Oggi scrivo, lo so, del tutto consapevole, emulando un principe.
Che esso mi perdoni per l’idea ladra, per l’attimo rubato, ma se leggendo ciò che ha scritto ho capito, ne vien fuori che forse, differenze a parte, io sono un suo compagno di viaggio.
Perdonami principe, non è il mio gesto a voler essere simile, ma simile è forse quello che ci ha portati qui, a scrivere.
Io non sono un principe, sono parte integrante della plebe, forse sono solo fumo negli occhi.
Non sono nemmeno un grande scrittore, quello che di solito mi riesce meglio non mi è ancora ben chiaro.
Però scrivo.
Lo faccio a volte di nascosto, perché seppur non sono geloso per natura, io sono geloso delle mie paure.
E quando ho paura scrivo di mio padre, perché lui mi protegge.
Quando mi sento solo scrivo di mia madre, perché il suo pensiero riesce a cullarmi.
Quando amo invece non scrivo, perché sono troppo piccolo, e non trovo più il mio mantello rosso.
Oggi sto provando ad essere grande, a metter via la mia candela e il mio timone, e ad aspettare.
Senza luce però barcollo, e senza timone finisco alla deriva.
Per fortuna non sono un capitano, che nessuno mi segua, ho perso la mia rotta.
Parecchi di voi mi conoscono.
Chi di persona chi meno, nessun personaggio misterioso, solo un omino consapevole di poter fare qualcosa di positivo, volendo.
Da piccolo ho sempre sognato di essere un poeta, ma poi mi sono reso conto che tutti i poeti in fondo sognavano altro.
Così sogno tutto, sfidando Freud e le sue interpretazioni, quasi a convincermi che se così piccolo non posso conquistare il mondo, posso almeno scegliere cosa sognare.
Negli ultimi due anni sono morto due volte: a Giugno del 2005 e a Dicembre del 2006.
A pensarci niente male per un omino.
Muoio con il cuore che continua a battere, con il respiro silente.
Sono un fenomeno da baraccone, ed in fondo non so se valgo il prezzo del biglietto.
Ma viaggio.
Poi mi riprendo a tratti, e scrivo, violando quel mondo tenuto sempre segreto, quel posto dove mi rifugio quando ho paura.
Lo faccio per amore, e non crediate che per me sia facile.
Voglio solo fare qualcosa di difficile, così sono sicuro di non farlo per egoismo.
Se lo grido al mondo attraverso questo forum, lo immagino come un modo sottile per far echeggiare la mia voce lontano, di regione in regione.
E le parole restano, forse oggi possono confondersi, ma di sicuro al tempo giusto potranno servire a riscaldare un cuore.
Questo è per la mia Francy, vostra moderatrice, mia piccola pulce.
Mittente e destinatario conosciuti, ed io scrivo perché sono innamorato, e non voglio avere più paura, voglio parlare e raccontarvi di lei.
Non mi aggredite, non mi giudicate, non mi lucchettate. Adesso non potrei difendermi.
Lo faccio perché se ami allora non hai paura di dimostrare di poter fare qualcosa che di solito non faresti, e farlo mi fa sorridere.
Io l’ho già fatto, prima di morire, ma non è bastato.
Allora lo faccio ancora, perché l’amore non ha confini, è tutto una sfumatura.
L’amore non è razionalità, io credo sia solo essenza, forse è colore.
Forse così potrei essere il suo piccolo artista.
Qualcuno ha scritto che l’amore è bello, e mi emoziona riuscire a parlarne così, senza timore.
Nessuno conosce la mia Francy.
Lei è piccola, ma insieme diventiamo due giganti.
Lei non brilla, perché non permette a tutti di ammirarla, ma si illumina solo per l’altra sua metà.
Lei non vola, ma riesce a far volare me ogni volta che mi si appiccica addosso, proprio come una pulce.
Lei è silenziosa, ma parla con gli occhi, senza mai fermarsi.
Lei non è bella, perché non posso descriverla secondo i canoni dell’estetica, non avrei nessun paragone.
E’ un esemplare unico, irradiante, la sinfonia della mia serenità.
Lei non è bellezza, vedete, è il mio piccolo incanto.
Se scrivo è la mia penna, se bacio è le mie labbra, se vivo è la mia anima.
Io la amo, glielo ho detto.
Lei mi ama, me lo ha detto.
Adesso però è partita, con un biglietto ancora non scritto.
Non so se il suo viaggio sarà di sola andata o se ritornerà in stazione, ma io sono qui, spettatore di questo suo tempo.
Lei su quel treno non può sentirmi, io dalla banchina non posso parlarle, perché siamo in movimento.
Due viaggiatori che soffrono a stare lontani, perché si amano tantissimo.
Io e lei adesso siamo la terra che ruota, così veloce da non potercene accorgere, e così intenti a mantenere l’equilibrio dal non voler vedere che cos’è che realmente ci mantiene in piedi.
Vorrei fermare quel treno, correre più veloce di lui, ma non lo farò.
Credo che ogni viaggio vada rispettato ed io, da bravo viaggiatore, rispetto il suo.
Posso solo rimanere qui in stazione, quasi invisibile alla massa, ad aspettare che quel treno faccia ritorno, ad aspettare quel passeggero speciale che nessuno può vedere con occhi diversi dai miei.
Consapevole che alcuni ostacoli, quei famosi ostacoli del cuore, gia non esistono più.
Consapevole che quando l’amore è troppo forte, vince.
E l’amore è il nostro ossigeno in un mondo difficile.
Io la riconosco perché la mia Francy ha l’ombra d’oro, e da quasi quattro anni camminiamo insieme.
Lei a volte è buffa e freddolosa, perché mi regala il suo calore.
E’ singolare nel suo modo di essere, come un fiore che si oppone al sole quando esso è troppo forte.
Lei è il seme di tutti quei fiori belli e colorati, perché dà colore senza chiedere nulla in cambio.
Per questo le lascio queste parole, a testimonianza del fatto che se un omino non può correre come un treno e non può lottare contro il tempo, quell’omino è lì, sorridente e con gli occhi aperti sui binari, con il cuore in cerca della sua onda perfetta, in attesa della giusta marea, emozionato al punto giusto.
Non aver paura pulce, io ci sono, sempre pronto a proteggerti, così tenera e delicata.
E quando avrai paura o ti sentirai incompresa, non ti muovere, perché io so come abbracciarti.
Ti amo e volevo urlarlo al mondo.
Buon viaggio amore mio.









