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si tratta di transfert?
Ciao a tutti mi presento, mi chiamo Fabrizio ed ho 44 anni mi rivolgo a questo Forum perchè ho bisogno di un consiglio visto che non posso parlare di queste cose con mia moglie o con il mio più caro amico non essendo egli stesso un buon ascoltatore, rivolgermi poi ad un secondo psicologo per dimenticare il primo non mi sembra una buona soluzione. Mi scuso in anticipo se sarò prolisso ma non posso sfogarmi da altre parti se non qui. Premetto che sono una persona molto razionale e rispettosa della volontà altrui; nel maggio scorso mi sono rivolto ad una psicologa della mia città perchè avevo iniziato a soffrire di attacchi di panico, fin dalle prime sedute mi sono sempre ripromesso di essere sincero fin nel più profondo dell’anima per ricevere il massimo dell’aiuto possibile, esponendo le mie paure, gioie, dubbi, incertezze, aspettative e quant’altro mi venisse in mente. Le sedute di psicoterapia si susseguivano nel corso dei mesi in modo molto costruttivo ed anche con l’aiuto di farmaci prescrittimi dalla psichiatra ritengo ad oggi di essere guarito del tutto. Sapevo che prima o poi avrei dovuto interrompere le sedute con la mia psicologa, ma non credevo così all’improvviso, quando nell’ultima seduta le ho confessato che “tenevo” molto a lei e che era quotidianamente sempre nei miei pensieri. Lei ha sempre tenuto un atteggiamento molto professionale e distaccato non lasciandosi mai andare emotivamente, (capivo perfettamente il suo atteggiamento) non fraintendetemi ogni tanto una risata o battuta potevano starci ma mai più di tanto. Dopo averle confessato il mio attaccamento (tra l’altro ha fatto un gesto di sorpresa come se non se lo aspettasse) mi ha detto che sarebbe stato meglio per il mio bene interrompere in maniera definitiva la psicoterapia, immaginate facilmente la mia reazione emotiva a questa notizia, ma quel 10% di razionalità che avevo ancora mi permise di concordare con la sua decisione. Di lei mi ha sconvolto principalmente la sua capacità di analisi ed attaccamento alla sua professione, ideali ai quali tra l’altro anche io credo e infondo nel mio lavoro. A tutt’oggi io provo un profondissimo senso di riconoscimento e di stima nei suoi confronti, e non riesco a distanza di quasi un mese dall’ultima seduta a digerire il fatto di non poterla più incontrare. E’ riuscita a farmi conoscere il mio io interiore in modo più profondo ed oggi stò bene con me stesso e con gli altri. Da quando ho terminato la psicoterapia è accaduto un miracolo però; tutti quei preconcetti che avevo nei confronti di mia moglie (tema che è emerso spesso nelle nostre sedute) sono svaniti nel nulla e riesco ad avere oggi nei suoi confronti un rapporto più tranquillo e sereno, potrà dipendere dal fatto che io idealizzavo la mia psicologa come la donna perfetta? Quello che vi chiedo ora è: potrà il tempo lenire la sofferenza che provo nel non poterla più incontrare? Stò attingendo a tutta la mia forza di volontà (che fortunatamente non mi manca) per non telefonargli o mandarle un messaggio, non vorrei focalizzare il dolore che provo per iniziare ad odiarla usando questo metodo poco ortodosso per smettere di soffrire..........lei non se lo merita nella maniera più assoluta.
Grazie in anticipo per l’aiuto.......
Fabrizio
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Riferimento: si tratta di transfert?
Credo potrebbe esserti utile seguire la discussione sul transfert, ma soprattutto parlarne con lei, ricontattarla e affrontare direttamente con lei il problema.
Auguri
Giulietta.O
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Riferimento: si tratta di transfert?
ciao
premesso che ogni rapporto che si stabilisce in una psicoterapia è unico e certamente non comprensibile dall'esterno, tantomeno da me che ho letto in poche righe alcune cose scritte da te...
premesso questo, una psicoterapia è un rapporto professionale, con uno scopo, ed è destinato a finire. Cioè ha un inizio e una fine.
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Credo potrebbe esserti utile seguire la discussione sul transfert, ma soprattutto parlarne con lei, ricontattarla e affrontare direttamente con lei il problema.
Auguri
Giulietta.O
Grazie Giulietta per la tua risposta, seguirò il tuo consiglio leggendo il 3ad sul transfert, per quanto riguarda il ricontattarla mi ha detto espressamente che quello era il nostro ultimo appuntamento, e che se avessi avuto bisogno di parlare mi avrebbe indirizzato da un altro collega :bua:
Ciao
Fabrizio
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
Johnny
ciao
premesso che ogni rapporto che si stabilisce in una psicoterapia è unico e certamente non comprensibile dall'esterno, tantomeno da me che ho letto in poche righe alcune cose scritte da te...
premesso questo, una psicoterapia è un rapporto professionale, con uno scopo, ed è destinato a finire. Cioè ha un inizio e una fine.
......lo sapevo......pero' e' innegabile che nel paziente nei confronti del terapeuta si stabilisca un profondo e forte legame emotivo. Fare terapia credo che a volte sia come stappare il vaso di Pandora, quello che io avrei voluto era un distacco più graduale, e credo che ad una psicologa/o le risorse per ottenere questo non manchino.
Questo e' il mio punto di vista da perfetto paziente.
Ciao e grazie per la risposta
Fabrizio
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Riferimento: si tratta di transfert?
carissimo,ti capisco perfettamente.Capisco che bisogna accettare che il rapporto professionale prima o poi debba finire,questo pero è a discrezione dello psicologo stesso.La mia ad esempio da quando mi ha detto che il nostro rapporto sarebbe finito per me è stato un duro colpo,ma mi ha tranquillizzato che potevo andare a trovarla ogni volta che volevo,sempre nel contesto professionale pero,anche se siamo entrambe molto consapevoli che c'è un legame molto forte e di profondo affetto,si vede anche dalle piccole cose.
Solo una cosa non trovo giusto.Lei avrebbe dovuto prepararti a questa uscita dalla terapia e non dirtela cosi all'improvviso,fa anche questo parte del trasfert e secondo me non ti ha fatto uscire dal vostro rapporto nel migliore dei modi.In genere quando un rapporto terapeutico finisce,lo si sente da entrambe le parti e bisogna creare quelle condizioni che portino serenità da entrambe le parti.Insomma sono umani anche loro,e per quanto cercano il distacco,penso che sentano anch'essi un briciolo di nostalgia dei loro pazienti.Comunque io sono ancora in terapia,e prima ne esco penso che ce ne vorra di tempo,parecchio!
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Riferimento: si tratta di transfert?
Sono d’accordo con Johnny, poi davvero è impossibile parlare della cose anche tra noi da così poche righe. Comunque certo, il rapporto terapeutico è destinato a finire. E proprio nella possibilità di elaborare il lutto dell’analisi conclusa forse si cela un dei passi in avanti per il paziente, il saper finalmente accettare una perdita, una mancanza, il sapersi lasciare liberi reciprocamente.
Giulietta.O
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Riferimento: si tratta di transfert?
Grazie ragazze per il vostro supporto, ho ricominciato a camminare con le mie gambe e per questo le sono profondamente riconoscente, certo con un po' di amaro in bocca per come e' terminato ma le sono sempre riconoscente. Una cosa pero' mi ha fatto riflettere......per la seconda volta nel corso della terapia al momento del nostro congedo aveva uno sguardo molto tenero e dispiaciuto, non vorrei che io stesso fossi diventato un problema per lei.
Ciao
Fabrizio
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Riferimento: si tratta di transfert?
eh,questo penso che non lo potrai mai sapere,se è veramente una tua paranoia per consolarti o se è la sacrosanta verità e se è cosi penso che non lo scoprirai mai.l'unica cosa certa e che se aveva uno sguardo dispiaciuto,conferma cio che ho detto prima.che anche loro si affezionano e sono esseri umani per quanto cercando di vivere il distacco nel migliore dei modi.
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Riferimento: si tratta di transfert?
Certo lo so che non lo potrò mai sapere, e forse e' meglio così! La mia e' stata solo una riflessione, ma io credo fermamente che ogni paziente durante e alla fine del proprio percorso terapeutico, arricchisca ulteriormente in qualche modo anche il bagaglio professionale del proprio terapeuta.
Ciao
Fab
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Riferimento: si tratta di transfert?
assolutamente si,anche loro vivono a loro volta delle emozioni.una volta ho letto una sorta di diario di una terapeuta e dove raccontava esattamente i suoi stati emotivi durante determinati eventi nella terapia dei suoi pazienti.
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ninina_ninina
assolutamente si,anche loro vivono a loro volta delle emozioni.una volta ho letto una sorta di diario di una terapeuta e dove raccontava esattamente i suoi stati emotivi durante determinati eventi nella terapia dei suoi pazienti.
Deve essere dura per uno/a psicoterapeuta non mostrare le proprie ripercussioni emotive su quello che dice il paziente.
La sua priorità è il benessere del paziente stesso e sono convinto che il "mostrarsi" emotivamente inficerebbe l'efficacia della terapia.
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Riferimento: si tratta di transfert?
si piu o meno è cosi,anche se quelle piccole dimostrazioni da parte della mia psicoterapeuta a volte mi confortano,ma perchè lei sa che per me il setting troppo rigido sarebbe contro-producente e perchè so che al di la del suo lavoro c'è un interesse reale.Comunque secondo me ribadisco,dovevi uscirne con un certo preavviso a questa terapia e lei doveva prepararti meglio a questa fine,fa parte anche questo della terapia.Se ti senti incompleto su questo,dovresti tornare da lei e chiedere di chiudere in serenità.
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Riferimento: si tratta di transfert?
Sono dovuto ricorre a tutta la mia forza di volontà per non risentirla, non credo che riuscirei a sostenere psicologicamente un no alla mia richiesta di tornare da lei. Mi fido della sua scelta nell'interrompere (anche se drasticamente) la terapia confidando nello scorrere del tempo. Se poi nelle prossime settimane non dovessi assolutamente farcela, seguirò il tuo consiglio.
Fab
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Riferimento: si tratta di transfert?
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wipstaff
per quanto riguarda il ricontattarla mi ha detto espressamente che quello era il nostro ultimo appuntamento, e che se avessi avuto bisogno di parlare mi avrebbe indirizzato da un altro collega
In realtà mi pare una buona indicazione, da tenere in considerazione se non altro.
Saluti
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gieko
In realtà mi pare una buona indicazione, da tenere in considerazione se non altro.
Saluti
La terrò in considerazione, ma non vorrei ritrovarmi ancora una volta nella stessa condizione con il/la collega :argh:
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
wipstaff
La terrò in considerazione, ma non vorrei ritrovarmi ancora una volta nella stessa condizione con il/la collega :argh:
Giusta osservazione. Se accadrà, sarà quindi necessaria una scelta oculata di questo collega, magari predendo in considerazione altri professionisti.
Saluti
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Riferimento: si tratta di transfert?
Infatti dovrebbe essere un uomo!
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Riferimento: si tratta di transfert?
Un uomo? E se poi vorrai andare a berci un caffè perchè lo sentirai nel tuo cuore come fosse un amico?
Oddio, come sono cattiva...
Forse comunque hai ragione a voler continuare una terapia con qualcun'altro, ma se nella vita fuori dal setting senti che le cose funzionano meglio, mi domando se abbia un senso andare da un altro professionista perchè non sei riuscito a dimenticare il professionista precedente.
Non so eh, ma la butto lì.
Giulietta.O
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Riferimento: si tratta di transfert?
io infatti l'ho scelta donna apposta,per evitare eventuali innamoramenti.Comunque a prescindere da questo,è dura lo stesso,quindi valuta bene.
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
ninina_ninina
assolutamente si,anche loro vivono a loro volta delle emozioni.una volta ho letto una sorta di diario di una terapeuta e dove raccontava esattamente i suoi stati emotivi durante determinati eventi nella terapia dei suoi pazienti.
Mi chiedo se questa terapeuta abbia raccontato anche le emozioni negative che si provano nei confronti di alcuni pazienti in alcuni momenti della terapia.
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Riferimento: si tratta di transfert?
@ Giulietta, andare a prenderci un caffè penso che sarebbe la meno, l'idealizzarlo come una persona di cui non puoi farne a meno mi riporterebbe al punto di partenza. Mi fido della decisione che lei ha preso, sono sicuro che lo ha fatto nel mio interesse, quindi stringo i denti!!
@ In origine io telefonai ad un uomo che essendosi trasferito mi consiglio' lei, d'altra parte era la prima volta che andavo in analisi e non potevo sapere in anticipo i possibili risvolti.
All'inizio il transfert e' una cosa bellissima anche se offusca la tua capacita' di giudizio, ma al momento del distacco e' molto dura!!!
@ Lalangue la mia psicoterapeuta mi ha detto in passato che non con tutti i pazienti si riesce a raggiungere il risultato sperato, e che alcuni arrivano ad odiarla, ma quello che dici tu mi giunge nuovo, cosa intendi dicendo che la psicoterapeuta può provare emozioni negative nei confronti del paziente?
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
wipstaff
cosa intendi dicendo che la psicoterapeuta può provare emozioni negative nei confronti del paziente?
Qualcosa che mi auguro tu non debba mai conoscere, io potrei scriverci un trattato - ahimé - ma ti lascio ben volentieri la risposta di Lalangue. ;)
@Lalangue: Rispetto a questa frase "Mi chiedo se questa terapeuta abbia raccontato anche le emozioni negative che si provano nei confronti di alcuni pazienti in alcuni momenti della terapia."
Una domanda sorge spontanea; sulla base di quale criterio, qualora così fosse, un analista dovrebbe mettere al corrente un qualunque paziente dei suoi agiti controtransferali, d'odio? Mi appare una cosa complessa e anche rischiosa, nel senso che non tutti i pazienti saranno in grado di comprendere una cosa simile in termini controtransferali e potrebbero identificarla come qualcosa di estremamente reale; tant'è... io ne ho fatto esperienza - anni addietro - ma per altre vie. Temo non sia così semplice, né così scontato che lo si debba fare. Tuttavia non sono un analista dunque lascio la parola a voi; però mi incuriosisce.
Nota: se così fosse, in che modo è preferibile che avvenga?
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Riferimento: si tratta di transfert?
beh ci saranno i sentimenti negativi sicuramente,pazienti con cui ti trovi meglio altri con cui ti trovi peggio.Ma penso che sia controproducente mostrarli,a meno che non si arriva all'esasperazione.Perchè capita che in una terapia lo psicologo si arrabbi con il paziente,a me è successo e come puo succedere l'opposto,questo è normale.Comunque sicuramente lo psicologo deve avere piu controllo su questo,perchè li dentro i piu deboli siamo noi.
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Riferimento: si tratta di transfert?
Almeno dal punto di vista teorico occorre fare una differenza tra quello che io chiamo controtransfert, cioè le parti transferali del terapeuta verso il paziente, che il terapeuta stesso dovrebbe imparare a riconoscere (grazie alla sua analisi personale), e tutto il resto del materiale che dal paziente arriva al terapeuta. In questo materiale si possono riconoscere a vario titolo elementi di difese quali proiezione e identificazione proiettiva, oppure elementi inerenti al transfert. A livello tecnico sono cose che vanno trattate in maniera molto differente. A livello clinico si riesce ad ottenere una buona approssimazione, ma sono sempre concetti astratti (perciò non sempre si riesce a distinguere tra una cosa e l'altra).
Ovviamente il terapeuta prova anche delle emozioni negative nei confronti del paziente. Il primo passo è riconoscerle ed ammetterle a se stesso, perché in qualunque relazione ci sono dei sentimenti di questo tipo e perché il terapeuta non si deve ritenere "così perfetto" da non provare sentimenti di questo genere (rischierebbe di escludere una parte importante dell'analisi). La seconda parte è interrogarsi sul perché di questi vissuti.
Cosa fare di questo materiale? Diventa un agito controtransferale, ad esempio, nella misura in cui lo si ignora (si fa finta di niente, non lo si analizza e poi si finisce per agirlo nella terapia), oppure quando lo si affronta con un'interpretazione "evacuativa" (il terapeuta non riesce a tollerare questo vissuto e lo "butta in faccia" al paziente).
Come si declinano gli utilizzi di questo materiale? Occorre capire che paziente abbiamoo di fronte (struttura, conflitti) e con che funzione il paziente sta utilizzando il materiale (chiusura, provocazione, proiezione/evacuazione).
I pazienti genericamente borderline tendono a scindere la propria aggressività e a proiettarla sugli oggetti. Questa aggressività va compresa, rielaborata, "bonificata" e restituita al paziente.
I pazienti ossessivi hanno spesso la tendenza a rendere monotono e noioso il loro eloquio (isolamento degli affetti, razionalizzazione). Comprendendo la propria noia, si può restituire la sensazione al paziente, interpretandola: "ascoltandola ho l'impressione che utilizzi delle parole vuote per addormentare (me) il discorso e per tenere a bada le sue emozioni, in modo che non trapeli niente che possa sfuggire al suo controllo" (esempio un po' freddo e poco centrato sul paziente).
Alcuni pazienti possono risvegliare dei vissuti propriamente controtransferali del terapeuta, riattivando cioè dei conflitti interni al terapeuta stesso. Per evitare di rimandarli al paziente, occorre che il terapeuta se ne renda conto e li analizzi (con se stesso o, se necessario, con un supervisore).
Aluni pazienti depositano le loro difficoltà sul terapeuta in modo che questi le elabori e le restituisca (funzione di rêverie).
Il solo fatto di pensare che un analista non possa avere dei vissuti negativi nei confronti del paziente (ho detto avere, non esplicitare) è una idealizzazione (che comporta tutta una serie di scissioni nella relazione e nello psichismo del paziente). Esempio stupido e senza pretese: il terapeuta è buono e non sperimenta dentro di sé l'aggressività, perciò io sono cattivo perché quella volta mi sono proprio arrabbiato con lui (mentre non si dovrebbe). L'aggressività, in tutte le sue declinazioni, è materia difficile da maneggiare: per questo mi chiedevo se nel summenzionato diario della terapeuta ci fossero anche i lati più "impresentabili" della relazione con i pazienti.
In ultimo, il comprendere a livello mentale l'aggressività aiuta il terapeuta a trattarla analiticamente, evitando una idealizzazione di se stesso, delle proprie capacità/possibilità e della propria finta bontà.
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Riferimento: si tratta di transfert?
@Lalangue:
Temo ci sia stato un errore da parte mia poiché quel che mi dici non mi è nuovo e lo condivido completamente. Infatti, andando a ritroso, ho trovato l'intoppo. Ho interpretato male l'intervento di complicata in cui afferma di aver "letto un diario, scritto da una psicoterapeuta", io invece, probabilmente nella fretta del mattino... ho attribuito il discorso "ad una terapeuta durante una seduta". In modo quasi automatico.
Come non detto, chiedo scusa. :)
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Riferimento: si tratta di transfert?
complicata?
diario?
Ma vi riferite al libro di Alberto Schoen, forse " Vuol dire? Dal diario di uno psicoanalista" ?
E' l'unico "diario" che io abbia letto e rammentato in questo forum..
Però non parlava di emozioni "negative" tutt'altro.
E' molto bello, perchè tratteggia alcune figure di pazienti incontrate nella sua carriera, e ci dice cos'è stato per lui fare il terapeuta, in sostanza.
Piuttosto, pensavo, di solito, insomma siamo liberi entrambi, paziente e terapeuta, di interrompere in qualunque momento, ( e questa è la prima cosa che ti viene detta) ma..
insomma, certo andare a cercarsi un altro dopo che il proprio terapeuta ha usufruito del libero arbitrio non è cosa semplice.
Mah, io ci sono andata vicina tante volte, si naviga a vista, direi proprio...
Io spero che i terapeuti siano coscienti non solo del libero arbitrio ma anche delle loro responsabilità, una volta che hanno accettato in carico un paziente, l'ho già detto una volta e lo ripeto.
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Citazione:
Io spero che i terapeuti siano coscienti non solo del libero arbitrio ma anche delle loro responsabilità, una volta che hanno accettato in carico un paziente, l'ho già detto una volta e lo ripeto.
Non posso che essere completamente d'accordo!
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Riferimento: si tratta di transfert?
Io credo che che il mio percorso terapeutico termini nel momento in cui riesco a non sentire più il bisogno della mia psicoterapeuta, e sono fermamente convinto di riuscirci da solo!! Probabilmente questo lei lo sapeva anche se non me lo ha mai detto. Comunque ringrazio tutti voi perché vedo che parlarne mi fa stare meglio.
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"ascoltandola ho l'impressione che utilizzi delle parole vuote per addormentare (me) il discorso e per tenere a bada le sue emozioni, in modo che non trapeli niente che possa sfuggire al suo controllo"
"Sì, dottore. Altrimenti non sarei qui da lei, le pare? O forse no. Boh, non lo so!"
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Riferimento: si tratta di transfert?
Il discorsetto "ascoltandola, ecc", è superfluo..si riassume solitamente in un bello sbadiglione del terapeuta...:zott::P
I terapeuti fanno molti versacci in seduta, hanno lo stomaco che brontola, il raffreddore..si alzano, scribacchiano,mangiano cioccolatini, caramelle, scarabocchiano,rispondono al cellulare, si distraggono, si addormentano.. lo sapevate?
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Riferimento: si tratta di transfert?
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complicata
Il discorsetto "ascoltandola, ecc", è superfluo..si riassume solitamente in un bello sbadiglione del terapeuta...:zott::P
I terapeuti fanno molti versacci in seduta, hanno lo stomaco che brontola, il raffreddore..si alzano, scribacchiano,mangiano cioccolatini, caramelle, scarabocchiano,rispondono al cellulare, si distraggono, si addormentano.. lo sapevate?
Terapeuti svaccati: su Rieduchescional Chanel!
"Ahimè! Com'è terribile sapere, quando il sapere non giova a chi sa! E pensare che ne ero ben consapevole; ma l'ho dimenticato: altrimenti non sarei venuto" (Sofocle)
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Riferimento: si tratta di transfert?
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complicata
Il discorsetto "ascoltandola, ecc", è superfluo..si riassume solitamente in un bello sbadiglione del terapeuta...:zott::P
I terapeuti fanno molti versacci in seduta, hanno lo stomaco che brontola, il raffreddore..si alzano, scribacchiano,mangiano cioccolatini, caramelle, scarabocchiano,rispondono al cellulare, si distraggono, si addormentano.. lo sapevate?
.......non la mia!
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Riferimento: si tratta di transfert?
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complicata
Il discorsetto "ascoltandola, ecc", è superfluo..si riassume solitamente in un bello sbadiglione del terapeuta...:zott::P
I terapeuti fanno molti versacci in seduta, hanno lo stomaco che brontola, il raffreddore..si alzano, scribacchiano,mangiano cioccolatini, caramelle, scarabocchiano,rispondono al cellulare, si distraggono, si addormentano.. lo sapevate?
Complicata,che dici? la mia a volte risponde al telefono se è veramente urgente,altrimenti attacca proprio il telefono in faccia,soprattutto se è un momento particolarmente importante.Poi ci sono quelle sedute in cui non c'è molto da dire e si cazzeggia insieme.A volte mi ci metto anche io a fare ranocchiette di carta,scarabocchiare o smanettare il cellulare,ma la mia non lo fa mai perchè si annoia,abbiamo sempre qualcosa di cui parlare,anche se sono di cavolate!apprezzo quando lei a volte mi parla dei suoi studi,li trovo affascinanti!perchè parlano di se e di come li ha vissuti e mi fa sentire un pochino parte della sua vita.
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wipstaff
.......non la mia!
Però, magari, dopo la seduta...o no? Vabbè che le donne non hanno nemmeno l'apparanto diregente, tanto son pure!...però!:P Scherzo eh!...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: si tratta di transfert?
Quello che dico è vero, diciamo perchè l'ho visto con i miei occhi.
Ma non era scritto con intento diffamatorio, caso mai dissacrante di questa figura un po' mitica..
Come esseri umani, guardo con simpatia questi "fenomeni", in seduta anche il paziente è osservatore di quanto accade loro..
talvolta, con un pizzico di presunzione più osservatore e in ascolto del terapeuta..
i sensi si affinano, nel silenzio, e uno starnuto, una formica che cammina, una scatola di Pocket Coffee consumata,( con solerte e sincera preoccupazione del paziente:o poveretto, gli verrà mica un'indigestione?!) si imprimono in memoria come souvenir del tempo che fu.
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complicata
Il discorsetto "ascoltandola, ecc", è superfluo..si riassume solitamente in un bello sbadiglione del terapeuta...:zott::P
I terapeuti fanno molti versacci in seduta, hanno lo stomaco che brontola, il raffreddore..si alzano, scribacchiano,mangiano cioccolatini, caramelle, scarabocchiano,rispondono al cellulare, si distraggono, si addormentano.. lo sapevate?
Questa storia mi ha fatto venire in mente una sorta di simpatico aneddoto raccontato da un allievo di Carl Meier. Non ricordo in quale ironico resoconto, il paziente, a posteriori, si espresse sulla 'tecnica' di Meier in maniera molto curiosa:
''Meier è un 'very passive analyst', non dice nulla, magari durante l'analisi prende il tè, borbotta, si pulisce le unghie, ma non parla, mai. Non tiene in gran conto il transfert né, credo, tantomeno il controtransfert.'':tajo::asd::jd:
Un grande! Direbbe Verdone...:asd::sbonk:
Saluti,
Luigi
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Riferimento: si tratta di transfert?
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Originalmente inviato da
complicata
i sensi si affinano, nel silenzio, e uno starnuto, una formica che cammina, una scatola di Pocket Coffee consumata, si imprimono in memoria come souvenir del tempo che fu.
Bellissimo...mi sono ricordato di un sacco di cose. Situazione più tipica del vis a vis comunque...ma a parte questo, perchè una macchiolina invisibile sulla giacca no? E in un secondo ti scopri a pensare che anche il tuo analista mangia...magari tutto ciò accompagnato da un 'soave' brontolio viscerale...e in un secondo ti scopri a pensare che anche il tuo analista usa la toilette!:asd:...son pure le 3 del pomeriggio...:D
Saluti,
Luigi