... e premetto che non voglio offendere nessuno, ma solo portarvi la mia esperienza!
ho letto molte discussioni in cui vengono mosse critiche ad aziende, al governo, alla pioggia per il fatto che noi psicologi non troviamo facilmente lavoro e siamo in concorrenza con lauree che non c'entrano nulla (economia, giurisprudenza, scienze dell'educazione...).
Io lavoro da quattro anni circa nel mondo della consulenza (selezione e formazione del personale) e sinceramente non mi sono mai trovata in accordo con chi sostiene che lo psicologo del lavoro debba avere una posizione privilegiata nella selezione e formazione del personale (accademia e università in primis), perchè, a mio parere può risultare una posizione difensiva e corporativistica che poco si confronta con le esigenze delle organizzazioni.
La fase di diagnosi per la selezione e valutazione, la formazione del personale, sono solo alcuni degli aspetti di un ipotetico direttore del personale (a anche del suo assistente). La funzione del personale è fatta anche di contratti da stipulare, di costi del personale, di relazioni sindacali ... e di aspetti meno inquadrabili come la profonda comprensione ad esempio del processo produttivo di un ipotetico stabilimento, del mercato di riferimento, dei competitors etc etc
questo è ad esempio il motivo per il quale la carriera in azienda e in consulenza sono diventate (soprattutto in questa fase di contrattura di mercato dove il "pedigree" professionale del candidato è fondamentale) sempre più divaricate: perchè un consulente può essere diventato bravissimo a fare selezione, a seguire un progetto con un inizio e una fine che è solo una particella del vero processo aziendale, ma non deve rispettare un budget assegantogli, non deve fare il contratto al neo assunto, non deve scrivergli una lettera di richiamo, non deve incontrare i sindacati... ed ecco perchè l'esperienza acquisita è oggi più importante per noi del titolo di studio.
Non credo si possa fare una colpa alle aziende per le esigenze intrinseche della propria vita! e sono convinta che lo psicologo possa avere un plus, ma solo se capisce nel mondo in cui si deve confrontare non è fatto solo di teorie motivazionali, tratti di personalità, valutazione del potenziale! Nella società dove lavoravo seguivo l'inserimento e la formazione dei neo e sinceramente raramente la curiosità intellettuale superava il manuale del colloquio del trentini preparato all'esame: riforma biagi, contratti, ma anche la semplice pagina economica del corriere erano grandi sconosciuti di cui non si sentiva il bisogno... peccato siano le arterie del mondo con cui ci confrontiamo e che rischiamo di non capire per potervi agire!
Un consiglio per chi deve trovare lavoro (e mi rendo conto che Milano è una posizione privilegiata, ma non pensate al paradiso... ): purtroppo oramai ovunque (ci rendiamo conto? anche per alcuni disperati del temporaneo che giuro di professioanlità non sano neanche il significato!) si passa dal tirocinio e poi alla stages, ma perchè non ne facciamo un altro paio, e poi un determinato, e un contratto a progetto e poi alla fine, se va bene, apriamo una partita iva... Detto questo, per chi vuole entrare in azienda, cerchi al più possibile di fare un percorso delirante del genere già in azienda perchè ripeto il pedigree purtroppo è diventato più importante spesso delle potenzialità. (piccolo esempio personale: nell'ultimo anno ho cercato di cambiare lavoro: ho mandato giuro senza esagerare un paio di migliaia di curriculum - spontanei e in risposta ad annunci - da aziende mi hanno risposto in tre! Ovviamente una sostituzione materità e due a tempo determinato tutte senza possibilità di proroga... ragazzi... tengo famiglia... :-))
Un in bocca al lupo gigante a tutti!!!!







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