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Discussione: Omissioni

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  1. #1
    Partecipante Figo
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    30-11-2008
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    Omissioni

    Salve.....vorrei sapere(è sempre stato il dubbio di una vita)se uno psicoterapeuta durante le sue sedute può scoprire le varie omissioni del paziente......cioè se il paziente dice solo "quello che gli fa comodo...per tanti motivi: perchè si vergogna...è intimorito...etc. etc.....questo può compromettere l'intera terapia oppure no?

  2. #2
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Omissioni

    Salve.....vorrei sapere(è sempre stato il dubbio di una vita)se uno psicoterapeuta durante le sue sedute può scoprire le varie omissioni del paziente......cioè se il paziente dice solo "quello che gli fa comodo...per tanti motivi: perchè si vergogna...è intimorito...etc. etc.....questo può compromettere l'intera terapia oppure no?
    Un bravo psicoterapeuta sa aspettare...

    Saluti,
    ikaro

  3. #3
    Partecipante Figo
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    Riferimento: Omissioni

    Ikaro che vuoi dire.....che prima o poi ne parlerà il paziente?oppure lo psicoterapeuta farà qualcosa per portarlo sul discorso?e se ciò non dovesse avvenire....qual'è il meccanismo che sta alla base.......
    è interessante capirlo!

  4. #4
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Omissioni

    Ikaro che vuoi dire.....che prima o poi ne parlerà il paziente?oppure lo psicoterapeuta farà qualcosa per portarlo sul discorso?e se ciò non dovesse avvenire....qual'è il meccanismo che sta alla base....... è interessante capirlo!
    Vuol dire quello che ho scritto, se si tratta di una omissione deliberata e consapevole da parte del paziente significa che non ne vuole ancora parlare e avrà senz'altro i suoi buoni motivi per farlo, le manovre dello psicoterapeuta non dovrebbero forzare il percorso che il paziente sta facendo.

    Saluti,
    ikaro

  5. #5
    Partecipante Figo
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    Riferimento: Omissioni

    ma se il paziente decide deliberatamente di non parlarne......e ha la sensazione di stare perdendo tempo(nel senso che se parlasse farebbe prima)ma cmq si rifiuta di farlo?cioè quello che vorrei sapere è se prima o poi questo avverrà!Lo so che non hai la palla di cristallo ma.....statisticamente cosa succede in questi casi?

  6. #6
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Omissioni

    ma se il paziente decide deliberatamente di non parlarne......e ha la sensazione di stare perdendo tempo(nel senso che se parlasse farebbe prima)ma cmq si rifiuta di farlo?cioè quello che vorrei sapere è se prima o poi questo avverrà!Lo so che non hai la palla di cristallo ma.....statisticamente cosa succede in questi casi?
    Beh, ma è ovvio che 'se parlasse farebbe prima', ma il punto è che in quel momento lì non può parlarne, altrimenti lo avrebbe fatto, ti pare? Certamente se lo psicoterapeuta sa aspettare prima o poi la persona potrebbe parlare, ma non si può prevedere quando. Spesso, ad esempio, ci vogliono anni prima che un paziente riesca a parlare di fantasie e ossessioni che pure erano lì da sempre...

    Saluti,
    ikaro

  7. #7
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    Riferimento: Omissioni

    Zuccherina, sei ancora studente e non lavori, lo sappiamo ma prova a immaginare. Se davanti a te un utente non dice delle cose che fai? Aspetti? Lo forzi? Provi tu a dirgli quello che dovrebbe dire?

    La relazione d'aiuto ha delle regole, non sempre esplicite, ma il rispetto per la persona che abbiamo davanti ( sia utente cliente o paziente) è fondamentale. E rispetto significa anche " saper aspettare" che dentro il nostro utente sia avvenuto quel cambiamento che gli fa avere abbastanza fiducia nella relazione con noi tanto da dire tutto. ( ovviamente questo non accade per noi AS nei contesti cosidetti di " controllo" ma solo in quelli di puro aiuto)

    Ascoltare quello che ci dice, senza forzarlo, e dargli fiducia nonostante ci accorgiamo o sospettiamo che ci nasconde una parte della verità è già di per se "terapeutico"

    La persona si sentirà accolta NONOSTANTE non sia del tutto sincera con noi e questo getterà le basi per la relazione d'aiuto.
    Ultima modifica di monicadal : 15-06-2009 alle ore 17.29.28

  8. #8
    Partecipante Figo
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    Riferimento: Omissioni

    Ti sembrerà strano ma ho assistito a casi veramente brutti in cui un assistente sociale e una psicologa...una volta che è uscito il paziente dalla stanza.......ne hanno dette di tutti i colori....non ti dico cosa.........veramente brutto!!!!!
    E non era una seduta di psicoterapia.....figuriamoci se avesse detto cose moooooltoooo personali cosa avrebbero detto....non oso immaginare.....purtroppo questa cosa mi è rimasta impressa e non voglio immaginare se fossi stata io la paziente.....!

  9. #9
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Omissioni

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Salve.....vorrei sapere(è sempre stato il dubbio di una vita)se uno psicoterapeuta durante le sue sedute può scoprire le varie omissioni del paziente......cioè se il paziente dice solo "quello che gli fa comodo...per tanti motivi: perchè si vergogna...è intimorito...etc. etc.....questo può compromettere l'intera terapia oppure no?
    ora mi attirerò una bordata di interventi perché sto per dire una cosa psicoanalitica quel che il paziente dice è solo una minima parte della comunicazione, il resto lo "dice" attraverso il non verbale. Per non verbale non intendo solamente la postura, il tono della voce, l'espressione, ecc...ma anche e soprattutto la comunicazione affettivo-sensoriale che passa attraverso il controtransfert: i contenuti più carichi dal punto di vista affettivo e quindi meno elaborati dal punto di vista cosciente, quindi materiale affettivo-sensoriale grezzo, vengono perciò comunicati attraverso meccanismi quali l'identificazione proiettiva. Quindi il terapeuta ascolta su più livelli, perché deve cogliere tutto ciò che il paziente gli porta

  10. #10
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Omissioni

    ora mi attirerò una bordata di interventi perché sto per dire una cosa psicoanalitica quel che il paziente dice è solo una minima parte della comunicazione, il resto lo "dice" attraverso il non verbale. Per non verbale non intendo solamente la postura, il tono della voce, l'espressione, ecc...ma anche e soprattutto la comunicazione affettivo-sensoriale che passa attraverso il controtransfert: i contenuti più carichi dal punto di vista affettivo e quindi meno elaborati dal punto di vista cosciente, quindi materiale affettivo-sensoriale grezzo, vengono perciò comunicati attraverso meccanismi quali l'identificazione proiettiva. Quindi il terapeuta ascolta su più livelli, perché deve cogliere tutto ciò che il paziente gli porta
    Ammeso che sia così come dici (detta così sembra magia nera, più che psicoanalisi...), quindi?

  11. #11
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Omissioni

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ammeso che sia così come dici (detta così sembra magia nera, più che psicoanalisi...), quindi?

    quindi non si tratta di "scoprire" quello che il paziente non dice, come si chiedeva nella domanda iniziale di questo thread, ma di rispettare il modo con cui egli comunica e saper ascoltare anche ciò che non è espresso a livello verbale, per poi, eventualmente, aiutare il paziente ad elaborarlo. Non vedo cosa c'entri la magia nera, tutto il mio intervento si riferiva al concetto bioniano di reverie
    Ultima modifica di Johnny : 15-06-2009 alle ore 18.35.10

  12. #12
    Partecipante Esperto
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    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Ti sembrerà strano ma ho assistito a casi veramente brutti in cui un assistente sociale e una psicologa...una volta che è uscito il paziente dalla stanza.......ne hanno dette di tutti i colori....non ti dico cosa.........veramente brutto!!!!!
    E non era una seduta di psicoterapia.....figuriamoci se avesse detto cose moooooltoooo personali cosa avrebbero detto....non oso immaginare.....purtroppo questa cosa mi è rimasta impressa e non voglio immaginare se fossi stata io la paziente.....!
    E' successa la stessa cosa a una ragazza che conosco e che fa la triennale. E' rimasta molto scioccata dall'atteggiamento di quelle AS. Purtroppo nel nostro lavoro ci sono persone poco sensibili, o stanche, o in burn out che non riescono più a tollerare le pressioni di un lavoro oggettivamente difficile.

    tutti i giorni ti scontri con casi al limite della sopportazione umana di sofferenza e tutti i giorni ti scontri con la tua inutilità o poca utilità, con il non poter far nulla, con i limiti che la mancanza di risorse ( tempo, possibilità di invii, risorse economiche)

    Insomma per fare l'AS ti devi misurare con il fallimento ogni giorno e devi esserci preparato.

    PEr quanto sei brava tu sia brava solo uno dei mille fattori che determinano la riuscita di un intervento. E Nemmeno quello più determinante.

    Ci si deve preparare non all'entusiamo e alla riuscita ma alla rinuncia per reggere i ritmi di questo lavoro.

    A questo punto ogni piccolo successo di un nostro utente ( anche piccolissimo, anche trascurabile) sarà una vittoria.



    ( Se ci sono psicologi che lavorano nel contesto pubblico anche per voi è così? )

  13. #13
    Partecipante Figo
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    Rosa mi riferisco a vissuti intimi della vita di una persona......
    Io credo che per capire veramente una persona bisognerebbe venire a conoscenza non di TUTTO ma proprio delle cose che fanno male maggiormente.....è lì che risiede il "problema"....
    Però mi domando se nel periodo di tempo tra la "presentazione" e il dire cose più intime ed imbarazzanti vi possono essere dei miglioramenti che incidono proprio su queste cose "intime"!non so se mi sono spiegata!

  14. #14
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Omissioni

    Un inciso: non credo che l'alleanza terapeutica sia definibile solo come fiducia nel terapeuta, in tal caso penso non si andrebbe molto avanti nel percorso. La ritengo una vera alleanza di lavoro che si costruisce lentamente e che si alimenta non solo di fiducia ma di nutrimento emotivo-affettivo veicolato dalla elicitazione di una reciprocità reale e fantasticata in cui le corde dell'intimità emotiva ed affettiva, spesso inconsce, sono accolte e trovano spazio e riconoscimento. Questo lo si costruisce nel tempo.
    Talvolta la fiducia affonda le radici su una base eminentemente razionale, mentre l'alleaza terapeutica si costruisce nello spazio vitale della dimensione emotiva-affettiva, non razionale, spesso inconscia.

  15. #15
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Rosa mi riferisco a vissuti intimi della vita di una persona......
    Io credo che per capire veramente una persona bisognerebbe venire a conoscenza non di TUTTO ma proprio delle cose che fanno male maggiormente.....è lì che risiede il "problema"....
    Però mi domando se nel periodo di tempo tra la "presentazione" e il dire cose più intime ed imbarazzanti vi possono essere dei miglioramenti che incidono proprio su queste cose "intime"!non so se mi sono spiegata!

    Purtroppo, non si può dare una reale risposta ad una questione tanto specifica ed allo stesso tempo, tanto generale. Ci potremmo scrivere un trattato.
    Se tu la consideri ad es., in un'ottica sistemica (non so se la conosci bene), ciò é in parte possibile, perché si possono creare nuove "aperture" e prospettive che incidono su altri fattori importanti e permettono - in genere - di affrontare anche il problema più "difficile" per il paziente in collaborazione con il terapeuta. E ciò può avvenire in tempi relativamente "rapidi" e senza forzare il paziente che non deve sentirsi violato ma tutelato.
    In un'ottica psicoanalitica la problematica, viene affrontata secondo varie prospettive, freudiana - lacaniana, junghiana, costruttivista - relazionale più altre meno note, ognuna con modi e tempi diversi.
    Sulla prima, ti ha risposto ikaro; é sempre importante il rispetto dei tempi del paziente e se il terapeuta sa calibrare i suoi interventi con il discorso in atto nel paziente, ciò può può incidere favorevolmente.


    In ogni caso, alla base di tutto, c'é sempre - indipendentemente dal tipo di terapia e di orientamento del terapeuta - l'alleanza terapeutica ed un "clima" ecologico e di fiducia, per permettere a ciò che vuole esprimersi di emergere con tranquillità; inoltre, generalmente, dato che come diceva anche Luigi'84, un paziente é sempre un intero, non solo nella terapia ma anche nel corso di ogni singola seduta, molto spesso ciò che é esperito quale "non detto", viene colto - nel senso che "potrebbe esistere un qualcosa di importante per quella persona" - da un terapeuta preparato attraverso altre vie, importanti per permettere sblocchi e cambiamenti nel paziente.

    Considera in ogni caso che queste sono risposte esclusivamente in via ipotetica e teorica, perché nella specificità del caso ogni individuo, é una storia a sé. E come tale va garantito.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

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