
Originalmente inviato da
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Volevo solo dire che l'amore non è cosi essenziale per la felicità, e vi proporrei una metafora divesa: quella della stella marina.
I nostri puzzle li cambiamo noi: cercare qualcuno che ci completi significa mettere in mano ad un altro il potere di farci felici o infelici.
La nostra indipendenza interiore, la nostra autostima, ne rimane seriamente ferita da questo.
Come possiamo fare progetti di lavoro, di casa, avere figli, se non riusciamo nemmeno a stare soddisfatti di noi stessi, a prescindere se abbiamo o meno qualcuno che "piace a noi"?
E' una scorciatoia per la follia!
Non dico di accontentarsi in amore, ma di non sprecare un sentimento bello che si può coltivare e far crescere quando si presenta.
E nemmeno di abbarbicarsi come cozze agli scogli per non rimanere da soli, quando si vede che il rapporto è finito.
Non c'è niente da aver paura nei cambiamenti: come nemmeno nel rimanere dove si stà, se si stà bene.
Cerchiamo invece la felicità, l'allegria, la contentezza: sia che questa porti lontano da qualcuno o faccia rimanere con quel qualcuno.
Non perdiamo di vista l'obiettivo: la vita.
La vita non deve essere in funzione del trovare l'anima gemella.
L'amore romantico deve essere in funzione della vita.
E' vero: si può dare la vita per amore, ma a quel punto non lo si fà solo per "vivere" quell'amore, ma per qualcosa di profondo per cui si decide di mettere in gioco tutto, per qualcosa di più importante, di più grande della propria sopravvivenza.
Non per paura di stare soli, o di cambiare partner/ambiente.