Bene, miei cari giallisti, il momento è arrivato. E' comparso il primo mistero di quest'annoper l'occasione ho cercato di dar vita a qualcosa di piacevole e stimolante.
E' un pò diverso dagli altri, sia per trama che per complessità. Ho voluto spaziare un pò di più, anche se facendo così si corre sempre il rischio di regalare troppi indizi che magari smontano tutta l'architettura che avevi faticosamente realizzato.
Valgono sempre le regole del postare domande a cui rispondere sì o no e, se si intravede immediatamente la soluzione - chissà, per un'idea improvvisa, per analogia o altro - di inviarla per PM al sottoscritto, in modo da far continuare il gioco![]()
Scritto questo...
Buona lettura![]()
IL MISTERO DI ABBING FOREST
Adrian scese dalla macchina e chiuse con leggerezza lo sportello.
Si guardò intorno.
“Che giornata magnifica” pensò.
Contemplò con aria soddisfatta il paesaggio che lo circondava.
Era molto tempo in effetti che non si vedeva una giornata così. Era primavera inoltrata, tutte le tracce dell'inverno erano ormai scomparse.
Sopra la testa di Adrian si ergeva un'immensa distesa di un placido azzurro, con una o due nuvolette bianche in lontananza, a perdita d'occhio. La temperatura era calda e piacevole. Tutto sembrava aver ripreso vita, tutto scintillava di nuovo splendore. Come se reclamasse voce dopo il lungo silenzio a cui era stato costretto nei mesi precedenti.
Adrian respirò con soddisfazione quell'aria benefica e si avvicinò al cofano della macchina.
Aveva raggiunto la sua destinazione: la Abbing Forest. Il luogo perfetto per il suo lavoro. L'ambiente ideale per i suoi propositi.
Dal cofano estrasse tutto quanto gli occorreva. Era lucido, calmo, controllato. L'emozione mai e poi mai doveva bloccarlo, rovinare tutto quanto era stato programmato. Non si poteva correre questo rischio.
Adrian esplorò quel luogo con occhi attenti e vide finalmente ciò che cercava.
“Tutto a posto” commentò.
Avanzò di qualche passo.
Intorno a lui, nel frattempo, tutto continuava a riprendere vita. Nel silenzio e nella quiete di quella radiosa mattina tutto tornava a risplendere di nuova luce.
Era trascorso poco tempo. Adrian era immerso nella più assoluta concentrazione.
All'improvviso parve come risvegliarsi e guardò dritto davanti a sé.
Scosse la testa incredulo. Non poteva essere.
Guardò ancora.
No, non era possibile. Non era possibile.
Una leggera paura lo colse. Rabbrividì. Stentò quasi a respirare.
La paura si trasformò in panico.
Si guardò attorno. Gli occhi saltellavano da una parte all'altra mentre scrutavano ogni angolo nello spazio circostante. La mente registrava febbrilmente ogni singolo rumore, molti più di quanti ve ne fossero realmente.
A passi lenti, pieno di paura, Adrian si avvicinò alla macchina, sempre guardandosi attorno con circospezione.
All'improvviso si fermò.
Aveva sentito un rumore. E non veniva dalla sua mente.
Ma che cos'era? Di che si trattava?
Adrian non riuscì a capirlo. Gli pareva di sentire migliaia di suoni, movimenti, sibili, grida attorno a lui. Sembrava che si moltiplicassero, che non finissero mai, che lo circondassero, pronti ad aggredirlo.
Il rumore si ripeté. Era più forte degli altri. Un passo leggero, sottile.
In un barlume di lucidità, Adrian guardò nella direzione da cui pensava che provenisse. I piedi parevano piantati nel terreno, il corpo era rigido, immobile.
Trattenne il fiato mentre il passo si faceva vicino, sempre più vicino.
Impallidì.
“E' la fine” pensò.
Non provò neanche a voltarsi. Voleva guardare in faccia chi o che cosa lo stesse terrorizzando.
Un'ora più tardi, due corpi senza vita vennero ritrovati nella Abbing Forest. Le morti risalivano a quella stessa mattina, non c'era dubbio.
Tutt'attorno, nel frattempo, il paesaggio continuava a riprendere vita; ora brillava come di luce propria. Risvegliatosi dal lungo torpore invernale che l'aveva fatto quasi scomparire alla vista di tutti, ora sembrava reclamare giustizia per quelle terribili morti.
A voiche inizino i giochi
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