Io leggo spesso i discorsi tra utenti come voi, ma solo in pochi casi intervengo; più che altro per via del fatto che trovo non vi venga data una preparazione apprezzabile (per i limiti stessi dei campi nei quali vi muovete, fin troppo empirici), e il mio farlo notare mi rende perlopiù antipatico. Non che sia mio interesse esser simpatico, ma non lo è nemmeno il contrario.
Però qui emerge un problema non solo di sicurezza nei propri mezzi, ma anche di comunicazione: usate le stesse parole ma con esse fate capo a concetti differenti. Questo - spostandoci in una visuale più ampia - crea una eterogeneità nel vostro tessuto professionale che non trovo sia buona. Soprattutto per un paziente che non saprà mai in quali mani potrà capitare. E se volesse azzardare cinque tentativi con cinque differenti praticanti, potrebbe trovarsi con cinque diagnosi differenti e relativi inviti a seguire altrettanti percorsi di "cura". Decisamente avvilente.







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