Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
Personalmente, trovo che le tue, siano considerazioni molto profonde ed espresse con un linguaggio semplice e ben comprensibile, non banale; inoltre, credo che tu abbia compreso molto meglio di altri, alcuni degli ambiti in cui necessariamente, si deve intervenire con un sostegno psicologico al paziente che vive particolari momenti problematici della sua vita ed eventualmente sul contesto di riferimento, come il caso dell'elaborazione in vita di un lutto legato ad una grave malattia invalidante e che richiede di confrontarsi con l'idea della propria morte reale ed in essi sempre piu' presente, soprattutto in certe fasi, vissuta talvolta anche come colpa in qs casi, e separazione da molte cose. In qs casi, come in tutti, ed hai fatto giustamente notare, entra molto gioco oltre la capacita' "metodologica" di fornire sostegno emotivo, anche la sensibilita' personale dell'operatore, che è uno degli aspetti piu' delicati ed impegnativi di qs tipologia del lavoro di psicologo clinico con il quale, poichè ci si puo' trovare in situazioni molto dolorose ed anche spiazzanti ed improvvise, non tutti riescono a confrontarsi, giungendo talvolta alla negazione dell'esistenza dello stesso. Probabilmente, i due ambiti che hai citato tu, come l'ospedale, nei reparti oncologici, sia adulti che infantili, dove il sostegno, ad es., va fornito a bambini colpiti da leucemie o patologie gravi di altro tipo, in modi adeguati alla loro eta' ed ai loro genitori, oltre che al personale e le scuole infantili, sono quelle dove piu' si puo' comprendere, in modo diretto, contattandolo con "mano", l'utilita' di qs tipo di intervento ed il modo in cui si svolge in modo pratico. Portando anche altri operatori, possibilmente senza stressarli data gia' la problematicita' con cui si confrontano, (attenendomi alla tua di esperienza che è comune a mote altre, nel senso di problemi infantili vissuti in ambito scolastico) nel caso della scuola, gli insegnanti, che per ii bambini, sono figure di fondamentale importanza, a riflettere su problematiche proprie e capire se sentano ulteriori necessita' di approfondire qs conoscenza di se ed in che modo. Una volta superata quella crisi di quel contesto, per non creare possibili involontarie confusioni. Il fatto che siate riuscite ad intervenire sia sulla bambina che sui suoi compagni, facendo loro capire a cosa era dovuto in modo adeguato alla loro eta' il disagio manifestato dalla bambina stessa, mi sembra il racconto di una esperienza molto ben coordinata e dimostra come, oltre che agli psicologi, una grande sensibilita' è sempre necessaria e non tutti ce l'hanno, (in nessuno dei due campi purtroppo, anche se so che puo' sembrare brutto dirlo, ma sono cose reali) nel modo in cui trapela invece dal tuo racconto, anche alle/agli insegnanti. Credo che tu sia una persona molto sensibile e con molta esperienza con i bambini, dal modo in cui parli di qs esperienza ed anche rispetto al primo esempio esempio che hai portato.

Ciao
Grazie RosadiMaggio, anche io penso, leggendo i tuoi post nelle varie discussioni, che tu sia una persona intelligente, sensibile e molto preparata. Devo essere d'accordo con te sul fatto che la sensibilità e la capacità d'ascolto, che non si limita al silenzio e alla comprensione razionale delle parole dette dall'altro, non si incontrano spesso, in tutti i campi. Il concetto che per dare qualcosa di positivo agli altri bisogna prima lavorare molto su noi stessi non piace alla maggior parte della gente, (parlo in generale) si tenta sempre, "furbescamente" di dare la responsabilità agli altri e quindi di cercare di cambiarli a nostro uso e consumo. Penso che questa sia una delle cause di relazioni problematiche e quindi di disagio psicologico. Altra causa principale e legata alla precedente sono i sensi di colpa generati da giudizi alla persona, "etichette", che purtroppo la maggior parte delle persone inizia a dare già nella prima infanzia: come "sei cattivo", "sei svogliato"... insomma sempre sei e sei, difficilmente senti i genitori o le maestre dire: "se fai così io mi sento così, tu come ti senti?". Forse sto andando OT