
Originalmente inviato da
bella primavera
Condivido la tua differenziazione tra correlazione e causazione; molti altri studi dovranno essere fatti prima di dare risposte definitive sulla reale funzionalità e specificità dei neuroni a specchio
Certamente il fatto che i neuroni specchio non si attivino solamente sull'azione reale o mimata, ma anche sulla espressione delle emozioni, porta a fare conclusioni anche sul caso dell'empatia.
Di recente è stato scoperto che l'osservazione di un emozione in un' altra persona può determinare in chi l'osserva l'attivazione della stessa area corticale che è attiva quando l'osservatore prova la stessa emozione.
Nel disgusto con studi con risonanza magnetica funzionale. è stato visto che si attivavano le stesse area (insula anteriore e cingolo rostrale) nel soggetto sia quando provava un 'emozione di disgusto, ma anche quando l'osservava. Ciò porta a ipotizzare anche la condivisione degli stati d'animo altrui.
Parliamo della cosidetta "simulazione incarnata"; d'altronde in campo terapeutico diverse scuole studiano appunto il linguaggio non verbale ed il rispecchiamento corporeo e verbale per creare "rapport" e lo studio sui neuroni mirorr non ha fatto altro che convalidare le ipotesi di questi vari approcci, come la Gestalt, l’ipnosi, la pnl". Il ricalcare il tuo stato d'animo e rispecchiare la tua postura (senza scimmiottare) è come dire: "Ti capisco, mi rivedo nei tuoi stati d'animo, comprendo il tuo mondo".
Uscendo dallo studio sui neuroni a specchio, vorrei descriverti un altro studio svolto da alcuni ricercatoridel Massachusetts General Hospital di Boston. In merito all’empatia in campo psicoterapeutico.
Questi hanno ora dimostrato, per la prima volta, che questa “connessione” emozionale tra medico e paziente avviene anche a livello fisiologico, ed in maniera proporzionale al grado di empatia che si instaura.
Lo studio presentava la videoregistrazione di 20 sedute psicoterapeutiche con pazienti trattati per
disturbi d’ansia o dell’umore. Per verificare i cambiamenti fisiologici che avvenivano nei pazienti e negli psicoterapeuti durante la seduta, i ricercatori misuravano i livelli di conduttanza cutanea, una misura comunemente utilizzata per verificare il grado di attività del sistema nervoso simpatico, e quindi di esperienza emozionale. I risultati, davvero sorprendenti, hanno mostrato che durante le sedute pazienti e psicoterapeuti esprimevano gli stessi livelli di conduttanza cutanea. Non solo, ma attraverso l’osservazione dei filmati delle sedute psicoterapeutiche si è anche dimostrato che pazienti e psicoterapeuti manifestavano un numero significativamente maggiore di emozioni positive proprio in corrispondenza dei momenti di affinità fisiologica ovvero quando i livello di conduttanza cutanea erano uguali.
Questa ricerca, avvalora e dimostra che la condivisione delle emozioni rafforza il legame empatico tra paziente e psicoterapeuta, e gli effetti sulla fisiologia sono una riprova che le emozioni vengono effettivamente sperimentate e “vanno in circolo”, durante il setting, con effetti benefici sulla salute del paziente. Un’ulteriore conferma che l’esperienza 'affettiva' avviene nello stesso momento in tutti e due i componenti della relazione terapeutica.
ciao
Bella Primavera.