Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Il problema "mente/cervello/corpo/universo sociale/universo fisico" interessa profondamente anche me. Ho letto molto, ma non ho raggiunto certezze o conclusioni. Tendo a credere che la mente non stia nella scatola cranica. Penso però che per non cadere nell'oscurantismo e nell'irrazionalità, bisognerebbe corroborare queste opinioni con dati e fatti, cosa che finora non mi è riuscita, nè che io sappia è riuscito a nessuno. E mi sembra troppo comodo dire che non può riuscire perché il metodo galileiano non è adatto per definizione a studiare la mente, se quest'ultima è di natura immateriale. In realtà non sono neppure certa che la mente sia di natura immateriale, ma parlando di materia, non mi riferisco in questo caso solo a quella cerebrale. Penso piuttosto all'energia e alla fisica quantistica. Conosci link del tipo FISICA DELLA MENTE : ultima frontiera ? Cosa ne pensi?
Ultima modifica di Char_Lie : 18-01-2009 alle ore 16.59.44
Credo che per chi, come me, non è esperto, o non ha una tale conoscenza dell'inglese che gli consenta di leggere le "enciclopedie" suggerite da willy, questo articolo di Winnicott, molto semplice e chiaro, forse può chiarire le idee su questo argomento così affascinante.
CORPO-PSICHE-MENTE
D. WINNICOTT
La salute del corpo implica un funzionamento fisico adeguato e l’assenza di malattie. Questa definizione implica che:
La salute del corpo è spesso intesa nel senso che il suo funzionamento non viene disturbato da:
emozioni
conflitti emozionali
necessità di evitare emozioni dolorose
in tal senso misurare e stabilire la salute corporea è un compito che si assume il medico.
Tutto questo vuol dire che troppo spesso non vi è nessuna conoscenza e comprensione della psicologia.
Fattori esterni o ereditarietà vengono tratti in ballo per ogni problema: “ è una somatizzazione” viene usato come sinonimo di “lei non ha niente”
Operiamo una distinzione tra:
corpo
psiche
mente
mentale e fisico non sono termini opposti. Soma e psiche sono diversi……
Il funzionamento mentale serve ad organizzare il rapporto tra soma e psiche
l’insediamento della psiche nel corpo è una conquista dovuta al maturare della funzione mentale.
Salute fisica
Implica una eredità genetica abbastanza buona e un allevamento abbastanza buono: il corpo in condizione di salute funziona a un livello adeguato all’età
Salute psichica
In modo simile la salute della psiche è una questione di crescita emozionale e di maturità. L’essere umano sano è emozionalmente maturo in rapporto all’età
Salute dell’intelletto
Questa è una locuzione che non ha senso
l’intelletto come la psiche dipende dal funzionamento del suo organo: il cervello; ma l’intelletto in se stesso non può essere malato, sebbene possa essere sfruttato da una ‘mente malata’; quindi:
E’ lo sviluppo emozionale inadeguato o un cervello organicamente alterato che possono far funzionare male l’intelletto.
La psiche ha inizio come elaborazione immaginativa del funzionamento fisico e il suo compito più importante è il tenere insieme esperienze passate e potenzialità, consapevolezza del presente e aspettative del futuro.
Il cervello è il referente somatico della psiche e una sua alterazione incide sulla salute psichica.
Può esservi una psiche malata, cioè disturbata da problematiche inerenti lo sviluppo emozionale anche se il cervello è sano o una psiche che si ammala a causa dell’impossibilità della mente di elaborare tutti gli stimoli provenienti in un certo periodo dagli avvenimenti esterni che entrano in risonanza con quelli interni.
L’evoluzione naturale dello sviluppo è quella che passa dalla non-integrazione tra psiche e soma alla progressiva integrazione tra:
stimolo (esterno)
afferenza (ciò che arriva)
percezione
rappresentazione
traccia mnestica (ricordo)
questo grazie al sorgere della funzione mentale
Es. Quando il neonato riesce ad unire in sé l’esperienza di sazietà con la sensazione (tattile, odorosa, termica) di qualche cosa che entra nella bocca, si è formata una prima rappresentazione mentale di qualcosa che lo nutre.
L’integrazione psicosomatica è possibile grazie ad un ambiente facilitante che sappia: occuparsi di, adattarsi a, i bisogni del bambino.
La madre mette la propria mente (la funzione genitoriale della mente, la capacità empatica ecc.) al servizio dei bisogni del bambino che non ha ancora un apparato mentale in grado di tollerare, affrontare l’esperienza attraverso l’uso del significato.
Si procede quindi dal caos...non integrazione /all’ordine...integrazione
Nella regressione indotta dalla malattia o dalla sofferenza si va incontro ad una situazione di lacerazione-disintegrazione dell’unità psiche-soma.
Il ripristino di una situazione di contenimento diventa determinante da parte di chi cura.
EFFETTO DELLA PSICHE SUL CORPO
Le tensioni e lo stress della normale crescita emozionale hanno un effetto negativo sul corpo.
Il corpo è in grado di sopportare forti tensioni ma una tensione continua può determinare disturbi fisici irreversibili
GLI ISTINTI
Lo sviluppo emozionale produce un crescente controllo dell’istinto e il corpo deve essere sacrificato in molti settori creando conflitti, ma:dove il conflitto è relativamente conscio, gli istinti sono trattati con autocontrollo col minor danno possibile.
Dove il conflitto è represso nell’inconscio le inibizioni e le angosce sono più dannose per il corpo,quindi:la libertà degli istinti promuove la salute del corpo.
I disturbi psicosomatici sono alterazioni del corpo o del suo funzionamento, associati a stati psichici.
Non possiamo pertanto sganciare la medicina psicosomatica da tre strette relazioni con:
psichiatria
medicina generale
psicoanalisi
non possiamo dimenticare che :
la natura umana non è definibile in termini di mente e corpo. Ma è una interrelazione tra psiche e soma con la mente che sorge sul confine del suo funzionamento.
Non so se siete in sintonia con questo approccio alla questione, ma a mio avviso chiarisce molti aspetti.
Ciao
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
sull'intreccio mente-corpo riporto il pensiero di uno psicoanalista italiano di derivazione freudiana, Agostino Racalbuto, che mi sembra interessante per il thread.
Nel libro "tra il fare e il dire" ha descritto il percorso lungo il quale l'individuo conquista la capacità di simbolizzazione, cioè come si costituisce l'apparato per pensare i pensieri. Il processo inizia dall'esperienza non verbale del "fare", che è una esperienza "vissuta" prima di poter essere "pensata".
Questa esperienza avviene all'interno dell'unità primitiva psicosomatica in cui madre e bambino sono indistinguibili: questo è il regno del corpo e lo scambio avviene a livello degli affetti-sensazioni condivisi, i quali devono essere significati nell'incontro tra i due.
La teoria rappresenta uan integrazione della teoria pulsionale e quella delle relazioni oggettuali: nell'unità del funzionamento psicosomatico non esiste bambino senza madre, e non esiste pulsione senza un oggetto-corpo materno, che è "investito" prima di essere percepito. Questo tipo di conoscenza viene definita conoscenza carnale (perché si basa, appunto, non ancora sulla parola, ma sugli affetti-sensazioni).
Secondo la teoria, a testimonianza dell'intreccio mente-corpo, il pensiero nasce dunque da tracce mnestiche di esperienze affettivo-sensoriali (quindi pre-verbali), da vissuti corporei libidico-emotivi.
Questo funzionamento psicosomatico originario dovrebbe precedere il funzionamento rappresentativo-ideativo , che dovrebbe originarsi per "appoggio" sul primo.
Tuttavia Racalbuto afferma che " più tipi di funzionamento coabitino fin dalla nascita: uno inizialmente predominante più pulsonale il cui modo di fare esperienza si basa su modalità affettivo-sensoriali pre-rappresentative; e altri che utilizano modalità rappresentative (rappresentazioni di cosa) secondo i paramentri del processo primario di pensiero, orientati verso il sucessivo raggiungimento della rappresentazione di parola".
In questa ottica se si verifica il prevalere della modalità affettivo-sensoriale scissa predominante escludente le altre, è probabile che vi siano stati parziali fallimenti nella relazione primaria o che abbia incontrato ostacoli alla maturazione psichica infantile e non abbia rimediato all'Hiflosigkeit (Freud), senza sviluppare dunque la possibilità di integrare l'esperienza rappresentativa con l'appropriato quantum di affetto.
Il funzionamento "sano" in questa ottica è dovuto all'oscillazione e integrazione tra modalità affettivo-sensoriale, rappresentaazione di cosa e di parola unite al quantum di affetto. Altrimenti la terapia consiste nell'integrare tutte queste varie modalità.
Questo processo (terapeutico) di integrazione per recuperare l'originaria unità della dimensione corporea avviene attraverso il recupero o creazione ex novo di una esperienza che è innanzitutto fisica e sensoriale. Attraverso il controtransfert l'analista sente queste "sensazioni" e le lega alle proprie rappresentazioni di cosa (immagini controtransferali) e poi alle rappresentazioni di parola per formare le interpretazioni, che poi comunica al paziente.
Nel libro poi fa vari esempi di casi clinici.
Ultima modifica di Johnny : 19-01-2009 alle ore 09.20.29
Tratto da "Psicologia dinamica" di Giovanni JervisSia fattori genetici, sia fattori di vita relativi alle esperienze del periodo infantile entrano in gioco, combinandosi fra loro, nel determinare la personalità. Mentre fino agli anni '60 si dava importanza soprattutto alle esperienze infantili, a partire dagli anni '70 una serie di ricerche ha dimostrato che i fattori genetici sono più importanti di quanto si credesse. Negli ultimi decenni del '900 le ricerche più significative hanno riguardato i gemelli.
Se due gemelli monozigoti, e dunque con identico patrimonio genetico, sono separati da piccoli e crescono, ignorandosi reciprocamente, in famiglie e in culture del tutto diverse, le loro inclinazioni da adulti si rivelano sorprendentemente simili perfino per quanto riguarda aspetti come la scelta della professione e del tipo di partner, l'uso del tempo libero, gli orientamenti ideologici, il modo di vestire.
Questi dati si legano a una quantità di altre ricerche con un campo di indagine più ampio, e riguardanti le differenze e analogie di personalità tra fratelli, tra figli e genitori, tra gemelli monozigoti e dizigoti, tra bambini adottati, genitori naturali e genitori adottivi e così via. Qui le personalità vengono valutate e confrontate fra soggetti (o in uno stesso soggetto a distanza di anni) mediante un insieme complesso di questionari, test mentali, informazioni sulle abitudini di vita.
I risultati complessivi non lasciano adito a dubbi. Si prendano i vari figli di una coppia di genitori: ci sembra naturale che i loro gusti e i loro modi di pensare si somiglino di più che per due persone prese a caso e non imparentate. E infatti è così. Ma questo accade perché sono cresciuti nello stesso ambiente e con la stessa educazione? Pare di no.
Numerosi studi su gemelli e su fratelli biologici e adottati dimostrano che l'"ambiente condiviso" famigliare in cui essi crescono ha, di fatto, un impatto minimo sul loro modo di essere, cioé in pratica sulla loro personalità. Le somiglianze psicologiche tra fratelli derivano soprattutto da quella parte di patrimonio genetico che hanno in comune (il 50%), e non dal fatto che hanno avuto le stesse esperienze.
In più, l'effetto dei fattori genetici non diminuisce, ma aumenta nel corso degli anni dello sviluppo. Uno dei motivi è che i fattori della personalità geneticamente determinati indirizzano man mano più nettamente le scelte dei bambini da quando essi iniziano a socializzare fra loro. Nei primissimi anni di vita ogni bambino deve adattarsi a una vita limitata da quattro mura e da pochissime persone: non ha molte possibilità di scegliere, cioé di esprimere la propria singolarità di individuo. In seguito, invece, indirizza e caratterizza a mano a mano più nettamente il proprio comportamento secondo le proprie inclinazioni, scegliendo fra le possibilità offerte da un mondo extrafamigliare sempre più ricco e complesso. I dati provenienti dagli studi moderni sull'infanzia ridimensionano fortemente il ruolo dei genitori: contrariamente a un mito ancora oggi radicato, è possibile che non già la famiglia, bensì l'asilo d'infanzia, la scuola e la socializzazione extrafamigliare siano i fattori ambientali più importanti nello sviluppo psicologico del fanciullo.
Nell'insieme, lo sviluppo di una data personalità consiste assai più nella realizzazione graduale di proprie disposizioni, che nell'adeguamento alle norme vigenti in un dato assetto famigliare o sociale. La trasmissione culturale (compresa la trasmissione di valori e credenze) e lo sviluppo della personalità sono dunque due fenomeni diversi, e decisamente più distanti fra loro di quanto si credesse fino a qualche decennio or sono.
Ultima modifica di Char_Lie : 19-01-2009 alle ore 11.53.58
Questo estratto mi sembra di una ingenuità veramente grossolana, anche se andrebbe contestualizzato nell'opera di Jervis (che non conosco nel dettaglio) e che comunque si configura come un’opera di “psicologia dinamica” e non di “psicoanalisi”. Ad ogni modo, provo a fare alcune considerazioni per quel che concerne la psicoanalisi, sul modo in cui si struttura la soggettività umana. Le ricerche sui gemelli monozigoti -ad esempio, o in generale sull’interazione tra geni e ambienti- andrebbero comunque lette nel dettaglio: cosa significa "separati da piccoli", ad esempio? Quali strumenti sono stati utilizzati? Da un punto di vista psicoanalitico, quello che conta è il vissuto fantasmatico del soggetto, non le esperienze reali tout court. Per questo motivo non faccio fatica a credere che 2 gemelli monozigoti, che crescono in ambienti diversi, siano “sorprendentemente simili”, ma questo non è necessariamente la prova dell’influenza del patrimonio genetico. Piuttosto proverebbe il fatto che i figli si inscrivono nel desiderio dei loro genitori e in questo stesso desiderio si alienano. Come spesso accade, dopotutto, i gemelli monozigoti vivono una condizione molto particolare, proprio perché non sono stati differenziati -simbolicamente- dai loro genitori e questo può far sì che, crescendo, l’identificazione immaginaria permanga e entrambi aderiscano a questa al punto da compiere scelte professionali, sentimentali e quant’altro molto simili tra di loro. Perché rispondono al desiderio inconscio dei genitori su di loro, che ha un effetto prima ancora che i figli stessi nascano (nelle fantasie dei genitori, ad esempio; nel volere un maschio o una femmina; nella scelta del nome; nell’aspettativa che i figli realizzino i sogni mancati o falliti dei genitori). Tutti questi aspetti, che inevitabilmente sfuggono alle ricerche mediante questionari, possono essere colti solo attraverso una psicoanalisi, proprio perché secondo questa prospettiva si sedimentano a livello inconscio. Non dico quindi che le ricerche siano sbagliate, ma essendo ricerche si perde di vista il dettaglio e la singolarità, che sono invece la posta in gioco e l’oggetto di intervento (e di studio) della psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
Ma nel testo che ho citato si parlava di gemelli che crescevano in famiglie diverse, probabilmente non hanno gli stessi genitori (mi riferisco qui non a quelli naturali ma a quelli che li allevano ovviamente), credo che ci si riferisse a gemelli adottati. Riporto quello che c'era scritto...Originalmente inviato da ikaro78
Se i gemelli crescono in famiglie diverse mica è detto che le rispettive coppie di genitori proiettino le stesse aspettative e desideri su di loro. Se uno dei due si "inscrive" (come hai detto) nei desideri di una coppia mentre l'altro gemello in quelli dell'altra, non è detto che questi desideri siano gli stessi e perciò non si spiegherebbe più perché questi gemelli sviluppano poi tendenze così simili.Se due gemelli monozigoti, e dunque con identico patrimonio genetico, sono separati da piccoli e crescono, ignorandosi reciprocamente, in famiglie e in culture del tutto diverse, le loro inclinazioni da adulti si rivelano sorprendentemente simili perfino per quanto riguarda aspetti come la scelta della professione e del tipo di partner, l'uso del tempo libero, gli orientamenti ideologici, il modo di vestire.
Riporto in ogni caso la nota in riferimento a queste ricerche sui gemelli presente nel libro. Io non posso certo verificare se queste ricerche siano vere o false.
Un saluto a tuttiT. J. Bouchard et al., Sources of human psychological differences: the Minnesota study of twins reared apart, in "Science", 250, 1990, pp 223-28; R. Plomin, M. J. Owen, P. McGuffin, The genetic basis of complex human behaviors, in "Science", 264, 1994, pp 1733-39. La ricerca del Minnesota ha riguardato più di 8000 gemelli, fra cui 130 coppie di gemelli monozigoti allevati separatamente. Altre indagini sistematiche meno ampie, sono state compiute in Scandinavia. Tutte hanno fornito risultati sovrapponibili.
Ultima modifica di Char_Lie : 19-01-2009 alle ore 16.12.08
Tutto può essere, ma bisognerebbe leggere le ricerche nel dettaglio per capirci qualcosa di più ("separati da piccoli e allevati altrove" è troppo aspecifico per permetterci di ragionarci su...) in ogni caso credo che un esercito di 8000 gemelli sottoposti a ricerca non sia una buona premessa per la clinica (dopotutto stiamo parlando di psicoterapia), che è sempre un lavoro sul singolo e non sui denominatori comuni.Se i gemelli crescono in famiglie diverse mica è detto che le rispettive coppie di genitori proiettino le stesse aspettative e desideri su di loro, uno dei due si "insccriverà" (come hai detto) nei desideri di una coppia mentre l'altro gemello in quelli dell'altra e non è detto che siano gli stessi.
Saluti,
ikaro
Aggiungo solo questo a quanto già detto da ikaro.
Anche dal punto di vista biologico gli studi più recenti indicano che non vi è determinismo nemmeno per quanto riguarda l'espressività genetica. In altre parole il funzionamento complesso e aperto alla possibilità indicato dalle teorie dei sistemi dinamici vale anche per il sistema genetico, che diviene quindi livello di organizzazione in interazione con tutti gli altri, compres quelli più "astratti" come l'organizzazione intra ed interpresonale psichica. Si vedano ad esempio le ricerce di Edelman o di Sander rispettivamente sulla genesi delle sinapsi e sullo sviluppo dell'organismo in interazione con l'ambiente.
gieko
PS: Una somiglianza non genetica nel rapporto tra gemelli adottati da coppie diverse c'è e risiede proprio nell'essere adottati e nell'adottare. Temi come l'abbandono ed il riempimento di vuoti legati ad eventuale sterilità di coppia possono essere fortemente presenti sul campo emotivo in entrambe le situazioni.
gieko
Anzitutto io mi riferivo a similitudini possibili rispetto alla strutturazione di senso e significato, non di certo rispetto ad elementi estetici.
Comunque non credo che siano falsità in sè, anche se su certe estremizzazioni sono piuttosto scettico (tipo ideologia simile...). Resta il fatto che la sola spiegazione genetica è insufficiente e riduttiva, e questo è un dato assodato.
Ci sono anche studi che mostrano come i sintomi della schizofrenia, da molti considerata disturbo a forte componente genetica, si presentino in uno dei gemelli separati alla nascita e non nell'altro. Ciò sembra dimostrare che ci sono in gioco fattori più complessi della sola genetica (la quale, ripeto, ha secondo molti studiosi "poteri" più limitati di quanto si pensasse e di quanto sostengano i riduzionisti).
Ultima modifica di gieko : 19-01-2009 alle ore 17.38.29
gieko
in uno studio degli anni 90 (il "Minnesota study of twins reared apart") sono stati valutati dei soggetti su varie abilità e misure di personalità. Dopodiché hanno partecipato a interviste per indagare le esperienze infantili, paure, passatempi, preferenze sessuali, atteggiamenti sociali.
Dalla ricerca è emerso che gemelli allevati separatamente sono molto simili in una ampia gamma di caratteristiche di personalità tanto quanto i gemelli allevati insieme, dovute certamente a fattori genetici.
In ordine, i più alti livelli di ereditarietà sono stati riscontrati nelle misure di abilità e intelligenza, poi varie misure di personalità, e i livelli più bassi riguardano le credenze religiose e politiche e gli interessi professionali.
Stando alle ricerche, i geni e l'ambiente si intrecciano fin dal momento della nascita, in 4 modi:
1) Determinati ambienti scatenano gli effetti di specifici geni (esepio: un bambino nasce con tendenza genetica all'alcolismo, ma se non ha genitori alcolisti non diventerà alcolizzato)
2) I genitori danno ai figli sia i loro geni sia l'ambiente domestico e entrambi sono funzioni dei geni dei genitori (esempio: genitori intelligenti offrono al figlio un ambiente stimolante, che si correla positivamente con i geni tramandati)
3) Genitori possono deliberatamente costruire un ambiente negativamente correlato con il genotipo del figlio (esempio: i genitori possono incoraggiare le attività sociali per controbilanciare la probabile introversione del figlio...o viceversa per un bambino molto attivo possono offrire attività calmanti)
4) Lo stesso genotipo del figlio modella l'ambiente: l'ambiente diventa una funzione della personalità del bambino attraverso 3 forme di interazione:
a) Interazione reattiva (individui esposti allo stesso ambiente ne fanno esperienza, lo interpretano e vi reagiscono in modo differente)
b) Interazione evocativa (la personalità di ogni individuo suscita particolari risposte negli altri)
c) Interazione proattiva (man mano che il bambino cresce diventa un agente attivo, poiché si muove al di fuori dell'ambiente fornito dai genitori e comincia a selezionare e costruire ambienti propri, che a loro volta modellano la sua personalità)
Ultima modifica di Johnny : 21-01-2009 alle ore 11.06.33
Johnny io avevo immaginato in via ipotetica cosa significasse dire che i geni influenzano fortemente o meno marcatamente certe caratteristiche però bisognerebbe cercare di valutare soltanto gli effetti dei geni di un organismo e non quelli della popolazione circostante che vive intorno a lui.
Intuitivamente pensiamo che i geni influenzino fortemente certe caratteristiche quando queste sono quasi sempre presenti nell'organismo anche quando l'ambiente varia in diversi modi, i geni influenzano invece meno marcatamente se questo non accade.
In linea teorica come si potrebbe cercare di fare una stima quantitativa della cosa? Prendiamo una caratteristica (avere i capelli biondi ad esempio) e prendiamo un certo corredo genetico: come possiamo fare per determinare se la carattaristica in questione dipende fortemente o meno da quel corredo genetico stimando la cosa tra 0 e 1?
Da quello che ho compreso si tratta di effettuare delle stime, ad esempio anche chi fuma non è detto che si ammali di cancro, ma oggi è opinione diffusa che fumare può favorire l'insorgere della malattia. Certi geni magari non determinano sicuramente l'insorgere di certi disturbi ma "fanno correre un certo rischio al portatore".
Forse è proprio la complessità della cosa (che diversi di voi chiamano in causa ogni volta che si cerca di capirci qualcosa in più) che spinge i ricercatori e gli studiosi a tentare di effettuare stime approssimative, comprendere le dinamiche di questi sistemi usando modelli eccessivamente complessi, che in linea teorica dovrebbero indicare istante per istante come il sistema organico evolverà, risulta praticamente impossibile.
La psicologia dinamica stessa fa uso di un concetto come quello di motivazione che fornisce soltanto spiegazioni parziali del comportamento umano e non si addentra nella complessità sottostante dei sistemi organici (semplicemente perché probabilmente nessuno ne sarebbe capace). Le motivazioni "spingono" una persona ad agire in certi modi, ma non determinano quello che la persona farà, o come agirà, nessuno saprebbe predirlo con certezza.
Con i geni andrebbe fatto un discorso analogo, sanno tutti che è importante l'ambiente circostante in cui l'organismo è immerso, il punto è stabilire "quanto" questo risulta importante nei confronti di certe caratteristiche nel momento in cui si è dotati di un certo corredo genetico.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 21-01-2009 alle ore 22.10.19
riguardo allo studio che ho citato nel post precedente, le percentuali sno le seguenti:
abilità e intelligenza: 60-70%
misure di personalità: circa 50%
credenze religiose e politiche e interessi personali: 30-40%
Altri studi che esaminano specificatamente i tratti di personalità hanno valutato che la timidezza e tendenza a irritarsi facilmente ha una ereditarietà compresa tra il 30 e il 50%.