Ciao a tutti, vorrei riflettere con voi su un tema che secondo me è molto importante nella pratica clinica.
Spesso mi è capitato di pensare al coinvolgimento del clinico nei casi trattati.
Partendo dal presupposto che lo psicologo è un essere umano con le sue debolezze, la sua vita interiore, le sue sofferenze e anche i suoi problemi, mi capita di pensare a come sia possibile non immedesimarsi e quindi coinvolgersi (con il rischio di non essere obiettivi) in casi che magari rimandano a proprie esperienze di vita o ricordi.
Dal momento che penso che la sofferenza sia comprensibile solo agli occhi di chi l'ha vissuta con una sensibilità particolore, e questo penso sia comune nella maggioranza degli psicologi, credo che ci voglia veramente esperienza e una certa dose anche di freddezza per trattare "cose" che sono all'interno di noi come esseri umani, come analizzabili e diagnosticabili.
Cosa ne pensate?