Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
Vorrei un parere da voi; io ho letto che lo psicologo, laureato in psicologia ed abilitato, avendo superato regolarmente l'esame di stato, di fatto, per quel che sono le sue competenze e peculiarita' operative, è gia' un "counsoler" anche se è consigliabile cmq, fare dei corsi, almeno, per apprendere tecniche di conduzione dei colloqui e speciifci step, che permettono di integrare la propria preparazione clinica per fini di assessment, stabilire gli obiettivi, ecc, oltre alla globalita' della definizione come "relazione d'aiuto " e/o specifiche tecniche per la riabilitazione delle persone che ne hanno bisogno.
Questo, a prescindere da un percorso personale che lo psicologo puo' star facendo o intende fare per se' stesso e migliorare poi il proprio approccio.

Voi che ne pensate?
Grazie delle risposte
Ciao
Ciao, il counseling in Italia non è una professione regolamentata (non esiste né un albo né la richiesta di possedere requisiti minimi) per cui chiunque lo può esercitare.

Per la teoria degli insiemi nell'insieme "chiunque" c'è compreso anche l'insieme "psicologi".

Il punto è capire cosa è o che cosa si dovrebbe intendere per counseling. Come ti ha fatto notare Nico all'estero il counseling ha un suo profilo ben delineato, cosa che attualmente non ha in Italia.

Per cui se per "counseling" intendi consulenza (e dunque per gli psicologi consulenza psicologica) è evidente che uno psicologo la può fare.

Se invece per "counseling" ritieni un particolare tipo di intervento che si fonda su alcuni presupposti ben precisi la risposta è: benché chiunque lo possa fare (e dunque anche gli psicologi), bisognja tuttavia saperlo fare. E, a meno che uno non abbia la scienza infusa, dovrà impararlo da qualche parte...

Personalmente auspico che quanto prima avvenga una chiara distinzione (sia a livello di competenze professionali che di percorsi formativi) tra le varie possibili forme di aiuto in modo da sgombrare il campo da pesanti equivoci che, inevitabilemte, gettano discredito a largo raggio ora su una ora su un'altra attività a contenuto psicologico svolta da non psicologi.

Per me vale questo principio: una cosa è la psicologia come materia di studio, altra cosa è la psicologia come professione. La seconda è evidentemente riservata ad una categoria professionale (gli psicologi), la prima è invece di pubblico dominio ed utilità.

Non solo, bisogna anche stare attenti al setting in cui determinate competenze vengono utilizzate: una cosa è l'insegnante che utilizza informazioni e competenze nella gestione di un gruppo nel setting "classe"; altra cosa è il terapeuta che utilizza i medesimi strumenti nel setting "gruppo terapeutico".

Insomma, non sono da sottovalutare gli obiettivi finali a cui tende un intervento.

Gira che ti rigira i modelli teorici della psicologia si contano sulle dita di una mano, ed è inevitabile che le tecniche mutuate da tali modelli saranno analoghe sia che le usi uno psicologo, sia che le usi uno psicoterapeuta, sia che le usi un counselor, sia che le usi un assistente sociale, etc. Quel che conta è l'obiettivo a cui tende l'intervento che deve essere diverso a seconda delle specifiche competenze.

Fermo restando che esistono alcune particolari competenze che, per legge, sono riservate ad alcune categorie professionali ben definite.

Tornando all'esempio di prima: una cosa è utilizzare le abilità comunicative e la psicologia dei gruppi per gestire una classe di dodicenni scalmanati da parte di un insegnante... altra cosa è utilizzare le medesime abilità per gestire un gruppo terapeutico di pazienti affetti da GAP.