo il caso in cui uno psicoterapeuta si innamori di una/un suo paziente.
Giustamente la prima cosa da fare (appena se ne accorge) è quella di inviarlo ad un suo collega e interrompere la relazione terapeutica. Ma a questo punto può continuare a coltivare il sentimento provato per la/il paziente, può iniziare con lei/lui una relazione più intima o questo comportamento è comunque contrario al codice deontologico?
non sono sicuro che quello che un analista può provare verso una paziente possa essere definito "amore".
Così come avviene nel senso opposto, cioè da parte della paziente verso il terapeuta.
Detto questo, Calvi e Gulotta ne parlano nel "codice deontologico commentato": nel codice deontologico dell'A.P.A. (in America, dunque) è specificato che lo psicologo non può intrattenere rapporti personali se non sono passati almeno 2 anni dalla fine del rapporto professionale e li vieta anche successivamente salvo circostanze speciali. Invece il codice italiano non indica nessun limite di tempo quindi è da escludere che il divieto si protragga ad infinutum, altrimenti sarebbe precisato "nel corso o successivamente"
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
mezzanotte
Perfetto..ma a questo punto...se si rende conto che emotivamente è troppo coinvolto, dopo averlo rinviato a qualcun altro, può frequentarlo o per una cosa del genere può essere denunciato all'ordine degli psicologi?
dopo aver inviato ad altri il suo pz, vada in supervisione: solo lì potrà capire la natura del suo "amore", io credo che il vero punto sia qui. Questo vuol dire anche voler, oltre che dover, accettare il rischio di veder "smontare" il fascino di un "sogno".
Da un punto di vista eminentemente deontologico, come dice Jhonny, il nostro codice indica che non vi sia un rapporto terapeutico in corso.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
GIUNONE
Da un punto di vista eminentemente deontologico, come dice Jhonny, il nostro codice indica che non vi sia un rapporto terapeutico in corso.
...dunque interrompi il rapporto (terapeutico) e iniziane un altro ..
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
mezzanotte
Perfetto..ma a questo punto...se si rende conto che emotivamente è troppo coinvolto, dopo averlo rinviato a qualcun altro, può frequentarlo o per una cosa del genere può essere denunciato all'ordine degli psicologi?
Più che supervisione leggi il codice deontologico. si rischia davvero grosso se non vengono immediatamente interrotti i rapporti con il suddetto paziente, perchè non ci possono essere nemmeno vincoli di amicizia con esso.
quindi, considera che un giorno qualcuno potrebbe venire a sapere la cosa e segnalarla all'ordine, con grave rischio per il terapeuta innamorato di essere radiato.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
scusate curiosità...quindi il terapeuta rischia di essere radiato se in tal caso per professionalità interrompesse la relazione terapeutica per poterne iniziare un altra?
No me lo chiedo,non perchè vivo la stessa situazione ma qualcosa di simile.
Io e la mia psicologa siamo molto coinvolte e spesso non mi ha nascosto (soprattutto in queste ultime settimane) che non è facile nemmeno per lei rimanere distaccata.L'ultima terapia è stata pesante per entrambe.Era la prima volta in cui ho visto piangere la psicologa piuttosto che la paziente,e tutto il suo dispiacere nelle sue mancanze di questo periodo è venuto fuori.Questo perchè mi ha visto veramente a terra.
Non ne abbiamo parlato spesso ma quelle poche volte mi ha ricordato che non intende diventare amica dei pazienti nemmeno finita la terapia.Quindi mi chiedo....è contro il codice deontologico o a discrezione del terapeuta?
scusate se sono andata un po in OT ma penso che argomenti simili debbano essere trattati.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
scusate curiosità...quindi il terapeuta rischia di essere radiato se in tal caso per professionalità interrompesse la relazione terapeutica per poterne iniziare un altra?
No me lo chiedo,non perchè vivo la stessa situazione ma qualcosa di simile.
Io e la mia psicologa siamo molto coinvolte e spesso non mi ha nascosto (soprattutto in queste ultime settimane) che non è facile nemmeno per lei rimanere distaccata.L'ultima terapia è stata pesante per entrambe.Era la prima volta in cui ho visto piangere la psicologa piuttosto che la paziente,e tutto il suo dispiacere nelle sue mancanze di questo periodo è venuto fuori.Questo perchè mi ha visto veramente a terra.
Non ne abbiamo parlato spesso ma quelle poche volte mi ha ricordato che non intende diventare amica dei pazienti nemmeno finita la terapia.Quindi mi chiedo....è contro il codice deontologico o a discrezione del terapeuta?
scusate se sono andata un po in OT ma penso che argomenti simili debbano essere trattati.
Cioe' scusa...la tua psicologa ha pianto davanti a te??????!!!!! :fuori:
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
ti ho gia risposto chiara hahaha!!!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Scusate, ma che c'è di male se la psicologa piange davanti alla paziente?
Se è quello che sente, che male c'è a dimostrare questo sentimento?
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
infatti per me è stata una dimostrazione molto forte del nostro rapporto....anche se ero molto offesa con lei,e anche se non la stavo attaccando,bastava il silenzio della terapia per farle capire tutto quello che pensavo.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
tra amore e lacrime...io ripenserei seriamente al mio ruolo...!
si presume che il rapporto col paziente non debba servire a colmare i propri vuoti affettivi....che tristezza!!!
consiglio vivamente una bella tel al vostro analista :phone: ammesso che ne abbiate mai avuto uno....
in caso contrario...trovatene uno di corsa!!!!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
vabbe non capite che anche loro sono esseri umani e facendo un lavoro dove l'emotività è coinvolta,sappi che non sono robot,sono umani e il fatto che siano psicologi non vuol dire che siano ummini da crolli emotivi!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Scusate se mi intrometto, ma penso ci sia modo e modo di esprimere il proprio coinvolgimento emotivo di fronte ad un paziente...penso che piangere sia forse un po' troppo...poi dipende da cosa intendi per piangere: occhi lucidi, una lacrimuccia o vero e proprio pianto... :assurdo:
E poi ci sarà un motivo se la terapia non può essere fatta con psicoterapeuti amici o che comunque si conoscono intimamente...è normale che si instauri un certo legame tra psicoterapeuta e paziente, ma instaurare un vero e proprio legame di amicizia non lo trovo per niente etico!!!
:psico:
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
infatti non è stato un pianto disperato.....è uscita una lacrimuccia,dove tralaltro io non ho avuto il coraggio di guardarla in faccia in quel momento,quindi come dici tu c'è modo e modo!
altra cosa,non ho mai detto che sia opportuno fare terapia con un amica!so che non funzionerebbe! ho solo chiesto se è contro il codice deontologico rimanere in contatto con la propria psicologa una volta finita la terapia ed eventualmente se è a discrezione del terapeuta togliere quei limiti che prima era opportuno utilizzare di modo che la terapia fosse funzionale.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Secondo me ti conviene lasciar perdere il discorso deontologico. Piuttosto, se hai qualche dubbio che ti è sorto durante la terapia, perché sempre di terapia si tratta, dovresti chiarirlo con la tua terapeuta, così avrai anche del materiale su cui riflettere (che sicuramente sarà più caldo, anche se meno rassicurante, di una banale, anche se necessaria, regolamentazione giuridico/deontologica).
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Nessuno dice che lo psicologo debba essere "immune" rispetto al contagio emotivo, anzi,ben venga, per essere poi utilizzato col paziente, al fine di lavorarci e restituirgli qualcosa di buono...
insomma farsi coinvolgere ma non travolgere è una regoletta base che rende bene l'idea, non trovate?
Se poi il "sentire" dello psicologo rispetto al suo paziente va oltre e diventa un suo problema (é lui che piange, è lui che si innamora) direi che abbiamo oltrepassato la sana empatia e siamo su un terreno molto pericoloso....in fondo lo stesso Freud riconosceva che lavorare con la psiche è un pò come avere a che fare con materiale chimico...rischia di esplodere se non si usano le dovute accortezze! La prima delle quali è saper guardare dentro di noi e vedere "di che roba si tratta"...altrimenti si fanno solo danni! :sbonk:
ciao
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
ma in realtà,il mio caso non lo definirei innamoramento,anche perchè siamo due donne e siamo entrambe "regolari"!! ci siamo solo affezionate,e vi assicuro che il nostro rapporto è diventato molto piu sano rispetto ai primi mesi.Il fatto che io non piango praticamente mai è perchè non è la mia primaria valvola di sfogo,almeno davanti agli altri è cosi,a meno che non sono veramente stremata dal dolore.Si vede che lei sfoga cosi,ma anche io ero li li per piangere,ma ho avuto piu autocontrollo.Comunque è stato un pianto molto discreto,se non l'avessi vista con la coda dell'occhio prendere il fazzoletto forse non me ne sarei nemmeno accorta.
Il mio dilemma era solo che,secondo me non c'era niente di male a continuare il rapporto finita la terapia,anche perchè ne uscirei sana nel nostro rapporto,quindi era solo questo che mi chiedevo,tutto qui.
Per altri casi di innamoramento dovreste prendere piu in considerazione la storia di chi ha postato questo thread.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Io sinceramente non mi pongo neppure il problema. L'amore e l'amicizia sono cose così rare che quando li si incontrano l'unica cosa sensata è accettarle.
Ovviamente lo psicologo dovrà o posticipare l'esternazione dei suoi sentimenti, sempre che ne sia in grado e che non sia una forzatura eccessiva, oppure molto più facilmente indirizzare il/la proprio/a amico(a)/amante da un altro piscologo.
E poi ovviamente....impostare la sveglia a 730 giorni di distanza così ci si ricorda che son passati due anni e si può chiamare il nuovo amico ---> assurdo!!
Infine...per quel che riguarda i finti amori, le illusioni...bhe...se cadete così facilmente in certe trappole allora non avete ancora capito voi stessi ed il mondo e quindi il problema non è la situazione contingente, quanto il fatto che avete ancora molta strada da fare per essere un vero psicologo o anche un essere-umano-adulto.
So che quest'ultima parte suona presuntuosa, e mi scuso anticipatamente con i molti che si sentiranno offesi, ma è così che la penso.
Saluti psicologi innamorati.
PS: la lacrimuccia...insomma....lo psicologo dovrebbe indirizzare il paziente verso nuova consapevolezza e non scendere al suo livello...quindi la eviterei dentro lo studio. Fuori si piange quanto si vuole.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
vabbe sono opinioni.....io sicuramente ho ancora tanto da lavorare in terapia,e magari non sono ancora del tutto sana in questo rapporto.Ma penso che ogni terapia ed ogni sensazione sia diversa da chi la vive,sia come psicologo che come paziente.
comunque,rispetto i pensieri altrui e i confronti delle esperienze di chi vive situazioni simili alle mie.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Per quanto banale possa apparire, io credo che vada analizzata caso per caso la singola situazione, nell'ambito della relazione terapeutica, dello specifico momento e della singola seduta dell'episodio.
Come è stato fatto notare un conto è se il terapeuta piange a dirotto, emotivamente invaso, privo di difese; un conto è se gli scende una lacrima...in certi casi può anche essere vista come una reazione controtransferale, l'inconscio che comunica qualcosa di estremamente potente che il paziente sente e proietta sul terapeuta.
Ad esempio un mio collega, con un paziente che lamentava problemi di impotenza, ha avuto un'erezione spontanea: in alcuni casi non è importante la reazione in sè, ma il suo significato profondo.
Per questo dico che bisogna analizzare caso per caso...per quanto riguarda il codice deontologico, in caso di "innamoramento" o "amicizie", a prescindere dalla valutazione se siano o meno reali, eventualmente con un supervisore, io sapevo che, una volta inviato il paziente a colleghi, nulla vietava di frequentare la persona la di fuori dello studio...non sapevo dei due anni fuori dall'italia.
In ogni caso non so voi, ma io ne sento in giro di cotte e di crude a questo proposito, molto al di la di colleghi che frequentano ex pazienti.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
SallyWow
Scusate, ma che c'è di male se la psicologa piange davanti alla paziente?
Se è quello che sente, che male c'è a dimostrare questo sentimento?
Ma stai skerzando???????????????????
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
quanto bigottismo ragà.....
trovo che sia terapeutico anche un coinvolgimento emotivo da parte di entrambi,e ripeto che è stato fatto in modo discreto,tanto è vero che non l'ho nemmeno guardata in faccia quando gli è scesa quella unica lacrima!
quindi smettiamola di scandalizzarci,perchè se fossi al posto loro crollerei dalla mattina alla sera!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
ninina_ninina
quanto bigottismo ragà.....
trovo che sia terapeutico anche un coinvolgimento emotivo da parte di entrambi,e ripeto che è stato fatto in modo discreto,tanto è vero che non l'ho nemmeno guardata in faccia quando gli è scesa quella unica lacrima!
quindi smettiamola di scandalizzarci,perchè se fossi al posto loro crollerei dalla mattina alla sera!
E' proprio questa la differenza tra chi è psicologo o psicoterapeuta e il paziente! Pensa se il chirurgo si facesse coinvolgere dalle ansie e dal dolore del paziente da operare... E quando ci entrerebbe in sala operatoria!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
agnesetiziana
E' proprio questa la differenza tra chi è psicologo o psicoterapeuta e il paziente! Pensa se il chirurgo si facesse coinvolgere dalle ansie e dal dolore del paziente da operare... E quando ci entrerebbe in sala operatoria!
Però, però, però....
Agnese, mi spieghi come sia possibile "non farsi coinvolgere" dal dolore del paziente? O dalle sue ansie? O anche da un suo momento di felicità?
Può essere che io sarò un pessimo psicoterapeuta, ma io, quando un paziente prova un'emozione, non sono un macchinario che si limita a registrare quanto accade. Così come, peraltro, accade al paziente.
Noto, infatti, che la discussione verte sul terapeuta, e che il paziente, e le sue reazioni al terapeuta, vengono completamente dimenticati, come se il flusso emotivo fosse a senso unico.
Ma chiunque si sia trovato sulla sedia del terapeuta sa che quanto il paziente dice, quel che fa, come è vestito, come si muove, che profumo ha scelto, se ha cambiato acconciatura o si è fatto crescere la barba, sono tutti aspetti che elicitano emozioni nel terapeuta. Sensazioni, pensieri. E a questi il paziente reagisce, perché possiamo inventarci di tutto ma, essendo le emozioni uno strumento di comunicazione, il loro lavoro lo faranno comunque.
Sinceramente, preferisco un terapeuta che sappia commuoversi e, se il caso, anche versare lacrime, ad un terapeuta che si commuova e si massacri gli zebedei perché "è una cosa che non si fa". E chi l'ha mai detto che "non si fa"?
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Però, però, però....
Agnese, mi spieghi come sia possibile "non farsi coinvolgere" dal dolore del paziente? O dalle sue ansie? O anche da un suo momento di felicità?
Può essere che io sarò un pessimo psicoterapeuta, ma io, quando un paziente prova un'emozione, non sono un macchinario che si limita a registrare quanto accade. Così come, peraltro, accade al paziente.
Noto, infatti, che la discussione verte sul terapeuta, e che il paziente, e le sue reazioni al terapeuta, vengono completamente dimenticati, come se il flusso emotivo fosse a senso unico.
Ma chiunque si sia trovato sulla sedia del terapeuta sa che quanto il paziente dice, quel che fa, come è vestito, come si muove, che profumo ha scelto, se ha cambiato acconciatura o si è fatto crescere la barba, sono tutti aspetti che elicitano emozioni nel terapeuta. Sensazioni, pensieri. E a questi il paziente reagisce, perché possiamo inventarci di tutto ma, essendo le emozioni uno strumento di comunicazione, il loro lavoro lo faranno comunque.
Sinceramente, preferisco un terapeuta che sappia commuoversi e, se il caso, anche versare lacrime, ad un terapeuta che si commuova e si massacri gli zebedei perché "è una cosa che non si fa". E chi l'ha mai detto che "non si fa"?
Buona vita
Guglielmo
Condivido in toto quanto scrive Willy,
sarò anch'io un pessimo terapeuta, ma credo di essere una risorsa per i miei pazienti, non solo "rispecchiandoli" in modo neutro, ma partecipando in modo attivo alla relazione con loro, con il mio pensiero, la mia sensibilità, la mia emotività, il mio humor, la mia preparazione, ecc.
Io non lavoro cercando di rendere evidente ai miei pazienti "come sono fatti", ma come stanno in relazione con me anzi, come "noi" stiamo in relazione e non penso di dover purificare il setting dalla mia presenza per non inquinare la "verità" (altrimenti potremmo pensare ad un dispenser-terapeuta, che eroga in modo standardizzato la sua funzione), né penso che sia in gioco una qualche forma di rispetto per non suggestionare la persona.
Credo, anche, che persino la chirurgia ci guadagnerebbe se il chirurgo fosse più in contatto con la sua umanità e non si proteggesse con una maschera di cinismo.
Ah, la questione dell'amicizia è un'altra cosa, non sono solito fare partite a tennis con i miei pazienti, perché la relazione terapeutica è una relazione professionale (anche se molto profonda), ma in linea di principio non stabilirei regole a priori, tutto ciò che accade (incontri occasionali fuori dallo studio, enactment o self-disclosure del terapeuta) può essere utile perché ci si può lavorare, il limite è costituito da tutto ciò che la coppia analitica pensa di non poter affrontare (anche se momentaneamente) con gli strumenti analitici, per qualsiasi motivo ciò possa avvenire.
Un saluto.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Willy, nn è che io nn mi faccia coinvolgere, ma nn lo mostro. Un conto è essere empatico con il paziente e con quello che porta con sè, un altro è farsene trasportare. Chi va dallo psicologo o dallo psicoterapeuta, lo fa perchè sta quanto meno vivendo un momento difficile, perchè si sente debole e impotente di fronte a certi avvenimenti o a certi vissuti, e cerca nel terapeuta una persona che gli dia forza, fiducia, che gli sia da ancora... L'amico si commuove con te, non il terapeuta. Poi, può anche essere che sia io a non essere una una brava psicologa, ma non credo che il discorso sia così semplice: nel modo di vivere i colloqui da parte del terapeuta c'è molto di sè, sia per quanto riguarda la formazione che la personalità. E' solo un modo diverso, tutto qui. Magari ninina aveva bisogno proprio che la terapeuta le mostrasse che tutti possono essere deboli. Un'altra persona avrebbe pensato "Ma questa non sta bene lei e vuole aiutare me?". Sono modi di vivere e di vedere. Io non mostro le mie emozioni anche quando le sento. Che supporto e che contenimento posso dare ad un paziente se mostro io stessa di averne bisogno?
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Eh, qui si ritorna al thread sul transfert...
Allora però non capisco una cosa, e la domanda sorge spontanea... Se Ninnina aveva bisogno di un terapeuta che facesse trapelare le sue emozioni, e un altro paziente invece no, come la mettiamo? A non farle vedere non si sbaglia mai?
Giulietta.O
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Citazione:
Originalmente inviato da
agnesetiziana
... Magari ninina aveva bisogno proprio che la terapeuta le mostrasse che tutti possono essere deboli. Un'altra persona avrebbe pensato "Ma questa non sta bene lei e vuole aiutare me?". Sono modi di vivere e di vedere. Io non mostro le mie emozioni anche quando le sento. Che supporto e che contenimento posso dare ad un paziente se mostro io stessa di averne bisogno?
Ciao Agnese
Io non so che cosa una persona pensa fino a che non me lo racconta. E, per come sono fatto io, preferisco non farmi portare dalla mia immaginazione (anche i terapeuti proiettano, non solo i pazienti).
Se un paziente pensa: "Ma questa non sta bene lei, e vuole aiutare me", non potrebbe essere una splendida occasione per capire che forma di relazione questo paziente sta cercando? Come vede il/la suo/a terapeuta? E perché?
Dal mio punto di vista, nella stanza di terapia non ci sono argomenti tabù. Si può parlare di tutto. Allora, che cosa ti perdi nel non darti la possibilità di parlare di questo? (il che, naturalmente, non significa aprirsi il cuore in due e mstrare le proprie viscere al paziente). Quali sentimenti verranno "dissociati" da terapeuta e paziente in una terapia che mantenga come "comandamento implicito" il fatto che "di queste cose non si parla"? C'è qualche relazione tra questo "non si parla di" e la storia familiare della paziente?
Ecco, basta poco per aprire a tante possibilità. A patto di avere il coraggio di guardarle in faccia. Cosa tutt'altro che semplice. Secondo me.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Mi pare di aver scritto che il comportamento del terapeuta dipenda dalla sua personalità e dalla sua formazione, no?
Non tutti i terapeuti vanno bene per tutti i pazienti, e non per questioni di competenza, non solo. Il paziente che ha bisogno di un terapeuta che gli mostri le sue emozioni non si troverà bene con uno che le tiene maggiormente sotto controllo. Viceversa chi ha bisogno di essere contenuto e sostenuto, chi cerca nel terapeuta una persona forte, non si troverà bene con un terapeuta che gli mostra le proprie emozioni. Non parlo di sorridere o cose così... Solo di non mostrare che ci si sta facendo prendere la mano dalle proprie emozioni. E' lo stesso che dire che lo stesso problema un paziente lo supera con la psicoanalisi e un altro con la terapia cognitiva. Nessuna delle due fallisce, o è migliore dell'altra: semplicemente non sono adatte per pazienti diversi con lo stesso problema. Ovviamente non siamo macchine, si tratta di autocontrollo e basta. C'è chi lo usa e chi no. O chi lo ritiene utile e chi no. Non mi castrerei mai pur di non mostrare le mie emozioni. Evidentemente mi viene naturale tenere quelle più forti sotto controllo.
P.S.: Non metto paletti del tipo "di questo si parla e di questo no". Certamente si parla di quello che il paziente porta. E certamente anche il terapeuta porta tanto di sè. Ma come dice Willy, non mi metto mica ad aprirgli il mio cuore!
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
è interessante notare che questo thread intitolato "se lo psicoterapeuta si innamora" sia scivolato nell'argomento "se lo psicoterapeuta piange per i mai del paziente".
Forse non è un caso: si piange dei mali altrui quando si è molto coinvolti emotivamente con l'interlocutore; in un certo senso piangere per un'altra persona potrebbe essere la manifestazione di una forma di "amore" sottostante. E magari il paziente ha bisogno proprio di quell'amore, perché non ha mai avuto modo di sperimentarlo nella sua vita, e in questo senso è "terapeutico" perché rappresenta un passo avanti, se è mostrato al momento giusto e in modo da essere assimilato dall paziente
Detto questo, credo bisogni distinguere tra un pianto dirompente (che evidentemnte non è utile a nessuno, sarebbe una cosiddetta follia-a-due) e "una lacrima" (come ha detto ninina), e magari più della lacrima in sé ha colpito l'espressione del volto, la tristezza che traspariva, il coinvolgimento, quindi l'interesse segno che alla terapeuta sta a cuore in modo genuino il suo paziente.
Ovviamente non è possibile entrare nello specifico di quella specifica seduta, tra quelle 2 persone (analista e paziente) e in quello specifico momento, non possiamo sapere quali parolee quali emozioni circolavano in quell'istante, quindi possiamo solamente parlare in generale. In generale, la psicoanalisi è piena di cose che non si potrebbero fare e invece si fanno e hanno funzionato.
Due esempi: Freud diceva "bisogna essere neutrali e come uno specchio opaco", e invece sappiamo che lui stesso era molto empatico e cordiale con i suoi pazienti; la Sechehaye ha guarito la sua celebre paziente schizofrenica con il metodo della "realizzazione simbolica": le dava da mangiare delle mele dopo averle appoggiate al seno (quelle cadute dall'albero non le mangiava e stava morendo di fame, mentre quelle che venivano appoggiate al seno le mangiava, perché rappresentavano il "latte buono" che non aveva avuto da piccola) e la cullava materialmente in una culla su misura (cioè in sostanza è ripartita da zero nelle cure materne che non aveva avuto modo di sperimentare da piccola). Due cose che farebbero aprire più di un 3d su questo forum :asd: eppure è guarita.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
penso che non si possa fare questo lavoro senza mettere in campo le proprie emozioni,e se vengono fuori in modo discreto,vuol dire che due persone umane stanno lavorando e che tutto funziona!a volte serve anche un pianto per esorcizzare i mali peggiori.
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
Ho letto tutto il "thread". Ricordo una mia amica (avvenente e giovane donna) che iniziò una terapia analitica. Le capitò di incontrare il suo analista per strada, ma quello non solo non rispose ai saluti, addirittura la ignorò. Lei si seccò molto. Anzi se ne fece un vero cruccio. Interruppe la terapia, del resto il terapeuta le appariva "ostile" anche in seduta, le pareva che lui fosse troppo rigido con lei, forse per lo sforzo di risultare a tutti i costi "professionale" (Chissà, forse il terapeuta era sensibile alla bellezza della ragazza e si induriva nel tentativo di non farsi trascinare, questo non lo so). Tra i vari episodi analoghi di cui sono a conoscenza, questo è quello in cui è più evidente l'assurdità del tentativo del terapeuta di rendersi completamente impersonale nel vestire i propri panni. Ma ricordiamoci il detto "l'abito non fa il monaco".
Mi pare che in questo forum si siano miscelate -confondendole parecchio- situazioni piuttosto differenti tra loro quanto a natura e conseguenze. Penso che sia bene essere precisi distinguendo sentimenti (ad es.) di empatia, simpatia, e anche affetto, dagli stati emotivi di "innamoramento". :bacetto:
Inoltre, il terapeuta che si commuove in qualche occasione (non finge di essere un baccalà) è situazione assai differente da quella del terapeuta che viene risucchiato, sconvolto e insomma invalidato dall'emotività recata o provocata dal paziente. :yahoo:
Del resto anche il chirurgo non si lascia obnubilare dalla difficoltà che il suo paziente sta vivendo (ad es. sotto i ferri, o moribondo sul letto di ospedale). Tuttavia, ciò non significa affatto che per essere capace e professionale non debba provare nè manifestare sentimenti. Anzi, il chirurgo che non prova nulla per i pazienti o reprime sempre tutto, può forse essere bravo tecnicamente -nell'operatività- ma assai difficilmente lo è nelle fasi mediche del mestiere, quelle in cui deve interagire col paziente (quando il paziente non è ...sotto anestesia). Un chirurgo che provi emozioni invalidanti nel compimento del lavoro, non deve cercare di reprimerle o sottovalutarle, semplicemente deve riconoscerlo e cambiare il tipo di lavoro passando ad attività dove sia necessaria o utile la sua preparazione ed esperienza ma non secondo quelle modalità che lo scuotevano. Storie di questo genere accadono assai di frequente. Non c'è nulla di male e vi sono tantissimi lavori in cui un medico può mettere a frutto esperienze fatte in ambiti emotivamente "bollenti" che ha capito di non poter reggere. :libro:
Dissento anche da coloro che pensano che un terapista "innamorato" o che prova sentimenti di affetto per il paziente reagisca -necessariamente- al magnetismo di un "vuoto da colmare". I pazienti non sono nè "alieni" nè "appestati"; i terapeuti (spero) non sono sempre dei "suonati". :D
Per quanto riguarda il potere o no cercare di frequentare l'oggetto dei propri sentimenti (al di fuori del contesto terapeutico, una volta cessato), mi pare che ogni storia sia una storia a sè. Al di là di regolamenti che potrebbero anche essere grotteschi come quello dei "due anni" di cui ho letto (veramente un'americanata), penso che l'interessato/a debba innanzitutto far luce in se stesso e poi valutare anche la situazione dell'altra persona, evitando di nuocerle, come in qualsiasi altra storia tra persone civili. Tutto il resto è vita e non vedo cosa c'entrino i regolamenti (sui sentimenti ?!) :approved:
:mano:
Citazione:
Originalmente inviato da
mezzanotte
:(...)Poniamo il caso in cui uno psicoterapeuta si innamori di una/un suo paziente. (etc ...)
-
Riferimento: Se lo psicoterapeuta si innamora
...certamente ogni storia clinica è storia a sé...credo quindi non sia possibile rifarsi a criteri generali...che possono essere usati come linee guida ma...
Onestamente credo che nel processo terapeutico ci stia tutto, naturalmente nel rispetto di sé e dell'altro...ci sta la lacrima come il sorriso, come l'innamoramento (poi questa parola ha tante sfumature che…) e ad un terapeuta ingessato ne preferisco decisamente uno vivo.
Credo che, proprio in virtù di questo rispetto, la differenza stia nel come queste cose vengano gestite dal terapeuta. Perché non parlare col paziente di quella lacrima nella seduta successiva?... magari dopo aver chiarito con se stessi da dove arrivava…del tipo “sa che la volta scorsa mi sono proprio emozionata nel sentirla raccontare quelle cose….”
Per quanto riguarda l’innamorarsi mah…forse è il caso di interrogarsi un po’ sulla parte che ci mettiamo noi terapeuti…a che bisogni nostri risponde questo innamoramento???