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  1. #106
    per l'inacidimento: non mi riferivo all'esperienza negativa ma mi riferisco ai presupposti su come si raggiunge la "guarigione" secondo la teoria cognitiva che pretendono una responsabilizzazione del paziente che è molto faticosa (per il paziente)... inoltre utilizza un linguaggio semplice e questo ti deve creare un po' di disagio (sto scherzando)
    per quanto riguarda gli autori che citi sai bene che sono quelli che hanno prodotto gli approcci più efficaci per il trattamento dell'ansia e io so bene che non sei d'accordo su come funzionano i trial randomizzati... mi domando però perchè se è così facile ottenere risultati coi trial gli altri approcci psicoterapeutici non si confrontino (approcci che tra l'altro sono molto più diffusi nelle università dove si dovrebbe fare ricerca)... invece leggo delle gran disquisizioni teoriche ma nessuno passa al pratico... a dire la verità qualcuno si... lo stesso Fonagy che è di orientamento psicodinamico propone come efficaci nei disturbi d'ansia soprattutto le terapia cognitive e/o comportamentali e le terapie psicodinamiche brevi...
    per quanto riguarda l'abuso ho capito il senso ma non ho capito cosa centra nel discorso.
    Infine in questa discussione faccio un po' fatica a seguire e stiamo andando clamorosamente o.t.
    io suggerirei di aprire più discussioni su temi specifici invece che farne una sola così vasta... si riuscirebbe a fare dei post più snelli con vantaggio nella comprensione (almento per quanto riguarda la mia comprensione, ultimamente sono "obeso" di lavoro e vi leggo nei ritagli di tempo) e nei tempi di lettura..

  2. #107
    agex
    Ospite non registrato
    Esatto, curi l' infarto non il dolore!.
    Nell' esempio curi il problema dell' ascensore non l'ansia!.
    Prova a porre l' infarto allo stesso livello della 'claustrofobia da ascensore', meglio di così non so come spiegarlo.
    NO, E' CHIARO, E ACCETTO IN TOTO CIO' CHE DICI. CHIARAMENTE SI ELIMINA IL DOLORE (SINTOMO, FOBIA NELL'ASCENSORE) E SI ELIMINA LA PATOLOGIA (PAURA DELL'ASCENSORE: PARANOIA) SONO DUE COSE DIVERSE. QUELLA CHE TU CHIAMI RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA MI APPARE RISPETTABILISSIMO....MA L'ESPOSIZIONE AL SINTOMO O COSE DI QUESTO TIPO....LASCIAMO PERDERE....


    E' sempre la solita filastrocca.
    Non si fornisce una tecnica per gestire il sintomo da usarsi, per così dire, al bisogno.
    C'è sempre dietro un' idea di ristrutturazione cognitiva.
    OK.


    SANTIAGO
    Agex liquida il tutto dicendo che me frega che certi eventi assumono significati differenti in altre culture o in altri tempi ecc... quello che conta è che qui è patologico...
    Non credo che questo sia il modo di procedere più corretto, specie perchè ogni psicologia è culturaldipendente...
    CREDO CHE SANTIAGO ABBIA QUALCHE PROBLEMUCCIO PER CIO' CHE RIGUARDA LA VISIONE BINOCULARE, E' L'UNICA SPIEGAZIONE CHE GIUSTIFICA QUESTA APPARENTE MANCANZA DI LOGICITA' NELLA RISPOSTA; E ATTENZIONE ALLA VISIONE BINOCULARE, PRODUCE DANNI.
    NON HO DETTO "CHE ME NE FREGA", QUESTA E' UNA TUA INTERPRETAZIONE CHE TI PORTA A CONCLUDERE, ERRONEAMENTE, CHE OGNI PSICOLOGIA NON VIENE DA ME VISUALIZZATA COME CULTURALDIPENDENTE....IN REALTA' IL MIO POSTULATO E' OPPOSTO, ED E' CHIARO: PROPRIO PERCHE' SONO FERMAMENTE CONVINTO DELLA CULTURALDIPENDENZA RITENGO SIA PIU' SEMPLICE E CORRETTO ATTENERCI AL VALORE CULTURALE E SEMANTICO DI UNO STUPRO OCCIDENTALE, CON TUTTE LE CONSEGUENZE DEL CASO...A MENO CHE NON TI VENGA NELLO STUDIO UN GIAPPONESE, MA E' RARO.....LE DIFFERENZE PIU' GROSSOLANE SONO DI TIPO SOCIOECONOMICO O RELIGIOSO, MA PUR SEMPRE DI MARCA OCCIDENTALE.....PUNTO. TI PREGO DI SORVOLARE LA QUESTIONE, E' UN'OVVIETA' CHE DO PER SCONTATA DA MILLENNI, E NON CI TORNO PIU' SOPRA, PERLOMENO IN QUESTO FRANGENTE DOVE, ALMENO PER QUESTO PUNTO, LA PENSIAMO TUTTI ALLO STESSO MODO, ED OGNI COMMENTO DIVIENE STERILE. PIUTTOSTO CHIEDITI COME MAI UNA DIVERGENZA DI IDEE PROVOCA IN TE QUELLO STATO DI RIVALSA CHE NON TI PERMETTE DI USUFRUIRE DELLA VISIONE BINOCULARE. TE LO CHIEDO EGOISTICAMENTE: VORREI FRUIRE DALLA TUA IMMENSA PREPARAZIONE ED INTELLIGENZA, TUTTO QUI, MA LADDOVE QUESTE SONO CONTAMINATE DA UN PENSIERO RIGIDO (DUNQUE NON BINOCULARE) LE TUE IDEE DIVENTANO PER ME CARTA STRACCIA. DUNQUE PER FAVORE RILASSIAMOCI E CONCENTRIAMOCI SUGLI ARGOMENTI PIU' OSTICI.

    VINCENT, CREDO CHE TU ABBIA RAGIONE, SAREBBE ORMAI IL CASO DI SPEZZETTARE GLI ARGOMENTI, ALTRIMENTI RISULTA TROPPO DIFFICOLTOSO SEGUIRE UN ITER UNIVOCO, E CI SI PERDE.

  3. #108
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    31-03-2003
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    2,536
    è scomparso il corpo fra i discorsi

  4. #109
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    492
    Hai ragione h2o ma c' è un fantasma dietro di te...attento!

    Propongo di non andare a ritroso per ritrovare un corpo nel discorso...operazione anche noiosa...e non so fino a che punto producente...

    Forse è più utile aprire altri thread con le curiosità emerse in questo...

    è un pò che ne sto pensando uno...ma è un argomento complesso e tecnico .

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  5. #110
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    471
    Riprendiamo per sommi capi:
    PER VINCENT
    1) penso di non aver compreso perfettamente il discorso della responsabilizzazione del paziente. Non nascondo che il termine non mi piace, senonchè non credo che il paziente debba essere responsabilizato da nessuno, se non da se stesso. Se hai tempo e voglia ascolterò volentieri le tue delucidazioni.

    2)I motivi per cui gli altri approcci utilizzino diversi strumenti di verifica mi sembra di averteli già enuniciati tempo fa. E si riferiscono alla presa di distanza da un modello meccanicista del sintomo che ha radici nell'epistemologia medica e delle scienze naturali a stampo positivistico.
    Io opto per un'altra epistemologia che complessifica l'esperienza emotiva, non scomponendola in variabili misurabili. D'altra parte la stessa non viene meno al metodo sperimentale, soltanto lo include in un sistema più vasto di valutazione che comprende l'aspettto qualititativo e soggettivo. Principio che da quella che si qualifica come "scienza della soggettività" mi pare irrinunciabile.

    PER AGEX

    Con la mia risposta intendevo dire che nessun evento può dirsi patologico in sè e per sè. Piuttosto sono importanti le coordinate entro le quali viene sistematizzato l'evento, e la forza dell'evento di scardinare le coordinate precedenti (processo simile al'ccomodamento e all'assimilazione piagetiana).
    E in questo è di fondamentale importanza il contesto familiare, sociale e culturale.
    In estrema sintesi : esistono persone che hanno subito abusi che non incorrono in disturbi mentali.
    Altre sì. Nel momento in cui incontriamo un paziente che ne ha subito uno siamo portati a riportarne l'origine all'evento traumatico. Con che diritto logico ed epistemologico?
    In secundis, la nostra stessa assunzione (che verosimilmente è quella del paziente) come può cambiare le premesse semantiche della patologia se ci narriamo la stessa storia che si narra il paziente? Quali sbocchi potranno aprirsi laddove in un copione di vita già rigido, e ancor più ispessito dal contesto, ci si mette pure il terapeuta?

    Per quanto concerne la mia mancanza di pragmatismo nell'esposizione, ne convengo.
    QUI si possono esporre teorie, opinioni, ipotesi che senza dubbio guidano l'operato teraputico, ma per comprendere il "far terapeutico", manca la materia prima, sua maestà il paziente.
    E chi può parlare di interventi, lo fa con protocolli alla mano, che prorpio in quanto protocolli hanno una mediocre considerazione della "complessità del Sè"....

    Santiago

    P.S. Il segreto terapeutico, per me, sta nel trovare quello che non si cerca... perchè quello sarà l'incipit di una nuova storia...

    Ultima modifica di Santiago : 02-03-2005 alle ore 16.20.21
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  6. #111
    agex
    Ospite non registrato
    PER AGEX

    Con la mia risposta intendevo dire che nessun evento può dirsi patologico in sè e per sè. Piuttosto sono importanti le coordinate entro le quali viene sistematizzato l'evento, e la forza dell'evento di scardinare le coordinate precedenti (processo simile al'ccomodamento e all'assimilazione piagetiana).
    E in questo è di fondamentale importanza il contesto familiare, sociale e culturale.
    UN'ALTRA OVVIETA'...DAI, DIAMOLE PER SCONTATE OGGI QUESTE COORDINATE, L'ABBIAMO CAPITO CHE IL CONTESTO E' FONDAMENTALE, ANZI, LO SAPPIAMO PURE E IN AMBITO ANALITICO O PSICOTERAPEUTICO LO TENIAMO IN DEBITA CONSIDERAZIONE!
    In estrema sintesi : esistono persone che hanno subito abusi che non incorrono in disturbi mentali.
    MA NON CI AVEVO MAI PENSATO!
    Altre sì.
    !!
    Nel momento in cui incontriamo un paziente che ne ha subito uno siamo portati a riportarne l'origine all'evento traumatico. Con che diritto logico ed epistemologico?
    ??
    In secundis, la nostra stessa assunzione (che verosimilmente è quella del paziente) come può cambiare le premesse semantiche della patologia se ci narriamo la stessa storia che si narra il paziente? Quali sbocchi potranno aprirsi laddove in un copione di vita già rigido, e ancor più ispessito dal contesto, ci si mette pure il terapeuta?
    CONCORDO APPIENO

    Per quanto concerne la mia mancanza di pragmatismo nell'esposizione, ne convengo.
    QUI si possono esporre teorie, opinioni, ipotesi che senza dubbio guidano l'operato teraputico, ma per comprendere il "far terapeutico", manca la materia prima, sua maestà il paziente.
    NON E' CHE FORSE HAI UN'IMMAGINE IDEALIZZATA DEL PAZIENTE? MI VIENE DA PENSARE CHE TU SIA UN PAZIENTE. MA IN FONDO, COME DICEVA UN MIO MAESTRO, NON SIAMO PSICOTICI CURATI?
    E chi può parlare di interventi, lo fa con protocolli alla mano, che prorpio in quanto protocolli hanno una mediocre considerazione della "complessità del Sè"....
    PAROLE, PAROLE, PAROLE...IL PROTOCOLLO E' IL MODELLO CEREBRALE, PERCHE' LI' HA ORIGINE IL SINTOMO. POI LA STRUTTURAZIONE DEL SINTOMO RICHIEDE MOLTISSIME VARIABILI, E SE E' NECESSRIO IL COGNITIVISMO, LA PSICOANALISI O LA SISTEMICA PER CAPIRE COME SI STRUTTURANO E SI INTERSECANO TALI VARIABILI BEN VENGANO I PROTOCOLLI! ALTRIMENTI COL PAZIENTE TI RITROVI A PARLARE DI FILOSOFIA! E CI STA PURE, L'IMPORTANTE E' SAPERE CHE SI STA FACENDO IN OGNI MOMENTO, E SENZA UN PROTOCOLLO SI VA ALLA CIECA. MA NOI SIAMO CLINICI, NO? PREFERIAMO SAPERE.

    Santiago

    P.S. Il segreto terapeutico, per me, sta nel trovare quello che non si cerca... perchè quello sarà l'incipit di una nuova storia...
    ECCO, APPUNTO, IL TUO VISUS TERAPEUTICO ASSOMIGLIA PIU' AD UNA FIABA MISTERIOSA CHE A UN PERCORSO MEDICO, PUR UMANISTICO. NON ESISTONO SEGRETI TERAPEUTICI!! CHI LI PROFESSA HA QUALCOSA DA NASCONDERE, APPUNTO UN SEGRETO! VOGLIAMO CHIAREZZA! TROVARE QUELLO CHE NON SI CERCA......E' POSSIBILE, CERTO, ANZI E' SOVENTE COSI'..MA CIO' NON SIGNIFICA ANDARE ALLA C...O DI CANE, DIREI!

  7. #112
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    E chi può parlare di interventi, lo fa con protocolli alla mano, che prorpio in quanto protocolli hanno una mediocre considerazione della "complessità del Sè"....
    PAROLE, PAROLE, PAROLE...IL PROTOCOLLO E' IL MODELLO CEREBRALE, PERCHE' LI' HA ORIGINE IL SINTOMO. POI LA STRUTTURAZIONE DEL SINTOMO RICHIEDE MOLTISSIME VARIABILI, E SE E' NECESSRIO IL COGNITIVISMO, LA PSICOANALISI O LA SISTEMICA PER CAPIRE COME SI STRUTTURANO E SI INTERSECANO TALI VARIABILI BEN VENGANO I PROTOCOLLI! ALTRIMENTI COL PAZIENTE TI RITROVI A PARLARE DI FILOSOFIA! E CI STA PURE, L'IMPORTANTE E' SAPERE CHE SI STA FACENDO IN OGNI MOMENTO, E SENZA UN PROTOCOLLO SI VA ALLA CIECA. MA NOI SIAMO CLINICI, NO? PREFERIAMO SAPERE

    Non solo la strutturazione del sintomo, anche la pianificazione di interventi...

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  8. #113
    agex
    Ospite non registrato
    Non solo la strutturazione del sintomo, anche la pianificazione di interventi...
    CERTO, GIUSTO!

  9. #114
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Non intendo parlare di filosofia col paziente.
    Mi spiace solo che non mi comprendiate.
    Non condivido quasi nulla del vostro modo di procedere.
    Mi sembrate dei burattini. Non sono io che creo favole.
    La grande favola a cui voi partecipate è quella che ritiene che possa esistere un protocollo psicologico, al pari di quello medico...
    E quel che mi fa pensare è che voi apparteniate alla generazione moderno di terapeuti che dovrebbe conoscere i danni di un'epistemologia positivista a cui proprio gran parte dei vostri insegnanti han fatto di tutto per demolire.
    Il protocollo lo si può fare con un fegato, con una gamba... non con un cervello!
    E attenzione perchè tra un "far terapeutico e un determinato modo di procedere" e un protocollo c'è l'oceano di mezzo... non credo proprio che sarò un sprovveduto oppure un naufrago davanti ai miei ipotetici pazienti, nel caso ipotetico in cui decida di fare questo lavoro...
    La costruzione di mappe non mi è estranea, se non altro perchè mi applico, come ben intuisce agex, a creare la mia.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  10. #115
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    In tutte le professioni si creano dei 'protocolli' costituiti anche dalle proprie esperienze e da ciò che ha funzionato per il paziente.
    In base a questo ti crei una traccia, chiamiamola così se è meno scandaloso!.
    L' idea del terapeuta alla Sai Baba assomiglia più a qualcosa di vago piuttosto che ad un modo di procedere tecnico e ' scientifico'.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  11. #116
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Wrubens, scusa se mi permetto, ma SVEGLIA!
    Entro i canoni dell'epistemologia medica, dell'epistemologia "scientifica" ancora predominante (purtroppo!), la psicoterapia non sarà mai impresa scientifica!
    Non tanto perchè non ne ha le credenzialità (anche se in quelle coordinate è proprio così... ), quanto perchè tali canoni le stanno stretti come vecchi pantaloni.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  12. #117
    agex
    Ospite non registrato
    Ciao Santiago.
    Credo che la tua visione dell'agire terapeutico sia NON corretta ASSOLUTAMENTE, il cervello si cura proprio come un fegato, solo che ne sappiamo molto meno...e per questo motivo abbiamo il dovere di tracciare un percorso scientifico, AFFINCHE' IL SINTOMO TORNI AD ESSERE DI NOSTRA PERTINENZA! Io dialogo ogni giorno con medici, e scorgo la loro impreparazione inerente agli stimoli endogeni e alla costituzione del sintomo...poi parlo con psicologi e scorgo le stesse carenze...ma è nostro preciso compito e dovere capire e curare, senza tanti giri di parole e arrampicate su specchi troppo scivolosi!!!

    Non intendo parlare di filosofia col paziente.
    NE SONO CERTO.
    Mi spiace solo che non mi comprendiate.
    SPIACE ANCHE A ME, PERCHE' MI SFORZO. AIUTAMI A CAPIRE.
    Non condivido quasi nulla del vostro modo di procedere.
    NON IMPORTA. BASTA CHE RAGIONIAMO INSIEME.
    Mi sembrate dei burattini. Non sono io che creo favole.
    .....
    La grande favola a cui voi partecipate è quella che ritiene che possa esistere un protocollo psicologico, al pari di quello medico...
    ESISTE, ESISTE! E NON USARLO E' TERRORIFICO!
    non credo proprio che sarò un sprovveduto oppure un naufrago davanti ai miei ipotetici pazienti, nel caso ipotetico in cui decida di fare questo lavoro...
    BE', SPERO DI CUORE CHE LO FARAI.
    La costruzione di mappe non mi è estranea, se non altro perchè mi applico, come ben intuisce agex, a creare la mia.
    BENE, BRAVO! IO SARO' IL PRIMO AD ASCOLTARTI MENTRE ESPONI LA TUA MAPPA, E TI RIEMPIRO' DI DOMANDE.

    Wrubens, scusa se mi permetto, ma SVEGLIA!
    Entro i canoni dell'epistemologia medica, dell'epistemologia "scientifica" ancora predominante (purtroppo!), la psicoterapia non sarà mai impresa scientifica!
    SE CONTINUATE A PARLARE...IO CREDO NEI FATTI.
    Non tanto perchè non ne ha le credenzialità (anche se in quelle coordinate è proprio così... ), quanto perchè tali canoni le stanno stretti come vecchi pantaloni.
    BENE, ALLARGHIAMO I CANONI.

    SIAMO NOI I SARTI, NO?

  13. #118
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da Santiago
    Wrubens, scusa se mi permetto, ma SVEGLIA!
    Entro i canoni dell'epistemologia medica, dell'epistemologia "scientifica" ancora predominante (purtroppo!), la psicoterapia non sarà mai impresa scientifica!
    Non tanto perchè non ne ha le credenzialità (anche se in quelle coordinate è proprio così... ), quanto perchè tali canoni le stanno stretti come vecchi pantaloni.

    Santiago
    Ti ha già risposto Agex.
    'Scientifica' è appunto tra virgolette.
    Abbi pazienza ma da quando ti conosco non ho ancora capito, a parte una gran filosofia, una : teoria-metodologia-tecnica per risolvere un problema mentale.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  14. #119
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    PER AGEX

    "Il cervello si cura proprio come un fegato", scrivi.
    Per me questo è allucinante, specie scritto da uno psicologo.
    Credo che non ci sia bisogno che io sottolinei le enormi differenze.
    Scrivi anche che è "terrrorifico" non usare protocolli di cura.
    Per me è vero il contrario.
    Utilizzare protoclli di cura significa curare al di là della personalità del paziente (e pure al di là di quella del terapeuta)... Significa saper come curare un soggetto al di là di averlo conosciuto, significa in sostanza passivizzarlo e reificarlo. Niente di più patogeno.
    Il protollo per me è il paziente stesso, e ci saranno tanti prorocolli quanti i pazienti che eventualmente incontrerò!

    PER Wrubens

    Se dovessi definire (seppur non amo farlo) a quale ceppo teorico appartengo direi che sono un sistemico-costruzionista.
    Per tanto il "far terapeutico" che apprezzo è quello che deriva dalle premesse di questo orientamento teorico.
    Io non credo che le diverse teorie psicoterapeutiche siano allo stesso livello. Lo dico chiaramente.
    Dal mio punto di vista esse sono anche organizzate gerarchicamente. Dove alcune risultano più complete di altre. Da quella che risulta essere la mia conoscenza, che diversamente da quanto asseriva agex è tutt'altro che immensa (sempre che non era una presa per il culo), il punto di vista sistemico ha una prospettiva più ampia, che si avvicina alla complessità dell'esistente.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  15. #120
    agex
    Ospite non registrato
    "Il cervello si cura proprio come un fegato", scrivi.
    Per me questo è allucinante, specie scritto da uno psicologo.
    Credo che non ci sia bisogno che io sottolinei le enormi differenze.
    COMINCIO AD ESSERE MOLTO CRITICO NEI TUOI CONFRONTI, NON MI FIDO: MANIPOLI CIO' CHE TI VIENE POSTO; TE NE SEI ACCORTO? E' CHIARO CHE LA MIA ESEMPLIFICAZIONE ERA PORTATA AGLI ESTREMI, SOLO PER SOTTOLINEARE LA "MANIPOLABILITA'" DEL CERVELLO, OVVERO CHE LA PSICHE TUTTO SOMMATO RISIEDE ANCHE IN UN FEGATO (NERVO VAGO, INFORMAZIONI, CGM.......TUTTI TERMINI CHE A QUESTO PUNTO DOVRESTI ALMENO STUDIARTI). PER ME E' ALLUCINANTE PROPRIO CHE PSICOLOGI MANIPOLINO I DATI ESTRAPOLANDOLI DA UN RAGIONAMENTO CHE VA AVANTI DA GIORNI, ED E' ALLUCINANTE CHE NON UNO PSICOLOGO NON CONOSCA CERTI ARGOMENTI, ED E' ALLUCINANTE CHE TU DIA DIMOSTRAZIONE DI ESTREMA IMPREPARAZIONE CLINICA IN POST COME QUELLO SULLA DEPRESSIONE IN CUI PERSONE CHIEDONO UNA MANO, NON UN CALCIO NEL CULO. STAI ATTENTO SANTIAGO, STAI FACENDO PASSI FALSI.
    Scrivi anche che è "terrrorifico" non usare protocolli di cura.
    Per me è vero il contrario.
    L'HO NOTATO NEL POST DI CUI SOPRA. ATTIENITI ALLA TEORIA PER FAVORE, NON ADDENTRARTI IN CAMPI IN CUI NON HAI IL PERMESSO NE' ESPERIENZIALE NE' LEGALE DI ADDENTRARTI; SI PARLA DI TEORIE, OK; MA SE UNA PERSONA CHIEDE UN CONSIGLIO INERENTE UNA PERSONA VIVA TUTELANDONE LA PRIVACY, PUR NON PERSEGUIBILE PROPRIO PER QUEST'ULTIMA VARIABILE RIMANE DEONTOLOGICAMENTE SCORRETTO UN INTERVENTO DI UNA PERSONA NON ABILITATA ALLA PROFESSIONE. NON TIRIAMO LA CORDA.
    Utilizzare protoclli di cura significa curare al di là della personalità del paziente (e pure al di là di quella del terapeuta)... Significa saper come curare un soggetto al di là di averlo conosciuto, significa in sostanza passivizzarlo e reificarlo. Niente di più patogeno.
    DOVREI INVIARE TUTTO STO MATERIALE ALL'ORDINE NAZIONALE DEGLI PSICOLOGI E CHIEDERNE LA PUBBLICAZIONE; GRAZIE A QUELLI COME TE NOI PSICOLOGI SOVENTE RISULTIAMO SOTTOCATEGORIE PER NULLA SCIENTIFICHE. LA TUA VISIONE E' MOSTRUOSAMENTE MONOCULARE E INTERPRETI I DATI.
    Il protollo per me è il paziente stesso, e ci saranno tanti prorocolli quanti i pazienti che eventualmente incontrerò!
    ORA IL PAZIENTE E' UN PROTOCOLLO, LA PSICOTERAPIA UN SEGRETO, E CHI PIU' NE HA PIU' NE METTA.....

    Da quella che risulta essere la mia conoscenza, che diversamente da quanto asseriva agex è tutt'altro che immensa (sempre che non era una presa per il culo: PARANOIA. COMUNQUE MI HAI CONVINTO: CONOSCI POCHE COSE E NON BENE), il punto di vista sistemico ha una prospettiva più ampia, che si avvicina alla complessità dell'esistente. ECCO, APPUNTO, L'ENFASI DI CHI NON SA: IL PUNTO DI VISTA SISTEMICO SI AVVICINA ALLA COMPLESSITA' DELL'ESISTENTE. L'HO SENTITO DIRE DA ALCUNI STUDENTI CHE FREQUENTAVANO I PRIMI ANNI DI FORMAZIONE, POI SONO CRESCIUTI E HANNO CAPITO CHE ERA MEGLIO METTERSI A STUDIARE.

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