Salve a tutti, sono nuova e volevo dire la mia a proposito di questo discorso annoso che tutti noi psicologi facciamo già durante l'università (e dalla mia laurea sono passati ben 13 anni...). Io non credo sia del tutto vero che per lavorare con la nostra laurea si debba aspettare tanto a lungo. Quando facevo il tirocinio (in una struttura pubblica, che consiglio a tutti per farsi le ossa) di offerte di lavoro ne arrivavano: mal pagate, in posti magari lontani da casa, a turnazione, come l'operatore di comunità, che non deve essere laureato ma alla fine sono tutti laureati perchè non hanno trovato altro...Comunque il lavoro c'era, solo che non eravamo in tanti a volerlo fare, perchè in Italia si attribuisce ancora troppa importanza alla laurea in sè. Io dopo la laurea, presa con centodieci e lode, in effetti non avrei saputo fare niente. Il tirocinio, l'abilitazione e soprattutto la specializzazione, per non parlare della maturità in senso anagrafico, sono fondamentali per fare il nostro mestiere. Fare l'operatore di comunità può sembrare dequalificante per un laureato, ma diciamolo chiaramente: un neolaureato in psicologia, anche col massimo dei voti, ha dimostrato solo di saper studiare. ci vuole ben altro per fare lo psicologo. Ci vuole tempo, esperienza, e tutte le esperienze devono essere considerate preziose da un neolaureato, basta che siano in qualche modo attinenti al campo della psicologia. Si conoscono persone, si vede fare, e si comincia a fare, senza che gli altri si aspettino troppo da noi. Non mi sembra poco. Si guadagna poco, vero, ma si "vale" poco, con la sola laurea in tasca. Il nostro è un lavoro molto difficile, perchè lo strumento siamo noi stessi, con tutto ciò che abbiamo accumulato dentro di vita vissuta e riflessioni ed errori. E quel cumulo non si forma in cinque anni di libri letti.







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