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  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Comunichereste una diagnosi ad un paziente?

    stavo leggiucchiando i vari post e mi è sorta una domanda.
    ma voi, futuri o attuali psicoterapeuti, comunichereste mai una diagnosi ad un paziente?
    voglio dire...che io sappia, nella pratica psicoterapeutica non si usa, giusto?
    voi pensate che possa essere utile?
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



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  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    rispondo qui a una cosa che hai scritto anche di là...
    non comunichi la diagnosi nuda e cruda (con tutte le accezioni del termne DIAGNOSI), ma una restituzione la devi fare, se no il pz pensa che tu abbia la sfera magica e abbia doti taumaturgiche...
    il concetto di restituzione consiste proprio nel condividere con lui le valutazioni che hai fatto (con alcune accortezze, ovviamente) dirgli che cosa hai visto di lui, quali sono le sue fragilità su cui lavorare insieme e quali le risorse su cui fare leva per lavorare...
    certo non gli dici: "ho visto che lei è psicotico", oppure "abbiamo una bella depressione eh!?!?!!"
    con parole semplici, senza paroloni, senza doppisensi, in modo chiaro, per iniziare a fare un progetto terapeutico condiviso.
    da lì parto e dico che lavoreremo per un certo periodo x, al termine del quale faremo un bilancio e valuteremo INSIEME come sta andando e come si sente.
    la butti lì, tranquillizza, dà un contesto, responsabilizza.
    poi tutti i tuoi punti di domanda te li tieni per te

  3. #3
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    aggiungo a manuelas che quoto

    valuti con attenzione cosa il paziente in quel momento è in grado di vedere con sufficiente forza di se stesso e cosa invece non è ancora il caso di rispecchiargli, perché non è ancora pronto. Difficile da fare, ma indispensabile.

    Pat

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    aggiungo a manuelas che quoto

    valuti con attenzione cosa il paziente in quel momento è in grado di vedere con sufficiente forza di se stesso e cosa invece non è ancora il caso di rispecchiargli, perché non è ancora pronto. Difficile da fare, ma indispensabile.

    Pat
    sì, ma torniamo al punto. allora, a cosa serve avere una diagnosi "definita", se ogni paziente è unico?
    cioè...a questo punto si dovrebbe tornare all'altra discussione...
    grazie per i chiarimenti, comunque, a entrambe.
    "The road of excess leads to the palace of Wisdom..." W. Blake



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  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    nell'orbita di Anarres
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    Citazione Originalmente inviato da riversky Visualizza messaggio
    sì, ma torniamo al punto. allora, a cosa serve avere una diagnosi "definita", se ogni paziente è unico?
    cioè...a questo punto si dovrebbe tornare all'altra discussione...
    grazie per i chiarimenti, comunque, a entrambe.
    Perdona, ma cosa sarebbe per te una diagnosi "definita"?
    Una diagnosi, forse ché non sono così convinta, serve da bussola, non per estinguere e dissolvere per sempre la persona all'interno della diagnosi/casellina/circoscrizione, serve per trovare dei rimandi noti senza dimenticare che a noi importa lavorare su ciò che non sappiamo, noi intendo io ed il paziente, o io ed il mio terapeuta quando sto dall'altra parte.

    Pat

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    Perdona, ma cosa sarebbe per te una diagnosi "definita"?
    Una diagnosi, forse ché non sono così convinta, serve da bussola, non per estinguere e dissolvere per sempre la persona all'interno della diagnosi/casellina/circoscrizione, serve per trovare dei rimandi noti senza dimenticare che a noi importa lavorare su ciò che non sappiamo, noi intendo io ed il paziente, o io ed il mio terapeuta quando sto dall'altra parte.

    Pat
    Esatto, Pat, trattavasi del mio stesso pensiero...
    Invece, per diagnosi "definita" mi riferivo più che altro a diagnosi in stile DSM-IV, meno completa, forse, ma comunque "bussola".
    Appunto mi chiedevo se vi era mai successo di comunicare una diagnosi tipo "disturbo da attacco di panico", oppure "disturbo bipolare" (che non si chiama manco così, annamo bene.... )
    Mi scuso per non esser stata più chiara, purtroppo ho poco tempo(sarei supposta fare altro) e si trattava più che altro di una mia curiosità...
    nata da una domanda fatta in un altro tread..
    Ti chiedo, a te in quanto paziente, se il tuo terapeuta riconoscesse in te una serie di sintomi che si avvicinano ad un desease descritto nel DSM-IV, vorresti che lui te lo comunicasse?
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  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di riversky
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    grazie, manu, non ci avevo mai pensato....
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  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di manuelas
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    beh sicuramente come paziente tutti vorremo sapere cosa pensa o scrive il terapeuta, ma il punto è se è utile o no e quanto noi ci fidiamo di lui a tal punto da "lasciarlo fare" senza chiedere cosa "abbiamo"

  9. #9
    annanegri82
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    Dipende Da Chi Hai Di Fronte, Di Certo La Consapevolezza Delle Proprie Fragilità Aiuta, Ma Non Sono Necessarie Frasi Del Tipo:"lei E' Depressa, O Lei Soffre Di Una Grave Forma Psicotica Di.."a Volte Un Cammino Di Psicoterapia Lungo E Accogliente Puo Toccare Delle Corde Delicate Senza Stigmatizzare La Persona.

  10. #10
    Keyser Soze
    Ospite non registrato
    Proprio in questi giorni il mio terapeuta mi dirà cosa ne pensa,io ho una paura folle....è come se il suo fosse un giudizio,come al solito la mia paura dei giudizi altrui è tremenda e non mi lascia scampo neanche in un ambito in cui appunto la persona che ho di fronte dovrebbe aiutarmi...

  11. #11
    Partecipante Super Esperto L'avatar di rosamund
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    condivido il tuo vissuto...
    Rosamund

  12. #12
    Partecipante Affezionato L'avatar di Del
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    io credo che se ci chiedono delle spiegazioni chiare, bisogna darle, ovviamente come è già stato detto secondo quanto una persona può prendere e soprattutto non giustifcandolo con la lista dei sintomi ma con le cose di cui si è parlato e che gli appartengono.
    detto questo credo anche che, in alcuni casi, si possa anche restituire la diagnosi "da DSM", con motivazioni particlari e per scopi terapeutici precisi (che quindi variano da persona a persona)
    Tenete conto che poi se qualcuno è passato da esperienze molto ospedalizzanti (Pronto Soccorso, CPS...) spesso la diagnosi ce l'ha in mano e quello che può esserci chiesto è "cosa significa e cosa comporta questo titolo che mi hanno messo addosso?" Diventa ancora più importante rispondere e rispondere in modo chiaro.

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