ho una domanda che spesso sfocia in dubbio.
uno psicologo può conciliare attività di volontariato in una struttura pubblica e attività privata nella stessa città? anzi, nello stesso quartiere?
ho una domanda che spesso sfocia in dubbio.
uno psicologo può conciliare attività di volontariato in una struttura pubblica e attività privata nella stessa città? anzi, nello stesso quartiere?
Credo di si...Originariamente postato da vvittoria
ho una domanda che spesso sfocia in dubbio.
uno psicologo può conciliare attività di volontariato in una struttura pubblica e attività privata nella stessa città? anzi, nello stesso quartiere?
Assolutamente sì. Qualunque tipologia di volontariato (qualunque presso ente) non è in alcun modo vincolabile non solo per la libera professione, ma anche per un lavoro di dipendenza.
Gli unici problemi sono relativi a quei soggetti che svolgono il lavoro di Psicologo sia come dipendenti che come liberi professionisti.
Oppure quei soggetti che sono dipendenti non come Psicologi (magari impiegati) e svolgono anche la libera professione.
Originariamente postato da quattrostracci
Assolutamente sì. Qualunque tipologia di volontariato (qualunque presso ente) non è in alcun modo vincolabile non solo per la libera professione, ma anche per un lavoro di dipendenza.
Gli unici problemi sono relativi a quei soggetti che svolgono il lavoro di Psicologo sia come dipendenti che come liberi professionisti.
Oppure quei soggetti che sono dipendenti non come Psicologi (magari impiegati) e svolgono anche la libera professione.
Non sapevo ci fossero problemi per chi ha un contratto da dipendente a fare anche la libera professione ... io conosco molte persone che lavorano in entrambi gli ambiti senza difficoltà.![]()
La questione è un po' complicata in quanto esiste una certa autonomia decisionale da parte dell'ente, al di là di linee guida generali e valide per tutti.Originariamente postato da paroletta
Non sapevo ci fossero problemi per chi ha un contratto da dipendente a fare anche la libera professione ... io conosco molte persone che lavorano in entrambi gli ambiti senza difficoltà.![]()
Nel settore privato, ad esempio, in linea generale si può esercitare la libera professione qualora vengano soddisfatti questi due requisiti:Questo, come ti ho anticipato, in linea generale in quanto ogni singolo ente ha poi autonomia nelle decisioni.
- richiedere un part time
- che il lavoro libero professionale non sia direttamente concorrenziale con il lavoro dipendente
Per il pubblico la cosa è forse più semplice. Ai dipendenti del SSN è stato fatto il regalo di poter scegliere tra il lavoro intramoenia e quello extramoenia.
In questo modo si bypassa alla grande il requisito della non concorrenzialità.
Un Medico dpendente del SSN come Medico può scegliere di esercitare la libera professione all'interno della ASL, ad esempio, oppure aprirsi un proprio studio.
Ma, ti ripeto, la questione è complicata e va valutata caso per caso.
io sono psicologo volontario presso un consultorio, ma esercito anche la professione privata. ora il mio dubbio era il seguente.
se per caso mi capitano dei pazienti o viceversa vengono al consultorio gli stessi pazienti come mi devo comportare?
E' una questione puramente etica e deontologica. Personalmente troverei eticamente scorretto dire ad un paziente visto ad un consultorio di venire privatamente nel mio studio.Originariamente postato da vvittoria
se per caso mi capitano dei pazienti o viceversa vengono al consultorio gli stessi pazienti come mi devo comportare?
Legalmente il problema non esiste. Forse solo se il consultorio in questione ha un regolamento che fa sottoscrivere ai propri volontari.
Potrebbe esistere il problema deontologico se l'Ordine ti sollevasse questioni.
il problema che io mi pongo è se invece ho un paziente che decide di non venire più da me e rivolgersi al consultorio del suo quartiere, e quindi ci incontriamo, quale dovrebbe essere il mio comportamento?
Interessante il quesito che poni... io lo analizzerei in questi termini.Originariamente postato da vvittoria
il problema che io mi pongo è se invece ho un paziente che decide di non venire più da me e rivolgersi al consultorio del suo quartiere, e quindi ci incontriamo, quale dovrebbe essere il mio comportamento?
Se il paziente interrompe il rapporto con te per motivi di contrasto (divergenze, non si trova bene, etc.) allora il tuo comportamento dovrebbe essere quello di non prenderlo in carico nel consultorio. In quel caso il paziente ha infatti direttamente individuato la tua persona come oggetto del suo diniego.
Se il paziente invece interrompe il rapporto con te per altri motivi, magari economici, la questione è diversa. Tecnicamente nulla ti impedirebbe di prenderlo in carico nel consultorio. Ma qui entra in gioco anche un tuo fattore emozionale: come ti poni verso quel paziente che comunque (indipendentemente dalle ragioni -economiche o meno) ti ha simbolicamente rifiutato già una prima volta? Saresti in grado di gestire, nelle future sedute, un probabile sentimento di frustrazione? Oppure, una inconscia voglia di rivalsa del tipo: "Ora te lo faccio vedere io!"?
A questo punto, per me, il cerchio è chiuso: ci troviamo di fronte ad una questione che attiene alla tua etica in primis, alla deontologia professionale poi.
FAmmi capire: quindi io non posso lavorare contemporaneamente come dipendente e come libera professionista nello stesso ambito? E, se ho capito bene, perché mai?Originariamente postato da quattrostracci
La questione è un po' complicata in quanto esiste una certa autonomia decisionale da parte dell'ente, al di là di linee guida generali e valide per tutti.
Nel settore privato, ad esempio, in linea generale si può esercitare la libera professione qualora vengano soddisfatti questi due requisiti:Questo, come ti ho anticipato, in linea generale in quanto ogni singolo ente ha poi autonomia nelle decisioni.
- richiedere un part time
- che il lavoro libero professionale non sia direttamente concorrenziale con il lavoro dipendente
Per il pubblico la cosa è forse più semplice. Ai dipendenti del SSN è stato fatto il regalo di poter scegliere tra il lavoro intramoenia e quello extramoenia.
In questo modo si bypassa alla grande il requisito della non concorrenzialità.
Un Medico dpendente del SSN come Medico può scegliere di esercitare la libera professione all'interno della ASL, ad esempio, oppure aprirsi un proprio studio.
Ma, ti ripeto, la questione è complicata e va valutata caso per caso.
Non è proprio così. La materia è un po' complessa. Provo con degli esempi pratici.Originariamente postato da paroletta
FAmmi capire: quindi io non posso lavorare contemporaneamente come dipendente e come libera professionista nello stesso ambito? E, se ho capito bene, perché mai?
Se tu sei un insegnante di ruolo delle scuole superiori (insegnante di geografia) non puoi esercitare la libera professione come Psicologa a meno che non ti venga consentito dal tuo dirigente scolastico. Cioé devi essere espressamente autorizzata. Normalmente i requisiti che ti verranno richiesti sono i seguenti:In altre strutture statali e/o parastatali sono ancora più rigidi. Ad esempio se tu facessi l'impiegato all'INAIL potresti solo denunciare compensi per collaborazioni occasionali, ma non avere un vero e proprio doppio lavoro.
- richiedere una riduzione del tempo di lavoro
- non fare un lavoro in diretta concorrenza quindi ad esempio, sarebbe un problema tu volessi fare l'insegnante di geografia presso una scuola privata
Se tu invece sei assunta da una ASL come Psicologa la cosa è diversa. Qui, essendo una dipendente del ministero della salute sono in vigore delle regole rigide, ma chiare. Hai cioé la possibilità di scegliere la il lavoro intra-moenia e quello extra-moenia. Sempre che tu lo voglia, ovviamente.
Altro esempio: se fai l'impiegata presso una qualunque ditta, la Pippo s.r.l., ad esempio, puoi fare invece come ti pare in quanto fare anche la libera professione come Psicologa non sarebbe incompatibile.
Come avrai capito la cosa è compplicata. In casi di dubbio chiedere sempre: a) al proprio commercialista; b) al proprio responsabile (se ne avete uno...).
Ba! Quante complicazioni in questo mondo che abbiamo creato...comunque...credo proprio che se non mi offrono un contratto con una bella busta paga, rimango libera professionista...Originariamente postato da quattrostracci
Non è proprio così. La materia è un po' complessa. Provo con degli esempi pratici.
Se tu sei un insegnante di ruolo delle scuole superiori (insegnante di geografia) non puoi esercitare la libera professione come Psicologa a meno che non ti venga consentito dal tuo dirigente scolastico. Cioé devi essere espressamente autorizzata. Normalmente i requisiti che ti verranno richiesti sono i seguenti:In altre strutture statali e/o parastatali sono ancora più rigidi. Ad esempio se tu facessi l'impiegato all'INAIL potresti solo denunciare compensi per collaborazioni occasionali, ma non avere un vero e proprio doppio lavoro.
- richiedere una riduzione del tempo di lavoro
- non fare un lavoro in diretta concorrenza quindi ad esempio, sarebbe un problema tu volessi fare l'insegnante di geografia presso una scuola privata
Se tu invece sei assunta da una ASL come Psicologa la cosa è diversa. Qui, essendo una dipendente del ministero della salute sono in vigore delle regole rigide, ma chiare. Hai cioé la possibilità di scegliere la il lavoro intra-moenia e quello extra-moenia. Sempre che tu lo voglia, ovviamente.
Altro esempio: se fai l'impiegata presso una qualunque ditta, la Pippo s.r.l., ad esempio, puoi fare invece come ti pare in quanto fare anche la libera professione come Psicologa non sarebbe incompatibile.
Come avrai capito la cosa è compplicata. In casi di dubbio chiedere sempre: a) al proprio commercialista; b) al proprio responsabile (se ne avete uno...).![]()
A parte tutto, credo che comunque queste cose siano specificate sul contratto che si firma, giusto??
Non proprio o, meglio, non propriamente. Nel senso che devi principalmente fare riferimento a:Originariamente postato da paroletta
A parte tutto, credo che comunque queste cose siano specificate sul contratto che si firma, giusto??E, comunque, rimane sempre valido affidarsi a qualcuno di competente prima di fare, anche inconsapevolmente, qualcosa di sbagliato.
- contratto collettivo nazionale (se c'è)
- regolamento dell'ente
secondo me si.se sei volontario non sei pagato..ad esempio io sono una volon taria ospedaliera e ci sono altre volontarie che lo fanno nonostante siano delle infermiere nello stesso ospedale... penso che il discorso sia lo stesso.se sei volontaria e nessuno ti paga nessuno puo' dirti nulla.
Ciao Roxane, hai ragione, se fai volontariato nessuno può criticarti, a meno che non "spargi" tecniche psicologiche gratuitamente. Comunque la mia domanda era, ed è, motivata dal fatto che vorrei portare avanti una mia attività lavorativa privata (volontariato già lo faccio...in un ospedale pediatrico per malattie genetiche)!