Sunflower riprende la discussione sulla Psicoterapia on line portata avanti nel thread http://www.obiettivopsicologia.it/fo...threadid=5385, la sintetizza e rielabora con altri spunti teorici.
Riportiamo l'articolo e rilanciamo la discussione su questo attuale argomento![]()
Diteci la vostra!
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BANDITA LA PSICOTERAPIA ON-LINE
IL 23 Marzo 2002 l’Ordine Nazionale degli Psicologi ha emesso una Delibera (http://www.psy.it/documenti/delibera_23032002.pdf) “per mezzo della quale è vietata ogni forma di psicodiagnosi e psicoterapia on line in quanto non conformi ai principi espressi negli artt. 6,7 e 11 del Codice Deontologico”. Alborr, richiamando la nostra attenzione sulla normativa, esprime il suo parere favorevole a tale decisione (“un po’ scettico in merito ai risultati, se consideriamo la sola consultazione on line…;continuo a pensare che … il ruolo della relazione sia di primaria importanza”) e invita gli opsiani a dire la loro.
La prima ad accogliere l’invito è Kia, anche lei schierandosi contro la terapia on line e ricordando, con disapprovazione, un suo docente che “ fà psicodiagnosi e psicoterapia on line da dieci anni …” perchè “secondo lui è meglio non vedere i pazienti e interagire con loro il meno possibile”.
Mia_ Wallace interviene nel dibattito con una posizione più moderata e possibilista (“ci sono pro e contro… come in ogni cosa”) che apre a scenari da esplorare, ma che richiedono “ tempo, ricerche, sperimentazioni… per reinventare il modo di fare terapia!”, non per questo, però, bisogna “ precludersi questa via a priori senza che nulla sia stato fatto per valutarne pregi e difetti”. Del resto, continua Mia, “l’utilizzo di internet potrebbe essere un modo per ‘avvicinarsi’ a quelle persone che non possono o non se la sentono di intraprendere un cammino terapeutico”. A questo proposito, Kia, tornando all’esempio della terapia on line negli Usa, ricorda che “molti terapeuti hanno fatto psicoterapia on line per anni, per poi abbandonare una strada che non dava risultati sufficientemente buoni a causa della mancanza del ‘contatto visivo’ ”. Mia, consapevole dell’importanza degli strumenti tradizionali, sostiene che “ se si vuole fare terapia o.l. si debbano appunto trovare altre modalità… ad esempio ovviando alla mancanza del non verbale con un’analisi della scrittura” e, in definitiva, afferma: “è una strada che non sento di precludere a priori, senza che sia stato provato che sia inutile o dannoso”.
Kia accoglie il parere di Mia, concordando con lei circa la necessità di operare una sorta di scelta dei potenziali utenti di tale “sperimentazione”, individuandoli in “chi è impossibilitato… a recarsi di persona da uno psicoterapeuta”, e, tuttavia, ribadendo il carattere preliminare che tali colloqui dovrebbero avere rispetto ad un’eventuale successiva “scelta di continuare o meno la seduta in studio”. Nel suo intervento ci suggerisce di dare uno sguardo nel web ad un progetto (http://www.psychoinside.it/progetto.html) di sperimentazione gratuita della terapia o.l. nel periodo antecedente la succitata normativa, lungo un arco di tempo di un anno, al fine di monitorarne l’andamento. Riportiamo di seguito alcuni passi:
“Nell'anno di sperimentazione il Centro Psychoinside ha registrato circa 10.000 accessi e ricevuto circa 1500 richieste di aiuto psicologico.Gli utenti che hanno richiesto un aiuto psicologico on-line sono prevalentemente soggetti che non possono o non vogliono affrontare una terapia tradizionale per motivi quali i costi, l'isolamento territoriale e /o geografico, la limitazione fisica, l'imbarazzo sociale. Nel periodo della sperimentazione si sono evidenziati vantaggi e svantaggi: i vantaggi sono rappresentati dalla facilità di accesso e dall'abbassamento delle difese coscienti in relazione al possibile anonimato. Gli svantaggi sono rappresentati dall'assenza di un setting neutro, dalla bassa reciprocità e dalla deprivazione empatica”.
Se da una parte Mia e Kia si dichiarano solo parzialmente e cautamente favorevoli, Forse_sonia, alla luce della sua esperienza personale che l’ha vista trascorrere “almeno sette giorni sola con i miei attacchi panico… alla ricerca spasmodica di qualche specialista libero”, è, invece, “totalmente favorevole a trovare con un click uno specialista o.l.”, pur ammettendo “che l’incontro reale con il proprio psicoterapeuta è sicuramente il più valido”. Possiamo riassumere la sua posizione con un’affermazione emblematica: “Specialisti del settore o.l. come ‘prontosoccorso’ io lo trovo giusto”, dunque anche lei, come Kia e Mia, configura l’intervento tramite la rete come una sorta di salvagente provvidenziale e temporaneo.
Il dibattito prende una piega interessante e accattivante nell’opposizione delle tesi di Sin e Accadueo circa il valore stesso di una qualsivoglia terapia svolta secondo i canoni tradizionali dell’incontro diretto, che Sin ritiene presupporre “comunque una violazione dell’individuo. Non a caso molte persone con problemi più o meno gravosi utilizzano mezzi come chat o forum per esternare i propri pensieri e le proprie frustrazioni … senza per questo sentirsi violati.Tasto "reset", e tutto torna come prima. E' stato esternato un disagio, ma non è stato necessario affrontare sguardi interrogativi, espressioni di difficile comprensione e silenzi carichi di inquietudine in attesa di una risposta”. Il pensiero di Sin corrisponde sicuramente a ciò che molti vivono e sperimentano attraverso la comunicazione mediata da internet, ma rivela un modus operandi viziato all’origine e che Accadueo coglie e svela molto lucidamente : “Le persone di cui parli, cioè quelle con problemi più o meno gravosi che utilizzano internet per sfogarsi e senza per questo sentirsi violati, con molta probabilità continueranno con i loro problemi giusto per il fatto che non avviene nessuna "violazione" nella loro persona, infatti, tasto "reset" e tutto torna come prima. Se io esterno un problema ad una persona che ho davanti, spero proprio che questa mi faccia uno sguardo interrogativo perché per me sta a significare che il mio "problema" realmente gli interessa”. Anche Psicopulce è dello stesso avviso:“Se una persona esterna un disagio e basta, si tratta di uno sfogo, non di una psicoterapia, e il disagio rimane tale e quale”.
Eravamo partiti, tuttavia, dal divieto posto dall’Odine di una psicoterapia o.l. e su questo si esprime Eowin ritenendo “inevitabile che nel futuro prossimo si faranno comunque consultazioni "psi" via internet” eppure mostrandosi sfavorevole a tale ineluttabile evenienza, considerando che “il linguaggio non verbale e tutto il resto non sono così traducibili con smiles et similia” e concludendo che “se l'Ordine l'ha vietata è certo per motivi squisitamente deontologici”.
Fin qui il dibattito tra gli opsiani. Tuttavia scorrendo i siti web, si trovano molti spunti di riflessione sull’argomento, su cui potremmo ulteriormente dibattere. Per esigenze di spazio ne riporto solo un paio.
Prendiamo ad esempio quanto si legge in Psychoinside circa la possibilità di una terapia o.l. e le critiche mosse da quanti non la ritengono fattibile alla luce delle modalità poco ortodosse di svolgimento della stessa:
“Se, insomma, si dà psicoterapia soltanto a condizione che analista e paziente partecipino, per così dire, di un setting fisico, una psicoterapia on-line non sarà per definizione mai possibile. A noi sembra più probante porre la questione a partire da una considerazione di cosa veramente significhi rapporto analitico. In altri termini: si può stabilire un rapporto analitico tra paziente e analista a prescindere dalla loro vicinanza fisica?”.
Vi lascio con alcuni stralci di una relazione (la cui versione integrale trovate al link :http://www.psychomedia.it/pm-proc/br...0/r-imbasc.htm) del Prof. Antonio Imbasciati,
Professore Ordinario di Psicologia Clinica, presso l’Università degli Studi di Brescia, Psicoanalista.
“E' possibile attuare una psicoterapia via Internet?…Non vi è un'unica psicoterapia, ma tante, diverse, talora distinguibili e tal'altra l'una con l'altra sfumate, psicoterapie. Una psicoterapia via internet è una novità: è da inventare; e da sperimentare. Inventarla totalmente ex novo è poco probabile, e difficile. Del resto i tentativi che vengono già attuati sono, non tanto invenzioni di nuove psicoterapie, bensì modificazioni e adattamenti alla rete di qualche precedente psicoterapia…Una perplessità comunque generale, di fronte alle applicazioni in rete, è data dal fatto che la stragrande maggioranza delle varie psicoterapie poggia sulla comunicazione non verbale: il rapporto terapeuta–paziente risulta efficace non tanto per quello che i due si dicono, ma per quanto dall'uno all'altro passa, al di là delle parole. E' qui che risiede il fattore "efficacia" di qualunque psicoterapia. In rete si comunica soltanto attraverso la parola scritta!.. Personalmente credo che la rete possa costituire uno "sfogo" a persone affrante che non trovano al momento altro mezzo: ma quanto, invece, esse ricorrono alla rete perché non hanno il coraggio di cercare una vera psicoterapia? Uno "sfogo" può anche avere un effetto psicoterapeutico: siamo però nell'ambito degli "effetti psicoterapeutici", come sopra definiti, anziché in quello delle effettive psicoterapie…Credo inoltre che possa non infrequentemente accadere che una cosiddetta psicoterapia per via rete possa illudere i pazienti, possa dare altra forma alla loro patologia, piuttosto che aiutarli ad eliminarla. A parte inoltre il fatto che con la rete è molto più facile la proliferazione di quell'arcipelago selvaggio dove operatori e pazienti si confondono; dove non si sa, in fondo, chi sia il più matto, se l'operatore che si picca di "salvare" i pazienti, o il paziente che si illude di guarire e che più facilmente invece si patologizza…Credo in conclusione che occorra andar molto cauti, in questo campo e che ciò valga sia per gli sperimentatori, sia, ancor più, per i pazienti. D'altra parte la scienza è sempre qualcosa che è ognora da costruire. Una psicoterapia su basi scientifiche, da attuarsi in rete, è allora campo aperto”.







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