Vorrei chiederti una cosa: non trovi che organizzare le proprie scelte attorno alle sedute di analisi possa provocare, proprio nel caso di persone con problemi particolari, per le quali si auspica un'analisi con delle regole ferree, un effetto esattamente opposto a quello voluto? La mia esperienza di paziente a riguardo è chiarissima: durante il periodo di massima difficoltà, quando l'analista mi chiese di andare non più due ma tre volte alla settimana e mi raccomandò di far particolare riferimento sulle sedute, la mia disperazione aumentò. Perché in definitiva per un essere umano fare assoluto affidamento su una tecnica, sia pure quella psicanalitica, è quanto meno a rischio di alienazione. Francamente mi risultò più che deprimente incentrare la mia vita attorno alle sedute: innanzitutto non si tratta di un sostegno gratuito, ma di un rapporto fondato su una retribuzione; e questo già rende la cosa perlomeno fredda, anzi glaciale; in secondo luogo queste psicanalisi hanno un approccio completamente scientifico, e questo, se da una parte fornisce prove inconfutabili, dall'altra riduce inevitabilmente la comprensione; in terzo luogo la figura dell'analista non si presta a diventare centrale nella vita di un uomo, perché il rapporto analitico è completamente privo di calore umano; cosa che aumenta la conoscenza scientifica dell'analista ma aumenta pure il senso di avvilimento dell'analizzato. Il mio timore, in questi casi, è che la competenza scientifica, concetrata solo su determinati problemi, vada di pari passo con un'immensa distrazione per ciò che riguarda il resto, col risultato che la vita del paziente va a rotoli, la competenza dell'analista aumenta e l'analista assiste impotentemente a una vera e propria tragedia esistenziale (potrebbe però anche non accorgersene proprio).
E proprio questo accadde nel mio caso. Io feci presente all'analista che la mia vita stava andando a rotoli peggio di prima, e lui mi enumerava tutti i problemi che aveva risolto; ma dei problemi che aveva creato non ne voleva sapere, forse perché, io penso, la sua scienza non aveva proprio gli strumenti per verificarli.
Saluti.
Astolfo