Ciao joker

ho visto questo thread solamente ora, sia perchè ho ripreso a scorazzare per il forum da poco sia perchè, probabilmente, gli avvenimenti di questi ultimi giorni e di quest'oggi in particolare hanno fatto si che il topic in questione catalizzasse la mia attenzione su di sè.
Dunque, butto giù "due" righe su questo interessante argomento. Credo che, se avessi la certezza che questo fosse l'ultimo anno di vita per me ed il sistema vivente in generale, sperimenterei, in tempi diversi, ma anche sovrapposti, due stati emotivi assolutamente contrastanti. Quello che si manifesterebbe per primo sarebbe una sorta di angoscia verso qualcosa di inevitabile e drammaticamente definitivo e quindi penso che passerei alcune ore a correre come un disperato con le mani sulla testa gridando "oddio oddio moriremo tutti, non è possibile" o cose di questo genere

. L'altro aspetto di cui accennavo invece sarebbe l'esatto opposto: se riuscissi a fare i conti con la realtà, a farne un "esame" (come si dice più o meno in gergo) e ad accettare i limiti che la situazione impone, allora credo riuscirei a vivere più serenamente perchè le mie personali preoccupazioni attuali sarebbero ridimensionate: riusciranno a ripristinare il mio contratto all'asl? Riuscirò ad incrementare il numero dei mie pazienti privati? Riuscirò finalmente ad avere una mia indipendenza economica completa che mi consenta di vivere la mia adultità sotto ogni punto di vista? Riuscirò a continuare a vivere (o almeno sopravvivere) del mio lavoro? Credo cioè che quelli che adesso vivo come problemi molto seri, che mi tolgono il sonno e che a volte minano seriamente la mia autostima sarebbero inevitabilmente relativizzati...e in questo senso si aprirebbero scenari molto differenti che, paradossalmente, mi farebbero vivere in maniera più "piena" e meno settoriale. Allora si, andrei a trovare persone che non rivedo da tempo, mi scuserei con le innumerevoli persone nei cui riguardi ho sbagliato, chiederei delle spiegazioni ad altre sul perchè le cose sono andate in un certo modo...cercherei davvero di sciogliere ogni nodo che potesse ricordarmi che qualcosa rimane sospeso, sapendo che posso farlo. E farei tante cose, tutte quelle che non ho fatto perchè non avevo energie, tempo e risorse di tipo economico per farle, sacrificandole ad altre che invece ho cercato di ottenere ma che sono sempre state settoriali: master, scuola di specializzazione ecc, che per carità mi sono piaciuti, serviti e che rifarei...ma forse, vista anche la situazione economica e lavorativa, una carta pergamena in meno a vantaggio di un bel viaggetto o di una bella vacanza rilassante, non avrebbe guastato...magari mi toglierei lo sfizio di comperarmi qualcosa di costosissimo pagando a rate, poi voglio vedere se con la fine del mondo alle porte mi vengono a chiedere di saldare i conti

(a quel punto confido fortemente nel fatto che il mondo finisca altrimenti sarei fregato!)
Non credendo io nelle divinità o in mondi altri o paralleli a questo, ho una certa difficoltà nell'affrontare il concetto di morte e più in generale di fine. Ho studiato, per un concorso di psicologia ospedaliera, che ho superato ma che è bloccato a tempo indeterminato, tutto l'aspetto delle cure palliative, delle malattie terminali e ho fatto un corso di psicooncologia e psicotanatologia...c'è stato anche un avviso per un cococo nell'asl dove ho lavorato per 3 anni, ma sono aree per me troppo delicate e ho rinunciato tranquillamente ad iscrivermi a quel bando. Mi è capitato di accompagnare persone nell'elaborazione del lutto di una persona cara, ma mai di sostenere pazienti con malattie a prognosi infausta e non ne sarei in grado, perchè è una mia caratteristica personale che va al di là della capacità professionale o meno di farlo.
Mia nonna è morta senza mai aver visto il mare, quando ci penso mi viene ancora adesso un nodo alla gola. Credo che siano tante le piccole grandi cose a cui ci troviamo spesso a rinunciare, fino a diventare un patrimonio di esperienze non fatte, di sensazioni non provate, di emozioni non assaporate...ecco, se quei gufoni dei Maya avessero ragione credo che, quando ho finito di correre strillando frasi evocative e latrici di disperazione inconsulta

, cercherei di ridurre il più possibile questo patrimonio "negativo", pagando qualche debito e prendendomi qualche credito.
A volte, con gli amici e le persone che mi conoscono da un po, sono solito uscire fuori con espressioni usate quasi come degli intercalari e una di queste è proprio "moriremo tutti"

che ha una valenza più che altro apotropaica e comunque nessuno mi può dare torto su questo
P.S. i tuoi pensieri e le tue riflessioni, nei diversi thread e nei diversi forum, mi colpiscono sempre molto