Mi intrometto fornendo un punto di vista che presuppongo più terra terra.
Parto dall'idea che la filosofia sia parte integrante della storia psicologica e che una quantità impressionante di concetti e strmenti concettuali si sia evoluta proprio a partire da retroterra culturali molto influenzati dalla filosofia dell'epoca. Psicoanalisi, gestalt, più in generale l'idea per cui la "patologia" sia divenuta parte integrante dell'uomo e non più un disturbo da risolvere, estirpare o guarire, e mi fermo qui. Per cui una delle sfide proprie della psicologia è si quella di divenire una "scienza" secondo i canoni attuali ma anche quella di riscoprire la sua storia filosofica di cui è figlia legittima. Anche se spesso non proprio riconosciuto.

Penso però che bisogna chiedersi chi si dovrebbe sedere davanti ad una persona che va in uno studio da un "professionista" chiedendo una mano, neanche aiuto, per un problema con la figlia, oppure perchè si è separato dalla convivente, oppure perchè la mattina la sola idea di andare al lavoro lo fa star male (esscludendo di proposito le etichettature nosografiche). Il filosofo o lo psicologo?

Se poi si dice che la psicologia diversa da ciò che dovrebbe essere sono pienamente d'accordo, ma credo che anche il filosofo che mette su lo studio per ricevere "persone" o "pazienti" o "clienti" sia diverso da ciò che dovrebbe essere.