[color=darkblue:617ac506bf]"Il genio della psicanalisi Carl Gustav Jung è un uomo meschino e vigliacco e anche il suo padre putativo Freud non è da meno."
E' il ritratto controcorrente di un mito del Novecento che ne fa Roberto Faenza in "Prendimi l'anima", dedicato a Sabina Spielrein, ebrea russa, ex paziente di Jung, poi sua amante.
Piange all'opera per troppa “maledetta felicità”, da medico perde il controllo di se stesso comportandosi come un uomo qualunque, rinuncia all'amore per non essere travolto da uno scandalo sociale: «Jung tra i due è il vero pazzo», ha detto Faenza presentando il film in cui viene descritta la passione di Sabina che fu la prima paziente del giovane Jung col metodo freudiano ed evidentemente primo esempio del famigerato transfert e controtrasfert erotico.
Nell'affaire, che rischiava di travolgere la vita del giovane promettente studioso, venne coinvolto Freud che si schierò con Jung chiedendo ai due di troncare la relazione.
«Mi sono convinto che Sabina è stata vittima di una congiura di potere. Freud e Jung misero a tacere la storia per non pregiudicare la nascente fondazione della Società di psicanalisi», ha detto Faenza.
Il regista, che ha scelto Emilia Fox per Sabina (già vista nel Pianista di Polansky) e Iain Glen per Jung, dice di «aver onorato la memoria della Spielrein» con questo film che è un progetto ventennale, frutto di una approfondita ricerca su quella che è stata una delle prime donne psicanaliste.
«Rimprovero gli studiosi - ha detto polemico - di non aver fatto loro quest'indagine. Nessuno si è chiesto cosa fosse accaduto alla Spielrein dopo la storia con Jung, eppure su di lei sono stati scritti molti libri».
Faenza è andato in Russia ed è riuscito persino a rintracciare Vladimir Schimdt, l'ultimo bambino dell'Asilo Bianco, oggi 84enne, in cui la donna aveva lavorato negli anni '20 inseguendo nella Russia rivoluzionaria prima di Stalin il sogno di un'infanzia libera per una nuova generazione di adulti consapevoli del valore della libertà.
Fu prima vittima del Terrore di Stalin e poi fucilata dai nazisti a Rostov dove era fuggita. «E' stato lui a raccontarci la vera storia di Sabina in Russia. Nessuno studioso lo aveva mai avvicinato.
Come è possibile che sia accaduto ad un regista e non ad un ricercatore?», ha detto Faenza. "Prendimi l'anima" (distribuito da Medusa in 50 copie da oggi) è piuttosto una intensa storia d'amore: «Volevo che la psicanalisi c'entrasse il meno possibile - ha detto il regista - anche perché sapevo che ciò avrebbe suscitato polemiche».
Una dichiarazione d'intenti che non ha esentato Faenza dal dibattito sul tema. «La cosa più affascinante per me era raccontare una storia in cui uno psicanalista diventa come e più debole del suo stesso paziente, investito da una passione incontrollabile.
Uno, come Sabina dice a Jung, professionista dell'esplorazione dell'inconscio che però non controlla le proprie emozioni.
Ho sempre pensato che il vero pazzo fosse Jung. Sabina ebbe la fortuna di essere curata, lui no ed infatti fu ricoverato nel '21 in manicomio e rimase un uomo turbato, pare che da bambino uno zio avesse abusato di lui.
In definitiva si dimostra che uno psicanalista è prima di tutto un uomo».
Emilia Fox è Sabina: «Un personaggio - dice - che ogni attrice vorrebbe interpretare, davvero affascinante. Poter esplorare l'amore nella malattia, toccare con mano che per l'amore non c'è terapia, come accade a Sabina che per sempre amerà Jung in maniera assoluta, sono state esperienze bellissime».
Sul film naturalmente si è innestata una polemica. «Nessuno ha il copyright della vita di Sabina Spielrein: è una persona di dominio pubblico»: ha detto il regista Roberto Faenza rispondendo così allo studioso Aldo Carotenuto, primo a pubblicare il carteggio tra Jung, Freud e Sabina Spielrein, che aveva detto di sentirsi «defraudato».
«Non capisco perché - ha detto Faenza - negli ultimi giorni è venuto in mente a Carotenuto di sentirsi defraudato.
La sua ricerca non ha nulla a che vedere con il nostro film, che è frutto di un'ulteriore ricerca.
Ho massimo rispetto di Carotenuto, che ha avuto il grande merito di pubblicare queste lettere e all'inizio mi ha anche aiutato ma non ho mai pensato di doverlo coinvolgere in questo film e la cosa più giusta mi è sembrata citarlo alla fine del film».
Faenza aggiunge anche una coda velenosa a proposito di Carotenuto: «D'altra parte, la stessa pubblicazione di Carotenuto è stata violentemente attaccata da altri studiosi che hanno ritenuto le lettere manipolate e censurate in particolare quelle che riguardano Jung. Ma io in questa polemica non ci voglio entrare».
Lo psicanalista Carotenuto conferma di sentirsi «defraudato: Faenza dice che non ha utilizzato i miei materiali: e io che posso dire, lo devo ammazzare? Lui dice di avere compiuto delle sue ricerche, ma non è vero: dove sono queste ricerche, non ha mai scritto un libro, un articolo. Non ha fatto nulla. Sono io che ho tutto il carteggio».
(Alessandra Magliaro - Libertà - gennaio 2003) [/color:617ac506bf]
Qualcuno di voi lo ha già visto o pensa di vederlo? io conto di andarci in settimana...







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)della cinecard (oggi la chiamano Showcard)...sono abbastanza tirchio!!!
non l'ho mai sentito nominare!!!
Wise
infatti forse ci andrò proprio per questo motivo...[/color:c81934574a]
con Zorba!
e fare venire gente da Roma per vedere un film mi sembra un pò eccessivo :hihi: [/color:932ea3497b]