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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Il mito del terapeuta che abbia affrontato una personale terapia o che sia comunque in atto precedente alla professione è duro a morire. Mi spiego meglio. Lo psicoterapeuta è nell'immaginario collettivo inquadrato in quella categoria di professionisti (politici, medici, preti, poliziotti) piuttosto delicata verso i quali si nutrono notevoli aspettative non solo pertinenti alle competenze specifiche, ma che vanno a confluire in una versione purificata di individui al di sopra dei comuni limiti umani, i Superpartes, nel vero senso della parola, sopra le parti, o, meglio ancora, oltre le parti, arbitri delle nostre casuali faccende mentali e comportamentali.
    A proposito dello psicologo, questi si presume debba avere il dono di aver chiaro il proprio mondo cognitivo ed emotivo, instaurare relazioni costruttive, essere esempio di una ufficiale sanità mentale, o per lo meno di un equilibrio di giudizio, di valutazioni e di partecipazione.
    Insomma rappresenta quella persona a cui ci si "confessa", cosa che non si fa normalmente quasi con nessuno.

    Prima considerazione: lo psicologo non è un amico. Chi prende appuntamento con lui è una persona che ha difficoltà senza dubbio diverse dalle semplici confessioni che si farebbero a uno o due amici in totale.
    Seconda considerazione: la relazione terapeutica è senza dubbio un rapporto molto difficile da spiegare. Si raggiunge un grado di conoscenza asimetrica ( è il paziente che parla del suo mondo, non il terapeuta) impressionante.
    Terza considerazione: perchè si crede che una terapia antecedente alla professione debba essere quanto meno necessaria per la categoria degli psicoterapeuti? da quale assunto si parte? Che una terapia personale possa sciogliere i problemi del professionista?

    Vediamo di soffermarci sul terzo punto. Si presume che lo psicoterapeuta abbia adempiuto una terapia personale precedente al professione chiarendosi e risolvendo i propri problemi complessi, costruiti attraverso la sua biografia. Detta così è piuttosto confusa la cosa, perchè 1) quali sono i problemi che possono interferire eventualmente con quelli di un paziente? 2) quali sono i criteri che ci informano della avvenuta risoluzioni dei problemi? 3) come facciamo a sostenere il fatto che il terapista coi suoi problemi sia meno adatto a risolvere quelli dei suoi pazienti? 4) se fosse pure così, come la mettiamo col fatto che il teraputa in quanto partecipante attivo della relazione terapeutica non può non interferire nonostante terapie personali pregressse e quindi come faremmo di conseguenza a sciogliere il paradosso su cosa possa interferire e cosa possa non interferire?

    Ho parlato di asimmetria nella relazione terapeutica giacché ne esisterebbe un'altra, contraria e speculare: il terapeuta accetta di impegnarsi a fornire il servizio organizzando un lavoro concordato ma di cui non può valutarne gli effetti in modo prevedibile. Il paziente in ultima analisi decide se il servizio è stato congruente con le sue aspettative, se valuta sentendosi soddisfatto coerentemente con le emozioni e i significati che via via acchiappa e riorganizza nella storia terapeutica.

    Come avrete notato ho utilizzato un po' indifferentemente i termini psicologo, terapista, psicoterapeuta. Chiaramente sono immagini professionali diverse, ma il discorso penso che possa essere rivolto a ciascuna congruentemente al lavoro che svolgono in teoria e in pratica.
    Q[ui, ho preferito utilizzarli indifferentemente.

    A voi la parola digitale.

    ciaz.

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Terza considerazione: perchè si crede che una terapia antecedente alla professione debba essere quanto meno necessaria per la categoria degli psicoterapeuti? da quale assunto si parte? Che una terapia personale possa sciogliere i problemi del professionista?
    E' noto che una terapia personale, o meglio, un'analisi (visto che ci tieni ai distinguo), mira a far sì che il candidato sperimenti quei processi trasformativo-generativi con cui lavorerà successivamente con i propri analizzandi.
    Le illusioni di un terapeuta "perfetto", "sano" o addirittura "neutrale" le lasciamo a chi ci crede ancora.

    Saluti
    gieko

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    E' noto che una terapia personale, o meglio, un'analisi (visto che ci tieni ai distinguo), mira a far sì che il candidato sperimenti quei processi trasformativo-generativi con cui lavorerà successivamente con i propri analizzandi.
    Le illusioni di un terapeuta "perfetto", "sano" o addirittura "neutrale" le lasciamo a chi ci crede ancora.

    Saluti
    Daccordo, in questo caso si tratta di una specie di criterio cronologico? cioè meglio che li sperimenti prima piuttosto che dopo?
    Aggiungo, vero! La aspetto più interessante è il metodo di autosservazione che sperimenta e che può essergli molto utile nel fornirne indicazioni all'utente (cosa che può avvenire si spera e sicuramente in misura minore con le supervisioni).
    Ne deriva, che è utile quanto apprende piuttosto che quanto risolve delle proprie matasse.

    ciaz.

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Daccordo, in questo caso si tratta di una specie di criterio cronologico? cioè meglio che li sperimenti prima piuttosto che dopo?
    Aggiungo, vero! La aspetto più interessante è il metodo di autosservazione che sperimenta e che può essergli molto utile nel fornirne indicazioni all'utente (cosa che può avvenire si spera e sicuramente in misura minore con le supervisioni).
    Ne deriva, che è utile quanto apprende piuttosto che quanto risolve delle proprie matasse.

    ciaz.
    Apprendere dall'esperienza (1962) e Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita (1965) sono il titolo di due libri di W.R. Bion. Basta guardare le date per rendersi conto che è da un po' che si riflette su questi temi in certi ambiti.
    Sul fornire indicazioni, però proprio no...

    Saluti
    gieko

  5. #5
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Apprendere dall'esperienza (1962) e Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita (1965) sono il titolo di due libri di W.R. Bion. Basta guardare le date per rendersi conto che è da un po' che si riflette su questi temi in certi ambiti.
    Sul fornire indicazioni, però proprio no...

    Saluti

    Penso che il tema sia ancora più vecchiotto delle date dei libri che proponi.
    So benissimo di non aver scoperto chissà cosa. Soltanto che a differenza di te, temo che sia un argomento un po' trascurato o dato per scontato tra i nostri cointernauti in accordo con la mia ipotesi (la teapia personale è necessaria o d'obbligo).

    Le indicazioni da fornire su come autosservarsi, sul come piuttosto che sul perchè, non sono da considerare in un'ottica direttiva. Non equivochiamo. Indicazioni di metodo, non di contenuti, nè interpretative.


    ciaz.

  6. #6
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    ...Le indicazioni da fornire su come autosservarsi, sul come piuttosto che sul perchè, non sono da considerare in un'ottica direttiva. Non equivochiamo. Indicazioni di metodo, non di contenuti, nè interpretative.
    ciaz.
    Su questa parte, pur essendo d'accordo con te in linea generale, ho qualche dubbio. A volte, il metodo definisce il contenuto.

    Nel mio caso, mi preparo a diventare un terapeuta corporeo. Fa parte del metodo l'attenzione alla sensazione, ad esempio. Ora, con quel tipo di metodo, si seleziona automaticamente il contenuto, nel senso che quel metodo ("cosa senti?") è applicabile ad una ben precisa fetta dell'esperienza, ma non ad altre (per le quali altre utilizzerò metodi differenti).

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  7. #7
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Penso che il tema sia ancora più vecchiotto delle date dei libri che proponi.
    Beh, a quanto pare per alcuni il tema non si è proprio mai posto, per altri si pone da molto meno tempo... Di analisi personale si inizia a parlare verso il 1900-10 e da lì si è andati molto avanti...

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Le indicazioni da fornire su come autosservarsi, sul come piuttosto che sul perchè, non sono da considerare in un'ottica direttiva. Non equivochiamo. Indicazioni di metodo, non di contenuti, nè interpretative.
    Non penso di fraintendere, ed è per questo che da una parte si parla di interpretazioni e dall'altra di indicazioni. Se portiamo avanti le tue tesi, un terapeuta che indicazioni potrebbe mai dare? Può solo sperare di mettere in atto perturbazioni accompagnate da ristrutturazioni che poi il paziente vivrà a suo modo. Il metodo lasciamolo ai libri...

    Saluti
    gieko

  8. #8
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Grazie a neuromancer per il tema di discussione.

    Posso buttare lì una provocazione?

    Non tutte le scuole chiedono che i candidati al titolo di psicoterapeuta si sottopongano ad una psicoterapia personale.
    Per quanto ho avuto modo di vedere, questo divide il campo dei terapeuti in due "fazioni" opposte:
    a) "Ma come faranno a pretendere di risolvere i problemi altrui senza risolvere i propri? Sono dei poverini. Fanno un sacco di danni e non se ne accorgoo nemmeno!"

    b) "Certo che sono proprio fessi. Pensano di risolvere i problemi altrui e che, per farlo, sebbano fare un percorso di guerra quando ne potrebbero fare a meno..."

    E, ovviamente, ognuno organizza il suo discorso, le sue relazioni, ecc. in funzione del mantenimento della coerenza della propria posizione e del mantenimento delle differenze tra la propria e le altrui posizioni. E crede pure di avere ragione.

    Proviamo a vedere le cose da un punto di vista selezionista/evolutivo. Non potrebbe, semplicemente, la molteplicità di scuole e di posizioni nel campo della terapia, essere il risultato di un processo di selezione naturale psicologico?
    Possiamo vedere le varie scuole e le varie correnti come "nicchie evolutive" nelle quali il singolo troverà o meno collocazione adeguata? (nel senso di massimizzare la coerenza tra sé e l'ambiente che lo circonda)

    Il che porta a una domanda interessante: quanto è "patologica", o "sintomatica" la nostra scelta di fare gli psicoterapeuti?

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  9. #9
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio

    Proviamo a vedere le cose da un punto di vista selezionista/evolutivo. Non potrebbe, semplicemente, la molteplicità di scuole e di posizioni nel campo della terapia, essere il risultato di un processo di selezione naturale psicologico?
    Possiamo vedere le varie scuole e le varie correnti come "nicchie evolutive" nelle quali il singolo troverà o meno collocazione adeguata? (nel senso di massimizzare la coerenza tra sé e l'ambiente che lo circonda)

    Il che porta a una domanda interessante: quanto è "patologica", o "sintomatica" la nostra scelta di fare gli psicoterapeuti?

    Buona vita
    Guglielmo
    Quanto meno per me sarebbe auspicabile un processo concorrenziale e competitivo fra i vari persorsi formativi, alfine di poter portare avanti una ricerca intanto teorico/empirica, e poi per una verifica continua dei risultati registrati dalle varie scuole.
    Ma il tuo discorso poi intravede una diabolica conseguenza per la professione: il selezionista sarebbe l'utente. ( e mi sembra pure giusto!)

    Più che patologica, la scelta è a mio parere sintomatica per quanto riguarda il lato privato personale di chi sceglie di fare lo psicologo, d'altra parte sintomatica nel senso che è coerente con il proprio modo di organizzare e concettualizzare il mondo e se stessi
    (a seconda dei casi, cioè se ci si informa per bene di cosa sia nei suoi contenuti e nei suoi obiettivi profesisonali finali la scuola scelta).

    ciaz.

  10. #10

    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Possiamo vedere le varie scuole e le varie correnti come "nicchie evolutive" nelle quali il singolo troverà o meno collocazione adeguata? (nel senso di massimizzare la coerenza tra sé e l'ambiente che lo circonda)

    Il che porta a una domanda interessante: quanto è "patologica", o "sintomatica" la nostra scelta di fare gli psicoterapeuti?

    Buona vita
    Guglielmo
    Interessante quesito che merita una riflessione dotta che illumini i profano.

    E possibile avere risposte chiare in proposito?

  11. #11
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Interessante quesito che merita una riflessione dotta che illumini i profano.

    E possibile avere risposte chiare in proposito?
    Sono più quesiti che vengono fuori da tale pezzo. Cosa ti interessa in particolare?

    ciaz.

  12. #12

    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Sono più quesiti che vengono fuori da tale pezzo. Cosa ti interessa in particolare?

    ciaz.
    Per esempio...

    Si fa una selezioni degli aspiranti psicoterapeuti?

    E' prevista una visita psicologico -psichiatrica di controllo da parte di una supervisione?

    Se lo psicoterapeuta in formazione manifesta chiari difetti della personalita', e' possibile estrometterlo dal corso di specializzazione?

    Se lo psicoteraputa, dopo la specializzazione, manifesta disturbi della personalita', rilevabili dalla sua attivita' pubblica e privata, c'e' qualcuno che provvede a togliergli la qualifica?

    C'e' un controllo sull'operato degli stessi, o tutto fa seguito a eventuali esposti o denunce da parte di pazienti?

    Se durante una supervisione il supervisore si accorge di un intervenuto vizio della personalita', o chiari sintomi nevrotici [o anche sospetti], puo' annullare la possibilita di praticare del teraputa in questione?

    Uno psicoterapeuta in formazione puo' praticare l'attivita' al pubblico come fosse gia qualificato?

    Scusate la sciocchezze eventuali, ma non sono del ramo...

  13. #13
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Per esempio...

    Si fa una selezioni degli aspiranti psicoterapeuti?
    Certo, più o meno la effettuano tutte le scuole private, non so quelle pubbliche. In genere sono dei colloqui, con qualche test preliminare, e curricula. Il tipo di selezione e le modalità sono strettamente legati all'impianto epistemologico e metodologico della teoria clinica di ciascuna scuola.

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    E' prevista una visita psicologico -psichiatrica di controllo da parte di una supervisione?
    Se ti riferisci alla fase della selezione no, per quanto riguarda la mia scuola passata (post cognitiva), non so le altre, ma non credo se ho capito più o meno cosa vuoi intendere per visita di controllo!

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Se lo psicoterapeuta in formazione manifesta chiari difetti della personalita', e' possibile estrometterlo dal corso di specializzazione?
    Qui ci sarebbe molto da dire, perchè la definizione "difetti di personalità" è molto ricca di sfumature.... posso dire su due piedi: non esiste una personalità non difettosa....
    Chiaramente viene seguito dai trainer (e, quando previsto, dalla terapia personale) il profilo storico psicologico emergente dello specializzando nel corso della formazione, sempre in accordo ai criteri derivanti dalla struttura di base teorica.

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Se lo psicoteraputa, dopo la specializzazione, manifesta disturbi della personalita', rilevabili dalla sua attivita' pubblica e privata, c'e' qualcuno che provvede a togliergli la qualifica?
    Dipende dal contesto e da chi proviene la segnalazione, ma non saprei risponderti con precisione. Diciamo che se fai qualche grosso guaio in un CSM (Centro di Salute mentale) all'Asl, è chiaro che possono esserci delle sanzioni a proposito. Dipende da molti fattori.
    In sede privata probabilmente possono licenziarti e stop. O se sei lavori nel tuo studio privato, diminueranno i clienti, a meno che combini seri guai e allora vai sotto inchiesta penalmente e da parte dell'Ordine.
    In una struttura pubblica è più complicata, ma magari qualcuno potrebbe esserti più utile con precisione sui regolamenti che organizzano giuridicamente ed amministrativamente il settore pubblico.

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    C'e' un controllo sull'operato degli stessi, o tutto fa seguito a eventuali esposti o denunce da parte di pazienti?
    Ma guarda, in genere la percentuale di pazienti che denuncia è piuttosto irrilevante per quanto ne so io. Che d'altra parte ne so poco essendo piuttosto giovane nel settore, e quindi mi baso su pochi pazienti e sull'esperiena riferita dai colleghi e dai trainer. In genere in privato rimane valida la formula che alla fine è sempre l'utente a decidere se continuare o meno. Se presti un servizio non pertinente o non adeguato alle esigenze dell'utente, avrai poca clientela...
    In generale, la supervisione è molto importante e imprescindibile per il proprio lavoro. In privato puoi decidere di farne a meno, ma non è decisamente la scelta migliore. In pubblico non sempre la fanno. C'è da aggiungere che in una struttura pubblica devi rendere conto con la trascrizione ciclica sulle cartelle cliniche del proprio lavoro terapeutico, trascrizioni controllate e lette dal responsabile di struttura (ma non ci contare molto).

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Se durante una supervisione il supervisore si accorge di un intervenuto vizio della personalita', o chiari sintomi nevrotici [o anche sospetti], puo' annullare la possibilita di praticare del teraputa in questione?
    No, se si tratta di uno psicotarapeuta, sì se si tratta di uno specializzando. Nel primo caso può soltanto indicargli negli opportuni modi di fermarsi e magari intraprendere un percorso terapeutico. Nel secondo caso può dirgli di intraprendere magari un percorso terapeutco o semplicemente suggerirgli di fare un altro mestiere.
    Ma questo discorso dipende se le tue premesse vengono articolate meglio come già ti accennavo prima, cioè cosa vogliamo intendere per difetto di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da moscarorolus Visualizza messaggio
    Uno psicoterapeuta in formazione puo' praticare l'attivita' al pubblico come fosse gia qualificato?
    Scusate la sciocchezze eventuali, ma non sono del ramo...
    In qualità di tirocinante o di psicologo.

    Aggiungo e ripeto, il mito di uno psicoterapeuta onnipotente e onniscente è duro a morire. Alle volte sono gli stessi psicologi/speculatori che lo alimentano. Molte volte, la comunicazione che fa da sfondo è vincolata dai processi di produzione e trasmissione di massa (università, tv, internet, forum!)
    L'asimmetria di potere nella relazione a guardar bene è a scapito del terapeuta che del paziente.


    E tu, di che ramo sei?

    ciaz.
    Ultima modifica di neuromancer : 03-12-2009 alle ore 01.08.34

  14. #14
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Le altre non ritengono necessario questo percorso, come ha ricordato anche neuromancer. Dipende dalla teoria di base a cui le diverse scuole di pensiero si rifanno.

    Saluti
    gieko

  15. #15

    Riferimento: La terapia personale dello psicoterapeuta: paradossi e miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Le altre non ritengono necessario questo percorso, come ha ricordato anche neuromancer. Dipende dalla teoria di base a cui le diverse scuole di pensiero si rifanno.

    Saluti
    ...quindi esitono scuole di pensiero che danno per scontato che il loro perscorso di formazione di uno psicoteraputa non possa produrre danni ai futuri utenti?

    Oppure si puo' ipotizzare una sottostima del potere della loro psicoterapia?

    Oppure viene ritenuta, la loro psicoterapia, sempre e comunque positiva?

    Sono curiosita'.

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