
Originalmente inviato da
gieko
Ciao ama, poni un problema complesso ma, secondo me, estremamente importante al fine di radicare l'intervento psicoterapeutico nel discorso scientifico.
Mi sono occupato di ricerca sui fatto di cambiamento in psicoterapia e successivamente mi sono concentrato in specifico sulle modalità del processo terapeutico dal punto di vista della psicoanalisi. A mio parere ci sono diversi punti che non risultano ancora chiari e che aprono all'ipotesi che siano i fattori specifici a costituire la condizione sine qua non del cambiamento in psicoterapia.
Anzitutto bisogna vedere il campione di psicoterapie considerato dagli studi che citi e da altri ancora: facendo la meta-analisi di orientamenti diversi si possono verificare distorsioni tali da eliminare la specificità degli approcci ed "appiattire" il risultato rendendo secondario il fattore specifico.
In secondo luogo va considerato l'obbiettivo della terapia e come esso si articola nel processo: si ricerca un "adattamento" o un "cambiamento"? Si lavora sul sintomo o sulla struttura di personalità?
La potenza di meta-analisi relative a strumenti di intervento tanto diversi è a mio parere piuttosto limitata. Al di là di questo però mi interessa la tua domanda: è possibile che fattori così generici siano "sufficienti"? Personalmente ritengo di no, e penso che da terapie diverse conseguano risultati differenti, che, a voler ben vedere, sono riconducibili ad un metodo di intervento diverso.
In psicoanalisi, ad esempio, la possibilità di produrre cambiamenti strutturali è legata all'utilizzo dell'interpretazione che è uno strumento specifico di questo orientamento, basato su una specifica teoria. Il tipo di risultati ottenuti è legato quindi all'adozione del metodo, come testimoniano - seppure con i limiti di cui sopra - anche studi sui fattori specifici [vedi: Falk Leichsenring; Sven Rabung Effectiveness of Long-term Psychodynamic Psychotherapy: A Meta-analysis, JAMA. 2008;300(13):1544-1550].
Ci viene in aiuto, in questo senso, anche la teoria. Trovare modelli di funzionamento sano e patologico che spieghino il comportamento umano può chiarire sia l'effetto di fattori aspecifici, che l'impatto di specificità tecnico-metodologiche. Dato che è assodato che l'essere umano è relazionale, ovvero vive grazie alla creazione di interconnessioni tra parti a diversi livelli (oltre a quello interpersonale, sono necessarie relazioni intercorporee, interpsichiche, intercellulari, intermolecolari...) non desta particolare sorpresa che l'instaurarsi di un clima di relazione sia la base di funzionamento della psicoterapia. Tuttavia constatare che, soprattutto in situazioni di patologia, le strutture del vivente tendono ad irrigidirsi e a perpetuare se stesse per proprietà interne al soggetto stesso, rende necessaria l'adozione di un metodo di lavoro più specifico che consenta di intervenire su tale livello. E' possibile, in altre parole, andare oltre la semplice relazione per consentire alla struttura "cristallizzata" di muoversi. Come dicevo in psicoanalisi questo effetto è messo in moto dall'interpretazione, mentre i sistemici utilizzeranno reframeing ed i cognitivisti la ristrutturazione.
Per il momento mi fermo qui.
Un saluto