Colgo l'occasione. come tupayayopaca. per postare nuovamente il mio pensiero, sperando che ci siano spiragli di confronto. Del resto se non ci mettiamo in discussione noi psicologi....

Mi sono iscritto a psicologia generale e sperimentale all'età di 25 anni, dopo aver fatto il rappresentante ed il ristoratore per un totale di 8 anni; ho abbandonato lavori

sicuramente più redditizi di quanto possa mai auspicare con questa professione. Credevo che "psicologia generale" fosse "veramente" generale, ma purtroppo mi sono trovato 4

corsi tra statistica e analisi dei dati, metodologia e strumenti testistici. Un buon corso per un aspirante scienziato, ma per tutti questi anni mi chiedevo dove fosse la

Psicologia (intesa come studio dell'anima). Fortunatamente la mia curiosità mi ha portato a leggere Lowen, Reich, Rogers, Hillman, Grof, Downing etc. ma anche Gurdjieff,

Nisargadatta, Capra, Naranjo.
Queste letture, e la psicoterapia che sto continuando a fare, mi ha permesso di preparare la mia persona e non solo la mia mente a questa professione.

Sono sempre stato molto attento ai piani bassi della piramide di Maslow: respirazione, alimentazione, sessualità, postura, salute fisica in generale. Valori ormai in crisi oggi.

Per inciso in Spagna hanno inventato un robot per ragazzi che risponde alle domande sulla sessualità, sollevando i genitori anche da questo compito...
Una volta da piccolo, avevo un'etichettatrice a pressione con il quale davo i nomi alle cose (lasciamo perdere come l'ho avuta). La palla era una "ballona", i pattini erano i

"rotati" e via dicendo. Mi sentivo come Adamo nel Paradiso Terrestre. Dare i nomi alle cose, sapere come chiamarle mi dava un senso di potere. Ricordo che quando si ruppe il mio

giocattolo fui molto triste, perchè sentivo che le cose, non potendo più portare qualcosa di mio, non mi appartenessero più, ma mi sbagliavo. Quelle cose non erano mai state

mie.

Ora che sono alla fine di questo iter burocratico denominato università non penso di essere ancora un vero psicologo, se avete capito il significato che intendo con questo

termine. All'università vedo ragazzi più giovani di me che alzano la mano e sputano diagnosi come sentenze e tutto questo mi fa più paura dell'onorevole Cancrini. Beh prima o

poi cresceranno.

Sono anche io contro all'ingerenza che medici, e di conseguenza aziende farmaceutiche, hanno nei confronti della psicologia, ma al tempo stesso vedo l'uso dei farmaci, in alcuni

casi, utile per arrivare a stabilire un rapporto psicologico. Mi pongo questa domanda: Forse questa ingerenza non viene dalla pretesa della psicologia di affermarsi come

scienza? Che vantaggio può portare l'affermarsi come scienza? Un conto sono le neuroscienze cognitive, un altro è esperire quella Psichè che non sarà mai scienza esatta perchè

terra di confine tra il conosciuto e l'esoterico. Non credo di avere molto da spartire con un medico: non curo, non guarisco, non opero a distanza tramite telecamera.
Non credo di aver bisogno di tutti questi "acronimi" per mettermi in contatto psicologico con la persona che ho di fronte. WAIS MMPI CBA STAIX BDM.............
Con tutto il rispetto per gli strumenti testistici tra i quali alcuni sono di ottimo livello ho paura che, a forza di acronimi, fra qualche anno ci ritroveremo dei doppioni.

Trincerati dietro le scrivanie con una mole smisurata di tecniche e test per non toccare mai direttamente la persona. Proprio quello che sta mandando in malora la classe medica

a vantaggio dell'omeopatia, della fitoterapia etc. Loro si che ti stanno ad ascoltare! Rispetto ad uno psichiatra che ti tiene 20 minuti e ti dà 3 pasticche, altri ti ascoltano

per 90 minuti e magari non ti fanno niente, ma la persona sta meglio. La gente viene per essere ascoltata, non etichettata; poi la trova da sè la strada per andare avanti.
Aiutare la persona che sta davanti, ad orientarsi verso il miglior setting: una buona relazione di amore verso la vita che le è stata concessa.
Del resto, come disse il professor Riccardo Luccio, Siamo "operatori di sofferenza".
__________________