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Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Ho 21 anni e mi trovo in una situazione difficile.
I miei genitori non si amano. Hanno sempre litigato fin da quando ero bambino e io ne ho sempre sofferto. Una settimana fa c’è stata l’ennesima scenata e ora in casa non si respira più. Io credo di essere finito in depressione, perché non ho più interesse per nulla e passo quanto più tempo posso a letto, coltivando pensieri di suicidio. Di mezzo non ci sono tradimenti o altre motivazioni del genere, solamente un lunghissimo gioco al massacro psicologico che per quanto nascosto e negato ha generato in me una fragilità enorme. Dovrei parlarne con uno specialista ma non riesco a decidermi a farlo perché ho paura anche solo di uscire di casa. Vorrei sapere se secondo voi c’è possibilità di discuterne qui e se ciò possa in qualche modo illuminarmi su cosa fare e come uscirne…
Grazie dell’attenzione.
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Originalmente inviato da
Frusciante
Ho 21 anni e mi trovo in una situazione difficile.
I miei genitori non si amano. Hanno sempre litigato fin da quando ero bambino e io ne ho sempre sofferto. Una settimana fa c’è stata l’ennesima scenata e ora in casa non si respira più. Io credo di essere finito in depressione, perché non ho più interesse per nulla e passo quanto più tempo posso a letto, coltivando pensieri di suicidio. Di mezzo non ci sono tradimenti o altre motivazioni del genere, solamente un lunghissimo gioco al massacro psicologico che per quanto nascosto e negato ha generato in me una fragilità enorme. Dovrei parlarne con uno specialista ma non riesco a decidermi a farlo perché ho paura anche solo di uscire di casa. Vorrei sapere se secondo voi c’è possibilità di discuterne qui e se ciò possa in qualche modo illuminarmi su cosa fare e come uscirne…
Grazie dell’attenzione.
Ciao, mi dispiace di questa situzione invivibile, ma già il fatto che tu riesca a parlarne indica di voler affrontare la situazione in un modo o in un altro.
Non credo si possano fare consulenze on line, ma scambiarsi opinioni, sì. Quindi se almeno, prima di vedere qualche specialista hai bisogno di esprimere i tuoi pensieri, fallo pure, sono sicura che più di qualcuno sarà disposto a dare il proprio contributo.
A presto Lucia
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Frusciante
Ho 21 anni e mi trovo in una situazione difficile.
I miei genitori non si amano. Hanno sempre litigato fin da quando ero bambino e io ne ho sempre sofferto. Una settimana fa c’è stata l’ennesima scenata e ora in casa non si respira più. Io credo di essere finito in depressione, perché non ho più interesse per nulla e passo quanto più tempo posso a letto, coltivando pensieri di suicidio. Di mezzo non ci sono tradimenti o altre motivazioni del genere, solamente un lunghissimo gioco al massacro psicologico che per quanto nascosto e negato ha generato in me una fragilità enorme. Dovrei parlarne con uno specialista ma non riesco a decidermi a farlo perché ho paura anche solo di uscire di casa. Vorrei sapere se secondo voi c’è possibilità di discuterne qui e se ciò possa in qualche modo illuminarmi su cosa fare e come uscirne…
Grazie dell’attenzione.
Secondo me la cosa migliore che puoi fare è trovare il modo di andare via di casa.
Magari adesso che ti si senti così ti sembra difficile o impossibile, ma io credo che ti aiuterebbe moltissimo.
In situazioni del genere fin quando si resta coinvolti nelle dinamiche familiari è veramente difficile trovare la forza per lavorare su se stessi.
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Grazie per la comprensione. Non cerco una consulenza (anche se non so bene come funziona e ho chiesto proprio per quello, comunque se quanto scriverò va oltre gli scopi del forum me ne scuso ed esorto i moderatori a chiudere), ma mi piacerebbe sfogarmi con persone competenti e soprattutto che non conosco direttamente, magari per capire meccanismi che adesso mi sfuggono attraverso opinioni per forza di cose più lucide e obiettive di quelle che posso avere io.
La situazione è questa.
Sono figlio unico. Soffro molto di sbalzi d’umore (perdite di autostima e voglia di vivere) e credo che tutto ciò sia dovuto ai continui alti e bassi in famiglia. Non vivo in condizioni precarie, ho una bella casa, studio con profitto e ho molte opportunità di svago. Malgrado ciò ogni quattro/cinque mesi i miei puntualmente litigano. I motivi (futili) per cui lo fanno sono solo pretesti per tirare fuori tutto il rancore maturato nel tempo.
Mia madre ha un pessimo carattere: è molto possessiva (vuole sempre sapere dove e con chi sono e mi chiama continuamente) e quasi morbosa, crede di avere sempre ragione (se si tenta di farle capire che ha torto rifiuta il discorso e fa la vittima) ed è sempre nervosa con qualcuno. A turno se la prende con tutti quelli che non le danno ragione, dando sfogo ad un’ira feroce e acida. Inoltre è molto propensa a fare scenate da tragedia napoletana, con urla, smorfie e finti svenimenti (io da piccolo ci credevo e avevo tanta paura, soprattutto perché mio padre con la scusa di rianimarla la prendeva a schiaffi sul viso). Di contro io le devo molto: si è sempre occupata di me (dai vestiti agli studi e via dicendo), standomi vicino quando ne avevo bisogno (ovvero quando io le chiedevo di starmi vicino) e dandomi soldi per ogni mia necessità.
Mio padre ha un carattere se possibile anche peggiore: è arrogante e presuntuoso, anche lui sempre convinto di avere ragione, molto facile all’ira e alla violenza, espressa o con urla e sguardi d’odio o con schiaffi. Tende sempre ad andare oltre le frasi, vedendo sottintesi e allusioni dove non ve ne sono. Se si sente anche minimamente provocato perde le staffe. Mia madre non lo ha mai denunciato per gli schiaffi che le ha rifilato, però evidentemente il timore c’è quindi mia madre (razionalmente nel giusto a livello di contenuto ma nel torto per la forma) provoca, lui cerca di non reagire e anziché tentare di discutere civilmente (o al limite se ciò non è possibile separarsi civilmente) decide di allontanarsi. Io alle elementari scrivevo nei temi che avrei voluto cambiare papà perché il mio non stava mai con me. Di conseguenza io ho instaurato un rapporto quasi simbiotico con mia madre e ho sempre avvertito la mancanza di un padre.
Sottolineo che nessuno dei due ha veri amici (proprio per questo carattere impossibile), quindi entrambi affrontano i problemi da soli, senza poter chiedere aiuto. Mio padre alle volte cade in depressione e si trasforma in mansueto vegetale. L’equivalente di mia madre è invece il buttarsi a letto e fare il broncio.
Io nel mezzo.
Mia madre odia i parenti di mio padre e altrettanto fa lui, così che i periodi peggiori sono quelli festivi, dove per tradizione ci si riunisce. Altri periodi terribili sono le vacanze estive. Sempre noi tre con l’autoinganno palese di essere famigliola felice che puntualmente viene smentito con feroci litigate.
Io nel mezzo.
Mia madre, pur essendo per la morbosità di cui sopra la prima responsabile del mio coinvolgimento, ha sempre sostenuto di non avere colpe, perché “Io sono sola!” o “E’ colpa sua!”.
Mio padre, essendosene sempre infischiato, ora dice che io ho avuto un’infanzia felice e che non ho mai sofferto più di tanto per causa loro, aggiungendo che sono io a sentirmi coinvolto e quindi a immischiarmi.
Io sono ben cosciente della tensione che c’è in casa, quindi ho sempre cercato di evitare situazioni scomode e vivere più in punta di piedi possibile. Però ultimamente ero angosciato per vari motivi: la salute dei nonni, i litigi con gli amici, le difficoltà universitarie, il fallimento di un possibile esordio lavorativo, la mancanza di una ragazza accanto... Siccome l’unica persona che mi ascolta è mia madre, tutte queste paturnie io le confessavo a lei. Evidentemente non mi bastava e un sabato, mentre i miei erano usciti per fare un regalo, ho lasciato il cellulare a casa e sono stato fuori tutto il giorno. Ciò ha scatenato un putiferio, con mia madre e mio padre a rinfacciarsi la colpa del mio stato. L’indomani per l’ennesimo futile motivo (accompagnare prima mia madre a far la spesa oppure sistemare la mia stanza) mio padre ha alzato le mani e mia madre si è squarciata la gola a furia di strilli. Io non potendone più e non tollerando che mio padre menasse mia madre sono intervenuto e gli ho tirato un ceffone, urlando “mi fai schifo!”.
Che non ci siano i presupposti per andare avanti così mi pare evidente e io pur sentendomi un verme per aver messo le mani addosso a mio padre ho metabolizzato l’accaduto in modo positivo, perché ero convinto che mia madre avrebbe finalmente chiesto la separazione e almeno dividendoli una soluzione si sarebbe trovata.
Io nel corso della mia vita ho prima cercato di tenerli insieme (da bimbo), poi ho subito il senso di colpa per averlo fatto e ora cerco disperatamene di convincere mia madre a separarsi. In più in quest’occasione c’è il mio timore di diventare come mio padre, ossia un violento.
Insomma credevo proprio che non servisse altro per arrivare a questa benedetta separazione. Io preciso che non odio nessuno dei due (o forse entrambi), però avendo vissuto praticamente solo con mia madre tengo più a lei.
Inoltre la persona che più amo al mondo è la mia nonna materna, che ha una casa grande e con una camera libera. Quindi pensavo che dopo la separazione saremmo potuti andare a vivere lì.
E qui viene il peggio. Io che avevo sempre difeso mia madre contro tutto e tutti, che ero arrivato a prendere a ceffoni mio padre per lei, che riponevo tutte le mie speranze ora di nuovo vive nella separazione e nel sogno di ripartire con lei... mi son dovuto rassegnare all’evidenza che mia madre non ha nessuna intenzione di rivolgersi a un avvocato.
E’ passata una settimana da quel litigio, mio padre dorme sul divano.
Io ero sicuro che mia madre avrebbe chiesto almeno una consulenza prima di Natale, che avrebbe chiamato il telefono rosa, che avrebbe chiesto al medico un certificato che le consentisse di allontanarsi da casa… niente.
“Secondo te dovrei dare tutto quel che ho ad un avvocato? E poi?” (ciò chiaramente va al di là del discorso economico, perché io le avevo detto che una consulenza sta sui 150 euro e in regime consensuale un avvocato sta sui 2000 euro, insomma non è la fine del mondo e anche fosse io sarei disposto a mangiare pane e cipolla per anni e anni pur di essere sereno!)
Oppure
“Non abbiamo dove andare, questo (mio padre) ci distrugge casa!” (anche qui si tratta di pretesti per evitare il discorso, senza alcuna base razionale)
E ancora
“Io chiamo la madre (di mio padre) e le dico tutto!”
Tutto ciò misto a continui “non so cosa faremo” e discussioni inutili, senza nessun risvolto pratico.
Ad oggi io sono deluso, non provo più affetto per nessuno, né tantomeno fiducia. Mi sento in colpa per aver preso le difese di mia madre e per non aver avuto il coraggio di farmi i fatti miei. Io avrei potuto rompere con mia madre, ma avrei fatto soffrire mia nonna (anche lei dice “lo schiaffo si dimentica”). 21 anni sacrificati in nome di niente…
Non so proprio che fare. Non so come comportarmi.
Non ho soldi da parte per andarmene e non ho un lavoro. Quando ho minacciato che me ne sarei andato di casa ho ricevuto solo derisioni.
Non posso andare io da un avvocato, per chiedere una separazione che i miei evidentemente non vogliono.
E’ quasi natale e non so che fare quando ci ritroveremo tutti insieme intorno alla tavola imbandita.
Forse la cosa più giusta è far passare la nottata, provare a mandare giù l’ennesimo rospo e cercare di avere meno rapporti possibili con entrambi. Nel frattempo cercare lavoro e mettere da parte qualcosa così da potermene andare (non nego che la cosa mi spaventi tantissimo)…
Però non è facile ripartire ancora, solo perché più giù non si può andare… Sono depresso: la notte sogno tutti gli amici che ho avuto e con cui data la forte insicurezza ho litigato e che si ripresentano come fantasmi. Sogno poi di prendere un coltello e tagliarmi le vene. Sogno di avere un tumore per poter vedere se almeno così i miei si riconciliano. Sogno di morire e vedere le reazioni di tutti, almeno questa specie di vendetta onirica mi da un briciolo di sollievo. Sogno di risvegliarmi bambino, per poter rivivere i miei 21 anni che ora mi sembra di aver sprecato ed è un peso troppo forte…
Sto veramente male.
Non so davvero come comportarmi nell'immediato (parlo proprio dei prossimi giorni, quindi Natale), che linea è più giusto tenere con i miei (dato che se sto a letto me lo rinfacciano e io per non sentirli tengo tutto dentro e fingo di studiare)...
Chiedo scusa per la lunghezza del post.
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Ciao Frusciante mi ha colpito molto quello che hai scritto.
Ti chiedo di leggere quello che sto per scriverti ora anche se potrà sembrarti che non abbia risposto direttamente ai tuoi problemi o "quesiti".
Dall'infanzia all'adolescenza ciascuno vive il periodo credo più complicato in assoluto della sua vita...è vero che si dice il contrario, e cioè che da adulti le responsabilità si moltiplicano e sono in molti cche rimpiangono i fatidici vent'anni! Il fatto però è che a 20 anni, prima e un pò dopo, ci si trova a costruire le basi della propria vita futura, le basi della propria identità, in un lavoro di continua sperimentazione e verifica di intenzioni, atteggiamenti, progetti, comportamneti, di sè. Il cucciolo lascia il nido per sperimentare sè stesso ed il mondo e poi vi fa ritorno. Ogni volta si allontana dal nido un pò di più prima di farvi ritorno ed in questa oscillazione gradualmente costruisce la sua autonomia, la sua sicurezza, il suo modo di stare al mondo...da solo.
E' importante perciò avere quel nido disposto ad accettare le andate ed i ritorni, è importante sapere che c'è e ci sarà per potersi allontanare.
E' normale sentirsi insicuri e timorosi, quando non senti alle tue spallle quell'idea di protezione.
Stare al mondo è un lavoraccio che si impara spesso a suon di schiaffi. Cosa fanno i bambini quando prendono gli schiaffi? Non corrono forse dalla mamma o dalla persona di accudimento a cercare conforto e protezione?!
E quando questa non c'è?
E' molto doloroso accettare che non ci sia.
Diventare adulti significa differenziarsi gradualmente dalla matrice che ci ha generato, costruendo un nuovo significato di essa, di sè stessi e della relazione con essa.
La strada per te è più difficile, ci sono giovani di 21 anni che hanno le cose più semplici di te...che magari hanno come compito "solo" quello di crescere ed occuparsi di loro stessi...con una base più sicura alle spalle.
Il fatto è che ognuno ha il diritto di occuparsi di sè e della propria vita, la difficoltà con cui tu devi confrontarti è l'assenza di quella base sicura.
Allontana da te le inadeguatezze, i timori, le insicurezze...rispediscile al mittente, attaccaci una bella etichetta sopra con scritto "non dipende da me ma da quello che mi cirocnda", trova la giusta distanza tra la tua vita e quelle dei tuoi genitori. Quello di cui avresti bisogno purtroppo non c'è e non lo troverai restando un tutt'uno con i tuoi e i loro fallimenti personali. Con questo non ti dico di non amarli e non essere preoccupato per loro e per le loro vite ma di accettare che le cose sono andate così. Tu hai la tua vita da vivere e nessuna base sicura cui far riitorno quando prendi schiaffi...il tuo compito è quello di allontanarti quanto basta da problemi che non sono direttamente tuoi per conservare le energie da investire nella tua vita, per avere la forza di consolarti da solo per gli schiaffi che ti capiterà di prendere starda facendo, per non smettere di investire su te stesso e di credere nelle tue potenzialità, per avere la lucidità di accettare che tutto questo è un fatto, è difficile ma è indispensabile tenerlo presente ed impeganrti in una tua progettualità. Ciao...
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Grazie di cuore, illinois. Un abbraccio forte.
Durante le feste ho cercato di tener fede ai miei propositi, stando lontano da casa e mantenendo una linea di fredda indifferenza nei confronti dei miei. Mi sta capitando però di sentirmi perso. Oggi ho vissuto alterazioni continue dell'umore, con qualche momento di entusiasmo cui ha fatto immediatamente seguito un ritorno allo sconforto. Ciò temo sia causato da una mia ancora non completa maturazione... mi sento debole e solo. Mia madre ha cominciato a rinfacciare la mia presunta ingratitudine e cattiveria. Il suo è poi un comportamento vigliacco perché non rivolge mai le accuse direttamente a me, ma lo fa con mia nonna al telefono, sapendo che ciò mi fa malissimo. Sto pensando di informarmi sugli psicofarmaci, vorrei provarne qualcuno anche se non so se debba prescriverli necessariamente uno psichiatra. Mi sento crollare tutto addosso, perché non vedo nessuno che sia disposto ad aiutarmi veramente, quindi non con semplici pacche sulle spalle. Penso che le persone cerchino la felicità e star vicino ad un depresso sia l'ultimo dei loro pensieri. Mi sento allergico alla felicità. O meglio, non capisco cosa sia... Stare con gli altri mi provoca solo tristezza, perchè non mi sento degno di chi è felice, mi sento un peso. Quindi sto solo, ma la solitudine è amara... Mi spaventa anche il fatto che fino ad un paio di anni fa avevo tante passioni. Piano piano sono tutte svanite ed oggi non provo piacere più per nulla, eccetto dormire. Goffman diceva che la vita è tutta una grande recita. Ecco, adesso penso solo a questo, ossessivamente. La mia è stata una vita priva di felicità, in cui però per tirare a campare "come si conviene", mi sono sforzato di recitare la parte del felice, con l'unico risultato che ora che tiro un po' il fiato mi sento accusato di essere un "assassino". Leggo articoli sul Complesso di Edipo, sul rapporto tra genitori e figli, sull'empatia e l'altruismo egoistico. Cerco di trovare una risposta ai miei interrogativi. Cerco il bandolo della matassa in questa storia. Eppure così facendo sto sempre peggio. Mi sento ad un bivio: o riesco a tirarmi su con le mie sole forze, oppure...
Ad ogni modo grazie di nuovo, illinois. :)
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Frusciante come ti scrvevo l'altra volta quello che ti è "richiesto" di affrontare per il tuo bene, per andare avanti con la tua vita è purtroppo un compito nient'altro che facile...vorrei che considerassi le tue reazioni a tutta questa vicenda che ti trovi a vivere come reazioni NORMALI, fisiologiche, all'eccessiva pesantezza di questo triste capitolo della tua vita. Non cerchiamo a tutti i costi di dare etichette affrettate di natura patologica! Se vogliamo proprio interpretare il tuo stato attuale come "depressivo"...e certo manca l'interesse verso le normali attività della vita quotidiana, ci sono oscillazioni frequenti di umore etc. (se vuoi ci possiamo trascrivere un intero manuale diagnostico!) vediamolo come un risvolto REATTIVO, seppure con tratti che fanno pensare a sintomi depressivi, alla situazione che ti trovi a vivere. Frusciante, se mi schiaccio le dita nella portiera della macchina è molto probabile che mi metta ad urlare, qualcuno magari piange e sicuramente per il resto della giornata sarò intrattabile perchè ogni qualvolta userò quella mano proverò dolore...questa è una reazione NORMALE però. Non cerchiamo a tutti i costi di inquadrarci in un contesto di malattia. Di contro, ti dico, che essendo molto delicato il passaggio che stai provando a fare e dolorosa la situazione che stai vivendo, potresti valutare se non sia il caso ricercare un supporto psicologico. Ho parlato di supporto e non di cura in quanto non credo che tu abbia bisogno di cure, credo piuttosto che potresti trarre vantaggio da una relazione che ti faciliti il mantenere salde le tue motivazioni a distaccarti da questa difficile condizione familiare senza senso di colpa, ti supporti nel non perderti d'animo e nell'investire su tè stesso incanalando positivamente le tue risorse personali e le tue energie. un caro saluto.
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Ciao Frusciante!
Ho letto i tuoi post e mi sono arrivate le tue emozioni: la rabbia, il dolore, la voglia di cambire e la stanchezza di chi pensa di non farcela
La tua situazione non è facile, e forse hai dovuto affrontare cose troppo grandi per la tua età.
Una frase che tu hai ripetuto spesso mi ha molto colpita: "e io nel mezzo"...
Mi ha evocato l'mmagine del batacchio di una campana... comunque la campana si muova, batte contro il batacchio, che a sua volta viene destabilizzato...
Ma il batacchio non è solo quello che viene spostato quà e là: di pende da lui gran parte del suono della campana...
Mi sento anch'io, come Illinois, di incoraggiarti ad intraprendere un percorso di sostegno, di riprenderti la possibilità di suonare tu la campana della tua vita; non soffocare il tuo desiderio di reagire.
Anche la complessità del rapporto dei tuoi genitori forse andrebbe accompagnata da un esperto che possa aiutarli a riflettere, ma dovrebbero essere loro a deciderlo.
Per te però puoi decidere tu; molte volte in questo forum incoraggiamo al prendersi cura di sè, dei propri bisogni.
Hai accennato agli psicofarmaci: possono essere di aiuto, in momenti particolari e se ritenuti opportuni dal medico, ma comunque non risolvono il problema, che sta altrove.
In un post dici: Mi sento allergico alla felicità. O meglio, non capisco cosa sia..
Forse potresti riprovare a cercare di capirlo, a ricercare il modo per cambiare questa situazione ove possibile e ove non lo fosse, di trovare un equilibrio che tuteli il tuo benessere...
Aspettiamo tue notizie!
Bernardetta Morgante
Psicologa
Ordine Psicologi Abruzzo n.1396
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Originalmente inviato da
Bernardetta
Anche la complessità del rapporto dei tuoi genitori forse andrebbe accompagnata da un esperto che possa aiutarli a riflettere, ma dovrebbero essere loro a deciderlo. [...] In un post dici: Mi sento allergico alla felicità. O meglio, non capisco cosa sia.. Forse potresti riprovare a cercare di capirlo, a ricercare il modo per cambiare questa situazione ove possibile e ove non lo fosse, di trovare un equilibrio che tuteli il tuo benessere...
Grazie Bernardetta.:)
Mi stai aiutando a riflettere.
Cos'è per me la felicità?
Ricordo un giorno (lontanissimo) in cui ero con i miei genitori, in macchina. Avevamo appena comprato una tovaglia provenzale per il tavolo in balcone e stavamo tornando a casa. Ricordo l'immenso stupore e l'immensa gioia nel sentirli chiacchierare su come sarebbe stato bello pranzare insieme con la tovaglia nuova. Mi sembra sia stato il giorno più bello della mia vita...
Di passioni ne ho avute tante. Per dirne una: ho viaggiato molto.
Però il mio cuore è sempre rimasto a quella tovaglia. E' per questo che prima scrivevo di non essere ancora maturo.
Io credo fermamente che la felicità sia nella sincerità delle piccole cose. Credo che l'ingrediente segreto sia l'empatia, il saper "sentire" l'altro. Stamattina leggevo qualcosa su Patch Adams. Non capivo. In un mondo di cinici dev'essere difficile saper provare empatia. Non facciamo gli ipocriti: oltre al dare esiste anche il ricevere. Provare empatia verso gli altri ma non essere mai capiti diventa frustrante alla lunga. Probabilmente dipende dal caso e Patch Adams ha avuto la fortuna di trovare chi credesse in lui. Quel che mi fa star male è che nessuno capisca me. Mi ritrovo a portare avanti una battaglia isolata in cui tutti mi dicono: "accontentati delle cose che hai!". Se non c'è intesa con le persone con cui condividi il tuo cammino la vita diventa solo un grosso autoinganno, un lungo viaggio in cui sai intimamente di avere ragione ma sai altrettanto che la "ragione" non è un qualcosa che si ha ma un qualcosa che viene riconosciuto, in caso contrario o si è estremamente soli oppure si diventa pazzi. E' per questo che ora mi sembra tutta una recita per far piacere a non si sa chi.
Tante volte ho provato a farlo capire ai miei. Evidentemente ho sbagliato. Mi sono sentito stupido nel mio ingenuo sentimentalismo (per aver tradito questa recita chiamata vita) e mi sono sentito stupido anche quando ho provato a farmi i fatti miei (per aver tradito me stesso).
Non so come comportarmi: da una parte sento che non sarò mai felice senza il sorriso dei miei, dall'altra sento che intromettermi (come finora ho fatto) in questioni di non mia pertinenza sarebbe un ulteriore errore, forse atto di egoismo...
Al momento credo che nessuna delle due strade sia praticabile e non so come comportarmi.
Razionalmente basterebbe decidersi a non vedere tutto bianco o tutto nero, il che significa imparare col tempo a coltivare/recuperare per quanto possibile il rapporto con i miei pur cominciando a pensare a me. Un po' come fanno tutti. Il problema è che sono una persona insicura e con un'autostima pari a zero. Se hai la possibilità di farti forza e darti sicurezza con qualcos'altro (per molti il "nido" di cui parlava giustamente illinois), riesci anche a gestire il grigio, ma per me stare ancora in bilico senza certezze radicali è una prospettiva orribile...
Un saluto e ancora grazie dell'attenzione,
Frusciante
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Ciao Frusciante,
io sono molto d'accordo con ciò che ti ha detto Illinois.
Penso che tu ti senta diviso a metà (come tu stesso dici nella frase: "Non so come comportarmi: da una parte sento che non sarò mai felice senza il sorriso dei miei, dall'altra sento che intromettermi (come finora ho fatto) in questioni di non mia pertinenza sarebbe un ulteriore errore, forse atto di egoismo...") perchè da un lato non riesci a renderti autonomo dai tuoi che, a causa dei continui litigi, hanno fatto si che tu crescessi con una personalità insicura; d'altro canto vorresti che i tuoi genitori si focalizzassero meno su di loro e concentrassero un po' più su d te, quindi vivi le intromissioni nei loro litigi in modo negativo, perchè se i tuoi effettivamente adesso cambiassero comportamento e cominciassero davvero ad occuparsi di te e non dei loro litigi, cambiarebbe il copione familare e tu non saresti così pronto all'evento!
Non so se mi sono speigata bene, è un ragionamento molto psicologico, quindi potrebbe non risultare di facile comprensione.
A mio avviso necessita una terapia familare, perchè bisognerebbe rendere coscienti tutti i membri del fatto che certe situazioni e comportamenti scatenano delle dinamiche ben precise e poi bisognerebbe lavorare su vissuti e comportamenti disfunzionali per crearne altri più funzionali.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
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Carmensita-ST
A mio avviso necessita una terapia familare, perchè bisognerebbe rendere coscienti tutti i membri del fatto che certe situazioni e comportamenti scatenano delle dinamiche ben precise e poi bisognerebbe lavorare su vissuti e comportamenti disfunzionali per crearne altri più funzionali.
Al momento sto cercando di ingoiare tutto.
Vorrei urlare e urlare e urlare... ma mi trattengo.
Preferisco fingere che soffrire ancora, così evito i miei.
Stando così le cose come potrei convincerli a seguire una terapia insieme? Mi sembra impossibile sinceramente. Poi sarebbe l'ennesimo mio tentativo di intromissione e so che me ne pentirei. Ecco, questo è un atteggiamento maturato lentamente e gradualmente, quello di preferire lo star fermo piuttosto che rischiare di cadere, dato che sento molto la colpa dell'eventuale fallimento.
Lavorare sui comportamenti disfunzionali e crearne altri più funzionali?
Cioè? Se ti riferisci ai miei io sogno solo di andarmene. Non sopporto l'idea di sentirmi dire ancora che ho sbagliato qualcosa... basta... avrei bisogno di un reset!
Mi sembra di vedere di fronte a me una montagna ancora da scalare e piuttosto che decidermi a partire me ne sto seduto ad attendere. La voglia ci sarebbe ma l'umore balla troppo. Appena mi alzo tempo due minuti e mi cedono le gambe.
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Nessuno fiata, nessuno si espone, tutti aspettano.
La situazione sta diventando insopportabile...
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Bè dipende da quello che ti aspetti dal forum...
Qui si discute, si espongono pensieri, punti di vista... no si fa terapia!
Quindi se ti aspetti un intervento forse dovresti rivolgerti ad un professionista e fare delle sedute.
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O parlavi della tua famiglia?
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Carmela, parlavo dei miei genitori, non certo del forum. :)
Se volete smesso di postare, grazie comunque per il supporto e l'aiuto ricevuto finora.
Un saluto
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Ciao Frusciante,
ho letto i tuoi racconti e credo che tu debba continuare a scrivere, forse non è una psicoterapia quella che si può far qui, ma è sempre un primo passo che può esser utile, a chi ne sente il bisogno, per riflettere su sè stessi e prendersi il tempo per scoprire la strada giusta da intraprendere.
Capisco come la tua situazione familiare possa essere pesante da sostenere per te, non credo che tu sia così immaturo come dici, certo credi poco in te stesso e questo probabilmente perchè poco hai sentito altri riporre fiducia in te e darti credito. Il fatto che tu sia qui a parlar di te significa che hai già aperto una riflessione, hai già provato delle strade senza trovar benefici... Forse hai cercato sin ora più per i tuoi che per te. Ora che stai tentando di trovare tu la serenità ti senti e ti fanno sentire un egoista... Succede spesso quando i meccanismi familiari sono come quelli che tu ci racconti. In effetti tu sei stato un terzo con un ruolo importante nella tua famiglia e uscir da questo ruolo non è semplice per te e ai tuoi anche implica di dover cambiar qualcosa e strutturar un nuovo equilibrio... Se tu riuscissi a pensare a te stesso anche loro dovrebbero cambiare e forse sarebbe un bene per tutti... Ma trovar la forza non è semplice, a volte una grossa amicizia o un amore possono aiutare, altre volte diventa indispensabile l'aiuto di uno specialista... Non perchè debba darti consigli, ma perchè possa aiutarti a trovar delle risposte e ad affrontar la vita con più decisione e sicurezza. Poi arriveranno le occasioni, le possibilità economiche... Ma sarai già indipendente pur vivendo ancora con i tuoi, perchè non sarai più quello che tua madre o tua nonna pensano di te, ma quello che tu avrai scoperto di essere. Un grosso in bocca al lupo. Dacci notizie.
Dott.ssa Francesca Ciancio
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Ciao Frusciante!
Sono perfettamente d'accordo con quanto ti ha scritto la collega.
Il nostro forum non può essere "terapeutico", ma può essere un un punto di incontro per riflettere e portarei l'attenzione su elementi sui quali magari non si era riflettuto (e tu stesso ci hai detto che questo è già successo)
E può succedere anche che dalle riflessioni fatte qui possa scaturire l'esigenza di intraprendere un percorso con un esperto. Anche in quel caso noi siamo qui per accompagnare in questo passaggio.
Insomma, siamo qui per te! ;)
A presto!
Bernardetta Morgante
Psicologa
Ordine Psicologi Abruzzo n.1396
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Ciao Frusciante, sono rimasta molto colpita da cio' che hai scritto. Io credo che tu sia consapevole che non si torna indietro nel tempo e che se tu devi trovare la forza di ricominciare la vita a 21 anni. Questi anni vissuti fin'ora non sono stati inutili, sei cresciuto e maturato e la tua personalità si è formata, purtroppo all'ombra di due genitori troppo presi a urlarsi addosso rancori e cattiverie. Descrivi come tua madre ti abbia aiutato moralmente ed economicamente, ma i genitori devono prendersi cura dei figli, è normale che un genitore si preoccupi del figlio e lo mantenga e gli stia accanto nelle avversità. Ti sei preso colpe non tue perchè non è colpa dei figli se i genitori litigano; le loro incomprensioni non hanno nulla a che vedere con la prole, anche se all'apparenza puo' sembrare il contrario. Hai cercato più volte di fare da paciere perchè un figlio nn vuole mai vedere i genitori separati, poi hai preso coscienza che i tuoi insiee non potevano più stare ma per loro non è stato così e probabilmente litigheranno ogni natale, pasqua, estate o altra occasione in cui abbiano divergenza di opinioni. Vivi la tua vita senza colpevolizzarti e puntando agli aspetti positivi e "alleandoti con le tue parti sane". Spronati ad uscire, a perseguire i tuoi interessi in modo da essere indipendente anche economicamente e quindi a uscire dall'ambito familiare anche se questo forse non sarà forse facile per via del tuo attaccamento forte a tua mamma. Sei giovane, la vita è tutte per te, le cose più belle sono là fuori e ti aspettano. Basta pensieri negativi. E' vero, non è facile ma a 21 anni lo si deve a se stessi perchè la vita è appena all'inizio. Hai ragione quando dici di essere stato messo in mezzo, e non doveva accadere perchè la sensibilità dei bambini e ragazzi in crescita è particolare e si resta traumatizzati e impauriti. Sarebbe interessarte sedersi tutti e tre ma non lo reputo attuabile per via dei caratteri dei tuoi genitori, centrati su di se e poco propensi al compromesso. La violenza alla quae hai assistito da osservatore ma anche in prima persona ti ha lasciato apatia e voglia di niente, alla quale è necessario reagire perchè non realizzarei la tua vita stando chiuso in casa e dormendo. Anche aver messo le mani addosso ad un genitore segna, perchè egli è una figura verso cui poratere rispetto e essere in armonia ma l'armonia in casa vostra manca da troppo tempo e le scuse dietro cui si nasconde tua madre per non lasciare tuo padre potrebbero nascondere altro, come sentimenti d'amore che comunque lei puo' provare per lui nonostante tutto. E hai ragione quando dici che vuoi serenità e forse la troverai vivendo in un'altra casa, e cio' non significa abbandonare i tuoi genitori e non amarli ma è solo il primo passo verso la tua indipenza e verso una nuova vita. In bocca al lupo per tutto
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Riferimento: Richiesta d'aiuto [litigi, depressione, separazione]
Ciao.
Vi aggiorno a distanza di un anno e mezzo.
- Durante i primi mesi del 2010 ho superato da solo la fase pseudo-depressiva, dedicandomi molto allo studio e cercando di uscire con gli amici seppur con alti e bassi;
- Nei mesi estivi ho accettato di passare le vacanze con i miei, ma immancabilmente si sono ripresentati i litigi e la voglia di mollare tutto;
- Mio padre è andato in pensione e la situazione è degenerata ancora una volta verso novembre, quando a seguito di una lite gli ho dato uno schiaffo per la seconda volta (ricevendo da lui diversi ceffoni, un pugno al costato e delle manate al collo) dopo che lui aveva alzato le mani su mia madre;
- Memore di quanto accaduto un anno prima ho deciso di rivolgermi ad un analista, con cui tutt'ora porto avanti un percorso di psicoterapia;
- Malgrado la terapia abbia dato i suoi frutti durante i primi mesi, domenica 17 aprile a seguito di un banale diverbio tra me e mio padre prima di andare a pranzo con le zie (a cui lui tiene molto) ho completamente perso la testa, arrivando a provocarlo con l'intenzione di finire alle mani e stavolta di finirci male;
- Secondo l'analista non ho nulla da rimproverarmi se non il modo e quindi il tramutare l'ira in fermezza, poiché si è trattato di una reazione giusta al suo tentativo di prevaricazione (l'aggressività di mio padre deriverebbe da un suo senso di inadeguatezza verso la famiglia di origine, che tende a sfogare su me e mia madre);
- Ad oggi mio padre versa in uno stato che preoccupa tutti (tranne mia madre che continua a puntargli addosso il dito), poiché non è affatto lucido e presente a se stesso e non fa che delirare (apparentemente senza aggressività);
- Le sorelle lo hanno portato da uno psicoterapeuta, che però non prescrive farmaci, cosicché nell'appuntamento di giovedì prossimo sarà affiancato da uno psichiatra che gli darà la cura (che dovrò essere io ad assicurarmi che segua) per poi proseguire con l'analisi (mia madre non ci pensa nemmeno lontanamente ad una terapia di coppia).
Questa è la cronaca dei fatti, cui aggiungo che non riuscirò a laurearmi prima di gennaio 2012 e che di mio oggi non ho più di 4000 euro da parte...
Alla luce di tutto ciò e di fronte ad un mio costante malessere, che fare?
Seguire mio padre nell'assunzione dei farmaci (mettiamo un mese o due) e poi impiegare i risparmi per affittarmi una stanza?
Aiutare entrambi a separarsi (da soli non capiscono che se si separano odiandosi non riusciranno mai più a riprendersi)?
Rimanere a casa fino alla laurea sforzandomi di tenere duro di fronte a future liti (questa è la via che più mi terrorizza, poiché dividere questa casa con questi genitori è diventata una tortura quotidiana, tanto da non trovare pace se non fuori)?
Non so proprio che fare...