L'inconscio freudiano sottrae all'individuo ogni possibilità di potere, padronanza, sino a ritenerlo un ospite in casa propria. Una crisi di panico, un lapsus, l'insonnia, l'anoressia obbligano il soggetto ad ammettere che le manifestazioni dell'inconscio sono più forti della volontà, sfuggono al cotrollo della coscienza, non si possono controllare. La psicologia psicoanalitica dell'io, pone questa fragilità, indebolimento dell'io come suo fulcro.
Ikaro, io non ritengo aberrante come sostieni tu, nell'ambito del percorso analitico, mettere a fuoco e toccare le parti più scabrose e divergenti di noi stessi, riconoscerle come proprie e tenerne conto nei comportamenti e nelle scelte, anche andando contro ad un'immagine ideale di noi stessi che invece il nostro narcisismo alimenta.
M. Recalcati sostiene che, la psicoanalisi aiuta a sapere cosa di me favorisce e alimenta la nevrosi di cui sono portatore, del mio fallimento, della mia infelicità, della mia solitudine e non imputa all'Altro la responsabilità del proprio male come invece oggigiorno induce a fare la morale contemporanea. Anzicchè alimentare l'attesa di una giustizia, di un risarcimento che non arriverà mai la psicoanalisi sostiene l'etica della responsabilità soggettiva, mi aiuta a capire quel qualcosa di me che mi sfugge e che provoca i disastri della mia vita.
Il nostro inconscio parla una lingua straniera e la psicoanalisi ci insegna a decifrare quella lingua.
Alla proiezione paranoica, che non tollera e nega l'impatto con la realtà esterna, la psicoanalisi oppone l'introiezione o, se si preferisce, la soggettivazione e l'individuazione.
Tanti ciao

